L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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giovedì 24 aprile 2025

PAPA FRANCESCO È MORTO, MA NON È UN «DESAPARECIDO»

di Roberto Massari


ITALIANO - ENGLISH - ESPAÑOL - FRANÇAIS - DEUTSCH - РУССКИЙ


Il 266° papa (7° della mia vita) è morto e la società dello spettacolo sta riportando uno dei suoi più grandi successi in gran parte del mondo. In alcuni paesi (a partire dall’Italia) gli abitanti sembrano impazziti, presi da una smania di celebrazioni. E questa follia è sorta in onore di un normalissimo essere umano, del quale, a voler essere generosi, il meno che si può dire è che per l’umanità non ha fatto nulla di concreto, nulla di realmente positivo.

Non si era mai visto niente di simile in precedenza, benché non siano mancati papi che nel bene o nel male avevano lasciato un proprio segno distintivo nella storia dell’umanità: si pensi a Pio XII per il male e a Giovanni XXIII per il bene. A differenza di questi grandi precedenti, Francesco è riuscito a non concludere nulla di significativo nel corso di 12 anni di pontificato, pur avendo messo molta attenzione a creare e a lasciare un’immagine positiva di se stesso, con gesti e frasi mirate a «umanizzare» la propria figura. Si pensi a quell’unica frasetta sui gay che viene ripetuta a riprova di chissà quale impegno sulle tematiche sessuali o di genere, che invece non c’è stato, mentre le donne cattoliche continuano ad avere i consueti ruoli subalterni nella liturgia e nella pratica confessionale.

Su quelle frasette e quei gesti, privi di qualsiasi effetto o conseguenza, si sta fondando la kermesse celebrativa gestita dai media di gran parte del mondo, secondo un copione che d’ora in avanti si dovrà definire «società dello spettacolo trascendentale».

Tra breve ricomparirà anche lo slogan «Santo subito» che ormai è diventato quasi obbligatorio ad ogni morte di papa. Del resto, se si ha il coraggio di santificare Pio XII, vuol dire che non vi sono più limiti alla vergogna nel conferimento di questo titolo, per il quale un tempo qualcosa di buono si doveva pur fare o qualche prezzo personale si doveva pagare.

Papa Francesco lascia il mondo peggiore di come lo aveva trovato nel 2013 (all’atto dell’elezione) e lascia la Chiesa cattolica in preda a una crisi d’identità che si approfondisce ogni giorno di più, come ben si sa negli ambienti cattolici più sinceri e consapevoli.

Non ha fatto nulla per alleviare le sofferenze del popolo ucraino - vittima di una guerra d'aggressione benedetta dall’altro «papa» cristiano, il patriarca moscovita Kirill - sulle cui sorti si sta invece giocando un pezzo importante di futura storia dell’umanità. E l’assenza di cristiana pietas gli ha impedito di fare qualcosa, anche minimo, per liberare gli ostaggi rapiti da Hamas: gli sarebbe bastato chiedere di incontrarne qualcuno e così facendo avrebbe costretto anche le Nazioni Unite o la Croce Rossa a fare altrettanto. E invece niente. Solo frasette di commiserazione per l’umana sofferenza, prive di qualsiasi efficacia, ma necessarie alla propaganda vaticana per dipingerlo come un «papa buono». 

La morte di Francesco ha prodotto un’ondata di fanatismo apologetico con caratteristiche di isteria di massa. In Italia i giornali e le televisioni non parlano d’altro e le celebrazioni ufficiali del suo funerale saranno certamente molto superiori a quelle già imponenti in occasione dei vergognosi funerali di Stato per Silvio Berlusconi (altro grande manipolatore della società dello spettacolo). Varie personalità della politica e della cultura - che per appartenenza al mondo laico o della ex sinistra avrebbero dovuto avere almeno il pudore di tacere - si sono invece lanciate in manifestazioni di vera e propria venerazione del papa defunto, con toni esaltati che un tempo provenivano solo dagli ambienti vaticani o dal mondo clericale.

Tutti costoro sono però accomunati da una grande ipocrisia. Un’ipocrisia che li fa tacere sulle responsabilità e colpe che questo Papa e la Chiesa argentina ebbero all’epoca della dittatura militare (1976-1983). Eppure nella memoria del popolo argentino è impresso il ricordo del silenzio degli alti livelli della gerarchia cattolica complice con il massacro di 20-30.000 uomini e donne, colpevoli solo di sognare un futuro di progresso e giustizia sociale. Mentre nella memoria del continente latinoamericano è impressa la lotta contro la Teologia della Liberazione che vide Bergoglio svolgere un ruolo di primo piano, purtroppo finendo vincitore.

Bergoglio fu una delle massime autorità della Chiesa cattolica argentina come Provinciale dei gesuiti dal 1973 al 1980, negli anni terribili in cui furono compiuti crimini efferati su decine di migliaia di persone. Crimini che ormai sono in gran parte documentati, grazie soprattutto ai parenti delle vittime e all’Asociación de las Madres de Plaza de Mayo (la cui sede a Buenos Aires sono tornato a visitare nello scorso ottobre). Ebbene, Bergoglio non solo non mosse un dito per ostacolare o almeno ridurre i crimini della giunta militare, ma fu anche coinvolto con responsabilità dirette nel noto episodio che portò al sequestro di due gesuiti suoi confratelli, torturati e successivamente rilasciati senza alcun intervento da parte sua. (Si legga avanti una mia rigorosa ricostruzione dell’accaduto.) 

Queste complicità delle alte gerarchie cattoliche erano note nell’opinione pubblica argentina e per tale ragione, dopo l’elezione di Bergoglio al soglio pontificio - quindi molti anni dopo che esse si erano verificate - si cominciarono a inventare testimonianze (false o comunque indimostrabili) per far credere che il futuro Papa si fosse opposto alla dittatura militare. Un po’ come fu fatto con Pio XII e le su complicità con il nazismo. In Italia si è arrivati addirittura a produrre un film ingenuamente apologetico di papa Francesco e pieno di falsità, ma girato da un noto regista della ex sinistra (Daniele Luchetti).


Negli anni del pontificato di Francesco, Utopia rossa è stata una delle poche voci che ha avuto il coraggio di andare controcorrente. Su questo blog sono stati molti gli articoli in varie lingue critici di questo papa. Ciò è stato vero fin dal momento della sua elezione, a partire da Francesco Zarcone (16 marzo 2013), passando per gli argentini Enzo Valls e Osvaldo Coggiola, oltre al sottoscritto, Francesco Cecchini, Pino Bertelli e altri contributi sparsi.

Come antidoto all’intossicazione di massa che stanno diffondendo i media, può essere utile rileggere alcuni di questi articoli, cliccando semplicemente http://utopiarossa.blogspot.com/search?q=Bergoglio. Lì si trovano tutti, anche se non nell'ordine con cui li riporto qui sotto.

Nei prossimi giorni forse dovremmo ripubblicare alcuni di questi materiali, sia per un semplice dovere informativo, sia per cercare di arginare l’ondata isterica di massa che sta coinvolgendo l’intero schieramento poliitco di alcuni paesi. In Italia si va da esponenti della ex estrema sinistra (quella che io chiamo sinistra reazionaria) fino ai nostalgici del fascismo: il regime che, com’è noto, strinse un’alleanza di imperitura subordinazione al Vaticano, poi codificata nella Costituzione italiana e aggravata da tutti i successivi regimi fino ai nostri giorni. E come editore sarebbe forse mio dovere raccogliere questi e altri possibili contribuiti perché nel futuro rimanga un minimo di documentazione per denunciare questa gigantesca e vergognosa manipolazione della coscienza delle masse.

Ciò che sto qui dicendo, non ha alcun rapporto col dolore che umanamente si può provare per qualunque essere umano che muoia: papa, sacerdote, sindacalista o guerrigliero che sia. Ma non è di questo tipo di dolore che stiamo qui parlando.

 


ARTICOLI DI CRITICA A PAPA FRANCESCO PUBBLICATI IN UTOPIA ROSSA

(leggere dal fondo verso l’alto)


giovedì 9 gennaio 2025

«BERGOGLIOMANIA» E CRISE por Osvaldo Coggiola

PORTUGUÊS - ITALIANO - ENGLISH 


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domenica 5 gennaio 2025

PAPA FRANCESCO: UN ESPERTO IN GENOCIDI di Roberto Massari 

ITALIANO - ENGLISH

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giovedì 4 agosto 2016

BERGOGLIO E LA GUERRA DI RELIGIONE di Pier Francesco Zarcone

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martedì 19 gennaio 2016

DA BERGOGLIO A PAPA FRANCESCO di Francesco Cecchini

BERGOGLIO GESUITA E MILITANTE DELLA GUARDIA DE HIERRO

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sabato 16 gennaio 2016

CHIAMATEMI FRANCESCO - IL PAPA DELLA GENTE (Daniele Luchetti, 2015) di Pino Bertelli


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giovedì 10 dicembre 2015

DESAPARECIDOS, CHIAMATEMI BERGOGLIO di Roberto Massari

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dicembre 2013


PAPA FRANCESCO E LA DITTATURA MILITARE ARGENTINA di Roberto Massari

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domenica 24 marzo 2013

DI QUALE ARGENTINA È FIGLIO PAPA FRANCESCO? di Roberto Massari ed Enzo Valls


Lettere a un sacerdote

ITALIANO - ESPAÑOL

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sabato 16 marzo 2013

HABEMUS PAPAM: SÌ, PERÒ… di Pier Francesco Zarcone

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ENGLISH

martedì 19 gennaio 2016

DA BERGOGLIO A PAPA FRANCESCO, di Francesco Cecchini

[…] Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.
(Bertolt Brecht, Sul muro)

PREMESSA

Pochi giorni dopo l'elezione a Papa di uno dei suoi figli, Buenos Aires ha vissuto una prova generale di diluvio universale. Decine di morti e mezza città sott'acqua. Casualità o segno del destino? Ovviamente propendo per la prima possibilità. Un mio amico argentino, comunque, mi ha scritto che la responsabile del disastro ambientale non è solo la pioggia, ma hanno colpe gravi anche coloro che governano la città, Mauricio Macri e la sua banda, amici di Bergoglio. Gente che ha brindato alla sua nomina.
Ho vissuto a Buenos Aires, ogni tanto la visito e non ho mai sentito nessuno di coloro che conosco parlare bene di Bergoglio. È vero che i miei amici leggono Página/12 piuttosto che il Clarín o La Nación, vengono da famiglie ferite a sangue dai militari, hanno visto e prima letto La noche de los lápices, frequentano el café literario y libreria «Osvaldo Bayer», partecipano ai corsi della Universidad Popular Madres de Plaza de Mayo, si riuniscono quando possono con las Madres y las Abuelas. Il passato di Jorge Mario Bergoglio è stato, senza ombra di dubbio, prima nero - sino alla fine della dittatura - e poi, via via, più sfumato. Ora, dopo essere stato Padre Provinciale dell'ordine dei Gesuiti, arcivescovo di Buenos Aires e Primate della Chiesa argentina, è diventato Pontefice e veste di bianco. Resta sempre un avversario sia del progresso che del cambio politico-sociale in Argentina, in America latina e nel mondo intero. Come lo è stato della Teologia della liberazione, del popolo argentino durante el proceso, dei governi progressisti, di Néstor Kirchner e Cristina Fernández.
Come molte storie argentine, quella di Bergoglio non è lineare, ma lastricata di contraddizioni.

BERGOGLIO GESUITA E MILITANTE DELLA GUARDIA DE HIERRO

Gli inizi di Bergoglio, giovane gesuita e "guardiano di ferro", spiegano quello che ha fatto in seguito e permettono di avanzare ipotesi sul suo ruolo, presente e futuro, di pontefice.

sabato 16 gennaio 2016

CHIAMATEMI FRANCESCO - IL PAPA DELLA GENTE (Daniele Luchetti, 2015), di Pino Bertelli

a Camilo Torres,
che è stato ucciso per la conquista della dignità degli ultimi,
con la Bibbia in una mano e nell'altra il fucile.

Se la beneficenza, l'elemosina, le poche scuole gratuite, i pochi piani edilizi, ciò che viene chiamato "la carità", non riesce a sfamare la stragrande maggioranza degli affamati, né a vestire la maggioranza degli ignudi, né ad insegnare alla maggioranza di coloro che non sanno, bisogna cercare mezzi efficaci per dare tale benessere alle maggioranze.
(Camilo Torres)

La macchina/cinema è l'istupidimento dei popoli al tempo della civiltà dello spettacolo… lo spettacolo è l'autoritratto del potere, il suo monologo elogiativo, che usa la paura, il terrore, le guerre, i mercati… nella gestione totalitaria delle condizioni di esistenza. Il solo papa buono è quello morto, diceva. Il film di Daniele Luchetti, Chiamatemi Francesco, incensa il Papa della gente dalla giovinezza all'ascesa al soglio pontificio. Quando Dio lo chiama a sé, il giovane Bergoglio vorrebbe andare in Giappone (forse a convertire le farfalle di carta velina), ma l'Ordine dei Gesuiti al quale appartiene lo nomina Provinciale della Compagnia di Gesù e negli anni della dittatura militare (1976-1983) è uno dei massimi esponenti della gerarchia cattolica in Argentina.
A ritroso. Nel corso del Consiglio episcopale latinoamericano di Medellín (Colombia, 1968) sono messi in evidenza i valori di emancipazione sociale e politica della chiesa dei poveri e nasce la Teologia della liberazione… Gustavo Gutiérrez (peruviano), Hélder Câmara, Leonardo Boff (brasiliani) e Camilo Torres Restrepo (colombiano) si battono per un cambiamento radicale della società e si trovano in contrasto con il magistero della Chiesa cattolica. Molti teologi assunsero posizioni radicali contro le dittature militari e i regimi repressivi in America latina e mostrarono che il potere è inseparabile dall'ingiustizia.
La Teologia della liberazione sosteneva, a ragione, la liberazione politica e sociale, cioè l'eliminazione delle cause immediate di povertà e ingiustizia… la liberazione umana, cioè l'emancipazione dei poveri, degli emarginati, degli oppressi da tutto ciò che limita la loro capacità di sviluppare se stessi liberamente e dignitosamente. Per mettere in pratica i precetti cristiani verso la causa degli ultimi, gli esclusi, chi non ha voce né volto… il presbitero Camilo Torres attacca il crocifisso al calcio del fucile e fonda il Fronte Popolare Unito… muore in battaglia il 15 febbraio 1966 a Patio Cemento (Colombia). La megalomania dei conventi e i fasti dei palazzi poggiano sul delirio di grandezza e chi non accetta la propria nullità o servilismo è ritenuto un malato di mente o un insano ribelle e va emarginato, imprigionato o ucciso.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.