L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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lunedì 25 agosto 2025

ANTIEBRAISMO E GENOCIDIO

Una moderna «accusa di sangue»

di Roberto Massari


ITALIANO - ENGLISH


Si tratta di un quadruplice antiebraismo. Perché quadruplice? Rispondo, anticipando la conclusione.

1) Perché l’accusa di «genocidio» al governo di Netanyahu non ha fondamento né riconoscimento giuridico. La s’impiega per diffamare l’ebraismo israeliano e ostacolare la sua lotta di sopravvivenza contro vari fronti d’aggressione (all’inizio 7, ora un po’ meno...).

2) Perché sminuisce e in fondo ridicolizza i tre grandi genocidi della storia moderna: l’armeno, l’holodomor ucraino e l’Olocausto/Shoah (per il quale fu coniato appositamente il termine giuridico da un giurista ebreo).

3) Perché fornisce copertura alle reali intenzioni di chi un genocidio antiebraico lo ha in programma davvero e da tempo, e spera di attuarlo con le armi del terrorismo (Hamas, Hezbollah e altri integralisti islamici) o, appena possibile, con ordigni nucleari (Iran).

4) Perché chi la vive come trasgressione, in realtà è vittima di una moda (fad, craze in psicosociologia) destinata a estinguersi. L’eccitazione nel rovesciare l’accusa sul popolo che ne è vittima per antonomasia, è una forma di sadomasochismo. Molto diffusa in ambienti di «sinistra» reazionaria e antioccidentalista, ha conseguenze devastanti per la cultura del mondo «progressista».

Parlare di «antiebraismo» (che nell’uso corrente e internazionale, purtroppo, è anche «antisemitismo») nel primo secolo di questo terzo millennio non è facile. Quasi duemila anni di persecuzioni, manifestatesi in ère e contesti storici diversi, concorrono a rendere quasi impossibile una definizione adeguata del moderno antiebrei. Non se ne può tracciare un modello, perché nella sua struttura caratteriale sono radicati, in gradi diversi, pregiudizi del passato, mentre ne sorgono di nuovi, provocati soprattutto dalla politica dello Stato d’Israele.

Uno Stato che è ebraico per un’autoproclamazione di derivazione sionista, ma in cui, secondo dati del 2022, la componente araba è del 21,1%, altre affiliazioni religiose (cristiani, drusi ecc.) del 5,3 e quella ebraica del 73,6 (quindi poco meno di due terzi). Per giunta, dire componente « ebraica» non è facile per le grandi differenze esistenti anche tra gli ebrei, a seconda della provenienza geopolitica (sefardita, ashkenazita ecc., esteuropea, nordafricana, statunitense ecc.), ma anche della specifica corrente religiosa ebraica di appartenenza.

A ciò si aggiunga il fatto molto positivo per cui, nel 2015, circa il 65% degli israeliani si definiva non-religioso, incluso un 8% di atei (Win/Gallupp International). Successive altre fonti mostrano tendenze contraddittorie, ma non mutamenti significativi. Dati, comunque, che non hanno alcun interesse per gli antiebrei, convinti che sono pur sempre «i maledetti ebrei» (e non casomai i «maledetti israeliani») a fare le scelte del governo Netanyahu.

Ebbene, volendo aggiornare in termini di categorie politiche la definizione del nuovo antiebraismo - sintetica, ma di facile verifica pratica - si possono adottare tre criteri fondamentali:

1) L’antiebraismo/antisemitismo di chi continua a non riconoscere la legittimità dello Stato d’Israele, benché sia nato dalla ripartizione che l’Onu stabilì con la 181 nel 1947, adottata a grande maggioranza, col voto contrario quasi solo di paesi islamici. Costui nega al popolo ebraico, ma di fatto solo al popolo ebraico, il diritto ad avere un proprio Stato. Questo tipo di antiebraismo si caratterizza con mugugni del tipo «si però quella decisione non fu del tutto legittima», perché... E seguono le più varie spiegazioni che in genere denotano solo l’ignoranza storiografica di chi le formula - quando non ci si limita a rinviare ai «magici» link di Internet, quelli che risparmiano la fatica di leggere libri, documentarsi e argomentare in prima persona.

2) L’antiebraismo/antisemitismo di chi nega a Israele il diritto a difendersi. Qui il problema si complica perché l’antiebrei (che ritiene che Israele non avrebbe dovuto reagire militarmente e si sarebbe dovuto arrendere dopo il pogrom del 7 ottobre) si può confondere con chi critica (più o meno severamente) il governo israeliano per il modo in cui ha esercitato il sacrosanto diritto all’autodifesa dopo l’aggressione di Hamas.

Io, per esempio (senza essere l’unico), ho scritto più volte che per liberare gli ostaggi, invece di bombardare il povero popolo gazawi, sarebbe stato più efficace lanciare un ultimatum all’Iran - il principale Stato che sostiene Hamas - e poi bombardare uno alla volta i suoi siti strategici. Si sarebbero liberati subito gli ostaggi e probabilmente sarebbe anche caduto il peggior regime reazionario che esista al mondo. Ciò non fa di me un antiebrei, né un antisraeliano, ma solo un severo critico del governo Netanyahu per il modo in cui ha gestito la guerra contro l’aggressione di Hamas e per la necessaria e irrinunciabile liberazione degli ostaggi.

3) L’antiebraismo/antisemitismo di chi non ha capito che da quando esiste Israele sono gli israeliani (in particolare i loro governi) e non «gli ebrei» a mettere in pratica la politica nei riguardi dei palestinesi, giusta o sbagliata che sia. L’antiebrei attuale continua a prendersela con gli ebrei, se non addirittura con l’ebraismo in generale o con gli ebrei di altre parti del mondo, spesso nascondendosi dietro gli slogan ormai anacronistici dell’antisionismo. Ciò perché un blocco mentale gli impedisce di considerare gli israeliani una moderna nazione a sé, includente una forte componente ebraica, ma non identificabile con l’ebraismo israeliano e meno che mai con l’ebraismo del resto del mondo.

Basti pensare alle divergenze politiche che separano la quasi dozzina di partiti presenti nella Knesset, dall’estrema destra dell’Otzma Yehudit alla sinistra del Hadash-Ta’al, senza contare la quarantina di formazioni minori che non hanno un seggio in Parlamento, benché in Israele si voti col più democratico dei sistemi elettorali: il proporzionale. Un proliferare di partiti e partitini in uno Stato relativamente giovane, che mentre dimostra il carattere dinamico della democrazia israeliana, ne fa anche una delle democrazie più avanzate al mondo. Al punto che, mentre il paese è impegnato in una guerra per difendersi dalla minaccia di sterminio, avvengono manifestazioni antigovernative e si convocano scioperi generali. Un caso unico nella storia umana, che ha un corrispondente solo nell’odierna Ucraina, dove si può manifestare - e con successo - nonostante l’ aggressione russa.

Tuttavia, in queste tre forme moderne di antiebraismo apparentemente «politico» - attualmente in grande espansione anche a causa di alcune scelte sbagliate compiute dal governo Netanyahu dopo il pogrom del 7 ottobre - confluiscono tracce e pregiudizi di più antica provenienza, addirittura originarie dell’antiebraismo storico.


Antiebraismo teologico e biblistico

lunedì 10 giugno 2024

ZIONISM/ANTI-ZIONISM

and the penetration of Jihadist Islamism in the wealthiest US and European universities

by Piero Bernocchi


BILINGUE: ENGLISH - ITALIANO


Frankly, some themes and issues in today's national and international debate regarding the Israeli-Palestinian war do not captivate me. I find them entirely "inextricable" and consider their hypothetical resolution unnecessary: for example, the fierce dispute over what Zionism has been and currently is. It's certainly a complex discussion, academically fertile, given that there are dozens of books, more or less interesting or "decisive," on the subject. However, it is utterly unproductive, as it should be common knowledge that there was a "left-wing" Zionism (summarized by the "socialist" kibbutzim) and an opposite, fascist-like one, particularly highlighted in recent months by Netanyahu and the thugs even to his right. Neither variant can claim the copyright on the term. Likewise, it seems unprofitable to discuss the opposite term, anti-Zionism, as it is equally evident from global events that there are "genuine" anti-Zionists who are not anti-Jewish, and fake anti-Zionists (of which there are many in the world recently, often unsuspected until recently) who use the term to mask their outright anti-Jewish hatred.


Another discussion that seems entirely academic and resolves nothing is the one about the "historical right of return" of Jews to Palestine. If approached on the level of epochal discourse, the problem appears intricate and complex: historical excursions attempted on this topic in recent months have only demonstrated the elusiveness and fundamental "non-decisiveness" of any argument. However, in my humble opinion, it is mainly a useless debate because Israel's legitimacy as a State did not come from "past historical merits," i.e., based on what happened a couple of thousand years ago, but from a United Nations resolution that overwhelmingly decided that part of Palestine should become the State of Israel. To exemplify the level of universal consensus obtained on this decision, the first two countries to recognize the Israeli State were the USA and the USSR, despite being globally hostile to each other: the Soviet Union even sent weapons when, in 1948, the Arab states that did not accept the UN decision waged war against Israel. The UN and almost all the nations of the time did not do this because they were inspired by the Old Testament but because not only the West but almost the entire world knew that the Holocaust was perpetrated by the Germans, but anti-Judaism had infected almost every country for many centuries, and the Holocaust was ultimately the sum and horrendous "apotheosis" of this. Thus, assigning a nation to the Jews, who never had one (and were historically accused of not identifying with any nation), was an attempt to erase a centuries-old and universal sense of guilt: and they certainly could not place a Jewish nation in Bavaria or the Rhineland or Saxony, i.e., in the home of their greatest massacres. In short, the choice of Palestine was not due to the collective acceptance of the Old Testament as historical truth but simply because there was no Palestinian State at the time, the Arabs in those areas were divided into small communities with different ethnicities or customs, and the neighboring Arab States had no intention of allowing the creation of a Palestinian State, each intending to take a piece of that land: so much so that in 1948 they opened hostilities against the newborn State.


But beyond these general considerations, the further and predominant reason why I dedicate little or no interest to all this is that what concerns me most here and now is what can be effectively intervened upon, particularly the issue that currently seems the real wound on the left (which is certainly not the lack of pro-Palestinian mobilization, which is indeed decidedly adequate, unprecedented, and unmatched for the Kurds, Syrians, against Erdogan, or the Iranian executioners, etc.): that is, the progressive penetration of Jihadist Islamism (which, simplifying, we can translate as "Islamism of the Holy War") on the left (no matter how you mean it) internationally, starting from the United States and its most prestigious and wealthiest universities. I have already written several articles on this topic recently, and the most recent and comprehensive one was published a few days ago on my website (Islamist Propaganda in Universities and Islamophilia: www.pierobernocchi.it).


However, enhancing these concerns of mine in the past week and motivating this new writing, were the words (published on his X, formerly Twitter, account) of Ali Khamenei, the self-declared Supreme Leader of Iran, addressed to the students of the most famous and wealthy US universities last week: "Dear university students in the United States of America, this message is an expression of our empathy and solidarity with you. You are on the right side of history, you have formed a new branch of the Resistance Front, you have started an honorable struggle against the ruthless repression of your government that openly supports the Zionists... My advice to you is to become familiar with the Quran." Plain and simple: clearer than that?! Imagine how much this commonality of intent between the number one Iranian executioner and the US students cheering for Hamas and its sponsors could have pleased an Iranian student hearing about "ruthless repression" on US campuses after seeing the truly ruthless and horrifying repression of hundreds of his colleagues massacred, tortured, and hanged from cranes for peacefully protesting against the monstrous dictatorship of the ayatollahs; or a young woman who saw many of her peers meet the same fate for not wearing the veil or not wearing it correctly; or a gay, lesbian, or trans person who remembers how many from their communities were literally torn to pieces in recent years for their sexual and affectionate preferences. Yet, from the Ivy League universities, there has been not a line or a breath to send back the "solidarity and empathy" of such a global executioner, almost as if, indeed, the students in struggle received encouragement and appreciation from a world political leader of high and universally recognized political, intellectual, and moral stature. Thus, he can legitimately hope that the "familiarity with the Quran" by the future leadership of US society will provide even greater satisfaction to the monstrous Iranian theocracy and its "subordinates" around the world.


ITALIANO

martedì 7 maggio 2024

LETTERA SUL POGROM DEL 7 OTTOBRE

di Roberto Massari


ITALIANO - ENGLISH - ESPAÑOL - FRANÇAIS


Caro Andrea,

ti capisco, come capisco le esitazioni di altri compagni e compagne. Ma il testo di Saviona Mane che hai letto sul blog di Utopia Rossa non ti sembrerebbe esagerato se tu fossi stato parente (non necessariamente ebreo) di una qualsiasi delle vittime, sgozzate o violentate nel pogrom del 7 ottobre.

Ma ti brucerebbe dentro anche l’indifferenza morale e politica con cui il mondo civile ha ignorato la cosa e il rapimento degli ostaggi. Israele si è trovato costretto ad affrontare la questione degli ostaggi da solo (pazzesco, dopo tutto ciò che accadde con l’Olocausto e l’isolamento degli ebrei), nell’indifferenza del resto del mondo (parlo di Stati e governi e Nazioni Unite).  Se il mondo fosse intervenuto per liberare gli ostaggi, si sarebbero salvate migliaia di vite umane e Israele non avrebbe dovuto rispondere da sola alla dichiarazione di guerra fattale da Hamas. Su come sta rispondendo all’aggressione si possono fare tutte le critiche che vuoi e che fanno anche gli israeliani visto che da loro c’è la democrazia per farlo, nonostante il paese sia in guerra: e anche in questo che lezione stanno dando al mondo....

Quando il mondo «civile» è passato dall’indifferenza per questa nuova puntata dell’Olocausto alle manifestazioni in favore degli assassini, avresti certamente sentito crollarti il mondo addosso.

Infine, anche come arabo o palestinese o mussulmano, dovrebbe raggelarti il cinismo con cui Hamas lascia sterminare il popolo palestinese di Gaza solo per proseguire la sua linea politica di distruzione di Israele (che per fortuna non riuscirà mai a realizzare) condotta per conto dell'Iran. Non lo dice quasi nessuno nella sinistra reazionaria, ma Hamas ha preferito e continua a preferire il massacro del proprio popolo piuttosto che restituire gli ostaggi barbaramente rapiti. Avrebbe potuto scambiare la vita di quei 300 poveretti con le migliaia di palestinesi che vengono uccisi e continueranno a venire uccisi finché Hamas non renderà fino all’ultimo ostaggio. Basterebbe questo a far vedere da che parte sta la ragione e da che parte il torto. Ma l’antisemitismo lo impedisce.

Comunque la sinistra reazionaria non si sta rendendo conto che il vero aggressore, barbaro e disumano che sta dietro al massacro del popolo palestinese è l’Iran. Non sono più gli Stati arabi (che pure hanno gravissime responsabilità per il passato). E Iran significa una futura guerra atomica appena saranno riusciti a produrre la bomba. Spero che su questo terreno non spetti a Israele sempre da solo impedirglielo e quindi salvare l’umanità dall’olocausto nucleare che con la pazzia e il fanatismo degli ayatollah è minaccia sicura. Pensa che neanche Putin scherza con le sue minacce nucleari: dove stanno i nostri ecopacifisti? che dicono di quest’altro pazzo criminale e delle sue minacce nucleari?


Io sto cercando di capire le radici dell’attuale esplosione dell’antisemitismo «di sinistra», ma non sono affatto disposto a giustificarlo. Del resto nella mia formazione c’è l’assassinio di mio nonno comunista alle Fosse Ardeatine che in un certo senso mi ha sempre fatto sentire anche un po’ «ebreo romano». Sarò irriducibile nella mia lotta contro l’antisemitismo attuale, che non ha niente a che vedere con il diritto del popolo palestinese a vivere civilmente e liberamente dentro uno Stato unitario.

Con tutto il materiale che sto pubblicando sul blog nessuno avrà l’alibi di dire che non sapeva (come accadde invece con il Gulag e poi col maoismo). Tutti stanno avendo la possibilità di sapere cosa il fondamentalismo islamico sta tramando e facendo. Tutti sanno del pogrom, degli ostaggi e del rifiuto di Hamas di liberarli. E tutti sanno della violenza di Stato che  viene esercitata contro le donne in Iran e nel mondo islamistico.

Si sta scavando un abisso enorme e incolmabile tra la sinistra reazionaria e il mondo progressista.

E lasciamo da parte il mondo rivoluzionario non solo perché non esiste più da tempo, ma anche perché non va fatto lo stesso errore che alcuni rivoluzionari fecero col nazismo, sottovaluandolo e considerandolo un capitalismo come gli altri. Non si può mettere sullo stesso piano il capitalismo iraniano, quello israeliano, quello putiniano e quello degli Usa. Per lo meno non può farlo un marxista il quale sa ben distinguere i diversi gradi di civiltà all’interno di un modo di produzione apparentemente unitario ma disomogeneo. Marx sapeva farlo, mentre queste orde antisemite non sanno nemmeno di cosa io stia parlando.

Io andrò avanti e sino in fondo. Mi pento solo di non essere stato altrettanto duro e intransigente con la pazzia del maoismo dal 1969 (cioè dal mio ritorno da Cuba) in poi. Ma all’epoca entravano in ballo altri fattori e molti dirigenti di quei maoisti avevano fatto il ’68, alcuni insieme a me.

Ora no. Ora è mondezza umana, nevrosi e bisogno di protagonismo allo stato puro. Lo si vede bene in Italia, ma anche nei campus statunitensi. E quei giovani che stanno compiendo il loro rito di iniziazione inneggiando all’antisemitismo, sono tutti futuri nemici di domani, perché il morbo del protagonismo digitale non consentirà loro di pentirsi e capire dove hanno sbagliato. Sono tutti futuri nemici, a differenza di una parte dei maoisti che, in una parte minima riuscì a riprendersi. Ne ho presente qualche esempio.

Shalom  e Avanti!


Roberto 


ENGLISH

venerdì 3 maggio 2024

LETTERA AI BUONISTI PRO HAMAS

di Saviona Mane


ITALIANO - ENGLISH - ESPAÑOL


Ecco chi ha le chiavi di questa guerra


Da Tel Aviv.

Vedo sui telegiornali italiani le vostre proteste infuocate nelle piazze, le vostre bandiere bianco rosso verde nero negli atenei, vedo i vostri occhi infiammati di odio dietro le vostre kefiah, sento le vostre voci inneggiare i nostri aguzzini, le vostre accuse menzognere lanciate a squarciagola contro il mio popolo, e mi domando come sia possibile. Come è possibile che il boia sia diventato vittima e la vittima boia? Come è possibile che chi ci ha massacrati a migliaia, bruciati vivi, sventrati, mutilati, sgozzati, decapitati, stuprati, rapiti dai letti il 7 ottobre, sia diventato il vostro eroe? Come è possibile che chi ci minaccia da sempre di genocidio, sia diventato il vostro alleato? Da dove viene tutto questo astio verso di noi?

Vedo e mi domando anche dov’era tutta questa vostra foga, tutta questa vostra solidarietà buonista con gli ultimi, quando il presidente siriano Bashar el Assad massacrava più di 600 mila dei suoi cittadini? Non vi ho visti allora infuocare le piazza, gridando al genocidio. E non vi vedo oggi affollare le piazze, mentre decine di migliaia di donne, bambini, anziani, muoiono nelle guerre civili in atto in Yemen, in Sudan, Myanmar,  o mentre i droni iraniani e i missili russi bombardano  bersagli civili in Ucraina. La guerra diventa genocidio solo se sono gli ebrei a difendersi?

Accusate noi di questa infamia, ma in fondo ne siete complici voi stessi ogni volta che scandite lo slogan buonista di tendenza: “La Palestina sarà libera dal fiume al mare”, ossia, la Terra di Israele – quella  che i romani hanno ribattezzato duemila anni fa “Palestina” a seguito alla deportazione di suoi abitanti ebrei a Roma – sarà libera (dagli ebrei) dal Giordano al Mediterraneo. Questo non è forse un genocidio? Manifestando senza se e senza ma contro Israele, paese grande quanto la Toscana fondato dopo la decisione storica dell’Onu del 29 novembre 1947, per dare al popolo ebraico un rifugio da secoli di persecuzioni, state facendo il gioco di Hamas, organizzazione islamica fondamentalista e terrorista, il cui statuto fondatore rinnega l’esistenza di Israele e afferma che “non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel  jihaād”, il cui obiettivo è “ ‘sollevare la bandiera di Allah sopra ogni pollice della Palestina’, cioè eliminare e sostituire lo stato di Israele con una  Repubblica Islamica, e che “la Palestina non potrà essere ceduta, anche per un solo pezzo, poiché essa appartiene all’islam fino al giorno del giudizio” (Wikipedia). Per i terroristi di Hamas, da decenni autori di mostruosi attentati e tiri di razzi contro civili inermi in Israele, le atrocità del 7 ottobre e la guerra che ne è derivata, non fanno ovviamente parte di una lotta per due stati per due popoli che vivono in pace fianco a fianco. E’ l’anteprima di un jiahd contro “infedeli” come noi, come voi.  Per noi israeliani o ebrei nella diaspora, questa  è l’ennesima guerra esistenziale, Essere o non Essere nell’unico rifugio concessoci nel mondo.  Mentre per voi buonisti, voi che come tanti dei vostri compagni pseudo progressivi nel mondo, non ci avete concesso più di 24 ore di simpatia dopo la nostra più grande tragedia dalla Shoah, che ci additate, che raccontate barzellette su di noi ebrei, che dite non c’è fumo senza fuoco, che sotto sotto pensate che abbiamo la coda e le corna, per voi che avete scelto nel nostro caso di scambiare orrori di guerra, di tutte le guerre, con il genocidio, è un paradigma bianco e nero nel quale vi siete schierati immediatamente dalla parte di chi ha sempre minato col terrore ogni tentativo di compromesso tra i due popoli. Per ignoranza, per interesse, per trend, o ahimé, per quell’antico morbo incurabile che si chiama Antisemitismo.

Se vi stanno veramente a cuore le sorti dei palestinesi, in primis quelli della Striscia di Gaza – dove vi ricordo, fin al 7 ottobre un solo soldato israeliano non ha messo piede da quando Israele se ne ritirata di propria iniziativa, 19 anni fa – è ai terroristi di Hamas che dovreste rivolgervi. E’ contro di loro che dovreste manifestare. Sono loro gli assassini. Sono loro i responsabili di decine di migliaia di morti, feriti e sfollati palestinesi. Sono loro a tenere le chiavi di questa guerra. Basta che posino le loro armi e liberino i nostri rimanenti 133 ostaggi a cui è negata ogni visita della Croce Rossa da più di 207 giorni.  Vivi o morti. 133 bambini, donne, uomini, anziani, torturati e stuprati ogni giorno nelle tenebre dei loro tunnel, questa città sotterranea costruita coi miliardi di dollari che i loro sponsor, Qatar e Iran, hanno iniettato nella Striscia in più di 15 anni, con la cortesia dei malgoverni di Bibi Netanyahu. Miliardi con cui  Hamas, avrebbe potuto trasformare la piccola striscia di povertà, ignoranza, violenza, stenti e fondamentalismo islamico ispirato allo Stato islamico e conservata da decenni come un gran campo profughi, in una piccola Singapore, un oasi di pace, un esempio da emulare in Cisgiordania, promuovendo così la soluzione di due stati per due popoli. Invece i  padroni del jihad, hanno preferito investirli in armi, morte, fame e desolazione. E finché non ameranno i propri figli più di quanto odiano noi, come dice la frase attribuita alla nostra premier Golda Meir, ci toccherà purtroppo continuare a difendere a spade tratta la nostra propria esistenza, la nostra identità e la nostra cultura. Anche subendo le vostre accuse ipocrite, ingiuste e menzognere.   


ENGLISH

giovedì 11 aprile 2024

LAS RESPONSABILIDADES DE NETANYAHU

por Nathan Novik

ESPAÑOL - ENGLISH - ITALIANO
Estimados todos:
        […] creo que todos vamos a concordar que nadie puede sentirse “cómodo” en este tipo de conflicto. Ciertamente que Hamás no puede quedar impune después de haber cometido el pogromo del 7 octubre.
         Pero después de casi 7 meses de guerra provocada por Hamás y declarada por Israel haré algunas preguntas fundamentales:
               ¿No será que Netanyahu se “apresuró” en declarar la guerra y atacar, sin saber cómo iba a terminar esto ni que iba a provocar?
 ¿No será que Netanyahu ha actuado aprovechando las deficiencias institucionales de Israel generando un conflicto impulsivo, apresurándose” en atacar en Gaza a fin de asegurarse tiempo en el poder, aun cuando sacrifique a los mismos israelíes en una guerra de la cual no sabe como ni cuándo terminará?  
          ¿Siguiendo con Netanyahu, porqué se produjo el pogromo de la manera como sucedió? ¿Por qué Hamás tuvo horas para hacer las barbaridades que quiso en el sur de Israel e incluso llevarse rehenes como moneda de cambio para liberar a los criminales de Hamas que están en cárceles israelíes condenados por crímenes ya juzgados?

 

           ¿Por qué Netanyahu no se tomó un par de semanas a fin de llamar a países amigos que respaldaban a Israel, horrorizados ante las crueles barbaridades  que cometió Hamas, a fin de  solicitarles  armar una fuerza conjunta Internacional a fin de intervenir al interior de Gaza? ¿De manera que hubiese sido un conjunto internacional incluyendo países árabes que no desean la violencia y el terrorismo?
         Si así hubiese ocurrido aun cuando el intento hubiese fracasado, la situación de Israel actual, sería diferente. Porque lo ONU ni ningún país civilizado podría acusar a Israel del costo en destrucción y muertes, (independientemente de que no han sido intencionales y provocadas como se le acusa), al  haber entrado sólo a Gaza a neutralizar, debilitar, tratar de recuperar los rehenes, entre tantos aspectos que sin duda son justos y necesarios no solo para Israel sino también para los palestinos que anhelan vivir en paz y para el mundo civilizado. 
         Pero muy diferente habría sido ESTAR OBLIGADOS A ENTRAR SOLOS A GAZA POR FRACASO DEL APOYO INTERNACIONAL CONJUNTO QUE HUBIESEN SOLICITADO ANTES DE TENER QUE ENTRAR SOLOS A GAZA
        Ahora hay que centrarse en eso. Tendría que surgir en Israel la posibilidad de que lo antes posible Netanyahu abandone su cargo, cambien los liderazgos y se proceda a un esfuerzo internacional respecto a las Organizaciones terroristas, comenzando por Hamás y siguiendo a nivel planetario con las demás, cualesquiera sean sus motivaciones para generar terror.
          Si cada cual de ustedes lee lo que ha escrito, ninguno esta errado. Sáquenle los adjetivos de “equívocos, de culpas o de descalificaciones”: Eso distorsiona el fondo de lo que ustedes expresan: tienen razón en lo que dicen.
            La actual tragedia en Gaza es parte de que Israel por sí sólo se apresura en castigar a Hamas sin un intento previo de generar con urgencia un esfuerzo internacional. Fracasado o no ese intento, la situación de Israel y el grado de antipatía que ha generado a través de una prensa que no le interesa informar sino llamar la atención y culpar a Israel, sin duda que en las actuales circunstancias es muy fácil de ser culpado de todo… Transformándolo de víctima en victimario...
           Pero la figura de Netanyahu y de la debilidad institucional israelí está detrás de todo esto 
        No a la impunidad de Hamas. No puede quedar impune. Pero es necesario un acuerdo Internacional para proceder a continuar la tarea de hacer que Hamás devuelva los rehenes, se debilita o desaparezca su poder de agresión violenta y deje de gobernar en Gaza.
           Pero SI a desentrañar el papel de Netanyahu y otros/as más involucrados/s que hubiera a través de la justicia y SI a tratar de que una fuerza internacional y países árabes junto con palestinos que amen la paz se hagan cargo de gobernar la denominada Palestina como un todo...
Cordialmente, Nathan

martedì 9 aprile 2024

ANTISEMITISMO INTERNACIONAL

por Edison Zoldan


ESPAÑOL - ENGLISH - ITALIANO


Ninguna otra guerra en la historia de todas las guerras estuvo bajo un microscopio tan internacional, ningún otro ejército tuvo que comportarse de manera tan educada con sus peores enemigos, ninguna otra nación tuvo que alimentar a los criminales que asesinaron y secuestraron a los suyos, ningún otro militar fue tan indulgente con los salvajes que violaban a sus mujeres y quemaban vivos a sus hijos y padres. Ningún otro país fue jamás más odiado y cuestionado por defenderse, ningún otro pueblo, de ningún país del mundo, fue más acosado, insultado, castigado, sancionado, mentido, deshumanizado por los partidarios del terrorismo en línea y atacado y bombardeado diariamente por sangrientos terroristas enfermos.

Ningún otro país tuvo más resoluciones de la ONU, ningún otro país atacado por terroristas de todo tipo y provenientes de todas partes de sus fronteras fue jamás llamado “estado terrorista” al defender a sus ciudadanos. Ningún otro conjunto de pruebas militares sobre los crímenes de guerra de los terroristas fue más ignorado por la OMS y otros organismos oficiales. Ningún otro territorio realmente ocupado -como el norte de Chipre, por Turquía o Crimea, por Rusia...- inundó jamás las calles o los campus universitarios con un “activismo” tan absurdo y patético para un país que nunca les importó antes de octubre.

Ninguna otra mujer, de cualquier nación o religión, fue más dudada o menos apoyada como las mujeres israelíes. Ningún otro rehén, de ningún ataque terrorista, fue más ignorado por la opinión pública, ningún otro BEBÉ en el mundo fue secuestrado durante 6 meses, tiempo durante el cual ni UNICEF, ni CRUZ ROJA, ni AMNISTÍA..., nadie fue siquiera tuiteado una vez sobre ello, su liberación….

Bienvenidos al antisemitismo, la nueva temporada. Producido por Irán y los islamistas radicales de todo el mundo. Comparte

lunedì 1 aprile 2024

UN DERECHO INTERNACIONAL SOLO PARA ISRAEL

por Cristina Franco


Caro Roberto,

te envío una interesante contribución sobre algunas cuestiones jurídicas relativas a Israel, que me parece de especial relevancia en este momento. El artículo de Cristina Franco ya ha sido publicado en el sitio web de la Asociación Italia-Israel, y sé que Utopia Rossa generalmente no reproduce artículos aparecidos en otros lugares; pero en este caso tal vez podamos hacer una excepción a la regla.

Con Israel ocurre algo muy extraño, que no ocurre en otros casos: usted, yo y muchos otros criticamos a Putin y a la Federación Rusa por la agresión contra Ucrania, pedimos la retirada de sus tropas dentro de sus fronteras y tal vez una compensación para Ucrania; pero no nos dedicamos a proponer la destrucción de Rusia.

Se puede estar de acuerdo o en desacuerdo con las decisiones de los distintos gobiernos israelíes, tanto internamente como hacia los Estados vecinos. Pero las exigencias que se le hacen a Israel no se las hacen a nadie más.

Isis acaba de reivindicar la responsabilidad de una terrible masacre en Moscú.

Puedes imaginar a alguien diciendo: «Tras el terrible ataque llevado a cabo por Isis en Moscú, pedimos a los rusos que muestren moderación y actúen únicamente de acuerdo con las leyes internacionales. Pedimos un alto al fuego inmediato entre las partes. Además, en Rusia debería crearse un Estado libre dedicado a Isis, es decir, dos Estados para dos pueblos. Pedimos a los rusos que garanticen un suministro regular de camiones con alimentos, combustible y equipos médicos a los miembros del Isis hasta que se resuelva el problema».

¡Pero esto es exactamente lo que se le pide a Israel con respecto a Hamás!

La autora es una abogada de Savona, gestora local de Italia-Israel desde hace algunos años, y muy activa en iniciativas que alguna vez hubiéramos llamado «contrainformación».

En particular, quisiera señalarles a ustedes y a los lectores de Utopia Rossa el preestreno de una película sobre las atrocidades del 7 de octubre de 2023 el 5 de abril, que tendrá lugar a las 18.00 horas en la sede de la provincia de Savona.

Uyn cordial saludo,

Luciano Dondero

 

Cada vez es más evidente que hay dos categorías de derecho internacional: el que se aplica a todos los países del mundo y el especialmente hecho a medida que se aplica y cuyo cumplimiento solo se exige a Israel.

Preliminarmente, parece curioso que se deba invocar el derecho internacional con respecto a Israel cuando se enfrenta a una organización terrorista como Hamás, que desconoce y pisa cualquier hipótesis de derecho, humanitario e internacional, que masacra, tortura, humilla y secuestra a civiles inocentes, entre ellos ancianos mujeres y niños, civiles cuyo sufrimiento no solo acepta sino cuyo sufrimiento busca. Según el ordenamiento internacional, quienes realizan tales barbaridades podrían y deberían ser acusados y juzgados y condenados por cualquier tribunal penal nacional.

lunedì 25 marzo 2024

UN DIRITTO INTERNAZIONALE AD HOC. SOLO PER ISRAELE

di Cristina Franco


Caro Roberto,

ti mando un bel contributo su alcune questioni giuridiche riguardanti Israele, che mi sembra di particolare rilevanza in questo momento. L’articolo di Cristina Franco è già uscito sul sito dell’Associazione Italia-Israele, e so che Utopia Rossa in genere non riproduce articoli apparsi altrove; ma in questo caso forse si può fare uno strappo alla regola.

Nei confronti di Israele funziona una cosa molto strana, che non si riscontra in altri casi: tu, io e tanti altri critichiamo Putin e la Federazione russa per l’aggressione all’Ucraina,  chiediamo il ritiro delle sue truppe entro i propri confini, e magari un risarcimento all’Ucraina; ma non ci dedichiamo a proporre che la Russia venga distrutta. 

Si può concordare o meno con le scelte dei vari governi israeliani sia sul piano interno che nei confronti degli stati vicini. Ma le richieste che vengono fatte a Israele non vengono fatte a nessun altro.

L’ISIS ha appena rivendicato un atroce massacro a Mosca. 

Puoi immaginare qualcuno che dica: “In seguito al terribile attacco compiuto dall'ISIS a Mosca, invitiamo i russi a dar prova di moderazione e ad agire solo in conformità con le leggi internazionali. Chiediamo un cessate il fuoco immediato tra le parti. Inoltre, in Russia dovrebbe essere creato uno Stato libero dedicato all’Isis, ovvero due Stati per due popoli. Chiediamo ai russi di garantire una fornitura regolare di camion con cibo, carburante e attrezzature mediche ai membri dell’Isis fino a quando la questione non sarà risolta”.

Ma questo è proprio quello che si chiede ad Israele nei confronti di Hamas!

L’autrice è un avvocato di Savona, responsabile locale di Italia-Israele da alcuni anni, e molto attiva in iniziative che un tempo avremmo chiamato “di controinformazione”. 

In particolare segnalo a te e ai lettori di Utopia Rossa il 5 aprile la proiezione in anteprima di un film sulle atrocità del 7 ottobre 2023, che si terrà alle 18.00 nella sede della Provincia di Savona.  

Un caro saluto,

Luciano Dondero


È sempre più evidente il fatto che ci siano due categorie di diritto internazionale: quello che vale per tutti i paesi del mondo e quello appositamente tailor made che si applica e la cui ottemperanza è richiesta solo a Israele.

Preliminarmente, pare curioso che si debba invocare il diritto internazionale rispetto ad Israele allorché questo si stia confrontando con un’organizzazione terroristica come Hamas, che disconosce e calpesta qualsiasi ipotesi di diritto, umanitario e internazionale, che massacra, tortura, umilia e sequestra civili innocenti, fra i quali anziani donne e bambini, civili di cui non solo accetta la sofferenza ma di cui cerca la sofferenza. Secondo l’ordinamento internazionale, chi compie simili barbarie potrebbe e dovrebbe essere incriminato e giudicato e condannato da qualsiasi tribunale penale nazionale.

E la questione del diritto internazionale non è di poco conto, a maggior ragione per un piccolo paese che vive di commercio e relazioni con altri paesi e rispetto al quale il marchio di “illegittimità” rispetto al diritto internazionale apre voragini nelle sue stesse chances di difesa e persino di esistenza. Questo è ben noto ai nemici di Israele ed è per questo che ogni loro sforzo di comunicazione è concentrato sulla bollatura di qualsiasi attività o aspetto della vita e delle relazioni di Israele come “illegittimi”. A questo scopo, con la complicità nemmeno tanto mascherata di numerosi attori internazionali, deformando il diritto internazionale esistente ne creano uno ad hoc applicabile solo a Israele. Gli esempi sono numerosi.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.