L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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venerdì 19 maggio 2017

PERÚ: EMPRESAS ESPAÑOLAS UTILIZARÁN EL DESASTRE PARA HACER NEGOCIOS, por Pepe Mejía

© Reuters
El pasado 29 de abril el Congreso del Perú publicó la Ley de Reconstrucción con Cambios (RCC), una iniciativa personal del presidente Pedro Pablo Kuczynski (PPK). La ley 30556 abre la puerta a casos masivos de corrupción en nombre de la reconstrucción del país. Empresas españolas como Ferrovial, Repsol, Sacyr, Telefónica utilizarán el desastre como negocio. El Plan de reconstrucción del gobierno –avalado por sectores defensores de la privatización de los recursos públicos– pierde la oportunidad de hacer las cosas distintas: prima el enfoque de negocios para privatizar aprovechando la devaluación de tierras.
El fenómeno de “El Niño costero”, que recalentó el mar del Perú y de Ecuador y generó fuertes lluvias, deja desde diciembre 113 muertos, 42 heridos, 18 desaparecidos, más de un millón de afectados y cerca de 180.000 personas sin techo, según informes oficiales. La crisis meteorológica afectó a 20 departamentos de los 25 que tiene el país, especialmente los de la costa norte, y dañó más de 250.000 viviendas y cerca de 5.800 kilómetros de carretera. La reconstrucción costará 6.400 millones de dólares.
Las cifras son un caramelo goloso para las grandes empresas y no sólo las ligadas a la construcción y sector inmobiliario, sino para los bancos, seguros y fondos privados de pensiones entre otras.
El pasado 18 de abril, PPK explicó que el proceso de reconstrucción brindará incentivos a la empresa privada para que participe activamente.
Para conseguir su objetivo, PPK pactó con el grupo parlamentario Fuerza Popular (FP), representante de las peores prácticas mafiosas, corruptas y heredera de la dictadura fujimorista. La consecuencia ha sido el nombramiento de Pablo de la Flor como Director Ejecutivo de la Autoridad para la RCC. De la Flor fue ministro de Turismo con Fujimori. También estuvo ligado al Banco de Crédito de Perú, propiedad del poderoso banquero Dionisio Romero, uno de los magnates peruanos, la primera institución financiera del país, que estuvo implicado –junto a Montesinos, asesor de Fujimori– en dos denuncias por presuntos delitos de corrupción de funcionarios y tráfico de influencias, así como por el presunto delito contra la fe pública en la modalidad de falsedad genérica.

UN EX FUJIMORISTA GESTIONARÁ LOS DINEROS

Pablo de la Flor, que gestionará “líneas de crédito contingentes” hasta por 3.700 millones de dólares, según le permite la ley aprobada por los fujimoristas y PPK, fue vice presidente de la empresa minera Antamina –controlada por las firmas BHP Billiton Ltd y Glencore Xstrata– en el departamento de Áncash. Comuneros de Cajacay denunciaron a la minera porque la población tenía en la sangre niveles altos de cobre, plomo y arsénico. La empresa del actual directivo nombrado por PPK fue también denunciada por un derrame compuesto de 30 minerales que ocasionó más de 300 personas afectadas, entre ellas seis niños. En el 2014 los trabajadores protagonizaron una huelga indefinida exigiendo sus derechos laborales. Antamina es uno de los yacimientos de cobre más importantes del mundo. En el curriculum de Pablo de la Flor se dice que dirigió el equipo negociador del Acuerdo de Libre Comercio con Estados Unidos y es –o a sido– economista del First National Bank of Chicago. Por su trayectoria, sus preferencias están bastante claras.

giovedì 23 marzo 2017

S.O.S. GEOTERMIA, di Maurizio Fratta

La centrale Enel di Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora
Ci fu un tempo nel quale scavare nelle viscere della terra per cercare minerali era avvertito come una profanazione.
Mentre i minatori cercavano di propiziarsi gli dei del sottosuolo, furono i fabbri a fondere e liquefare i metalli e a credere nella possibilità di poter cambiare la materia e a confidare, così come avevano fatto gli alchimisti, in una sua possibile trasmutazione.
Un sogno, quello dell'homo faber, meno millenarista di quel che si potrebbe credere considerando quanto l'idea del progresso illimitato abbia permeato non soltanto tutto il diciannovesimo secolo, ma perduri anche nelle attuali società industriali che hanno per obiettivo la trasmutazione della stessa Natura e la sua trasformazione in energia.
Ed è stata senza dubbio l'energia geotermica, tra le risorse energetiche, quella sulla quale l'uomo, sin dalla preistoria, ha cercato di fare affidamento e di trarre il massimo vantaggio.
Un sogno che si sta trasformando in incubo proprio in quella Toscana che ha visto nascere lo sfruttamento industriale delle risorse geotermiche e dove, proprio per il fatto che il suo impatto sull'ambiente è noto da tempo, si sarebbero dovute adottare strategie e soluzioni adeguate ed efficaci.
Ci riferiamo a quel che accade in Amiata dove sono all'opera le centrali geotermiche di Enel Green Power, il cui impatto sull'ambiente circostante non può essere ulteriormente taciuto o sottovalutato.
Sabato 4 febbraio, organizzato dalla Rete nazionale NOGESI e da SOS Geotermia, si è tenuto ad Abbadia San Salvatore un convegno dove ricercatori e studiosi hanno fatto luce sulla gravità dell'inquinamento prodotto dalle centrali e che fa oggi dell'Amiata la più grande questione ambientale dell'Italia centrale.
Non ha usato mezze misure nella sua relazione il geologo Andrea Borgia dell'Università di Milano, mettendo in relazione, dati ufficiali alla mano, la proliferazione dei veleni nell'ambiente e i loro effetti sulla salute delle persone.
È noto che l'attività di estrazione geotermica comporta, insieme al vapore acqueo, la fuoriuscita di fluidi dal sottosuolo che a loro volta rilasciano sostanze tossiche nell'aria, nel suolo, nelle acque superficiali: biossido di carbonio, ammoniaca, idrogeno solforato, metano, idrogeno a concentrazioni elevate e con essi altre sostanze dannose per la salute e l'ambiente, tra le quali cloruro di sodio, boro, arsenico, mercurio.

venerdì 24 febbraio 2017

«FERRO, FUOCO, TERRA! 50 ANNI DI LAVORO IN MAREMMA»: LA NUOVA MOSTRA FOTOGRAFICA di Pino Bertelli


Ferro, Fuoco, Terra! 50 anni di lavoro in Maremma
Mostra fotografica di Pino Bertelli

La mostra di Pino Bertelli «Ferro, Fuoco, Terra! 50 anni di lavoro in Maremma» racconta con lo sguardo libertario di questo autore di fama internazionale il lavoro di ieri e di oggi della Maremma toscana. L'iniziativa fa parte del progetto di collaborazione tra Irta Leonardo (Istituto di Ricerca sul Territorio e l'Ambiente) e Magma Follonica, museo che fa dell'attenzione al mondo del lavoro e della memoria storica locale uno dei suoi principali fulcri.
Da sempre sensibile e recettivo alle questioni del lavoro e della società, dell'emarginazione, della diversità e della libertà, Pino Bertelli raccoglie in questa mostra ritratti, ambienti, luoghi di lavoro e di memoria in trenta foto in grande formato seguendo un percorso che unisce gli elementi della terra, del mare, del ferro e del fuoco.

sabato 7 settembre 2013

SULLA GEOTERMIA IN UMBRIA, di Vittorio Fagioli


Comunicato stampa delle associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano, della Tuscia viterbese e del lago di Bolsena in merito alla vertenza contro gli impianti pilota geotermici dell'Alfina.
Cordiali saluti,
a nome e per conto delle  associazioni

Vittorio Fagioli
presidente CISA-Orvieto
Geotermia sull’Alfina: nella legge 98/2013 di conversione del “Decreto del fare”  inserite norme  che sottraggono la valutazione di impatto ambientale  alla competenza della Regione Umbria e escludono gli impianti pilota geotermici dalla Direttiva Seveso sulla prevenzione di incidenti rilevanti. La risposta contro la realizzazione di tali impianti da parte delle popolazioni, ambientalisti ed amministratori uniti non potrà che essere  ancora più determinata.

I denunciati estesi conflitti di interesse, gli errori nelle procedure per le autorizzazioni, l’opposizione su vasta scala di cittadini ed amministrazioni, sia umbre che laziali, che,  avevano sin dall’inizio  accompagnato la vicenda dell’impianto  geotermico  pilota di  Castel Giorgio, avevano avuto vasta eco presso la Regione Umbria che aveva  determinato di approfondire con  una “ inchiesta pubblica” la ingarbugliata vicenda. Che la vicenda si potesse concludere con una bocciatura del progetto era nelle cose, visti  i pesanti dubbi in merito a problematiche, non di poco conto, come  la sismicità indotta ed il possibile  inquinamento delle falde dell’altopiano dell’Alfina e del sottostante  lago di Bolsena. Il tutto poi senza che si potesse solo ipotizzare un ritorno economico ed occupazionale sul comprensorio.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.