L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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domenica 23 giugno 2024

PUTIN: NUOVA CORSA AGLI ARMAMENTI

di Jurij Dunaev


Bilingue: ITALIANO - РУССКИЙ


Mentre completavamo questo articolo è giunta la notizia, dopo il viaggio in Corea del Nord e Vietnam che Putin intende rivedere la dottrina atomica russa, mettendosi sulla strada di una nuova corsa agli armamenti. Ciò conferma, nell’essenza, quanto scritto, anche se sarà indispensabile tornare su questa importante novità.

Nel primo week-end di giugno  a San Pietroburgo si è tenuto – organizzato dal governo russo – l’ “Eastern Economic Forum”. Il Forum è stata la celebrazione dello scampato pericolo in economia: malgrado la pioggia di sanzioni rovesciatesi sul Paese negli ultimi due anni e mezzo la Russia è ancora in piedi e la sua economia crescerà del 2,6% nel 2024.

Le ragioni di questo “miracolo” sono diverse. Potrebbero però essere sintetizzate in questo modo: 

1) La riduzione delle importazioni russe (dovute non solo alle sanzioni ma al cedimento delle catene della logistica) ha stimolato la produzione nazionale che ha potuto acquisire al contempo fette importanti del mercato interno.

2) L’alto livello dei prezzi del gas che ha pareggiato la riduzione al lumicino delle esportazioni verso i Paesi UE.

3) Il sostegno all’economia realizzato dal governo in presenza di un debito pubblico limitato che permette politiche di deficit-spending molto profonde. La spesa pubblica russa è a livelli senza precedenti e circa il 40% del bilancio statale viene speso per la guerra. Si prevede che la spesa militare totale raggiungerà più del 10% del PIL per l'anno 2023 (il dato del Regno Unito pe avere un raffronto è del 2,3%).

Tuttavia un ruolo fondamentale è stato giocato dall’espansione dell’economia di guerra, diventato un fattore di prima grandezza e permanente dell’economia russa. Ciò ha prodotto un circolo vizioso-virtuoso. La mobilitazione ha reso più cara la forza-lavoro, alzando i salari e l’inflazione oltre che la domanda mentre l’offerta di beni occidentali cresce senza trovare sbocchi significativi.  

Lo slogan – non ufficiale – della manifestazione di San Pietroburgo che si rincorreva di bocca in bocca era "Non esiste un'economia di successo senza un esercito di successo", ma i più accorti membri della nomenklatura hanno messo in rilievo i pericoli legati a una tale politica. 

I pregi dell’economia di guerra sono facilmente riassumibili nella sintesi “meno burro più cannoni”. L’industria bellica russa, secondo i dati forniti dallo stesso Putin qualche mese fa, impiega oggi 865.000 lavoratori che operano su impianti a ciclo continuo. Il taglio lineare dei comparti della sanità e dell’istruzione – assieme all’aumento del deficit di bilancio permettono al volano bellico di dare impulso a  una parte significativa dell’economia. Senza imporre delle analogie con altri fasi storiche e contesti diversi (su questo aspetto si legga l’interessante D.L. Robbins, «Nature of German Economy», in https://www.marxists.org/history/etol/newspape/ni/vol06/no07/robbins.htm) 

l’economia tedesca tra il 1938 e il 1944 (in miliardi di dollari del 1990) crebbe da 375 a 466 miliardi.  

Maksim Oreškin, il nuovo consigliere di Putin e già ministro allo sviluppo economico, ha ammonito: crescita non significa una buona qualità di vita in tutto il Paese. Ed è difficile contraddirlo: anche il PIL a parità di potere d’acquisto non prende realmente in considerazione la qualità dei beni e dei servizi. Inoltre, se la parità di potere d'acquisto viene utilizzata per giudicare non le dimensioni dell'economia, ma il tenore di vita dei suoi cittadini, i risultati della Russia saranno molto più modesti. In termini di PIL (PPP) pro capite, la Russia si colloca solo al 56° posto nel mondo.

In ultima analisi per l’economia russa anche in tempo di guerra resta aperta la falla della produttività del lavoro laddove lo sfruttamento delle risorse resta più estensivo che intensivo.  Si tratta di un limite già noto in epoca sovietica che Putin in un quarto di secolo di governo non è riuscito ad affrontare.

A cui si aggiunge la cronica mancanza di capitali. La vicenda siriana è stata paradigmatica. Dopo aver vinto la guerra, la Russia non è stata in grado di definire alcuna ricostruzione del Paese arabo. Putin a un certo punto chiese persino aiuto all’Unione Europea. In tal contesto la politica imperialistica russa è destinata a restare un elemento regionale. 

Paradossalmente quindi il problema principale dell'economia russa è la guerra stessa.

Per molto tempo, l'economia della Russia non è stata diversificata, basandosi molto sull'esportazione di risorse naturali come il petrolio e il gas. E uno dei motivi principali delle entrate relativamente elevate del governo russo oggi è proprio il fatto che la guerra ha portato a prezzi energetici elevati. 

Ciò può condurre a una sorta di economia di guerra permanente (“permanent war economy”) dove la Russia non è interessata neppure a vincere. Il costo della ricostruzione e del mantenimento della sicurezza in un'Ucraina conquistata sarebbe troppo alto mentre un “soft landing” con una ristrutturazione dell’industria bellica, potrebbe alimentare troppe tensioni interne. 

Uno stallo prolungato potrebbe essere l'unica soluzione per la Russia. Avendo trasformato la poca industria che aveva per concentrarsi sullo sforzo bellico, e con un problema di carenza di manodopera aggravato da centinaia di migliaia di vittime di guerra e da una massiccia fuga di cervelli, il Paese si trova nello stesso labirinto che l’aveva portata in guerra.

Trentacinque anni dopo la caduta del muro di Berlino, il confronto è diventato persino imbarazzante. La Russia, ricca di risorse, è molto più povera dei suoi vicini ex sovietici come Estonia, Lettonia, Polonia, che hanno perseguito la strada dell'integrazione europea.

Per questo al contrario di Chruščëv e di Gorbačëv, Putin non sembra avere alternative a un Paese orientato allo scontro, in Europa e nel mondo. Mentre completavamo questo articolo è giunta la notizia, dopo il viaggio in Corea del Nord e Vietnam, che Putin intende rivedere la dottrina atomica russa, mettendosi sulla strada di una nuova corsa agli armamenti. Ciò conferma, nell’essenza, quanto scritto, anche se sarà indispensabile tornare su questa importante novità.


РУССКИЙ

giovedì 13 marzo 2014

UCRANIA: LA PRIMAVERA DE LOS PUEBLOS HA LLEGADO YA A EUROPA, por Zbigniew Marcin Kowalewski

La primavera árabe llegó en el invierno de 2010, en la vecindad de Europa: en los países situados del otro lado del Mediterráneo. Cuatro años después se ve que la primavera de los pueblos no es solamente árabe. También en el invierno irrumpió en Europa, aunque, a decir verdad, apenas en una periferia exterior de la Unión Europea. Quizás no nos dábamos cuenta de hasta qué punto el proceso de integración capitalista de Europa contribuye a una acumulación explosiva de las tensiones en las periferias cercanas, pero aún extraeuropeas, y aún más, como se revela ahora, en las ya europeas. Esta vez la relación era directa, claramente visible: en un primer momento, la pugna estalló en Ucrania a propósito de la cuestión de adhesión a la UE. Fue la primera consigna bajo la cual comenzaron a reunirse las multitudes, nació un movimiento social de masas y se desencadenó una enorme tormenta que amenazaba incluso con el estallido de una guerra. No una civil, como en Libia o Siria, aunque en Rusia y en todas las redes de propaganda conectadas con ella en el mundo se contaba mucho con que en Ucrania estallara una guerra civil y se incitaba a ella, sino internacional.
Una primavera de los pueblos siempre sorprende: llega a un país completamente por sorpresa, como un trueno que cae del cielo limpio. Sin embargo, luego se descubre que no había nada extraño en que cayera allí y no en otra parte. Así fue también en este caso. Ucrania es una gigantesca anomalía histórica en la carta política del mundo: una desviación con respecto a un “valor típico” muy importante, al menos en el ámbito europeo. El más grande país de Europa después de Rusia en cuanto a la superficie y uno de los más grandes en cuanto a la población, Ucrania es un Estado independiente desde hace apenas 23 años, en un continente donde el “valor típico” son los Estados nacionales de todos los mayores pueblos, incluyendo los muchísimo menores que el ucraniano. Las anomalías históricas tienen una característica especial: en torno a ellas se acumulan, se agitan y se entrelazan las más diversas contradicciones que, mucho más fácilmente que en otros sitios, se convierten en barriles de pólvora.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.