L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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lunedì 2 dicembre 2024

PERCHÉ NON È POSSIBILE LA PACE CON PUTIN

di Michele Nobile


ITALIANO - ENGLISH


Le annessioni di Putin, o della pace impossibile

Per un periodo ancora non definibile non sarà possibile una soluzione diplomatica della guerra iniziata con l’invasione totale dell’Ucraina da parte delle forze armate russe, guerra iniziata dieci anni fa con l’invasione e l’annessione della Crimea e l’intervento armato negli oblast’ di Donec’k e Luhans’k a sostegno dei separatisti filo Russia sull’orlo della sconfitta. Il motivo è semplice: Putin non vuole la pace, ma la capitolazione e sottomissione dell’Ucraina. Capitolazione che Putin non riuscirà ad ottenere, per un motivo altrettanto semplice ma totalmente antagonistico al suo: per continuare ad esistere come nazionalità autonoma, sottrarsi a un genocidio culturale e mantenere uno Stato indipendente, gli ucraini non possono arrendersi né riconoscere le annessioni alla Russia del proprio territorio e di milioni di concittadini.

Che non esiste alcun «piano di pace» russo diverso dalla capitolazione dell’Ucraina è stato chiarito più volte da Putin in persona. Ad esempio, in risposta al Summit per la pace in Ucraina tenutosi a Bürgenstock in Svizzera, il 14 giugno il Presidente russo dichiarò che


«Ora, come ho già detto, la situazione è radicalmente cambiata. Gli abitanti di Cherson e Zaporižžja hanno espresso la loro posizione in referendum e le regioni di Cherson e Zaporižžja, così come le Repubbliche popolari di Donec’k e Lugansk, sono diventate parte della Federazione Russa. E non si può parlare di turbare la nostra unità statale. La volontà del popolo di stare con la Russia è inviolabile. Questa questione è chiusa per sempre e non è più oggetto di discussione»1


Questa questione è chiusa per sempre e non è più oggetto di discussione: esiste un modo migliore per sbattere la porta in faccia a un possibile compromesso? 

In conseguenza del clamoroso fallimento del piano iniziale di conquista e dei successi dell’offensiva ucraina dell’estate 2022, il dittatore russo ha dato in pasto al nazionalismo da lui stesso alimentato il contentino dell’annessione dei territori ucraini occupati. Tuttavia, se da una parte la formalizzazione della (incerta) conquista territoriale ha dato corpo ai fantasmi dell’ideologia imperiale russa, dall’altra ha messo il regime di Putin in un vicolo cieco. La decisione di annettere i territori ucraini occupati e l’emendamento alla Costituzione della Federazione russa che li incorpora costituiscono un punto di non ritorno perché Putin ha deliberatamente rinunciato alla sua carta più forte per avviare con successo - dal suo punto di vista - una trattativa circa lo status internazionale dell’Ucraina. Putin si è privato della possibilità di scambiare la restituzione delle terre occupate (magari tenendo la Crimea) con una posizione di neutralità internazionale dell’Ucraina e ulteriori accomodamenti istituzionali che consentirebbero a partiti filo-russi di influenzare la politica interna e internazionale dell’Ucraina. 

L’elezione di Donald Trump a Presidente apre nuovamente la possibilità di un accordo diretto fra Stati Uniti e Russia alle spalle e sulla pelle del popolo d’Ucraina, perché Trump - che si proclama «grande amico» di Putin - è più interessato alla guerra commerciale e al ridimensionamento delle aspirazioni geopolitiche della Cina che a fermare l’espansione dell’imperialismo russo. Trump potrebbe ricattare il governo ucraino per spingerlo a negoziare con la Russia da una posizione di debolezza, minacciando la sospensione o la drastica riduzione dell’aiuto militare. Questo è senza dubbio quanto sperano a Mosca. 

Tuttavia, la posizione russa rimane invariata, addirittura per gli obiettivi massimi della «denazificazione» e smilitarizzazione dell’Ucraina: per accertarsene basta consultare il sito del ministero degli esteri della Federazione russa2. Ora, tanto più perché praticamente impossibile, Putin potrebbe rinunciare a quella che definisce «denazificazione», parola in codice il cui significato reale è una purga politica che installi al potere marionette manovrate da Mosca e un processo di russificazione culturale mirato a sradicare l’identità nazionale ucraina. Non può però assolutamente rinunciare ai territori ucraini illegalmente annessi alla Russia nel 2022, perché questo equivarrebbe a una sconfitta, con possibili gravi ricadute interne. D’altra parte forse, ma è un forse molto ma molto grande, in sede di negoziato Kyiv potrebbe accettare l’annessione della Crimea e forse - un forse ancora maggiore - dei territori occupati degli oblast’ di Donec’k e Lugansk ma assolutamente non l’annessione dei territori occupati degli oblast’ di Zaporižžja e Cherson, che sono il «ponte» terrestre fra Russia e Crimea, irrinunciabile per Putin. 

Dunque, per quanto forte la pressione che Trump potrebbe esercitare su Zelens’ky – certo più che su Putin - esiste un limite a quanto può pretendere, altrimenti rischiando il rigetto di un suo «piano di pace» non solo dalle parti in guerra ma anche dal suo stesso partito - oltre che dagli avversari interni - e da parte dei Paesi dell’Europa centrale e Baltica più esposti all’espansionismo russo. In effetti, considerando quanto sopra, il massimo che un Trump mediatore ben disposto verso Putin potrebbe riuscire ad ottenere non è la pace ma un mero congelamento della linea del fronte, un armistizio che creerebbe in Europa una situazione simile a quella fra le due Coree. 


Quando cessare il fuoco significa capitolare

sabato 11 febbraio 2023

VERSO UNA SETTIMANA GLOBALE DI AZIONE PER LA SOLIDARIETÀ CON L'UCRAINA

European Network for Solidarity with Ukraine - Réseau européen de solidarité avec l'Ukraine


ITALIANO - FRANÇAIS - ENGLISH - POLSKI - PORTUGUÊS


3 gennaio 2023

Fermare la guerra di aggressione russa! Pace per l'Ucraina!

Venerdì 24 febbraio ricorrerà il primo anniversario dell’invasione dell'Ucraina da parte dell'esercito russo, per ordine di Putin e del suo regime. Un anno di indescrivibili sofferenze e di spargimento di sangue per il popolo ucraino.

L'invasione totalmente ingiustificata è già costata la vita a decine di migliaia di civili e soldati ucraini. Ogni giorno il popolo ucraino si confronta con la brutalità e la violenza. Milioni di civili sono stati costretti a fuggire all'estero, milioni di altri sono sfollati all’interno del paese.

Intere città e villaggi sono stati ridotti in rovina dagli attacchi aerei e dai bombardamenti russi. Le infrastrutture civili (reti elettriche e di riscaldamento, scuole, ospedali, ferrovie, porti, ecc.) sono state sistematicamente distrutte, rendendo il Paese invivibile.

Putin vuole rendere impossibile un’Ucraina indipendente e vitale:

• L'esercito russo ha commesso omicidi di massa di civili e soldati ucraini in molti luoghi. Il destino di diverse migliaia di persone è ancora sconosciuto. Le campagne di stupro di massa e l’omicidio per stupro sono strategie di attacco consolidate. Con ogni liberazione di un villaggio o di una città ucraina, nuovi crimini vengono rivelati.

• Molti civili ucraini (tra cui diverse migliaia di bambini) sono stati deportati in territorio russo, senza permesso e spesso con la forza.

Giustamente il popolo ucraino rifiuta di essere una vittima passiva di questa guerra di aggressione e resiste attivamente e massicciamente all’invasione, con o senza armi. La diffusa solidarietà reciproca e l’autorganizzazione della popolazione giocano un ruolo cruciale nel permettere a questa resistenza di continuare, così come il sostegno internazionale in molte differenti forme.

Il massacro del popolo ucraino sotto agli occhi del mondo e la distruzione dell’Ucraina indipendente devono finire! La protesta internazionale più forte possibile contro l’invasione russa e la più ampia solidarietà possibile con il popolo ucraino sono più che mai necessarie.

Noi, organizzazioni e individui di tutto il mondo, chiediamo che la settimana del 24 febbraio sia una settimana globale di azione contro l’invasione russa e di solidarietà con l’Ucraina.

• Pace per l’Ucraina, no alla guerra russa! Cessazione immediata dei bombardamenti e ritiro di tutte le truppe russe dall’Ucraina.

• Il più ampio sostegno possibile e la più ampia solidarietà al popolo ucraino nella sua giusta resistenza all’invasione russa.

Per aggiungere il nome della tua organizzazione a questo appello, scrivici a info@ukraine-solidarity.eu.

 

SEGUE L’APPELLO IN FRANCESE, INGLESE, POLACCO E PORTOGHESE 

mercoledì 13 agosto 2014

POLITICA E GUERRA NEL LEVANTE ARABO, di Pier Francesco Zarcone

Il “Califfato” preoccupa, ma…
La guerra scatenata dal cosiddetto Califfato del Levante e dell’Iraq ha messo in movimento la politica internazionale, peraltro più a parole che nei fatti, nonostante l’ampia minaccia di cui è portatrice (in primo luogo per gli Stati arabi) e l´inusitata efferatezza verso nemici e avversari.
Sull’Iraq sono tornate a piovere le bombe statunitensi; ma l’intervento di Washington è foriero di ulteriori pasticci e complicazioni. Le motivazioni umanitarie sono credibili solo da chi le vuole credere. Qui giocano tanto esigenze geostrategiche imperialistiche quanto la difficoltà di giustificare ulteriormente l’iniziale inerzia di fronte a un’opinione pubblica interna e internazionale sensibile all’atroce situazione determinatasi per i Cristiani nelle zone occupate dai jihadisti.
Intendiamoci: era indubitabile che un nuovo intervento Usa alla fine ci sarebbe stato; tuttavia era atteso per il momento in cui la frantumazione dell’Iraq fosse maggiormente stabilizzata, secondo certi piani statunitensi già menzionati in precedenti articoli. È accaduto però che al-Baghdadi (che risulta essere stato liberato a suo tempo dalle autorità statunitensi perché ritenuto non pericoloso!) non si è mosso nel mero quadro iracheno del settarismo anti-sciita ma è andato pericolosamente oltre, in modo autonomo e oltre tutto scatenandosi contro le minoranze religiose delle aree conquistate (per inciso, violando la stessa legge coranica al riguardo) e facendo del loro massacro (e di quello degli oppositori sunniti) un fondamentale strumento di potere.
Non si può escludere che al-Baghdadi avrebbe avuto più tempo a disposizione senza subire ora attacchi aerei se non avesse dato oggi il via libera a questa sanguinosa persecuzione. Infatti Obama non avrebbe corso soverchi rischi con gli elettori Bible-addicted, ai quali a buon bisogno degli Yazidi interessa poco (sicuramente non sanno nemmeno di chi si tratti), ma che sono sensibili alle persecuzioni musulmane contro cristiani quand’anche non protestanti. Poiché questi cristiani sono in prevalenza cattolici di rito orientale, automaticamente c’è in campo pure l’elettorato statunitense legato alla Chiesa di Roma. Che a Washington si siano percepite pressioni di vario tipo lo fa capire il fatto che fino a poco prima il Pentagono aveva escluso anche l’ipotesi di bombardare le posizioni jihadiste. È il caso di dire che ancora una volta, nel caso di al-Baghdadi, la fretta non ha fornito buoni consigli.

sabato 1 dicembre 2012

RICORDO DI IVAN ILLICH, di Antonio Marchi


Ivan Illich è stato un pensatore critico, ribelle, un gigante del pensiero sociale moderno. Amava essere definito uno storico, perché era dalla storia che traeva le sue analisi per dimostrare la "controproduttività" delle grandi istituzioni moderne, che generano il contrario di ciò che promettono. Della modernità denunciava la tecnostruttura che confisca le capacità naturali del vivere, costringe ad appaltarsi a competenze specialistiche, quantifica l’essere umano in una somma di bisogni e lo misura in termini di produttività. Il nostro modo di vita industriale e predace - diceva - è irrimediabilmente condannato, difficilmente potrà durare ancora mezzo secolo. Il petrolio sta finendo e l’aumento della temperatura terrestre per l’inquinamento devasterà acque e terre. Se vorrà sopravvivere l’umanità dovrà cambiare vita, smettere di divorare energia, non produrre sempre più merci, non confondere lo sviluppo con la crescita del Pil, abbandonare il mito della produttività. Questo modo di vivere ci ha tradito, ci ha estraniato dal mondo, ha distrutto la natura e ingoiato miliardi di persone in inconcepibili astrazioni e il dover rinunciare è da tutti considerato una catastrofe e non invece un rimettere i piedi per terra e avere una vita più ricca e felice.In una lettera ad un amico scritta nel 1992 e letta al suo funerale diceva che la generazione a cui apparteneva aveva vissuto la rottura col mondo e visto l’esilio della carne dalla trama della storia, che il mondo nel quale era nato era svanito nel non senso e che la sua memoria non si era depositata come le rovine del passato negli strati inferiori della terra, ma era scomparsa come una riga cancellata dalla memoria del computer. Parlava della morte e della sua morte, che voleva non fosse "una fine mortale", ma un "morire nel senso intransitivo", con i piedi sulla terra, celebrando "la gloria del mondo reale attraverso il nostro stesso addio ad esso". Voleva una morte che serva a quelli che restano e non una morte che si subisce, che arriva da fuori come un fulmine. Alludeva ad un morire che sia un fare, un decidersi, un compiersi. Come non associare tutto ciò ai delittuosi eventi di questi tempi in Iraq e altrove? La guerra è la massima organizzazione della morte, e nello stesso tempo è la negazione del morire. Come stupirsi che qualcuno, lanciandosi con un’auto imbottita di esplosivo contro un carro armato o un edificio abitato, decida di non farsi dare la morte, ma di morire uccidendo? È la stessa differenza che c’è tra il vivere e l’essere fatti vivere per consumare. Abitare, non stare in una scatola prefabbricata come abitazione. Educarsi, non essere parcheggiati in una scuola scambiata per educazione. Informarsi, non essere "fruitori" e bersaglio dell’informazione. Curarsi, non consegnarsi al potere terapeutico della sanità. Illich è stato un grande paladino della cultura dei popoli, dei loro saperi, dell’arte del vivere praticata anche nelle condizioni più povere ma non per questo miserabili. Da anni non leggeva più i giornali. L’attualità quotidiana gli appariva fatua ed inconsistente, cosi come i "media". Non rilasciava interviste e non accettava il ruolo del conferenziere che "dà la linea". Piuttosto cercava il dialogo attraverso la ricchezza delle osservazioni e delle domande. Un maestro che svolge con gusto una funzione "didascalica" e non vuole trasformarsi in tuttologo, per quanto vari e ampi siano i suoi campi di indagine.La sua idea forza è che, se non in particolari eventi clamorosi, non esiste la "scarsità". I bisogni umani sono commisurati a ciò che la terra può offrire quantitativamente e qualitativamente, con una grande e irripetibile varietà da luogo a luogo. "La dimensione naturale dell’uomo" dunque. Dove per "naturale" s’intende non una nozione "biologica" ma storica. Invece la necessità di scavalcare tempo e spazio con le tecnologie della velocità e della comunicazione, gli squilibri... tutto questo produce il frutto velenoso di rotture, di separazioni, di definizione di confini tra "proprio" ed "alieno", tra lingua e dialetto, tra bene d’uso e bene di scambio, tra ambiente e risorsa, tra norma e devianza, tra salute e malattia, tra comunità e istituzione.L’uomo che conosciamo è l’uomo "economico", che pensa in base al principio di utilità, in base al rapporto costo-profitti. Ma esiste un’altra umanità, esistono, altri modi di pensare la convivenza basati sul dono, sulla comunità, sull’autosufficienza, sulla solidarietà.
Queste possibilità sono state indubbiamente sconfitte. Ma la loro sconfitta non è prova della loro non-verità. La storia non è infatti un tribunale. La storia è il dominio del più forte, spesso del più violento. 

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

martedì 13 novembre 2012

SULLA FOTOGRAFIA DELLA BELLEZZA, di Oliviero Toscani - Foto di Pino Bertelli

Per Platone e Aristotele, il bello è corrispondente al vero. Se quindi applichiamo il concetto aristotelico, la fotografia è l’arte della bellezza. Perché una fotografia può essere solamente testimonianza della realtà. Pino è un testimone di una realtà controversa, negativa. È riuscito però a sfruttare quel surplus d’intelligenza e sensibilità che è la creatività; ha scovato un lato nascosto della realtà africana. Ha saputo trovare un altro percorso per testimoniare la condizione vissuta in quei luoghi. Ha ricercato la bellezza dei bambini, una bellezza eterea.


I bambini sorridono, e questo sorriso sembra riscattare un intero continente dalla povertà, dalla disperazione, dalle pestilenze e dalla sete. La fotografia di un sorriso è un reportage di importanza straordinaria, è lo strumento d’offesa contro l’indifferenza.
Quando vogliamo indicare la nostalgia per qualcosa parliamo di “mal d’Africa”. Questo volume ci dovrebbe far venire un fortissimo senso di nostalgia per quello che non abbiamo fatto.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.