L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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sabato 7 aprile 2018

RIFIUTARE L’IMMAGINARIO INDIVIDUALIZZANTE PER INVERTIRE GLI EFFETTI DEL «GLOBAL WARMING», di Maurizio Fratta

IN DUE LINGUE (Italiano, Inglese)

Neri Pozza, 2017
I dati raccolti dai climatologi parlano chiaro: quella del 2017 in Italia è stata la seconda estate più calda dal 1880 - quando sono cominciate le rilevazioni; il mese di agosto ha fatto registrare un eccesso termico medio di 2,5 °C, con il giorno 4 del mese che è stato il più caldo degli ultimi sessant’anni in molte città dell’Italia centrale.
Il fatto che il 2017 si sia poi rivelato essere il secondo anno più caldo di sempre (dopo il 2016) conferma in pieno gli scenari legati al riscaldamento globale.
L’estate italiana del 2017, la quarta più secca in assoluto, verrà ricordata pure per la gravissima crisi idrica dovuta alla drastica riduzione delle precipitazioni sull’intero territorio nazionale (-41% rispetto alle medie stagionali), con gravi ripercussioni sulla rete “colabrodo” degli acquedotti italiani.
Una stagione che passerà alla storia anche e soprattutto per gli incendi: dal 15 giugno al 14 settembre ne sono divampati circa centomila (nel 2016 erano stati cinquantamila), uno ogni 100 secondi, più di mille al giorno: da quello della pineta di Castel Fusano sul litorale romano - nei pressi della tenuta del Presidente della Repubblica sita a Castelporziano - a quello del Vesuvio e del suo parco; dal rogo di Sulmona fino a quello di Monte Morrone, la cima di Celestino V.
In certi giorni sembrava che l’intero Paese andasse a fuoco. Alle prime piogge - con l’humus andato in fumo - la cenere si è di conseguenza trasformata in fango, contribuendo ad aumentare il dissesto idrogeologico.
Gli effetti dei cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti: nessun essere vivente ha contribuito ad alterare la vita del nostro pianeta tanto profondamente - e così rapidamente - quanto l’uomo.
Il surriscaldamento della Terra, determinato dall’effetto serra e correlato all’aumento delle emissioni di CO2, è soltanto uno dei fattori della crisi ambientale planetaria. Prendendo in considerazione l’acidificazione degli oceani, l’uso spropositato di acqua dolce, l’iperproduzione di rifiuti, la pesca, la deforestazione e la caduta verticale della biodiversità, dovrebbe esser chiaro che in molti processi naturali i limiti sono già stati oltrepassati.
Al di là del pur necessario mutamento degli stili di vita, la battaglia per invertire questa tendenza richiederebbe un’azione collettiva, ma la politica non è in grado di proporre alcuna alternativa credibile.
Vorrei qui ricordare, fra gli altri, il contributo del fisico Gianni Mattioli in occasione del XXIX Convegno della rivista l’altrapagina intitolato «La parabola del cibo», tenutosi a Città di Castello nel settembre 2015.
Partendo dal superamento di alcuni parametri - per esempio la CO2 - Mattioli mise in evidenza come ciò potesse causare una rottura di stabilità del sistema fisico-climatico del pianeta, alterando e sconvolgendo fenomeni periodici come stagioni, venti e correnti marine, con il rischio di dar luogo ad un caos imprevedibile.
All’incontro aveva partecipato anche l’Associazione nazionale e internazionale UPM (Un Punto Macrobiotico) - fondata da Mario Pianesi - che da oltre trent’anni opera in campo agricolo e alimentare nel pieno rispetto per l’ambiente e la promozione della salute dell’essere umano.
Riflettendo su questo lavoro comune con Chiara Giallorenzo, presidente del Centro UPM di Città di Castello, e con l’adesione del Centro Studi «Mario Pancrazi» - un’associazione che persegue «la valorizzazione della cultura delle matematiche» - è stata promossa una conferenza che affrontasse il tema dei cambiamenti climatici a partire dagli effetti riscontrati in Umbria e in Alta Valtiberina, e che lo facesse mettendo in relazione tra loro ambiente, agricoltura, alimentazione e salute.
Per arrivare ad una visione di insieme, è stata chiesta una valutazione a naturalisti, agricoltori e medici con l’intento di proporre un approccio multidisciplinare che sia capace di individuare un possibile percorso di mitigazione delle conseguenze del global warming.
In un territorio in cui l’abuso di pesticidi impiegati nell’agricoltura industriale ha gravemente contaminato le acque superficiali e di falda, dove la presenza diffusa di discariche e impianti di compostaggio ha avvelenato suolo e aria e in cui il trasporto ferroviario è stato marginalizzato in maniera irresponsabile - per essere infine soppresso a vantaggio di quello veicolare (individuale), fonte primaria, insieme a quella causata dagli allevamenti animali, di emissione di CO2 - non è più possibile continuare a far finta di niente, considerando in particolare gli alti tassi di incidenza di alcune tipologie tumorali riscontrati sia nella popolazione adulta che in quella infantile e giovanile in genere.
Se è vero - come scrive Amitav Ghosh ne La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile - che l’indifferenza nei confronti delle catastrofi attuali è figlia del nostro individualismo e della nostra adesione al modello di vita e di consumo dominante, sarà possibile affrontare questa sfida soltanto prendendo coscienza di quanto è accaduto e di quanto sta accadendo, trovando quindi «una via d’uscita dall’immaginario individualizzante in cui siamo intrappolati».

giovedì 23 marzo 2017

S.O.S. GEOTERMIA, di Maurizio Fratta

La centrale Enel di Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora
Ci fu un tempo nel quale scavare nelle viscere della terra per cercare minerali era avvertito come una profanazione.
Mentre i minatori cercavano di propiziarsi gli dei del sottosuolo, furono i fabbri a fondere e liquefare i metalli e a credere nella possibilità di poter cambiare la materia e a confidare, così come avevano fatto gli alchimisti, in una sua possibile trasmutazione.
Un sogno, quello dell'homo faber, meno millenarista di quel che si potrebbe credere considerando quanto l'idea del progresso illimitato abbia permeato non soltanto tutto il diciannovesimo secolo, ma perduri anche nelle attuali società industriali che hanno per obiettivo la trasmutazione della stessa Natura e la sua trasformazione in energia.
Ed è stata senza dubbio l'energia geotermica, tra le risorse energetiche, quella sulla quale l'uomo, sin dalla preistoria, ha cercato di fare affidamento e di trarre il massimo vantaggio.
Un sogno che si sta trasformando in incubo proprio in quella Toscana che ha visto nascere lo sfruttamento industriale delle risorse geotermiche e dove, proprio per il fatto che il suo impatto sull'ambiente è noto da tempo, si sarebbero dovute adottare strategie e soluzioni adeguate ed efficaci.
Ci riferiamo a quel che accade in Amiata dove sono all'opera le centrali geotermiche di Enel Green Power, il cui impatto sull'ambiente circostante non può essere ulteriormente taciuto o sottovalutato.
Sabato 4 febbraio, organizzato dalla Rete nazionale NOGESI e da SOS Geotermia, si è tenuto ad Abbadia San Salvatore un convegno dove ricercatori e studiosi hanno fatto luce sulla gravità dell'inquinamento prodotto dalle centrali e che fa oggi dell'Amiata la più grande questione ambientale dell'Italia centrale.
Non ha usato mezze misure nella sua relazione il geologo Andrea Borgia dell'Università di Milano, mettendo in relazione, dati ufficiali alla mano, la proliferazione dei veleni nell'ambiente e i loro effetti sulla salute delle persone.
È noto che l'attività di estrazione geotermica comporta, insieme al vapore acqueo, la fuoriuscita di fluidi dal sottosuolo che a loro volta rilasciano sostanze tossiche nell'aria, nel suolo, nelle acque superficiali: biossido di carbonio, ammoniaca, idrogeno solforato, metano, idrogeno a concentrazioni elevate e con essi altre sostanze dannose per la salute e l'ambiente, tra le quali cloruro di sodio, boro, arsenico, mercurio.

sabato 28 marzo 2015

OSTACOLI ARABI ALLO SVILUPPO ARABO, di Pier Francesco Zarcone

Il saggio che pubblichiamo, già apparso sul n. 2/2013 della rivista quadrimestrale dell'Università di Trieste Studi Interculturali (pp. 7-20), è un approfondimento specifico che può essere integrato con la lettura dei numerosi articoli di Zarcone - presenti in questo sito - sugli eventi politici e le rivolte del mondo arabo e islamico.
Si tratta del primo di una serie di testi che, apparsi sulla suddetta rivista negli ultimi due anni, saranno pubblicati sul blog di Utopia Rossa nelle prossime settimane. [la Redazione]

L'arretratezza politica e sociale del mondo arabo è nota a tutti, Arabi compresi. In questa sede ne mettiamo in evidenza due: un insospettato fattore culturale e la tradizionale autocrazia araba, insieme a una rapida sintesi sui problemi economici di quell'area.
Attualmente la situazione politica è tale che l'unico paese arabo in qualche modo definibile "democratico" è il Libano, per quanto per i nostri standard in realtà si tratti di una democrazia assai imperfetta, quanto meno a motivo dei vincoli confessionali sanciti costituzionalmente - e questo dice molto.
Se qui ci occupiamo del mondo arabo non è per semplificazione, e ancor meno per volerlo considerare esponenziale dell'Islām, ma perché il deficit democratico è principalmente arabo piuttosto che strettamente musulmano. Sarebbe fuorviante ritenere che il resto del mondo musulmano presenti le condizioni democraticamente disastrose di paesi come Pakistan e Afghanistan (sull'Iran si dovrebbe fare un discorso a parte, poiché lì, detto in sintesi, siamo di fronte a una "democrazia totalitaria"). Ci sono infatti anche dei paesi islamici che, per quanto suscettibili di un'infinità di considerazioni critiche, tutto sommato sembrano dei paradisi politici se paragonati all'insieme dei paesi arabi: si pensi alla Turchia, alla Malesia, all'Indonesia, al Senegal, all'Albania. I paesi ex coloniali dell'Africa costituiscono tutti dei casi a parte, per specifiche ragioni storiche ed etniche.
Prima di procedere, un'ulteriore avvertenza: pur essendo ormai abituale parlare di "paesi arabi", tuttavia si tratta di un'espressione erronea, giacché i popoli etnicamente arabi vivono essenzialmente nella Penisola arabica, in Giordania e in parte in Iraq. Per il resto esiste una mistura etnica tale da risultare ben più corretta l'espressione "paesi arabofoni" (circa 200 milioni di persone).

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.