L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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lunedì 11 aprile 2011

E L'IRAN?, di Pier Francesco Zarcone

«MONDO ARABO IN RIVOLTA» IX

Per quanto non si tratti di arabi, gli iraniani sempre musulmani sono (nella specie sciiti); ne parliamo per questo e perché l'Iran - pur essendo al di fuori del mondo arabo per lingua e cultura - tuttavia vi si proietta come ingombrante vicino e per i legami con gli sciiti arabi. Non ci limitiamo a parlare di questo paese solo nell'ottica delle rivolte che stanno agitando Nordafrica e Vicino Oriente (per inciso, l'ormai abituale concetto di Medio Oriente è una fesseria inventata dai colonialisti anglo-francesi, perché un minimo di logica vorrebbe che a ovest poi ci fosse territorialmente qualcosa di orientale: che invece non c'è). Qui cerchiamo di effettuare un minimo di introduzione al problema-Iran, utile a futura memoria.
In questa fase l'Iran sta quieto, deludendo quanti magari si aspettavano, come in effetti era avvenuto di recente, una discesa delle masse popolari nelle piazze contro il regime degli Ayatollāh sciiti (pur non essendo la culla dello Sciismo, da qualche secolo l'Iran ne è la casa-madre). C'è da pensare che, dopo varie inutili manifestazioni, duramente represse dai servizi di sicurezza, gli oppositori non se la sentano di rischiare di nuovo, per obiettiva mancanza di sbocchi.
La consistenza dell'opposizione al regime nelle grandi città e l'immunizzazione di buona parte dei giovani rispetto all'integralismo religioso, nessuno li discute; ma resta il fatto che le grandi città non sono esponenziali di tutto l'Iran, e non tutti nelle grandi città sono contro il regime; come del resto non lo sono tutti i giovani (almeno metà della popolazione ha meno di 25 anni). Il regime à ancora repressivamente troppo forte per essere rovesciato da manifestazioni di piazza, la società iraniana resta nazionalista e tradizionalista e non vi sono segnali idonei a far ritenere che al riguardo vi siano modificazioni di rilievo. Non c'è bisogno del senno di poi per poter dire (per quanto possa dispiacere) che il partito comunista Tudeh - filosovietico e di ortodossia marxista-leninista - non ce l'avrebbe mai fatta a prendere il potere: fenomeno comune a tutto il mondo islamico. A dire il vero, prima dell'avvento del khomeinismo c'era stato in Iran - con le elaborazioni sia di ‘Alī Shariati che del gruppo armato Mujaheddin del Popolo (o Mujaheddin-e Khalq) - un tentativo di sintesi tra islamismo ed elementi desunti dal marxismo; tuttavia, Shariati morì nel 1977 e i Mujaheddin del Popolo sono stati sanguinosamente repressi da Khomeini all'interno del paese.
Capire l'Iran attuale è importante per evitare gli stereotipi erronei che portano a fare di ogni erba un fascio (come invece fanno sovente i grandi organi di informazione), e quindi a commettere errori di valutazione e comportamento. È basilare, quindi, non guardare alla realtà iraniana con la lente deformante desunta da realtà islamiche differenti. Questo non significa affatto dare un giudizio positivo sul regime clericale instaurato nel 1979.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.