L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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sabato 4 febbraio 2017

«FIVE STARS» PEGGIO DI SCIENTOLOGY, di Piero Bernocchi

Caro Roberto [Massari],

rispondo alla tua richiesta di un giudizio sulle ultime tragicomiche vicende della sindaca Raggi nonché sul suo retroterra generale, rappresentato dal monocratico partito-azienda Casaleggio-Grillo. Con una premessa, forse superflua, ma non si sa mai: le valutazioni che seguono sono di mia esclusiva responsabilità e non coinvolgono l'organizzazione - i Cobas - di cui sono portavoce.
In linea generale, mi pare che si possa dire che gli ultimi sviluppi della tragicommedia Raggi superino i già super-inquietanti precedenti. E di certo mi convincono sempre più che la Casaleggio Associati e il terrificante satrapo Grillo sono peggio di Scientology, che perlomeno non si è mai posta l'obiettivo di fondare un partito negli Usa o altrove, e che tantomeno ha mirato al governo statunitense. Ho l'impressione che settimana dopo settimana Grillo e Casaleggio testino i cittadini italiani con "fake news" [false notizie] che rivaleggiano alla grande con quelle di Trump durante la sua campagna elettorale.
Ad esempio, qui e ora: Romeo fa un'assicurazione sulla vita a nome di quella sciagurata bugiarda seriale, quella record-woman dell'irresponsabilità cialtrona che è la Raggi, e la neo-sindaca lo ricompensa con un incarico da capo della segreteria politica a 120mila euro annui, poi "ridotti" a 95mila. E Casaleggio-Grillo ci spiegano, con la più incredibile faccia di culo, che si è trattato del frutto di "un amore non corrisposto"!! Minchia, e se era "corrisposto" quanto gli dava di stipendio al suo presunto o reale spasimante?
E anche i fratelli Marra e Frongia verremo a sapere tra un po' che sono stati "amori non corrisposti"? E che è la Raggi, una novella Cleopatra o una Mata Hari "de noantri"? È come se la holding Casaleggio volesse testare fino a dove si può arrivare con il lavaggio del cervello a milioni di italiani/e, appunto con il metodo Scientology trasferito in politica. Non a caso Casaleggio senior era immerso in un esoterismo oscuro e inquietante, mixato con un ultraliberismo alla Tea Party e ad una vera e propria passione per la manipolazione delle menti intorno a progetti fantascientifici di più generale manipolazione umana.
La cosa sempre più sbalorditiva (direte voi, dopo Trump di cosa potremmo ancora sbalordirci? eppure…) è la sudditanza schiavizzata dei loro quadri "politici" e dei loro parlamentari, anche se per molti/e di loro si può trattare di semplice paraculaggine opportunistica, visto che, da un giorno all'altro, sono stati (o sperano di esserlo nell'immediato futuro) catapultati, da assoluti incompetenti politici senza arte né parte, a ben retribuiti incarichi nelle istituzioni, in cambio dell'assoluta fedeltà ai due capi-padroni. Sorprende non poco, però, anche il consenso "ovino" e "bovino" che, malgrado ogni giorno i «Five Stars» smentiscano tutte le favole raccontate in questi anni, continuano ad avere da milioni di persone, a prescindere. Insomma, si ha l'impressione che Grillo e Casaleggio junior potrebbero rapinare in pieno giorno e a volto scoperto un supermercato e il consenso non scenderebbe, anzi, magari crescerebbe in premio all'audacia del duo luciferino.

lunedì 23 giugno 2014

LA DERIVA NAZIONALISTA DEL MOVIMENTO DI GRILLO, di Antonella Marazzi e Roberto Massari

Cari amici e amiche del Meet-up bolsenese, caro Sandrone,

abbiamo atteso sino alla fine che il gruppo bolsenese si riunisse, prima di comunicare le nostre dimissioni dal gruppo stesso e dal Movimento 5 Stelle. Non volevamo mettere nessuno/a di voi davanti al fatto compiuto e ci sembrava giusto avere un confronto verbale, prima di formalizzare per iscritto la nostra decisione.
Ma arrivati ormai a un mese dalle elezioni, a fronte dell'ennesimo rinvio dell'incontro (che, quando sarà, sarà il primo postelettorale!), ci vediamo costretti a rompere gli indugi. Procediamo quindi per iscritto, senza aver avuto la possibilità di esporvi serenamente - a parole e con dovizia di argomenti - le ragioni per le quali due rivoluzionari internazionalisti come noi (uno, rivoluzionario internazionalista dal 1966, cioè da 48 anni, e una, rivoluzionaria internazionalista dal 1969, cioè da 45 anni) non possono restare un minuto di più dentro il M5S, sia pure su basi semplicemente locali.
In realtà la nostra decisione di dimetterci è sorta appena Grillo ha proposto l'ingresso nell'EFD di Nigel Farage (Europe of Freedom and Democracy), raggruppamento nazionalista, antieuropeo, filoimperialistico britannico, conservatore per genesi, storia e programmi. (Sull’Ukip non ci dilunghiamo perché speriamo che abbiate letto l'analisi proposta da Roberto nello scambio di lettere con Michele Nobile. Chi non l'ha letta può richiederla a noi o a Sandrone.)

Fernando Botero, Ratto d'Europa
Il solo fatto che Grillo potesse pensare possibile una simile scelta ci ha fatto rabbrividire. Sì, rabbrividire perché, a differenza di ciò che pensa tutta la gruppettologia erede della ex estrema sinistra, noi attribuivamo al Movimento una funzione progressista (in Italia), un ruolo coerentemente e istintivamente antisistema e comunque storicamente superiore in radicalità a quanto sia mai stato fatto da tutti i gruppi della ex estrema sinistra nel Parlamento italiano (da Lotta continua a Rifondazione, passando per Avanguardia Operaia o Democrazia proletaria o i Verdi). Ovviamente questa funzione progressista del M5S verrà ora severamente limitata dalla sua collocazione in campo reazionario a livello europeo, sicuramente segna l’inizio di una sua crisi qualitativa e, in più lontana prospettiva, una sua scomparsa quantitativa.
Per assolvere a compiti realmente reazionari, infatti, il sistema capitalistico dispone già di suoi strumenti consolidati e difficilmente acconsentirà a sponsorizzarne di nuovi. E al momento il principale strumento della reazione in Italia è certamente il PD diretto da Renzi e composto dalla nuova e vecchia nomenklatura di origine pciista. A livello europeo, invece, il fronte delle varie borghesie nazionali è diviso trasversalmente come minimo tra europeisti e antieuropeisti, passando per i cosiddetti «euroscettici».

martedì 3 giugno 2014

LO TSUNAMI NAZIONALISTA DI GRILLO, di Roberto Massari e Michele Nobile


Michele,
sarebbe meraviglioso se tu facessi un breve articolo (anche una o due pagine) di definizione e descrizione dell'Ukip (e non tanto di personalizzazione su Farage).
La discussione nel Mov. 5 stelle è scoppiata in forma pessima ed è tutta concentrata su questa o quella frase di Farage.
In realtà basterebbe andare a cercare la voce Ukip in wikipedia (voce che si presume l'abbiano scritta loro stessi e nel leggerla si vede che è proprio così) per capire che ci si trova davanti a un partito nato dalla tradizione dei conservatori inglesi (quindi dal mondo della Thatcher), che è profondamente nazionalista, ma alla maniera degli inglesi: cioè vogliono essere estranei a qualsiasi forma di collaborazione internazionale che non sia da loro dominata (nostalgie del Commonwealth), a qualsiasi abbassamento delle frontiere della Gran Bretagna insulare, secondo una tradizione di isolazionismo imperialistico che l'Inghilterra ha sempre avuto e che anche i laburisti appoggiarono. Non dimenticherò mai l'anno delle prime elezioni europee (1979) in cui addirittura Ernest Mandel andò a fare campagna per i laburisti e per l'uscita della Gran Bretagna dalla Cee.
Insomma, ci troviamo davanti a un partito filocapitalistico in forma esplicita, nazionalista e profondamente conservatore (loro si definiscono anche liberali, ma nel senso di fautori del liberismo). E se mi mettessi a parlare dell'Irlanda del Nord (di cui stranamente si sono tutti dimenticati) si vedrebbe che l'Ukip la pensa come la stragrande maggioranza dell'establishment politico britannico, e cioè che l'Ulster è loro e guai a chi lo tocca (a me basterebbe questo per condannare l'Ukip e tutti coloro che lo sostengono). 
Le loro preoccupazioni per le politiche di controllo dell'immigrazione sono cosa seria - da non confondere quindi con il razzismo (casomai la xenofobia) - ma hanno il difetto di puntare alla difesa degli interessi capitalistici (imperialistici) britannici visti in opposizione a quelli «stranieri». Dopodiché è vero che non si può proseguire con l'immigrazione selvaggia: ma se questa preoccupazione la esprimo io che sono per la rivoluzione mondiale e che vorrei investire energie per risolvere il problema degli immigrati nel loro paese d'origine, è un conto. Se lo dice un difensore dell'imperialismo (italiano o britannico poco importa) è un'altra cosa. La differenza è di classe - si sarebbe detto un tempo.

mercoledì 10 luglio 2013

NON SARÀ LA RIVOLUZIONE, MA… (sul comunicato di Grillo all'uscita dal Quirinale), di Roberto Massari

Non sarà la rivoluzione (perché manca questo e manca quello - come faranno notare gli esperti in gruppettologia comparata), ma intanto bisogna dire che nessuno qui in Italia ha mai avuto il coraggio di parlare in questi termini al Presidente della Repubblica, uscendo o entrando dal suo reale studio. Un Presidente che ne esce malissimo, con accuse esplicite al suo ruolo extraistituzionale e l'affermazione implicita che lui è parte del problema, che non lo avremmo voluto di nuovo in quel posto, che le colpe del governo ricadono su di lui ecc.

Sui partiti la musica è quella che sappiamo, ma fa sempre piacere riascoltarla, visto che non viene suonata in una riunione di 4 gatti, ma davanti a milioni di persone di questo Paese che sicuramente di questo incontro vorranno sapere, foss'altro che per curiosità morbosa.
Nel pacchetto propositivo mi sembra ridimensionata la follia dell'uscita dall'euro (da Grillo mai veramente fatta sua), laddove si indicano invece precisi pericoli di crollo sociale nel Paese con ricadute a livello internazionale, se si mantiene l'attuale linea di politica economica (fatta di tasse, prelievi, compressione dei consumi e soprattutto rinvii, decreti legge e schermaglie di schieramento parlamentare). Giusto il taglio e giuste anche le singole proposte. Le radici della crisi sono in Italia e la soluzione della crisi è incompatibile con i partiti esistenti, il Parlamento esistente, i giornali esistenti, la Presidenza della repubblica esistente.
Si dice chiaramente che la catastrofe è ormai possibile, grazie al modello di soluzione della crisi finanziaria adottato (Letta ora, Monti ieri, centrodestra e centrosinistra ormai appaiati) e non è dovuta alle trame di superpoteri, di una inesistente borghesia internazionale e sovrastatale. Un po' di piedi per terra non fanno mai male.
Se qualcuno aveva la faccia tosta di dire che da Grillo non arrivano proposte concrete, adesso può ricredersi e riconoscere in buona fede che una bella base da cui partire... con le lotte, c'è e come. Le proposte sono nel numero giusto, non sono astratte, non sono ultimatistiche. Sono molto concrete, sono praticabili da parte di un movimento di massa che spazzi via l'attuale sistema delle caste, e sono quindi impraticabili con governi in cui sia presente in tutto o in parte l'attuale casta politica. È facile vedere che una loro realizzazione aprirebbe una grave e sana crisi politica nel Paese.

sabato 8 giugno 2013

GRILLO SEMBRA APRIRE ALLA PROSPETTIVA DELL’ANTIPARLAMENTO: AIUTIAMOLO A SPALANCARE..., di Roberto Massari


Per anni in comunicati, documenti e libri di compagni e compagne di Utopia Rossa si è potuta leggere la seguente sintesi di una nostra argomentazione molto più ampia e ricca in riferimenti storico-sociologici: «La degenerazione del sistema parlamentare italiano è arrivato a toccare il fondo in termini storici e il processo è ormai irreversibile».


Il nostro giudizio sui partiti che ancora cercano di trarre vantaggi da questa crisi si può facilmente immaginare (sono i famigerati Forchettoni rossi, verdi, bianchi e neri, senza dimenticare anche le Forchettone con o senza colore aggiunto). Mentre l’analisi dei livelli di degenerazione di altri sistemi parlamentari, se è inequivocabile per Paesi a capitalismo avanzato, come gli Usa, la Francia, la Spagna, è tutta da definire caso per caso quando si riferisce a Paesi di «nuova democrazia parlamentare» (il mondo della dipendenza dall’imperialismo) o di dittature ex staliniane con assenza totale di democrazia parlamentare (in Cina e non solo).

martedì 4 giugno 2013

SOCIAL-NAZIONALISMO E LIBERISMO DEMOCRATICO: SUL M5S, di Claudio Fausti


Al falso di buone parole, si deve preferire il cattivo vero.
Le politiche economiche neo liberiste o monetariste, il dominio della finanza e della speculazione sulla “economia reale”; il turbo capitalismo finanziario contrapposto alle possibilità del  “mercato sociale”; le élites della globalizzazione esercitanti in modo palese o occulto il “signoraggio” sul buon popolo di produttori-consumatori-risparmiatori;  il giubilo borsistico contro  la “creazione di posti di lavoro”:  pur ancora politicamente sostenute con forza da governi e tecnocrati,  queste scelte mostrerebbero – per i loro oppositori - di non saper gestire come promesso e mai mantenuto la crisi dei mercati globali, rovesciando problemi ed ingiustizie sul corpo sociale.

Questa situazione condurrebbe la parallela “crisi della politica” soprattutto nei paesi dove lo Stato sociale appare storicamente meno formato ( ma senza lasciare immuni gli altri) o quasi eufemistico, e che hanno prevalentemente subito, o condiviso in posizione svantaggiosa,  la decisioni e gli interessi dei paesi più forti nello scacchiere monetarista globale.
La periferia-sud dell’impero dell’Euro dove crisi, debito e saccheggio della cosa pubblica sarebbero più evidenti, dimostrerebbero in particolar modo il fallimento e la follia strutturale del pensiero economico egemone.  
A questo pensiero unico degli ultimi decenni, si incarica insomma di rispondere criticamente da tempo, ma in Italia soprattutto ultimamente, un fiorire di economisti, dotti od improvvisati, neo- keynesiani, altercapitalisti, nazionalisti antieuropeisti , critici del monetarismo ecc, in un dibattito che si ricentra  sui concetti di “sovranità” e Stato Sociale.  

giovedì 30 maggio 2013

ALLE COMUNALI STRAVINCE L’ASTENSIONE. La Casta arretra ovunque, ma per nasconderlo falsifica i risultati del M5S, di Michele Nobile


dal blog di Beppe Grillo
I risultati delle elezioni comunali non sono affatto inaspettati. Il dato evidente è l’ulteriore conferma della tendenza alla crescita dell’astensione: a confronto della precedente tornata elettorale nei comuni, la partecipazione è crollata di 15 punti di percentuale, dal 77% al 62% degli elettori. Il crollo è particolarmente forte al Nord (Piemonte, -14 punti; Lombardia, -18 punti), nella zona «rossa» (Emilia Romagna, -18; Toscana, -20), nel Lazio (-19 punti); ed è meno marcato nel Mezzogiorno, ma sulla base di una partecipazione elettorale già più bassa. Nel complesso, il crollo della partecipazione avvicina, in questo, il Nord e il Sud. All’astensione si dovrebbero aggiungere le schede bianche e nulle (che erano state circa 1,3 milioni nelle ultime politiche), pari a quasi il 3% dell’elettorato. Il dato fondamentale è l’ulteriore crollo di credibilità delle elezioni come soluzione dei problemi politici e sociali. Crollo che, ovviamente, colpisce la legittimità dei partiti che vi partecipano. 

martedì 9 aprile 2013

IL MOVIMENTO 5 STELLE. UNA RIVOLTA NELLA POSTDEMOCRAZIA E LE OSSESSIONI DELLA (EX) SINISTRA ITALIANA, di Michele Nobile

Demonizzazione e captatio benevolentiae verso il M5S

È da tempo che la crisi di legittimità della casta partitico-statale italiana si esprime nella crescita dell’astensionismo: che è il fenomeno politico maggiormente in crescita di cui poco si parla o se ne parla per liquidarlo come primitivismo antiparlamentare o «qualunquismo». Come forma di protesta politica l’astensionismo cresce perché ha profonde e diffuse motivazioni sociali, alle quali né il centrosinistra né il centrodestra sono in grado di rispondere in modo credibile e accettabile.
Con le recenti elezioni la crisi di legittimità si è trasferita anche all’interno dell’istituzione parlamentare, in conseguenza del successo elettorale del Movimento cinque stelle (M5S): piaccia o no, di fronte ai partiti che da vent’anni governano il paese è il M5S che costituisce il terzo polo, quello della protesta.
È questo che spiega l’ambivalenza dell’atteggiamento di politici e commentatori nei confronti del M5S, che oscilla tra la demonizzazione e la captatio benevolentiae: in questo secondo caso ci si aspetta che Grillo «il demagogo» e i parlamentari della cosiddetta «antipolitica» sappiano anche mostrarsi ragionevoli e costruttivi, consentendo in tal modo la formazione di un governo, possibilmente di centrosinistra.

lunedì 1 aprile 2013

LETTERE A BEPPE GRILLO (2007), di Roberto Massari

In un periodo in cui tende a crescere lo sciacallaggio verso il M5S (cioè l’avvicinamento al Movimento anche da parte di chi ne ha diffamato l’operato fino a tempi recenti), ci sembra utile mettere a disposizione del lettore queste lettere inviate nella seconda metà del 2007, vale a dire in tempi insospettabili, anzi insospettabilissimi... (La Redazione italiana del blog)

 Caro Beppe Grillo, ti scrivo come direttore della casa editrice Massari della quale potresti anche aver sentito parlare.
Ti informo che stiamo per chiudere un libro a sei voci (Marino Badiale, Massimo Bontempelli, Antonella Marazzi, Andrea Furlan, Michele Nobile e il sottoscritto) dal titolo: I Forchettoni rossi, sottotitolo La sottocasta della «sinistra radicale». È dedicato al Prc, il Pdci e i Verdi: è ovviamente politically molto scorretto,

lunedì 18 marzo 2013

DOPO LE SCIOCCHEZZE SUL POPULISMO E IL «REGIME» BERLUSCONIANO, ORA QUELLE SU BEPPE GRILLO E IL MOVIMENTO CINQUE STELLE, di Michele Nobile

Le recenti elezioni hanno dimostrato quanto fossero sbagliate e politicamente fuorvianti le analisi della situazione italiana che insistevano sulla formazione di un particolare «regime» berlusconiano, variamente aggettivato come populistico, bonapartistico, carismatico, patrimoniale, videocrazia ecc.
Queste analisi non coglievano la portata strutturale e irreversibile della trasformazione contemporanea nel senso della postdemocrazia; peggio ancora, rimuovevano o sottovalutavano, per l’interesse alla collaborazione subalterna, le decisive responsabilità del centrosinistra quale attore postdemocratico e protagonista dell’introduzione massiccia di norme «neoliberiste» in Italia negli anni Novanta del secolo scorso. In altri termini, le interpretazioni correnti del berlusconismo riducevano a fatto personale e di parte un fenomeno che coinvolgeva l’intero sistema dei partiti, ora compiutamente costituito in casta partitico-statale del regime postdemocratico.

martedì 26 febbraio 2013

I RISULTATI ELETTORALI CONFERMANO E ACCELERANO IL DISFACIMENTO DEL SISTEMA PARLAMENTARE ITALIANO, di Michele Nobile

In modo che può dirsi esplosivo, queste elezioni hanno confermato la tendenza emergente negli ultimi anni: quasi 12 milioni di cittadini si sono rifiutati di baciare la mano che li ha bastonati e che continuerà a farlo, se infine non sarà fermata.
Sulle politiche del 2008 gli astenuti sono aumentati di oltre un milione e mezzo. Ciò corrisponde a un aumento di sei punti di percentuale, un balzo enorme: i precedenti scatti dell’astensionismo, nel 1979 dopo il fallimento del berlingueriano «compromesso storico» e nel 1996 dopo il primo governo Prodi, furono di tre punti di percentuale.
Con le schede bianche e nulle il totale dei non-votanti dovrebbe salire a oltre 13 milioni, quasi un terzo dell’intero corpo elettorale.

Il minimo storico di partecipazione alle elezioni politiche
Quello del 2013 è il minimo storico di partecipazione alle elezioni politiche della Repubblica italiana: e se qualche decennio fa forse avrei potuto considerare questo dato ambiguo oggi, invece, in pieno regime postdemocratico, ritengo di dover gioire, come dovrebbe gioire chiunque abbia in odio il capitalismo e le sue istituzioni.
Astenendosi, una parte crescente della cittadinanza italiana ha consapevolmente rifiutato di partecipare al rito di legittimazione della casta partitico-statale. Questi cittadini hanno almeno intuito la natura postdemocratica del regime e ne hanno tratto la logica conseguenza: lo boicottano. Hanno rifiutato l’inganno della società dello spettacolo e del marketing politico, non si sono prestati a consolidare un determinato assetto del governo oligarchico dello Stato.
Astenersi è stato un atto minimo di dignità e di consapevolezza politica; ed è un passo avanti per riaffermare, contro la casta politica e l’istituzione che la rappresenta, che le vie per l’espansione della democrazia e per la difesa e l’allargamento dei diritti sociali non solo passa fuori del Parlamento ma, oramai, gli si contrappone.
Inoltre, sia pur in minor misura, anche nel voto per il Movimento 5 stelle si esprime il rifiuto netto della casta, se non anche dell’istituto parlamentare (in regime postdemocratico).
Ebbene, se all’astensione sommiamo il voto per il Movimento 5 stelle, si deve dire che quasi metà dei cittadini italiani si sono espressi in modo inequivocabile contro l’insieme dei partiti di governo o che hanno governato (inclusi verdi, sinistra post-Pci e ultimi arrivati della pseudo «società civile»).

La crisi di rappresentatività del sistema dei partiti
Occorre comprendere bene le implicazioni di questo fatto enorme: sulla base di queste elezioni la crisi di rappresentatività del sistema dei partiti, l’autentico sovrano politico, ha fatto un salto di qualità. Forse neanche ai tempi di Tangentopoli, che pure portò al crollo della Democrazia cristiana e del vecchio centrosinistra, la crisi di rappresentatività fu tanto grave. Allora lo sbocco della crisi di rappresentatività furono i referendum per modificare il sistema elettorale, che vinsero con percentuali del 95% e dell’82% dei voti validi. Venti anni fa la maggioranza dei cittadini cadde in una trappola: per come venne presentata, la (contro)riforma avrebbe dovuto «avvicinare» la politica ai cittadini, portare a un sistema bipartitico e più stabile, rafforzare la governabilità del paese. In realtà lo smantellamento del sistema elettorale proporzionale fu l’attacco più grave mai portato ai diritti politici in Italia: e la responsabilità del suo successo è da attribuirsi al Partito democratico della sinistra, erede del Pci e progenitore dell’attuale Pd.
Questa volta, invece, i cittadini si sono pronunciati non tanto contro questo o quel partito ma contro l’insieme dei partiti e delle politiche da essi perseguite da due decenni.
Il non-voto ha quindi obiettivamente acquisito una valenza progressista contro il conservatorismo politico, il cinismo e l’opera di distruzione dei diritti sociali portata avanti da due decenni sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, quest’ultimo con l’aiuto di Rifondazione comunista, del Pdci e dei Verdi.

Utopia Rossa: dalla critica ai Forchettoni all’Antiparlamento dei movimenti
Come Utopia Rossa fummo in sintonia con quella maggioranza di elettori che nel 2008 punirono i «comunisti» che, fino all’ultimo, avevano sostenuto con tutte le loro forze il governo imperialista e «social-liberista» di Prodi. Allora, prima delle nuove elezioni, pubblicammo I Forchettoni rossi, un libro in cui spiegavamo, in modo pacato ma rigoroso, in termini storici, sociologici e linguistici, le ragioni dell’opportunismo congenito di Rifondazione comunista, Pdci e Verdi. Con le nostre debolissime forze cercammo di rendere più solide e quindi più costruttive le ragioni della giusta disillusione.
Nel 2013 possiamo dire di essere in sintonia con i milioni di elettori che si sono astenuti. Abbiamo spiegato e continueremo a spiegare razionalmente i motivi del degrado politico e ideale dei partiti e dell’obsolescenza del parlamentarismo. E abbiamo proposto un obiettivo, quello dell’Antiparlamento dei movimenti sociali, che per quanto non realizzabile nell’immediato costituisce pur sempre un ponte tra l’indignazione e il disgusto nel presente e una prassi anticapitalistica e antistituzionale nel futuro. Ma la prospettiva strategica dell’Antiparlamento comporta immediatamente conseguenze nell’atteggiamento verso i partiti e lo Stato. Su questo tornerò in conclusione. Intanto, posso dire che la nostra microscopica e orgogliosamente nullatenente associazione si è conquistata un ideale posto d’onore in un fenomeno di massa denso di potenzialità liberatrici. Come minimo, siamo insieme a chi ha fatto una scelta di libertà e di dignità.
I lavoratori che hanno votato per il centrosinistra o per il centrodestra sono profondamente alienati, sul piano politico, dai propri interessi minimi di classe. I comunisti e i pacifisti che hanno votato per Rivoluzione civile sono rimasti ancora una volta vittime delle illusioni elettoralistiche inculcate da decenni di togliattismo e ingraismo (con Bertinotti ultimo interprete e Ferrero come becchino). Anch’essi sono in preda a una condizione di alienazione soggettiva, intrappolati da una retorica sinistrorsa sempre più vuota e dal mito della rappresentanza di una sinistra sempre più generica e smidollata, diretta da una sottocasta di professionisti della politica la cui ragione d’esistenza è lo scranno istituzionale e il finanziamento statale al partito. Infine, chi ha votato per il Pcl o il Pdac dimostra di non aver compreso la sostanza della lezione di Lenin sull’uso tattico della partecipazione alle elezioni, da valutare volta per volta secondo il quadro politico complessivo e, specialmente, in funzione del contributo della propaganda elettorale alla radicalizzazione politica di settori di lavoratori.
I lavoratori e le lavoratrici che si sono astenuti sono invece alieni nei confronti del sistema dei partiti dello Stato imperialista italiano ma padroni di se stessi. È questo fenomeno progressivo, che obiettivamente ha una potenzialità anti-istituzionale e di radicalizzazione politica, il bacino «elettorale» di Utopia Rossa.

Superiorità morale e politica dell’astensionismo
Come, si obietterà, l’astensionismo non è qualunquismo? Non è un modo per fare il gioco della destra? Non è rassegnazione? E l’elettore di Ingroia o di Ferrando non è politicamente più evoluto dell’astensionista?
No, non è così, o non più. L’equazione fra astensione e «qualunquismo», ammesso che nella sua genericità sia mai stata valida, e non lo è stata, risulta obsoleta e inutile quando i partiti diventano organi dello Stato e il Parlamento cessa di essere cassa di risonanza, per quanto imperfetta, del conflitto sociale. Per motivi strutturali l’organo legislativo ora non è altro che la cassa di registrazione di decisioni prese al vertice dei partiti e del governo.
Al contrario, a fronte dell’oligarchia bipartitica, del trasformismo dilagante, dell’ipocrita e ignobile ricatto del «votare il meno peggio», l’astensionismo è oggi un’elementare misura di difesa della propria autonomia di giudizio etico e politico. È una sana e progressiva reazione alla reale antipolitica, questa sì «qualunquistica», della politica parlamentare e istituzionale.

ASTENSIONISMO E MOVIMENTO 5 STELLE: VERSO LA POSTDEMOCRAZIA DELLE RETI?, di Antonio Saccoccio

Tsunami. Terremoto. Tempesta. Comunque lo si voglia chiamare, la consultazione elettorale del febbraio 2013 lascerà a lungo il segno sull’Italia. Tutte le consuete letture politiche e politologiche devono innanzitutto tenere presente un dato fondamentale: a vincere è il partito dell’astensione, vince chi ha rifiutato il voto.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.