L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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sabato 7 gennaio 2023

PIETRA D’INCIAMPO PER OTELLO DI PEPPE D'ALCIDE

militante antifascista, comunista, assassinato alle Fosse Ardeatine

Otello Di Peppe D’Alcide (Chieti 1890, ebanista) è mio nonno materno. Mi batto da sempre per il rispetto della sua memoria: e per questo mi costituii parte civile in tutti e tre i gradi del processo contro Priebke (oltre alla comparsa in Corte Costituzionale); per questo da anni chiedo inutilmente ai vari Sindaci di Chieti di dedicargli una strada e finalmente - grazie all’impegno di una sua nipote (mia cugina Silvia Zerenghi) - siamo riusciti ad ottenere che si metta una pietra d’inciampo a Roma, via Silla 6, dove Otello aveva la sua bottega d’ebanista e dove l’arrestò la Gestapo, prima di farlo torturare a via Tasso e rinchiuderlo a Regina Coeli, condannato a tre anni di carcere.

L’appuntamento è alle 15,30 di lunedì 9 gennaio, in via Silla n. 6, accanto alla metro Ottaviano. Saranno presenti la figlia Clara (Roma 1930), nipoti e pronipoti. Chi vive in zone limitrofe (Trionfale, Medaglie d’oro, Milizie, Risorgimento, Mazzini) è invitato a partecipare alla breve cerimonia. Si prega anche di far circolare questo invito.
    Roberto Massari
 



Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

sabato 12 novembre 2016

A CENA CON ROBERTO MASSARI, di Serena Campani

Andrea Vento e Roberto Massari
È impossibile non rimaner affascinati da Roberto Massari: tre lauree e una piccola ma agguerrita casa editrice nei pressi del lago di Bolsena. Fine intellettuale e poliedrico artista: musicista, poeta, pittore, sociologo. Presidente della Fondazione Guevara internazionale, ispiratore del blog Utopia Rossa.
Giovedì 10 novembre Massari, venuto a Pisa in occasione del Pisa Book Festival, importante appuntamento per l'editoria indipendente che si tiene al Palazzo dei Congressi dall'11 al 13 novembre, ha presentato il saggio di Deschner Con Dio e con i fascisti, incontrando un pubblico interessato e numeroso presso il ristorante Soul Kitchen, sulla via Aurelia.
L'iniziativa, organizzata dal Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (Giga) e dall'Associazione Pisorno, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti di associazioni locali che operano sul territorio pisano e livornese: la Libera Università Popolare di Livorno, l'Associazione di cooperazione internazionale Italia-Nicaragua, l'associazione Lucca contro la guerra di Aldo Zanchetta. Inoltre sono intervenuti studenti universitari, insegnanti di vario ordine e grado, cittadini provenienti da Pisa, Livorno e Lucca interessati ad approfondire le tematiche proposte.
Dopo una buona carrellata di cucina locale, durante la quale i commensali si sono potuti intrattenere a conversare in maniera informale con Massari, ha avuto luogo la presentazione del saggio. Nello specifico l'editore si è soffermato sulle connivenze tra la Chiesa, in particolare quella tedesca, e il nazismo, e sulla mancata presa di posizione di papa Pio XII di fronte alle indicibili atrocità commesse, come la Shoah e il programma di sterminio dei malati, denominato «Aktion T4».
Roberto ci ha raccontato anche un fatto assai toccante e personale: suo nonno materno, Otello, è stato barbaramente ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine e lui dopo tanti anni ha potuto costituirsi parte civile nel processo contro Priebke. La vicenda, raccontata nel libretto Un ebanista alle Fosse Ardeatine, ha intimamente toccato tutti i presenti.

venerdì 23 settembre 2016

PIO XII E LA GERARCHIA VATICANA SAPEVANO…, di Roberto Massari

RELAZIONE (INCOMPLETA) PER IL CONVEGNO «IL VATICANO E IL FASCISMO» DEL 21 SETTEMBRE 2016 A ROMA

1. … che Pio XI aveva deciso di denunciare l'antisemitismo e la politica dei nazisti verso gli ebrei.
2. … che si preparava il «Programma di Eutanasia» contro i disabili gravi e i malati di mente.
3. … che era in atto lo sterminio degli ebrei in Europa.
4. … che si preparava la razzia nel quartiere ebraico di Roma.
5. … che si stava compiendo il massacro delle Fosse Ardeatine.
6. … che in Slovacchia e Croazia allo sterminio collaborava in prima persona la gerarchia cattolica locale.
7. … che se avessero fatto i passi necessari, gran parte di tutto ciò si sarebbe evitato.
8. … che migliaia di criminali nazisti scappavano passando attraverso strutture della Chiesa in Italia e a Roma in particolare.

Questo voto [di pace] l'umanità lo deve alle centinaia di migliaia di
persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di
nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo
deperimento.
(Pio XII, messaggio natalizio del 1942, dopo che i Governi alleati
avevano condannato ufficialmente lo sterminio degli ebrei e annunciato
la punizione dei responsabili)

Giorno dopo giorno giungono a nostra conoscenza atti inumani che non
hanno nulla a che vedere con le reali necessità della guerra e che ci
riempiono di stupore e di raccapriccio.
[Lettera di Pio XII (30 aprile 1943) al vescovo di Berlino, Konrad von
Preysing, che lo aveva più volte sollecitato a denunciare apertamente i
crimini del nazismo (Adss, II, pp. 319 sg.)]
[Adss = Actes et documents du Saint Siège relatifs à la Second guerre mondiale]

Le due frasi qui riportate rappresentano la premessa e la sintesi del testo che segue. Esse sono state citate più e più volte nella letteratura a favore o contro il comportamento tenuto da Pio XII nei confronti del nazismo e della persecuzione antiebraica, perché rappresentano il livello più alto di denuncia da lui mai formulato del nazismo e della Shoah. Non esistono dichiarazioni che vadano oltre o che facciano capire più chiaramente a chi o a che cosa Pio XII alludesse. Quelle frasi passarono inosservate all'epoca, ma costituiscono oggi un bruciante atto d'accusa verso il Pontefice che con i suoi silenzi e le sue manovre diplomatiche consentì ai nazisti di togliere la vita a milioni di ebrei e a decine di migliaia di zingari senza che dal Vaticano si levasse una qualsiasi voce ufficiale e autorevole per fermare la mano degli esecutori della Shoah.
Il lettore noterà in entrambe le frasi a) che non sono nominati nemmeno indirettamente o con perifrasi il nazismo e l'antisemitismo; b) che non vengono nominati gli ebrei, le deportazioni e meno che mai i campi di sterminio; c) che il ragionamento (benché molto implicito) ha basi esclusivamente politiche, giacché nel primo caso si tratta di un tentativo di cautelarsi rispetto alle denunce ben più esplicite formulate dalle nazioni alleate che combattevano contro il nazismo; nel secondo caso si cercava di tacitare quei settori del clero europeo e soprattutto statunitense che chiedevano un maggiore impegno contro lo sterminio; d) che entrambe le frasi costituiscono un'ammissione di consapevolezza da parte del Pontefice riguardo al fatto che «centinaia di migliaia di persone» innocenti venivano uccise o deportate, ma anche che il trattamento loro inflitto era «inumano e raccapricciante».
Con queste due frasi, quindi, anche il lettore più sprovveduto ha l'immediata possibilità di stabilire se Pio XII sapesse quanto stava accadendo in Europa ad opera del nazismo e se abbia fatto qualcosa per porre termine a quel genocidio. Ci si potrebbe fermare anche a queste due citazioni, giacché le pagine che seguono servono solo a rimpolpare di dati questa esplicita ammissione di consapevolezza e quindi di tacita corresponsabilità in ciò che il nazismo stava facendo al di fuori delle «reali necessità della guerra».

mercoledì 25 maggio 2016

POESIE, AUSCHWITZ E LA III MEDIA B DI PONTE A EGOLA (PISA), di Serena Campani e Roberto Massari

A CHI PUÒ INTERESSARE: Serena Campani è un'insegnante di lettere presso la Scuola media di Ponte a Egola (fraz. di S. Miniato-Pisa). Ad aprile aveva scritto una recensione al volumetto di Massari - Multiversi. Mezzo secolo di poesie (2012) - che ha avuto un'accoglienza molto positiva e un'ampia circolazione in Rete. La riportiamo di seguito.
Ma Serena ha coinvolto nella lettura delle poesie anche i ragazzi e le ragazze della sua classe di Terza media, realizzando un interessante esperimento didattico. L'attenzione si è concentrata sulla poesia dedicata da Massari alla sua visita ad Auschwitz (agosto del 1966, appresso riportata) e in classe sono state redatte delle domande alle quali Massari è stato ben felice di rispondere.
Ecco di seguito i passaggi di questa bella vicenda. [la Redazione]

LA RICHIESTA DI SERENA CAMPANI:
Caro Roberto,
con i miei alunni della Terza B abbiamo letto e provato ad analizzare la tua poesia su Auschwitz. I ragazzi si sono molto appassionati e hanno scritto delle domande per te. Te le invio in allegato. Se vorrai rispondere, anche solo ad alcune di esse, te ne sarò grata.
A presto,
Serena (19/05/2016)

LA RISPOSTA DI ROBERTO MASSARI:
Carissimi/e amici e amiche della Terza B di Ponte a Egola,
ho un figlio di dodici anni che fa la prima media e quindi ho una ragione in più per rispondere alle vostre belle domande:

1. PROVA ANCORA LE EMOZIONI CHE PROVAVA QUANDO HA SCRITTO LA POESIA?
Sì, intensamente come allora. La differenza è nella mia preparazione teorica che oggi è decine di volte più ampia. Quindi l'emozione attuale non è attenuata, ma è amplificata dalla maggiore consapevolezza storico-teorica. Forse dovrei parlare di un tipo diverso di emozione, fatta di sentimento e di ragionamento allo stesso tempo.

2. SI RITIENE UN POETA ERMETICO?
No, anche se da ragazzo volevo un po' scimmiottare l'ermetismo. Se uno legge il mio libro di poesie partendo dalla fine (cioè da quando avevo 15 anni) si accorge che agli inizi usavo il verso libero e poi poco a poco, col passare del tempo, sono passato all'endecasillabo, alle rime e addirittura a composizioni con la struttura più o meno classica del sonetto. In genere per i poeti accade l'inverso. Ma io non mi considero un poeta, bensì uno che ha scritto delle poesie in momenti particolari della sua vita.

3. COSA SIGNIFICANO I NOMI NELLA PENULTIMA STROFA?
Sono per lo più lager di altri paesi e regimi politici: Marsa Brega, lager italiano in Cirenaica (Libia) e Nocra (lager italiano in Eritrea); Goli Otok (tremendo lager titoista antitaliano nel mare Adriatico jugoslavo); Birkenau, Treblinka, Dachau, lager nazisti; Katyn (in Polonia), dove i sovietici uccisero più di 14.000 ufficiali e sottoufficiali polacchi, all'epoca dell'alleanza con Hitler e della spartizione della Polonia; Yol (nel Nord dell'India), campo di prigionia inglese per i soldati tedeschi nella Prima guerra mondiale e italiani nella Seconda; Sétif (in Algeria), sede di un tristemente celebre massacro da parte dei francesi nel 1945; Wounded Knee non è una riserva dei Nativi americani, ma sta a simboleggiarle, essendo stato il luogo del feroce massacro del 1890 con cui si considera chiusa la resistenza dei Nativi negli Usa; Vorkuta e Kolyma, forse i più celebri lager del gulag sovietico.

giovedì 19 marzo 2015

NEL 71º ANNIVERSARIO DELLE FOSSE ARDEATINE - Roma, 24 marzo 2015

Presentazione del libro:

UN EBANISTA ALLE FOSSE ARDEATINE. OTELLO DI PEPPE D'ALCIDE (1890-1944)

a Roma, via Zabaglia 27 (Testaccio, Biblioteca «Enzo Tortora»)
24 marzo 2015, ore 17

martedì 2 luglio 2013

IN FIAMME LA SEZIONE TRIONFALE DELL'EX PCI (ora Pd e Sel), di Roberto Massari

Foto segnaletica di Otello di Peppe D'Alcide, comunista, 
martire delle Fosse Ardeatine. La foto è stata presa 
durante la prigionia a Regina Coeli, dopo le torture a via 
Tasso e prima del suo assassinio da parte dei nazifascisti.
Vorrei condividere con i compagni e le compagne cui sto mandando questa lettera, l'esperienza provata giovedì 27 a Roma, davanti alla celebre ex sezione Pci di Trionfale, ora sezione Pd e Sel.
Fin dalle origini quella sezione è stata dedicata a mio nonno materno (Otello di Peppe D'Alcide, comunista, ebanista e martire delle Fosse Ardeatine) - come ricordava anche il Corriere della Sera di mercoledì in cronaca romana, pur storpiando il nome di Otello in Oreste - e una grande lapide con il ritratto di nonno in un tondo ha sempre accolto all'ingresso chi entrava in quella sezione.
Quando da bambino (prima e durante le elementari) mi capitava di accompagnare mia madre a fare la spesa al mercato di via Andrea Doria, passavamo apposta davanti alla sezione, ci fermavamo sulla soglia ed io dicevo il mio "Ciao nonno".
Quanto la vicenda di mio nonno mi abbia condizionato nelle successive scelte politiche è sotto gli occhi di tutti. Meno noto è invece quanto io abbia fatto per conservarne e diffonderne la memoria: facendo appello (inascoltato) alle autorità di Chieti - dove nonno nacque - perché gli dedichino una strada; percorrendo tutti e tre i gradi del processo contro Priebke, compreso un quarto grado preliminare (il ricorso alla Corte costituzionale perché si accettasse per la prima volta la costituzione di parti civili in un processo militare); donando alcune memorie di nonno al Museo di via Tasso dove egli fu torturato; pubblicando il bel libro di Giuseppe (Pino) Mogavero I muri ricordano; collaborando con lo stesso Mogavero alla preparazione di un libro apposito su nonno Otello.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.