L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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sabato 6 agosto 2016

THE HATEFUL EIGHT (Quentin Tarantino, 2015), di Pino Bertelli

Lo spettacolo non è un insieme di immagini,
ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini.
(Guy Debord)

Nei sommari di decomposizione del cinema parassitario s'intrecciano filosofia del mercato e prostituzione dell'arte… finanzieri, criminali e cineasti hanno diverse cose in comune… la frivolezza del gusto, la banalità del prodotto e il miscuglio indecente che intreccia superficialità e apocalisse a favore incondizionato del botteghino… il cinema delle larve predica il proprio decesso nella merce che circuita e la ricostruzione del paradiso si accompagna a contraffazioni ed eccessi espressivi riscaldati all'ombra gelida dei mercati… trasforma un film in dio o nel diavolo: i conseguenti incassi o premi saranno incalcolabili. Mettete i film al loro posto: vedrete il mattatoio delle immagini e l'epifania di rendere ancora più vergognosa la vergogna del potere.
Al tempo del capitalismo parassitario le crisi finanziarie e i gemiti delle vittime affogano nei deliri delle merci e ogni politica istituzionale riflette il genocidio del quale è stata complice ed esecutrice. Il fatto è che ogni Stato esercita una forma di terrore, tanto più spaventosa quando ne sono fautori i "puri" (specie della sinistra al caviale)… il popolo lo prende nel culo attraverso la farsa elettorale che decreta il potere in poche mani e legifera corruzioni, mafie, affari sporchi e lo stato di polizia. Nel surrogato delle schede elettorali c'è un'umanità minata alle proprie radici… i popoli hanno adorato soltanto coloro che li hanno tenuti a catena. La vita è intollerabile se non per il grado d'indignazione e incitamento alla rivolta che vi si mette!
Il cinema parassitario (come tutte le forme di comunicazione) si erge su un universo privo di qualificazioni e il successo o il consenso che lo suscita è anche ciò che lo divora. Al tempo dell'imperialismo rampante, il cinema è parte integrante del capitalismo parassitario: «Come tutti i parassiti, può prosperare per un certo periodo quando trova un organismo ancora non sfruttato del quale nutrirsi. Ma non può farlo senza danneggiare l'ospite, distruggendo quindi, prima o poi, le condizioni della sua prosperità o addirittura della sua sopravvivenza» (Zygmunt Bauman1). Sotto questo cielo (sistema fluido) si può morire strozzati da una cravatta griffata o per un cattivo film da Oscar o per rapacità finanziarie orchestrate in un paio di fragili torri di cristallo.
Uno dei più acclamati "maestri" del cinema parassitario (amato dalla critica e acclamato dal pubblico di tutto il mondo) è Quentin Tarantino… dopo una serie di film furbi, che riflettono una masseria di strutture estetiche di secondo piano… più ancora, che figurano la superba inutilità di un fare-cinema che fa dello spettacolo il risultato e il progetto della macchina delle illusioni hollywoodiana. L'immaginario fondamentalmente tautologico dello spettacolo deriva dal semplice fatto che i suoi mezzi sono al tempo stesso il suo scopo: «Lo spettacolo è il discorso ininterrotto che l'ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo. È l'autoritratto del potere all'epoca della gestione totalitaria delle condizioni di esistenza» (Guy Debord2). In questo senso il cinema spettacolare di Tarantino (di Spielberg, De Palma, Scorsese, Ferrara, per dire dei migliori…) invita a sognare nei mari convertiti del mercantilismo, dove nessuno annega e tutti sono complici dei traboccamenti economici che investono le guerre o il cinema alla medesima maniera: il successo tormenta soltanto i santi, gli assassini e i poeti senza talento… nelle farmacie dell'infelicità si respira il clima astratto di quanto ha guadagnato l'ultimo film… il cinema parassitario è l'ultima immagine di una civiltà che si spegne.

sabato 13 aprile 2013

DJANGO UNCHAINED (Quentin Tarantino, 2013), di Pino Bertelli

 L’uomo è fatto del legno col quale s’innalzano i roghi...
conosco solo un dovere, quello di amare.
(Albert Camus)






I. Apologia della mediocrità

A vedere in profondità il cattivo edonismo filmico di Tarantino, non è difficile scorgere la celebrazione della società affluente e l’insieme del suo cinema non si sbarazza della cultura predominante
— come in molti hanno scritto — ma resta imprigionato nello spettacolare integrato che produce e la sua “rivolta” è l’evasione dalla realtà che giustifica la forma “più povera” della consolazione popolare.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.