di Michele Nobile
1. La seconda onda di Covid-19 e il contagio per aerosol
2. La specificità del rischio di contagio per via aerea e la prevenzione
3. Le ragioni per cui l’Oms e i governi non riconoscono conseguentemente il ruolo della via aerea nella trasmissione di SARS-CoV-2
1. La seconda onda di Covid-19 e il contagio per aerosol
[Termino di scrivere questo articolo il 9 ottobre, giorno in cui i nuovi positivi a SARS-CoV-2 sono 5.372, in aumento sul giorno precedente (4558), quasi il doppio della media della settimana precedente, cinque volte il livello medio della prima settimana di settembre. Evidentemente la tempesta sta arrivando. Ci allineiamo all’Europa, dicono, come se in questo caso sia cosa bella e buona. Era previsto, dicono ancora. Appunto: ma questa non è una tempesta che in qualche misura non si potesse contenere. Forse saremmo ancora in tempo, ma si continua a tergiversare. Si parla di maschere obbligatorie all’aperto, che è da tempo cosa ovvia, ma non del rischio maggiore: quello da aerosol, specialmente negli ambienti interni chiusi, affollati o molto frequentati, poco ventilati: ad esempio trasporti, uffici pubblici, scuole, supermercati; oppure di quei luoghi e situazioni in cui occorre togliersi la protezione: al ristorante, durante l’aperitivo, a qualsiasi ora, anche e specialmente a mezzogiorno. Sulla scuola in particolare, a destra e a sinistra si fanno discorsi che poco o nulla hanno a che fare con la realtà e molto con interessi economici e con la falsa coscienza ideologica. Nell’articolo spiego perché ignorare il contagio tramite aerosol è in contrasto con il principìo di prudenza e perché questo ha molto a che fare con gli interessi privati e di bilancio, anteposti alla salvaguardia della salute pubblica. Occorreva agire con ben altri criteri, anche per evitare che ancora una volta il coronavirus diventi incontrollabile.]
Covid-19 è solo l’ultima delle oramai numerose nuove malattie infettive. In circa nove mesi la pandemia ha mietuto almeno un milione di vittime, che saranno in effetti molte di più e concentrate nelle città e negli slums dei Paesi emergenti e sottosviluppati dell’America latina, dell’Asia e dell’Africa. Morti che s’aggiungono al peso delle malattie endemiche e non contagiose.
Proprio per la novità di queste nuove malattie, la comunità scientifica internazionale ha bisogno di tempo per chiarirne i diversi aspetti. Non c’è dunque nulla di sorprendente nel fatto che la precisazione delle diverse modalità di trasmissione del coronavirus e della loro relativa importanza siano oggetto di controversia. Tuttavia, quella dei modi di trasmissione non è questione confinabile nel dibattito scientifico tra specialisti: ha immediate e gravi conseguenze per le misure adottate al fine di preservare la salute pubblica. Ed è questione che con l’approssimarsi dell’inverno diventa sempre più urgente.
Nel caso di Covid-19 la discussione si pone in questi termini. O, come l’Oms e i governi nazionali, si afferma che al di fuori di determinate procedure mediche che generano aerosol la trasmissione di SARS-CoV-2 avviene esclusivamente per contatto, cioè mediante goccioline respiratorie (droplets) con traiettoria balistica, che ricadono verso terra entro pochi secondi nel raggio di 1-2 metri. Oppure, come parte consistente della comunità scientifica internazionale, si ritiene che a fianco della prima modalità di contagio se ne dia un’altra: per via aerea, tramite sospensione di particelle infettive in una nuvola di aerosol, che si muove a distanze superiori a 2 metri e può «galleggiare» nell’atmosfera da decine di secondi a ore, a seconda delle dimensioni e dei flussi d’aria.
La netta distinzione tra le due modalità di trasmissione e il limite posto alla via aerea ha avuto e ha grandi conseguenze sulle misure di prevenzione. Se la trasmissione avviene solo per contatto, allora quarantena, distanziamento fisico e igiene sono misure necessarie e sufficienti. Se può darsi anche per via aerea quelle precauzioni sono necessarie ma non sufficienti.
Un tempo si credeva che la tubercolosi, che era importantissima causa di morte e invalidità, si trasmettesse per contatto: occorsero decenni per dimostrare che il contagio avviene per via aerea. Anche per malattie emerse di recente come la Sars la discussione continua, da quasi vent’anni, ma come cittadini non possiamo attendere che la controversia scientifica sia definitivamente risolta, fra mesi o anni. Per quanto si possano ritenere non conclusive, le prove di vario tipo dell’importanza della trasmissione per aerosol sono consistenti: quel che si chiedono diversi scienziati è: nel mezzo di una pandemia, quale livello di prova si esige ancora per attuare politiche coerenti che tengano conto sia della trasmissione per contatto sia per via aerea?


