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venerdì 28 ottobre 2022

Ucraina 20: LE CONDIZIONI DI UNA PACE GIUSTA PER L’UCRAINA

di Michele Nobile 

 

Le illegali annessioni degli oblast’ ucraini alla Russia come impedimento alla pace

-La prima condizione di una pace giusta secondo le Nazioni Unite: ritiro delle forze d’invasione della Russia 

-Una pace giusta richiede che venga annullato il debito estero dell’Ucraina e la Russia paghi riparazioni 

L’aggressione russa all’Ucraina e la distruzione delle norme di civiltà del diritto internazionale

La garanzia internazionale per la sicurezza dell’Ucraina

L’articolo 11 della Costituzione e il sostegno alla resistenza armata dell’Ucraina

 

Le illegali annessioni degli oblast’ ucraini alla Russia come impedimento alla pace 

Le annessioni degli oblast’ucraini di Cherson, Donets’k, Luhans’k, Zaporižžja decise da Putin nel settembre 2022 segnano un momento di svolta nella storia politicadella guerra russo-ucraina. Nessun individuo che si dica pacifista, nessuna organizzazione che si dica contro la guerra, può prescindere dal condannare in modo chiaro e duro le annessioni dei territori occupati dalla Russia in Ucraina. Esse hanno infatti una gravissima conseguenza: con l’annessione dei territori occupati Putin ha deliberatamente bloccato ogni possibilità di risoluzione negoziata del conflitto.

Per la vicenda militare invece le annessioni non cambiano nulla: l’esercito ucraino continua ad avere l’iniziativa e a erodere il territorio annesso alla «santa Russia», mentre le forze d’invasione si vendicano bombardando con droni e missili le città e le infrastrutture civili, nella speranza di fiaccare lo spirito di resistenza del martoriato popolo ucraino. Putin ha deciso le annessioni per motivi di politica interna: per dimostrare che, nonostante le truppe perdano terreno, l’invasione paga. È una mossa demagogica, volta a contentare l’opinione pubblica nazionalista e i nostalgici dell’Impero russo. Putin intende la pace come sottomissione dell’Ucraina. Tuttavia il popolo dell’Ucraina ha abbondantemente dimostrato che mai potrà accettare un governo fantoccio della Russia né la mutilazione del territorio e il sequestro dei concittadini nella Federazione Russa. E nessun governo dell’Ucraina potrà mai concedere queste annessioni, non fosse altro perché andrebbe incontro a una rivolta popolare. Inoltre, poiché le annessioni sono una gravissima violazione del diritto internazionale, per circostanze e argomenti paragonabili a quelle della Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale, esse non potranno mai essere riconosciute dal resto del mondo.

Quanto siano gravi le annessioni dei territori occupati e, viceversa, quanto grave e ipocrita siano il silenzio su queste e l’assenza della richiesta di immediato ritiro delle truppe d’invasione russe dai territori occupati dell’Ucraina, lo dimostra il fatto che il 12 ottobre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato la ES-11/4 «Integrità territoriale dell’Ucraina: difendere i princìpi della Carta delle nazioni Unite» che

«Dichiara che le illecite azioni [unlawful actions]della Federazione Russa in merito agli illegali [illegal so-called referendum] cosiddetti referendum tenutisi dal 23 al 27 settembre 2022 in parti delle regioni ucraine di Donet’sk, Cherson, Luhans’k e Zaporižžja che, in parte, sono o sono state sotto il temporaneo controllo militare della Federazione Russa, eil successivo illegale tentativo di annessione di queste regioninon hanno validità ai sensi del diritto internazionale e non costituiscono la base per qualsiasi alterazione dello status di queste regioni dell'Ucraina».

 

Quindi l’Assemblea generale «Chiede che la Federazione Russa annulli immediatamente e incondizionatamente le sue decisioni del 21 febbraio e del 29 settembre 2022relative allo status di alcune aree delle regioni ucraine di Cherson, Donets’k, Luhans’k, Zaporižžja»reiterando la richiesta del ritiro immediato, completo e senza condizioni delle forze militari della Federazione Russa dal territorio dell’Ucraina.

Questa Risoluzione ha ottenuto il voto favorevole di 143 Stati, 35 astensioni e quattro voti contrari, oltre quello della Russia: Bielorussia, Corea del Nord, Nicaragua, Siria. Per il diritto internazionale l’occupazione di territorio nemico durante una guerra è sempre da considerarsi fatto «temporaneo», che cessa al termine delle ostilità. 

Chi propone un’iniziativa per la pace in Ucraina, ma finge d’ignorare la condanna delle annessioni da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, è un «pacifista» veramente strano, perché ignorando quella condanna esprimerà di fatto un simbolico riconoscimento delle annessioni, in spregio della giustizia e del diritto.

Dire alla vittima dell’aggressione «fa la pace! soffrirai meno!» è facile. Basta che la vittima si arrenda al predatore o al violentatore, che rinunci alla libertà e alla dignità. Con questa logica non ci sarebbe stata la Resistenza al fascismo e al nazismo e la mappa del mondo sarebbe ancora quella degli imperi coloniali. 

Una posizione che non sostenga la resistenza ucraina all’aggressione punta a deviare la generica aspirazione alla pace della cittadinanza verso la richiesta di congelare la situazione a favore delle forze d’invasione della Federazione Russa, subdolamente mascherando con la bandiera pacifista la simpatia per le falsità di Putin e l’aggressione dell’imperialismo russo contro il popolo dell’Ucraina.

Non basta gridare genericamente «pace, pace!» e dichiararsi contro la guerra e l’economia di guerra. Una pace ingiusta può solo essere foriera di altra ingiustizia, di tensioni, di militarizzazione e, prima o poi, di un nuovo e forse più grave conflitto. Bisogna chiedersi quale pace, a quali condizioni. Pace giusta non può significare chiedere la resa alle pretese di un bandito e negare il diritto della vittima a difendersi. Di seguito delineo alcune condizioni di una pace giusta, in effetti riparazioni dell’offesa inferta dal regime di Putin non solo al popolo dell’Ucraina ma anche alle norme della civiltà e del diritto internazionale. 

 

La prima condizione di una pace giusta secondo le Nazioni Unite: ritiro delle forze d’invasione della Russia 

Se si vuole seriamente ragionare delle condizioni di una pace giusta occorre partire dalla Risoluzione ES-11/1 «Aggressione contro l’Ucraina», votata il 2 marzo 2022 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (141 favorevoli, 35 astenuti, contrari oltre la Russia: Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord, Siria), di cui riporto alcuni punti salienti, evidenziando in corsivo quelli fondamentali. Con questa Risoluzione l’Assemblea generale: 

 

«3. chiede alla Federazione russa di cessare immediatamente l’uso della forza contro l’Ucraina e di astenersi da qualsiasi ulteriore minaccia illegale o uso della forza contro qualsiasi Stato membro;

4. chiede inoltre che la Federazione Russa ritiri immediatamente, completamente e incondizionatamente tutte le sue forze militari dal territorio dell'Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti;

6. chiede alla Federazione russa direvocare immediatamente e incondizionatamente la decisione relativa allo status di alcune aree delle regioni ucrainedi Donets’k e Luhans’k

8. invita le parti a rispettare gli accordi di Minsk e a lavorare in modo costruttivo nei pertinenti quadri internazionali, anche nel Formato Normandia[costituito nel 2014 da Germania, Russia, Ucraina e Francia (n.d.r.)] e nel Gruppo di contatto trilaterale [costituito nel 2014 da Ucraina, Russia e OSCE per la UE (n.d.r.)], per la loro piena attuazione

9. chiede a tutte le parti diconsentire il passaggio sicuro e illimitato verso destinazioni al di fuori dell’Ucraina e di facilitare l’accesso rapido, sicuro e senza ostacoli all’assistenza umanitaria per i bisognosi in Ucraina, di proteggere i civili,compreso il personale umanitario e le persone in situazioni vulnerabili, compresi donne, anziani, persone con disabilità, popolazioni indigene, migranti e bambini e rispettare i diritti umani;

10. deplora il coinvolgimento della Bielorussia in questo uso illegale della forza contro l’Ucraina e la invita a rispettare i suoi obblighi internazionali;

11. condanna tutte le violazioni del diritto umanitario internazionale e le violazioni e abusi dei diritti umani einvita tutte le parti a rispettare rigorosamente le disposizioni pertinenti del diritto umanitario internazionalecomprese le Convenzioni di Ginevra del 1942 e il Protocollo aggiuntivo I del 1977;

12. esige che tutte le parti rispettino pienamente i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario di risparmiare la popolazione civile e gli oggetti civili, astenendosi dall’attaccare, distruggere, rimuovere o rendere inutili gli oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, e rispettando e proteggendo gli aiuti umanitari personale e spedizioni utilizzate per operazioni di soccorso umanitario»1.

 

Il punto 6 si riferisce al riconoscimento da Parte della Federazione Russa delle sedicenti repubbliche secessioniste degli oblast’ucraini di Donets’k e Luhans’k quali Stati indipendenti, poi annessi nel settembre 2022. In precedenza, il 27 marzo 2014 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite votò una Risoluzione per cui il referendum tenuto in Crimea sotto occupazione russa «non avendo validità, non può costituire la base per alcuna modifica dello status della Repubblica autonoma di Crimea o della città di Sebastopoli». Per gli stessi motivi sono legalmente non valide le annessioni del settembre 2022. Lo schema applicato da Putin nel 2022 è il medesimo utilizzato per la Crimea nel 2014: occupazione militare, referendum-farsa, annessione. La finalità degli accordi di Minsk (in riferimento al punto 8) era ristabilire la pace negli oblast’di Donets’k e Luhans’k, entro i confini dell’Ucraina. Le parti interpretarono diversamente tempi e modi della mal definita procedura di pacificazione, i cui problemi potrebbero ripresentarsi; sarà utile analizzarli se e quando inizieranno veri negoziati. È un fatto che gli accordi di Minsk furono definitivamente stracciati nel momento in cui la Federazione Russa riconobbe (febbraio 2022) le repubbliche secessioniste. 

La Risoluzione ES-11/1 è stata confermata da un nuovo voto dell’Assemblea generale il 24 marzo; il 7 aprile, in seguito alle gravi violazioni delle norme internazionali relative ai diritti umani e con unico precedente quello della Libia nel 2011, la Federazione Russa è stata esclusa dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. 

Infine, il 12 ottobre l’Assemblea generale ha votato la Risoluzione ES-11/4 che, come detto all’inizio, condanna senza mezzi termini le annessioni di Putin, ancora una volta imponendo alla Federazione Russa il ritiro immediato, completo e incondizionato delle proprie truppe dal territorio dell’Ucraina. 

In forza dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza dell’Onu sarebbe autorizzato a «prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace», mediante «misure che possono comprendere un’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche, radio ed altre, e la rottura delle relazioni diplomatiche» e, come in altre situazioni di conflitto, inviando una forza militare multinazionale (artt. 41 e 42-47 della Carta).

Tuttavia, poiché la Russia è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza con potere di veto, è impossibile che esso prenda una decisione che rifletta la condanna dell’invasione russa e delle annessioni da parte dell’Assemblea generale. il Consiglio di sicurezza è un organo oligarchico, che andrebbe abolito o profondamente trasformato quanto a composizione e poteri. 

         Le risoluzioni dell’Assemblea generale sono in linea con la giustizia sostanziale e le norme elementari della civiltà e del diritto internazionale. Esse inequivocabilmente condannano la Federazione Russa per l’attacco armato all’Ucraina, per le innumerevoli violazioni delle norme di condotta in guerra (gli attacchi a civili e infrastrutture civili, i massacri, le deportazioni), per le annessioni territoriali. Nessuna contestualizzazione e dietrologia storica o pseudostorica, nessuna ricostruzione delle malefatte dell’imperialismo statunitense ed occidentale può giustificare il minimo cedimento nella condanna dell’aggressione dell’imperialismo russo contro il popolo dell’Ucraina. 

La prima condizione di una pace giusta non può consistere in altro che nel ritiro immediato, completo e incondizionato delle truppe d’invasione della Federazione Russa oltre i confini internazionali dell’Ucraina. La parola d’ordine per la pace non è «pace subito!», quale che sia, ma «fuori l’esercito d’invasione!».

A quanto sopra si può obiettare che le norme di civiltà e di diritto contano poco nell’arena internazionale, e che per por fine al conflitto occorre tener conto del dato di fatto stabilito sui campi di battaglia. A questa cinica osservazione, che molto rivela sulla mentalità di chi la propone, si risponde che se il regime di Putin non ritira di propria iniziativa le sue truppe come ingiunto dalle Nazioni Unite, allora il popolo dell’Ucraina ha tutto il diritto di affermare con le armi il diritto d’esistere e alla libertà politica, all’indipendenza e all’integrità territoriale, ricacciando l’esercito d’invasione al di là dei confini internazionalmentericonosciuti

         La seconda condizionedi una pace giusta è che il popolo dell’Ucraina riceva tutto il sostegno materiale e morale, umanitario e in armi, necessario a sconfiggere l’esercito d’invasione o a negoziare la pace da una posizione di forza

Infine, non si può dire a un popolo «hai ragione, resisti!» e poi negargli quel che gli serve per combattere. È una lurida e ipocrita vergogna. 

 

Una pace giusta richiede che venga annullato il debito estero dell’Ucraina e la Russia paghi riparazioni 

Oltre alle perdite umane, l’aggressione all’Ucraina ha prodotto enormi devastazioni materiali, tali da comprometterne il futuro sociale per gli anni a venire. La stima più recente (settembre) del costo della ricostruzione è di 349 miliardi di dollari, senza contare i danni ulteriori. Per i prossimi 36 mesi sono stimati necessari 105 miliardi di dollari per bisogni urgenti per l’infrastruttura educativa e sanitaria, il riscaldamento invernale e l’energia, l’agricoltura, le vie di trasporto, lo sminamento2. Un dato che dovrebbe indurre la sinistra politica e sindacale, ma in particolare quella «ecologica», a condannare senza appello il danno inflitto dall’aggressione della Federazione Russa alle lavoratrici, ai lavoratori e al popolo ucraino. 

Una pace giusta richiede che si tratti il problema della ricostruzione, che in parte si sovrappone alla questione dei mezzi non-militari per costringere la Federazione Russa a ritirarsi dall’Ucraina. La sinistra ucraina, ben rappresentata dall’organizzazione socialista Sotsialniy Rukhe dai sindacati indipendenti, continua a difendere i diritti dei lavoratori anche durante la guerra. E per la ricostruzione chiede che venga cancellato il debito estero dell’Ucraina. Sono queste compagne e compagni - e coloro che in Russia si oppongono come possono alla guerra e al regime putiniano - che una sinistra occidentale degna di questo nome deve appoggiare senza condizioni. Con la precisazione che considerare buona l’opposizione alla guerra in Russia e cattiva la resistenza ucraina all’aggressione con tutti mezzi a disposizione è ipocrita e incoerente, un sofisma da baciapile. 

All’obiettivo della cancellazione dei debiti dell’Ucraina è logico aggiungere, come terza condizione di una pace giusta,che la condanna dell’aggressione della Russia all’Ucraina si traduca in riparazioni per le distruzioni, le morti e le sofferenze causate da una guerra che è stata scatenata in aperta violazione delle norme del diritto internazionale. Le sanzioni economiche rientrano in questo discorso. 

Tra le sanzioni rientra il congelamento delle riserve della Banca centrale russa detenute all’estero: 300 miliardi di dollari (a suo tempo i fondi esteri dell’Unione Sovietica furono all’origine del mercato degli eurodollari). Questi fondi potrebbero essere usati sia al fine della ricostruzione dell’Ucraina sia come oggetto di negoziazione. Si può colpire l’oligarchia russa anche più duramente che con la confisca di yacht e ville. Una caratteristica strutturale del capitalismo russo è l’accumulazione di capitale nei centri finanziari offshore: Cipro, Isole Vergini britanniche Bahamas, Bermuda, Jersey, St. Kitts e Nevis, Lussemburgo e altri, compresa la piazza di Londra. Il fenomeno è tipico dell’evoluzione dell’economia mondiale nell’epoca del cosiddetto neoliberismo ma - per quanto una stima precisa sia difficile - è certo che per il capitalismo russo è di livello sistemico ed elevatissimo. La ricchezza finanziaria occultata dagli oligarchi nei paradisi fiscali è stimata essere circa tre volte più grande delle riserve ufficiali nette della Russia, equivalente a quella posseduta dall’intera sua popolazione; un’altra ricerca stima la ricchezza totale accumulata nei paradisi fiscali a circa il 10% del prodotto mondiale, con una media del 15% dell’Europa continentale ma del 60% per la Russia, in questo accomunata ai Paesi del Golfo Persico e ad alcuni del Sud America3.

Se esistesse la volontà politica si potrebbero creare gli strumenti per scovare il patrimonio estero degli oligarchi russi e far loro pagare forzosamente le riparazioni, a cominciare dall’analisi delle transazioni mediate dalla Society for worldwide interbank financial telecommunication, nota come SWIFT, sull’esempio delle indagini statunitensi sul terrorismo internazionale; e con la condivisione internazionale d’informazioni che consentano di individuare assets, tangibili e finanziari, risalendo alla proprietà effettiva occultata dalle scatole cinesi finanziarie. 

Infine, osservo che è assurdo opporsi a una presunta economia di guerra in Italia e in Europa senza chiedere il ritiro delle truppe d’invasione russe. Chi sostiene questa linea fa pura demagogia. Innanzitutto, perché non sa di cosa parla: un’economia di guerra consiste nella mobilitazione di tutte le risorse nazionali organizzata sotto la direzione statale, fatto che sarebbe in aperta violazione del cosiddetto neoliberismo. 

In secondo luogo, e più concretamente, perché ciò di cui si tratta in realtà sono gli effetti sociali ed economici prodotti dall’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina, dal regime di Putin utilizzati come ricatto al resto del mondo, come nel caso del blocco delle esportazioni alimentari dai porti ucraini. Por fine agli effetti economici della guerra voluta da Putin necessita che si sostenga la resistenza ucraina affinché sia rimossa la causa della guerra, che è l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa.

 

L’aggressione russa all’Ucraina e la distruzione delle norme di civiltà del diritto internazionale 

Fin dall’annessione della Crimea nel 2014 e dal sostegno alla rivolta separatista, sotto la direzione del presidente Putin, la Federazione Russa ha chiaramente calpestato le norme fondamentali del diritto internazionale. Ha violato l’articolo 2 comma 4 della Carta delle Nazioni Unite, che ha istituito il divieto della guerra nelle relazioni internazionali:

 

«I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite».

 

A sostegno dell’aggressione all’Ucraina Putin ha citato l’art. 51 della stessa Carta, che afferma il «diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel casoche abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite». Tuttavia, né l’Ucraina né la Nato hanno compiuto un «attacco armato» contro la Russia. L’idea che l’Ucraina progettasse un attacco contro uno Stato dotato di armi nucleari e con un potente esercito qual è quello della Federazione Russa è semplicemente ridicola, come quella dell’attacco di Cuba e Nicaragua agli Stati Uniti in un film fantapolitico (del 1984,Red dawn). Ma se per fantasiosa ipotesi anche così fosse, secondo una diffusa ma discutibile interpretazione dell’autodifesa un attacco preventivo di uno Stato ad altro Stato è legalmente ammissibile solo se un’aggressione è imminente nel senso più rigoroso e concreto del termine, non come vago progetto e possibilità posta in un futuro indeterminato. Inoltre, l’azione preventiva d’autodifesa deve obbedire al principio di proporzionalità ed essere limitata a sventare l’imminente invasione. Palesemente, né gli obiettivi di «denazificare» e smilitarizzare l’Ucraina, né la massiccia uccisione di civili, né la condotta delle operazioni militari russe sull’intero territorio dell’Ucraina, né la distruzione di infrastrutture civili e neanche le annessioni rispettano il criterio della proporzionalità. 

La condotta bellica della Federazione Russa è chiaramente un crimine di aggressione definito dall’articolo 3 della Risoluzione del dicembre 1974 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La Federazione Russa ha commesso aggressione nei confronti dell’Ucraina almeno per questi motivi:

 

«(a) L’invasione o l’attacco da parte delle forze armate di uno Stato del territorio di un altro Stato, o qualsiasi occupazione militare, anche temporanea, risultante da tale invasione o attacco, o qualsiasi annessione con l’uso della forza del territorio di un altro Stato o parte di esso, 

(b) il bombardamento delle forze armate di uno Stato contro il territorio di un altro Stato (...); 

(c) Il blocco dei porti o delle coste di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato» (rilevante per qual che riguarda l’esportazione di prodotti alimentari dall’Ucraina); 

«(d) Un attacco delle forze armate di uno Stato contro le forze armate terrestri, marittime o aeree, o flotte marittime e aeree di un altro Stato;

(g) L’invio da parte o per conto di uno Stato di bande armate, gruppi, irregolari o mercenari, che compiono atti di forza armata contro un altro Stato di gravità tale da equivalere agli atti sopra elencati, o il suo coinvolgimento sostanziale in esso»(in relazione all’uso dei mercenari della compagnia privata del Gruppo Wagner e della Cecenia, nonché di altre nazionalità. Questo e il punto c, in particolare, furono rilevanti per la causa del Nicaragua contro gli Stati Uniti negli anni Ottanta del XX secolo). 

 

Sotto il regime di Putin, con l’annessione della Crimea nel 2014 e degli oblast’ucraini di Cherson, Donets’k, Luhans’k, Zaporižžjala Federazione Russa ha violato la Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949, relativa alla Protezione dei civili in tempo di guerra, che proibisce le annessioni durante la guerra e le ammette solo in seguito a un trattato di pace. 

Attaccando la popolazione e le infrastrutture civili, addirittura torturando e massacrando centinaia di civili a sangue freddo, deportando i civili e obbligandone alla fuga milioni, sotto la responsabilità dell’amministrazione Putin la Federazione Russa ha violato tutte le Convenzioni internazionali (L’Aia 1907 e Ginevra 1949, con i protocolli del 1977) relativi allo jus in bello, ovvero alle norme nella condotta bellica. 

Negando l’esistenza di una distinta nazionalità ucraina; sostenendo la tesi dell’artificialità dello Stato ucraino; affermando continuamente che l’Ucraina sia in mano a nazisti e a eredi del nazismo e che chi resiste all’aggressione sia un nazista; dicendo che la Russia lotti per la propria sopravvivenza contro il male assoluto e la degenerazione morale e sessuale dell’Occidente, la retorica del mondo virtuale messo in piedi dai servizi russi, proclamata da Putin nei suoi discorsi e diffusa dalle televisioni e dai media russi nelle sue forme più rozze e generatrici di odio, crea le condizioni psicologiche e ideologiche perché militari della Federazione Russa commettano crimini di guerra e contro l’umanità. Questa propaganda tende a delineare non solo i combattenti ma l’intera popolazione ucraina come colpevole e meritevole di punizione. È in questo contesto che si comprendono le esecuzioni e le stragi di civili, le deportazioni, piani di «de-nazificazione» degni di Hitler4, da leggere non in un sito di nazisti ma nell’agenzia di Stato Ria Novosti, o sentire sulla rete televisiva RT(dipendente da Ria Novosti) un giornalista invitare ad annegare e bruciare i bambini ucraini russofoniche chiamano moskal(cioè moscovita) i bambini russi. Per questo giornalista i bambini russofoni che si sentono ucraini sono una varietà umana da sterminare. E questi ultimi due esempi sono solo la punta dell’iceberg di una campagna d’odio dai tratti etnocidi, sulle televisioni e i social media russi. Questa retorica d’annullamento dell’identità e di de-umanizzazione degli ucraini delinea i presupposti del crimine d’incitamento al genocidio, implicito nella retorica dell’odio nei confronti degli ucraini in quanto gruppo,nonostante se ne neghi la distinta nazionalità: odiositraditori della madre Russia dunque, ingrativendutiall’Occidente. Crimine di genocidio che diventerebbe realtà indubbia qualora la Federazione Russa facesse ricorso ad armi di distruzione di massa, in quanto atto commesso «con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale» (Convenzione per la prevenzione e punizione del crimine di genocidio, art. II).

Per la punizione del crimine di genocidio non è necessario che sia sterminata la totalità di un gruppo: sono sufficienti il tentativo di ucciderne una parte, l’incitamento, la complicità nell’atto (art. III). 

Si tenga anche conto che l’Ucraina ha denunciato il trasferimento forzato di 200.000 bambini in Russia e che i decreti del presidente Putin del 25 e 30 maggio 2022 hanno istituito una procedura semplificata di attribuzione della cittadinanza a bambini orfani e senza tutore degli oblast’di Cherson, Donets’k, Luhans’k, Zaporižžja, attuabile anche da dirigenti di orfanotrofi, istituzioni di servizi educativi, medici e sociali dei suddetti oblast’, ora annessi alla Russia5. Tale procedura semplifica l’adozione dei bambini ucraini da parte di famiglie russe; in agosto si leggeva di oltre un migliaio di bambini della città di Mariupol’ dati in adozione in Russia. Se deportazioni e adozioni venissero provate in sede giudiziaria, la Federazione Russa risulterebbe colpevole del crimine di genocidio, tra le cui fattispecie rientra appunto il «trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro» (Convenzione per la prevenzione e punizione del crimine di genocidio, art. II comma e). I bambini dovranno essere restituiti ai parenti o se orfani affidati alla responsabilità delle autorità ucraine invece che dello Stato carnefice dei genitori. E per l’art. IV della Convenzione per la prevenzione e punizione del crimine di genocidio

 

«Le persone che commettono il genocidio o uno degli atti elencati nell’articolo III saranno punite, sia che rivestano la qualità di governanti costituzionalmente responsabili o che siano funzionari pubblici o individui privati». 

 

Altra condizione di una pace giusta è che, come in altre parti del mondo, si indaghi sui numerosi crimini di guerra e contro l’umanità compiuti dalla forza d’invasione russa, che si individuino e vengano giudicati i responsabili di stragi di civili, torture, stupri, deportazioni, illegali adozione di bambini. Ovviamente, una commissione d’inchiesta internazionale indagherà anche su possibili crimini di guerra commessi dalle forze dell’Ucraina. 

Se mai Putin e i suoi soci dovessero perdere il potere, potrebbero essere processati in Russia per i crimini commessi contro il popolo cecenoda una corte internazionale per i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti in Ucraina

 

La garanzia internazionale per la sicurezza dell’Ucraina

         Con il Memorandum di Budapest firmato il 5 dicembre 1994, in cambio della cessione del terzo arsenale nucleare mondiale allora in possesso dell’Ucraina, la Federazione Russa s’impegnò «a rispettare l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina e gli attuali confini dell’Ucraina», «ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica dell’Ucraina», «ad astenersi dall’esercitare la coercizione economica». Oltre che da Ucraina e Federazione Russa, il Memorandum venne sottoscritto da Stati Uniti e Regno Unito, poi dalla Repubblica Popolare Cinese e dalla Francia, confermato il 4 dicembre 2009 da una dichiarazione congiunta di Stati Uniti e Federazione Russa. Almeno dal 2014, la Federazione Russa ha rinnegato tale impegno solenne, derivante dalla rinuncia dell’Ucraina all’arma nucleare. Viceversa, si può ritenere che l’appoggio alla resistenza ucraina contro l’aggressione russa da parte di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, anche con la fornitura di armi difensive, rispetti l’impegno preso nel 1994. Seppur in modo vago, esso era una sorta di garanzia nei confronti della sovranità, indipendenza politica e integrità territoriale dell’Ucraina. 

Chi scrive è contrario alla Nato e non auspica l’ingresso dell’Ucraina nell’Organizzazione atlantica. È però ovvio che, in seguito all’invasione del 2022 e durante eventuali negoziati di pace, l’Ucraina pretenderà una più solida e chiara garanzia internazionale della propria esistenza e libertà. Potrà rinunciare alla richiesta di aderire alla Nato o sottoporre tale richiesta a referendum popolare. Ma non rinuncerà a una esplicita garanzia politico-militare, preventiva difesa da ulteriori aggressioni da parte della Federazione Russa, né alla richiesta di entrare nell’Unione Europea. Piaccia o no, questo rientra nella libertà del popolo dell’Ucraina di decidere il proprio destino. E sarà una delle condizioni della pace. 

 

L’articolo 11 della Costituzione e il sostegno alla resistenza armata dell’Ucraina

Concludo con un’osservazione sull’articolo 11 della Costituzione italiana. Chi in Italia agita l’art. 11, per cui «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», deve pur rendersi conto che quel che i Costituenti avevano in mente erano le guerre di conquista.La prima versione dell’articolo recitava infatti «L’Italia rinunzia alla guerra come strumento di conquista o di offesa alla libertà degli altri popoli». I Costituenti non intendevano né rinunciare all’autodifesa - propria e altrui - né farsi complici dell’imperialismoe di atti in flagrante violazione delle elementari regole della civiltà e del diritto internazionale. Altrimenti, il ripudio della guerra si rovescia nel proprio contrario. È interessante che Leo Valiani, ex comunista e allora militante del Partito d’azione (partito che per molti aspetti era decisamente intransigente, mentre il Pci era propenso alla mediazione con la Dc) propose questo emendamento: 

 

«L'Italia rinuncia alla guerra come strumento di politica nazionale e respinge ogni imperialismo e ogni adesione a blocchi imperialistici. Accetta e propugna, a condizione di reciprocità e di eguaglianza, qualsiasi limitazione di sovranità, che sia necessaria ad un ordinamento internazionale di pace, di giustizia e di unione fra i popoli».

 

Valiani poi ritirò l’emendamento e aderì a quello del socialista Zagari, da cui deriva gran parte della formulazione finale dell’articolo. Lo cito in primo luogo per ribadire che i Costituenti avevano in mente il ripudio delle guerre di conquista e offensive, e certamente non l’autodifesa dall’aggressione imperialista. 

In secondo luogo, essi avevano in mente un ordinamento internazionale che fosse non solo pacifico ma giusto, «che assicuri la pace e la giustizia», che per la sinistra più coerente significava respingere «ogni imperialismo e ogni adesione a blocchi imperialistici». In termini politici concreti le posizioni dei partiti sulla scena internazionale si divaricarono, ma la lettera della Costituzione certamente non consente di contrapporre pace e giustizia, di agitare la parola «pace» per sminuire la responsabilità per l’ingiustizia perpetrata dall’aggressore, ora anche con lo sventolio dell’arma nucleare da parte di Putin e dei suoi portavoce, che di per sé dev’essere considerata una minaccia criminale nei confronti dell’umanità

In terzo luogo, è da notarsi che - al contrario dei sovranisti e degli antieuropeisti contemporanei che vogliono il ritorno alla liretta e al capitalismo nazionale invece che il coordinamento internazionale dentro l’Unione Europea delle lotte contro le politiche dei governi e della Commissione europea - nella Costituente era ben presente la corrente del federalismo europeo o, comunque, l’idea che in Europa e nel mondo la pace richiedesse l’unione dei popoli e perfino «qualsiasi limitazione di sovranità, che sia necessaria». Chi agita l’art. 11 della Costituzione per negare al popolo ucraino il diritto all’autodifesa farà bene a tener conto dell’integrità dell’articolo e dello spirito dei costituenti. 

Il ripudio costituzionale della guerra non comporta il venir meno della solidarietà per chi lotta contro il colonialismo e la conquista imperiale, l’ipocrita equidistanza tra aggredito e aggressore, tra vittima e carnefice. Intendere l’articolo 11 della Costituzione in questo modo è un insulto a quanti combatterono armi in mano il fascismo e il nazismo; e se questo implicito insulto viene da sinistra, allora vuol dire che questa sinistra ha toccato il fondo del disorientamento ideale e politico, che è divenuta una sinistra reazionaria. Dopo l’esplosione dell’Unione Sovietica essa non è naufragata: è annegata. 

Sul piano politico, la resistenza ucraina è la vivente dimostrazione che l’aggressione imperialista di Putin è già stata sconfitta. Tuttavia, per liberare la popolazione dei territori occupati e per condurre Putin al tavolo delle trattative occorre continuare a sostenere la resistenza militare e civile del popolo ucraino. 

Chi chiede che non si diano armi per la difesa dell’Ucraina, in pratica non lavora per la pace ma per premiare un’aggressione, far continuare la strage di civili, instaurare la dittatura militare nei territori occupati. Non lavora per unire i popoli nella lotta comune contro il militarismo e lo sfruttamento ma per dividerli in sfere d’influenza. Che, alla luce dei fatti, è il significato da attribuire alla multilateralità pretesa da Putin. 

 

Note

1       Resolution adopted by the General Assembly on 2 March 2022, ES-11/1. Aggression against Ukraine. 

2       The Ukraine rapid damage and needs assessment, agosto 2022, valutazione congiunta del Governo dell’Ucraina, Unione Europea, Banca mondiale.  

3       Si vedano Filip Novokmet-Thomas Piketty-Gabriel Zucman, «From Soviets to oligarchs. Inequality and property in Russia 1905-2016», Journal of economic inequality, vol 16, n. 2, 2018 e Annette Alstadsætera-Niels Johannesen-Gabriel Zucman, «Who owns the wealth in tax havens? Macro evidence and implications for global inequality», Journal of public economics, 162, 2018.   

4       Si veda l’articolo di Timofei Sergeitsev, fascistoide progetto totalitario per la «rieducazione» della società ucraina, vista come «nazificata». In russo: «Что Россия должна сделать с Украиной», sito di RIA Novosti, 3 aprile 2022, https://ria.ru/20220403/ukraina; testo in inglese: https://medium.com

5       I decreti sono pubblicati nel sito del presidente della Federazione Russa, in russo e inglese.  

 

 

Le puntate precedenti sull’Ucraina in questo blog:

Ucraina 19: LA SINISTRA OCCIDENTALE A UN BIVIO STORICO CON LA GUERRA IN UCRAINAdi Michele Nobile 

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/10/ucraina-19-la-sinistra-occidentale-un.html

Ucraina 18: POURQUOI SOUTENIR LA RÉSISTANCE UKRAINIENNE? (Ukraine Solidarité France)

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/09/soutien-lukraine-resistante.html

Ucraina17: POURQUOI UN NOUVEL APPEL SOLIDAIRE INTERNATIONALE AVEC LE PEUPLE UKRAINIEN?

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/05/con-la-resistencia-del pueblo-ucraniano.html#more

Ucraina 16: WITH THE RESISTANCE OF THE UKRAINIAN PEOPLE, FOR ITS VICTORY AGAINST THE AGGRESSION

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/05/con-la-resistencia-del pueblo-ucraniano.html#more

Ucraina 15: POLONIA 1939-UCRAINA 2022: INVASIONI A CONFRONTO (I), di Michele Nobile

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/05/polonia-1939-ucraina-2022-invasioni.html#more

Ucraina 14: CONQUISTA DELL’UCRAINA E STORIA DELL’IMPERIALISMO RUSSO, di Zbigniew Marcin Kowalewski

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/05/ucraina-14-conquista-dellucraina-e.html

Ucraina 13: LA CONQUÊTE DE L’UKRAINE ET L’HISTOIRE DE L’IMPÉRIALISME RUSSE, par Zbigniew Marcin Kowalewski

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/05/ucraina-13-la-conquete-de-lukraine-et.html#more

Ucraina 12: L’IPOCRISIA DEL PACIFISMO-NEUTRALISMO, di Roberto Massari

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/04/lipocrisia-del-pacifismo-neutralismo.html

Ucraina 11: LA SINISTRA REAZIONARIA, di Michele Nobile

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/04/ucraina-11-la-sinistra-reazionaria-e.html#more

Ucraina 10: GLI OBIETTIVI DI PUTIN. CONSOLIDARE LA SFERA D’INFLUENZA ESTERA E IL REGIME INTERNO, di Michele Nobile

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-10-gli-obiettivi-di-putin.html

Ucraina 9: L’INDIPENDENTISMO UCRAINO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, di M.J. Geller-A.M. Nekrič

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-9-lindipendentismo-ucraino.html

Ucraina 8: IL DISARMO NUCLEARE UNILATERALE DELL’UCRAINA, di Michele Nobile

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-8-il-disarmo-nucleare.html

Ucraina 7: L’ALLEANZA NAZISOVIETICA E L’HITLEROCOMUNISMO, di Roberto Massari

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-7-lalleanza-nazisovietica-e.html 

Ucraina 6: LE CIFRE DEL GENOCIDIO IN UCRAINA, di Robert Conquest

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-6-le-cifre-del-genocidio-in.html

Ucraina 5: MACHNO E LA MACHNOVŠČINA, di Daniel Guérin

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-5-machno-e-la-machnovscina.html

Ucraina 4: FERMIAMO LA GUERRA, FUORI LE TRUPPE RUSSE DALL’UCRAINA, della Confederazione COBAS

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-4-fermiamo-la-guerra-fuori-le.html

Ucraina 3: CON LA RESISTENZA UCRAINA, CONTRO L’AGGRESSIONE IMPERIALE DI PUTIN, di Michele Nobile 

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-3con-la-resistenza-ucraina.html

Ucraina 2: Il DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE SECONDO LENIN, di Roberto Massari

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-2-il-diritto.html

Ucraina 1. IL GENOCIDIO DIMENTICATO, di Ettore Cinnella

http://utopiarossa.blogspot.com/2022/03/ucraina-1-il-genocidio-dimenticato.html




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RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.