L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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lunedì 14 gennaio 2019

ROSA LUXEMBURG


Nel centesimo anniversario dell’assassinio
di Michele Nobile 


1. 
Rosa Luxemburg morì il 15 gennaio 1919, assassinata poco dopo Karl Liebknecht da elementi dell’esercito tedesco. Non furono gli unici a cadere in quel gennaio berlinese: la stessa sorte toccò, nei combattimenti e nelle esecuzioni sommarie, a molte decine di operai, dirigenti sindacali rivoluzionari e militanti socialisti che si erano lanciati in rivolta, reazione a una deliberata provocazione del governo che, si badi, era un governo socialdemocratico, un governo della sinistra. 
Con Rosa Luxemburg scompariva la mente più lucida della teoria e della pratica rivoluzionaria nell’Europa occidentale nei primi due decenni del XX secolo, l’unica a potersi confrontare ad armi pari con Lenin e Trotsky.
A una mente brillante che nel modo migliore argomentò la ragione della rivoluzione socialista corrispondeva una passione inesauribile nel mettere al centro dell’azione dell’avanguardia politica organizzata il movimento sociale dei lavoratori, la dinamica delle loro lotte, la maturazione di una coscienza di classe rivoluzionaria attraverso l’esperienza diretta e l’auto-organizzazione della classe. Lottò perché la politica socialista fosse realmente un tutt’uno con la lotta di classe, intesa come movimento di auto-emancipazione sociale. Sostenne con coerenza ineguagliata la democrazia socialista come fine e come mezzo della lotta politica. 
Le implicazioni storiche di quelle esecuzioni - e in particolare di Rosa Luxemburg - furono gravissime. Retrospettivamente portarono un colpo mortale alla direzione socialista e alla possibilità di realizzare la rivoluzione nel Paese più avanzato d’Europa. Quattordici anni dopo lo Stato capitalistico tedesco, la cui ricostruzione si ergeva sulla repressione di quel moto berlinese, si sarebbe denominato Terzo Reich. Malgrado la situazione politica in Germania rimanesse tesa ancora per alcuni anni, il colpo portato al movimento operaio tedesco, a sua volta, contribuì alla rapida involuzione autoritaria della rivoluzione russa. Se Rosa Luxemburg fosse sopravvissuta alla controrivoluzione, avrebbe mantenuto nei confronti del bolscevismo russo la linea che aveva definito nei vent’anni passati: di collaborazione nella lotta rivoluzionaria e, insieme, di dura critica delle inclinazioni a sostituire l’organizzazione di massa con la direzione del vertice del partito. E certamente, in lei la dittatura di Stalin avrebbe trovato immediatamente un’avversaria formidabile nel movimento operaio internazionale. 
Esistono circostanze in cui la presenza o l’assenza o la scomparsa di singole e individualità può influire, se non sulla direzione complessiva della storia, almeno sui suoi modi e sulla possibilità che torni ad emergere una possibilità temporaneamente neutralizzata. 
Ebbene, Rosa Luxemburg fu una di queste individualità. A distanza di un secolo dalla sua morte, chi pensa a un cambiamento rivoluzionario del mondo, chi aspira a un futuro dell’umanità avviato verso la liberazione dall’oppressione e dallo sfruttamento attraverso il socialismo e la massima espansione della democrazia, chi spera di salvare l’umanità dai poteri economici e statali che la dominano, deve poter andare oltre Rosa Luxemburg ma non può fare a meno, innanzitutto, di comprenderne e assimilarne le lezioni.  

venerdì 2 febbraio 2018

AGUSTÍ CENTELLES: SULLA FOTOGRAFIA DELLA RIVOLUZIONE SOCIALE DI SPAGNA (1936-1939), di Pino Bertelli

Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo.
Quando la borghesia vede che il potere le sta scivolando dalle mani,
chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi.
(Buenaventura Durruti)

Agustí Centelles © Archivio Sergi Centelles
I. SPARATE SEMPRE, PRIMA DI STRISCIARE!

Fra 1936 e 1939 la rivoluzione sociale di Spagna - che molti storici ancora oggi chiamano semplicemente “guerra civile spagnola” o “guerra di Spagna” - vide in campo due fronti contrapposti: da una parte i reazionari nazionalisti del generale Francisco Franco (appoggiati da Hitler, da Mussolini e dall’indifferenza o la truffalderia delle nazioni democratiche); dall’altra il variegato fronte repubblicano (anarchici, marxisti, trotskisti, stalinisti, liberali)… sull’orlo di questa storia in utopia, gli anarchici ebbero grande influenza e sostegno popolare, ma dovettero confrontarsi con il violento ostracismo dei marxisti filosovietici. Dopo tre anni di battaglie giunse la sconfitta dei repubblicani, tuttavia la rivoluzione libertaria spagnola è considerata il fatto storico più importante dell’intera storia dell’anarchismo, e ancora oggi rappresenta il maggior e più significativo esempio di realizzazione del comunismo libertario.
Al termine della guerra di popolo restarono sul campo 600.000 morti e vi furono più di un milione di mutilati e quasi un milione di profughi. Il franchismo aveva vinto e insieme a fascismo, nazismo e stalinismo (sempre in accordo con il Vaticano, che benediva cannoni e campi di sterminio) allevò i popoli all’ideologia dei despoti e alla secolarizzazione delle lacrime… la burocratizzazione della politica, la rapacità dell’economia e la civiltà dello spettacolo che ne consegue saranno poi elevate al grande carnevale delle democrazie mercatali e guerrafondaie che - attraverso il capitalismo parassitario e l’instaurazione della partitocrazia - permetteranno (in tutta tranquillità) a una minoranza di arricchiti di continuare a violentare e impoverire il resto del pianeta.
© Agustí Centelles
Il 17 dicembre 1936 la Pravda sovietica scrive: «in Catalogna è già cominciata la pulizia dei trotskisti e degli anarchico-sindacalisti; verrà condotta con la stessa energia che nell’Unione Sovietica»… nel maggio 1937, a Barcellona, gli agenti del Gugb - polizia politica sovietica - organizzano un commando composto da comunisti italiani e spagnoli e danno l’assalto alla Centrale telefonica occupata dagli anarchici… gli scontri fra anarchici e stalinisti (agli ordini di Palmiro Togliatti e Vittorio Vidali, il famigerato «comandante Carlos») sono feroci… muoiono centinaia di persone… Camillo Berneri e Francesco Barbieri sono ammazzati dagli sgherri di Vidali. Il Poum (Partido Obrero de Unificación Marxista, piccola organizzazione dissidente di sinistra che si opponeva al Pce, legato alla Terza internazionale e a Mosca) - con le cui milizie combatté anche George Orwell, autore di Omaggio alla Catalogna - è accusato di essere una “quinta colonna” al soldo dei franchisti e gli stalinisti ne arrestano uno dei fondatori, Andrés Nin; assieme ad altre personalità del Poum viene condotto in un campo militare vicino a Siviglia, dove è torturato e assassinato.
Nel febbraio 1939 il governo di Franco è riconosciuto dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dal silenzio ossequioso del Vaticano… il poeta surrealista Benjamin Péret, che aveva partecipato alla Rivoluzione spagnola con gli anarchici della Columna Durruti e scritto la sua poesia sovversiva sulle barricate, si scaglia contro gli uomini che legittimano e mantengono in piedi tutti i sistemi di dominio dell’uomo sull’uomo: «Sparate sempre, prima di strisciare». A causa dei suoi pamphlet anarchici, travolgenti, ereticali e blasfemi, Péret viene infamato, deriso, cancellato (invano) dalle storie della letteratura, e quando lo si è fatto è stato per denigrare la sua grandezza sulfurea e relegarlo nelle bibliografie come scheggia impazzita della rivoluzione surrealista. Nei cimiteri della politica istituzionale (dei bravacci delle chiese o delle belle carogne della cultura asservita) splende il sole dei moribondi, dei pagliacci, dei boia… le loro opere, sparse lungo i millenni, sono disseminate di mediocrità e miserie smascherate da tutti i sovversivi dell’ordine costituito, che proprio non ne vogliono mangiare, di quel pane…
Nell’immaginario fotografico la rivoluzione di Spagna non è solo quella immortalata, una volta e per sempre (e dalla parte giusta), da Robert Capa, Gerda Taro o da David “Chim” Seymour… c’è anche un fotoreporter spagnolo (non proprio conosciuto) che ha documentato la storia di quella rivoluzione con notevole partecipazione sociale: Agustí Centelles i Ossó.
Un’annotazione a margine. Agustí Centelles nasce a Grau de València il 22 maggio 1909. Impara presto il mestiere nello studio di un fotografo a Barcellona (Francisco de Baños, che faceva ritratti e ritocco di negativi e positivi) e inizia a collaborare a diverse testate (La Vanguardia, Diario de Barcelona, La Publicitat, Ultima Hora…). Al giornale El Día Gráfico Centelles incontra il giornalista (fotografo) Josep Badosa e gli apre la strada del fotogiornalismo: è il 1927. Si occupa di sport, spettacoli, atti ufficiali e società… usa una fotocamera 9x12. Dopo il servizio militare (1931) lavora a fianco di alcuni giornalisti - Josep Gaspar, Josep Maria Sagarra e Pau Lluís Llorents: è la svolta professionale. Nel maggio 1934 acquista una Leica per 900 pesetas e comincia a lavorare come freelance. La sua firma inizia ad apparire sui giornali di Barcellona e le sue fotografie sono pubblicate anche all’estero. Nel 1935 sposa Eugènia Martí.
© Agustí Centelles
Il 18 luglio 1936, dopo il colpo di Stato militare, si schiera dalla parte del popolo lealista… nel corso della guerra molte delle sue immagini sono pubblicate da agenzie internazionali (Havas, Fulgor)… non sempre firmate dall’autore… nel settembre 1937 è nell’Unità Servizi Fotografici dell’Esercito Est… fotografa da vicino la rivoluzione e nei combattimenti di Teruel e Belchite - e durante il bombardamento di Lérida - mostra sensibilità e commozione verso la disperata vitalità del popolo spagnolo in armi. Nel 1939, dopo la vittoria del franchismo, Centelles passa il confine con la Francia a piedi: ha con sé le macchine fotografiche e una valigia piena di negativi… viene internato nel campo di Argelès-sur-Mer e poi in quello di Bram… qui allestisce un piccolo laboratorio fotografico e fotografa la situazione degli internati. Nel 1942, grazie a un permesso per il lavoro esterno, fugge ed entra nella Resistenza (come falsificatore di documenti nei Grupos de Trabajadores Extranjeros, unità di appoggio organizzate dai repubblicani spagnoli). Nella primavera del 1944 la Gestapo arresta molti membri dei Gte e Centelles attraversa di nuovo i Pirenei a piedi - con moglie e figlio - e torna a Barcellona in segreto… vive in clandestinità per tre anni a Reus, in casa di parenti. Alla fine della guerra si consegna alle autorità. Vive per lungo tempo in libertà vigilata. Il suo materiale fotografico, conservato clandestinamente in Francia, si potrà vedere solo dopo la fine del franchismo.
Nel 1947 Centelles ha un secondo figlio e torna a Barcellona… apre un piccolo studio e si dedica alla fotografia industriale e alla pubblicità… accusato di appartenere alla massoneria, è a lungo squalificato come fotoreporter… nel 1976 si reca a Carcassonne (dove ai tempi della Resistenza aveva installato un laboratorio clandestino nella cantina del suo datore di lavoro) e recupera le fotografie della rivoluzione che si era portato in esilio. Inizia a pubblicare i suoi materiali… le mostre, le conferenze e il riconoscimento dei fotogiornalisti gli restituiscono il valore documentale che merita. Il 19 dicembre 1979, all’età di 70 anni, riesce a rientrare nel registro ufficiale dei giornalisti. Due anni dopo, l’Afpc (Asociación de Fotógrafos de Prensa y Comunicación de Cataluña) gli rende omaggio e lo nomina membro onorario. Nel 1984 Agustí Centelles riceve il Premio Nacional de Fotografia. Muore a Barcellona il 1º dicembre 1985. L’archivio fotografico di Centelles è conservato presso il ministero della Cultura spagnolo. Lasciamo agli imbecilli dell’entusiasmo l’inconvenienza del successo, roba da mentecatti del mercato intellettuale.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.