L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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venerdì 14 febbraio 2025

CONTRO LO STATO TURCO, IN DIFESA DEL POPOLO CURDO

di Piero Bernocchi (portavoce Confederazione Cobas)


Fermiamo lo Stato turco, criminale e genocida. 15 febbraio a Roma (Circo Massimo, ore 14.30) manifestazione nazionale in difesa del popolo curdo

L'UIKI (Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia), struttura che rappresenta in Italia la comunità curda, ha promosso per il 15 febbraio una manifestazione nazionale a Roma (e una a Milano) con un Appello, ove tra l'altro si legge: "Il 15 febbraio 2025 segnerà il 26° anniversario della cattura di Abdullah Öcalan, il leader storico del movimento curdo...Dal 1999, Öcalan è detenuto in isolamento sull’isola-prigione di Imrali. La sua prigionia rappresenta un simbolo della più ampia repressione contro le rivendicazioni curde, ma anche della difficoltà della Turchia nell’affrontare una soluzione politica e pacifica a un conflitto che perdura da decenni.La liberazione di Abdullah Öcalan non riguarda soltanto la giustizia per un uomo imprigionato in condizioni che violano il diritto internazionale e lo stesso sistema giuridico turco, ma costituisce anche un passo fondamentale per la costruzione di una pace duratura tra lo stato turco e il popolo curdo. Nel corso degli anni, Öcalan ha più volte espresso la sua disponibilità a negoziare e a promuovere la pace, avanzando proposte che prevedono il riconoscimento dei diritti dei curdi all’interno di una Turchia democratica e pluralista. In tutto il paese, le pratiche utilizzate sull’isola di Imrali sono state estese per soffocare ogni forma di dissenso e di opposizione che veda nella soluzione politica della questione curda una possibile svolta verso una trasformazione democratica dell’intero Medio Oriente".

Nel frattempo, il 5 e 6 febbraio 2025 a Bruxelles si è riunita la 54° Sessione del Tribunale Permanente dei Popoli sul Rojava.  Nella sua dichiarazione il Tribunale Permanente ha affermato che lo Stato turco sta commettendo sistematicamente crimini di guerra e crimini contro l’umanità con l’obiettivo del genocidio. La dichiarazione denuncia tra l'altro: "Le testimonianze che abbiamo ascoltato dipingono un quadro di punizione diffusa e sistematica di un popolo. I loro crimini? Essere curdi e creare una società fondata sui principi di uguaglianza, giustizia e solidarietà. L’obiettivo della punizione è lo sradicamento dell’identità, della presenza e della cultura curda. Gli abitanti di Afrin sono stati costretti ad abbandonare le loro case quando la città è stata occupata dalla Turchia nel 2018. La popolazione curda è passata da oltre il 90% al 25%, poiché le loro case sono state sequestrate e offerte ad arabi sunniti e turkmeni . Le proprietà sono state sistematicamente saccheggiate, vetrine e cartelli stradali sostituiti con nomi turchi, il turco ha sostituito il curdo come lingua di insegnamento. Terreni e proprietà sequestrati, fabbriche smantellate, l’industria olearia confiscata.... Circa 120.000 persone sono state costrette ad andarsene: il 40% bambini, un altro 40% donne e molti altri anziani. Il totale attuale degli sfollati è stimato in 300.000 unità...Abbiamo sentito di esecuzioni sommarie di attivisti politici e soccorritori, sparizioni e di come le persone potessero capire l’ora dalle urla e dai pianti delle persone torturate, dalle 9 del mattino alle 5 di pomeriggio... Ci hanno raccontato di rapimenti, aggressioni sessuali e stupri di donne e ragazze, prigioni segrete ricavate da scuole, edifici agricoli e stazioni ferroviarie, e l’incapacità dei sopravvissuti di parlare per paura della detenzione e della tortura.. Abbiamo visto prove dell’uso di fosforo bianco... Abbiamo visto prove fotografiche di ripetuti bombardamenti di impianti di gas ed elettricità e di installazioni petrolifere, il che significa niente combustibile per il riscaldamento e la cucina, ma anche niente acqua, lasciando un milione di persone senza acqua corrente pulita, portando a dissenteria e colera.... Abbiamo sentito di attacchi a strutture mediche che curano decine di migliaia di pazienti a Kobani e Qamlişo...Gli attacchi contro le donne - il “femminicidio politico” delle donne che sfidano il patriarcato e si battono per l’uguaglianza di genere, gli stupri brutali delle donne curde da parte dei servizi segreti turchi nelle prigioni segrete – sono stati presentati come un attacco diretto al modello del Rojava... I bombardamenti, attacchi con droni e atrocità contro i civili, gli spostamenti forzati e la sostituzione delle popolazioni, la distruzione dell’energia elettrica e il danneggiamento delle riserve idriche, i danni ambientali, la distruzione del patrimonio culturale e delle istituzioni educative, l’uso di stupri, torture, detenzioni segrete costituiscono crimini contro l’umanità e crimini di guerra e sono indicativi di genocidio". 

E questo infine è un brano del commento dell’Avv. Margherita D’Andrea, dell’Esecutivo GD, che con una delegazione dei Giuristi Democratici ha partecipato alla sessione: "Quello che è emerso nel corso delle audizioni dei testimoni è che dal 2018 in Rojava è in atto un  sistematico e pervicace tentativo di sradicare il popolo curdo dalla propria terra, di distruggerne non solo la vita ma l’identità, la cultura, l’economia, costringendo migliaia di persone a fuggire. Un tentativo che è stato definito dal Collegio dell’accusa proprio di una vera  ingegneria demografica, al fine di attuare una politica di sostituzione nell’area del Nord Est Siria dei curdi con popolazioni arabe sunnite e turcomanne..I giudici hanno scritto che la comunità internazionale è consapevole delle continue sofferenze del popolo curdo e dei crimini degli imputati...E' dunque fondamentale che i responsabili dei crimini di guerra e crimini contro il popolo curdo siano portati davanti alla giustizia e che la comunità internazionale assicuri immediatamente la cessazione degli attacchi della Turchia in Rojava. Questo al fine di scongiurare il rischio di un vero e proprio genocidio".

Di fronte a questa terrificante e feroce aggressione, è indispensabile che, nel quadro di una mobilitazione generale a livello europeo e internazionale per porre fine ai crimini di guerra, con scopi apertamente genocidi, nei confronti del popolo curdo nonché per ottenere quanto prima la liberazione di Abdullah Öcalan, il leader storico del movimento curdo, si garantisca la massima riuscita alle due manifestazioni nazionali di Roma e Milano, indette per sabato prossimo 15 febbraio dai rappresentanti del popolo curdo in Italia. La Confederazione COBAS è particolarmente impegnata alla riuscita della manifestazione di Roma, per la quale diamo appuntamento a tutti i difensori della causa del popolo curdo per il corteo che partirà da P. La Malfa (Circo Massimo) alle ore 14.30

Piero Bernocchi   portavoce Confederazione COBAS


Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

martedì 9 luglio 2024

I NOSTRI FRATELLI E SORELLE CURDI/E, FIGLI/E DI UN DIO MINORE?

di Piero Bernocchi


Sarebbe auspicabile che, sulla base del drammatico comunicato/appello del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) che trovate di seguito, tutti/e coloro che sono in mobilitazione permanente per i palestinesi e in odio per Israele (certo, comprensibile a causa del criminale agire di Netanyahu, ma che buona parte di loro vorrebbe vedere spazzata via "dal fiume al mare", altro che "due popoli, due stati") dedicassero almeno un decimo del loro impegno a favore dei nostri fratelli e sorelle curdi/e, per i quali da sempre i COBAS si sono impegnati in tutte le forme e modi. 

Ma temo che non succederà, visto che il boia Erdogan e l'iper nazionalismo turco, che ha dietro di sè secoli e secoli di imperialismo feroce e bellicismo atavico, non suscita, pare, lo stesso sdegno del sionismo, che pure è l'espressione della volontà ebraica di avere una patria dopo quasi due millenni di persecuzioni e che, a differenza dell'ipernazionalismo turco, ha non più di un secolo di storia. Desiderio di avere una patria ove non essere perseguitati (esperienza che i turchi non hanno quasi mai provato in giro per il mondo) che per tanti israeliani/e e per tanti/e ebrei/e è però nel contempo ostile agli orrori di Netanyahu e dell'estrema destra israeliana i quali, senza i mostruosi crimini di Hamas il 7 ottobre, assai probabilmente sarebbero stati messi in condizioni di non nuocere per via democratica e istituzionale.

E questa incomprensibile differenza di impegno e di passione si verifica malgrado i curdi/e siano l'espressione più luminosa di una rivoluzione politica, civile, sociale, morale e culturale,  che li rende la punta mondiale più avanzata di un'idea completa e ricca di democrazia, multiculturalismo, tolleranza, femminismo ed ecologismo, e un riferimento ideologico, politico e culturale senza eguali nel mondo, mentre i palestinesi si sono dati (o sopportano) una leadership orrenda, ultrareazionaria, ultrasessista, omofoba, dittatoriale e repressiva di qualsiasi cosa fuoriesca dall'islamismo jihadista. Quell'Hamas a cui si inneggia in tanti cortei e università, nonostante usi i palestinesi come carne da macello pur di far avanzare la propria "guerra santa" contro Israele, ebrei e "infedeli vari". Avendo Hamas peraltro alle spalle, come finanziatore e sponsor, l'orripilante Iran dei boia iraniani, satrapi e dittatori simil-Erdogan.

E ciò malgrado, temo che per i curdi non verranno "nel movimento" spese energie manco pari a un decimo di quelle viste finora per la Palestina di Hamas, non verrà occupata nessuna università in loro nome e difesa, nè ci si batterà per imporre l'interruzione dei rapporti economici o culturali con la Turchia e l'Iran, o il boicottaggio dei loro prodotti come si fa per Israele. Però, che questa mia lettura risulti, come spero, troppo pessimistica o che fotografi purtroppo la realtà, almeno il nostro impegno come COBAS dovrà essere fin da subito ancor più intenso e diffuso di quanto già fatto da noi negli ultimi anni. 

(p.b.)

 

 La guerra della Turchia contro i curdi nel Nord Iraq

(Comunicato-stampa del Congresso Nazionale del Kurdistan)

Mentre i pogrom contro i rifugiati siriani in Turchia e l'esibizione di saluti fascisti del lupo da parte del giocatore della nazionale turca Demiral e di migliaia di tifosi turchi durante i Campionati europei di calcio - sostenuti dall'esercito turco e dai suoi mercenari - hanno fatto notizia in tutto il mondo, l'occupazione della Turchia della regione del Kurdistan in Iraq continua costantemente.Dal 15 giugno, la Turchia ha iniziato una nuova operazione militare di terra nella Regione del Kurdistan dell'Iraq (KRI). Da allora centinaia di veicoli blindati, carri armati e truppe turche sono stati dispiegati, istituendo posti di blocco, effettuando controlli sull'identità dei cittadini curdi e tentando di evacuare i villaggi nella regione del Kurdistan iracheno. A causa dei bombardamenti in corso sono scoppiati incendi in vaste aree. L'invasione segue la visita del presidente Recep Tayyip Erdoğan a Baghdad ed Erbil nell'aprile 2024. Erdoğan ha ottenuto il via libera all'invasione, in cambio di lucrose concessioni su petrolio, infrastrutture e acqua date al governo federale iracheno e al KRG.

Negli ultimi giorni, l'afflusso di soldati e veicoli blindati nelle città di Duhok ed Erbil, in collaborazione con il Partito Democratico del Kurdistan (KDP), indica una significativa presenza militare in luoghi strategici. Questo aumenta il timore di un'occupazione strisciante e permanente della regione da parte della Turchia, che porterà a una guerra regionale a lungo termine, con conseguenze globali.Le recenti azioni militari turche nel Kurdistan iracheno, comprese le operazioni di terra e l'istituzione di posti di blocco e basi militari, sono state monitorate da vicino dai Community Peacemaker Teams (CPT) con sede negli Stati Uniti. Le operazioni hanno provocato lo sfollamento di civili, la distruzione di terreni agricoli e il danneggiamento di infrastrutture civili, tra cui una scuola e un monastero cristiano.Secondo il CPT, tra gennaio e luglio del 2024, la Turchia ha condotto 1076 attacchi nel Kurdistan iracheno. Dall'inizio della nuova campagna militare, solo 238 bombardamenti, principalmente nel governatorato di Duhok.

Il CPT è profondamente preoccupato per l'escalation delle operazioni militari turche nel Kurdistan iracheno e per l'impatto sui civili. L'organizzazione mette in guardia da un potenziale sfollamento di massa se le operazioni dovessero persistere. Venerdì sono scoppiati intensi scontri tra la guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e le Forze Armate turche (Türk Silahli Kuvvetleri -TSK) nel distretto di Amedi, a Duhok nella Regione del Kurdistan in Iraq (KRI), come riportato dall'agenzia indipendente curda Peregraf. Le forze turche hanno condotto attacchi aerei sul villaggio di Guherzê, causando danni significativi a numerose case e veicoli, secondo Roj News.Nel frattempo, Vedant Patel, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha indirettamente segnalato l'approvazione degli Stati Uniti per l'occupazione turca di parti del KRI. Mucaşeh Tamimi, un osservatore politico che ha parlato con Roj News, ha sottolineato la vulnerabilità della difesa irachena contro gli assalti della Turchia, ha evidenziato l'influenza della Turchia sull'approvvigionamento idrico dell'Iraq, che causa siccità, e ha discusso l'impatto economico dei prodotti turchi in Iraq, minando gli sforzi di controllo delle frontiere.

Una dichiarazione dell'Unione delle comunità del Kurdistan e un portavoce dell'Unione patriottica del Kurdistan suggeriscono che la Turchia ha arruolato combattenti di Al Nusra e di altri gruppi jihadisti per sostenere le sue operazioni.Il dispiegamento dell'esercito turco nel Kurdistan meridionale continua, con recenti invii ad Amadiya nella notte di sabato. Gli abitanti della regione hanno espresso il loro disagio per i continui attacchi e hanno criticato la mancanza di risposte da parte dei partiti politici e del governo.In conclusione, il Congresso nazionale del Kurdistan esorta la comunità internazionale ad affrontare l'aggressione della Turchia contro i curdi e il suo disprezzo per il diritto internazionale e la sovranità della Regione del Kurdistan e dell'Iraq. La mancanza di risposta da parte dei media e delle istituzioni globali alle azioni militari e alle violazioni dei diritti umani della Turchia è preoccupante.

È fondamentale un intervento immediato da parte del governo iracheno, degli Stati Uniti, dell'UE, delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa per fermare l'escalation di violenza. Per ulteriori informazioni e supporto per la copertura dal campo, contattateci:

press@knk-kurdistan.com


Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK)


08.07.2024



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mercoledì 22 maggio 2024

LAS CRUELES SENTENCIAS DE LOS KURDOS, EL ANTIEMPERIALISMO UNIDIRECCIONAL Y EL ISLAMOIZQUIERDISMO

BILINGUE: ESPAÑOL - ITALIANO


por Piero Bernocchi

En respuesta a la urgente petición de solidaridad, dadas las recientes sentencias crueles contra 22 camaradas del HDP y en particular los 2 ex copresidentes, les enviamos el siguiente mensaje COBAS: Solidaridad incondicional con los 22 camaradas del HDP golpeados por el régimen fascista de Erdogan con un ¡Un total de 372 años de prisión, incluidos los ex colíderes del HDP Demirtas y Yuksekdag con 42,5 años y 30,3 años respectivamente! Una sentencia monstruosa, un pelotón de fusilamiento, que debe ser condenado en todo el mundo y capaz de movilizar mucha más energía para poner fin al régimen sangriento y liberar a Turquía de la dictadura y de la guerra. Libertad para los condenados, libertad para Öcalan, libertad para todos.

              Confederación COBAS

Evidentemente soy pleno protagonista y partícipe de la indignación por las monstruosas condenas del verdugo Erdogan contra el HDP, que expresamos en nuestra declaración de solidaridad con nuestros camaradas y hermanos kurdos. Pero no puedo dejar de preguntarme: ¿en qué medida esta indignación es compartida entre las distintas "empresas" (o "izquierdas conflictivas", si esto les parece más apropiado) y en particular entre los estudiantes (y otros) en una postura permanente pro-Palestina? ¿movilización?

Por ejemplo. ¿cómo explicar que no haya ni un céntimo de la ciertamente sacrosanta movilización pro Palestina contra el verdugo Erdogan? ¿Por qué en las manifestaciones callejeras nacionales de los últimos tiempos junto a los kurdos, cuando superamos las mil personas, nos empujaron a considerarlas un éxito? Sin embargo, como asesino en masa, Erdogan no tiene nada que envidiar a Netanyahu, sin siquiera tener la coartada de una horrible masacre contra ciudadanos turcos, similar a la criminalmente perpetrada por Hamás el 7 de octubre. Y en cuanto a la linealidad, coherencia, transparencia, belleza de la batalla democrática, feminista, multicultural y secular de los camaradas y hermanos/hermanas kurdos no hay comparación, en particular en cuanto a la armonía con lo que debería ser el pensamiento de la "compañía". , frente al fascio islamismo, el delirio teocrático, las guerras "santas" y permanentes contra los "infieles", el sexismo, la misoginia, la homofobia de Hamás que desgraciadamente hegemoniza actualmente a los palestinos. ¿Sabe usted que se han ocupado universidades para denunciar la innoble política de Erdogan contra los kurdos y pedir, por ejemplo, la interrupción de todas las relaciones y proyectos con las universidades de Estambul, Ankara e Izmir? La pregunta es evidentemente retórica: sabemos bien que nada de esto ocurrió.

Algo parecido, y aparentemente igualmente incomprensible, se refiere a la ola de verdadera islamofilia (¡no islamofobia!) que afecta a buena parte de la izquierda "conflictual" italiana pero también a la de otros países europeos y a la de los Estados Unidos, con la amplia difusión de lo que en Francia se llama islamo-isquierdismo. En estas horas, al conocer la noticia de la muerte del verdugo y presidente títere de Irán, Ebrahim Raisi, y de algunos de sus asociados en la cúpula del gobierno fascio-teocrático, escribí un mensaje en nuestras listas internas de COBAS en el que expresaba mi satisfacción legítima por el 'evento. Agregué, sin embargo, que fue una alegría de corta duración, porque en este régimen monstruoso hay una serie de masacres como las de Raisi, quien al final no fue más que uno de los muchos títeres en manos del verdugo supremo Jamenei. . Ahora, incluso como "títere", Raisi se había esforzado mucho en ello. En 1988, como jefe del poder judicial, Raisi envió a la horca a decenas de miles de opositores y prisioneros, comunistas del Tudeh, muyahidines del pueblo, políticos "heterodoxos" y sindicalistas, así como a muchos ciudadanos "corrientes", que ni siquiera eran realmente politizados pero detenidos por manifestaciones y protestas: en total estamos hablando de unas 30 mil personas exterminadas. Más recientemente, su carrera de masacre se había enriquecido con nuevas hazañas horrendas, cientos de homosexuales torturados y asesinados, miles de mujeres violadas en las cárceles, también torturadas y muchas asesinadas, y muchas órdenes de fusilar en la plaza, de ejecutar en las cárceles a quienes había intentado pedir pacíficamente el regreso de Irán a la democracia después de 45 años de horrenda dictadura oscurantista y teocrática.

 El epitafio más significativo y pesado para este repugnante criminal lo pronunció Putin, alguien que como sátrapa represivo no tiene nada que aprender, aunque se lo permita, dada la aquiescencia de gran parte del pueblo ruso, que siempre ha estado bien más dócil que el iraní, menos sanguinario (al menos con los rusos, otra música para los ucranianos) que comentó así la muerte del verdugo iraní: "Tuve la oportunidad de encontrarme repetidamente con Seyed Ibrahim Raisi y siempre estaré Mantén lo más brillante de este maravilloso hombre." Pero no menos innoble es el comentario servil del presidente de Venezuela, Nicolás Maduro: “Nos acompaña un gran dolor en la despedida de una persona ejemplar y de un líder extraordinario, un excelente ser humano, un defensor de la soberanía de su pueblo y un Amigo de Venezuela. Vosotros sois el ejemplo de dignidad moral y de resistencia". Más previsible quizás sea Erdogan, colega de Raisi en el cargo de presidente-verdugo, que publicó el siguiente mensaje de condolencia: "Pido la misericordia de Dios para mi estimado homólogo, mi hermano, y para el presidente de la República Islámica de Irán, Ibrahim Raisi. ...Expreso mi más sentido pésame al pueblo y gobierno amigo y hermano de Irán, especialmente al líder religioso de la República Islámica de Irán, Ali Khomeini, como colega que fue testigo personalmente de sus esfuerzos por la paz del pueblo iraní y nuestra región, recuerdo al señor Presidente con respeto y gratitud. Apoyaremos a nuestro vecino Irán en estos días difíciles y tristes, como siempre lo hemos hecho".Ahora bien, lo que Raisi cometió no es un trabajo individual sino una escalofriante empresa colectiva del régimen iraní, que dio una prueba más de su ferocidad en la bárbara represión que siguió al heroico intento de la revolución iraní -dirigida principalmente por mujeres- a quienes personalmente considero Es la primera, verdadera y apasionante revolución del feminismo mundial. Pero la pregunta que me atormenta es: ¿por qué ni siquiera toda esta matanza ha logrado que la mencionada "compañía" se convierta en una verdadera solidaridad, capaz de movilizarse adecuadamente en defensa de los palestinos pero casi indiferente ante las monstruosidades iraníes, ciertamente no inferiores a las de Netanyahu? ? ¿Por qué nadie ha pedido interrumpir los proyectos conjuntos de varias universidades italianas con la Universidad de Teherán? ¿Cómo se explica la reacción tan tibia del transfeminismo italiano durante la bestial represión de la revuelta/revolución en Irán, por qué aquí en Italia aparece, en varios componentes, incluso "comprensión" hacia la opresión interna islamista (en nosotros y en Europa, quiero decir, no sólo en Irán o en los países islamistas) hacia las mujeres sometidas, veladas y continuamente humilladas, llegando incluso, en algunos escritos y discursos, a ofrecer una coartada al supersexismo y supersexismo islamistas. machismo del "debido respeto a las tradiciones étnicas y religiosas"?

 Podríamos pensar en una esquizofrenia muy singular. Y en cambio hay una lógica y es bien conocida por los de mi generación: es el antiimperialismo unidireccional, la idea, permanente y duradera en la "conflictiva" izquierda italiana, y no sólo eso, que el único imperialismo, "Satanás" del mundo y enemigo de la humanidad, sea el de los EE.UU.: y que quien le sea hostil, en la lógica insoportable de "el enemigo de mi enemigo es mi amigo", se convierta en un aliado cuyas faltas y crímenes, Por más monstruosos que sean, deben ser absueltos, ignorados o minimizados. Por supuesto, era una lógica errónea incluso en los años 60, 70 y 80, contra la cual yo y muy pocos otros luchamos en aquellos tiempos, cuando la invasión de Checoslovaquia o la represión en Polonia, y posteriormente las masacres soviéticas en Afganistán y Chechenia, fueron ignorados o excusados por gran parte de la "compañía". Pero ahora, cuando entre los "enemigos de nuestros enemigos" incluimos monstruosidades como el Irán de Jamenei, la Siria de Assad, la Turquía de Erdogan, Hamás, Hezbollah, etc., francamente, esta unilateralidad absurda me parece realmente injustificable y me parece que resta valor al bien parte de la novedad positiva de las movilizaciones actuales, que son indispensables en sí mismas, puestas en marcha por la mayoría de esta "compañía", estudiantil o no, que me parece, lamentablemente, que corre el riesgo de volver a proponer esquemas de visión antiguos y cada vez más dañinos. , unilateral y muy miope , de las grandes potencias políticas y militares en guerra entre sí en el mundo.

ITALIANO

sabato 4 febbraio 2017

«FIVE STARS» PEGGIO DI SCIENTOLOGY, di Piero Bernocchi

Caro Roberto [Massari],

rispondo alla tua richiesta di un giudizio sulle ultime tragicomiche vicende della sindaca Raggi nonché sul suo retroterra generale, rappresentato dal monocratico partito-azienda Casaleggio-Grillo. Con una premessa, forse superflua, ma non si sa mai: le valutazioni che seguono sono di mia esclusiva responsabilità e non coinvolgono l'organizzazione - i Cobas - di cui sono portavoce.
In linea generale, mi pare che si possa dire che gli ultimi sviluppi della tragicommedia Raggi superino i già super-inquietanti precedenti. E di certo mi convincono sempre più che la Casaleggio Associati e il terrificante satrapo Grillo sono peggio di Scientology, che perlomeno non si è mai posta l'obiettivo di fondare un partito negli Usa o altrove, e che tantomeno ha mirato al governo statunitense. Ho l'impressione che settimana dopo settimana Grillo e Casaleggio testino i cittadini italiani con "fake news" [false notizie] che rivaleggiano alla grande con quelle di Trump durante la sua campagna elettorale.
Ad esempio, qui e ora: Romeo fa un'assicurazione sulla vita a nome di quella sciagurata bugiarda seriale, quella record-woman dell'irresponsabilità cialtrona che è la Raggi, e la neo-sindaca lo ricompensa con un incarico da capo della segreteria politica a 120mila euro annui, poi "ridotti" a 95mila. E Casaleggio-Grillo ci spiegano, con la più incredibile faccia di culo, che si è trattato del frutto di "un amore non corrisposto"!! Minchia, e se era "corrisposto" quanto gli dava di stipendio al suo presunto o reale spasimante?
E anche i fratelli Marra e Frongia verremo a sapere tra un po' che sono stati "amori non corrisposti"? E che è la Raggi, una novella Cleopatra o una Mata Hari "de noantri"? È come se la holding Casaleggio volesse testare fino a dove si può arrivare con il lavaggio del cervello a milioni di italiani/e, appunto con il metodo Scientology trasferito in politica. Non a caso Casaleggio senior era immerso in un esoterismo oscuro e inquietante, mixato con un ultraliberismo alla Tea Party e ad una vera e propria passione per la manipolazione delle menti intorno a progetti fantascientifici di più generale manipolazione umana.
La cosa sempre più sbalorditiva (direte voi, dopo Trump di cosa potremmo ancora sbalordirci? eppure…) è la sudditanza schiavizzata dei loro quadri "politici" e dei loro parlamentari, anche se per molti/e di loro si può trattare di semplice paraculaggine opportunistica, visto che, da un giorno all'altro, sono stati (o sperano di esserlo nell'immediato futuro) catapultati, da assoluti incompetenti politici senza arte né parte, a ben retribuiti incarichi nelle istituzioni, in cambio dell'assoluta fedeltà ai due capi-padroni. Sorprende non poco, però, anche il consenso "ovino" e "bovino" che, malgrado ogni giorno i «Five Stars» smentiscano tutte le favole raccontate in questi anni, continuano ad avere da milioni di persone, a prescindere. Insomma, si ha l'impressione che Grillo e Casaleggio junior potrebbero rapinare in pieno giorno e a volto scoperto un supermercato e il consenso non scenderebbe, anzi, magari crescerebbe in premio all'audacia del duo luciferino.

martedì 27 dicembre 2011

IL TEMA DELLA VIOLENZA DOPO IL 15 OTTOBRE A ROMA, di Stefano Sbolgi («Birillo»)

Personalmente mi ci sono voluti almeno un paio di giorni per elaborare un ragionamento razionale sul 15 ottobre. Certo il turbamento ed il disagio che già si percepivano tra i compagni nel viaggio di ritorno erano palpabili. Poca era la voglia di commentare a caldo l’accaduto, grande la preoccupazione di dovere gestire nei giorni successivi la valanga di critiche che avrebbero coinvolto, in particolare i Cobas, a seguito delle tante situazioni paradossali verificatesi prima e durante l’evento.
Credo di poter dire che il mezzo disastro del 15 ottobre affonda le sue radici nelle molte, troppe ambiguità e differenze interpretative della fase storica che stiamo attraversando, solchi che segnano il movimento fin dalla sua genesi, ed in parte anche la nostra organizzazione. La giornata del 15 ottobre è stata la disfatta dell’idea stessa di organizzazione, della capacità del movimento di coordinarsi, di trovare una sintesi politica traducibile in parole d’ordine chiare ed unificanti. Sintesi, a mio avviso impossibile tra componenti la cui prospettiva strategica è “l’alternanza di governo” magari partecipandovi, e le altre, per le quali regna, con rinnovata forza e come orizzonte strategico, “l’alternativa di sistema” che qualcuno, al contrario ha liquidato da tempo e troppo presto, come stantia utopia totalitaria.
Già nelle settimane precedenti c’era un gran caos che circondava il corteo. Le assemblee a Roma si susseguivano senza sosta, ma chi ci partecipava ha deciso alla fine di lasciare la piazza a se stessa, decidendo una linea pacifica che, com’era chiaro a tutti fin da subito, non sarebbe stata l’unica presente. Ciò che era ampiamente previsto alla fine è successo. Sostanzialmente c’è stata una non-gestione, derivata da un’incapacità di leggere la situazione, vista la complessità degli elementi in campo.
L’unica sintesi individuata è stata attribuire alla manifestazione la cifra della pluralità e del pacifismo.
Un evento capace di accogliere qualsiasi orientamento purché contenesse una qualche critica dell’esistente. L’evento è stato derubricato ad una semplice conta, per dire “vediamo quanti siamo, poi decideremo che fare”. In Italia, però, c’è forte tensione, maggiore che negli altri paesi, dall’estate calda in Val di Susa, alle dure manifestazioni operaie di Fincantieri piuttosto che di Termini Imerese, fino agli scontri dei pastori sardi o degli stessi Cobas arrivati fin sotto il Parlamento. La consapevolezza che la crisi morde davvero e sta accendendo gli animi. Così era prevedibile che qualcuno pur non inquadrato nel gruppo organizzato decidesse di seguirli e passare direttamente all’azione.

domenica 11 dicembre 2011

DENTRO LA CRISI DEL CAPITALE

Giovedì 15 dicembre

presso il Circolo ARCI la Loggetta V. Aretina 301
Dentro la crisi del capitale 
Convegno-dibattito sulla crisi economica

Partecipano:

Guglielmo Carchedi (Professore di economia all’università di Amsterdam e York):
“Dietro e oltre la crisi” la giusta prospettiva per capire la crisi attraverso la legge della caduta
tendenziale del saggio di profitto – Marx o Keynes.

Domenico Moro (Economista e sociologo - direttivo Associazione Marx XXI):
Le cause del debito europeo il che fare - La linea di Confindustria sul debito pubblico: privatizzazioni –
dietro il debito pubblico bassi salari e delocalizzazioni.

Michele Nobile (Autore di Merce-natura ed ecosocialismo (1993) e Imperialismo. Il volto reale della
globalizzazione (2006); già membro del Comitato direttivo della rivista Giano, redattore di Utopia Rossa):
Oltre la critica del neoliberismo, per un movimento di massa anticapitalistico. I diversi livelli esplicativi,
temporali e geografici della crisi.

Roberto Massari ("editore rivoluzionario"):
Il contesto internazionale, processi in corso in America latina e la loro maggiore o minore ricaduta sul
contesto europeo - "Le insorgenze dall'America latina all'Europa".

Inizio dei lavori ore 18,00
Ore 20,00 – 21,00 pausa buffet
21,00 -23,30 circa, conclusioni
Confederazione Cobas di Firenze

Leggere l'intervento di Michele Nobile

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

martedì 25 ottobre 2011

NOTA REDAZIONALE DI CONTROPIANO E CONTROREPLICA DI PIERO BERNOCCHI

Perché “tanta furia” nel dibattito sulla manifestazione del 15 ottobre?

Una nota redazionale di Contropiano online replica alla lettera di Piero Bernocchi

L'intervento di Karla e Kamo sul 15 ottobre che abbiamo pubblicato qualche giorno fa sul nostro giornale, ha sollevato - com'era giusto – commenti diversi. Del resto abbiamo previsto uno spazio “interventi” proprio per sollecitare il confronto anche e soprattutto al di fuori dei confini, spesso troppo stretti, di organizzazione. E in tanti, essendo esclusi proprio dai media mainstream, stanno utilizzando questo spazio di dibattito per intervenire con valutazioni, commenti o interventi veri e propri.
Come ogni lettore di giornali o di siti sa, gli “interventi” non sono “editoriali”. Non necessariamente rappresentano, come dicono i giornali mainstream, il punto di vista della redazione. Possono essere condivisi in parte, totalmente o quasi per nulla; ma sono stati evidentemente considerati “interessanti”, “stimolanti discussione”. Al limite anche “un po' provocatori”. Se non si amano le discussioni ingessate, sono semplicemente necessari.
Piero Bernocchi, non l'unico dei nomi citati nell'intervento, se n'è invece risentito molto. Pubblichiamo anche la sua nota apparsa sulla lista del “Coordinamento 15 ottobre”. E ci sia consentita qualche pacata considerazione.
La prendiamo larga. In Italia, grazie a Berlusconi, e in Occidente (grazie a molti altri soggetti pensanti, think tank o ideologi vari), nell'ultimo ventennio si è fatta strada una retorica che chiameremo “vittimismo aggressivo”. In pratica, consiste nel dichiararsi “vittime” di un attacco violento, intollerante, insopportabile in occasione di qualsiasi divergenza di opinione; per farne poi discendere la “necessità” di mettere al bando (nel migliore dei casi) il/i responsabili di quell’attacco. Certo, è difficile raggiungere le vette del Cavaliere o di alcuni suoi cortigiani (Cicchitto, Stracquadanio, Belpietro, solo per citarne alcuni), ma questo modo di fare ha fatto scuola. “Tira” sia in televisione che sulla carta stampata, ma anche sul web o qualsiasi altro media. E' diventato “senso comune”. “Si fa così...”
Se ne serve anche il buon Piero, con cui ci accomunano 40 anni di attività politica, dissensi aspri, convergenze temporanee, visioni diverse. Senza che mai sia volato un solo schiaffo tra noi.
Ci sorprende e quasi ci diverte – dunque – il fatto che stavolta abbia preso cappello in modo così viscerale e vittimistico, fino a dipingersi come “possibile vittima di un pestaggio”. Se non avessimo guardato per anni gli sketch di Beppe Braida ci saremmo arrabbiati. Ma siamo ormai vaccinati...
Si indigna per essere stato avvicinato a Noske, e lo si può capire. Però, detto amichevolmente, non è carino nemmeno sentirsi catalogati come assaltatori dei palazzi o sabotatori di manifestazioni che abbiamo contribuito a costruire. Basta leggersi l'editoriale “15 ottobre. Fatti, cause, conseguenze” per avere la “posizione ufficiale” della Rete dei Comunisti. Se avessimo avuto una posizione diversa, l’avremmo espressa nero su bianco. Come facciamo sempre.
Non è simpatico neppure affermare come “notorio” che un sindacato (l'Usb) - risultato di un processo unificante ancora incompiuto del sindacalismo di base, cui anche Bernocchi ha fino a un certo punto partecipato per poi tirarsene fuori - sia schiacciato su una posizione politica particolare. Come ognun sa, per aderire a un sindacato (Usb o Cgil, in questo, differiscono poco) non occorre presentare una tessera di partito. Certo, si tengono lontani i fascisti e assimilabili, ma non molto di più. Sappiamo che i Cobas hanno un'idea molto più “simbiotica” del rapporto tra sindacato e partito. La conosciamo, la comprendiamo, ma non è la nostra. E Piero lo sa. Perché creare confusione di proposito?


Alla redazione di Contropiano, giornale della Rete dei Comunisti Stalinisti
Non ho mai letto il Guinness dei primati. Non so dunque se vi esista una categoria “ponziopilatismo”: nel caso, questo vostro testo vi darebbe diritto ad accedere ad una indiscutibile menzione in materia. Elenco i motivi per cui vi raccomanderei senz’altro ai compilatori di record:
1) voi affermate di avere uno spazio aperto per “sollecitare il confronto” e scegliete gli interventi “interessanti”, “stimolanti discussione”, “un po’ provocatori”, ma “semplicemente necessari se non si amano le discussioni ingessate”; dunque, avete giudicato l’intervento (si fa per dire) di KK (manca il terzo K e poi ci siamo, la nota organizzazione di incappucciati Usa) interessante, stimolante anche se magari un po’ provocatorio (ma appena un po’, per carità);
2) conseguentemente vi siete “sorpresi” e “divertiti” perché io (e i COBAS, e tutti/e quelli che sono intervenuti in questi due giorni in lista) ho preso “cappello in modo così viscerale e vittimistico”.
E già, dicono i nostri ponzipilati, davvero ipersensibile il giovanotto!! Davvero strana e inspiegabile la sua reazione!!
In effetti a ben guardare i sollecitatori KK volevano interessare e stimolare dichiarandomi/ci: a) “nemico di classe”; b) “personaggio simile a Noske e a coloro che hanno armato prima e poi protetto le mani degli assassini di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg e fatto scempio degli spartachisti” (grottesco, peraltro, che uno stalinista si pronunci su quel massacro: se fossero stati sovietici, Stalin li avrebbe ammazzati con le sue mani; in compenso poi ne ha fatti sterminare tanti altri di specchiati e gloriosi militanti comunisti); c) “pieno sostenitore della guerra imperialista in Libia”; d) “agente attivo della borghesia imperialista, esponente del partito della delazione al servizio delle classi dominanti, da combattere in ogni contesto di classe”.
Ma che discussione interessante, quanti begli stimoli, che sollecitazione al confronto, vuoi mettere con le solite discussioni ingessate!!
Trovo questa metodologia così interessante che domani proporrò ai miei di pubblicare sul nostro sito la lettera che ci è pervenuta qualche giorno fa, firmata da KKK (non il Ku Klux Klan di cui sopra, ma semplicemente Karl, Katia e Kim, sono in simbiosi e si fanno chiamare con ‘sta sigla) in cui si afferma che in realtà Contropiano e la Rete dei Comunisti/Stalinisti sono sigle di copertura di una struttura clandestina di pedofili, che opera fingendo di essere comunisti (seppur stalinisti) per meglio attirare le sue prede. Immagino che troverete senz’altro stimolante, sollecitante e interessante la discussione che ne potrebbe scaturire, di sicuro non “ingessata”. Inoltre essa, visto lo humour a cui vi richiamate, divertirebbe voi e i vostri associati, che potrebbero efficacemente replicare sull’argomento.
Né troppo gravi conseguenze ve ne potrebbero derivare. In fin dei conti, secondo tutte le legislazioni mondiali (anche nei vostri stati-guida, Cina, Cuba, Corea del Nord ecc..) il reato di pedofilia è considerato decisamente meno grave, seppur comunque turpe, rispetto a quelli di massacro e sterminio, soprattutto se reiterato a partire dagli spartachisti, passando da alcune decine di migliaia di libici, fino ai prossimi insurrezionalisti italiani (tipo “er Pelliccia”) che noi agenti dell’imperialismo italiano ci stiamo già preparando a eliminare in massa appena faranno qualcosa di più di mettere al rogo case private e macchine di poveracci, o riempire cassonetti di bombe-carta o assaltare sacrestie con conseguente distruzione di Madonne e statuette religiose.
Mo’ ci pensiamo un po’ su, certi che apprezzerete gli stimoli e le sollecitazioni che ve ne deriverebbero, impedendovi di rimanere “ingessati” (senza allusioni).
Ad maiora, Piero

lunedì 24 ottobre 2011

UN IGNOBILE ATTACCO AI COBAS: L’ANALISI DEL 15 OTTOBRE E COME CONTINUARE, di Confederazione Cobas

Nel sito di Contropiano, giornale della Rete dei Comunisti (questa micro-formazione, che andrebbe definita Rete degli Stalinisti, costituisce da sempre il "braccio politico" della RdB, oggi costituente principale del sindacato USB), che nelle settimane scorse aveva continuamente diffuso resoconti delle riunioni nazionali per il 15 ottobre che accusavano i promotori del corteo a P.S.Giovanni di essere al servizio del centrosinistra per depotenziare la protesta, è comparso un ignobile scritto, una vera dichiarazione di guerra nei confronti di Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei COBAS, di Luca Casarini (oltre che di Vendola) e di quelle che vengono definite le “loro rispettive formazioni politiche", e cioè, per quel che ci riguarda, i COBAS.

Miserabili farneticazioni staliniste

Nel miserabile e farneticante testo stalinista Bernocchi e Casarini (e "le loro formazioni politiche") sono dichiarati "nemici di classe... personaggi e forze politiche simili a Noske e a quelli che hanno armato prima e poi protetto le mani degli assassini di Karl e Rosa (n.d.s. Liebknecht e Luxemburg) e che hanno fatto scempio degli spartachisti... che hanno dato un pieno appoggio alla guerra imperialista in Libia, e lo hanno tradotto sul piano nazionale nel partito della delazione al servizio delle classi dominanti…che vanno combattuti (n.d.s. manu militari?) in ogni contesto di classe come agenti attivi della borghesia imperialista". C'è poi la accusa, già fatta circolare ossessivamente in questi giorni, su posti nel "sottobosco politico governativo" che ci sarebbero stati promessi dal centrosinistra, leit-motiv di chi, sulla base di questa folle tesi, per un mese ha bollato, nel Coordinamento 15 ottobre e fuori, la proposta di concludere a P.S.Giovanni come scelta di "collaborazione di classe" e di resa alla borghesia e al centrosinistra.
La pubblicazione del delirante scritto, che ripropone le peggiori argomentazioni staliniste di parecchi decenni fa, ci pare una testimonianza decisiva e inappellabile sul ruolo svolto da questa gente nell'ultimo mese e sull'insanabilità del conflitto scagliatoci contro in tale periodo. Pensiamo che nessuno/a debba sottovalutare la faccenda. Se gente che è stata nel Coordinamento pubblica tale materiale infame, che invita a "combattere" (con ogni mezzo, si capisce dalla furia delle accuse) i Noske odierni, significa che ha deciso di dichiarare guerra in primis ai COBAS, a Global Project, a Uniti per l'Alternativa ma, più in generale, a tutti coloro che volevano un gigantesco corteo verso S.Giovanni, con accampate successive, come strumento per garantire non solo la più ampia partecipazione ma soprattutto la prosecuzione e l’allargamento della lotta contro la crisi.
Il lurido attacco è personificato ma è diretto alle nostre "formazioni politiche" e, data la violenza delle argomentazioni, lascia facilmente intendere che si possa (o si debba) arrivare nei nostri confronti alla aggressione fisica anche in forme pesanti, come meriterebbero "assassini alla Noske" o "nemici di classe" con le mani sporche di sangue delle Rose e Karl odierni. E’ ovvio che, come COBAS, noi ne trarremo le immediate conseguenze in ogni sede, troncando ogni rapporto con gente del genere e invitando alla massima vigilanza nei confronti di chi osa farci minacce di tale gravità. Ma ci pare altresì utile estendere il discorso a una serie di altre infamie nei nostri confronti che, pur non raggiungendo il parossismo violento di questo scritto, spiegano il clima in cui è maturato.

Cosa hanno fatto realmente in piazza i COBAS

Per l’opera di autotutela del nostro pezzo di corteo ma anche di una parte significativa del resto, come COBAS siamo stati accusati in rete e in alcune liste e blog di una serie di nefandezze inventate di sana pianta. Coperti dall’anonimato vigliacco, alcuni sedicenti “compagni/e” ci hanno accusato di avere, nell’ordine: a) consegnato alla polizia alcuni degli sciagurati sfasciacarrozze durante il corteo; b) caricato e picchiato parte degli stessi; c) sollecitato ed effettuato delazioni nei confronti degli autori di “prodezze” come l’incendio di una casa privata con  inquilini sottratti in extremis al rogo o di decine di auto a pochi metri dal corteo o il saccheggio di una sacrestia con annessa distruzione di statue religiose; d) il tutto pur di ottenere qualche seggio parlamentare nelle prossime (?) elezioni nelle liste di SEL.
In realtà i COBAS, rischiando pesantemente in proprio, hanno cercato di garantire in ogni modo l’incolumità del maggior numero di persone possibili e la volontà generale di concludere il corteo a P. S. Giovanni, per dare poi avvio in piazza ad una permanenza stabile e crescente della protesta. Lo abbiamo fatto a mani nude, tutelando in primis il nostro pezzo di corteo (per inciso il più grande tra quelli delle singole organizzazioni), ma attraversando strade in fiamme cercando di evitare danni ad ognuno/a, senza disunirci, subendo cariche di polizia a pochi metri senza un passo indietro e facendo muro in difesa dei non-organizzati, resistendo un’ora e mezza tra i lacrimogeni che arrivasse il resto del corteo a S. Giovanni, tra i raid delle camionette e la folle scorreria dei blindati con gli idranti che hanno persino investito il nostro camion e evitato il morto per puro caso.

lunedì 1 agosto 2011

MASSIMO BONTEMPELLI, UNO DEI NOSTRI, di Roberto Massari (a nome dei compagni e delle compagne di Utopia Rossa)

Massari editore, 2007
Domenica 31 luglio, in un ospedale di Pisa, è morto Massimo Bontempelli. È uno dei più gravi lutti della cultura italiana, non solo di quella di «sinistra» - concetto al quale Massimo non riconosceva più da tempo alcun valore storico e oggettivo - ma della cultura storico-politico-filosofica in generale. Non so se in queste ore la stampa di queste false sinistre, che lo hanno sistematicamente ignorato in vita, lo ricorderanno (ipocritamente) almeno al momento dei necrologi; ma so con certezza che Massimo lascia un’impronta nella provincialissima produzione culturale di questo paese-Italia che il tempo non riuscirà a cancellare.
Nato a Pisa il 26 gennaio 1946, ivi si è laureato in filosofia del diritto, è vissuto e ha insegnato storia e filosofia al Liceo classico «G. Galilei». Come insegnante era membro (polemico) dei Cobas della scuola. La sua principale esperienza politica si era compiuta nel gruppo del Manifesto.
Per informazione di chi ci legge, fornisco un elenco sommario dei titoli principali della sua enorme produzione teorica perché se ne abbia almeno un’idea generale e tutti coloro cui è stato negato in vita di conoscere la sua opera, possano avere per un istante la misura del furto di idee che il sistema, la ex sinistra e la società dello spettacolo politicante hanno perpetrato ai loro danni:
Il senso dell’essere nelle culture occidentali (con F. Bentivoglio), 3 vv., 1992/ Storia e coscienza storica, 3 vv., 1993/ Antiche strutture sociali mediterranee, 2 vv., 1994/ Percorsi di verità della dialettica antica (con F. Bentivoglio), 1996/ Nichilismo, Verità, Storia (con C. Preve), 1997/ Gesù. Uomo nella storia. Dio nel pensiero (con C. Preve), 1997/ La conoscenza del bene e del male, 1998/ Tempo e memoria, 1999/ Filosofia e realtà, 2000/ L’agonia della scuola italiana, 2000/ Un nuovo asse culturale per la scuola italiana, 2001/ La disgregazione futura del capitalismo mondializzato, 1998/ Le sinistre nel capitalismo mondializzato, 2001/ Il respiro del Novecento, 2002/ Il Sessantotto. Un anno ancora da capire, 2008/ Civiltà occidentale (con M. Badiale), 2009/ Marx e la decrescita (con M. Badiale), 2010.
Ma di due libri voglio parlare in modo particolare, perché prodotti in collaborazione con chi scrive nel periodo in cui Massimo ha fatto parte della redazione dei Quaderni di Utopia Rossa, collaborando fraternamente con il nucleo di compagni che hanno dato vita a questo progetto e che ora lo ricordano con affetto nel loro blog (www.utopiarossa.blogspot.it), grati del contributo pionieristico da lui dato. Mi riferisco a La sinistra rivelata. Il Buon Elettore di Sinistra nell’epoca del capitalismo assoluto (con Marino Badiale), Quaderni di Utopia Rossa .2, 2007, e al suo saggio «I cattivi maestri», in I Forchettoni rossi. La sottocasta della «sinistra radicale» (a cura del sottoscritto), Quaderni di Utopia Rossa .3, 2007.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

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a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

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a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.