L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

domenica 19 aprile 2026

IRAN: TRA DIPLOMAZIA E RISCHIO NUCLEARE

di Nathan Novik


ITALIANO - ENGLISH - ESPANOL


L'Iran degli ayatollah si è posto al centro di una tensione che non può essere letta come un conflitto lontano o circoscritto.

Quello che osservo non è solo una disputa tra Stati, né un confronto tra Israele e Iran, ma una situazione che compromette la stabilità del sistema internazionale. Mi risulta evidente che ridurre questo fenomeno a un problema regionale impedisce di comprenderne la portata.

Penso che esista una tendenza a interpretare questo scenario come una questione legata unicamente agli interessi strategici di potenze come gli Stati Uniti o alla difesa esistenziale di Israele. Tuttavia, questa lettura omette un elemento centrale: la natura del regime iraniano e la sua proiezione ideologica. Quando un sistema politico combina potere religioso, dottrina espansiva e sviluppo di capacità nucleari, il problema cessa di essere locale.

In questo contesto, considero necessario esaminare gli elementi che configurano questa realtà e che spiegano sia la diffidenza internazionale che la mancanza di una risposta globale coerente. Diffidenza strutturale del regime iraniano.

Analizzando il comportamento del regime degli ayatollah, identifico fattori che spiegano la sua percezione come attore poco affidabile. La struttura politica basata sul principio del velayat-e faqih pone l'autorità religiosa al di sopra degli impegni politici tradizionali.

Questo non è un dettaglio minore, perché condiziona il modo in cui vengono interpretati gli accordi internazionali.

A quanto sopra si aggiunge una condotta duale. Da una parte, l'Iran partecipa a istanze diplomatiche, comprese le negoziazioni sul suo programma nucleare. Dall'altra, mantiene una retorica di confronto e un'azione indiretta tramite organizzazioni armate. Il sostegno a gruppi come Hamas e Hezbollah non solo tensiona la regione, ma indebolisce qualsiasi aspettativa di stabilità.

Osservo anche un modello di conflitti ricorrenti con diversi attori internazionali.

Queste tensioni non appaiono come fatti isolati, ma come parte di una strategia che combina pressione politica, influenza regionale e sviluppo militare. In questo quadro, l'accumulo di uranio arricchito oltre gli scopi civili genera inquietudine e alimenta la percezione del rischio.


Jihad estremista e il suo impatto contemporaneo

Per comprendere il fenomeno nella sua totalità, considero necessario distinguere tra l'islam come religione e le interpretazioni estremiste che alcuni gruppi hanno sviluppato. Questa differenza risulta essenziale. La maggior parte dei musulmani non partecipa a queste visioni, ma l'azione di minoranze organizzate ha avuto effetti globali.

Le organizzazioni estremiste hanno costruito una narrativa che legittima la violenza attraverso una reinterpretazione della jihad. Questa idea si diffonde tramite propaganda, pubblicazioni e discorsi che promuovono il confronto contro coloro che sono considerati nemici. In questo ambiente, la nozione di martirio occupa un posto centrale come incentivo.

L'impatto di queste idee si è manifestato in attentati, reclutamento digitale ed espansione di reti. Ha anche generato conseguenze sociali più ampie, come la diffidenza verso le comunità musulmane e l'aumento di misure di sicurezza in diversi paesi. A ciò si aggiunge l'utilizzo politico della paura.

Nel caso iraniano, identifico un sistema che utilizza strumenti statali per diffondere la propria visione ideologica. Il controllo dei media, il sistema educativo e strutture come la Guardia Rivoluzionaria permettono di consolidare un discorso che combina antioccidentalismo, antisemitismo e controllo interno. Questa proiezione non si limita al suo territorio, ma influenza scenari esterni.


Memoria storica e il rischio dell'appeasement

martedì 7 aprile 2026

RANIERO PANZIERI DA MONDO OPERAIO AI QUADERNI ROSSI (Parte 2 di 3)

di Giorgio Amico

Link alla prima parte: https://utopiarossa.blogspot.com/2026/02/raniero-panzieri-da-mondo-operaio-ai.html


Raniero Panzieri condirettore di Mondo Operaio

Nel nuovo equilibrio politico emerso dal Congresso di Venezia del 1957, la figura di Raniero Panzieri occupa una posizione singolare, difficilmente riconducibile agli schieramenti tradizionali del PSI. Pur collocandosi, per formazione e sensibilità, nell’area della sinistra socialista, egli non si identifica pienamente con nessuna delle correnti esistenti. La sua riflessione si muove infatti su un piano diverso rispetto al confronto prevalentemente tattico che domina il dibattito interno al partito, concentrandosi su questioni di fondo: la trasformazione del capitalismo italiano, la crisi del marxismo tradizionale, il rapporto tra democrazia e socialismo, il ruolo del partito nella società di massa.

L’esclusione di Panzieri dalla direzione del PSI, decisa al termine del Congresso, non può essere interpretata come un semplice episodio di marginalizzazione personale o come l’esito contingente di un gioco di correnti. Essa riflette piuttosto una difficoltà strutturale del partito ad accogliere una posizione teoricamente autonoma e radicale, che non si limita a contestare singole scelte politiche ma mette in discussione l’impianto complessivo della strategia socialista in via di definizione. In un PSI sempre più orientato verso una linea riformista e istituzionale, la radicalità della riflessione panzieriana appare ingombrante e difficilmente integrabile negli equilibri interni.

Tuttavia, questa esclusione non coincide con un’espulsione dal campo politico socialista. Al contrario, la nomina di Panzieri a condirettore di Mondo Operaio nel marzo 1957 apre uno spazio di intervento e di elaborazione teorica di straordinaria importanza. Fondata nel 1948 come organo teorico e culturale del PSI, la rivista aveva già assunto negli anni Cinquanta un ruolo rilevante nel dibattito sul socialismo italiano e internazionale, ma risentiva ancora delle oscillazioni tattiche del partito e delle pressioni delle correnti. Con l’arrivo di Panzieri, Mondo Operaio conosce una trasformazione profonda, cessando di essere un semplice strumento di informazione o di propaganda interna per diventare un vero e proprio laboratorio critico.

Panzieri rifiuta di utilizzare la rivista come cassa di risonanza di una specifica corrente. Pur mantenendo un dialogo privilegiato con la sinistra socialista, egli sviluppa una posizione autonoma che gli consente di criticare tanto il riformismo emergente quanto le rigidità della tradizione staliniana. In questo modo, Mondo Operaio diventa uno spazio di confronto teorico aperto, capace di affrontare questioni che il dibattito ufficiale del partito tende a eludere: la crisi dello stalinismo e le implicazioni del XX Congresso del PCUS, i limiti della socialdemocrazia, la natura della democrazia socialista.

Uno dei contributi più innovativi della direzione panzieriana riguarda l’analisi delle trasformazioni del capitalismo contemporaneo. Lontano sia dall’economicismo tradizionale sia da una lettura riformista dello sviluppo, Panzieri insiste sulla razionalità tecnica e sulla pianificazione capitalistica come forme di dominio. Nei contributi pubblicati su Mondo Operaio emerge con chiarezza l’idea che il progresso tecnico non sia neutrale, ma incorpori rapporti di potere e meccanismi di controllo sul lavoro. L’attenzione alla fabbrica, all’organizzazione del processo produttivo e alle nuove forme di sussunzione del lavoro al capitale rappresenta una forte discontinuità rispetto al marxismo dominante nel PSI e anticipa alcuni dei temi centrali dell’operaismo italiano.

In questo contesto prende forma il concetto di controllo operaio, elaborato insieme a Lucio Libertini. Su Mondo Operaio esso viene inteso non come semplice rivendicazione sindacale o come misura di cogestione, ma come pratica politica capace di contestare il potere del capitale sul processo produttivo e di mettere in discussione la separazione tra chi decide e chi esegue. Parallelamente, Panzieri avvia una riflessione critica sul ruolo del partito nella democrazia socialista, rifiutando sia il modello del partito-avanguardia separata sia la sua riduzione a forza di mediazione istituzionale.

La rivista svolge inoltre una funzione decisiva sul piano metodologico. In essa Panzieri inizia a sperimentare una modalità di analisi che coniuga teoria e inchiesta, riflessione astratta e attenzione alle condizioni concrete del lavoro. Sebbene l’inchiesta operaia troverà pieno sviluppo solo negli anni dei Quaderni Rossi, i suoi presupposti teorici sono già chiaramente visibili in questa fase.

Un momento particolarmente significativo della direzione panzieriana è la pubblicazione, nel 1957, del numero speciale dedicato al quarantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Il fascicolo assume il carattere di un vero e proprio manifesto antistalinista: attraverso una selezione accurata di materiali teorici e storici, Panzieri propone una rilettura critica del leninismo, liberandolo dalle deformazioni burocratiche dello stalinismo e riaffermandone la centralità per l’analisi del potere, della democrazia e della partecipazione operaia.

Sempre in questi anni nasce il Supplemento scientifico-letterario di Mondo Operaio, curato da Franco Castagnoli ed Emilio Muscetta, con la collaborazione di giovani intellettuali. Questo spazio editoriale rappresenta un’importante sperimentazione nel ripensamento del rapporto tra cultura e politica, anticipando temi che diventeranno centrali nei Quaderni Rossi: l’autonomia della ricerca teorica, la critica alla subordinazione degli intellettuali alle gerarchie di partito, la necessità di un sapere radicato nella realtà concreta del lavoro.

Nel suo complesso, la direzione di Mondo Operaio tra il 1957 e il 1958 rappresenta una fase di transizione decisiva nel percorso di Raniero Panzieri. La marginalizzazione all’interno del PSI si trasforma nella condizione che rende possibile una delle elaborazioni teoriche più originali del marxismo italiano del secondo Novecento. La rivista funge da ponte tra il socialismo tradizionale del partito e l’operaismo nascente, preparando il terreno per le categorie concettuali, le domande e i metodi che troveranno pieno sviluppo nell’esperienza dei Quaderni Rossi.


L'analisi del capitalismo avanzato

Le riflessioni di Raniero Panzieri sulle trasformazioni del capitalismo avanzato, sviluppate negli anni in cui dirige Mondo Operaio (1957-1958), costituiscono uno dei contributi più originali del dibattito politico e teorico della sinistra italiana del dopoguerra. In un contesto in cui larga parte dell’analisi marxista continuava a interpretare il capitalismo attraverso categorie tradizionali — crisi cicliche, caduta tendenziale del saggio di profitto, polarizzazione sociale — Panzieri individua mutamenti strutturali che ridefiniscono in profondità il funzionamento del sistema e il rapporto tra capitale e lavoro.

mercoledì 1 aprile 2026

La situazione economica degli Stati Uniti nel 2025

Un quadro con poche luci e molte ombre condizionato dai dazi di Trump 

di Andrea Vento

Dinamica economica, inflazione e tassi di interesse

L’economia statunitense nel corso del 2025, anche a causa degli stress innescati dalle politiche sui dazi di Trump, ha registrato secondo le stime del Fmi una crescita del 2,1%, inferiore al 2,8% del 2024, confermandosi peraltro di livello strutturalmente superiore rispetto all’Eurozona che chiude l’anno con +1,4%, il valore più elevato dal rimbalzo post-covid.

Gli investimenti in tecnologia e nell’Intelligenza Artificiale hanno ricoperto un ruolo centrale per l’economia Usa nel corso del 2025, compensando parzialmente l’effetto negativo della riduzione dell’immigrazione, dei consumi contenuti e dell’introduzione dei dazi. Proprio in relazione a questi ultimi, un recente rapporto della Fed indica che i beni importati, soggetti nell’anno in questione ad una tariffa media del 13%, hanno subito un aumento dei prezzi finali dell’11%. Registrando in pratica un tasso di trasferimento annuo dei dazi sui prezzi al consumo del 96% secondo il Kiel Institute, determinando un livello di inflazione medio annuo del 2,4% (grafico 1). 

Grafico 1: tasso di inflazione medio annuo Usa anni 2022-2025 con previsioni per il 2026. 


L’inflazione media mensile è lievemente scesa nel corso dell’anno dal 3,0% di gennaio al 2,7% di dicembre, consentendo solo tre tagli al tasso ufficiale dello 0,25% da parte della Fed fra settembre e dicembre, che hanno portato il tasso stesso al 3,75% attuale (grafico 2).

Il livello di inflazione ancora superiore all’obiettivo del 2% ha quindi indotto, nonostante le pressioni di Trump, il presidente della Fed, Jerome Powell,  a non procedere ad ulteriori riduzioni dei tassi anche per la debolezza del dollaro che a gennaio 2026 accusava, rispetto al gennaio precedente, una perdita di valore del 13% rispetto all’euro. 

Grafico 2: tasso di interesse sui fondi federali degli Usa, anno 2025. Fonte Federal Reserve

Il debito federale

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.