L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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sabato 8 giugno 2013

INDIVIDUAL, CULTURE AND COMMUNICATION, by Roberto Massari

Report for the seminar of Revolutionary Socialism/Socialist Utopia
(Assisi, July 10, 1992)

1. “Legend” of the three wayfarers

It is far from easy to analyze in a lecture the relations that exist or may be established between those three elements indicated in the title. About the mutual dependence of culture and communication only, oceans of ink have been spilled and numerous scholars on social systems and mass communication have dealt with the topic. But, somehow, we must take the bull by the horns.

We will attempt to move forward from an allegorical image which, as it is the case with images used in a symbolic explicative function, will increase its metaphoric value in the very course of the exposition.
Let us suppose for a moment that we are here in Assisi but one thousand years ago, on July 992. Let us imagine ourselves on this hill while three wayfarers dressed in medieval costumes proceed along that country path.
One of them could be a merchant, heading to some country fair for business; or maybe the member of an artisans corporation; or a nobleman with no intentions to seclude himself in a convent or to stay home playing the role of the second son in line for the rest of his life and has decided to wander around the world (that world…). Whichever of those three he might be, we can consider him at all effects an individual with the characteristics of his epoch and, in the last hypothesis, even a person who would like to refrain from the obligations of family or nobility effective in those centuries of the Italian Middle Ages. In any case, he is a person who is conscious of his individuality and is willing to defend it.

lunedì 8 aprile 2013

INDIVIDUO, CULTURA, COMUNICACIÓN, por Roberto Massari

1. «Leyenda» de los tres viandantes

No es nada fácil analizar en una conferencia las relaciones que existen o se pueden establecer entre los tres elementos indicados en el título. Apenas acerca de la dependencia recíproca de cultura y comunicación se han empleado verdaderos ríos de tinta y es interminable la lista de estudiosos de sistemas sociales y relativas comunicaciones de masa que han osado tocar el tema. Pero de algún modo hay que tomar al toro por los cuernos.
Intentaremos partir de una imagen alegórica que, como todas las imágenes que se usan en función simbólica y explicativa, adquirirá mayor valor metafórico en el propio curso de la exposición. Con pocos señalamientos sintéticos y con imágenes apropiadas trataremos, por lo tanto, de transmitir algunas sensaciones sin recurrir a muchas o demasiadas palabras.

lunedì 16 luglio 2012

INDIVIDUO, CULTURA, COMUNICAZIONE*, di Roberto Massari

1. «Legenda» dei tre viandanti

È tutt’altro che facile analizzare in una conferenza il tipo di rapporti che esistono o si possono stabilire fra i tre elementi indicati nel titolo. Anche solo sulla reciproca dipendenza di cultura e comunicazione sono stati versati fiumi d’inchiostro e non si finirebbe mai di elencare gli studiosi di sistemi sociali e relative comunicazioni di massa che si sono misurati sul tema. Ma da qualche parte va afferrato il bandolo della matassa.
Noi proveremo a partire da un’immagine allegorica che, come tutte le immagini utilizzate in funzione simbolica ed esplicativa, acquisterà un crescente valore metaforico nel corso dell’esposizione. Con pochi cenni sintetici e con immagini appropriate tenteremo quindi di trasmettere delle sensazioni, evitandoci il ricorso a molte o troppe parole.

Fingiamo per qualche momento di trovarci qui ad Assisi, a luglio dell’anno 992, cioè esattamente mille anni fa. Immaginiamoci in questo stesso poggio, alle pendici del Subasio, mentre su quel viottolo di campagna procedono di buon passo tre individui in abiti d’epoca.
Uno di loro potrebbe essere un commerciante diretto per affari a una qualche fiera agricola; o il membro di una corporazione artigiana; oppure un nobile che non intende rinchiudersi in convento onde non fare il secondogenito in casa per il resto della sua vita e quindi ha deciso di andarsene in giro per il mondo (quello di allora...). Quale che sia dei tre, possiamo considerarlo a tutti gli effetti un individuo con le caratteristiche della sua epoca e, nell’ultima ipotesi, addirittura una persona che vorrebbe sottrarsi ai condizionamenti famigliari o agli obblighi nobiliari vigenti in quei secoli del medioevo italiano. In ogni caso, una persona consapevole della propria individualità e intenzionato a difenderla.
Accanto a lui cammina una figura tipica dei secoli precedenti l’anno Mille: un chierico vagante, uno studioso di arti varie, uno studente non-universitario solo perché le università ancora non hanno preso a funzionare (quella di Bologna ufficialmente comincerà nel 1088, meno di un secolo dopo). Non mancano di certo centri di raccolta e convivenza degli studiosi, soprattutto nei conventi, per lo più dedicati all’approfondimento di temi religiosi visto che la cultura ufficiale, «alta» del tempo, era essenzialmente teologica o comunque subordinata alle direttive molto poco democratiche del clero cattolico-romano e delle sue ramificazioni. Si trattasse delle dispute sulle interpretazioni delle Sacre scritture novellamente tradotte, del moto degli astri o della scala di creazione degli animali, era comunque la cultura egemone dell’epoca. Chiameremo quindi sbrigativamente «studente» questa seconda figura e la considereremo come la più idonea rappresentazione simbolica della cultura media e medievale del tempo.
Il terzo viandante non può essere altro che un menestrello, un giullare, un troubadour, un pioniere della lirica occitana, arrivato in Italia per chissà quale recondita ragione o invitato da chissà chi. Possiamo immaginarlo con la sua ghironda in un sacco, oppure con un liuto o con qualsiasi altro strumento musicale a fiato o a corde pizzicate. L’importante è che si accetti di considerarlo come il più tipico rappresentante della comunicazione dell’epoca. Sappiamo che questa figura viaggia da una corte all’altra, da un principe all’altro - da Aquisgrana a Perugia, da Siviglia a Viterbo, da Canterbury a Parigi - percorrendo spesso e per ragioni più laiche che religiose le stesse strade che conducono i pellegrini provenienti da altri Paesi (i pionieri del turismo europeo) lungo la via Francigena fino alla presunta tomba romana dell’apostolo Pietro o lungo il Cammino di Santiago de Compostela, dove nel secolo precedente era stata scoperta la presunta tomba di Giacomo il Maggiore. Questa figura di artista-musico-poeta-viandante incarna in realtà il «giornalista», se non direttamente il «giornale orale» dell’epoca: è lui che trasferisce le notizie, i nuovi modi di poetare, la musica e la cultura; lo fa da un villaggio all’altro, da una sede nobiliare all’altra, da una curia vescovile all’altra.
Non si pensi però che la rappresentazione di queste tre figure, in marcia congiunta e dirette apparentemente verso un’unica meta, sia una mia invenzione. In realtà sulla loro convergenza nelle realtà storico-sociali dei loro tempi e sul ruolo da esse avuto nella diffusione della cultura «medievale», sappiamo molto, sia grazie alle cronache dei contemporanei, sia grazie all’opera più recente degli studiosi dell’argomento. Ma ne abbiamo anche alcune testimonianze - letterarie e musicali allo stesso tempo - nelle canzoni gogliardiche, di strada o di taverna, conviviali, erotiche, sacromoraleggianti e financo licenziose, che sono note sotto la denominazione di Carmina Burana.
Ebbene i Carmina Burana - sulla cui esecuzione reale esiste tutta una diatriba musicologica, ma che molti di voi avranno apprezzato nella versione musicata da Carl Orff nel 1937 - offrono una rappresentazione unitaria e concentrata delle tre figure sopraccennate. Prodotti in nessun luogo sociale o geografico specifico, anonimi ed estranei alla cultura «alta», ufficiale del tempo, questi Carmina venivano composti, cantati o ascoltati con gran gusto da viandanti, commercianti in trasferta, chierici vaganti, studenti e menestrelli: un concentrato di cultura alta e bassa, di lingue nobili (il latino soprattutto, anche se deformato) o popolari (dall’alto tedesco al volgare italiano); una conoscenza di tradizioni musicali, dal canto gregoriano alla nuova poesia trobadorica, con cognizioni di scrittura neumatica; una sintesi effettiva sul piano artistico-popolare delle correnti spiriturali e di pensiero che potevano essere comuni alle tre figure che abbiamo scelto come esemplificazione allegorica e punto di avvio del nostro discorso.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.