L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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giovedì 11 ottobre 2012

CRISTIANESIMI VIII, di Pier Francesco Zarcone


LA “ISPIRAZIONE” DEI TESTI BIBLICI: UN PROBLEMA NON DA POCO

L’origine dei Sacri Testi: divina “ispirazione” o dettatura?
I sacri testi del Cristianesimo, cioè il Vecchio e Nuovo Testamento – la Bibbia –  sono tali perché - si assume - contengono la Rivelazione di Dio all’umanità. Questo ai nostri fini si traduce nel problema di cosa porre a oggetto del verbo “contenere”. Poiché non gli è stata data una risposta univoca, ecco che i canoni biblici nelle singole Chiese cristiane sono differenti, e in più si discute se la Bibbia debba essere interpretata alla lettera (posizione detta fondamentalista, oggi molto diffusa negli Stati Uniti) oppure se esistano vari livelli - come l’allegoria e la narrazione mitica - suscettibili di interpretazioni differenziate. Sul dibattito inevitabilmente influiscono i risultati dei progressi delle scienze (storiche, linguistiche, fisiche, ecc.). Soprattutto in ordine alla seconda maniera di intendere la Bibbia si pone la questione della sua divina “ispirazione”, poiché la tesi del fondamentalismo risulta affine al concetto di “dettatura” divina; alla maniera, per intenderci, del Corano dei Musulmani.
Nel Vecchio Testamento esistono passaggi il cui contenuto è in qualche modo apparentabile al concetto generalmente espresso nelle lingue moderne con “ispirazione”, concetto reso esplicito nelle traduzioni correnti, benché l’ebraico biblico ricorra a definizioni più poetiche, magari meno precise ma ricche di significati. Per certe profetizzazioni si dice che “Dio era sui” Profeti (Esdra, 5, 1); oppure che c’era stato un “soffio” di Dio nell’uomo (Giobbe, 32, 8); o che una certa iniziativa era stata presa perché Dio l’aveva “posta nel cuore” di taluno (Neemia, 7, 5); o che certe cose “sono o non sono da Dio” (Isaia, 30, 1).
Nel Nuovo Testamento si parla anche di “soffio” di Dio (II Epistola a Timoteo, 3, 14-16), o di persone mosse dallo Spirito Santo a parlare da parte di Dio”(II Pietro 1, 20-21). C’è posto, quindi, per varie speculazioni teologiche, fermo però restando il ruolo di una intermediazione umana seppure non meglio specificata. Resta comunque il fatto che biblicamente non risulta affatto dominante il concetto di “dettatura”. C’è un solo caso, nel Vecchio Testamento, in cui si dice trattarsi di cosa “scritta da Dio”: si tratta del Decalogo (Esodo, 24, 12; 31, 18; 32, 16; 31, 18; 34, 28; Deuteronomio 5, 22 e10, 4).
Nel Cattolicesimo Dio è stato definito “autore” della Bibbia da Agostino di Ippona, dal Concilio di Ferrara/Firenze, dal Concilio di Trento e dal Vaticano I. Anticamente era stato introdotto il concetto della dictatio della Bibbia: termine non pienamente coincidente con l’italiana “dettatura”, tuttavia potenzialmente in grado di fare unire questi due significati, come accadde con il domenicano spagnolo Domingo Báñez (1528-1604), che presentò l’agiografo come un puro e semplice operatore su dettatura.
Con Pio XII nell’enciclica Divino Afflante Spiritu (1943) all’agiografo è stato visto riconosciuto un ruolo attivo nella redazione dei testi biblici, ma come “strumento” di Dio. Quest’ultimo concetto è sparito dalla Costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II, che ha effettuato una leggera correzione facendo degli agiografi dei coautori, in quanto anch’essi definiti “veri autori”, ma senza contribuire, in definitiva, a una maggiore chiarezza sul tema.

Bibbia e Tradizione in Occidente: Cattolicesimo e Protestantesimo
Nella Cristianità occidentale con la Riforma protestante è stato posto il problema della dicotomia tra Bibbia e Tradizione, come era ovvio avendo la Riforma formulato il principio sola Scriptura, facendo della Bibbia la sola base della fede e rigettando tutto ciò che fosse privo di espresso fondamento biblico. Di segno opposto la posizione cattolica, conforme a quella di Agostino di Ippona, che nel suo Contro la lettera di un manicheo (5, 6) aveva scritto:

«Non crederei al vangelo, se non mi spingesse a questo l’autorità della Chiesa cattolica»,

assumendo quindi la Tradizione base di autorità della Bibbia. Nel 1546 il Concilio di Trento formulò la dottrina delle “due fonti”, per la quale la Bibbia non può essere considerata fonte unica della Rivelazione, essendo non meno importante la Tradizione.
Si tratta di una dottrina in sé tutt’altro che identica a quella protestante, ma non ci si può fermare alla dissomiglianza. Tra le due concezioni esiste infatti un tratto comune: in entrambe resta la distinzione fra Bibbia e Tradizione, quand’anche risolta in modo diverso.

giovedì 29 marzo 2012

CRISTIANESIMI IV - IL «PECCATO ORIGINALE»: UN PROBLEMA TEOLOGICO CHE DALLA BIBBIA NON RISULTA, di Pier Francesco Zarcone

Un dogma funzionale

Il primo libro della Bibbia - la Genesi - contiene la narrazione in forma mitica di quello che poi le Chiese cristiane, sulla scia di Paolo di Tarso, hanno chiamato “peccato originale” facendone - sia pure con sfumature diverse - la causa dell’imperfezione morale degli esseri umani. Vista in questi termini la cosa risulta del tutto assente nella religiosità israelita, tant’è che in seguito la Bibbia ebraica (cioè quello che per i Cristiani è il Vecchio testamento) non riprende più l’argomento e il discorso sulle problematiche morali dell’umanità viene svolto indipendentemente dalla cosiddetta “caduta primordiale”. Inoltre questo tema non ha mai fatto parte della predicazione di Gesù di Nazareth. Invece, soprattutto nel Cattolicesimo e nel Protestantesimo esso occupa un posto fondamentale, grazie al quale Agostino di Ippona poté definire l’umanità in sé una “massa dannata”, che senza la Chiesa e i Sacramenti non si salva e che è attesa dal rovente calduccio dell’Inferno.
Questo mito - oltre a essere teologicamente significativo - ha svolto un’importante funzione nella creazione di una stretta rete di controllo ecclesiastico sulle società occidentali, proprio a motivo della situazione di insopprimibile peccaminosità in cui, grazie a tale mito, è stata vista l’umanità. E per salvarla le Chiese, soprattutto quelle di origine latina, dovevano sapere, controllare, indirizzare e punire.

«In generale si può dire che, a differenza della tradizione teologica occidentale, la quale si occupò con particolare insistenza del peccato dei progenitori, delle sue conseguenze e della sua trasmissone, quella orientale tratta dell’argomento solo incidentalmente e in modo per niente uniforme. Così non si può presentare la dottrina “ufficiale” della Chiesa orientale riguardante il peccato originale, perché, nell’ambito di questa tradizione, non vi è stato mai un dibattito in proposito e molto meno vi fu un tentativo di sistematizzare questa dottrina in modo obbligatorio per tutti, in quanto nessun concilio ecumenico o sinodo locale, tenuto in Oriente, ebbe occasione di ocuparsene»[1].

Forse è stato Paolo di Tarso il grande inventore del peccato originale, che si sarebbe trasmesso con la procreazione a tutto il genere umano posteriore all’umanità primordiale; il “forse” - cioè la mancanza di sicurezza per tale attribuzione - viene motivato più avanti. Tuttavia è ad Agostino di Ippona - mai liberatosi dai condizionamenti del suo passato da libertino e della sua precedente (e intensa) esperienza religiosa manichea, altresì afflitto da vari problemi psicologici e frustrazioni - che si deve la costruzione di un vero e proprio apparato teologico centrato sul tema in questione.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.