L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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domenica 24 dicembre 2017

«CHESUCRISTO» DI DAVID KUNZLE, di don Ferdinando Sudati

Pubblichiamo per i lettori del nostro blog la recensione al volume di David Kunzle Chesucristo. La fusione in immagini e parole tra Guevara e Gesù, pubblicato nel 2016 dalla Massari editore di Bolsena come Quaderno nº 10 della Fondazione Ernesto Che Guevara (formato 17x24, 400 pp., 250 foto a colori, € 26,00). Il libro è stato tradotto dall’inglese e curato da Roberto Massari. [la Redazione]

L’Autore è nato a Birmingham (Inghilterra) nel 1936, si è laureato in storia dell’arte - con specializzazione sui pittori fiamminghi - e ha insegnato presso l’UCLA (University of California, Los Angeles), di cui dal 2010 è professore emerito. Risiede negli Stati Uniti ma è in realtà un cosmopolita, non solo per le ascendenze inglesi e svizzere: ha infatti viaggiato molto per motivi professionali, specie in America latina. Conosce bene anche l’Italia, che ha visitato varie volte; in una di queste, precisamente nel 2011, ebbi il piacere di conoscerlo di persona assieme al suo amico ed editore in Italia, Roberto Massari. Il dott. Kunzle ha al suo attivo oltre un centinaio di articoli e una dozzina di libri, e come si può immaginare (questa stessa opera lo dimostra a sufficienza) è il principale studioso al mondo dell’iconografia di Che Guevara.
Chesucristo è lo strano ma felice titolo che l’Autore ha coniato per il suo libro, a indicare la «fusione», o sovrapposizione e identificazione (come poi esplicita il sottotitolo), tra Gesù Cristo e Che Guevara - a partire dalla precoce e drammatica fine del secondo - dovuta in gran parte alle circostanze in cui il rivoluzionario argentino ha trovato la morte.
Può essere utile per il lettore avere davanti agli occhi l’indice dei capitoli che seguono prefazione e introduzione:

1. Un movimento rivoluzionario violento: Gesù e gli Zeloti
2. La Chiesa ricrocifissa. La Teologia della liberazione
3. Guevara e il Verbo cristiano in un mondo cristiano
4. Il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore
5. La matrice fotografica di Korda
6. Capitoli e versetti. Parallelismi in parole ed eventi dei Vangeli
7. Una simbologia condivisa
8. Miracoli
9. Cristificazione in poesia, teatro e narrativa. La forza divina della natura
10. Il Cristo/Che anglicano: «Mite. Dolce. Come se.»
11. Il Che nei film, nei video e multimediale
12. Il Che morto, in arte: Alborta/Berger, Belkin, Alonso
13. La Passione del Che: cattura, morte e scomparsa
14. L’Uomo nuovo, l’arte e la crescita spirituale

Il libro contiene una cronologia essenziale, una bibliografia, un indice dei nomi e una nota sull’Autore.
Da segnalare, in apertura all’opera, l’introduzione di Roberto Massari, una vera e propria guida interpretativa scritta da uno dei maggiori esperti delle vicissitudini guevariane e autore di diversi libri sull’argomento - nonché presidente della Fondazione internazionale Ernesto Che Guevara, che organizza ogni anno un convegno internazionale i cui atti vanno poi a costituire uno dei Quaderni della Fondazione stessa: una corposa pubblicazione di primario interesse storico-culturale, rivolta non soltanto agli appassionati della materia.
Dalla sua struttura si comprende già che il volume, pur essendo basato sulle immagini, è tutt’altro che un catalogo di una mostra. La parte teorica - di spiegazione e riflessione, contenuta specialmente nei quattro capitoli iniziali - si estende quanto quella grafica. Pur non avendo quest’intento, l’Autore è riuscito a ottenere, mettendo insieme i dati disseminati fra le pagine del libro, una biografia del Che che apre puntuali squarci non solo sulla sua vicenda politica, ma anche sugli affetti e la vita famigliare, e in special modo sulla sua tragica fine.
I primi due capitoli sono decisamente importanti per comprendere l’accostamento tra Gesù e Guevara nel contesto della Teologia della liberazione sorta in America latina, nonché nell’ambito di un aggiornamento della figura storica del Cristo alla luce del suo possibile - ma occultato - coinvolgimento «politico» nella lotta al dominio romano sull’allora Giudea. Il terzo capitolo rimane in tema, proiettando un po’ di luce su un aspetto poco noto ma non secondario nella vita del Che: la presenza di riferimenti religiosi provenienti soprattutto dall’infanzia, così come un basilare rispetto per i credenti con cui veniva a contatto e la non ostentazione del suo personale ateismo.

Il libro di Kunzle, davvero unico nel suo genere, testimonia in particolare il movimento di «cristificazione» cui la figura di Che Guevara è andata incontro - o, meglio, che ha suscitato - consistente nella sua assimilazione al più celebre personaggio del Nazareno, cui fa capo la religione tuttora maggioritaria sulla Terra.
In realtà si tratta di un fenomeno noto nel cristianesimo, una fede (e pure una scelta di vita) che spinge spontaneamente i propri aderenti alla Imitatio Christi. Gesù è stato sempre visto come un modello inarrivabile, ma in qualche modo imitabile: seguirlo è da sempre l’ideale del cristiano, ed è ciò che a partire dai martiri dei primi secoli ha prodotto i «santi». Questa tendenza risale alle origini del cristianesimo, essendo già presente nelle sacre scritture che siamo soliti chiamare «Nuovo Testamento» - specie in Paolo di Tarso, che affermava: «…non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20); «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1). Camminare sulle orme di Cristo - spesso riproducendo molto da vicino la sua morte - quel dare la vita per la sua stessa causa, per il suo ideale altruistico, è qualcosa che accompagna diacronicamente la storia del cristianesimo.
Più raramente la cristificazione è stata riconosciuta - non da parte della Chiesa istituzione, ovviamente - a personaggi che si sono trovati fuori dell’ortodossia o del corpo ecclesiastico, e qualche volta è stata applicata perfino a figure esplicitamente condannate dalle Chiese (a eretici, per intenderci). Nessuno ha potuto porre un freno alla spinta popolare nel procedere a queste irrituali canonizzazioni: valga per tutte quella di Davide Lazzaretti (1834-1878), mistico e visionario toscano, la cui vita - a suo modo eroica - finita tragicamente gli è valsa la denominazione, coniata dal popolo, di «Cristo dell’Amiata», il monte fra Grosseto e Siena dove svolse la sua attività.
Naturalmente il caso di Guevara è singolare, poiché la sua massiccia cristificazione e «quasi canonizzazione» è dovuta a una più o meno spontanea e convergente iniziativa popolare che prescinde da canoni religiosi o regole ecclesiastiche, mantenendo unicamente l’ispirazione e il collegamento alla figura del Nazareno.
Che Jesus, 1999 © Churches Advertising Network
Va registrato anche un secondo movimento, presente in forma più attenuata nella vicenda post mortem di Guevara: quello della «guevarizzazione» di Gesù, ossia del Cristo che assume i tratti del Che. Si vedano a questo proposito le figg. 10.1 (p. 304) e 10.3 (p. 307), due manifesti inglesi per pubblica affissione del 1999 dovuti a un network di comunicatori cristiani di confessione anglicana. È forse un aspetto non del tutto assente nemmeno nel cattolicesimo, sebbene sia raro incontrarlo a motivo del grande rispetto e della venerazione attribuita al Gesù della fede. Qualcosa del genere è avvenuto fra il Nazareno e un santo di fama ed estimazione mondiali come san Francesco d’Assisi, per cui il primo è stato «rivestito» con i panni del secondo: il discepolo è equiparato al maestro e gli trasmette qualcosa dei suoi tratti. Questa osmosi o intercambio rimane però un fenomeno minore, assolutamente non comparabile a quello dell’assimilazione al Cristo.

martedì 1 dicembre 2015

ENCONTRO COM ROBERTO MASSARI (FUNDAÇÃO INTERNACIONAL ERNESTO CHE GUEVARA), por Carlos Pronzato

DVD de 20 minutos / 2015

Roberto Massari é editor e escritor italiano, fundador e presidente de la Fundação Ernesto Che Guevara (em Acquapendente, província de Viterbo, Itália). É considerado o principal estudioso do Che na Itália. Da Fundação fazem parte alguns dos principais estudiosos do Che no mundo. Nesta entrevista realizada em Acquapendente em outubro de 2014, Roberto Massari fala da importância da Fundação e do Che Guevara.

Carlos Pronzato é escritor e cineasta/documentarista independente argentino radicado no Brasil. Nos seus filmes retrata os conflitos sócio-políticos latino-americanos e as insurgências populares atuais, além de se debruçar sobre aspectos históricos e culturais fundamentais do continente. Alguns de seus filmes são: “Carabina M2, uma arma americana, Che na Bolívia”, “O Panelaço, a rebelião argentina”, “Bolívia, a guerra da água”, “Buscando a Salvador Allende”, “Madres de Plaza de Mayo, memória, verdade, justiça”, “La Rebelión Pinguina, estudiantes secundaristas chilenos contra el sistema”, “Mapuches, un Pueblo contra el Estado”, “Carlos Marighella, quem samba fica, quem não samba vai embora”; “A Partir de Agora, as Jornadas de Junho no Brasil”, entre muitos outros realizados no Brasil e no exterior.
Catálogo: www.lamestizaaudiovisual.blogspot.it

R.M.: Vamos visitar o local da Fundação Che Guevara que fica em Acquapendente e ali você verá tudo o que temos.
Estamos entrando em Acquapendente que fica na província de Viterbo e é também a última grande cidade de Lazio antes de entrar na região da Toscana.
Decidimos colocar a Fundação aqui em Acquapendente porque na época havia um prefeito cujo nome é Tolmino que ainda hoje é membro da Fundação e na época pertencia ao Partido Comunista Italiano. Era um prefeito muito popular escolhido pela maioria da população e que tinha simpatia por Che Guevara. Então conseguimos um local gratuitamente num parque de Jogos Infantis onde chegaremos em breve.
A Fundação foi criada em 1998 aqui em Acquapendente num ato público. No início eram todos italianos, agora não. A Fundação conta com personagens bolivianas, cubanas, polonesas, francesas… Da França temos o Michael Löwy que os latino-americanos o chamam de “Maichel” Löwy. Michael Löwy é fundamental porque o primeiro livro no mundo que foi escrito sobre o pensamento de Che Guevara foi escrito por ele que apareceu na França em 1970, “O Pensamento de Che Guevara”. Então Michael Löwy é membro do Comitê Internacional assim como Carlos Soria Galvarro que é o principal estudioso boliviano do Che junto a Humberto Vázquez Viaña, que infelizmente morreu há pouco tempo. Humberto Vázquez e Carlos Soria representam a totalidade do conhecimento que temos sobre o Che Guevara na Bolívia.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.