L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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lunedì 2 aprile 2018

CARI COMPAGNI DI UTOPIA ROSSA…, di Giorgio Amico

Cyril Lionel Robert James (1901–1989)
Caro Roberto [Massari] e cari compagni di Utopia Rossa,

colgo l’occasione per dare atto a quanto ci siamo detti qualche giorno fa. Da anni seguo Utopia Rossa e in particolare la vostra attività (a cui un pochino ho anche collaborato). Oggi credo sia venuto il momento di formalizzare questa collaborazione. Perché? E soprattutto, perché adesso? Perché mai come in questo momento è necessaria una radicale reinterpretazione dell’esperienza complessiva (teorica e politica) di quello che un tempo chiamavamo «movimento operaio». Un confronto con il passato, ma anche un tentativo di analisi del presente, di cosa sia oggi «la classe», come si rappresenti, come si autorganizzi in un vuoto di studi e di interessi (altro che Potere al Popolo!) che pare negarne l’esistenza stessa, relegandola in una zona grigia fra ceto medio impoverito e marginalità.
Ci vogliono coraggio, cuore e testa, e Utopia Rossa in questi anni ha dimostrato di possederli. C’è bisogno di comunità di studi e di esperienze di vita. Quella comunità che affascinò tanto il giovane Marx da trasformargli per sempre l’esistenza. Ricordi il passo dei Manoscritti sulle riunioni degli ouvriers comunisti francesi? Questo clima fraterno lo vedo in Utopia Rossa e l’ho ritrovato nelle giornate di Cosio d’Arroscia.
Come sai, sto lavorando ad una ricerca su C.L.R. James, che, quasi unico fra i marxisti rivoluzionari del Novecento, mise al centro del suo lavoro la capacità dei lavoratori (dagli schiavi delle piantagioni di Haiti ai colletti blu di Detroit) di elaborare forme di coscienza e pratiche di lotte dal forte contenuto libertario. Mi piacerebbe che questa mia ricerca diventasse parte del patrimonio comune di Utopia Rossa, che contro venti e maree, ostinatamente, continua a ricordare come l’emancipazione dei lavoratori non potrà che essere il prodotto dell’attività dei lavoratori stessi. Un robusto percorso libertario, senza «-ismi» ideologici e personalismi gruppettari, che sarei onorato e felice di fare insieme con te e gli altri compagni del comitato redazionale.
Un abbraccio fraterno,

Giorgio Amico
(28 marzo 2018)


Giorgio Amico (Imperia, 1949) vive a Savona, dove amministra il blog Vento Largo. Le sue opere in volume sono:
Operai e comunisti. La Resistenza a Savona (1943-1945) (2004)
Il rinnegato Korsch. Storia di un’eresia comunista (2004)
Un comunista senza rivoluzione. Arrigo Cervetto (con Yurii Colombo, 2005)
Le illusioni d’Itaca (2005)
Wifredo Lam. Il grande surrealista cubano (2006)
I fuochi di San Giovanni. Aspetti di una festa millenaria (2016)

martedì 28 marzo 2017

CARLO BALDELLI: UN LUTTO PER UTOPIA ROSSA, di Andrea Furlan e Mauro Giovannini

Sabato 25 marzo, presso la sua abitazione a S. Maria delle Mole (Castelli Romani), il nostro compagno Carlo Baldelli è stato colpito da un attacco di cuore. A nulla sono serviti i soccorsi e il trasporto all'ospedale di Albano.
La vita di Carlo (detto «Carlone» per amici e compagni a causa della sua imponente mole) è sempre stata caratterizzata da un attività politica intensa: militante dei movimenti degli anni '70, attivo nella campagna contro il nucleare, membro del partito di Democrazia proletaria agli inizi degli anni '80. Terminata l'esperienza di DP, per qualche tempo Carlo si allontanò dalla politica attiva, deluso dalla fine ingloriosa di quell'organizzazione. Ma poi aderì a Rifondazione comunista.
E fu insieme a lui che nel 2007 - come circolo «Rosa Luxemburg» di S. Maria delle Mole - uscimmo da Rifondazione, rifiutando di accettare il voto di quel partito a favore del rifinanziamento delle missioni militari all'estero. Le aveva decise il governo Prodi ma le votò anche Rifondazione.
Per Carlo fu quella l'occasione di una scelta netta a favore della rivoluzione e per questo accettò con entusiasmo la nostra proposta di aderire a Utopia Rossa. E con Utopia Rossa, partecipando attivamente alle sue iniziative anche in altre parti d'Italia, proseguirà l'impegno politico fino alla sua prematura morte.
Sul piano locale e nel quadro delle attività di UR, Carlo seguiva attivamente e assiduamente la vertenza contro l'inquinamento dell'aeroporto di Ciampino, facendo parte dell'assemblea «No Fly». Si impegnò anche nella vertenza contro la speculazione edilizia della zona del «Divino Amore», nel Comune di Marino, dando vita, insieme ai compagni del Centro sociale IPO di Marino, all'assemblea «Stop Cemento».
Carlo si è spento all'età di 65 anni, ancora nel pieno delle sue forze. Con lui perdiamo un compagno instancabile, un uomo generoso e altruista, una persona semplice e pacata, riflessiva e allo stesso tempo determinata a portare avanti con decisione le proprie idee.
Un operaio a tutto tondo, un elettricista che non amava essere comandato dai padroni e che per questo aveva deciso di svolgere il proprio lavoro autonomamente, volendo restare padrone solo di se stesso. La sua formazione comunista non era priva, infatti, di elementi anarchici.

Lo ricordiamo come un uomo onesto, gentile, incorruttibile, infaticabile e sempre pronto a soccorrere chi ne avesse bisogno. Ci stringiamo al dolore della sua famiglia, alla moglie Sandra e a suo figlio Matteo.
Le esequie si svolgeranno, in forma rigorosamente laica, al circolo di Utopia Rossa «Rosa Luxemburg» sito in via S. Paolo Apostolo 19 (S. Maria delle Mole) alle ore 10.30 di martedì 28 marzo.

martedì 6 dicembre 2016

GINO DONÉ A TUXPAN: missione compiuta!/ GINO DONÉ EN TUXPAN: ¡misión cumplida!/ GINO DONÉ IN TUXPAN: mission accomplished!

[Foto Davaa]
ITALIANO
Sabato 26 novembre la statua di Gino Doné - opera dello scultore veneziano Carlo Pecorelli - è stata inaugurata nella casa museo del Granma di Tuxpan (stato di Veracruz).
È stata una bella vittoria della Fondazione Guevara che per due anni si è battuta contro ogni tipo di difficoltà, raccogliendo il denaro necessario a realizzare il progetto e vincendo odiosi ostacoli burocratici della dogana messicana. Ora il volto di Gino Doné guarda il fiume Tuxpan e di lì l'Oceano Atlantico, accanto agli altri tre non-cubani (il messicano, il dominicano e l'argentino Che Guevara) della spedizione di 82 combattenti che di lì partì 60 anni fa (il 25 novembre 1956).
La cerimonia per il 60° anniversario del Granma e di inaugurazione del busto ha coinciso nelle stesse ore con la notizia della morte di Fidel Castro, al quale è stato dedicato un minuto di silenzio.
La manifestazione si è svolta davanti a un folto pubblico e con partecipazione molto sentita. Hanno parlato Emilio Zilli De Bernardi (console italiano a Veracruz), Víctor Caricabel (console cubano a Veracruz), Roberto Massari (presidente della Fondazione Guevara internazionale), Carlo Pecorelli (scultore dell'opera), una dirigente dell'Associazione di amicizia México-Cuba. Sono stati letti i messaggi inviati da Barack Obama e dalla Presidenza della Repubblica italiana (Sergio Mattarella). Ha concluso la manifestazione la professoressa Diana González de Ruiz, in rappresentanza del sindaco di Tuxpan e di altre autorità municipali in parte presenti.
Un tenore messicano ha cantato brani del compositore cubano Ernesto Lecuona e uno spettacolo di danza ha concluso una giornata memorabile.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro (singole persone, l'Anpi, Utopia Rossa e ovviamente la Fondazione Guevara in Italia) che con il loro aiuto hanno reso possibile questo atto dovuto alla memoria del nostro amato Gino.
(r.m.)

ESPAÑOL
El sábado 26 noviembre la estatua di Gino Doné - obra del escultor veneciano Carlo Pecorelli - ha sido inaugurada en la casa museo del Granma de Tuxpan (estado de Veracruz).
Se trata de una maravillosa victoria de la Fundación Guevara que por dos años sé batió contra todo tipo de dificultades, recogiendo el dinero necesario para la realización de este proyecto y venciendo tediosos obstáculos burocráticos de la aduana mexicana. Ahora el rostro de Gino Doné mira hacia el río Tuxpan y desde allí al Océano Atlántico, junto a los otros tres héroes no cubanos (el mexicano, el dominicano y el argentino Che Guevara) de la expedición de 82 combatientes que de allí partió hace 60 años (el 25 de noviembre de 1956).
La ceremonia para el 60° aniversario de la expedición del Granma y de la inauguración del busto coincidió con la noticia de la muerte de Fidel Castro, a quien le fue dedicado un minuto de silencio.
El evento tuvo lugar ante un nutrido público y con una participación muy sentida. Hicieron uso de la palabra Emilio Zilli De Bernardi (Cónsul italiano en Veracruz), Víctor Caribel (Cónsul cubano en Veracruz), Roberto Massari (presidente de la Fundación Guevara internacional), Carlo Pecorelli (autor de la obra) y una dirigente de la Asociación de amistad México-Cuba. Fueron leídos los mensajes enviados por Barack Obama y por la Presidencia de la República Italiana (Sergio Mattarella). Concluyó la manifestación la profesora Diana González de Ruiz, en representación del Alcalde de Tuxpan y de otras autoridades municipales en parte presentes.
Un tenor mexicano cantó piezas del compositor cubano Ernesto Lecuona y un espectáculo de danza cerró una jornada memorable.
Aprovecho la ocasión para agradecer a todos aquellos (varias personas, la Asociación nacional de los partisanos italianos [Anpi], la asociación Utopía Roja y desde luego la Fundación Guevara en Italia) que con su ayuda han hecho posible este ineludible acto a la memoria de nuestro queridísimo Gino.
(r.m.)

sabato 12 novembre 2016

A CENA CON ROBERTO MASSARI, di Serena Campani

Andrea Vento e Roberto Massari
È impossibile non rimaner affascinati da Roberto Massari: tre lauree e una piccola ma agguerrita casa editrice nei pressi del lago di Bolsena. Fine intellettuale e poliedrico artista: musicista, poeta, pittore, sociologo. Presidente della Fondazione Guevara internazionale, ispiratore del blog Utopia Rossa.
Giovedì 10 novembre Massari, venuto a Pisa in occasione del Pisa Book Festival, importante appuntamento per l'editoria indipendente che si tiene al Palazzo dei Congressi dall'11 al 13 novembre, ha presentato il saggio di Deschner Con Dio e con i fascisti, incontrando un pubblico interessato e numeroso presso il ristorante Soul Kitchen, sulla via Aurelia.
L'iniziativa, organizzata dal Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (Giga) e dall'Associazione Pisorno, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti di associazioni locali che operano sul territorio pisano e livornese: la Libera Università Popolare di Livorno, l'Associazione di cooperazione internazionale Italia-Nicaragua, l'associazione Lucca contro la guerra di Aldo Zanchetta. Inoltre sono intervenuti studenti universitari, insegnanti di vario ordine e grado, cittadini provenienti da Pisa, Livorno e Lucca interessati ad approfondire le tematiche proposte.
Dopo una buona carrellata di cucina locale, durante la quale i commensali si sono potuti intrattenere a conversare in maniera informale con Massari, ha avuto luogo la presentazione del saggio. Nello specifico l'editore si è soffermato sulle connivenze tra la Chiesa, in particolare quella tedesca, e il nazismo, e sulla mancata presa di posizione di papa Pio XII di fronte alle indicibili atrocità commesse, come la Shoah e il programma di sterminio dei malati, denominato «Aktion T4».
Roberto ci ha raccontato anche un fatto assai toccante e personale: suo nonno materno, Otello, è stato barbaramente ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine e lui dopo tanti anni ha potuto costituirsi parte civile nel processo contro Priebke. La vicenda, raccontata nel libretto Un ebanista alle Fosse Ardeatine, ha intimamente toccato tutti i presenti.

lunedì 27 giugno 2016

È MORTO BEPPE FERRARA

Abbiamo da poco appreso la triste notizia della morte del regista Giuseppe Ferrara, avvenuta a Roma due giorni fa. In questo momento ci stringiamo in un doveroso abbraccio alla famiglia e ai suoi cari. Da parte nostra ci piace ricordarlo nel momento dell'adesione entusiasta - lui che non era più un giovanotto - al progetto internazionalista di Utopia Rossa, di cui riproduciamo di seguito la lettera inviata a Roberto Massari. La memoria del suo cinema di impegno civile resterà incastonata nelle sue pellicole. Ciao Beppe. [la Redazione]

Caro Roberto,

la mia adesione a Utopia Rossa è piena, soddisfatta e direi ricca di entusiasmo. Essa mi appare come la naturale continuazione dell'attività che conduco ormai da decenni in campo cinematografico, dove il mio impegno politico non è mai venuto meno. Naturalmente l'entusiasmo attuale per UR nasce anche dalle insoddisfazioni vissute nelle precedenti esperienze politiche, che vorrei qui ricordare brevemente.
Ricordo di essermi iscritto ventiquattrenne al Psi su presentazione dell'amico regista Lino Del Fra (l'autore tra l'altro di Allarmi siam fascisti!, nel 1962, e La torta in cielo, nel 1970) e di aver vissuto come primo evento negativo l'entrata dei socialisti nella cosiddetta "stanza dei bottoni", voluta da Pietro Nenni e sfociata nella scissione (da me ovviamente approvata) che portò alla nascita del Partito socialista di unità proletaria, il Psiup. Rammento di esser stato l'unico, nella sezione Centro del Psi a Roma, in cui ero iscritto, ad aver votato per Lelio Basso. (Anni dopo avrei scoperto che la brigatista rossa Laura Di Nola, con la quale avevo frequentato il Centro sperimentale di Cinematografia, era stata iscritta alla stessa sezione.)
Seguì un periodo di battaglie giornalistiche all'interno del settimanale del Psiup - Mondo Nuovo - diretto da Lucio Libertini. Dalle colonne di quel giornale attaccai Torello Ciucci (che insieme a Giovanni Gronchi intrallazzava con gli Enti di Gestione Cinema) e Guido Lonero (direttore, altro intrallazzatore ai danni del Festival del cinema di Venezia).
Riuscimmo a far dimettere Lonero e a mettere in difficoltà Ciucci, ragion per cui il segretario di redazione - Salasso - mi richiamò all'ordine, dicendomi che "rompevo i vetri". Da bravo psiuppino nel 1968 diedi man forte a Cesare Zavattini, insieme ad altri registi (come Marco Ferreri, Ugo Gregoretti, Citto Maselli, Pier Paolo Pasolini), nella contestazione del Festival di Venezia. Al Partito, però, non importò nulla di quella battaglia. E alle elezioni politiche del 1972, non avendo raggiunto il "quorum" per eleggere anche un solo parlamentare (benché ne avessimo eletti quasi quaranta nel 1968), il partito si sciolse.
Agli iscritti del Psiup si prospettarono due soluzioni, entrambe assurde: rientrare nel Psi oppure iscriversi al Pci. Io preferii aderire a un minipartito, Democrazia proletaria (nata dalla confluenza di varie correnti di sinistra), che arrivò a candidare come capolista alle elezioni il comico Paolo Villaggio.
Conclusa l'esperienza di Dp, il giudice Carlo Palermo mi convinse ad entrare armi e bagagli nella Rete di Orlando. Lì feci parte della sinistra del movimento insieme a Nando Dalla Chiesa e all'ex sindaco di Torino, Diego Novelli.
Questa è la storia del mio impegno politico all'interno delle organizzazioni partitiche della sinistra italiana. Potrei poi accennare al mio impegno nella lotta contro il fascismo, contro l'imperialismo, contro la mafia e i poteri occulti condotta attraverso lo strumento del cinema - mia professione e grande amore della mia vita. Ma il discorso a questo riguardo sarebbe molto lungo e forse si potrà fare in altra occasione. [Si veda al riguardo il suo magistrale Manuale di regia, pubblicato da Editori Riuniti nel nel 1999 e nel 2004 e ripubblicato dalla Massari editore nel 2014 (nota di R.M.).]

giovedì 7 aprile 2016

CELEBRATE DAVID KUNZLE’S 80TH BIRTHDAY

David, dear Redutopian struggling against the Goliath of indifference and inhumanity with the tools of art and mutual understanding, receive a long and big hug from all of your Redutopian, Guevarist and Internationalist friends. Consider us present at the party for your first 80 years of life.
the Editorial staff of Red Utopia

Caro David rossoutopico che lotti contro il Golia dell'indifferenza e della disumanità con gli strumenti dell'arte e della reciproca comprensione, ricevi un abbraccio fortissimo da tutti i tuoi amici rossoutopici, guevaristi e internazionalisti. Consideraci presenti alla festa per i tuoi primi 80 anni di vita.
la Redazione di Utopia Rossa

Querido David, rojoutópico que luchas contra el Goliat de la indiferencia y de la inhumanidad con las herramientas del arte y de la mutua comprensión: recibe un fuerte abrazo de parte de todos tus amigos rojoutópicos, guevaristas e internacionalistas. Consíderanos presentes en la fiesta por tus primeros 80 años de vida.
la Redacción de Utopía Roja

giovedì 30 luglio 2015

L'ANTISPETTACOLO NELLA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO: UN INCONTRO A LIVORNO, FRA TEORIA E SITUAZIONI URBANE, di Antonio Saccoccio

[Le foto sono di Pino Bertelli]

Il 13 giugno la galleria Peccolo e la centralissima piazza della Repubblica di Livorno hanno ospitato il "Punto della Situazione n. 2". Al centro dell'incontro, intitolato significativamente "L'antispettacolo nella società dello spettacolo", sono state le differenti strategie per contrastare la pervasività dello spettacolare nel mondo contemporaneo.
In apertura, spazio alla presentazione del libro Debord e il Situazionismo revisited (a cura di A. Saccoccio, Massari editore) con gli interventi di studiosi e attivisti nel campo delle avanguardie: i critici Sandro Ricaldone e Luca M. Venturi; il fotografo Pino Bertelli; l'editore Roberto Massari; il gallerista Roberto Peccolo; Pasquale Stanziale, già autore di diversi saggi sull'Internazionale Situazionista; Stefano Taccone, curatore del recente Contro l'infelicità. L'Internazionale Situazionista e la sua attualità (ed. Ombre Corte). A questi si sono aggiunte le riflessioni/azioni di Helena Velena, guerrigliera punk-anarco-situazionista; Benedetto Fanna, Giuseppe Savino e Marco Olivieri, musicisti estemporanei dell'Orchestra Noè; Stefano Balice e Joshua Pettinicchio, oltre-artisti rumoristi del MAV; Antonio Marchi, ciclosituazionista.
Su un piano strettamente teorico, Stanziale ha centrato il suo intervento sulla "realizzazione della filosofia", e cioè l'idea situazionista per cui la filosofia dovrebbe giungere al suo compimento e alla sua fine trasformandosi in azione rivoluzionaria. Un'idea a cui si affianca quella del "superamento dell'arte", ripresa più volte nel libro sopracitato. A questo proposito Fanna e Balice hanno illustrato sinteticamente la natura e gli obiettivi delle pratiche performative portate avanti dai gruppi Noè (Nostra Orchestra Estemporanea) e MAV (Movimento Arte Vaporizzata). È stata proprio l'idea dell'estemporaneità al centro della riflessione/azione del pomeriggio. L'estemporaneità come momento intensamente vissuto e donato che rifiuta i meccanismi della contemplazione, della merce/spettacolo, perché si offre senza calcoli e mediazioni. E così la discussione teorica è stata ripetutamente interrotta da "perturbazioni acustiche" create dai numerosi musicisti e rumoristi presenti in sala.

giovedì 9 ottobre 2014

IL PARADIGMA NEL SINISTRESE, di Roberto Massari

«Ehi! Sei a bravo a fare della psicoanalisi!»
«Non è psicoanalisi, ma paradigma cognitivo-comportamentale»
Carissimo,
giorni fa avevo cominciato a scrivere un testo per ridicolizzare l’impiego così alla moda del termine «paradigma» e dell’aggettivo «paradigmatico» - che, se possibile, trovo ancor peggiore.
Mi aveva stimolato la recente lettura di alcuni libri e di articoli pubblicati in alcuni siti dove il vezzo si annida in modo particolare. Ma in realtà sono state solo gocce che hanno fatto traboccare il vaso: da un bel po’ di tempo, infatti, non ne potevo più di questa ennesima ridicolaggine, di questo ennesimo sotterfugio linguistico che ormai spadroneggia all’interno del sinistrese. La sua funzione di riempitivo conformistico e di palliativo rassicurante per un mondo di pseudointellettuali privi di una salda formazione teorica (e linguistica) è molto evidente. E l’insicurezza di chi impiega il termine è pari al tono intimidatorio con cui esso viene pronunciato o al tono di ammiccante complicità con cui viene scritto («Tu ed io sappiamo cosa intendo dire, vero?»).
Ma sbalordisce, ancora una volta, il fatto che chi si riempie la bocca col «paradigma» sembra molto fiero di farlo. A volte dà l’impressione di considerarsi il primo o uno tra gli eletti che sono in grado di ricorrervi, dimentico di tutti gli altri termini più o meno astrusi arrivati e passati di moda nel sinistrese, venerati e diffusi a man larga dai precedenti greggi di pseudointellettuali o aspiranti tali.
Probabilmente dovrò tornarvi sopra, ma per ora mi son dovuto fermare quando mi sono reso conto che rischiavo di andare oltre la presa in giro e lo sfogo (le uniche cose che in quel momento mi stavano a cuore).
In realtà, per proseguire avrei dovuto distinguere nettamente l’impiego del termine in sinistrese da parte di chi è affascinato dall’aspetto fonetico - se lo reciti ad alta voce, ti accorgi che riempie la bocca alla grande e per ben due volte, mentre ancor più impressionante foneticamente è l’esasillabo «pà-ra-dig-mà-ti-co» - rispetto a chi invece gli ha attribuito altri significati all’interno della comunità filosofico-scientifica (Thomas Kuhn in primo luogo e in epoca moderna, ma in formulazione teorica almeno del 1962 - La struttura delle rivoluzioni scientifiche - dove s’intende per paradigma «una costellazione che comprende globalmente leggi, teorie, applicazioni e strumenti e che fornisce un modello che dà origine a una particolare tradizione di ricerca scientifica dotata di una sua coerenza»).

sabato 27 settembre 2014

PUNTO DELLA SITUAZIONE N. 1, di Antonio Saccoccio

(Non-convegno di Sesta Godano)
[Foto Pino Bertelli]

In occasione dei vent’anni dalla morte di Guy Debord, venerdì 19 settembre si è svolto presso la Sala Consiliare del Comune di Sesta Godano (SP) un incontro situazionista.
Con la presidenza di Roberta Biasotti e la presenza dell’Assessore alla cultura Davide Calabria, sono intervenuti studiosi e attivisti delle avanguardie di varia provenienza che hanno discusso sulle teorie e pratiche situazioniste: Giorgio Amico, Pino Bertelli, Roberto Massari, Sandro Ricaldone, Antonio Saccoccio, Alessandro Scuro. All’ultimo momento non sono potuti intervenire Michele Nobile (che ha inviato un testo che in parte è stato letto) e Donatella Alfonso.
L’incontro, lungi dall’essere un’erudita dissertazione, si è presto trasformato in un vivace dibattito sull’attualità delle teorie debordiane. Bertelli, Saccoccio e Massari, in particolare, hanno sottolineato la necessità di continuare a sviluppare alcune intuizioni di Debord e di altri situazionisti. La spettacolarizzazione del reale e lo «slittamento generalizzato dell’avere nell’apparire» (Tesi 17 de La società dello spettacolo) sono oggi dati di fatto.
Massari, confermando alcune ipotesi di Nobile, ha svolto il proprio intervento su un terreno socio-politico (merce, alienazione, capitale, lavoro). Saccoccio ha insistito sul superamento dell’arte, segnalando che retrocedere su questo punto significherebbe tradire tutta la teoria situazionista. Bertelli ha proiettato il film di Debord La société du spectacle, analizzando le tecniche di détournement impiegate. Amico ha messo in evidenza l’importanza cruciale della figura di Asger Jorn. Ricaldone ha mostrato come la genesi di alcune teorie situazioniste sia da rintracciarsi nei movimenti d’avanguardia precedenti, soprattutto nel Lettrismo. Ed è proprio sulle figure di Isou e Pomerand che si è soffermato Scuro, avviando così la presentazione del suo libro - Il Lettrismo - pubblicato da Massari editore, poi proseguita con una lettura interpretata in sala.
Alcune Tesi de La società dello spettacolo sono state riproposte per la loro attualità: «Tutta la vita delle società in cui regnano le moderne condizioni di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli…» (Tesi 1); «Lo spettacolo in generale, come inversione concreta della vita, è il movimento autonomo del non-vivente» (T. 2); «Lo spettacolo è il cattivo sogno della società moderna incatenata, che non esprime in definitiva se non il suo desiderio di dormire» (T. 21).

giovedì 4 settembre 2014

I «DA SOLI IDEOLOGICI», di Roberto Massari

Il testo che pubblichiamo è la rielaborazione di una lettera di Massari a Pier Francesco Zarcone del gennaio 2010. [la Redazione]

Quelli che né la Quinta internazionale, né la Quarta… mai niente di collettivo
Nella recente discussione sulla Quinta internazionale (rivitalizzata nel 2010 dalla proposta di Chávez, ma da me iniziata fin dal 1983) ci sono stati commenti contrari, a favore, ironici e arricchimenti della problematica. Si sono pronunciati tra gli altri organismi come il Segretariato Unificato della Quarta o il Fmln del Salvador, e mi sembra quindi di poter dire che il tema comincia ad esser preso sul serio: spero che il futuro rafforzi tale tendenza.
Esiste però una categoria di «critici» dell'idea di Quinta internazionale composta da singoli individui, a volte dotati di una buona preparazione teorica, che non hanno mai aderito a nulla o quasi nulla nella loro vita, e comunque non ad organizzazioni internazionali, né probabilmente mai vi aderiranno. Sono quelli che io chiamo da tempo i «da soli ideologici», e a loro voglio dedicare questa mia riflessione.
Una riflessione che originariamente prese avvio dalla lettura di un articolo di Octavio Alberola1. Mi colpì in quell'occasione il modo sbrigativo con cui si liquidava quasi un secolo di lotte ed esperienze del movimento operaio, rivoluzionario o semplicemente antimperialistico, infilando nello stesso sacco Trotsky, Lenin, Castro, Chávez e addirittura il povero Chomsky.
Se mi mettessi anch'io a scrivere analisi degli errori di Lenin, Trotsky, Malatesta, Berneri, Nin, Ben Bella, Guevara, Malcolm X, Naville, Mandel, Guérin, Chomsky ecc., avrei certamente lavoro sufficiente per i prossimi dieci anni. In realtà, poiché questo lavoro critico lo faccio sistematicamente almeno dal 1968, direi che posso anche permettermi di andare avanti in maniera propositiva guardando al futuro. Lo faccio conservando molti dubbi e acquisendo prudenza. Sono però felice di non doverlo fare da solo, essendo membro attivo di una comunità politica (Utopia Rossa) che, per quanto piccola, ha una tradizione storica, un forte patrimonio teorico, una composizione internazionale.
È vero, però, che se mi fossi limitato a criticare questo o quel personaggio politico, pur dando un contributo allo studio della storia delle idee, non avrei aggiunto neanche una goccia al grande oceano dell'umanità in lotta contro la proprietà privata dei principali mezzi di produzione. E ciò per la semplice ragione che sarebbe sempre mancata la mediazione politica (il passaggio operativo) dalle armi della critica alla critica delle armi.

Pensatori «non-responsabili» di alcunché
Al singolo individuo - intellettuale o non - finisce sempre col rispondere un altro individuo, che a sua volta susciterà la reazione di altri individui e così via, in quell'incessante proliferazione di «pensatori» che non definisco «liberi», ma «ir-responsabili», cioè non-responsabili di alcunché.

domenica 31 agosto 2014

ADHESIÓN DE CLAUDIO ALBERTANI (México)



Querido Roberto,
te agradezco y agradezco a las y los compañeros de Utopía Roja la atenta invitación que me hacen a colaborar con su importante revista (el blog «Red Utopia Roja»). Acepto con gusto pues la leo prácticamente desde sus inicios y conozco la calidad de sus textos, así como de su compromiso humano y político.
Un abrazo a todos,

Claudio Albertani
(Ciudad de México) 


Caro Roberto,
ti ringrazio e ringrazio le compagne e i compagni di Utopia Rossa per l'invito a collaborare con la redazione della vostra rivista (il blog «Red Utopia Roja»). Accetto con piacere perché la leggo praticamente da quando è nata e conosco la qualità dei vostri testi e del vostro impegno umano, nonché politico.
Un abbraccio a tutti,

Claudio Albertani
(Città del Messico) 

* * *

Enterado de lo de Claudio y contento por ese gran paso...   lo importante es colaborar con Utopía Roja y mover esa pagina en todos los frentes…
Saludos hermanos, siempre queridos.
Yuri Zambrano (miembro mexicano de la Redacción de este blog)

Ricevuta la comunicazione di Claudio e felice per questo grande passo... l'importante é collaborare con Utopia Rossa e muovere questo blog su tutti i fronti...
Saluti fraterni, sempre cari
Yuri Zambrano (membro messicano della Redazione di questo blog)


Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

lunedì 23 dicembre 2013

AUGURI AI LETTORI E AGLI OPERATORI DI UTOPIA ROSSA, di don Ferdinando Sudati

Presepe di Villa di Chiavenna
Con la citazione qui riportata - sincera testimonianza di John Shelby Spong, ex vescovo episcopaliano negli Usa - che forse è poco natalizia in apparenza, sebbene lo sia molto nella sostanza, vorrei accompagnare il mio augurio per tutti gli operatori, gli scrittori e i lettori del blog di Utopia Rossa, nel ricordo del giorno natale di Gesù di Nazareth.
Possiate iniziare e proseguire serenamente anche il nuovo Anno, nonostante le calamità e nefandezze presenti sulla faccia della Terra, alle quali possiamo almeno in parte far fronte adottando qualcuno degli insegnamenti «sociali» del Rabbi di Nazareth:
«[…] “Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”» (Lc 10,36-37).
E magari facendo nostro il sano «ateismo» del rabbi chassidico Moshe Lev di Sosov, che diceva: «Se un uomo viene a chiederti aiuto e assistenza, non dirgli: “Abbi fede in Dio”. Fa’ come se Dio non esistesse e come se, sulla terra, ci fossi soltanto tu a poterlo aiutare».
Cari auguri,
don Ferdinando Sudati

«Mi sono confrontato con la fede cristiana per 82 anni, e mi trovo in questo momento - con grande sorpresa dei miei critici tradizionalisti, ne sono sicuro - più che mai profondamente dedito al mio Cristo e alla mia fede. Il mio impegno è comunque verso una nuova comprensione sia del Cristo sia del cristianesimo. Sono sempre più attratto da un cristianesimo che non abbia barriere divisorie e che non mi vincoli alle credenze dell’antichità. Un cristianesimo che non possa essere confinato da, o espresso tramite forme liturgiche tradizionali. Non ho alcun desiderio di trovare certezze o di adagiarmi nella sicurezza di una religione. Ho scelto invece di vivere nella gioia sconfinata dell’insicurezza radicale propria della natura della vita umana e, così facendo, di scoprire che sto seguendo il percorso di Cristo. Non ho neppure alcun desiderio di seguire un altro percorso di fede. Ho tuttavia scoperto che se percorro il sentiero di Cristo con sufficiente profondità e perseveranza, mi porterà al di là di tutto ciò che ora conosco del cristianesimo. Non vedo questo in termini negativi, al contrario. Gesù ha camminato oltre i confini della sua religione verso una nuova visione di Dio. Credo che questo sia ciò che ho fatto anch’io, e questo è ciò che voglio celebrare. Dio è la realtà ultima, non il cristianesimo. Tuttavia, l’unico modo che conosco per camminare verso la realtà ultima di Dio è attraverso il cristianesimo. Non sostengo che il cammino cristiano sia l’unico possibile, ma è l’unico che io conosco e quindi l’unico che possa percorrere. Mi proclamo senza equivoci “cristiano”. Definisco la vita umana attraverso la lente dell’esperienza di Cristo, e questo mi soddisfa. Posso onestamente sostenere con profonda convinzione che io sono quel che sono grazie al mio rapporto con qualcuno chiamato Gesù di Nazareth e che è attraverso di lui che ho compreso il significato di ciò che chiamo Dio». (da J.S. Spong, Il quarto Vangelo. Racconti di un mistico ebreo, 2013)

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

martedì 5 novembre 2013

VIAGGIO IN RICORDO DI MAURO ROSTAGNO, ammazzato dalla mafia a Lenzi (Trapani) il 26 sett. 1988, di Antonio Marchi

Antonio Marchi
Avevo promesso di ritornare sulla tomba di Mauro il 26 settembre del 2018 (30° anniversario), ma l’ho fatto prima, giusto tributo a un compagno morto ammazzato per la libertà e la giustizia 25 anni fa, non solo perché la vita è imprevedibile (a volte ti scappa via), ma anche perché, nonostante il lungo processo ancora in corso, vedo la presenza di un vuoto mediatico di consapevole indifferenza per quello che Mauro è stato e ha fatto.
Lui ha messo energie e passione nella vita. Il suo tempo l’ha speso alla ricerca del “sé” migliore, per rendere migliore la vita degli altri. Lo stesso percorso che ha spinto tanti di noi a conquistare un pezzo di libertà e di coscienza che rende normale la lotta e il sacrificio quando c’è un sogno da realizzare; scrutando con fiducia quel “fine” che si chiama giustizia e libertà, che ha come unici alleati in questo percorso il coraggio, la solitudine, il silenzio, la morte…
Oggi invece non è più così: il sacrificio è detestato, il coraggio trasformato in viltà, le energie buttate come mondezza. Vince la prepotenza e l’arbitrio, a tutti i livelli, con la complicità di chi è vittima.
Nessuno vuole più porsi domande, “cercare” se stesso dentro la sofferenza e i drammi del mondo.
L’occasione del venticinquennale della morte di Mauro mi permetteva di andare oltre il fatto celebrativo, per legarmi a quelle idee di libertà e di giustizia per le quali Mauro si è battuto sino alla fine dei suoi giorni, per legarmi a quelle numerose vite stroncate dal piombo mafioso. Idee che partono dalla resistenza al Nazifascismo dei padri, dalle nostre lotte del ‘68 che ci hanno formato, fino a tutte quelle che continuano a formare e forgiare giovani, uomini e donne, nell’idea di libertà che non si compera, che non è in vendita, ma che si fa strada nella pratica quotidiana della lotta, dello stare assieme, per migliorarci.
Ricordare è come ridare vita a quelli che l’hanno sacrificata, trattenerli ancora tra noi. Un compito e un dovere per chi guarda al mondo non solo come luogo di preghiera o di divertimento, ma anche d’impegno, di responsabilità e di condivisione. Solo così vale la pena vivere. Diversamente significherebbe sottostare alle leggi del capitalismo selvaggio o della società dello spettacolo, condannati alla dipendenza del mercato, all’indifferenza verso gli “altri” (diversi solo per colore o fortuna), all’irresponsabilità e al cinismo, al “fai da te”…credendo che basti badare a se stessi per  “salvarsi”.

venerdì 11 ottobre 2013

PIETRO TRESSO È SEMPRE «BLASCO», di Roberto Massari

Tresso assieme a "Barbara" e Gabriella Maier
A 120 anni dalla nascita e 70 dalla morte
(intervento inviato al convegno di Schio, 5 ottobre 2013)

L’avvertimento secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine, proviene da molto lontano: la lontananza, tuttavia, non ha impedito che questa fondamentale indicazione etica s’incarnasse in alcune figure gloriose del movimento rivoluzionario. Pietro Tresso, nome di battaglia «Blasco», è stato certamente una di queste figure, e anche una delle più gloriose. Ascoltiamolo mentre, a novembre del 1942, dal carcere militare di Lodève, scrive alla cognata Gabriella Maier (sorella della sua compagna Barbara Seidenfeld e prima compagna di Silone):
«Perché? Perché siamo rimasti giovani. E per questo sempre insoddisfatti dell’esistente e desiderosi sempre di qualcosa di meglio. Quelli che non sono rimasti giovani, sono, in realtà, diventati dei cinici. Per essi gli uomini e tutta l’umanità non sono che degli strumenti, dei mezzi che devono servire per i loro fini particolari, anche se questi fini sono mascherati con frasi di ordine generale; per noi gli uomini e l’umanità sono le sole vere realtà esistenti. Naturalmente tutto ciò è molto generico. Bisognerebbe ancora stabilire il legame necessario tra le forze morali che sono in noi e la realtà quotidiana. È qui che sorgono le vere difficoltà. Ma una cosa mi pare certa: è impossibile sopportare in silenzio ciò che urta con i più profondi sentimenti dell’uomo. Non possiamo ammettere come giusti gli atti che sentiamo e sappiamo ingiusti; non possiamo dire che è falso ciò che è vero e che è vero ciò che è falso con il pretesto che ciò serve a questa o quella delle forze presenti. In definitiva, ciò ricadrebbe sull’umanità intera e, dunque, su noi stessi; ciò distruggerebbe la ragione stessa dei nostri sforzi…».
È un brano celebre di Pietro Tresso che mi accompagna da decenni e che ormai mi sembra di conoscere quasi a memoria. In questi giorni, però, frugando tra i materiali del mio archivio dedicato a Tresso, è ricomparso fisicamente, stampato dalla mia antica e gloriosa Olivetti L32 in inchiostro rosso, su un foglio di carta roso dal tempo e dai tarli, con sottolineatura d’epoca nelle due linee di imperativo categorico qui messe in corsivo. Devo averlo tradotto dal francese ed essermelo appuntato nel 1976, quando lavoravo alla riedizione del Bollettino della Noi o ad aprile del 1977, quando pubblicai un ricordo di Tresso nel n. 5/6 de La Classe. Cioè 36/37 anni fa (che cominciano ad essere tanti…). Ma erano solo 8/9 anni dopo il ‘68 (che all’epoca sembravano pochi e dirò avanti il perché).

venerdì 26 aprile 2013

ACUERDOS DEL ENCUENTRO DE UTOPÍA ROJA EN MÉXICO (12 y 13 de abril de 2013), por Tito Alvarado

Los días 12 y 13 de abril coincidieron en Ciudad de México, Los días 12 y 13 de abril coincidieron en Ciudad de México, Roberto Massari, Tito Alvarado y Jacinto K'anul.  En dos sesiones de discusión se abordaron diversos puntos. La intención primaria es asentar la presencia de Utopía Roja en América latina, la segunda preocupación fue abrir un espacio para las diversas expresiones del arte y la cultura, que a la fecha no tienen suficiente cobertura en la página de Utopía Roja.
Cada punto se abordó teniendo presente que es una primera experiencia de discusión sobre lo que debe ser la repercusión de un espacio para poner ideas en marcha. Se entiende que por razones mayores, muchos miembros de Utopía Roja no pudieron estar presentes, lo cual no invalida estos acuerdos, en la perspectiva del desarrollo de la lucha ideológica.
Hemos agregado el elemento cultural como una necesidad de atacar el sistema desde todos los ángulos. Estamos conscientes que la implementación de estos acuerdos puede ser un aporte mayor a las luchas sociales revolucionarias en América Latina y por ende en el mundo.


martedì 2 aprile 2013

DESDE POLONIA: ADHESIÓN A UTOPÍA ROJA, por Zbigniew Marcin Kowalewski (EN ESPAÑOL/ IN ITALIANO/ IN ENGLISH/ EM PORTUGUÊS)

  ESPAÑOL  

Camaradas, compañeras y compañeros de Utopía Roja:

Desde hace varios años simpatizo con vuestra asociación política. En octubre del año pasado estuve en Italia, invitado a los actividades que la Fundación Ernesto Che Guevara llevaba a cabo en Sardeña. En esta oportunidad, mis conversaciones con Roberto Massari, Antonella Marazzi y Andrea Furlan me permitieron conocerla mejor.
Les escribo para solicitar mi admisión.
Me presento brevemente.
Soy polaco y he pasado la mayor parte de mi vida en Polonia, con dos interrupciones prolongadas: una estadía en Cuba, durante la segunda mitad de los Setenta, y una estadía en Francia, durante los Ochenta. Pertenezco a una generación que vivió el auge, la crisis y el derrumbe del llamado “socialismo real”.

lunedì 1 aprile 2013

LETTERE A BEPPE GRILLO (2007), di Roberto Massari

In un periodo in cui tende a crescere lo sciacallaggio verso il M5S (cioè l’avvicinamento al Movimento anche da parte di chi ne ha diffamato l’operato fino a tempi recenti), ci sembra utile mettere a disposizione del lettore queste lettere inviate nella seconda metà del 2007, vale a dire in tempi insospettabili, anzi insospettabilissimi... (La Redazione italiana del blog)

 Caro Beppe Grillo, ti scrivo come direttore della casa editrice Massari della quale potresti anche aver sentito parlare.
Ti informo che stiamo per chiudere un libro a sei voci (Marino Badiale, Massimo Bontempelli, Antonella Marazzi, Andrea Furlan, Michele Nobile e il sottoscritto) dal titolo: I Forchettoni rossi, sottotitolo La sottocasta della «sinistra radicale». È dedicato al Prc, il Pdci e i Verdi: è ovviamente politically molto scorretto,

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.