L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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lunedì 8 febbraio 2016

CRÍTICA SOBRE POLONIA Y UE

Sono felice, anzi felicissimo, di presentare ai lettori di Utopia Rossa un esempio di discussione civile e costruttiva tra compagni di paesi diversi che condividono alcuni princìpi di fondo, ma dissentono nell'analisi politica della realtà attuale. Avevamo pubblicato sul nostro blog un importante articolo scritto da Roberto Savio in spagnolo («Europa se está desintegrando bajo la mirada indiferente de sus ciudadanos»), in cui si prende atto del processo regressivo sulla strada dell'unità europea. L'articolo per noi ha un valore speciale, visto che la maggior parte della ex estrema sinistra italiana gongola a vedere questo insuccesso di unificazione politica extranazionale essendo ormai tornata al più trito nazionalismo (per giunta a favore di un nazionalismo italiano, cioè di uno Stato-nazione che fa schifo sotto il profilo etico, istituzionale, economico e culturale, trovandosi collocato molto al di sotto anche di «normali standard» capitalistici).
Personalmente provo solo ribrezzo verso questa deriva della ex estrema sinistra, che ci riporta indietro di un secolo e mezzo, al di sotto dei sogni e valori della Prima internazionale che considerava qualsiasi caduta di barriere nazionali come un progresso dell'umanità in sé e per sé. Ed è una vergogna che la bandiera del superamento dei confini nazionali sia lasciata in mano a settori borghesi più o meno capaci di assicurare un'autentica unificazione. Ma di questo non hanno colpa solo i poveri nazionalisti della ex estrema sinistra, bensì il movimento operaio nel suo insieme che dopo le atroci esperienze dello stalinismo (basti pensare al patto di Stalin con Hitler e l'avvio della Seconda guerra mondiale) non è stato più capace di risollevare se stesso e la bandiera dell'internazionalismo. Sono alcuni anni che cerco/cerchiamo di arginare questa marea nazionalistica «rossa» o «rosa» e il compito rimane intatto. Chi lo capisce, dovrebbe aiutarci. Chi non lo capisce, dovrebbe almeno astenersi.
Ebbene, nel testo di Savio ci sono alcuni giudizi sulla Polonia che hanno spinto Zbigniew Kowalewski (membro del comitato internazionale di UR) a criticare il testo di Savio. Poi è stato il turno di Michele Nobile, che ha fornito alcuni dati sulle vicende elettorali più recenti della Polonia e, sulla base dei risultati elettorali, ha voluto verificare quanto i governi di Polonia e Ungheria si possano considerare rappresentativi dei cittadini di quei paesi. Infine la replica di Savio, che nella sua modestia e generosità dovrebbe rappresentare un esempio per tutti noi.
Resta il fatto che il virus del nazionalismo continua a circolare in ambienti presuntamente di avanguardia e trarrà nuovo alimento proprio dall'incapacità unificatrice che dimostrano le borghesie di ciascuno Stato o perlomeno i loro settori meno nazionalistici. Questo con buona pace di qualcuno che anni fa ci spiegava che ormai lo Stato borghese non esiste più… [r.m.]
___________________

Andrzej Duda, presidente de Polonia
Un breve comentario.
Creo que es importante rendir cuenta de los hechos de manera objetiva, porque una propaganda anti-UE no es mejor que una propaganda pro-UE: no son, justamente, analisis sino propaganda. Ignorando algunos hechos importantes, este texto se desliza facilmente de un analisis hacia una propaganda, la anti-UE en ocurrencia. En el titulo exagera, porque no es verdad que la UE “se esta desintegrando bajo la mirada indiferente de sus ciudadanos”. Dice el texto: “Dos países, primero Hungría y luego Polonia, rechazan explícitamente ‘el modelo y los valores europeos’, el primero para defender un modelo autocrático de gobierno y el segundo los valores cristianos, haciendo caso omiso de todas las declaraciones de Bruselas”.

martedì 27 gennaio 2015

SYRIZA, UN SUCCESSO ELETTORALE, di Michele Nobile

La postdemocrazia greca alla prova della coerenza

Il successo elettorale di Syriza segna una riscossa del popolo greco contro il più spietato attacco antipopolare messo in pratica in Europa occidentale da molti decenni a oggi, attuato congiuntamente dal ceto politico greco e internazionale. In questo senso, costituisce un'elementare vittoria della democrazia contro la postdemocrazia. La sostanza di quest'ultima è la concorde volontà dei partiti di governo, siano essi di destra o di sinistra, di far pagare la crisi capitalistica ai comuni cittadini, lavoratori e non.
Per il popolo greco la formazione di un governo centrato su Syriza costituisce non solo una speranza per il futuro, ma anche un terreno più avanzato di lotta sociale nell'immediato. Syriza si è impegnata chiaramente a rovesciare l'orientamento della politica economica e sociale, il che comporta, tra l'altro: creare 300 mila nuovi posti di lavoro, intervenire per ridare dignità a coloro che in questo momento si trovano ai limiti della sopravvivenza, restituire ai lavoratori i diritti che sono stati loro tolti, cancellare i debiti di chi si trova sotto la soglia di povertà, sospendere i pignoramenti, reintrodurre il salario minimo e la tredicesima per le pensioni fino a 700 euro, esenzione fiscale per i redditi fino a 12.000 euro e tassazione più progressiva, garantire l'assistenza medica gratuita per i disoccupati non assicurati, fermare le privatizzazioni.
Sulla carta, il programma di governo di Syriza è ragionevole e fattibile. Comporta la ricontrattazione del debito, di cui una parte dovrebbe essere cancellata, nonché una moratoria nel pagamento dello stesso: non è una novità, a fronte di un debito che non può, realisticamente, essere pagato, non nella sua interezza e non in tempi stretti; i creditori hanno già dovuto accettare un cosiddetto haircut sul debito greco.
Nello stesso tempo si propone di rilanciare la domanda interna, il che ridurrebbe automaticamente il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno, sia per via della crescita del prodotto che per le maggiori entrate pubbliche, che si prevede aumentino anche grazie alla lotta all'evasione fiscale e al contrabbando. Per questo intende escludere gli investimenti pubblici dai vincoli del patto di stabilità; e sarebbe giusto che il quantitave easing della Banca centrale europea interessasse anche i titoli di Stato della Grecia, come dovrebbe essere ovvio in una unione monetaria. Nell'insieme, le misure del programma di Salonicco per affrontare l'emergenza sociale e rilanciare l'economia dovrebbero ammontare a circa un 6% del Pil della Grecia: non si può pensare di uscire dalla depressione con una spesa aggiuntiva inferiore.

martedì 25 novembre 2014

REGIONALI 2014 IN EMILIA ROMAGNA: CROLLA IL CONSENSO, MA RENZI CANTA VITTORIA, di Michele Nobile


«Vittoria netta, bravissimi Bonaccini e Oliverio. Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare. Noi nel frattempo cambiamo l'Italia»; «grande Lega Nord Padania, grande Matteo Salvini, il futuro della nuova politica passa da noi». Così cinguettano Matteo Renzi e Roberto Maroni, due galletti spennati che hanno l’indecenza di elevare chicchirichì di vittoria.

Al contrario, a vincere è di sicuro il disgusto degli elettori: tra astenuti, bianche e nulle, in Emilia Romagna l’astensionismo in senso ampio ha fatto un balzo di 30 punti di percentuale, pari al 64% del corpo elettorale. Un dato impressionante, tanto più che tradizionalmente si tratta di una regione con alta partecipazione elettorale. Sull’eccezionale crescita dell’astensionismo hanno inciso certamente gli scandali locali, ma forse anche più la politica del governo Renzi. Possiamo dire che anche l’Emilia Romagna si allinea, anzi assume una posizione d’avanguardia, nel rifiutare il voto alla casta politica in tutte le sue versioni. Un fatto che consideriamo di buon auspicio per il futuro e la conferma di un’indicazione politica: che se ne vadano tutti!
I fatti bruti sono che nelle regionali emiliane il Partito democratico ha perso 322 mila voti sulle regionali del 2010, 538 mila sulle politiche del 2013, 677 mila sulle europee 2014; la Lega nord ha un risultato più ambiguo, perdendo 55 mila voti sulle regionali precedenti, ma guadagnando in modo notevole sulle politiche del 2013. In questo caso, però, non di sfondamento si tratta ma di un ritorno al livello delle politiche 2008. 

giovedì 30 maggio 2013

ALLE COMUNALI STRAVINCE L’ASTENSIONE. La Casta arretra ovunque, ma per nasconderlo falsifica i risultati del M5S, di Michele Nobile


dal blog di Beppe Grillo
I risultati delle elezioni comunali non sono affatto inaspettati. Il dato evidente è l’ulteriore conferma della tendenza alla crescita dell’astensione: a confronto della precedente tornata elettorale nei comuni, la partecipazione è crollata di 15 punti di percentuale, dal 77% al 62% degli elettori. Il crollo è particolarmente forte al Nord (Piemonte, -14 punti; Lombardia, -18 punti), nella zona «rossa» (Emilia Romagna, -18; Toscana, -20), nel Lazio (-19 punti); ed è meno marcato nel Mezzogiorno, ma sulla base di una partecipazione elettorale già più bassa. Nel complesso, il crollo della partecipazione avvicina, in questo, il Nord e il Sud. All’astensione si dovrebbero aggiungere le schede bianche e nulle (che erano state circa 1,3 milioni nelle ultime politiche), pari a quasi il 3% dell’elettorato. Il dato fondamentale è l’ulteriore crollo di credibilità delle elezioni come soluzione dei problemi politici e sociali. Crollo che, ovviamente, colpisce la legittimità dei partiti che vi partecipano. 

martedì 9 aprile 2013

IL MOVIMENTO 5 STELLE. UNA RIVOLTA NELLA POSTDEMOCRAZIA E LE OSSESSIONI DELLA (EX) SINISTRA ITALIANA, di Michele Nobile

Demonizzazione e captatio benevolentiae verso il M5S

È da tempo che la crisi di legittimità della casta partitico-statale italiana si esprime nella crescita dell’astensionismo: che è il fenomeno politico maggiormente in crescita di cui poco si parla o se ne parla per liquidarlo come primitivismo antiparlamentare o «qualunquismo». Come forma di protesta politica l’astensionismo cresce perché ha profonde e diffuse motivazioni sociali, alle quali né il centrosinistra né il centrodestra sono in grado di rispondere in modo credibile e accettabile.
Con le recenti elezioni la crisi di legittimità si è trasferita anche all’interno dell’istituzione parlamentare, in conseguenza del successo elettorale del Movimento cinque stelle (M5S): piaccia o no, di fronte ai partiti che da vent’anni governano il paese è il M5S che costituisce il terzo polo, quello della protesta.
È questo che spiega l’ambivalenza dell’atteggiamento di politici e commentatori nei confronti del M5S, che oscilla tra la demonizzazione e la captatio benevolentiae: in questo secondo caso ci si aspetta che Grillo «il demagogo» e i parlamentari della cosiddetta «antipolitica» sappiano anche mostrarsi ragionevoli e costruttivi, consentendo in tal modo la formazione di un governo, possibilmente di centrosinistra.

martedì 26 febbraio 2013

I RISULTATI ELETTORALI CONFERMANO E ACCELERANO IL DISFACIMENTO DEL SISTEMA PARLAMENTARE ITALIANO, di Michele Nobile

In modo che può dirsi esplosivo, queste elezioni hanno confermato la tendenza emergente negli ultimi anni: quasi 12 milioni di cittadini si sono rifiutati di baciare la mano che li ha bastonati e che continuerà a farlo, se infine non sarà fermata.
Sulle politiche del 2008 gli astenuti sono aumentati di oltre un milione e mezzo. Ciò corrisponde a un aumento di sei punti di percentuale, un balzo enorme: i precedenti scatti dell’astensionismo, nel 1979 dopo il fallimento del berlingueriano «compromesso storico» e nel 1996 dopo il primo governo Prodi, furono di tre punti di percentuale.
Con le schede bianche e nulle il totale dei non-votanti dovrebbe salire a oltre 13 milioni, quasi un terzo dell’intero corpo elettorale.

Il minimo storico di partecipazione alle elezioni politiche
Quello del 2013 è il minimo storico di partecipazione alle elezioni politiche della Repubblica italiana: e se qualche decennio fa forse avrei potuto considerare questo dato ambiguo oggi, invece, in pieno regime postdemocratico, ritengo di dover gioire, come dovrebbe gioire chiunque abbia in odio il capitalismo e le sue istituzioni.
Astenendosi, una parte crescente della cittadinanza italiana ha consapevolmente rifiutato di partecipare al rito di legittimazione della casta partitico-statale. Questi cittadini hanno almeno intuito la natura postdemocratica del regime e ne hanno tratto la logica conseguenza: lo boicottano. Hanno rifiutato l’inganno della società dello spettacolo e del marketing politico, non si sono prestati a consolidare un determinato assetto del governo oligarchico dello Stato.
Astenersi è stato un atto minimo di dignità e di consapevolezza politica; ed è un passo avanti per riaffermare, contro la casta politica e l’istituzione che la rappresenta, che le vie per l’espansione della democrazia e per la difesa e l’allargamento dei diritti sociali non solo passa fuori del Parlamento ma, oramai, gli si contrappone.
Inoltre, sia pur in minor misura, anche nel voto per il Movimento 5 stelle si esprime il rifiuto netto della casta, se non anche dell’istituto parlamentare (in regime postdemocratico).
Ebbene, se all’astensione sommiamo il voto per il Movimento 5 stelle, si deve dire che quasi metà dei cittadini italiani si sono espressi in modo inequivocabile contro l’insieme dei partiti di governo o che hanno governato (inclusi verdi, sinistra post-Pci e ultimi arrivati della pseudo «società civile»).

La crisi di rappresentatività del sistema dei partiti
Occorre comprendere bene le implicazioni di questo fatto enorme: sulla base di queste elezioni la crisi di rappresentatività del sistema dei partiti, l’autentico sovrano politico, ha fatto un salto di qualità. Forse neanche ai tempi di Tangentopoli, che pure portò al crollo della Democrazia cristiana e del vecchio centrosinistra, la crisi di rappresentatività fu tanto grave. Allora lo sbocco della crisi di rappresentatività furono i referendum per modificare il sistema elettorale, che vinsero con percentuali del 95% e dell’82% dei voti validi. Venti anni fa la maggioranza dei cittadini cadde in una trappola: per come venne presentata, la (contro)riforma avrebbe dovuto «avvicinare» la politica ai cittadini, portare a un sistema bipartitico e più stabile, rafforzare la governabilità del paese. In realtà lo smantellamento del sistema elettorale proporzionale fu l’attacco più grave mai portato ai diritti politici in Italia: e la responsabilità del suo successo è da attribuirsi al Partito democratico della sinistra, erede del Pci e progenitore dell’attuale Pd.
Questa volta, invece, i cittadini si sono pronunciati non tanto contro questo o quel partito ma contro l’insieme dei partiti e delle politiche da essi perseguite da due decenni.
Il non-voto ha quindi obiettivamente acquisito una valenza progressista contro il conservatorismo politico, il cinismo e l’opera di distruzione dei diritti sociali portata avanti da due decenni sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, quest’ultimo con l’aiuto di Rifondazione comunista, del Pdci e dei Verdi.

Utopia Rossa: dalla critica ai Forchettoni all’Antiparlamento dei movimenti
Come Utopia Rossa fummo in sintonia con quella maggioranza di elettori che nel 2008 punirono i «comunisti» che, fino all’ultimo, avevano sostenuto con tutte le loro forze il governo imperialista e «social-liberista» di Prodi. Allora, prima delle nuove elezioni, pubblicammo I Forchettoni rossi, un libro in cui spiegavamo, in modo pacato ma rigoroso, in termini storici, sociologici e linguistici, le ragioni dell’opportunismo congenito di Rifondazione comunista, Pdci e Verdi. Con le nostre debolissime forze cercammo di rendere più solide e quindi più costruttive le ragioni della giusta disillusione.
Nel 2013 possiamo dire di essere in sintonia con i milioni di elettori che si sono astenuti. Abbiamo spiegato e continueremo a spiegare razionalmente i motivi del degrado politico e ideale dei partiti e dell’obsolescenza del parlamentarismo. E abbiamo proposto un obiettivo, quello dell’Antiparlamento dei movimenti sociali, che per quanto non realizzabile nell’immediato costituisce pur sempre un ponte tra l’indignazione e il disgusto nel presente e una prassi anticapitalistica e antistituzionale nel futuro. Ma la prospettiva strategica dell’Antiparlamento comporta immediatamente conseguenze nell’atteggiamento verso i partiti e lo Stato. Su questo tornerò in conclusione. Intanto, posso dire che la nostra microscopica e orgogliosamente nullatenente associazione si è conquistata un ideale posto d’onore in un fenomeno di massa denso di potenzialità liberatrici. Come minimo, siamo insieme a chi ha fatto una scelta di libertà e di dignità.
I lavoratori che hanno votato per il centrosinistra o per il centrodestra sono profondamente alienati, sul piano politico, dai propri interessi minimi di classe. I comunisti e i pacifisti che hanno votato per Rivoluzione civile sono rimasti ancora una volta vittime delle illusioni elettoralistiche inculcate da decenni di togliattismo e ingraismo (con Bertinotti ultimo interprete e Ferrero come becchino). Anch’essi sono in preda a una condizione di alienazione soggettiva, intrappolati da una retorica sinistrorsa sempre più vuota e dal mito della rappresentanza di una sinistra sempre più generica e smidollata, diretta da una sottocasta di professionisti della politica la cui ragione d’esistenza è lo scranno istituzionale e il finanziamento statale al partito. Infine, chi ha votato per il Pcl o il Pdac dimostra di non aver compreso la sostanza della lezione di Lenin sull’uso tattico della partecipazione alle elezioni, da valutare volta per volta secondo il quadro politico complessivo e, specialmente, in funzione del contributo della propaganda elettorale alla radicalizzazione politica di settori di lavoratori.
I lavoratori e le lavoratrici che si sono astenuti sono invece alieni nei confronti del sistema dei partiti dello Stato imperialista italiano ma padroni di se stessi. È questo fenomeno progressivo, che obiettivamente ha una potenzialità anti-istituzionale e di radicalizzazione politica, il bacino «elettorale» di Utopia Rossa.

Superiorità morale e politica dell’astensionismo
Come, si obietterà, l’astensionismo non è qualunquismo? Non è un modo per fare il gioco della destra? Non è rassegnazione? E l’elettore di Ingroia o di Ferrando non è politicamente più evoluto dell’astensionista?
No, non è così, o non più. L’equazione fra astensione e «qualunquismo», ammesso che nella sua genericità sia mai stata valida, e non lo è stata, risulta obsoleta e inutile quando i partiti diventano organi dello Stato e il Parlamento cessa di essere cassa di risonanza, per quanto imperfetta, del conflitto sociale. Per motivi strutturali l’organo legislativo ora non è altro che la cassa di registrazione di decisioni prese al vertice dei partiti e del governo.
Al contrario, a fronte dell’oligarchia bipartitica, del trasformismo dilagante, dell’ipocrita e ignobile ricatto del «votare il meno peggio», l’astensionismo è oggi un’elementare misura di difesa della propria autonomia di giudizio etico e politico. È una sana e progressiva reazione alla reale antipolitica, questa sì «qualunquistica», della politica parlamentare e istituzionale.

ASTENSIONISMO E MOVIMENTO 5 STELLE: VERSO LA POSTDEMOCRAZIA DELLE RETI?, di Antonio Saccoccio

Tsunami. Terremoto. Tempesta. Comunque lo si voglia chiamare, la consultazione elettorale del febbraio 2013 lascerà a lungo il segno sull’Italia. Tutte le consuete letture politiche e politologiche devono innanzitutto tenere presente un dato fondamentale: a vincere è il partito dell’astensione, vince chi ha rifiutato il voto.

sabato 23 febbraio 2013

IL GOVERNO MONTI E IL CONSENSO BIPARTITICO NELLA POSTDEMOCRAZIA ITALIANA (Seconda parte), di Michele Nobile

Riproponiamo la seconda parte dell’articolo di Michele Nobile (pubblicato nel marzo 2012; la prima parte all’indirizzo http://utopiarossa.blogspot.it/2013/02/il-governo-monti-e-il-consenso.html) perché riteniamo possa essere utile a chiarire la natura postdemocratica del regime politico italiano, nel quale le elezioni sono oramai solo momento di legittimazione di una casta partitico-statale che rappresenta gli interessi dell’imperialismo italiano contro i lavoratori. Di questa casta sono parte marginale i forchettoni rossi di Sel e di Rivoluzione civile: due componenti tatticamente divise ma che condividono la subordinazione strategica al centrosinistra. 

martedì 19 febbraio 2013

I FORCHETTONI ROSSI ALLA RISCOSSA, di Roberto Massari

Come per il testo di Pier Francesco Zarcone ANTIPARLAMENTARISMO: LA TRADIZIONE STORICA  e per gli stessi motivi, cioè la sua validità nel contesto politico attuale, riproponiamo questa intervista a Roberto Massari del 19-11-2007, fatta da Radio Radicale in occasione dell'uscita del libro I FORCHETTONI ROSSI - La sottocasta della «sinistra radicale» 

martedì 12 febbraio 2013

ANTIPARLAMENTARISMO: LA TRADIZIONE STORICA, di Pier Francesco Zarcone

Il presente scritto fu preparato in occasione dell'appello astensionista lanciato poco prima delle precedenti elezioni politiche, con lo scopo di fare una messa a punto comunista libertaria "con piedi per terra". Lo riproduciamo ritenendo che sia ancora valido.
(12-02-2013)

Sull’antiparlamentarismo, che in termini consequenziali implica la propaganda e la pratica dell’astensionismo elettorale, a sinistra ci sono stati precedenti illustri, tra i quali spiccano quelli anarchici e, per il versante marxista, quello di Amadeo Bordiga. L’astensionismo è diventato una specie di dogma aprioristico per la maggior parte dell’ancora esistente galassia anarchica.
Oggi, se differenziano solo alcuni gruppi comunisti-anarchici, di matrice “piattaformista”, che partecipano alle campagne referendarie il cui oggetto siano fondamentali “regole del gioco” della convivenza pubblica, ovvero importanti diritti civili, oppure questioni dalla cui soluzione dipende l’adozione linee strategiche dello sviluppo capitalista nazionale.

giovedì 24 gennaio 2013

PERCHÉ NON VOTO (E PERCHÉ CONTINUARE A VOTARE CI PORTERÀ ALLA ROVINA), di Antonio Saccoccio

da Les 500 affiches de mai 68, Balland, 1978
Questa volta avevamo una speranza in più. Potevamo sperare che l’innegabile “crisi” economica avrebbe spinto politici e partiti a inventarsi qualcosa di bello e nuovo. Un cambiamento di rotta. Un segno di discontinuità. Un’idea finalmente! E invece nulla di tutto questo. Siamo entrati già da settimane nel solito noioso penoso schifoso rincorrersi di vili attacchi, meschine difese, mediocrissime diatribe sul nulla. È il nulla infatti di cui si discute. Si discute (si litiga!) su quale ferita rimarginare in un corpo affetto ormai da decine di patologie mortali. Il corpo morirà lo stesso, e in breve tempo, ma volete mettere la soddisfazione di poter dire: “quella feritina l’ho curata io! e non loro che sono degli incapaci!”. E invece gli incapaci sono tutti. Tutti. Lo hanno dimostrato governando. E chi non ha governato lo dimostra chiacchierando in questo modo del nulla. Qualcuno di questi chiacchieroni sostiene che tutto si risolverà se tutti pagheranno tutte le tasse! Evviva! Per altri tutto andrà a posto se nessuno pagherà più la tassa sulla casa! Evviva! Di questo si parla. Su questo si litiga! La “crisi” - questo teatrino ne è la dimostrazione - non è affatto economica. È in crisi la nostra speranza, la nostra fiducia nell’uomo, la nostra fiducia in un altro mondo. In un mondo migliore.
Per fortuna, in pieno periodo elettorale, ritorna il triste spettacolo, ma ritorna anche la solita speranza. La speranza che aumentino coloro che, come me, decideranno di non votare, di stare a casa. Stare a casa per far comprendere a questi poveri di animo e di pensiero, che ora si mostrano belli e carini per poterci poi rappresentare, che qualcuno si sottrae al loro gioco. Che qualcuno è animato da passioni e attenzioni differenti. Che qualcuno sta lavorando per cacciarli via. Sta lavorando per un mondo differente da quello deprimente in cui ci troviamo a vivere.
Non è tanto il “non-voto” che può interessarci. È pieno di gente che non vota, ma per disinteresse, perché non ha nulla da dire, nulla da chiedere a questo mondo. Ma noi no. Alcuni di noi hanno da chiedere ancora molto a questo mondo e fino a quando ci reggeranno le forze ci batteremo per questo. E quindi noi non votiamo per alcuni precisi motivi. Sappiamo perché non votiamo. Io so perché non voto.
Non voto perché ciò che i politici propongono di fare non mi piace. Non mi piace per nulla. Non mi piace la loro visione del mondo. Non mi piace la loro visione del mondo perché coincide con quella presente, che non mi piace affatto. E poiché nessuno di loro mostra di credere in un mondo differente, io non voto.
Ma cosa dovrebbero pensare questi signori perché io possa credere in loro? Non è così difficile. L’avranno la mia stima e il mio appoggio, ma solo quando:

· Si renderanno conto che i beni più preziosi sono e saranno sempre la libertà e l’autonomia di ogni essere umano (nessun escluso!), libertà e autonomia che vanno preservate in ogni modo e non possono essere costantemente limitate da nessuna autorità. Anti-autoritarismo intransigente.
· Smetteranno di santificare il lavoro alienato e si proporranno come obiettivo irrinunciabile a breve termine la riduzione drastica delle ore lavorative per tutti gli impieghi e a medio termine la scomparsa, per mezzo dell’automazione, del lavoro alienante e alienato.

domenica 12 agosto 2012

GRECIA II - ANALISI DEI RISULTATI DELLE ELEZIONI DEL 17 GIUGNO 2012, di Michele Nobile

Leggi GRECIA I - FORMAZIONE E CRISI DEL REGIME POSTDEMOCRATICO IN GRECIA

Summary

L’analisi del voto delle elezioni greche e il mito di Syriza - L’analisi del risultato elettorale sulla base dell’insieme dei cittadini con diritto di voto: la realtà - Il Kke, il Synaspismós e Syriza - La crisi di un regime postdemocratico - Elezioni o organizzazione dal basso?

Análisis de las elecciones y el mito de Syriza - Análisis de los resultados de las elecciones sobre la base de todos los ciudadanos con derecho de voto: la realidad - Kke, Synaspismós y Syriza - La crisis de un régimen post democrático - ¿Elecciones u organización desde la base?

Analysis of the Greek elections and the myth of Syriza - The analysis of the electoral result on the base of the citizens with right to vote: the reality - Kke, Synaspismós and Syriza - The crisis of a postdemocratic regime - Elections or popular organization?

L'analyse des élections et le mythe de Syriza - L'analyse des résultats des élections sur la base de tous les citoyens ayant le droit de vote: la réalité - Kke, Synaspismós et Syriza - La crise d'un régime post-démocratique - Elections ou organisation par le bas?

A análise do voto nas eleições gregas e o mito de Syriza – A análise do resultado
eleitoral baseado no conjunto dos cidadãos com direito de voto: a realidade - O
Kke, o Synaspismós e Syriza – A crise dum regime post-democrático – Eleições ou
organização a partir de baixo?

L’analisi del voto delle elezioni greche e il mito di Syriza

Nelle elezioni di giugno 2012 il voto per la coalizione della sinistra radicale Syriza (7) ha compiuto un salto in avanti gigantesco.
Riassumo l’analisi dei risultati elettorali fatta da Vernardakis (8) per fasce d’età, sesso, professioni e geografia, leggibile nelle tabelle e negli ideogrammi dell’allegato:

- Il voto per Nea Dimokratia  si concentra nella fascia d’eta dai 65 anni in avanti (49%), ovviamente corrispondente ai pensionati (45%); è il partito che mostra di gran lunga il più ampio consenso tra imprenditori e managers (35,9%) e agricoltori e pescatori (35,3%). 
- Il voto per Syriza è caratterizzato innanzitutto dalla gioventù: il 45,5% nella fascia tra i 18-24 anni e il 51% tra gli studenti: in queste categorie le percentuali di Syriza sono enormemente superiori a quelle degli altri partiti; ma è anche il partito che ottiene le percentuali più alte tra i lavoratori salariati pubblici e privati (32%), i disoccupati (32,7%) e i pensionati in anticipo (32,9%; percentuali dimezzate invece per il resto dei pensionati).
- La struttura del voto per il Pasok è quella di un partito pigliatutti ampiamente ridimensionato. Riscuote i consensi maggiori tra i pensionati del settore pubblico (23%) e privato (17,5%, alla pari con Syriza) e tra imprenditori e managers (17%); al 10% o poco meno il consenso tra i dipendenti pubblici, artigiani e commercianti, lavoratori autonomi; l’8,9% tra i salariati del settore privato: fatto notevole per un partito che aveva la maggioranza nei sindacati.
- Il Kke ha il consenso maggiore nella fascia d’età 55-64 anni (6,3%), a cui corrisponde un modesto 6% tra gli studenti. La categoria nella quale ottiene i consensi maggiori è quella dei pensionati in anticipo (6,8%); il voto dei salariati del settore privato è il 6%, del settore pubblico il 4,4%, un decimo sopra quello dei disoccupati; ottiene percentuali superiori al 4% anche tra agricoltori, artigiani, pensionati del settore privato, lavoratori non qualificati e saltuari. Ridimensionata, conferma la tradizionale base elettorale.
- Il partito di estrema destra Alba Dorata presenta una alta percentuale tra gruppi sociali opposti: imprenditori e managers (20%) e i lavoratori non qualificati e saltuari (24,5%): in queste due categorie è secondo soltanto, rispettivamente, a ND e a Syriza.

La conclusione di Vernardakis è che Nea Dimokratia ha ricostituito un’alleanza borghese ma pagando un prezzo nei confronti dei ceti medi e degli strati tradizionali della piccola proprietà, mentre il Pasok è in piena crisi di rappresentatività, nel senso che non rappresenta alcuna classe o categoria sociale particolare. Inoltre ritiene che la Syriza e il Synaspimos centrati elettoralmente sulla piccola borghesia siano cosa del passato e che ora Syriza rappresenti un’alleanza di salariati, disoccupati e sottoccupati, professionisti e piccoli imprenditori, avendo così la possibilità di divenire il partito più rappresentativo dei lavoratori in Grecia (peraltro con una buona presenza tra imprenditori e quadri intermedi del settore privato e pubblico). 

La dinamica di Syriza potrebbe dunque essere quella di un partito popolare e di sinistra nel quale confluisce elettoralmente una stagione di grande scontento e di opposizione sociale.
Senza essere falsa, questa è però solo parte della storia, quella che può essere raccontata considerando le percentuali ottenute sulla base dei cittadini che hanno votato e dell’analisi della distribuzione del voto per gruppi sociali. I risultati elettorali sulla base dei voti validi, eventualmente corretti in modo non-proporzionale, sono quelli pertinenti per decretare chi viene eletto e quindi le possibili maggioranze istituzionali. Fermarsi a questi risultati può servire a creare un mito, ma non corrisponde necessariamente alla realtà.

sabato 11 agosto 2012

GRECIA I - FORMAZIONE E CRISI DEL REGIME POSTDEMOCRATICO IN GRECIA, di Michele Nobile

Summary

Statizzazione e convergenza programmatica di Pasok e Nea Dimokratia: la lunga crisi di rappresentatività e legittimazione dei partiti di governo - Dati sul finanziamento statale dei partiti - Il relativo sottosviluppo del capitalismo greco - Lotta sociale e fasi della crisi economica e politica

La estatalización y la convergencia programática del PASOK y Nueva Democracia: la larga crisis de la representatividad y de legitimidad de los partidos gobernantes - Datos sobre la financiación estatal de los partidos políticos - El relativo subdesarrollo del capitalismo griego - Lucha social y etapas de la crisis económica y política

Nationalization and programmatic convergence of Pasok and Nea Dimokratia: the long crisis of political representation and legitimation of the parties of government - Data on the public financing of the parties - The relative underdevelopment of the Greek capitalism - Social struggle and phases of the economic and political crisis

La nationalisation et la convergence programmatique du PASOK et de Nouvelle Démocratie, la longue crise de représentation et de légitimité des partis au pouvoir - Les données sur le financement public des partis politiques - Le sous-développement relatif du capitalisme grec - Lutte sociale et étapes de la crise économique et politique

Estadismo e convergência programática de Pasok e Nea Dimokratia: a longa crise de representatividade e legitimação dos partidos de governo - Dados sobre o financiamento estatal aos partidos - O subdesenvolvimento relativo do capitalismo grego - Luta social e fases da crise económica e política

In questi anni di crisi economica il conflitto sociale e politico ha raggiunto in Grecia livelli senza paragone negli altri paesi europei, giustamente attraendo l’attenzione della sinistra e le preoccupazioni dei governanti.
Per qualche settimana tra maggio e giugno del 2012 è balenata la possibilità di una piena vittoria elettorale del cartello elettorale di Syriza e quindi di un governo di sinistra: in Syriza sono state riposte le speranze di una rivincita contro la feroce politica antisociale dell’Europa del capitale e dai suoi miserabili e immiserenti ricatti. Nelle elezioni del 2012 Nea Dimokratia (ND) e Pasok, i due partiti che hanno governato la Grecia dalla caduta della dittatura dei colonnelli, hanno dimezzato i voti mentre Syriza ha strappato al Pasok gran parte del suo elettorato popolare, così divenendo il secondo partito greco e il rappresentante dell’opposizione sociale in parlamento. Fatti che esprimono la più grave crisi di rappresentatività e legittimazione di un sistema partitico in Europa.
È ovvio spiegare la gravità di questa crisi politica con quella della crisi economica e con un riflesso di rigetto nei confronti dei partiti dominanti che hanno sottoscritto i «programmi di aggiustamento economico» (i Memorandum con la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale), che appaiono come un’imposizione straniera; ed è anche facile collegare il successo elettorale di Syriza a una particolare qualità politica di questo cartello.
Tuttavia, pur facendo le proporzioni tra le diverse situazioni, nel resto d’Europa non si vede nulla d’equivalente a quanto accaduto in Grecia: è vero che la crisi economica danneggia i partiti al governo, aumenta l’instabilità politica e favorisce gruppi politici di outsider (di sinistra ma anche di destra), ma i cambi della guardia sono avvenuti all’interno del sistema dei partiti dominanti; né esiste un nesso meccanico tra crisi economica, mobilitazione sociale e radicalizzazione politica. I movimenti degli Indignados e di Occupy esprimono (o hanno espresso, se come pare sono in fase calante) la rabbia di una generazione e un bisogno radicale di democrazia e di controllo dal basso delle condizioni della vita sociale. Sono un’esperienza necessaria e una promessa di ciò che potrà essere ma, a differenza delle primavere arabe da cui hanno tratto ispirazione, non costituiscono una forza in grado di incidere materialmente sui rapporti di potere sociali e politici né, come tali, sono in grado di farlo.
Come spiegherò in altro articolo, «fare Syriza» in Italia è il sogno dei nostri forchettoni rossi, che tale rimarrà perché a questi mancano le qualità politiche e etico-politiche minime per realizzarlo, segnati come sono dal sostegno e dalla diretta partecipazione nei governi di centrosinistra dell’imperialismo italiano e dall’aspirazione a sedere su poltroncine imbottite. Nondimeno, Syriza non presenta aspetti programmatici o politico-culturali che siano qualitativamente diversi da quelli degli altri partiti postcomunisti europei. La differenza deve risiedere altrove.
Il fatto è che la crisi politica greca ha radici profonde e una gestazione lunga, rivelatrici dei limiti del processo di democratizzazione dopo la dittatura dei colonnelli (1967-74) e, infine, dell’entrata a pieno titolo del sistema politico greco nella grande famiglia delle postdemocrazie europee.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

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a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

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a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

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a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.