L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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mercoledì 23 gennaio 2013

RIFLESSIONI SULL’EDUCARE ALLA LIBERTA’, di Marco Piracci

All’attuale ricerca di nuovi imbuti didattici si deve sostituire quella del loro contrario istituzionale: trame, tessuti didattici che diano a ognuno maggiori possibilità di trasformare ogni momento della propria vita in un momento di apprendimento, di partecipazione e di interessamento”.
Ivan Illich, Cuernavaca, Messico 1970


Ho trovato particolarmente interessante e ricco di spunti l’articolo del compagno Gigli “Educare alla libertà”. Qui vorrei analizzare alcuni elementi che di fatto limitano le libertà degli alunni e preparano all’individualismo e all’accettazione di sistemi gerarchici, soffermandomi in maniera particolare  sui meccanismi psicologici che inconsciamente  influenzano l’insegnante.  Sostengo  infatti che il processo che determina l’oppressione nella scuola si concretizzi proprio tramite il ruolo strutturalmente a lui riservato.
Rispetto al rapporto genitori-figli che è personale, quello insegnante-scolaro significa spersonalizzazione. Nei suoi rapporti con i ragazzi, l’insegnante, in quanto detentore di una funzione, non si rivolge a delle persone con motivazioni e caratteri specifici, ma ad allievi: vale a dire che fa appello soltanto alle qualità del ragazzo che la funzione di allievo richiede. La scuola impone e fa rispettare agli individui investiti dalle sue funzioni (agli insegnanti e agli studenti, ma non solo) uno stile di rapporti  determinato dalla scuola in quanto organizzazione: il risultato è una dimensione scolastica aggressiva contro tutte le tendenze e le inclinazioni alla convivialità. Le funzioni educative dell’insegnate si manifestano con chiarezza e in particolar modo emerge la sua esigenza di obbedienza d’ufficio. L’insegnate deve indurre gli allievi ad adottare un comportamento conforme all’organizzazione scolastica, un ruolo da discente e dispone a questo scopo di mezzi di costrizione istituzionalizzati. Inoltre, l’insegnate è tenuto ad organizzare il suo insegnamento in modo da non urtare i sentimenti di alcuno, come se esercitasse una funzione burocratica impersonale (si trova infatti esposto ai conflitti di autorità con i suoi superiori). Si è in una situazione in cui il rapporto di autorità è caratterizzato dal fatto che l’autorità stessa  viene esercitata e vissuta personalmente.
Come messo in evidenza da Furstenaü, questo meccanismo induce nell’insegnate una riattivazione inconscia del complesso edipico che a sua volta rinforza gli atteggiamenti autoritari: “Per quanto costellato possa essere il complesso di Edipo dell’individuo, è evidente come, con la tendenza alla regressione verso i conflitti di autorità vissuti dal maestro nella sua infanzia, si accresca il rischio di vedere quest’ultimo mettere in atto, senza difendersene, anche nella sua attività di insegnante, i propri conflitti e desideri inconsci di potere anziché impartire un insegnamento libero da questi conflitti  e da questi desideri. Le due relazioni-tipo per il maestro, la relazione con gli allievi e la relazione con i superiori, hanno dunque entrambe grosse probabilità di favorire nel maestro una riattivazione inconscia del conflitto che ha opposto lui, nella sua infanzia, ai suoi genitori in quanto adulti”1.
La vita extrascolastica può entrare nella scuola solo se si sottomette alla forma “cerimoniale” propria della scuola, cioè all’insegnamento e all’educazione che procede con questo. L’autorità necessaria al realizzarsi di questo ambiente artificiale, trae origine da vari meccanismi istituzionali della scuola:
-                     dall’obbligo di frequenza istituito dalla Stato;
-                     dagli adulti in quanto categoria di età che organizza e mantiene gli istituti di educazione collettiva destinati ai bambini, categoria di età diversa in seno alla società;
-                     dal mercato che ne detta il meccanismo di funzionamento interno: vale a dire il processo meritocratico.

giovedì 7 giugno 2012

«I RAGAZZI FELICI DI SUMMERHILL» (Alexander S. Neill, 1960), di Giulia Viti

Quello che state per leggere è lo scritto di una mia allieva, Giulia Viti, che frequenta la terza C in una delle mie classi alle scuole medie. Invece di scrivere io, ancora sulla scuola libertaria, ho trovato in Giulia, una studentessa curiosa e sensibile (oltre alla scuola tradizionale frequenta il Conservatorio), un valido aiuto, così ho deciso, visto il suo interesse al mio modo di insegnare, di farle leggere un libro: I ragazzi felici di Summerhill di Alexander Neill, primo fondatore negli anni ’20 del secolo scorso, in Gran Bretagna, di una scuola democratica e non autoritaria.
Alessandro Gigli

Summerhill è la scuola non repressiva più famosa al mondo. Fondata nel 1921, è situata nelle vicinanze di Leiston, a circa cento miglia da Londra. Summerhill, propone un nuovo tipo di pedagogia, in altre parole, tenta di introdurre nella scuola, il concetto di libertà e ricerca della felicità. Questa scuola non obbliga la partecipazione alle lezioni, vi è un orario, ma vale solamente per gli insegnanti. Ogni alunno può decidere se passare il proprio tempo nei laboratori di meccanica, giardinaggio, elettronica, arte, musica, falegnameria, maglieria, o in giardino a giocare a pallone, anziché imparare a leggere e a scrivere. Non vi sono voti, esami o riconoscimenti che mettano un individuo al di sopra dell’altro, contrariamente alle continue competizioni che siamo costretti a subire normalmente.
Anche i provvedimenti disciplinari sono estremamente libertari, poiché è un’assemblea composta dai ragazzi stessi a decidere le conseguenze dell’azione fatta, e se ritenute inopportune, lo stesso “colpevole”, può decidere se obiettare, ma ciò, non implica l’assenza di regole.
Le regole ci sono, ma sono stabilite in comune accordo con gli studenti, e mirano ad evitare comportamenti che danneggiano il prossimo, più che a limitare il singolo individuo: è così che va interpretato il concetto di libertà della scuola di Summerhill.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

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a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.