di Roberto Massari
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Il 266° papa (7° della mia vita) è morto e la società dello spettacolo sta riportando uno dei suoi più grandi successi in gran parte del mondo. In alcuni paesi (a partire dall’Italia) gli abitanti sembrano impazziti, presi da una smania di celebrazioni. E questa follia è sorta in onore di un normalissimo essere umano, del quale, a voler essere generosi, il meno che si può dire è che per l’umanità non ha fatto nulla di concreto, nulla di realmente positivo.
Non si era mai visto niente di simile in precedenza, benché non siano mancati papi che nel bene o nel male avevano lasciato un proprio segno distintivo nella storia dell’umanità: si pensi a Pio XII per il male e a Giovanni XXIII per il bene. A differenza di questi grandi precedenti, Francesco è riuscito a non concludere nulla di significativo nel corso di 12 anni di pontificato, pur avendo messo molta attenzione a creare e a lasciare un’immagine positiva di se stesso, con gesti e frasi mirate a «umanizzare» la propria figura. Si pensi a quell’unica frasetta sui gay che viene ripetuta a riprova di chissà quale impegno sulle tematiche sessuali o di genere, che invece non c’è stato, mentre le donne cattoliche continuano ad avere i consueti ruoli subalterni nella liturgia e nella pratica confessionale.
Su quelle frasette e quei gesti, privi di qualsiasi effetto o conseguenza, si sta fondando la kermesse celebrativa gestita dai media di gran parte del mondo, secondo un copione che d’ora in avanti si dovrà definire «società dello spettacolo trascendentale».
Tra breve ricomparirà anche lo slogan «Santo subito» che ormai è diventato quasi obbligatorio ad ogni morte di papa. Del resto, se si ha il coraggio di santificare Pio XII, vuol dire che non vi sono più limiti alla vergogna nel conferimento di questo titolo, per il quale un tempo qualcosa di buono si doveva pur fare o qualche prezzo personale si doveva pagare.
Papa Francesco lascia il mondo peggiore di come lo aveva trovato nel 2013 (all’atto dell’elezione) e lascia la Chiesa cattolica in preda a una crisi d’identità che si approfondisce ogni giorno di più, come ben si sa negli ambienti cattolici più sinceri e consapevoli.
Non ha fatto nulla per alleviare le sofferenze del popolo ucraino - vittima di una guerra d'aggressione benedetta dall’altro «papa» cristiano, il patriarca moscovita Kirill - sulle cui sorti si sta invece giocando un pezzo importante di futura storia dell’umanità. E l’assenza di cristiana pietas gli ha impedito di fare qualcosa, anche minimo, per liberare gli ostaggi rapiti da Hamas: gli sarebbe bastato chiedere di incontrarne qualcuno e così facendo avrebbe costretto anche le Nazioni Unite o la Croce Rossa a fare altrettanto. E invece niente. Solo frasette di commiserazione per l’umana sofferenza, prive di qualsiasi efficacia, ma necessarie alla propaganda vaticana per dipingerlo come un «papa buono».
La morte di Francesco ha prodotto un’ondata di fanatismo apologetico con caratteristiche di isteria di massa. In Italia i giornali e le televisioni non parlano d’altro e le celebrazioni ufficiali del suo funerale saranno certamente molto superiori a quelle già imponenti in occasione dei vergognosi funerali di Stato per Silvio Berlusconi (altro grande manipolatore della società dello spettacolo). Varie personalità della politica e della cultura - che per appartenenza al mondo laico o della ex sinistra avrebbero dovuto avere almeno il pudore di tacere - si sono invece lanciate in manifestazioni di vera e propria venerazione del papa defunto, con toni esaltati che un tempo provenivano solo dagli ambienti vaticani o dal mondo clericale.
Tutti costoro sono però accomunati da una grande ipocrisia. Un’ipocrisia che li fa tacere sulle responsabilità e colpe che questo Papa e la Chiesa argentina ebbero all’epoca della dittatura militare (1976-1983). Eppure nella memoria del popolo argentino è impresso il ricordo del silenzio degli alti livelli della gerarchia cattolica complice con il massacro di 20-30.000 uomini e donne, colpevoli solo di sognare un futuro di progresso e giustizia sociale. Mentre nella memoria del continente latinoamericano è impressa la lotta contro la Teologia della Liberazione che vide Bergoglio svolgere un ruolo di primo piano, purtroppo finendo vincitore.
Bergoglio fu una delle massime autorità della Chiesa cattolica argentina come Provinciale dei gesuiti dal 1973 al 1980, negli anni terribili in cui furono compiuti crimini efferati su decine di migliaia di persone. Crimini che ormai sono in gran parte documentati, grazie soprattutto ai parenti delle vittime e all’Asociación de las Madres de Plaza de Mayo (la cui sede a Buenos Aires sono tornato a visitare nello scorso ottobre). Ebbene, Bergoglio non solo non mosse un dito per ostacolare o almeno ridurre i crimini della giunta militare, ma fu anche coinvolto con responsabilità dirette nel noto episodio che portò al sequestro di due gesuiti suoi confratelli, torturati e successivamente rilasciati senza alcun intervento da parte sua. (Si legga avanti una mia rigorosa ricostruzione dell’accaduto.)
Queste complicità delle alte gerarchie cattoliche erano note nell’opinione pubblica argentina e per tale ragione, dopo l’elezione di Bergoglio al soglio pontificio - quindi molti anni dopo che esse si erano verificate - si cominciarono a inventare testimonianze (false o comunque indimostrabili) per far credere che il futuro Papa si fosse opposto alla dittatura militare. Un po’ come fu fatto con Pio XII e le su complicità con il nazismo. In Italia si è arrivati addirittura a produrre un film ingenuamente apologetico di papa Francesco e pieno di falsità, ma girato da un noto regista della ex sinistra (Daniele Luchetti).
Negli anni del pontificato di Francesco, Utopia rossa è stata una delle poche voci che ha avuto il coraggio di andare controcorrente. Su questo blog sono stati molti gli articoli in varie lingue critici di questo papa. Ciò è stato vero fin dal momento della sua elezione, a partire da Francesco Zarcone (16 marzo 2013), passando per gli argentini Enzo Valls e Osvaldo Coggiola, oltre al sottoscritto, Francesco Cecchini, Pino Bertelli e altri contributi sparsi.
Come antidoto all’intossicazione di massa che stanno diffondendo i media, può essere utile rileggere alcuni di questi articoli, cliccando semplicemente http://utopiarossa.blogspot.com/search?q=Bergoglio. Lì si trovano tutti, anche se non nell'ordine con cui li riporto qui sotto.
Nei prossimi giorni forse dovremmo ripubblicare alcuni di questi materiali, sia per un semplice dovere informativo, sia per cercare di arginare l’ondata isterica di massa che sta coinvolgendo l’intero schieramento poliitco di alcuni paesi. In Italia si va da esponenti della ex estrema sinistra (quella che io chiamo sinistra reazionaria) fino ai nostalgici del fascismo: il regime che, com’è noto, strinse un’alleanza di imperitura subordinazione al Vaticano, poi codificata nella Costituzione italiana e aggravata da tutti i successivi regimi fino ai nostri giorni. E come editore sarebbe forse mio dovere raccogliere questi e altri possibili contribuiti perché nel futuro rimanga un minimo di documentazione per denunciare questa gigantesca e vergognosa manipolazione della coscienza delle masse.
Ciò che sto qui dicendo, non ha alcun rapporto col dolore che umanamente si può provare per qualunque essere umano che muoia: papa, sacerdote, sindacalista o guerrigliero che sia. Ma non è di questo tipo di dolore che stiamo qui parlando.
ARTICOLI DI CRITICA A PAPA FRANCESCO PUBBLICATI IN UTOPIA ROSSA
(leggere dal fondo verso l’alto)
giovedì 9 gennaio 2025
«BERGOGLIOMANIA» E CRISE por Osvaldo Coggiola
PORTUGUÊS - ITALIANO - ENGLISH
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domenica 5 gennaio 2025
PAPA FRANCESCO: UN ESPERTO IN GENOCIDI di Roberto Massari
ITALIANO - ENGLISH
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giovedì 4 agosto 2016
BERGOGLIO E LA GUERRA DI RELIGIONE di Pier Francesco Zarcone
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martedì 19 gennaio 2016
DA BERGOGLIO A PAPA FRANCESCO di Francesco Cecchini
BERGOGLIO GESUITA E MILITANTE DELLA GUARDIA DE HIERRO
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sabato 16 gennaio 2016
CHIAMATEMI FRANCESCO - IL PAPA DELLA GENTE (Daniele Luchetti, 2015) di Pino Bertelli
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giovedì 10 dicembre 2015
DESAPARECIDOS, CHIAMATEMI BERGOGLIO di Roberto Massari
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dicembre 2013
PAPA FRANCESCO E LA DITTATURA MILITARE ARGENTINA di Roberto Massari
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domenica 24 marzo 2013
DI QUALE ARGENTINA È FIGLIO PAPA FRANCESCO? di Roberto Massari ed Enzo Valls
Lettere a un sacerdote
ITALIANO - ESPAÑOL
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sabato 16 marzo 2013
HABEMUS PAPAM: SÌ, PERÒ… di Pier Francesco Zarcone
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ENGLISH

