“L’economia globale all’ombra della guerra”
di Andrea Vento
Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026
Il Fondo Monetario Internazionale nei giorni scorsi ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook di aprile 2026, il primo emesso dopo l’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio che ha innescato lo shock energetico tutt’ora in corso caratterizzato da carenza di approvvigionamenti e impennata delle quotazioni di greggio e gas.
Dall’eloquente titolo “L’economia globale all’ombra della guerra”, il rapporto delinea le possibili ricadute del nuovo conflitto sul ciclo economico a livello mondiale, macroregionale e dei singoli paesi. In generale, la pubblicazione mette in evidenza come l’aumento dei prezzi delle materie prime, le aspettative di ripresa dell’inflazione e di possibile rialzo dei tassi, con conseguenti condizioni finanziare più restrittive, stiano determinando riflessi diretti sulla dinamica economica, con impatto di diversa entità a seconda della durata e della gravità del conflitto.
Lo scenario del Fmi in caso di conflitto di breve durata
In caso di durata limitata della guerra, secondo gli esperti del Fmi, le ricadute potrebbero essere tutto sommato relativamente contenute, infatti, in tale scenario la crescita mondiale viene quantificata nell’ordine del 3,1% per il 2026, un valore inferiore a quello degli ultimi anni e in flessione rispetto al 3,3% dell’Outlook di gennaio scorso. Una flessione indotta dalle Economie Emergenti che arretrano al 3,9% dal 4,2% di gennaio, mentre le Economie Avanzate restano stabili all’1,8% (tab.1-2).
Per quanto riguarda l’inflazione mondiale il Fmi indica un leggero incremento nel corso dell’anno, specificando che le pressioni inflattive interesseranno soprattutto le economie emergenti e in via di sviluppo importatrici di materie prime.
Per l’Eurozona è prevista una riduzione della crescita dal 1,3% di gennaio all’1,1% di aprile trascinata dalle sue tre principali economie, tutte riviste al ribasso: la Germania, l’ex locomotiva europea, dall’1,1% previsto a gennaio arretra allo 0.8%, la Francia dall’1% passa allo 0,9% e l’Italia, ormai in condizione di quasi stagnazione economica strutturale, dallo 0,7% scivola allo 0,5% (tab.1-2).
La crisi energetica starebbe invece portando benefici alla Russia la quale, a seguito dell’aumento delle quotazioni e della domanda proveniente da parte di alcuni tradizionali clienti dei paesi del Golfo Persico, riporta nell’Outlook di aprile un incremento della crescita all’1,1% dallo 0,8% di gennaio.
Mentre gli Stati Uniti, che hanno scatenato il conflitto insieme ad Israele, arretrano solo leggermente dal 2,4% al 2,3%, mantenendo un discreto tasso di crescita anche grazie all’aumento dell’export del petrolio (tab.1-2), come vedremo nel seguente paragrafo.
Dobbiamo tuttavia precisare che le previsioni in questione del Fmi basandosi sulla situazione al 31 di marzo non riflettono a pieno la gravità della situazione causata dallo shock petrolifero innescato dalla chiusura selettiva di Hormuz e delle distruzioni degli impianti. Ciò lo rileviamo soprattutto per quanto riguarda l’Arabia Saudita la cui crescita economica, anche alla luce della riduzione del 57%, del flusso complessivo dell’export petrolifero dal golfo Persico nel mese di aprile, viene rivista al solo +3,1% dal +4,5% di gennaio.
A completezza del quadro relativo all’export dell’Arabia Saudita è opportuno specificare che le spedizioni attraverso il porto di Yambu sul Mar Rosso, collegato ai giacimenti sul Golfo Persico tramite l’oleodotto Est-Ovest, pur essendo aumentate di cinque volte rispetto al periodo prebellico arrivando a circa 4 milioni di barili al giorno nelle prime tre settimane di aprile, non riescono a compensare la diminuzione attraverso Hormuz.
Tabella 1: previsioni economiche del Fmi di aprile 2026
