L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

giovedì 23 marzo 2017

S.O.S. GEOTERMIA, di Maurizio Fratta

La centrale Enel di Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora
Ci fu un tempo nel quale scavare nelle viscere della terra per cercare minerali era avvertito come una profanazione.
Mentre i minatori cercavano di propiziarsi gli dei del sottosuolo, furono i fabbri a fondere e liquefare i metalli e a credere nella possibilità di poter cambiare la materia e a confidare, così come avevano fatto gli alchimisti, in una sua possibile trasmutazione.
Un sogno, quello dell'homo faber, meno millenarista di quel che si potrebbe credere considerando quanto l'idea del progresso illimitato abbia permeato non soltanto tutto il diciannovesimo secolo, ma perduri anche nelle attuali società industriali che hanno per obiettivo la trasmutazione della stessa Natura e la sua trasformazione in energia.
Ed è stata senza dubbio l'energia geotermica, tra le risorse energetiche, quella sulla quale l'uomo, sin dalla preistoria, ha cercato di fare affidamento e di trarre il massimo vantaggio.
Un sogno che si sta trasformando in incubo proprio in quella Toscana che ha visto nascere lo sfruttamento industriale delle risorse geotermiche e dove, proprio per il fatto che il suo impatto sull'ambiente è noto da tempo, si sarebbero dovute adottare strategie e soluzioni adeguate ed efficaci.
Ci riferiamo a quel che accade in Amiata dove sono all'opera le centrali geotermiche di Enel Green Power, il cui impatto sull'ambiente circostante non può essere ulteriormente taciuto o sottovalutato.
Sabato 4 febbraio, organizzato dalla Rete nazionale NOGESI e da SOS Geotermia, si è tenuto ad Abbadia San Salvatore un convegno dove ricercatori e studiosi hanno fatto luce sulla gravità dell'inquinamento prodotto dalle centrali e che fa oggi dell'Amiata la più grande questione ambientale dell'Italia centrale.
Non ha usato mezze misure nella sua relazione il geologo Andrea Borgia dell'Università di Milano, mettendo in relazione, dati ufficiali alla mano, la proliferazione dei veleni nell'ambiente e i loro effetti sulla salute delle persone.
È noto che l'attività di estrazione geotermica comporta, insieme al vapore acqueo, la fuoriuscita di fluidi dal sottosuolo che a loro volta rilasciano sostanze tossiche nell'aria, nel suolo, nelle acque superficiali: biossido di carbonio, ammoniaca, idrogeno solforato, metano, idrogeno a concentrazioni elevate e con essi altre sostanze dannose per la salute e l'ambiente, tra le quali cloruro di sodio, boro, arsenico, mercurio.

venerdì 17 marzo 2017

LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE (Mel Gibson, 2016), di Pino Bertelli

Posso credere soltanto a degli dèi morti,
angeli banditi dalle ali infrante,
vergini di legno dipinto che si scrostano,
e cristi in pietra a cui le intemperie hanno cancellato
i lineamenti alle porte delle chiese.
(Jean-Michel Maulpoix)

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge) di Mel Gibson è un'operazione commerciale furba… molto furba… racconta la vera storia di Desmond T. Doss (con molta audacia cartolinesca), primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d'onore del Congresso degli Stati Uniti (la più alta onorificenza militare statunitense). Delle vicende biografiche di Doss si sono occupati riviste, fumetti, libri e ora il film di Gibson… si tratta di un ragazzo della Virginia, cresciuto secondo la fede della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno (un movimento religioso, vegetariano, che osserva il riposo del sabato e prega la seconda venuta di Gesù Cristo), che, dopo l'attacco dei giapponesi alla base militare di Pearl Harbor (7 dicembre 1941, ore 7:58), va volontario sotto le armi (spinto dalla forza in Dio e dal Patriottismo, che come sappiamo è l'ultimo rifugio delle carogne con o senza divisa). Però non vuole impugnare il fucile, ma aiutare i feriti sul campo… viene imprigionato e subisce un processo per vigliaccheria, ma il tribunale gli dà ragione (con la mediazione di un generale amico del padre, combattente decorato nella Prima guerra mondiale) e lo invia in prima linea come aiuto medico (prima di partire ha una licenza e si sposa)… riesce a salvare 75 soldati durante la battaglia di Okinawa, nel giugno 1945, e sarà coperto di medaglie (Bronze Star, Purple Heart) e celebrato come un eroe fino alla sua scomparsa (23 marzo 2006).
La battaglia di Hacksaw Ridge è candidato a una messe di premi (Oscar, Critics’ Choice Movie Award, AACTA International Award, Golden Globe Award, BAFTA Award ecc.)… non c'importa niente quanti ne potrà ricevere né c'importa se critica e pubblico si trovano in accordo sull'intrattenimento guerrafondaio e religioso di questo film ampolloso di sangue e spettacolo dispensati con particolare attenzione a corpi bruciati, gambe tagliate, braccia mozzate, teste piene di vermi e topi che pasteggiano con le viscere dei soldati… gli affari sono affari… il box-office conferma il successo e la guerra finta (come quella vera) porta un brivido di piacere al pubblico rincitrullito della civiltà consumerista.
Il film armato di Gibson si attesta sulla confessione in Dio e nel coraggio dei guerrieri in difesa della Patria e della Famiglia… bella roba… porco cane! sempre il medesimo lezzo! ovunque! l'imbecillità dilaga, al cinema e dappertutto! ogni imbecille è fiero di sé! e d'imbecilli sono sempre stati fecondi i governi!… ma è inconcepibile aderire a una religione, a un'ideologia, a una nazione fondate sulla violenza… l'ottimismo, come è noto, è la dottrina dei sudditi, dei servi, degli agonizzanti che confondono il boia col santo, che poi è la medesima cosa… e non comprendono che una piccola cosca di saprofiti produce le guerre e sono i popoli a subirle… disconoscere la guerra significa disconoscere ogni potere che la sostiene… disobbedire, disertare, opporsi ai bastardi della guerra, vuol dire combattere la crudeltà dei potenti e ricacciarli nelle fogne da dove sono usciti. L'obbedienza esiste solo fintantoché dura il consenso, come il re, il papa o un capo di stato finché dura l'estasi. L'obbedienza non è mai stata una virtù!

giovedì 16 marzo 2017

GUATEMALA: EL ESTADO, ¿A QUIÉN DEFIENDE?, por Marcelo Colussi

© Carlos Sebastián
La reciente muerte de 40 jóvenes en el Hogar Seguro Virgen de la Asunción, en Guatemala, instancia pública regenteada por la Secretaría de Bienestar Social, abrió una visión crítica de la situación de la sociedad y del Estado: ¿quién mató a estas adolescentes: el fuego, un carcelero irresponsable o un Estado neoliberal ineficiente, heredero del Estado-finca que ha venido caracterizando a la nación desde sus albores, defensor de los grandes grupos agroexportadores e inexistente para las necesidades populares?
Ello lleva a preguntar: ¿por qué una sociedad es como es? En este caso: ¿por qué esta sociedad tiene 60% de su población bajo el límite de la pobreza, 20% de analfabetismo, machismo-patriarcal a la orden del día, la mitad de su niñez desnutrida, más de un 11% de su PBI constituido por remesas familiares de personas que se van irregularmente a Estados Unidos a trabajar en condiciones de precariedad, pandillas juveniles violentas, 25% de la población urbana viviendo en barrios marginalizados, 11% de la niñez urbana trabajando, más cantinas que escuelas y hospitales y centros de salud desabastecidos? Lo cual lleva a esta otra pregunta: ¿por qué un Estado “normaliza” todo esto?
El Estado es el mecanismo social que legitima una situación dada. Dicho de otro modo: el Estado constituye en ley, en ordenamiento simbólico universal, en mandato social obligado, un determinado estado de cosas. La legislación (que es siempre una construcción histórica, una convención) viene a darle valor inamovible e incuestionable a una situación determinada. En ese sentido, la ley no es necesariamente justa. Es “lo que conviene al más fuerte”, como dijera Trasímaco de Calcedonia en la Grecia clásica. El dirigente bolchevique Vladímir Lenin lo dirá con otras palabras dos milenios y medio después: “El Estado es el producto irreconciliable de las contradicciones de clase”.
El Estado es una fiel representación de lo que es la sociedad. En Guatemala se asiste a un Estado de espalda a las necesidades reales de su población. Un Estado que reprime, que viola en la práctica lo que declara en su Constitución, que beneficia a unos pocos en detrimento de las grandes mayorías. El Estado, en ese sentido, se constituye en el principal violador de los derechos mínimos y elementales de su gente.
¿Por qué murieron calcinadas 40 jovencitas que protestaban por abusos, negocio de trata sexual del que eran víctimas, golpes y vejaciones? No por el carcelero desquiciado que no abrió la puerta: murieron por una sumatoria de causas de las que el Estado es el principal factor y su representación más cabal.
El Estado de Guatemala -al igual que el Estado de cualquier país capitalista- no atiende realmente las necesidades de su población. En los países prósperos del Norte puede que invierta mucho más en cuestiones sociales, porque su situación económica se lo permite. Pero cuando la lucha de clases se pone al rojo vivo, nunca se equivoca en relación a quién debe defender. En el Sur, en los países pobres de África, Asia y América Latina, el Estado es equivalente a ineficiencia, corrupción y represión.

mercoledì 15 marzo 2017

sabato 11 marzo 2017

CONOCIÉNDONOS MÁS: EL PUEBLO AWAJÚN, por Hugo Blanco

Los awajún son un pueblo rebelde que pertenece a la familia de los jíbaros.
El pueblo aguaruna o awajún (nombre preferido por algunos hablantes awajún, aunque también usan ii-ni-ia - ‘uno de nosotros’) es una etnia de la selva amazónica peruana. Los aguarunas descienden de los fieros jíbaros, guerreros formidables que defendieron incansablemente su libertad y que, por lo mismo, se mantuvieron durante mucho tiempo fuera del alcance y el conocimiento del hombre occidental. Así, se enfrentaron a las invasiones incaicas, que no lograron someterlos.
Tampoco los pudieron adoctrinar los sacerdotes, especialmente jesuitas y dominicos, muchos de los cuales murieron en el intento. Los awajún se enfrentaron frecuentemente con los españoles que intentaron reducirlos en las misiones. Esta resistencia indígena ocasionó continuos fracasos de los misioneros hasta que, en 1704, los misioneros jesuitas recibieron la orden de abandonar la labor misional en la zona ocupada por los llamados pueblos jíbaros.
Ahora, después de siglos, en España, inclusive los revolucionarios, usan como adjetivo, para señalar algo terrible, la palabra “jíbaro”. Lo “terrible” del jíbaro era que reducía las cabezas de sus enemigos fallecidos en el combate. Al parecer los españoles consideran que eso es más terrible que las torturas de la época de Franco. Otra cosa terrible para España es que expulsaron a los jesuitas.
Es uno de los pueblos más numerosos de la Amazonía peruana. Su lengua es la más hablada entre las cuatro que pertenecen a la familia lingüística jíbaro. Se extendieron por toda la cuenca del río Cenepa y su población se distribuye en los territorios por los que hoy pasa la línea de frontera entre el norte del Perú y el sur de Ecuador. Por esta ubicación fueron afectados directamente por el conflicto Perú-Ecuador. Ellos denunciaron que querían hacerles pelear entre hermanos y declararon que no querían hacerlo, que unidos quienes viven en Ecuador y el Perú lucharían contra las grandes empresas depredadoras del medio ambiente.
En Ecuador se les conoce como “Shuar”. Precisamente ahora están siendo atacados militarmente por el gobierno “progresista” de Correa, quien, sin su permiso, pretende impulsar la depredación de su territorio dando paso a una empresa minera china.
El pueblo awajún vive principalmente en el departamento de Amazonas, aunque también se encuentran comunidades de este pueblo en el norte de los departamentos de Loreto, Cajamarca y San Martín. Según datos obtenidos por el Ministerio de Cultura, la población de las comunidades del pueblo awajún se estima en 83,732 personas. En el departamento de Amazonas, los awajún son mayoría entre las etnias nativas (un 90% aproximadamente).

mercoledì 8 marzo 2017

EQUIDAD DE GÉNERO: UN PROBLEMA NO SÓLO DE MUJERES, por Marcelo Colussi

La situación social de las mujeres es un problema que afecta a ellas primera y principalmente, pero no restringe su abordaje y posible solución al ámbito femenino. Por el contrario, es una problemática de corte social que involucra por fuerza a la totalidad de la población, varones incluidos.
Aclaremos rápidamente, evitando malentendidos, que ello no significa que la solución esté en manos masculinas. Lo importante a destacar es que, aunque son las mujeres quienes llevan la peor parte, la comunidad en su conjunto se perjudica ante el hecho discriminatorio, ante esta inequidad de géneros. Si se aborda profundamente el problema, la conclusión obligada confronta primeramente a los varones, en tanto los discriminadores; pero en otro sentido: a la sociedad como un todo, pues la historia generó esas formas de organización marcadas hondamente por una ideología machista-patriarcal.
Las diferencias sexuales anatómicas conllevan otras tantas diferencias psicológicas; pero esto no explica, y mucho menos justifica, la posición social del género femenino. Ninguna conducta humana puede concebirse solamente en términos biológicos. Aunque este determinante exista -el macho, en muchas especies animales, es más fuerte que la hembra, también entre los humanos-, se dan otros procesos que posicionan culturalmente a las mujeres.
Como una constante en diversas civilizaciones, las mujeres se ven sometidas a un papel sumiso ante la imposición varonil. No significa “papel secundario”, pues su quehacer es básico al mantenimiento del grupo social, pero sí ausente en la toma de decisiones. Hasta ahora las mujeres, como género, han estado excluidas del ejercicio del poder. Los trabajos femeninos, en esta concepción patriarcal, se consideran secundarios, poco “importantes”.
En el ámbito humano, el horizonte desde donde se estructuran las conductas está regido por algo no exclusivamente biológico, y que en términos de ordenamiento macho-hembra no responde tanto a realidades anatómicas sino a posicionamientos subjetivos, propios del campo simbólico, no del orden físico-químico. El machismo, en tanto una posibilidad de relaciones entre hombres y mujeres, no tiene ningún fundamento genético.
En otros términos: en lo humano no hay correspondencias biológico-instintivas entre machos y hembras sino ordenaciones entre “damas” y “caballeros”. El acoplamiento no está determinado/asegurado instintivamente. Tiene lugar, pero no siempre (hay relaciones homosexuales, hay voto de castidad, hay psicopatología en esto); y no necesariamente está al servicio de la reproducción (eso es, antes bien, una eventualidad; la mayoría de los contactos sexuales no buscan la procreación). Masculinidad y femineidad son construcciones simbólicas, arraigadas en la psicología de los humanos y no en sus órganos sexuales externos. La cuestión de géneros se desenvuelve en el campo social.

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)