L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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mercoledì 27 gennaio 2016

Giorni della Memoria: PRECISAZIONI SUL GULAG, di Roberto Massari

Nella giornata in cui in tutto il mondo si commemora la Shoah ci sembra utile ripubblicare un testo «storico» di Roberto Massari in cui si affronta in termini storiograficamente documentati il problema del Gulag (l'«olocausto» staliniano), che portò alla morte 20-25 milioni di persone. In quel quadro rientra il genocidio del popolo ucraino tramite carestia deliberata e il massacro/deportazione di altre minoranze nazionali dell'Urss. Avremmo voluto approfittare dei «Giorni della Memoria» anche per pubblicare materiali su un altro grande «olocausto» - quello del popolo cinese - che sotto la direzione di Mao Tse-tung portò alla morte oltre 70 milioni di persone. Ma nonostante l'esistenza di ottimi lavori prodotti all'estero, su questo tema non riusciamo ad avere lavori di provenienza nostrana. Forse perché nell'esaltazione dei mostruosi crimini del maoismo fu coinvolta praticamente tutta l'intellighenzia della ex estrema sinistra tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70. [la Redazione]

SOMMARIO: 1. La terminologia2. Luoghi e ragioni della detenzione3. Date da tenere a mente4. Il silenzio di Trotsky5. La formazione del Gulag6. L'economia del Gulag (modo di produzione schiavistico)7. Declino e fine del Gulag8. Domande a chi ancor oggi fornisce copertura al Gulag9. Un'appendice brutta e una bella: a) L'Associazione Marx XXIb) Luciano Canfora.

Ingresso di un lagpunkt («sottosezione staccata») di Vorkuta, Siberia, anni '40
[…] Colgo l'occasione anche per chiarire meglio le questioni rimaste implicite […], nell'interesse di altri che possono leggere i testi precedenti. E poiché mi capita spesso di trovare affermazioni di persone di buona volontà ma scarso discernimento che con grande disinvoltura applicano all'analisi del passato categorie interpretative prodotte dai desideri che nutrono per l'oggi o per il domani, sono costretto a premettere che le mie precisazioni non sono il riflesso della mia attuale idea di democrazia rivoluzionaria (cioè di come vorrei che fosse la futura società rivoluzionaria anche in campo carcerario-repressivo), ma riguardano il passato repressivo dell'Urss, quel passato specifico: come andarono realmente le cose dopo l'Ottobre e quali alternative credibili vi siano state all'epoca. Magari comparirà anche, tra le righe, il mio pensiero su come mi sarebbe piaciuto che le cose fossero andate, ma di questo invito il lettore a non tener conto essendo materia storicamente irrilevante. Per quanto mi riguarda, invece, devo riconoscere che senza una mia riflessione documentata e condotta per anni su quelle vicende tragiche non sarei politicamente ciò che sono e non avrei le idee per le quali mi batto ormai da decenni. Di qui l'importanza di collocare quelle vicende nella loro reale prospettiva storica, consapevoli di quanto negazionismo si è sviluppato riguardo all'olocausto staliniano in misura esponenzialmente superiore (numericamente incalcolabile) rispetto al negazionismo verso l'olocausto nazista.

giovedì 6 agosto 2015

ADDIO A ROBERT CONQUEST, di Andrea Furlan

Il 3 agosto 2015, nella città di Palo Alto in California, all'età di 98 anni, è scomparso il grande storico inglese Robert Conquest (nato nel Worcestershire il 15 luglio 1917, lo stesso anno della Rivoluzione che avrebbe poi studiato nelle sue tragiche conseguenze per il resto della vita).
Con i suoi numerosi saggi - in particolare quelli dedicati al tema dello stalinismo e dell'Unione Sovietica - e con la ricchezza di dati in essi contenuti, aveva dato un contributo fondamentale per la diffusione di uno spirito critico verso l'esperienza dell'Urss, contro la vulgata filostaliniana sostenuta da intellettuali compiacenti in vari Paesi del mondo.
Il merito storico che dobbiamo riconoscere a Conquest non è rappresentato unicamente dalla sua denuncia ultradocumentata dei crimini contro l'umanità compiuti dallo stalinismo - crimini che sono ormai riconosciuti da tutti o quasi tutti gli storici più seri che si occupano dello stalinismo e del Gulag - ma anche dalla lungimiranza con cui seppe prevedere la crisi inevitabile di quel sistema. E ciò perché seppe scavare a fondo nelle ragioni politiche che portarono alla trasformazione in controrivoluzione del processo rivoluzionario russo, partendo da un'analisi lucida (anche perché in gioventù era stato a sua volta membro del Partito comunista) delle prime scelte compiute dal Partito bolscevico al potere, quelle che spalancarono la porta alla distruzione del processo rivoluzionario e al successivo trionfo della burocrazia stalinista.

mercoledì 19 settembre 2012

«STALIN» DI BORIS SOUVARINE, di Andrea Furlan

Consideriamo importante la biografia di Stalin di Boris Souvarine perché è un'analisi dello stalinismo contestualizzata nella dinamica del processo rivoluzionario dell'Ottobre. Souvarine analizza ogni aspetto dello svolgimento involutivo del processo rivoluzionario, che descrive attraverso le sue grandi capacità di narratore degli eventi che visse da contemporaneo. L'analisi del processo controrivoluzionario viene svolta in uno sviluppo storico-politico di ampio respiro, che inizia dalla fondazione della socialdemocrazia russa per concludersi con il patto Hitler-Stalin e l'inizio del secondo conflitto mondiale.
Come tanti suoi contemporanei, Souvarine pagò il prezzo delle proprie idee e delle proprie scelte di oppositore allo stalinismo.
L'opera di Souvarine non è solo una biografia basata sulla personalità di Stalin e volta a far conoscere al mondo intero i crimini dello stalinismo ma, collocando le sue analisi critiche nella disamina storica del bolscevismo, fornisce gli strumenti essenziali che rafforzano un concetto fondamentale, che con il tempo è divenuto patrimonio comune tra gli storici di stampo marxista, e cioè la convinzione che lo stalinismo non nacque con l'avvento di Stalin al potere ma fu il frutto di un processo storico, politico e sociale determinatosi in Russia all'indomani dell'Ottobre.
Malgrado si tratti di un'opera monumentale di 983 pagine, pubblicata in Italia dalla casa editrice Adelphi, la lettura del testo risulta estremamente agevole e facilmente comprensibile per il lettore. Souvarine fu uno dei fondatori del Partito comunista francese e membro nel 1921 della segreteria della Terza internazionale. Venne espulso da entrambi gli organismi nel 1924 quando, dopo la morte di Lenin, si schierò con Trotsky nella battaglia contro Stalin. In Francia lavorò con Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario francese. Il suo rapporto con Trotsky si interruppe invece nel 1939 sul dibattito sulla teoria della rivoluzione permanente, che Souvarine considerava, in aperta polemica con il «Vecchio», «una nozione verbosa e astratta».
Il ricordo della rivoluzione del 1917 risulta nitido malgrado dalla rivoluzione alla redazione e pubblicazione del libro, apparso per la prima volta nel 1935, fossero trascorsi diciotto anni. Il libro di Souvarine è stato la prima opera biografica che ha rivelato le nefandezze dello stalinismo, smascherando la costruzione artefatta delle leggende e dei miti sulla figura di Stalin. Souvarine si caratterizza sul piano storico-politico come un autentico pioniere, essendo stato tra i primi a denunciare apertamente lo stalinismo in un'epoca in cui nel mondo socialista lo stalinismo aveva trionfato nella Terza internazionale e in tutti i partiti comunisti presenti nei singoli stati nazionali e nella quale chi dissentiva apertamente da Stalin rischiava la vita.
Il libro fu pubblicato prima negli Stati Uniti e successivamente nello stesso anno anche in Francia, malgrado vari tentativi di boicottaggio orditi dagli ambienti staliniani con la compiacenza della borghesia mondiale che, in virtù dell'alleanza antinazista durante la guerra con la Russia di Stalin, agì di concerto con lo stalinismo per non far conoscere al mondo l'opera antistaliniana di Souvarine. Questa vicenda getta luce sulle tremende responsabilità della borghesia mondiale nell'aver contribuito a costruire il mito di Stalin in chiave antinazista, coprendo le responsabilità dello stalinismo nei massacri compiuti sia prima che durante la guerra, da Stalin e i suoi seguaci. Eminenti personalità politiche del mondo borghese come Roosevelt, Churchill e Truman diedero credito a Stalin, lo aiutarono in tutto e per tutto e lo foraggiarono durante il conflitto, alimentando l'idea propagandistica che Stalin fosse cambiato, divenendo veramente un uomo di pace devoto alla democrazia. Accrebbero così a dismisura la sua personalità a livello mondiale, facendolo passare non come uno dei principali responsabili dello scoppio del conflitto mondiale, ma come uno degli artefici della sconfitta di Hitler e vincitore della guerra.
Souvarine pone in risalto la figura di Stalin analizzando tutti i passaggi storico-politici che contrassegnarono l'ascesa al potere del dittatore. Nell'analisi dello stalinismo Souvarine non ha tralasciato nulla. Inizia con il fornire uno spaccato del quadro storico nel quale il dittatore georgiano si formò sia caratterialmente che politicamente, dai suoi trascorsi giovanili nel seminario di Tiflis fino alla sua adesione al movimento socialista, per poi passare ad analizzare criticamente le scelte compiute dai bolscevichi avvenute prima della nomina di Stalin alla carica di Segretario generale del Partito bolscevico (Partito comunista russo).
Souvarine rimase un marxista sino alla fine dei suoi giorni. Questa sua incrollabile certezza della necessità di costruire una società fondata sul socialismo non lo limitò sul piano della critica politica nel formulare precise accuse al bolscevismo. Inoltre la sua opera ha avuto il merito di aver ispirato i saggi di Hélène Carrère d'Encausse su Lenin e i numerosi lavori di Roj Medvedev su Stalin. Insieme a Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge, con il quale ha collaborato in più occasioni durante la sua vita, l'opera di Souvarine si colloca in quell'esigua schiera di antistalinisti che non hanno accettato l'idea che la controrivoluzione burocratica sia avvenuta solo a partire dalla sconfitta di Trotsky in seno all'apparato del Partito bolscevico, bensì fosse cominciata prima, con le prime scelte del leninismo al potere.
In merito alla politica dei bolscevichi, che Souvarine analizza da cima a fondo - dalla presa del potere alla guerra civile e allo scontro tra Trotsky e Stalin all'indomani della morte di Lenin - l'autore esprime critiche al bolscevismo attribuendo a Trotsky e a Lenin la responsabilità di aver spianato la strada alla controrivoluzione burocratica che avrà in Stalin il suo principale interprete. Le scelte di trasformare la parola d'ordine «tutto il potere ai soviet» - nella quale tutte le forze politiche di opposizione allo zarismo e al kerenskismo si erano riconosciute - in «tutto il potere al Partito bolscevico» e di considerare la linea del Partito bolscevico come un dogma infallibile, fu per Souvarine l'inizio del processo degenerativo postrivoluzionario, durante il quale la democrazia tanto teorizzata da Lenin in Stato e rivoluzione non trovò mai attuazione nelle scelte compiute dai bolscevichi.

lunedì 4 ottobre 2010

«IL GRANDE TERRORE» DI ROBERT CONQUEST, di Andrea Furlan

A distanza di più di mezzo secolo dalle rivelazioni di Nikita Kruscev al XX congresso del Pcus sui crimini commessi da Stalin nei confronti del popolo russo, ci sono ancora nel nostro paese forti resistenze politiche nei partiti che si definiscono “comunisti” ad accettare sino in fondo la condanna dello stalinismo. Alla storia dell’Urss e alle scelte politiche di Stalin continuano a ispirarsi i principali partiti nati dalla dissoluzione del Pci (Prc e Pdci), oltre a gruppi con storie diverse come la Rete dei Comunisti, i Carc e la Sinistra popolare o realtà di tipo associativo come Marx XXI: tutti costoro con la storia del Pci e dell'Urss non hanno mai realmente voluto aprire un serio confronto critico, sia verso le scelte politiche compiute dal Pci di Togliatti, sia nei confronti delle scelte politiche compiute dall’Unione Sovietica di Stalin. Una vera rimozione politica dinnanzi alle cocenti sconfitte che lo stalinismo ha determinato per il movimento operaio italiano e internazionale, che si uniscono alla cecità nel riconoscere le atroci sofferenze patite da una parte cospicua dell’umanità a causa delle colpe ripugnanti di cui si è macchiato il regime staliniano.
Capita ancora di riscontrare che, di fronte a fatti storici oramai arcinoti all’umanità ed egregiamente descritti dai maggiori storici di fama mondiale, l’atteggiamento di assoluta disonestà intellettuale assunto dagli stalinisti è di continuare a catalogare i fatti realmente accaduti come menzogne costruite da reazionari. Anche per questo, oltre che in onore della verità e per una completa comprensione storica della controrivoluzione avvenuta in Urss attraverso lo stalinismo, ci sentiamo di segnalare e proporre al giovane lettore che inizia ora a formarsi una conoscenza della storia del comunismo di gettarsi anima e corpo nella lettura del libro di Robert Conquest Il Grande Terrore ([1968] Mondadori 1970, BUR 1999).
Dell’autore ricorderemo solo che subito dopo aver concluso gli studi di storia presso l’Università di Oxford, era entrato a far parte nel 1937 del Partito comunista inglese dal quale si dissociò quando iniziò a prendere coscienza di cosa fosse effettivamente il regime di Stalin. Ruppe pertanto con il comunismo sovietico, accusando intellettuali del calibro di Jean-Paul Sartre, Sidney Webb, Walter Duranty e Theodore Dreiser di essere apologeti del sistema staliniano e del suo regime di terrore.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.