L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

mercoledì 10 giugno 2026

VARIETÀ E RICCHEZZA DELLE UTOPIE LIBERTARIE

di Michel Antony

ITALIANO - FRANÇAIS - ESPANOL

Nonostante le molteplici critiche anti-utopiche avanzate da alcuni anarchici, occorre qui prendere l'utopia in modo valorizzante: un pensiero o un'azione necessaria che mette in discussione una società condannabile e condannata, e che tende a offrire un mondo altro, una reale alternativa. L'utopia, più o meno libertaria, rifiuta la costrizione e pone la libertà di pensare e di vivere al primo piano. E «il senso fondamentale di questa libertà è l'autonomia» [1] della persona; e questa autonomia della persona «comporta l'autogoverno, la democrazia diretta» [2] (autonomia delle comunità).

Questa forma di utopia teme la perfezione e si vuole quindi pragmatica e incompiuta (per natura e per scelta): è proprio «un progetto sempre parziale che si ri-proietta costantemente» [3]. L'umanesimo vi è più conseguente, poiché l'uomo vi è accettato tanto per i suoi vizi quanto per le sue virtù. L'apertura verso un futuro migliore è sempre possibile; spetta agli uomini, alle società testare e tentare altre avventure, anche nella diversità (cfr. la scuola italiana MALATESTA, Luigi FABBRI o Camillo BERNERI, senza contare la compianta Luce FABBRI). I mezzi utilizzati devono essere il più possibile in accordo con il fine atteso, questa è la coerenza essenziale dell'etica libertaria. Questa descrizione rivela quindi che l'utopia libertaria (se non anarchica) è "a-storica" come le ricerche di Francesco CODELLO [4] cercano di dimostrare in Italia. L'utopia libertaria apre una strada, ma non chiude alcuna porta.

Abbiamo quindi a che fare qui con la totale antitesi «dell'utopia tradizionale» o «classica». Quest'ultima è quasi sempre una descrizione di un mondo o un progetto di società che mette in primo piano l'organizzazione statale, caratterizzata da «un dirigismo rigoroso e un totalitarismo imperioso» [5] e da «un implacabile controllo sociale e mentale» [6]. Una «regolamentazione forsennata» della vita pubblica e privata e un livellamento onnipresente si accompagnano spesso a un urbanismo maniaco e coercitivo. «La libertà rivendicata in linea di principio non vi ha in realtà senso». La perfezione rivendicata permette di bloccare l'evoluzione, poiché, siccome tutto è perfetto, perché cambiare? Tutto è quindi messo in opera per «disinnescare un individualismo anarchico e temibile» ed eliminare «tutto ciò che è perturbatore» [7], il sogno, l'amore, il caso, l'immaginazione, la vita privata e quindi l'utopia stessa.

È l'enorme paradosso dell'atto o dello scritto utopico, realizzazione libera, liberatrice, libertaria, espressione di un volontarismo vitale, e del suo risultato più spesso pre-totalitario («modello di sogno totalitario» dice PESSIN). È un Fëdor DOSTOEVSKIJ, citato da Gilles LAPOUGE, che, tornato dal suo fourierismo giovanile, l'avrebbe capito per primo, o comunque con la massima lucidità, mettendo in scena ne I demoni (1871-1872), l'utopista estremista e nichista CHIGALEV, ma molto onesto tra l'altro poiché dice: «Devo dichiarare che il mio sistema non è ancora del tutto a punto, che la mia conclusione è in diretta contraddizione con l'idea che mi è servita da punto di partenza. Partendo dalla libertà illimitata, arrivo al dispotismo senza limiti». [8]

Anche se è poco studiato, e raramente messo in evidenza, è importante ricordare che i libertari hanno praticamente tentato tutto in materia di utopia:

  • Hanno elaborato progetti o proposte per tracciare le linee possibili di un mondo migliore: tutti i grandi teorici dal britannico William GODWIN allo statunitense Murray BOOKCHIN, passando ovviamente per il russo Pierre KROPOTKIN o il francese Élisée RECLUS, si arrischiano, qua e là, a dare consigli o idee utopiche;
  • Hanno scritto poesie, romanzi, racconti, opere teatrali... hanno realizzato talvolta film o video... che evocano un'esperienza o una tematica utopica;
  • Hanno partecipato a vasti movimenti di cambiamento: sindacalismo, rivolte, insurrezioni, rivoluzioni (la mitica Spagna del 1936 del «breve estate dell'anarchia» [9], ma non solo)... per tentare di vivere in un'altra società;
  • Hanno creato o si sono integrati in comunità di ogni tipo, sindacati, cooperative, colonie e comuni, kibbutzim e squat, centri sociali e atenei, imprese autogestite o "caracoles" neozapatiste... per mettere in pratica alcuni dei loro pensieri, praticare l'utopia immediatamente nel quotidiano e vivere in modo coerente con il fine sperato...

Se come fa Caroline GRANIER, prendiamo solo l'esempio della letteratura, si potrebbero distinguere tre grandi insiemi:

  • Gli scritti libertari, non necessariamente anarchici, ma che mettono la libertà al primo posto;
  • racconti distopici (contro-utopie) che, denunciando l'utopia classica e cristallizzata, abbozzano ovviamente il suo contrario;
  • Gli scritti anarchici o scritti da anarchici, che si vogliono quindi più vicini «alla Idea» (il pensiero anarchico).

Le utopie libertarie sono molto più numerose di quanto si pensi generalmente. Esistono da tempo immemorabile, se mettiamo la parola «libertà» al centro del nostro studio, e non quella «di anarchico» molto più precisa e riduttiva. C'è davvero un filo «nero» (libertario) che corre dall'Antichità ai giorni nostri nelle produzioni utopiche.

D'altro canto queste utopie libertarie sono molto diversificate, di peso molto differente, di stili vari. Tra la piccola Betica (piccola nel numero di pagine) di FÉNELON [10] e la totalità del romanzo di William MORRIS [11], non si possono realmente fare confronti. Bisognerebbe quindi distinguere tra tracce libertarie in uno scritto e opera quasi totalmente di spirito libertario.

Le grandi opere anarchicheggianti o libertarie da ricordare, se ci si arrischia a stilare una prima lista, sarebbero scritte da: ARISTOFANE [12], RABELAIS [13], FOURIER [14], MORRIS, WILDE [15], VERNE [16], WELLS [17], ZOLA [18], BRETON [19], GINSBERG [20], LE GUIN [21], CALLENBACH [22], VANEIGEM [23], ROBINSON [24]. Ciò non vuole ovviamente dire che siano anarchici o libertari totalmente dichiarati (tranne Ursula LE GUIN per un periodo), poiché l'insieme della loro opera è molto diversificato, e le loro posizioni sono variate nel tempo.

Una produzione particolare può legittimamente rivendicare l'appartenenza all'area libertaria: la contro-utopia. Il genere utopico delle contro-utopie è ormai molto ben noto, ma si limita troppo spesso al gruppo ZAMIATIN-HUXLEY-ORWELL, poiché la maggior parte delle distopie sono legate al terribile contesto del XX secolo: guerre mondiali e «brutalizzazione» estrema delle società colpite, crisi economiche, shock nucleare e batteriologico, disastri ecologici o climatici, Stati autoritari e totalitari, eugenetica e genocidio... Ma questo genere è certamente molto più importante e vario, e possiede numerosi antecedenti.

Molte caratteristiche delle distopie, che mirano a denunciare e contrastare (tramite ribelli e altri dissidenti) l'aspetto nefasto dell'utopia (dell'utopia in senso classico, cioè conformista e anti-individualista), in particolare i suoi aspetti autoritari e totalitari, permettono di classificare questo genere tra gli scritti libertari. Bastebbe evocare Aldous HUXLEY (1894-1963). Nel 1931-1932 pubblica Brave New World, senza dubbio uno dei più celebri libri anti-utopici sulle derive scientifiche. Sulla scia di SWIFT, dipinge una parodia delle utopie, e forse soprattutto di quella di WELLS: Men like gods del 1923. La sua denuncia dei misfatti della biologia e della scienza psicologica deve senza dubbio molto alle ricerche di suo fratello Julian, celebre genetista. Si ispira senza dubbio anche alla nozione «di ectogenesi» lanciata dal genetista John Burton S. HALDANE nel 1928, nozione che prevede lo sviluppo dell'embrione umano fuori dal corpo femminile e che anticipa l'opera più scientifica che utopica, sebbene, di Henri ATLAN L'utérus artificiel (2005) [25]. Ma la posizione politica dell'opera è sorprendente. La posizione pro-libertaria di HUXLEY è infatti molto forte in quegli anni e pervade la sua opera. Come racconta lo storico anarchico sudamericano CAPPELLETTI, HUXLEY scrisse nella Left Review del 1937 che «le mie simpatie vanno naturalmente al governo spagnolodurantelaGuerracivilespagnolodurantelaGuerracivilema ancora di più per gli anarchici, perché sono convinto che l'anarchismo sia il più adatto a raggiungere il cambiamento sociale desiderato rispetto al comunismo dittatoriale e centralizzato» [26]. In una prefazione del 1946 a una ristampa del suo Brave New Worldlamenta addirittura di non aver proposto un'alternativa «decentrista» e libertaria, «di politica kropotkiniana (sic) e cooperativa» [27].

Le opere più marcatamente politiche, più anarchiche, sono altrettanto numerose o prestigiose, ma raramente riunite. Come scriveva Ugo FEDELI nel 1958, è con Thomas HOLCROFT, e soprattutto William GODWIN, che bisogna cominciare, poiché quest'ultimo è il «vero precursore delle idee libertarie» [28], «il primo dottrinario dell'anarchismo degno di questo nome... la cui negazione della legge e dello Stato si addice a tutte le sfumature dell'anarchismo» [29]. Il vero slancio dell'utopia libertaria, se si dimentica GODWIN e si omette FOURIER, è assicurato dalla generazione dei quarantottini (PROUDHON, DÉJACQUES, CœurDEROY...) e si generalizza solo dopo la nascita «storica» del movimento negli anni 1870-1880 (la Comune di Parigi serve spesso da riferimento iniziale quasi indispensabile). Tuttavia, ed è normale visto il suo impatto e la sua ampiezza, è intorno al mondo libertario iberico (anni 1910-1930) che l'utopia libertaria, o piuttosto anarchica, sembra al suo apogeo. Un'ultima ondata, molto ricca e diversificata, accompagna gli anni Sessanta e li prolunga (cfr. la recente utopia «anarchicheggiante» di Raoul VANEIGEM). È ancora troppo presto per affermare che la morte del socialismo statale con il crollo del sistema sovietico ridà al suo vecchio avversario un nuovo tono, anche se trova una fortissima giustificazione a posteriori di queste varie e antiche posizioni antiautoritarie. La rivincita di BAKUNIN su MARX è senza dubbio troppo tardiva per essere validata...

Pierre VERSINS conferma nel 1972, «che non ci sono utopie più "utopiche" di quelle che si richiamano» all'anarchia [30]. Ma secondo lui sono «poco diffuse». Per Caroline GRANIER, le «utopie anarchiste (nel campo letterario francese che lei studia tra il 1871 e il 1914) in senso stretto sono piuttosto rare» [31]. Laurent PORTES [32] conta 7 utopie libertarie per il XIX secolo francese. Il suo giudizio, favorevole, si basa tuttavia su un'analisi molto incompleta, anche se cita l'essenziale per il dominio francese di questo periodo. L'antologia diretta da GOMEZ TOVAR [33] per la Fundación Salvador SEGUÍ ne presenta 10 per la Spagna della fine del XIX e della prima metà del XX, il che è ben lungi dall'essere esaustivo. Quando si completa il suo lavoro con quello di Xavier PANIAGUA sulla Sociedad libertaria, pubblicato a Barcellona nel 1982, ci si rende facilmente conto che il numero di testi a connotazione utopica è ben più importante, poiché negli anni Trenta, che corrispondono all'apogeo dell'anarchismo iberico, quasi tutti gli scritti teorici si arrischiano a parlare della società futura, della sociedad del porvenir, il più delle volte comunista-libertaria, nonostante (o a causa de) i numerosi sensi che le vengono attribuiti.

Così Francisco MADRID SANTOS afferma (almeno per l'area iberica) «che gli anarchici utilizzarono molto largamente questo genere letterario (l'utopia) per esprimere le loro idee riguardanti la ricostruzione sociale» [34]. È quanto confermano le mie ricerche: le utopie anarchiche formano un insieme ben più imponente di quanto si pensasse. Ho analizzato decine di opere, massicciamente ispaniche, ma le sfere francofona, britannica (Colin WARD, Herbert READ) o italiana (ROSSI) per citare solo queste, non sono da meno. Ciò contraddice largamente le visioni tradizionali che marginalizzano costantemente l'utopia della libertà, per mettere avanti sistematicamente le utopie della costrizione e mostrare la nocività del genere. Caroline GRANIER riconosce implicitamente questa importanza, poiché afferma che «è logicamente che la riflessione sul futuro o piuttosto sui futuri possibili, tiene un grande posto nella letteratura anarchica», anche se attenua giustamente ricordando che questa utopia, rifiutando di cristallizzarsi, «è visione e non sistema, fine dell'azione e non chimera del pensiero, sogno in marcia più che rappresentazione cristallizzata».

Queste utopie libertarie o puramente anarchiche fanno prova di «forza e originalità», e rispetto alla maggioranza delle altre utopie che mostrano «l'ossessione» dell'ordine e della regolamentazione, esse sono piuttosto aperte, imprecise volutamente, spesso pluraliste (cfr. in particolare su quest'ultimo punto gli autori che si richiamano al tedesco Gustav LANDAUER, all'italiano Luigi FABBRI o allo statunitense Paul GOODMAN) per amore di libertà individuale e di sviluppo umano considerato come primordiale.

Queste opere segnerebbero il «ritorno dei poeti» nel senso di Alain PESSIN [35] o di Benjamin PÉRET [36]; il poeta incarna allora il rifiuto del sistema, della reclusione, preferendo la «fantasia del vagabondo», dell'immaginazione libera e ponendosi «come disertore dello Stato» (PESSIN). La libertà prevale in loro sull'uguaglianza, l'equità, senza mai far sparire però questo secondo asse.

L'insieme di questi scritti sono opere di propaganda, al pari dei giornali, dei pamphlet, delle canzoni, dei volantini o di altre opere letterarie che si possono chiamare politiche, libertarie o "obreristas" per riprendere l'analisi di José LLUNAS I PUJALS [37] a proposito del libro di Anselmo LORENZO Justo VIVES del 1887. Per lui, uno scritto «operaio» (non in senso peggiorativo del termine, anzi) è un'opera che descrive in modo critico e sensibile la condizione operaia, e che si posiziona a favore della sua riabilitazione e della sua autoemancipazione.

La grande maggioranza di questi libri libertari, anarchici o anarchicheggianti, pongono la priorità sulla libertà individuale, l'autonomia, ma l'individualismo – stirneriano per esempio – è proposto solo da una piccolissima parte di essi.

La maggior parte propone al contrario associazioni libere, federate senza gerarchie, e praticanti un mutuo appoggio che KROPOTKIN, tra gli altri, ha cercato di approfondire. Creare un mondo autogestito, senza gerarchia, rispettando tanto il collettivo quanto l'individuale, ecco la scommessa assunta delle proposte anarchiche.

L'educazione integrale è una delle chiavi di molte utopie. Le sole "utopopedagogie" come le chiamo io, formano una costellazione molto densa dell'utopia libertaria, e ho dovuto dedicare loro un capitolo intero (cfr. il sito sulle Utopie libertarie che animo, che è referenziato alla fine dell'introduzione).

Le altre tematiche sono incentrate sul rifiuto di ogni discriminazione tra individui, rifiutando nazionalismo, razzismo e sessismo. L'uguaglianza tra uomini e donne e l'emancipazione di queste ultime appaiono molto frequentemente.

La preoccupazione ecologica è sempre più presente, Élisée RECLUS avendo largamente sgomberato il terreno.

Ma non tutto è perfetto: molte utopie anarchiche sono segnate dalla loro epoca, tanto nello stile talvolta difficile da leggere (per esempio, io ho davvero difficoltà con PROUDHON per l'accumulazione o con Louise MICHEL per l'enfasi), quanto nei luoghi comuni (o peggio tracce di antisemitismo e antifemminismo... PROUDHON!!!) che persino gli anarchici talvolta faticano a rigettare. Nonostante FOURIER, Paul ROBIN, Élisée RECLUS o il belga Georges EEKHOUD... molti anarchici fanno fatica a riconoscere una totale libertà alle donne, e il pluralismo sessuale, fuori da ogni tabù, è lungi dal fare l'unanimità.

Se si tenta un abbozzo di conclusione sulle utopie letterarie o programmatiche che possono integrarsi in un insieme anarchico, si possono notare i seguenti punti:

  1. L'utopia anarchica è abbondante e diversificata, il pluralismo ne è la regola, non l'eccezione. Essa gioca un ruolo originale e fecondo, nonostante lo scarso spazio che le concedono, tanto le antologie dell'utopia quanto gli scrittori anarchici stessi. C'è qui un enorme paradosso tra un pensiero libertario oggi spesso rivendicato da numerosi intellettuali o ricercatori, che sono tornati dai dogmi e dalle mode, e il loro scarso lavoro di apertura verso scritti scomodi o semplicemente difficili da classificare.
  2. Questa utopia è raramente dogmatica o esemplare nel cattivo senso del termine. Essa vuole essere solo una semplice «illustrazione libertaria» (Caroline GRANIER) e si pone quindi per natura aperta, sperimentale ed evolutiva.
  3. È vero che molti scritti non sono più accessibili, non tradotti, non diffusi (penso soprattutto in Francia agli scritti di Jean GRAVE o all'Encyclopédie anarchiste) e che chi non maneggia un po' il castigliano è per questa analisi molto sfavorito.
  4. Questa utopia anarchica è evoluta, certamente, allontanandosi da tutti i modelli più rifiniti (l'Humanisphère di DÉJACQUE) per raggiungere un vago utopismo libertario il più aperto possibile, e quindi il meno descrittivo.
  5. Bisogna tuttavia riconoscere che anche negli autori anarchici più classici, il desiderio di apertura, il senso del pragmatismo, della storia, del contratto aperto e revocabile... sono sempre stati presenti, rivendicati. Questo è uno dei punti essenziali che permette di distinguere l'utopia anarchica da tutte le altre, tranne naturalmente da quelle che si dichiarano esse stesse antiautoritarie.
  6. Nell'utopia anarchica, KROPOTKIN ha un posto di scelta, tanto come principale teorico, quanto per la sua gigantesca «discendenza» o «prossimità»: dal Tamigi morrisiano, dai kibbutzim influenzati da Martin BUBER, alle città-giardino dello scozzese, e amico dei RECLUS, Patrick GEDDES e dell'inglese Ebenezer HOWARD, al comunismo libertario iberico di Isaac PUENTE, all'Anarres di LE GUIN..., si trova costantemente la sua traccia.
  7. Tra l'utopia anarchica sognata e l'utopia anarchica praticata, i ponti sono considerevoli. Dalle sperimentazioni di Giovanni ROSSI [38] in Toscana o in Brasile, ai tentativi comunitari europei, passando per i kibbutzim israeliani e le collettività spagnole, i riferimenti non mancano. Gli anarchici sono amanti del pamphlet, spesso scrivono molteplici testi sui loro sogni o sulle loro esperienze. L'utopia talvolta precede il tentativo nella realtà (il comunismo libertario prima delle collettività del 1936), talvolta ne trae la sua sostanza (LE GUIN e le sue fonti d'ispirazione). Ma sempre il sogno e la proposta conservano la speranza di una eventuale realizzazione. L'utopia anarchica è stata davvero «motore della storia», per riprendere la formula degli incontri di Blois (2000).

Conclusione del 2007 oggi superata

Sul web, sul sito dei professori di Storia dell'Accademia di Besançon, ho messo a disposizione di curiosi, ricercatori e militanti, i miei vari lavori (con le bibliografie, ciò fa migliaia di pagine) sulle utopie libertarie e anarchiche. Li conduco da più di 30 anni, e li arricchisco senza sosta, con l'aiuto prezioso in particolare di scrittrici militanti come Caroline. Conto su tutti i lettori per aiutarmi a correggere gli errori e a completare le mancanze. Grazie.

Ecco l'attuale (sarà modificata a fine 2007) indirizzo per raggiungere il sito integrale:

http://artic.ac-besancon.fr/histoire_geographie/new_look/Ress_thematiq/thematiq/utopies.htm
o
http://missiontice.ac-besancon.fr/hg/grenier/minisite/utopies/utopies.htm

Conclusione riveduta nel 2026

Sul web dagli anni '90, dapprima sul sito dei professori di storia dell'Accademia di Besançon (paese di Fourier, Proudhon, Charles Piaget), poi in modo autonomo, ho messo a disposizione di curiosi, ricercatori e militanti, i miei vari lavori (con le bibliografie, articoli, cronologie ciò fa migliaia di pagine) sulle utopie libertarie e anarchiche. Li conduco da più di 40 anni, e li arricchisco senza sosta, con l'aiuto prezioso di scrittori, ricercatori, militanti o semplici curiosi. Conto su tutti i lettori per aiutarmi a correggere gli errori e a completare le mancanze. Grazie.

Questo testo introduttivo all'opera di Caroline GRANIER (Quitter son point de vue : quelques utopies anarcho-littéraires d'il y a un siècle, Paris, Monde libertaire, coll. « Pages libres », 2007, 117 p.) è ripreso in diversi punti del mio sito, e sono stato particolarmente attento a tutti i pensieri modernisti, critici e migliorativi riguardanti le utopie anarchiche e libertarie nella parte terminale del mio capitolo II. Les libertaires face à l'utopie, entre critiques, analyses, expérimentations et projets
(https://www.acratie.eu/FTPUTOP/U2-LIBER.DOC).

I dati sono liberi da diritti. Basta referenziarli se li si utilizza, anche parzialmente. Il sito è attualmente su https://acratie.eu/. Il mio indirizzo è michel.antony@wanadoo.fr.

Saluti libertari Michel ANTONY il 19 maggio 2026

Ottobre 2007 - Michel ANTONY - Michel.Antony@wanadoo.fr

 [1]: COLOMBO Arrigo L'utopia. Rifondazione di un'idea e di una storia, Bari, Dedalo, 452 p., 1997, p. 314

 [2]: COLOMBO Arrigo Op. cit., p. 323

 [3]: COLOMBO Arrigo Op. cit., p. 396

 [4]: CODELLO Francesco Un anarchismo a-storico, in-Libertaria, a.5, n° 3, Roma, luglio-sett. 2003 e CODELLO Francesco La buona educazione, Milano, Franco Angeli, 2005

 [5]: TROUSSON Raymond Église et religion en utopie, in-D'utopie et d'utopistes, Paris, L'Harmattan, 1998

 [6]: PESSIN Alain L'imaginaire utopique aujourd'hui, Paris, PUF, 2001, p. 109-110

 [7]: PESSIN Alain Op. cit., p. 117

 [8]: LAPOUGE Gilles Utopie et civilisations, Paris Albin MICHEL, 1990, p. 255

 [9]: ENZENSBERGER Hans Magnus Le bref été de l'anarchie, la vie et la mort de Buenventura DURRUTI, Paris, Gallimard, 328 p., 1975

 [10]: FÉNÉLON Aventures de Télémaque fils d'Ulysse, suite du IVème Livre de l'Odyssée, 1699

 [11]: MORRIS William News from nowhere or An epoch of rest, 1889-1890

 [12]: Cfr. ARISTOFANE L'Assemblea delle donne, 392 a.C.

 [13]: Cfr. RABELAIS Gargantua 1532 e il suo famoso «Fa' ciò che vorrai» e l'abbazia di Thélème come prima comunità libertaria?

 [14]: Cfr. FOURIER Charles Il nuovo mondo amoroso, riscoperto e pubblicato nel 1967 solo, cioè un secolo e mezzo dopo la sua creazione!

 [15]: Cfr. WILDE Oscar The soul of the man under socialism scritto verso il 1890

 [16]: Cfr. VERNE Jules I naufraghi del Jonathan, postumo nel 1909

 [17]: Cfr. WELLS H.G. A modern utopia, 1905

 [18]: Cfr. il neo-fourierista ZOLA Émile Lavoro, 1901

 [19]: Cfr. BRETON André Ode a Charles FOURIER, 1947 o Arcane 17, 1944

 [20]: Cfr. GINSBERG Allen Howl, 1955

 [21]: Cfr. LEGUIN Ursula The dispossessed - An Ambiguous Utopia, 1974

 [22]: Cfr. CALLENBACH Ernest Ecotopia, 1975

 [23]: Cfr. VANEIGEM Raoul Viaggio a Oarystis, 2005

 [24]: Cfr. la trilogia marziana di Kim Stanley ROBINSON, 1993-1996

 [25]: IACUB Marcela L'utopie de l'utérus artificiel, in-Les utopies aujourd'hui, Nouvel Observateur HS, n° 59, luglio-agosto 2005

 [26]: CAPPELLETTI Ángel Utopías y antiutopías despues de MARX, Montevideo, Recortes, 203 p., 1997, p. 115

 [27]: HUXLEY Aldous Il mondo nuovo, Paris, Pocket Junior, 1994, p. 9 & 10

 [28]: FEDELI Ugo Viaggio alle « isole Utopia », Ivrea, Centro Culturale Olivetti, 200 p., 1958

 [29]: ARMAND E. Les précurseurs de l'anarchisme, Orléans, L'En-dehors, 1933, p. 15

 [30]: VERSINS Pierre Encyclopédie de l'utopie et de la science fiction, Lausanne, L'Âge d'Homme, 1037 p., 1972, p. 42

 [31]: GRANIER Caroline « Nous sommes tous des briseurs de formule » : les écrivains anarchistes en France à la fin du XIXè siècle, Vincennes-St-Denis, Thèse en Lettres Modernes à Paris VIII, 1400 p., dicembre 2003, p. 811

 [32]: PORTES Laurent Littérature française et utopie au XIX siècle, in- Utopie, BNF, 2000

 [33]: GOMEZ TOVAR Luis & PANIAGUA Javier II. Utopías libertarias españolas. Siglos XIX-XX, 1991

 [34]: MADRID SANTOS Francisco Literatura anarquista, Sito <http://www.ua.es/cgt/rosa/ponen/litanar.pdf>, 23 p. A4, tirate il 08/05/2007

 [35]: PESSIN Alain L'imaginaire utopique aujourd'hui, Paris, PUF, 228 p., 2001

 [36]: PÉRET Benjamin Le déshonneur des poètes, 1945

 [37]: LLUNAS I PUJALS José Literatura obrerista, Barcelona, 01/05/1893 (testo ripubblicato nel 1991 in II. Utopias libertarias españolas, di GOMEZ TOVAR Luis e PANIAGUA Javier)

 [38]: Cfr. soprattutto ROSSI Giovanni Cecilia, comunità anarchica sperimentale e Un episodio d'amore nella colonia « Cecilia» nel 1893



FRANÇAIS


VARIÉTÉ ET RICHESSE DES UTOPIES LIBERTAIRES

Michel Antony


Malgré les multiples critiques anti-utopiques faites par des anarchistes, il convient ici de prendre l’utopie de manière valorisante : une nécessaire pensée ou action qui remet en cause une société condamnable et condamnée, et qui tend à offrir un monde autre, une réelle alternative. L’utopie, plus ou moins libertaire, refuse la contrainte et place la liberté de penser et de vivre au premier plan. Et le « sens fondamental de cette liberté, c’est l’autonomie »  de la personne ; et cette autonomie de la personne « entraîne l’autogouvernement, la démocratie directe »  (autonomie des communautés). 

Cette forme d’utopie redoute la perfection et se veut donc pragmatique et inachevée (par nature et par choix) : c’est bel et bien « un projet toujours partiel qui se re-projette constamment » . L’humanisme y est plus conséquent, puisque l’homme y est accepté autant pour ses vices que pour ses vertus. L’ouverture vers un meilleur ultérieur est toujours possible ; c’est aux hommes, aux sociétés de tester et de tenter d’autres aventures, y compris dans la diversité (Cf. l’école italienne MALATESTA, Luigi FABBRI ou Camillo BERNERI, sans compter la regrettée Luce FABBRI). Les moyens utilisés doivent être le plus en accord avec la fin attendue, c’est la cohérence essentielle de l’éthique libertaire. Cette description révèle donc que l’utopie libertaire (sinon anarchiste) est « a-historique » comme les recherches de Francesco CODELLO  cherchent à le démontrer en Italie. L’utopie libertaire ouvre une voie, mais ne ferme aucune porte.


Nous avons donc affaire ici à la totale antithèse de « l’utopie traditionnelle » ou « classique ». Celle-ci est presque toujours une description d’un monde ou un projet de société, qui met en avant l’organisation étatique, marquée par « un dirigisme rigoureux et un totalitarisme impérieux »  et par « un implacable contrôle social et mental » . Une « réglementation forcenée » de la vie publique et privée et un nivellement omniprésent s’accompagnent souvent d’un urbanisme maniaque et contraignant. « La liberté revendiquée en principe n’y a en fait pas de sens ». La perfection revendiquée permet de figer l’évolution, puisque, comme tout est parfait, pourquoi changer ? Tout est donc mis en œuvre pour « désamorcer un individualisme anarchique et redoutable » et éliminer « tout ce qui est perturbateur » , le rêve, l’amour, le hasard, l’imagination, la vie privée et donc l’utopie même.

C’est l’énorme paradoxe de l’acte ou de l’écrit utopique, réalisation libre, libératrice, libertaire, exprimant un volontarisme vital, et de son résultat le plus souvent pré-totalitaire (« modèle de rêve totalitaire » dit PESSIN). C’est un Fedor DOSTOÏEVSKI, cité par Gilles LAPOUGE, qui, revenu de son fouriérisme de jeunesse, l’aurait compris le premier, ou en tout cas avec le plus de lucidité, en mettant en scène dans Bessy-Les Possédés ou Les Démons (1871-1872), l’utopiste extrémiste et nihiliste CHIGALEV, mais très honnête au demeurant puisqu’il dit : « Je dois déclarer que mon système n’est pas encore tout à fait au point, que ma conclusion est en contradiction directe avec l’idée qui m’a servi de point de départ. Partant de la liberté illimitée, j’aboutis au despotisme sans limites. » 


Même si c’est peu étudié, et rarement mis en avant, il est important de rappeler que les libertaires ont pratiquement tout tenté en matière d’utopie :

  • Ils ont élaboré des projets ou des propositions pour tracer les lignes possibles d’un monde meilleur : tous les grands théoriciens depuis le britannique William GODWIN jusqu’à l’états-unien Murray BOOKCHIN, en passant évidemment par le russe Pierre KROPOTKINE ou le français Élisée RECLUS, se risquent, ici ou là, à donner conseils ou idées utopiques ;
  • Ils ont rédigé des poèmes, des romans, des nouvelles, des pièces de théâtre… ils ont fait parfois des films ou vidéos… qui évoquent une expérience ou une thématique utopique ;
  • Ils ont participé à de vastes mouvements de changements : syndicalisme, révoltes, insurrections, révolutions (la mythique Espagne 1936 du « bref été de l’anarchie » , mais pas seulement)… pour tenter de vivre dans une autre société ;
  • Ils ont créé ou ont intégré des communautés de tout type, syndicats, coopératives, colonies et communes, kibboutzim et squats, centres sociaux et athénées, entreprises autogérées ou « caracoles » néo-zapatistes… pour mettre en application quelques unes de leurs pensées, pratiquer l’utopie immédiatement au quotidien, et vivre de manière cohérente avec la fin espérée…


Si comme le fait Caroline GRANIER, nous ne prenons que l’exemple de la littérature, on pourrait distinguer trois grands ensembles :

  • Les écrits libertaires, pas forcément anarchistes, mais mettant la liberté au premier plan ;
  • Les récits dystopiques (contre-utopies) qui en dénonçant l’utopie classique et figée, ébauchent évidemment son contraire ;
  • Les écrits anarchistes ou écrits par des anarchistes, qui se veulent donc plus proches de « la Idea » (la pensée anarchiste).


Les utopies libertaires sont bien plus nombreuses qu’on ne le pense généralement. Elles existent depuis la nuit des temps, si on met le mot « liberté » au centre de notre étude, et non pas celui « d’anarchiste » bien plus précis et réducteur. Il y a bien un fil « noir » (libertaire) qui court de l’Antiquité à nos jours dans les productions utopiques.

Par contre ces utopies libertaires sont très diversifiées, de poids très différents, de styles variés.  Entre la petite Bétique (petite en nombre de pages) de FÉNELON  et la totalité du roman de William MORRIS , on ne peut pas réellement faire de comparaisons. Il faudrait donc distinguer entre traces libertaires dans un écrit et œuvre presque totalement d’esprit libertaire.

Les grandes œuvres anarchisantes ou libertaires à retenir, si on se risque à dresser une première liste, seraient écrites par : ARISTOPHANE , RABELAIS , FOURIER , MORRIS, WILDE , VERNE , WELLS , ZOLA , BRETON , GINSBERG , LE GUIN , CALLENBACH , VANEIGEM , ROBINSON . Cela ne veut évidemment pas dire qu’ils sont anarchistes ou libertaires totalement assumés (sauf Ursula LE GUIN pendant un temps), car l’ensemble de leur œuvre est très diversifié, et leurs positions ont varié dans le temps. 


Une production particulière peut légitimement se réclamer de la mouvance libertaire : la contre-utopie. Le genre utopique des contre-utopies est désormais très bien connu, mais se limite trop souvent au groupe ZAMIATINE-HUXLEY-ORWELL, car la plupart des dystopies sont liées au contexte terrible du XXème siècle : guerres mondiales et « brutalisation » extrême des sociétés touchées, crises économiques, chocs nucléaire et bactériologique, désastres écologiques ou climatiques, États autoritaires et totalitaires, eugénisme et génocide... Mais ce genre est certes beaucoup plus important et varié, et possède de nombreux antécédents.

Bien des caractéristiques des dystopies, qui visent à dénoncer et contrer (via des réfractaires et autres dissidents) le côté néfaste de l’utopie (de l’utopie au sens classique, c’est à dire conformiste et anti-individualiste), notamment ses aspects autoritaires et totalitaires, permettent de ranger ce genre parmi les écrits libertaires. Il suffirait d’évoquer Aldous HUXLEY (1894-1963). En 1931-1932 il publie Brave New World, sans doute un des plus célèbres ouvrages anti-utopiques sur les dérives scientifiques. Dans la lignée de SWIFT, il dresse une parodie des utopies, et peut être surtout celle de WELLS : Men like gods - Les hommes aiment les dieux de 1923. Sa dénonciation des méfaits de la biologie et de la science psychologique doit sans doute beaucoup aux recherches de son frère Julian, célèbre généticien. Il s’inspire sans doute également de la notion « d’ectogenèse » lancée par le généticien John Burton S. HALDANE en 1928, notion qui prévoit le développement d’embryon humain hors du corps féminin et qui annonce l’ouvrage plus scientifique qu’utopique, quoique, d’Henri ATLAN L’utérus artificiel (2005) . Mais le positionnement politique de l’œuvre est étonnant. La position pro-libertaire de HUXLEY est en effet très forte dans ses années là et imprègne son œuvre. Comme le relate l’historien anarchiste sud-américain CAPPELLETTI, HUXLEY a écrit dans la Left Review de 1937 que « mes sympathies vont naturellement au gouvernement [espagnol durant la Guerre civile], mais encore plus pour les anarchistes, parce que je suis persuadé que l’anarchisme est le mieux placé pour atteindre le changement social désiré que le communisme dictatorial et centralisé » . Dans une préface de 1946 à une réédition de son Brave New World il regrette même de ne pas avoir proposé une alternative « décentraliste » et libertaire, « de politique kropotkinesque (sic) et coopérative » .


Les œuvres plus marquées politiquement, plus anarchistes, sont tout aussi nombreuses ou prestigieuses, mais rarement regroupées. Comme l’écrivait Ugo FEDELI en 1958, c’est avec Thomas HOLCROFT, et surtout William GODWIN, qu’il faut commencer, puisque ce dernier est le « vrai précurseur des idées libertaires » , « le premier doctrinaire de l’anarchisme digne de ce nom … dont la négation de la loi et de l’État convient à toutes les nuances de l’anarchisme » . Le vrai essor de l’utopie libertaire, si l’on oublie GODWIN et si l’on omet FOURIER, est assuré par la génération des quarante-huitards (PROUDHON, DÉJACQUES, CœurDEROY…) et se généralise seulement après la naissance « historique » du mouvement dans les années 1870-1880 (la Commune de Paris sert souvent de référence initiale quasiment incontournable). Cependant, et c’est normal vu son impact et son ampleur, c’est autour du monde libertaire ibérique (années 1910-1930) que l’utopie libertaire, ou plutôt anarchiste, semble à son apogée. Une dernière vague, très riche et diversifiée, accompagne les années 1960 et les prolonge (Cf. la récente utopie « anarchisante » de Raoul VANEIGEM). Il est encore trop tôt pour affirmer que la mort du socialisme étatique avec l’effondrement du système soviétique redonne à son vieil adversaire un nouveau tonus, même s’il trouve une très forte justification a posteriori de ces diverses et anciennes positions antiautoritaires. La revanche de BAKOUNINE sur MARX est sans doute trop tardive pour être validée…

Pierre VERSINS confirme en 1972, « qu’il n’est pas d’utopies plus ‘’utopiques’’ que celles qui se réclament » de l’anarchie . Mais elles sont d’après lui « peu répandues ». Pour Caroline GRANIER, les « utopies anarchistes (dans le domaine littéraire français qu’elle étudie entre 1871 et 1914) au sens strict sont assez rares » . Laurent PORTES  compte 7 utopies libertaires pour le XIXème siècle français. Son jugement, favorable, repose cependant sur une analyse très incomplète, même s’il cite l’essentiel pour le domaine français de cette période. L’anthologie dirigée par GOMEZ TOVAR  pour la Fundación Salvador SEGUI en présente 10 pour l’Espagne de la fin du XIXème et de la première moitié du XXème, ce qui est très loin d’être exhaustif. Quand on complète son travail par celui de Xavier PANIAGUA sur la Sociedad libertaria, publié à Barcelone en 1982, on se rend facilement compte que le nombre de textes à connotations utopiques est bien plus important, puisque dans les années 1930, qui correspondent à l’apogée de l’anarchisme ibérique, presque tous les écrits théoriques se risquent à parler de la société future, de la sociedad del porvenir, le plus souvent communiste-libertaire, malgré (ou à cause de) les nombreux sens qui lui sont attribués.

Ainsi Francisco MADRID SANTOS affirme (au moins pour l’aire ibérique) « que les anarchistes utilisèrent très largement ce genre littéraire (l’utopie) pour exprimer leurs idées concernant la reconstruction sociale » . C’est ce que confirment mes recherches : les utopies anarchistes forment un ensemble bien plus imposant qu’on ne le pensait. J’ai analysé des dizaines d’œuvres, massivement hispaniques, mais les sphères francophone, britannique (Colin WARD, Herbert READ) ou italienne (ROSSI) pour ne citer que celles-ci, ne sont pas en reste. Cela contredit largement les visions traditionnelles qui marginalisent constamment l’utopie de la liberté, pour mettre en avant systématiquement les utopies de la contrainte et pour montrer la nocivité du genre. Caroline GRANIER reconnaît implicitement cette importance, puisqu’elle affirme que « c’est logiquement que la réflexion sur le futur ou plutôt sur les futurs possibles, tient une grande place dans la littérature anarchiste », même si elle modère avec justesse en rappelant que cette utopie, en refusant de se figer, « est vision et non système, but de l’action et non chimère de la pensée, rêve en marche plus que représentation figée ». 


Ces utopies libertaires ou purement anarchistes font preuve de « force et d’originalité », et par rapport à la majorité des autres utopies qui montrent « l’obsession » de l’ordre et de la réglementation, elles sont plutôt ouvertes, imprécises volontairement, souvent pluralistes (Cf. notamment sur ce dernier point les auteurs qui se réclament de l’allemand Gustav LANDAUER, de l’italien Luigi FABBRI ou de l’états-unien Paul GOODMAN) par souci de liberté individuelle et d’épanouissement humain considéré comme primordial.

Ces œuvres marqueraient le « retour des poètes » au sens d’Alain PESSIN  ou de Benjamin PÉRET  ; le poète incarne alors le refus du système, de l’enfermement, préférant la « rêverie du vagabond », de l’imagination libre et se posant « comme déserteur de l’État » (PESSIN). La liberté l’emporte chez eux sur l’égalité, l’équité, sans jamais cependant faire disparaître ce deuxième axe.

L’ensemble des ces écrits sont des œuvres de propagande, au même titre que les journaux, les pamphlets, les chansons, les tracts ou autres œuvres littéraires que l’on peut appeler politiques, libertaires ou « obreristas » pour reprendre l’analyse de José LLUNAS I PUJALS  à propos du livre d’Anselmo LORENZO Justo VIVES de 1887. Pour lui, un écrit « ouvriériste » (pas dans le sens péjoratif du terme, au contraire) est une œuvre qui décrit de manière critique et sensible la condition ouvrière, et qui se positionne en faveur de sa réhabilitation et de son auto-émancipation.


La grande majorité d’entre ces ouvrages libertaires, anarchistes ou anarchisants, mettent la priorité sur la liberté individuelle, l’autonomie, mais l’individualisme - stirnérien par exemple - n’est proposé que par une très petite partie d’entre eux. 

La plupart proposent au contraire des associations libres, fédérées sans hiérarchies, et pratiquant une entraide que KROPOTKINE, entre autres, a essayé d’approfondir. Créer un monde autogéré, sans hiérarchie, respectant autant le collectif que l’individuel, voici la gageure assumée des propositions anarchistes.

L’éducation intégrale est une des clés de beaucoup d’utopies. Les seules « utopédagogies » comme je les nomme, forme une constellation très dense de l’utopie libertaire, et j’ai dû leur consacrer un chapitre entier (Cf. le site sur les Utopies libertaires que j’anime, qui est référencé en fin d’introduction). 

Les autres thématiques sont centrées sur le rejet de toute discrimination entre individu(e)s, refusant nationalisme, racisme et sexisme. L’égalité entre hommes et femmes et l’émancipation de ces dernières apparaissent très fréquemment. 

Le souci écologique est de plus en plus présent, Élisée RECLUS ayant largement déblayé le terrain. 

Mais tout n’est pas parfait : bien des utopies anarchistes sont marquées par leur époque, tant dans le style parfois difficile à lire (par exemple, j’ai vraiment du mal avec PROUDHON pour l’accumulation ou avec Louise MICHEL pour l’emphase), que dans les poncifs (ou pire des traces d’antisémitisme et d’antiféminisme… PROUDHON !!!) que même les anarchistes parfois peinent à rejeter. Malgré FOURIER, Paul ROBIN, Élisée RECLUS ou le belge Georges EEKHOUD… bien des anarchistes ont du mal à reconnaître une totale liberté aux femmes, et le pluralisme sexuel, hors de tout tabou, est loin de faire l’unanimité.


Si on tente une ébauche de conclusion sur les utopies littéraires ou programmatiques pouvant s’intégrer dans un ensemble anarchiste, on peut noter les points suivants :


  1. L’utopie anarchiste est abondante et diversifiée, le pluralisme en est la règle, non l’exception. Elle joue un rôle original et fécond, malgré la faible place que lui donnent, autant les anthologies de l'utopie que les écrivains anarchistes eux-mêmes. Il y a là un extraordinaire paradoxe entre une pensée libertaire aujourd’hui souvent revendiquée par de nombreux intellectuels ou chercheurs, qui sont revenus des dogmes et des modes, et leur faible travail d’ouverture envers des écrits dérangeants ou simplement difficiles à classer.
  2. Cette utopie est rarement dogmatique ou exemplaire au mauvais sens du terme. Elle ne veut être qu’une simple « illustration libertaire » (Caroline GRANIER) et se pose donc par nature ouverte, expérimentale et évolutive.
  3. C’est vrai que bien des écrits ne sont plus accessibles, non traduits, non diffusés (je pense surtout en France aux écrits de Jean GRAVE ou à l’Encyclopédie anarchiste) et que ceux qui ne manient pas un peu le castillan sont pour cette analyse très défavorisés.
  4. Cette utopie anarchiste a évolué, bien sûr, en s’éloignant de tous les modèles les plus peaufinés (l’Humanisphère de DÉJACQUE) pour atteindre un vague utopisme libertaire le plus ouvert possible, et donc le moins descriptif.
  5. Il faut cependant reconnaître que même chez les auteurs anarchistes les plus classiques, le désir d’ouverture, le sens du pragmatisme, de l’histoire, du contrat ouvert et révocable… ont toujours été présents, revendiqués. C’est un des points essentiels qui permet de distinguer l’utopie anarchiste de toutes les autres, sauf bien sûr de celles qui se revendiquent elles-mêmes comme antiautoritaires.
  6. Dans l’utopie anarchiste, KROPOTKINE a une place de choix, tant comme principal théoricien, que par sa gigantesque « descendance » ou « proximité » : de la Tamise morrissienne, des kibboutzim influencés par Martin BUBER, aux cités-jardins de l’écossais, et ami des RECLUS, Patrick GEDDES et de l’anglais Ebenezer HOWARD, au communisme libertaire ibérique d’Isaac PUENTE, à l'Anarrès de LE GUIN..., on trouve constamment sa trace.
  7. Entre l’utopie anarchiste rêvée, et l’utopie anarchiste pratiquée, les ponts sont considérables. Des expérimentations de Giovanni ROSSI  en Toscane ou au Brésil, aux essais communautaires européens, en passant par les kibboutzim israéliens et les collectivités espagnoles, les références ne manquent pas. Les anarchistes sont des amoureux du pamphlet, souvent rédigent de multiples textes sur leurs rêves ou leurs expériences. L’utopie tantôt précède la démarche dans la réalité (le communisme libertaire avant les collectivités de 1936), tantôt en tire sa substantifique moelle (LE GUIN et ses sources d’inspiration). Mais toujours le rêve et la proposition gardent l’espoir d’une éventuelle réalisation. L’utopie anarchiste a bien été « moteur de l’histoire », pour reprendre la formule des rencontres de Blois (2000). 


Octobre 2007 - Michel ANTONY - Michel.Antony@wanadoo.fr


Conclusion de 2007 aujourd’hui dépassée 


Sur la toile, sur le site des professeurs d’Histoire de l’Académie de Besançon, j’ai mis à la disposition des curieux, chercheurs et militants, mes divers travaux (avec les bibliographies, cela fait des milliers de pages) sur les utopies libertaires et anarchistes. Je les mène depuis plus de 30 ans, et je les enrichis sans cesse, avec l’aide précieuse notamment d’écrivains militants comme Caroline. Je compte sur tous les lecteurs pour m’aider à corriger les erreurs et à compléter les manques. Merci. 

Voici l’actuelle (elle sera modifiée en fin 2007) adresse pour atteindre le site intégral :

http://artic.ac-besancon.fr/histoire_geographie/new_look/Ress_thematiq/thematiq/utopies.htm

ou http://missiontice.ac-besancon.fr/hg/grenier/minisite/utopies/utopies.htm 


Conclusion revue en 2026


Sur la toile depuis les années 1990, d'abord sur le site des professeurs d'histoire de l'Académie de Besançon (pays de Fourier, Proudhon, Charles Piaget), puis de manière autonome, j’ai mis à la disposition des curieux, chercheurs et militants, mes divers travaux (avec les bibliographies, articles, chronologies cela fait des milliers de pages) sur les utopies libertaires et anarchistes. Je les mène depuis plus de 40 ans, et je les enrichis sans cesse, avec l’aide précieuse d’écrivains, de chercheurs, de militants ou de simples curieux. Je compte sur tous les lecteurs pour m’aider à corriger les erreurs et à compléter les manques. Merci.

Ce texte introductif à l’ouvrage de Caroline GRANIER (Quitter son point de vue : quelques utopies anarcho-littéraires d'il y a un siècle, Paris, Monde libertaire, coll. « Pages libres », 2007, 117 p.)  est repris à différents endroits de mon site, et j’ai été particulièrement attentif à toutes les pensées modernistes, critiques et mélioratives concernant les utopies anarchistes et libertaires dans la partie terminale de mon chapitre II. Les libertaires face à l’utopie, entre critiques, analyses, expérimentations et projets (https://www.acratie.eu/FTPUTOP/U2-LIBER.DOC). 


    Les données sont libres de droit. Il suffit de les référencer si on les utilise, même partiellement. Le site est actuellement sur https://acratie.eu/. Mon adresse est michel.antony@wanadoo.fr.


Salutations libertaires Michel ANTONY le 19 mai 2026


1 COLOMBO Arrigo L’utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia, Bari, Dedalo, 452 p., 1997, p. 314

2 COLOMBO Arrigo Op. cit., p. 323

3 COLOMBO Arrigo Op. cit., p. 396

4 CODELLO Francesco Un anarchismo a-storico, -in-Libertaria, a.5, n° 3, Roma, luglio-sett. 2003 et CODELLO Francesco La buona educazione , Milano, Franco Angeli, 2005

5 TROUSSON Raymond Église et religion en utopie, -in-D’utopie et d’utopistes, Paris, L’Harmattan, 1998

6 PESSIN Alain L’imaginaire utopique aujourd’hui, Paris, PUF, 2001, p. 109-110

7 PESSIN Alain L’imaginaire utopique aujourd’hui, Paris, PUF, 2001, p. 117

8 LAPOUGE Gilles Utopie et civilisations, Paris Albin MICHEL, 1990, p. 255

9 ENZENSBERGER Hans Magnus Le bref été de l'anarchie, la vie et la mort de Buenventura DURRUTI, Paris, Gallimard, 328 p., 1975

10 FÉNÉLON Aventures de Télémaque fils d’Ulysse, suite du IVème Livre de l’Odyssée, 1699

11 MORRIS William News from nowhere or An epoch of rest, 1889-1890

12 Cf. ARISTOPHANE L’Assemblée des femmes, 392

13 Cf. RABELAIS Gargantua 1532 et son fameux « Fay ce que vouldras » et l’abbaye de Thélème comme première communauté libertaire ?

14 Cf. FOURIER Charles Le nouveau monde amoureux, redécouvert et publié en 1967 seulement, soit 1 siècle et demi après sa création !

15 Cf. WILDE Oscar The soul of the man under socialism - L’âme de l’homme sous le socialisme écrit vers 1890

16 Cf. VERNE Jules Les naufragés du Jonathan, posthume en 1909

17 Cf. WELLS H.G. A modern utopia -Une utopie moderne, 1905

18 Cf. le néo-fouriériste ZOLA Émile Travail, 1901

19 Cf. BRETON André Ode à Charles FOURIER, 1947 ou Arcane 17, 1944

20 Cf. GINSBERG Allen Howl - Hurlements, 1955

21 Cf. LEGUIN Ursula The dispossessed - An Ambiguous Utopia - Les Dépossédés  : une utopie ambiguë, 1974

22 Cf. CALLENBACH Ernest Ecotopia ,1975

23 Cf. VANEIGEM Raoul Voyage à Oarystis, 2005

24 Cf. la trilogie martienne de Kim Stanley ROBINSON, 1993-1996

25 IACUB Marcela L’utopie de l’utérus artificiel, -in-Les utopies aujourd’hui, Nouvel Observateur HS, n° 59, juillet-août 2005

26 CAPPELLETTI Ángel Utopías y antiutopías despues de MARX, Montevideo, Recortes, 203 p., 1997, p. 115

27 HUXLEY Aldous Le meilleur des mondes, Paris, Pocket Junior, 1994, p. 9 & 10

28 FEDELI Ugo Viaggio alle « isole Utopia », Ivrea, Centro Culturale Olivetti, 200 p., 1958

29 ARMAND E. Les précurseurs de l’anarchisme, Orléans, L’En-dehors, 1933, p. 15

30 VERSINS Pierre Encyclopédie de l’utopie et de la science fiction, Lausanne, L’Âge d’Homme, 1037 p., 1972, p. 42

31 GRANIER Caroline « Nous sommes tous des briseurs de formule » : les écrivains anarchistes en France à la fin du XIXè siècle, Vincennes-St-Denis, Thèse en Lettres Modernes à Paris VIII, 1400 p., décembre 2003, p. 811

32 PORTES Laurent Littérature française et utopie au XIX° siècle, -in- Utopie, BNF, 2000

33 GOMEZ TOVAR Luis & PANIAGUA Javier II. Utopías libertarias españolas. Siglos XIX-XX, 1991

34 MADRID SANTOS Francisco Literatura anarquista, Site http://www.ua.es/cgt/rosa/ponen/litanar.pdf, 23 p. A4, tirées le 08/05/2007

35 PESSIN Alain L’imaginaire utopique aujourd’hui, Paris, PUF, 228 p., 2001

36 PÉRET Benjamin Le déshonneur des poètes, 1945

37 LLUNAS I PUJALS José Literatura obrerista, Barcelona, 01/05/1893 (texte republié en 1991 dans II. Utopias libertarias españolas, de GOMEZ TOVAR Luis et PANIAGUA Javier)

38 Cf. surtout ROSSI Giovanni Cecilia, comunità anarchica sperimentale et Un episodio d’amore nella colonia « Cecilia » en 1893



ESPANOL

VARIEDAD Y RIQUEZA DE LAS UTOPÍAS LIBERTARIAS

Michel Antony

(Traducción del francés: Simón Royo Hernández)

A pesar de las numerosas críticas anti utópicas formuladas por los anarquistas es importante considerar la utopía desde una perspectiva positiva: como un pensamiento o acción necesarios que ponen en cuestión a una sociedad condenable y perversa, y que se esfuerzan por ofrecer un mundo diferente, una alternativa real. 

La utopía, sea más o menos libertaria, rechaza la coerción y prioriza la libertad de pensamiento y de vida como programa principal. El «significado fundamental de esta libertad es la autonomía» del individuo; y esta autonomía «conduce al autogobierno y a la democracia directa» (a la autonomía de las comunidades).

Esta forma de utopía rehúye la perfección y, por lo tanto, es pragmática e inacabada (por naturaleza y por elección): se trata, en efecto, de «un proyecto siempre parcial que se reproyecta constantemente». El humanismo resulta más coherente en este sentido, ya que la humanidad es aceptada tanto por sus vicios como por sus virtudes. La posibilidad de un futuro resulta siempre posible. Corresponde a los individuos y a las sociedades experimentar y emprender otras aventuras, incluidas aquellas que se enmarcan en la diversidad (véase la escuela italiana de Malatesta, Luigi Fabbri o Camillo Berneri, sin olvidar a la añorada Luce Fabbri). Los medios empleados deben estar lo más alineados posible con el fin previsto pues esa es la coherencia esencial de la ética libertaria. Esta descripción revela, por tanto, que la utopía libertaria (si no anarquista) es «a-histórica», como pretende demostrar la investigación de Francesco Codello en Italia. La utopía libertaria abre un camino, pero no cierra ninguna puerta.

Nos encontramos, pues, ante la antítesis absoluta de «la utopía tradicional» o «clásica». Esta última describe casi siempre un mundo o un proyecto social que enfatiza la organización estatal, caracterizado por un «dirigismo riguroso y un totalitarismo imperial», así como por un «control social y mental implacable». Una «regulación frenética» de la vida pública y privada y una homogeneización omnipresente suelen ir acompañadas de una planificación urbana obsesiva y restrictiva. «La libertad que se proclama en principio carece, de hecho, de sentido». La supuesta perfección reivindicada sirve para paralizar la evolución, ya que, si todo es perfecto, ¿para qué cambiar? Por consiguiente, todo se hace para «desactivar un individualismo anárquico y temible» y eliminar «todo lo que pueda ser perturbador»: los sueños, el amor, el azar, la imaginación, la vida privada y, por ende, la utopía misma.

Esta es la enorme paradoja del acto o la escritura utópica: un esfuerzo libre, liberador y libertario que expresa un voluntarismo vital, y que su resultado, sea a menudo pre-totalitario («un modelo del sueño totalitario», como lo expresa Pessin). Fue Fiódor Dostoievski, citado por Gilles Lapouge, quien, tras abandonar su fourierismo juvenil, sería el primero en comprender esto, o al menos el que lo hizo con mayor lucidez, al retratar en Besy, Los Posesos o Los demonios (1871-1872), al utópico extremista y nihilista Chigalev, quien, sin embargo, era bastante honesto, ya que afirmaba: «Debo declarar que mi sistema aún no está completamente desarrollado, que mi conclusión contradice directamente la idea que me sirvió de punto de partida. Partiendo de una libertad ilimitada, he llegado a un despotismo ilimitado».

Aunque es un tema poco estudiado y rara vez destacado, es importante recordar que los libertarios han explorado prácticamente todos los aspectos de la utopía:

- Han desarrollado proyectos o propuestas para trazar posibles caminos hacia un mundo mejor: todos los grandes teóricos, desde el británico William Godwin hasta el estadounidense Murray Bookchin, incluyendo, por supuesto, al ruso Piotr Kropotkin y al francés Élisée Reclus, se han aventurado, aquí y allá, a ofrecer consejos o ideas utópicas.

- Han escrito poemas, novelas, cuentos, obras de teatro y a veces han realizado películas o videos que evocan una experiencia o temática utópica.

-Participaron en vastos movimientos de cambio: sindicalismo, revueltas, insurrecciones, revoluciones (la mítica España de 1936, el «breve verano de la anarquía», pero no solo eso) en un intento por vivir en una sociedad diferente.

-Crearon o se unieron a comunidades de todo tipo: sindicatos, cooperativas, colonias y comunas, kibutz y okupas, centros sociales y ateneos, empresas autogestionadas o «caracoles» neozapatistas, para poner en práctica algunas de sus ideas, experimentar la utopía de inmediato en la vida cotidiana y vivir de una manera coherente con el fin que anhelaban.

Si, como hace Caroline Granier, tomamos solo el ejemplo de la literatura, podríamos distinguir tres categorías principales:

- Escritos libertarios, no necesariamente anarquistas, pero que priorizan la libertad.

-Narrativas distópicas (anti-utopías) que, al denunciar la utopía clásica e inmutable, esbozan claramente su opuesto.

- Los escritos anarquistas o escritos de anarquistas, que, por lo tanto, buscan acercarse y se encuentran más próximos a «la Idea» (al pensamiento anarquista).

Las utopías libertarias son mucho más numerosas de lo que se suele creer. Han existido desde tiempos inmemoriales, si centramos nuestro estudio en la palabra «libertad», en lugar del término mucho más preciso y reduccionista de «anarquismo». De hecho, existe una corriente «oscura» (libertaria) que recorre las obras utópicas desde la Antigüedad hasta nuestros días.

Sin embargo, estas utopías libertarias son muy diversas, de distinta importancia y con estilos muy variados. Comparar la «Petite Bétique» de Fénelon (de pocas páginas) con la totalidad de la novela de William Morris resulta prácticamente imposible. Por lo tanto, es necesario distinguir entre los vestigios de libertarismo en un texto y una obra casi completamente imbuida de espíritu libertario.

Si tuviéramos que elaborar, en una lista preliminar, las principales obras anarquistas o libertarias a considerar, serían éstas quizá las de: Aristófanes, Rabelais, Fourier, Morris, Wilde, Verne, Wells, Zola, Breton , Ginsberg, Le Guin, Callenbach Vaneigem, y Robinson. Obviamente, esto no significa que todos fueran anarquistas o libertarios declarados (excepto Ursula Le Guin durante un tiempo), ya que su obra es muy diversa y sus posturas variaron con el tiempo.

Un conjunto particular de obras puede considerarse legítimamente perteneciente al movimiento libertario: la distopía. El género utópico de las distopías es bien conocido, pero a menudo se limita al grupo de Zamyatin, Huxley y Orwell, ya que la mayoría de las distopías están vinculadas al terrible contexto del siglo XX: guerras mundiales y la «brutalización» extrema de las sociedades afectadas, crisis económicas, desastres nucleares y bacteriológicos, catástrofes ecológicas o climáticas, Estados autoritarios y totalitarios, eugenesia y genocidio. Sin embargo, este género es sin duda mucho más amplio y variado, y cuenta con numerosos precedentes. 

Muchas características de las distopías, que buscan denunciar y contrarrestar (a través de refractarios y otros disidentes) los aspectos nocivos de la utopía (la utopía en el sentido clásico, es decir, conformista y antiindividualista), en particular, sus aspectos autoritarios y totalitarios, permiten clasificar este género entre los escritos libertarios.

Basta con mencionar a Aldous Huxley (1894-1963). Entre 1931 y 1932 publicó Un mundo feliz, sin duda una de las obras antiutópicas más famosas sobre los excesos de la ciencia. Al estilo de Swift, parodia las utopías, y quizás especialmente Hombres como dioses (1923) de Wells. Su denuncia de los efectos nocivos de la biología y la psicología debe mucho a la investigación de su hermano Julian, renombrado genetista. Probablemente también se inspiró sin duda en el concepto de "ectogénesis", introducido por el genetista John Burton S. Haldane en 1928, un concepto que predice el desarrollo del embrión humano fuera del cuerpo femenino y que anticipa la obra de Henri Atlan, más científica que utópica, El útero artificial (2005). Pero la postura política de la obra resulta sorprendente. La postura libertaria de Huxley era, de hecho, muy firme durante esos años y se refleja en toda su obra. Como relata el historiador anarquista sudamericano Cappelletti, Huxley escribió en la revista Left Review en 1937 que: «mis simpatías están naturalmente con el gobierno [español durante la Guerra Civil], pero aún más con los anarquistas, porque estoy convencido de que el anarquismo está mejor posicionado para lograr el cambio social deseado que el comunismo dictatorial y centralizado». En un prefacio de 1946 para una reedición de su Un mundo feliz, incluso lamenta no haber propuesto una alternativa «descentralista» y libertaria, «de política cooperativa y kropotkinesca (sic)».

Las obras más políticamente comprometidas y anarquistas son igualmente numerosas y prestigiosas, pero rara vez se agrupan. Como escribió Ugo Fedeli en 1958, hay que empezar con Thomas Holcroft, y especialmente con William Godwin, puesto que este último es el «verdadero precursor de las ideas libertarias», «el primer teórico del anarquismo digno de tal nombre (…) cuya negación de la ley y del Estado se ajusta a todas las variantes del anarquismo». El verdadero auge de la utopía libertaria, si prescindimos de Godwin y omitimos a Fourier, fue asegurado por la generación de 1848 (Proudhon, Déjacques, Cœurderoy, etc.) y solo se generalizó tras el nacimiento «histórico» del movimiento en las décadas de 1870 y 1880 (la Comuna de París suele servir como punto de referencia inicial casi indispensable). Sin embargo, y como era de esperar dado su impacto y alcance, fue dentro del movimiento libertario ibérico (décadas de 1910 a 1930) donde la utopía libertaria, o más bien anarquista, pareció alcanzar su apogeo. Una última oleada, muy rica y diversa, acompañó la década de 1960 y la prolongó (véase la reciente utopía "anarquista" de Raoul Vaneigem). Aún es demasiado pronto para afirmar que la muerte del socialismo de Estado con el colapso del sistema soviético haya dado un nuevo vigor a su antiguo adversario, aunque encuentre una justificación muy sólida en retrospectiva para sus diversas y arraigadas posiciones antiautoritarias. La revancha de Bakunin contra Marx llega, sin duda, demasiado tarde para ser validada.

Pierre Versins confirmó en 1972 que «no hay utopías más utópicas que las que se autodenominan anarquistas». Sin embargo, según él, «no están muy extendidas». Para Caroline Granier, «las utopías anarquistas (en el ámbito literario francés que estudia entre 1871 y 1914) en sentido estricto son bastante raras». Laurent Portes contabiliza siete utopías libertarias para la Francia del siglo XIX. Su valoración favorable, no obstante, se basa en un análisis muy incompleto, aun cuando cita los elementos esenciales para el contexto francés de ese periodo. La antología editada por Gómez Tovar para la Fundación Salvador Segui presenta diez para España de finales del siglo XIX y la primera mitad del siglo XX, lo cual dista mucho de ser exhaustivo. Cuando complementamos su trabajo con el de Xavier Paniagua sobre la Sociedad libertaria, publicado en Barcelona en 1982, nos damos cuenta fácilmente de que el número de textos con connotaciones utópicas es mucho mayor, ya que en la década de 1930, que corresponde al apogeo del anarquismo ibérico, casi todos los escritos teóricos se aventuran a hablar de la sociedad futura, de la sociedad del porvenir, la mayoría de las veces comunista-libertaria, a pesar de (o debido a) los muchos significados que se le atribuyen.

Así, Francisco Madrid Santos afirma (al menos para la Península Ibérica) que «los anarquistas hicieron un amplio uso de este género literario (la utopía) para expresar sus ideas sobre la reconstrucción social». Mis investigaciones lo confirman: las utopías anarquistas conforman un corpus de obras mucho más sustancial de lo que se creía. He analizado decenas de obras, en su gran mayoría hispanas, pero también están bien representadas las esferas, francófona, británica (Colin Ward, Herbert Read) e italiana (Rossi), por mencionar solo algunas. Esto contradice en gran medida las visiones tradicionales que marginan sistemáticamente la utopía de la libertad, destacando las utopías de la restricción y presentando el género como nocivo. Caroline Granier reconoce implícitamente esta importancia, ya que afirma que «es lógico que la reflexión sobre el futuro, o más bien sobre los futuros posibles, ocupe un lugar destacado en la literatura anarquista», aunque matiza acertadamente al recordar que esta utopía, al negarse a ser fija, «es visión y no sistema, meta de la acción y no quimera del pensamiento, sueño en movimiento en lugar de representación fija».

Estas utopías libertarias o puramente anarquistas demuestran «fortaleza y originalidad», y, en comparación con la mayoría de las demás utopías que exhiben una «obsesión» por el orden y la regulación, son bastante abiertas, deliberadamente imprecisas y a menudo pluralistas (véanse, en particular, sobre este último punto, los autores que se consideran afines al alemán Gustav Landauer, al italiano Luigi Fabbri o al estadounidense Paul Goodman), por su preocupación por la libertad individual y el florecimiento humano, considerados como primordiales.

Estas obras marcarían el «retorno de los poetas» en el sentido de Alain Pessin o Benjamin Péret; el poeta encarnaría entonces el rechazo al sistema, al confinamiento, prefiriendo la «ensoñación del vagabundo», la imaginación libre, y posicionándose «como un desertor del Estado» (Pessin). Para ellos, la libertad prevalece sobre la igualdad y la equidad, sin por ello eliminar jamás estas últimas.

Todos estos escritos son obras de propaganda, al igual que los periódicos, panfletos, canciones, volantes u otras obras literarias que pueden calificarse de políticas, libertarias u «obreristas», según el análisis de José Llunas I Pujals sobre el libro de Anselmo Lorenzo Justo Vives, de 1887. Para él, un escrito «obrerista» (no en el sentido peyorativo del término, al contrario) es una obra que describe de manera crítica y sensible la condición de la clase trabajadora y que se posiciona a favor de su rehabilitación y autoemancipación.

La gran mayoría de estas obras libertarias, anarquistas o de tendencia anarquista priorizan la libertad y la autonomía individuales, pero el individualismo stirneriano solo se propone en un número muy reducido de ellas.

La mayor parte, por el contrario, propone asociaciones libres y federadas, sin jerarquías, que practiquen la ayuda mutua, un concepto que Kropotkin, entre otros, procuró desarrollar. Crear un mundo autogobernado, sin jerarquías, que respete tanto al colectivo como al individuo, es el desafío declarado de las propuestas anarquistas.

La educación integral es una de las claves de muchas utopías. Las «utopedagogías», como las denomino, conforman una densa constelación de utopías libertarias, a las que tuve que dedicar todo un capítulo entero (véase el sitio web sobre Utopías Libertarias que administro, y al que se hace referencia al final de esta introducción).

Las demás temáticas se centran en el rechazo a toda forma de discriminación entre individu(a)s, así como al rechazo del nacionalismo, el racismo y el sexismo. La igualdad entre hombres y mujeres y la emancipación de la mujer aparecen con mucha frecuencia.

Las preocupaciones ecológicas cobran cada vez más relevancia y Élisée Reclus fue uno de los pioneros en desbrozar ese camino.

Pero no todo es perfecto: muchas utopías anarquistas están marcadas por su época, tanto por su estilo a veces difícil de leer (por ejemplo, me cuesta mucho comprender la acumulación de ideas de Proudhon o el énfasis de Louise Michel), como por sus clichés (o peor aún, rastros de antisemitismo y antifeminismo ¡Proudhon!) que incluso a los anarquistas a veces les resulta difícil rechazar. A pesar de Fourier, Paul Robin, Élisée Reclus o el belga Georges Eekhoud, muchos anarquistas tienen dificultades para reconocer la plena libertad de las mujeres y el pluralismo sexual libre de todo tabú, asuntos que distan mucho de ser unánimemente aceptados.

Si intentamos llegar a una conclusión preliminar sobre las utopías literarias o programáticas que pueden integrarse en un marco anarquista, podemos destacar los siguientes puntos:

1. La utopía anarquista es abundante y diversificada, el pluralismo es la norma, no la excepción, desempeña un papel original y fructífero a pesar del espacio limitado que recibe tanto en las antologías de utopías como entre los propios escritores anarquistas. En ello reside una extraordinaria paradoja entre el pensamiento libertario, a menudo reivindicado hoy por muchos intelectuales e investigadores que se han alejado de dogmas y tendencias, y su escaso interés por textos que resultan inquietantes o simplemente difíciles de categorizar.

2. Esta utopía rara vez es dogmática o ejemplar en el sentido negativo del término. Su objetivo es ser simplemente una «ilustración libertaria» (Caroline Granier) y, por lo tanto, es inherentemente abierta, experimental y en constante evolución.

3. Es cierto que muchos escritos ya no son accesibles, no están traducidos ni distribuidos (pienso particularmente en Francia en los escritos de Jean Grave o en la Enciclopedia Anarquista), y que quienes no tienen conocimientos de español se encuentran en clara desventaja en este análisis.

4. Esta utopía anarquista ha evolucionado, por supuesto, alejándose de los modelos más refinados (El Humanisferio de Déjacque) para llegar a un utopismo libertario vago, lo más abierto posible y, por lo tanto, lo menos descriptivo posible.

5. Sin embargo, hay que reconocer que incluso entre los autores anarquistas más clásicos, el deseo de apertura, el sentido del pragmatismo, de la historia, del contrato abierto y revocable, siempre han estado presentes y se han afirmado. Este es uno de los puntos esenciales que nos permite distinguir la utopía anarquista de todas las demás, excepto, claro está, de aquellas que se definen como antiautoritarias. 

6. En la utopía anarquista, Kropotkin tiene un lugar privilegiado, tanto como principal teórico como por sus gigantescos descendientes o próximos: desde el Támesis de Morris, desde los kibutzim influenciados por Martin Buber, hasta las ciudades jardín del escocés y amigo de los Reclus, Patrick Geddes, y del inglés Ebenezer Howard, pasando por el comunismo libertario ibérico de Isaac Puente, hasta los Anarres de Le Guin, donde encontramos constantemente su huella.

7. Entre la utopía anarquista soñada y la utopía anarquista practicada, las conexiones son considerables. Desde los experimentos de Giovanni Rossi en la Toscana o en Brasil, hasta los experimentos comunales europeos, pasando por los kibutzim israelíes y los colectivos españoles, abundan las referencias. Los anarquistas son aficionados a los panfletos, y a menudo escriben numerosos textos sobre sus sueños o experiencias. La utopía a veces precede a la materialización (el comunismo libertario antes de los colectivos de 1936), y a veces extrae su esencia misma de ella (Le Guin y sus fuentes de inspiración). Pero el sueño y la propuesta siempre conservan la esperanza de una eventual realización. La utopía anarquista ha sido, en efecto, «motor de la historia», parafraseando la fórmula de los Encuentros de Blois del año 2000.

Addenda.

Desde la década de 1990, inicialmente en la página web de profesores de historia de la Academia de Besançon (cuna de Fourier, Proudhon y Charles Piaget), y posteriormente de forma independiente, he puesto a disposición de personas interesadas, investigadores y activistas mis diversos trabajos (que incluyen bibliografías, artículos y cronologías, con un total de miles de páginas) sobre utopías libertarias y anarquistas. Llevo más de 40 años trabajando en estos proyectos y los sigo ampliando con la inestimable ayuda de escritores, investigadores, activistas y personas simplemente curiosas. Cuento con la colaboración de todos los lectores para corregir errores y completar la información. Gracias.

Los datos son de libre uso. Si los utiliza, aunque sea parcialmente, simplemente cítelos. La página web se encuentra actualmente en https://acratie.eu/

Mi correo electrónico es michel.antony@wanadoo.fr.

Saludos libertarios, Michel Antony, 19 de mayo de 2026.

1 COLOMBO Arrigo L’utopia. Rifondazione di un’idea e di una storia, Bari, Dedalo, 452 p., 1997, p. 314.

2 COLOMBO Arrigo Op. cit., p. 323.

3 COLOMBO Arrigo Op. cit., p. 396.

4 CODELLO Francesco Un anarchismo a-storico, -in-Libertaria, a.5, n° 3, Roma, luglio-sett. 2003 et CODELLO Francesco La buona educazione , Milano, Franco Angeli, 2005.

5 TROUSSON Raymond Église et religion en utopie, -in-D’utopie et d’utopistes, Paris, L’Harmattan, 1998.

6 PESSIN Alain L’imaginaire utopique aujourd’hui, Paris, PUF, 2001, p. 109-110.

7 PESSIN Alain L’imaginaire utopique aujourd’hui, Paris, PUF, 2001, p. 117.

8 LAPOUGE Gilles Utopie et civilisations, Paris Albin MICHEL, 1990, p. 255.

9 ENZENSBERGER Hans Magnus Le bref été de l'anarchie, la vie et la mort de Buenventura DURRUTI, Paris, Gallimard, 328 p., 1975.

10 FÉNÉLON Aventures de Télémaque fils d’Ulysse, suite du IVème Livre de l’Odyssée, 1699.

11 MORRIS William News from nowhere or An epoch of rest, 1889-1890.

12 Cf. ARISTOPHANE L’Assemblée des femmes, 392.

13 Cf. RABELAIS Gargantua 1532 et son fameux « Fay ce que vouldras » et l’abbaye de Thélème comme première communauté libertaire.

14 Cf. FOURIER Charles Le nouveau monde amoureux, redécouvert et publié en 1967 seulement, soit 1 siècle et demi après sa création.

15 Cf. WILDE Oscar The soul of the man under socialism - L’âme de l’homme sous le socialisme écrit vers 1890.

16 Cf. VERNE Jules Les naufragés du Jonathan, posthume en 1909.

17 Cf. WELLS H.G. A modern utopia -Une utopie moderne, 1905.

18 Cf. le néo-fouriériste ZOLA Émile Travail, 1901.

19 Cf. BRETON André Ode à Charles FOURIER, 1947 ou Arcane 17, 1944.

20 Cf. GINSBERG Allen Howl - Hurlements, 1955.

21 Cf. LEGUIN Ursula The dispossessed - An Ambiguous Utopia - Les Dépossédés  : une utopie ambiguë, 1974.

22 Cf. CALLENBACH Ernest Ecotopia ,1975.

23 Cf. VANEIGEM Raoul Voyage à Oarystis, 2005.

24 Cf. la trilogie martienne de Kim Stanley ROBINSON, 1993-1996.

25 IACUB Marcela L’utopie de l’utérus artificiel, -in-Les utopies aujourd’hui, Nouvel Observateur HS, n° 59, juillet-août 2005.

26 CAPPELLETTI Ángel Utopías y antiutopías despues de MARX, Montevideo, Recortes, 203 p., 1997, p. 115.

27 HUXLEY Aldous Le meilleur des mondes, Paris, Pocket Junior, 1994, p. 9 & 10.

28 FEDELI Ugo Viaggio alle « isole Utopia », Ivrea, Centro Culturale Olivetti, 200 p., 1958.

29 ARMAND E. Les précurseurs de l’anarchisme, Orléans, L’En-dehors, 1933, p. 15.

30 VERSINS Pierre Encyclopédie de l’utopie et de la science fiction, Lausanne, L’Âge d’Homme, 1037 p., 1972, p. 42.

31 GRANIER Caroline « Nous sommes tous des briseurs de formule » : les écrivains anarchistes en France à la fin du XIXè siècle, Vincennes-St-Denis, Thèse en Lettres Modernes à Paris VIII, 1400 p., décembre 2003, p. 811.

32 PORTES Laurent Littérature française et utopie au XIX° siècle, -in- Utopie, BNF, 2000.

33 GOMEZ TOVAR Luis & PANIAGUA Javier II. Utopías libertarias españolas. Siglos XIX-XX, 1991.

34 MADRID SANTOS Francisco Literatura anarquista, Site http://www.ua.es/cgt/rosa/ponen/litanar.pdf, 23 p. A4, tirées le 08/05/2007.

35 PESSIN Alain L’imaginaire utopique aujourd’hui, Paris, PUF, 228 p., 2001.

36 PÉRET Benjamin Le déshonneur des poètes, 1945.

37 LLUNAS I PUJALS José Literatura obrerista, Barcelona, 01/05/1893 (texte republié en 1991 dans II. Utopias libertarias españolas, de GOMEZ TOVAR Luis et PANIAGUA Javier).

38 Cf. surtout ROSSI Giovanni Cecilia, comunità anarchica sperimentale et Un episodio d’amore nella colonia « Cecilia » en 1893.

39 N.T. El autor se refiere a los Encuentros de Blois del año 2000, los Encuentros de Blois (Les Rendez-vous de l'histoire) del año 2000 celebraron su tercera edición dedicándose al tema central de Las utopías. Los Encuentros de Blois son el festival cultural e histórico más importante de Francia y atraen a decenas de miles de asistentes. Su 29ª edición se celebrará del 7 al 11 de octubre de 2026, y el tema central de este año será «Les marchands» (Los mercaderes).


Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.