L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

domenica 1 febbraio 2026

HITLER E LA PSICANALISI. TRA JUNG E HILLMAN

(da un carteggio tra Aldo Giuliani e James Hillman)

a cura di Roberto Giuliani


ITALIANO - ENGLISH


Transtoria vs Storia. Wotan e il Seme


James Hillman, in “Il codice dell’anima”, cap X, espone  la sua teoria del “cattivo seme”, che risulta sostanzialmente identica alla teoria esposta da C.G.Jung per spiegare il fenomeno Hitler.

Ambedue postulano l’azione di un fattore astorico quale principio, che ha determinato sia il comportamento criminale di Hitler, sia gli eventi cruciali nel periodo del nazionalsocialismo. Jung parla, a tale proposito, del ritorno del vecchio Dio nordico Wotan, cioè dell’archetipo razziale germanico, il quale avrebbe dapprima agito su Hitler con la forza della sua possessione demonica infettandone la psiche. Così contaminato,, il Fuehrer avrebbe poi a sua volta trasmesso il miasma al popolo tedesco, spingendolo alla guerra ,e si presume, allo sterminio degli ebrei.

Nella teoria di J.Hillman, il daimon del cattivo seme prende il posto di Wotan e, similmente a quest’ultimo, esercita la sua influenza psicopatica su Hitler , inflazionandolo. Anche in questo caso gli eventi della Germania dopo il 1933, data dell’ascesa al potere di Hitler , sono visti come l’effetto dell’azione del daimon sul capo tedesco. Il tratto più appariscente comune alle due teorie è l’indifferenza  nei confronti della Storia e, in particolare, il silenzio in cui viene lasciata l’ideologia della razza.

Jung non dà rilievo al razzismo nella sua analisi di Hitler forse perché il suo intero discorso  è chiuso  in partenza nella rete dell’ideologia  razziale del Volk e lui stesso, con i suoi profili della psiche razziale  ebraica e germanica  si era già abbondantamente  sporcato le mani nel 1934. In quel caso , egli aveva agitato senza mezze misure lo spettro del pericolo ebraico  per la Germania, incarnato in Freud e Adlr nelle loro psicologie, le quali minacciavano di derubare i tedeschi nientedimeno che del bene più prezioso, cioè della creatività e profondità della loro anima. Jung giungeva  a queste conclusioni sia perché spintovi da motivi di rivalità e potere, sia a causa delle premesse teoriche  della sua visione psicologica. Il risultato fu che, nel 1945, quando si preoccupò di offrire ai tedeschi un “rite de sortie” dal miasma della guerra e della Shoa, si limitò a parlare di colpa collettiva senza però indicare quale fosse  il contenuto di quella colpa, vale a dire la generale adesione  all’ideologia razziale e il consenso allo sterminio degli ebrei. A questo va aggiunto che indicando in Wotan, cioè nell’archetipo razziale tedesco, il fattore inconscio da cui dipendeva quanto stava accadendo in Germania, Jung non ha fatto altro che riprendere la nozione di metapolitica dal circolo razzista dei Wagner a Bayreuth, il quale lo aveva a sua volta mutuato da Gobineau. La metapolitica scrive G.L. Mosse, “concepisce il processo politico come scaturente dal subconscio del Volk e della razza per cui la politica viene trasformata in una religione laica che cerca la salvezza del Volk mediante la sconfitta dei suoi nemici”. E Wotan, per Jung, era appunto l’archetipo razziale del popolo germanico che ritornava dopo molti secoli dal suo esilio nell’inconscio, dove era stato sospinto dal cristianesimo.

J.Hillman come Jung in “Dopo la catastrofe”, agita lo spettro della colpa collettiva e di “complicità inconscia della psiche occidentale nelle azioni di Hitler”, senza, però, specificare a quale colpa alluda e nel caso che intenda il razzismo, allora non si tratta di complicità inconscia, bensì di una connivenza del tutto esplicita sia nelle sue formulazioni teoriche, sia per quanto riguarda la sua espansione in Europa. Infatti, fu attraverso un’abile gestione dei diffusissimi sentimenti antisemiti in Germania che Hitler riuscì a prendere il potere nel 1933 e, in seguito, a dare coesione e unità d’intenti all’intero popolo tedesco. L’antisemitismo, in Germania come altrove in Europa, significava sicurezza. Gli ebrei, portatori di sangue non ariano, erano un popolo che non aveva radici nel BODEN, ed era composto di rivoluzionari bolscevichi e di grandi banchieri, che assieme congiuravano a livello mondiale per impadronirsi del potere su tutta la terra.

Teorici dell’ideologia nazionalpatriottica del VOLK, come J.Langbehen e H.S. Chamberlain, oltre ad altri, avevano teorizzato  prima di Hitler lo sterminio degli ebrei quale esito della lotta mortale tra questi ultimi e gli ariani.

La teoria della ghianda afferma che Hitler era un criminale psicopatico, che faceva il male sotto l’influsso del “daimon” del cattivo seme, che egli non era in grado di mettere in discussione. Tuttavia, in una prospettiva storica, le azioni di Hitler assumono un senso diverso, sebbene altrettanto disastroso. La teoria della ghianda e altre interpretazioni correnti descrivono Hitler come il male assoluto; ma per Hitler e per gli ideologi del VOLK a cui si ispirava, il male assoluto erano gli ebrei, mentre lui stesso era il loro irriducibile nemico. Prima delle camere a gas, Hitler aveva tentato senza riuscirci di liberarsi degli ebrei tedeschi mediante l’emigrazione forzata e a tal fine aveva anche stipulato degli accordi con alcuni Paesi sudamericani. Egli e il suo staff avevano persino accarezzato, poco prima della guerra, il cosiddetto “progetto Madacascar”, il cui scopo era quello di costringere gli ebrei di tutto il mondo a emigrare nella grande isola africana. Ambedue i piani si rivelarono però impraticabili. Questi tentativi di risolvere il problema ebraico mediante l’emigrazione coatta sembrano dire che la SHOA, con il suo immane bagno di sangue, fu la fase finale di un processo che aveva visto fallire altre strategie, senz’altro meno distruttive anche se poco realistiche. In ogni caso, se per Hitler  e per l’ideologia “VOLKISH” gli ebrei erano il male assoluto, allora, almeno nel suo caso, il “DAIMON” ha agito dissimulando se stesso sotto le vesti del paladino che difende la civiltà occidentale dalla degenerazione.

In questa luce, è difficile sostenere che Hitler traesse piacere dalla distruzione come tale, cioè che il suo scopo fosse l’esercizio della malvagità fine a se stessa. Piuttosto, per lui la distruzione era funzionale all’annientamento della mortale minaccia che decenni di propaganda ideologica e politica avevano finito per identificare col popolo ebraico. La sua mancanza di scrupoli verso la distruzione fisica di milioni di persone può essere spiegata senza ricorrere alla psicopatia. In realtà, gli ebrei erano non-persone o sottouomini, più prossimi agli animali che alla specie umana. Uccidere un ebreo, oltre che essere un dovere e un motivo di merito, non era un vero assassinio, giacchè l’assassinato non era un uomo.

Hitler non aveva, per altro, la tipica personalità asociale degli psicopatici, bensì stando al parere d’un testimone come Walter Benjamin, condiviso da Joachim Fest, era dotato in larghissima misura di una “personalità sociale”, rifletteva cioè in se stesso i tratti dell’uomo medio tedesco e, al di là di una notevole scaltrezza politica non possedeva alcunchè di eccezionale. Era lontanissimo dal “medicine-man” descritto da Jung prima della guerra, così come da ogni ritratto agiografico che ne faccia un individuo posseduto da potenze divine.

In fin dei conti, senza il contesto storico in cui Hitler si trovò ad operare in Germania, cioè in assenza dell’ideologia nazionalpatriottica del VOLK e del razzismo, l’azione del cattivo seme non avrebbe mai potuto fare di Hitler “il supremo criminale psicopatico di tutti i tempi”. Di conseguenza , senza nulla togliere al rito psicologico della propiziazione del demone che abitò Hitler, ciò che può veramente tutelarci contro il ripetersi di quegli eventi rovinosi sono soltanto le Costituzioni e le leggi dello Stato. Soltanto affermando e difendendo l’astratta universalità dell’essere umano contro particolarismi quali la razza, religione, nazionalità, ecc. siamo al riparo del ritorno del razzismo, perché il razzismo, non altro, è la malattia di cui sono morti sei milioni di ebrei e anche la principale ragione che indusse Hitler alla guerra.

La pervasiva presenza dell’ideologia razziale in Hitler è testimoniata in più di un punto anche nello scritto di J.Hillman. Le spese stanziate per i campi di sterminio mentre la Germania  stava perdendo la guerra dicono che per Hitler l’eliminazione degli ebrei in quanto razza era il principio guida delle sue azioni.

L’eugenetica nazista, con l’indistinzione tra la letterale deformità fisica e la sua valenza metaforica quale segno del demonio e la corrispondenza tra l’aspetto fisico, fisiognomico e la presunta realtà dell’anima sono idee mutuate da Lavater e Lombroso, che unitamente a quella della cospirazione mondiale ebraica, hanno fatto da base all’ideologia razzista e preparato il terreno per le camera a gas.

Per finire, una breve riflessione sulla teoria psicologica adottata da Jung e Hillman, cioè che la marginalizzazione  della storia in queste teorie non tenendo conto del tremendo contesto storico, porta  a sopravalutare i fattori transtorici – Dèi, archetipi, daimones – mettendo ai margini gli storici, la politica, l’economia, la psicologia: secondo Jung la Germania nazionalsocialista si può capire solo nell’ottica di Wotan e, allo stesso modo Hillman ritiene che le azioni di Hitler possono essere capite solo alla luce del cattivo seme e della sua natura trascendente rispetto alla realtà storica, immersa e limitata nel tempo.

Rifiutando l’approccio multidisciplinare se ne limita la comprensione e si mette in pericolo quanto c’è di valido nella psicologia archetipica.



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martedì 27 gennaio 2026

PROMEMORIA NEL GIORNO DELLA MEMORIA A USO DELLE NUOVE GENERAZIONI

(26° Giorno della Memoria in Italia e 21° nel mondo)


di Roberto Massari


ITALIANO - ENGLISH


Dedicato alle vittime del pogrom genocidario del 7 ottobre 2023 e agli ostaggi fatti morire disumanamente da Hamas nell’indifferenza di gran parte del mondo

Lettera ai giovani militanti proPal che non vorrebbero essere i nuovi antisemiti/antiebrei


Ignoti e giovani proPal, vi scrivo questa lettera senza sapere se mai arriverà a voi o a qualcuno della vostra generazione.

So bene che il principio di condotta dominante tra voi nativi digitali è che «l’importante non è aver ragione, ma non farsi convincere». So però altrettanto bene che siete privi di difese intellettuali, disarmati di fronte alle mode indotte dai social e quindi pronti a farvi convincere dalle tante fake-news in circolazione, purché abbiano un carattere di massa, sia pure solo virtuale. Eppure, se anche un solo giovane o una sola giovane nel mondo troverà in questo mio Promemoria lo stimolo a rivedere le proprie posizioni antiebraiche e a orientare quindi diversamente la propria vita futura, morale e intellettuale, sarà valsa per me la pena di avervi dedicato una parte del mio tempo. Ciò non sarà sufficiente a includermi nel numero dei Giusti fra le nazioni, ma rafforzerà la mia fiducia nel fatto che con argomenti razionali e i dovuti riferimenti storici è ancora possibile convincere dei giovani sinceri.

Ho deciso di scrivervi perché - dopo la passione con cui, in Italia e in altre parti del mondo occidentale, siete scesi nelle strade a manifestare contro Israele, in preda alla commozione per le stragi del popolo gazawi - non ho visto niente di simile per le recenti stragi dei cittadini iraniani. Eppure si è trattato di uno dei più grandi crimini contro l’umanità dell’èra moderna, del quale vi siete trovati ad essere contemporanei: un governo teocratico e animato da fanatismo religioso che ha sparato a mitraglia, uccidendo migliaia e migliaia di manifestanti, per lo più giovani, disposti a morire per la democrazia e il progresso.

Forse ha pesato anche il fatto che chi vi aveva mobilitato contro Israele si è ben guardato dal dirvi che molte di queste giovani vittime appartenevano a formazioni di sinistra come i Mujaheddin del Popolo, i Fedai (Fedayin) del Popolo, il Partito Tudeh (comunisti, clandestini dal 1988, ma non dal 1979), altre associazioni laiche e democratiche. Insomma: progresso contro  barbarie. E anche per questo Trump non è intervenuto in aiuto.

Nessuna commozione da parte vostra, nemmeno un senso di solidarietà generazionale, visto che di comune amore per la democrazia sarebbe difficile parlare, dopo il sostegno morale che avete dato alle aggressioni antiebraiche di altri fanatismi religiosi come Hamas, Hezbollah, Houthi e lo stesso Iran.

Per motivi religiosi, questa mia lettera difficilmente sarà utile a quelli tra voi che sono musulmani, giovani, ma pur sempre cresciuti nel rispetto della teologia coranica. Col tempo questa è divenuta unilateralmente antiebraica, a differenza del Corano che in parte elogiava esageratamente gli ebrei e in parte li condannava, prevedendo una loro punizione nel fuoco della Geenna: ma non nel secolo XXI, bensì alla Fine dei tempi.

E invece tu, giovane musulmano, in teoria sei cresciuto recitando quotidianamente o ritualmente il versetto conclusivo (7°) della prima Sura coranica (al-Fātiḥa, l’Aprente). Si tratta di un’imprecazione rivolta ad Allah contro «quelli che sono nella [Tua] collera, quelli che si sviano». Per te, giovane musulmano, il versetto è quasi incomprensibile, ma per l’interpretazione islamica tradizionale i primi sarebbero gli ebrei e i secondi i cristiani. E il guaio è che non può essere altrimenti, viste le spiegazioni fornite nella 2ª Sura (al-Baqara), prima e dopo il versetto 142.

Per motivi molto più complicati da spiegare (ma qualcuno di voi potrà anche frugare in miei precedenti libri per trovare i riferimenti necessari), questa lettera non è rivolta a chi l’antisemitismo (che io preferisco chiamare antiebraismo) lo pratica da prima della guerra di Gaza: cristiani e cattolici da quasi duemila anni, integralisti islamici da vari secoli, nazifascisti vari da circa un secolo (inclusi ex ustascia croati, croci frecciate ungheresi, guardie hlinka slovacche ecc.), negazionisti, stalinisti, correnti slavofile e fondamentalisti di vario genere. 

Non è rivolta nemmeno a chi vi ha accompagnato fisicamente o moralmente nelle vostre manifestazioni antisraeliane (spesso addirittura convocandole e dirigendole), appartenendo a gruppi settari e fortemente ideologizzati, di provenienza  hitlero-comunistoide, trotskoide, anarcoide, ecologista apocalittica, wokista, antieuropeista e antioccidentalista in genere.

A differenza di voi, che vi siete mobilitati spinti dalla commozione per i civili di Gaza, i membri di queste sètte - in grado a volte di arrivare alle dimensioni di gruppo politico - non sono recuperabili a un discorso razionale e civile. Le loro presunte certezze ideologiche mascherano la profonda insicurezza caratteriale dei loro membri, che li spinge a cercare figure paterne protettive e possibilità di autoesaltare il proprio narcisistico Ego nei ristretti circoli di appartenenza. Nelle manifestazioni antisraeliane, la loro instabilità psicologica ha trovato l’occasione preziosa per sfogare il sottofondo sadomasochistico che sta alla base del razzismo in genere, ma dell’antiebraismo in modo particolare.

Spero che non sia il vostro caso o almeno non lo sia in forma cronica, inguaribile. Vi invito quindi a superare lo stato di giovanile inconscienza, finché siete in tempo, sperando anche che abbiate occasione di leggere questa mia lettera.

Non mi metto qui a ricostruire tutto il discorso sulla nascita dello Stato d’Israele, delle aggressioni continue ed extrapalestinesi dal 1948 in poi, l’inconsistenza della teoria dei Due Stati, l’invenzione sovietica del nazionalismo palestinese, lo spudorato antiebraismo di chi si è inventato e poi ha propagandato la nuova «accusa di sangue», cioè il «genocidio, e tutto il resto.

Volendo approfondire, troverete tutto ciò esteso e documentato in un mio recente libro (Deliri del nuovo antiebraismo. Accuse di sangue, mode e disinformazione) oltre che in più recenti articoli in Utopia rossa. Qui richiamerò schematicamente solo alcuni punti significativi, ipotizzando che voi li ignoriate. Ciò non sarà vero per tutti voi e non sarà vero per tutti i punti del Promemoria; ma forse, anche chi già li conosce trarrà giovamento dal richiamarli alla mente nel giorno della Memoria.


PROMEMORIA


1. Il Terzo Reich prese ufficialmente il potere il 30 gennaio 1933. Il primo Stato estero a riconoscerlo fu il Vaticano e, nonostante il suo programma esplicitamente antiebraico, il 20 luglio 1933, il segretario di Stato Eugenio Pacelli (futuro Pio XII) si precipitò a redigere e firmare, per conto di Pio XI, il Reichskonkordat - il Concordato, col nazismo - sul modello di quello elaborato col fascismo italiano da Francesco Pacelli (fratello di Eugenio). Si ignora in genere che quel Konkordat è ancora in vigore.

venerdì 23 gennaio 2026

L’ACCORDO DI PARTENARIATO UE-MERCOSUR (Parte I)

di Andrea Vento


Dopo un’interminabile fase negoziale protrattasi per un venticinquennio, l’Accordo di Partenariato Ue-Mercosur (UE-Mercosur Partnership Agreement), a seguito dell’approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio europeo di venerdì 9 gennaio, ha intrapreso il rettilineo finale. Dopo l’ultimo rinvio di un mese della votazione del Consiglio, infatti, il via libera alla prosecuzione dell’iter è arrivato dopo il cambio di posizione dell’Italia indotto dalla dichiarazione della Commissione di anticipare il finanziamento di 45 miliardi di euro dei fondi della Pac, la Politica agricola comunitaria e all’abbassamento della soglia per l’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia su alcuni prodotti agricoli sensibili dall’8% al 5%. Non fondi aggiuntivi ma solamente messi a disposizione degli agricoltori, principali oppositori dell’accordo, prima dei termini previsti. Tanto è bastato al governo Meloni per convertire il diniego in voto favorevole nell’arco di un mese, mentre hanno mantenuto la loro opposizione Francia, Irlanda, Austria, Ungheria e Polonia, e la sua astensione il Belgio. 

La firma ufficiale dell’Accordo è arrivata sabato 17 ad Asuncion in Paraguay alla presenza dei presidenti della Commissione, Ursula von der Leyen, e del Consiglio dell’Unione europea, Mario Costa e dei capi di stato di Argentina, Xavier Milei, del Paraguay, Santiago Peña e dell’Uruguay, Yamandù Orsi, tutti esponenti di destra, mentre non ha partecipato Luis Inacio “Lula” da Silvia, uno dei principali sostenitori dell’Accordo. 

Meno scontata, tuttavia, potrebbe rivelarsi la successiva ratifica da parte del parlamento europeo, prevista nei prossimi mesi, viste le dichiarazioni avverse del presidente francese Macron che sembra essersi posto alla guida il drappello dei paesi oppositori. Sull’Accordo, oltre alla mobilitazione dei trattori che annunciano battaglia, incombe anche il voto del Parlamento europeo previsto per mercoledì 21 sull’ammissibilità del ricorso alla Corte di Giustizia europea contro l’Accordo che in caso di ammissione ne allungherà sensibilmente i tempi. 

Ad ogni buon conto l’iter prevede che una volta ottenuta l’approvazione del Parlamento europeo, l’accordo potrà entrare in vigore in forma provvisoria, il cosiddetto interim Trade Agreement, previa approvazione della Commissione e del Consiglio a maggioranza qualificata. La piena ratifica e la successiva entrata in vigore definitiva dell’UE-Mercosur Partnership Agreement avverrà tuttavia solo dopo il via libera da parte dei parlamenti nazionali degli stati membri.

Il Mercosur

Il Mercosur, Mercato Comune del Sud o del Cono Sud, è una organizzazione economica sudamericana, nello specifico un’Area di Libero Scambio istituita nel 1991 col Trattato di Asuncion ed entrata in vigore nel 1995, composta da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con il Venezuela che dopo aver acquisito lo status di paese membro nel 2012 è stato successivamente sospeso nel 2017. La Bolivia ha sottoscritto nel 2012 un protocollo di adesione che è sempre in corso di approvazione da parte dei parlamenti degli stati membri.

Secondo il Consiglio Europeo “nel loro complesso le 4 economie, con un Pil di 2.700 miliardi di euro, costituiscono la sesta economia più grande del mondo, al di fuori dell’Ue” con una popolazione, secondo il sito del Mercosur, di 295 milioni di persone. 

Nettamente preminente è il ruolo del Brasile che annovera circa 220 milioni di abitanti e una economia che, secondo Ocse, rappresenta 1/3 del totale dei 33 stati dell’America Latina e Caraibica e si attesta in undicesima posizione a livello mondiale con un Pil stimato per il 2025 di 2.260 miliardi di $ e di quello pro capite di 10.578 $, secondo i dati del Fmi.

L’interscambio Ue-Mercosur

Dall’inizio del millennio la Cina ha incrementato esponenzialmente la penetrazione economica e le relazioni commerciali con l’America Latina, nel suo complesso, superando l’Unione Europea. Nello specifico delle relazioni col Mercosur, secondo i dati della Commissione, nel 2000 l’Ue copriva una quota di import del Mercosur di circa 6 volte superiore di quella della Cina, nel 2024 la quota di Pechino superava del 40% quella dell’Ue. Grazie anche all’accelerazione dell’ultimo decennio allorché, a fronte di un aumento del valore dell’interscambio dell’Ue al solo 4%, la Cina ha registrato un’impennata del 60%, anche grazie alle relazioni consolidatesi tramite la comune adesione al blocco dei Brics in qualità di soci fondatori che l’ha portata nel 2023 a coprire una quota del 26,7% del commercio totale del 26,7% (tab. 1).

Tabella 1: quote del commercio di beni e servizi del Mercosur dei primi 3 partner, anno 2023. Fonte


Partner

Quota di commercio del Mercosur

Cina

26,7%

Unione europea

16,8%

Stati Uniti

13,9%


Analizzando l’interscambio di beni fra Ue e Mercosur del 2024 rileviamo come l’entità dei flussi risulti alquanto equilibrata con un valore dell’import europeo di 56 miliardi di euro a fronte di un export di 55,2 miliardi, mentre per quanto riguarda i servizi forniti risulta netta la preminenza Ue con 29,2 miliardi di euro, contro i soli 13,4 miliardi del blocco sudamericano (grafico 1). 

Nel complesso nel 2024 il controvalore dell’interscambio totale di beni e servizi fra le due aree geoeconomiche si è attestato a 153,8 miliardi di euro.

Grafico 1: il valore dell’interscambio di beni e servizi fra Ue e Mercosur nel 2024 in miliardi di euro.


I prodotti esportati dall’Ue verso il blocco sudamericano, secondo i dati forniti dal Consiglio europeo,  sono per il 94% manufatturieri in primis macchinari e apparecchi industriali, prodotti chimici e farmaceutici e mezzi di trasporto, mentre dal Mercosur importiamo soprattutto prodotti agricoli (soia, caffè ecc.) e legname, prodotti minerari e petrolio, carta e pasta di cellulosa.

Secondo i fati del Consiglio, l’Ue, rappresenta “il più grande investitore nei paesi del Mercosur, con uno stock di investimenti (Ide) di circa 390 miliardi di euro nel 2023”.

L’Accordo non riguarda solo gli scambi commerciali

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.