L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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sabato 14 febbraio 2015

GIORDANO BRUNO: IL LIBERO PENSIERO VIVE ANCORA, di Roberto Massari

415° ANNIVERSARIO DI GIORDANO BRUNO

Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente
e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera,
che lo rende e lo tiene schiavo […] l'uomo non ha limiti e quando un giorno
se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.
(da Spaccio della bestia trionfante, 1584)

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare
arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa,
improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.
(da Oratio valedictoria, 1588)

I più cari auguri a Giordano Bruno
che, pur arso, mai è andato in fumo.
(Danilo Breschi)

Per celebrare laicamente il 415° anniversario della morte di Giordano Bruno per mano dell'Inquisizione (17 febbraio 1600), riproponiamo l'articolo che Massari scrisse per il giornale dei Cobas della scuola (Cobas, n. 6/2000, p. 12) in occasione del 400° anniversario.
Ricordiamo inoltre che il 17 febbraio alle ore 17.00, in piazza Campo de' Fiori a Roma - accanto alla statua eretta nel luogo in cui il filosofo nolano fu arso vivo - si terrà un'assemblea pubblica sul tema: «Nel nome di Giordano Bruno - je suis laïque», con interventi di Maria Mantello, Franco Ferrarotti e Carlo Bernardini. [la Redazione]

Ogni epoca storica ha avuto i propri martiri del libero pensiero. E ogni epoca storica ha visto nascere proprie forme specifiche in cui si è manifestato ciò che più o meno può intendersi ancor oggi per «libero pensiero».
Accantonando tutte le varianti del caso - molteplici e ricche così come lo è la creatività umana - tali forme espressive appaiono determinate fondamentalmente dal conflitto tra un dato materiale, oggettivo (il patrimonio di conoscenze accumulate [maturate] dallo sviluppo delle forze produttive e/o acquisite grazie all'intercambio ineguale e combinato tra diversi sistemi sociali) e un dato ideologico, soggettivo (le esigenze d'autodifesa corporativa della propria casta da parte di chi domina o aspira a dominare quello sviluppo, quell'intercambio, quel sistema sociale). Tra i sistemi di casta legati alle più spietate tradizioni oscurantistiche, particolarmente accaniti nel distruggere sul nascere qualsiasi possibilità di libera formazione delle idee, vi è stata nei secoli e continua ad esservi oggigiorno la Chiesa cattolica, intesa sia come gerarchia vaticana, sia in senso più generale, come struttura di potere teocratico sovranazionale.

venerdì 13 febbraio 2015

UN GIORNO D'INVERNO, A VENEZIA, di Danilo Breschi

Cari lettori rossoutopici,
non mi è ancora chiaro se Venezia sia una maschera della bellezza oppure la bellezza in maschera, ma durante il Carnevale mi si apre quel «sipario del cuore» di cui parla Rainer Maria Rilke nella sua IV Elegia duinese, senza che però in scena vada mai l'addio. Almeno, mai quello definitivo. Al contrario, c'è una messinscena che fa letteralmente rovesciare una massima del Talmud, per cui il rapporto tra l'apparenza e l'essere è invertito e non è più così vero che «noi non vediamo le cose nel modo in cui sono. Le vediamo nel modo in cui siamo». Le maschere del Carnevale di Venezia, e solo certe maschere carnascialesche veneziane, sanno mettere in moto la relazione tra l'animato e l'inanimato. E io non vedo più me riflesso, ma qualcosa di enormemente più ampio ed aperto del me stesso che sono e penso di essere. Ne segue che l'umano capisce di essere tale solo e soltanto se, solo e soltanto perché sa interrogarsi sulla sua provenienza e sulla sua destinazione. Tra l'infanzia e la marionetta gelida della salma che tutti saremo è possibile stringere e imbullettare un cerchio per farceli entrare tutti dentro e renderci così complici delle cose caduche, sapendo che nella terra, sulla terra e con la terra c'è un principio di generazione continua, perpetua, ininterrotta. E allora ogni fine riconduce all'inizio, in un senso che dà ragione di un altro precetto che traggo sempre dal Talmud: «Il mondo non si mantiene che per il fiato dei bambini». È la bellezza, se sai accudirne il tramite.
Buona lettura.
D.B.

Niente libri, niente recensioni. Tutto rinviato ad una prossima volta. Oggi voglio parlare di una strana forma di letteratura e poesia fatta di pietre che affondano nell'acqua. Affondano non solo perché fondamenta di case, palazzi e chiese, ma anche perché sprofondano ogni giorno, ogni giorno un po' di più.
La laguna è lo specchio di una lenta agonia che a poco a poco consuma i fianchi e il volto di una donna comunque ancora troppo bella. La morte non turba la bellezza, anzi potrei dire che il bello rifulge in tutto il suo splendore e stupore proprio al limitare dell'abisso. Proprio lì, al confine tra vita e morte, tu puoi cogliere il fiore della bellezza, che si sa, già lo diceva Platone, è fuggevole.
Gli antichi Greci usavano un termine per descrivere la natura di ciò che è bello: orion. Orion significa adesso, in questo preciso momento. E la bellezza è qualcosa che capita, che si dà a noi nello spazio di uno sguardo. Un dono ricevuto, non si sa per quali meriti, e di cui ringraziamo il destino che però non fa regali, perché è tale proprio in quanto concede solo e soltanto ciò che è dovuto. Ce lo spiega Jannis Kounellis, pittore e scultore greco contemporaneo, esponente di spicco della cosiddetta "arte povera": «Un bambino è bello in quel momento e un uomo anziano è bello in un altro momento. La bellezza è una cosa che capita e indica brevi momenti. […] E poi il bello è eversivo… Naturalmente, la bellezza non può evolvere…».

mercoledì 12 marzo 2014

UNA CRITICA A BERTELLI SUL FILM «LA GRANDE BELLEZZA», di Danilo Breschi (con la risposta di Pino Bertelli)


Gent. Massari,
mi permetto di scriverLe due righe in riferimento all'articolo di Pino Bertelli, che ho ricevuto via email stasera:

Così tanto, così troppo, sopra il film che del film finisce per non dire più nulla. Mi riferisco a "La grande bellezza", che ho visto (peraltro prevenuto, anche per la recensione che avevo letto dello stesso Bertelli, oltre che per l'eccesso di riconoscimenti che stava mietendo; mi sono poi ricreduto, abituato a fare i conti con me stesso e con quel che mi si pone di fronte e ad analizzare la relazione, con annessi e connessi, tra me e ciò che mi fronteggia). Non ho invece visto "The Wolf of Wall Street".

Può non piacere lo stile e la linea estetica adottati da Sorrentino, oscillante tra nichilismo ed estetismo (intesi nella tradizione di una letteratura franco-germanofona collocata tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento; da Flaubert a Proust, da Gide a Céline, da Musil a Mann - e sono stati tutti ficcati dentro, eccome se ci sono...! magari filtrati da registi precedenti che li avevano più esplicitamente inseriti). Si può senz'altro elencarne i punti deboli e quel che non convince, dire che è avvilente, ridondante, un po' pretenzioso, zeppo di citazioni poco amalgamate, ecc. ecc., ma come si può dire che "La grande bellezza" non sia un film con forza iconica e narrativa (che si fa anche con pochi dialoghi, visto che parliamo di cinema e non di prosa letteraria...)? Non si può negare l'interesse e l'attenzione che suscita il film, a suo modo ambizioso - e non solo pretenzioso - e vivaddio!! tenuto conto di come vivacchia il 90% della cinematografia italiana.  Tenuto poi conto della scarsità di attori nostrani di alto livello. Sorrentino, a tal proposito, è riuscito a "sfruttarli", anche in senso proprio, e di farlo al meglio... Il film anche di quello e su quello voleva parlare. E ogni bravo regista, o almeno la volta in cui riesce ad esserlo, è sempre un po' "figlio di buona donna" con i suoi attori, anzitutto... A leggere Bertelli sembra che "La grande bellezza" sia proprio una schifezza al pari dei cinepanettoni, con l'aggravante che si prende sul serio e fa il verso al cinema colto.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.