di Peter Gorenflos
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Il caso di Erich Klausener, il cattolicesimo politico e la leggenda della resistenza della Chiesa a Hitler
La Giornata Cattolica allo Stadio Grunewald del 25 giugno 1933
Alla Giornata Cattolica di Berlino del 25 giugno 1933 allo Stadio Grunewald – Hitler aveva declinato l'invito con rammarico – il nunzio pontificio Orsenigo fu scortato dalle SA con bandiere con la svastica fino all'altare, dove impartì la benedizione apostolica ai convenuti. Anche Erich Klausener tiene qui un discorso, quasi integralmente riportato in Germania del 26 giugno 1933.
Ringrazia il vescovo di Berlino Schreiber, assente per malattia, per la sua partecipazione alla Conferenza episcopale di Fulda, il cui esito – il noto messaggio pastorale – è stato di importanza così decisiva per il popolo cattolico per la sua chiarezza e determinazione, e si destreggia:
"...siamo parte del nostro popolo, il sangue è del nostro sangue, la vita della nostra vita. Per questo anche la possente lotta per la rinascita e il cambiamento della nazione, per la ricostruzione della patria, si pone davanti a noi cattolici con gli stessi compiti di tutti i connazionali. Un evento imponente si è compiuto davanti ai nostri occhi negli ultimi mesi. Non tengo qui un discorso politico, ma va sottolineato con sincera gratitudine che finalmente sentiamo pronunciare il nome di Dio nelle dichiarazioni di governo, e che il Führer del popolo, il Cancelliere Hitler, ha dichiarato nel suo discorso al Reichstag del 21 marzo che il cristianesimo è il fondamento incrollabile della vita morale del nostro popolo. Deve apparirci come una liberazione, noi che abbiamo lottato contro lo spirito demoniaco dell'empietà e dell'immoralità, che il governo del Reich e il ministro degli Interni prussiano abbiano posto fine a tutti coloro che trascinavano nel fango Dio, la Chiesa, la nostra fede e i nostri sacerdoti, a parole e per immagini, che diffondevano la peste della tentazione morale attraverso spazzatura e sporcizia di ogni genere, che non solo colpiva le anime ma aveva già intaccato il popolo nel suo stesso sviluppo etnico-eugenetico. Ma dobbiamo renderci tutti conto che con i soli mezzi esterni non si può realizzare la rinascita morale del nostro popolo. Se la rivoluzione della riscossa nazionale non è accompagnata da una rivoluzione del rinnovamento spirituale interiore, allora tutta la forza, tutto il lavoro e tutta la fatica sono vani. Esistono truppe ausiliarie più forti nella lotta contro il materialismo e il liberalismo di un popolo cattolico che si riunisce a decine di migliaia per un'idea soprannaturale?... Deve quindi riempire di profondo dolore ogni cattolico di sentimenti patriottici il fatto che in questi giorni le associazioni operaie cattoliche e protestanti siano state dichiarate semplicemente nemiche dello Stato... Non è presunzione affermare che le associazioni confessionali e in particolare le associazioni operaie cattoliche hanno salvato centinaia di migliaia di lavoratori tedeschi dal cadere nelle eresie del socialismo e del comunismo... La prego, Signor Ministro (Ministro dei Trasporti Eltz von Rübenach – ndr), di trasmettere i nostri più rispettosi saluti al Signor Cancelliere... ... niente sarebbe peggio – concordo pienamente con il leader nazionalsocialista, che disse testualmente – se in Germania ora si cadesse nell'opposto del liberalismo, cioè nell'integrazione indifferente e sconsiderata in un sistema statale perfetto..."
Applausi scroscianti da 45.000 fedeli!
Parla così un oppositore di Hitler? Era forse un discorso coraggioso contro l'esclusione di persone di altre razze e visioni del mondo, come si dice oggi? Saulo Klausener era diventato un Paolo un anno dopo? Persino questa piagnucolosa genuflessione davanti ai nazisti non fu loro sufficiente, e sul Völkischer Beobachter del 27 giugno 1933 si lamentavano che "l'oratore ha ritenuto di dover criticare in questo contesto le note misure per l'integrazione delle associazioni cattoliche nelle nuove grandi organizzazioni". Quindi la Gleichschaltung [sincronizzazione], che l'episcopato aveva già attuato volontariamente. Erich Klausener non era abbastanza reazionario per i nazisti!
Due settimane dopo, il Centro si sciolse volontariamente, il suo presidente, il prelato Kaas, lo volle così. All'inizio di aprile si era ritirato nello Stato Vaticano inaspettatamente e senza consultare il suo partito, per diventare segretario del Collegio Cardinalizio e canonico della Basilica di San Pietro, e per elaborare insieme a von Papen e al suo amico personale, il Cardinale Segretario di Stato Pacelli, il Reichskonkordat, che fu firmato il 20 luglio 1933. Questo Concordato giustifica retroattivamente la capitolazione del Centro, dichiara all'articolo 31 che le organizzazioni e associazioni cattoliche possono svolgere la loro attività solo al di fuori dei partiti politici, e pone così ufficialmente fine alla storia ultracentenaria del cattolicesimo politico in Germania. In cambio, la Chiesa cattolica riceve una serie di privilegi, come l'insegnamento religioso statale, l'autonomia nell'ambito pastorale, l'esenzione dei sacerdoti dal futuro servizio militare obbligatorio (!!!) e molti altri. Alle elezioni del Reichstag del 12 novembre 1933, in cui si presentava però solo una lista unitaria nazionalsocialista, tutti i cattolici furono chiamati a votare per Adolf Hitler con riferimento a questo Concordato.
La Giornata Cattolica a Hoppegarten del 24 giugno 1934
La Giornata Cattolica del Brandeburgo si tenne il 24 giugno 1934 a Hoppegarten. Tra i relatori vi furono il nunzio pontificio Orsenigo, il nuovo vescovo di Berlino Bares e di nuovo Erich Klausener. Alla fine del discorso del vescovo Bares – riportato nella Deutsche Allgemeine Zeitung del 25 giugno 1934 – risuonò l'intercessione: "Cristo, tu Duca dei nostri antenati, dona al Führer del nostro popolo grazia e illuminazione, aiuta il nostro popolo affinché tutti diventino una vera comunità nazionale." Il professore universitario cattolico Dovifat – in seguito collaboratore del Ministero della Propaganda del Reich – espresse la speranza che il vescovo creasse un equilibrio tra la volontà politica del nuovo Stato e le forze della fede dei cattolici. Il relatore concluse con il grido di battaglia cristiano: "Tutto per la Germania, ma la Germania per Cristo" (invece di "per il Führer", come avrebbero voluto i nazisti).
Il discorso di Klausener non è stato tramandato, ma nella Germania del 26 giugno 1934 se ne riportano ampie citazioni. Klausener ringrazia il nunzio e il vescovo, ancora una volta si destreggia. Furono ore di testimonianza. Nel mondo quotidiano della vita, testimoniare la grande idea (cattolica) è spesso più difficile che tra persone che la pensano allo stesso modo. Ma anche l'avversario ha più rispetto per chi sta coraggiosamente dalla propria parte che per il codardo che la rinnega. Il cattolico rimane fedele al Papa e al vescovo (invece che al Führer!) e il cattolico berlinese rinnova in quest'ora il voto di fedeltà al pastore supremo (invece che a Hitler!). Lo stesso giorno, il vescovo Bares ed Erich Klausener inviarono telegrammi di omaggio al Papa, a Hindenburg e a Hitler. Erano ben consapevoli della provocazione.
Sei giorni dopo Klausener fu fucilato. L'opinione pubblica non fu affatto informata della reale portata degli omicidi, e nemmeno i giornalisti seppero molto di più. Anche gli annunci di morte caddero vittima della censura. L'annuncio di morte dei famigliari per Erich Klausener sulla Germania ("Ci è stato improvvisamente strappato il 30 giugno 1934, dopo una vita d'amore e di sacrificio per la famiglia, la Chiesa e la Patria") fu motivo del divieto di pubblicazione. Poiché la Neue Zürcher Zeitung riferì dettagliatamente sulla vera situazione, fu addirittura vietata per 14 giorni. [^1]
Cosa era successo? Sotto la denominazione di Putsch di Röhm, i nazisti attuarono un'ondata di epurazioni su larga scala. Presumibilmente, il compagno di lunga data di Hitler, Röhm, e il suo predecessore, il generale von Schleicher, asvrebbero cospirato con l'estero contro Hitler per realizzare una "seconda rivoluzione". In relazione a questa affermazione inventata, furono uccise circa cento persone, tra cui numerosi capi delle SA, ma anche civili sgraditi.
Il 3 luglio, la Deutsche Allgemeine Zeitung e Der Angriff riportano all'unisono che rappresentanti del governo del Reich e del Nsdap [il partito nazista] si sono incontrati con rappresentanti dell'episcopato tedesco per discutere le disposizioni dell'articolo 31 del Concordato. I rappresentanti dell'episcopato tedesco (i vescovi Gröber, Berning e Bares) furono ricevuti da Hitler in udienza personale. Anche questo colloquio fu caratterizzato da un sincero sforzo per una collaborazione armoniosa tra Stato e Chiesa.
Tutto ciò avvenne solo tre giorni, rispettivamente un giorno prima dell'omicidio di Klausener. E dopo: nessuna parola di protesta! Ma perché non fu ucciso il vescovo Bares? Beh, ci si sarebbe inimicati la Curia e l'Episcopato, di cui si aveva bisogno per tenere a freno le masse; l'Episcopato svolse questa funzione in modo eccellente e opportunistico e abbandonò definitivamente il cattolicesimo politico con il suo rappresentante più importante, Klausener. Questi fu un sacrificio umano nel poker del potere e dell'influenza nella Germania di Hitler.
Il cosiddetto Putsch di Röhm
