L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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venerdì 9 ottobre 2015

RENÉ RAMOS LATOUR, COMBATTENTE DEL «LLANO» E DELLA SIERRA, di Marco De Martin

In occasione del 48º anniversario della morte di Ernesto Guevara, pubblichiamo un breve saggio dedicato al Comandante «Daniel», con cui il Che ebbe modo di polemizzare durante la vicenda insurrezionale cubana: auspichiamo così di dare il nostro piccolo «colpo di scalpello» alla leggenda, ancora tanto diffusa, di un Guevara dalle idee granitiche e marmorizzate, che mai sarebbero cambiate nel corso della sua vita di rivoluzionario - alla stregua di un burocrate brežneviano. Tante esperienze, prese di coscienza, delusioni politiche e letture rivelatrici dividono infatti il Che del 1957 dal «Fernando» boliviano ejecutado dieci anni più tardi a La Higuera… segno di un’onestà intellettuale che in pochi possono vantare.
Il seguente scritto, già apparso nel Quaderno della Fondazione n. 8/2010, pp. 74-8, viene qui riproposto con qualche modifica e l’aggiunta, in appendice, del testo integrale delle due lettere che costituiscono la chiave di questa storica polemica, assieme a un’altra spedita da Guevara a Fidel Castro nello stesso periodo, utile a meglio inquadrare la situazione di quel fatidico dicembre 1957.
Le foto del Che che accompagnano l’articolo sono pressoché inedite. [la Redazione]

Daniel sulla Sierra Maestra, 1958 © OAH*
Entrato a far parte ormai da tempo del ristretto pantheon degli «Eroi della Rivoluzione» di Cuba, René Ramos Latour rimane ancor oggi una delle figure meno note fra i dirigenti del processo insurrezionale, pur avendo tutti i requisiti per essere ricordato come tale: protagonista dapprima della lotta clandestina contro il regime di Batista nelle città come vice di Frank País, integrato in seguito nella guerriglia sulla Sierra - di cui fu sempre strenuo sostenitore, pur mantenendo una propria autonomia di giudizio su alcune importanti scelte - «Daniel» morirà giovanissimo in combattimento, pochi mesi prima del trionfo della Rivoluzione, senza aver potuto raggiungere la piena maturità politica e teorica1.
Come è già accaduto dopo la morte a molti altri rivoluzionari di varie epoche e luoghi (fra i quali l’esempio del Che Guerrillero heroico è senza dubbio il più celebre), anche il combattente Ramos Latour - pur essendo stato insieme uomo d’azione e di pensiero - è stato ridotto al solo primo ambito, sublimandolo fino alla «mitizzazione». Le sue riflessioni politico-teoriche - ampie e profonde, come si ricava in particolare dalla polemica epistolare con Guevara - sono state invece trascurate (e in parte censurate), in quanto espressione di quelle profonde divergenze politiche che insorsero tra il llano e la Sierra, e che si trascinarono anche oltre il trionfo del 1959, quando ormai il Comandante Daniel non poteva più pronunciarvisi.
Lo scontro «Sierra-llano» verificatosi durante la guerra rivoluzionaria è divenuto nel tempo uno dei principali temi tabù nella storiografia cubana, in una forma radicale pari soltanto alle reticenze e ai silenzi che avvolgono la posizione politica ambigua mantenuta dal vecchio Partito comunista cubano (il Psp, stalinista) verso la guerriglia, in particolare nella fase di avvio e rafforzamento.
La lettera che Daniel inviò a Guevara il 18 dicembre 1957 è un documento umano e politico fra i più lucidi che siano mai stati prodotti in seno al gruppo dirigente cubano, rivelatore della ricca personalità dell’autore. Con questo testo - scritto come replica a una lettera del Che del 14 dicembre2, molto dura nei contenuti - Ramos Latour risponde all’ingenua dichiarazione di fede filosovietica da parte di Guevara ponendo in risalto la necessità per il popolo cubano di una rivoluzione sociale che sia radicale, ma mantenga la propria indipendenza economica e politica di fronte a qualunque Stato del mondo (riecheggiando in questo anche la riflessione di José Martí). Il riferimento riguarda senza alcun dubbio gli Stati Uniti - con cui Daniel sembra già intravedere, al pari del Che, l’inevitabile scontro - ma anche l’Unione Sovietica: in questo divergendo nettamente dal Guevara filosovietico di quel periodo, ma in inconsapevole sintonia col futuro ex ministro dell’Industria cubana, cui spetterà il merito di descrivere (nel 1966) i primi passi della marcia dell’Urss verso il capitalismo.
Pur non avendo conoscenze teoriche sufficientemente approfondite al riguardo, Daniel dimostra di aver intuito il ruolo ormai assunto dall’Urss nel mondo, come complice dell’imperialismo anch’essa in campo economico - come ben esprimerà il Che nel celebre Discorso al Secondo seminario di Algeri3 del febbraio 1965 - e con un ruolo conservatore e antirivoluzionario in campo politico. In sostanza, la polemica tra Daniel e il Che costituisce il primo scontro aperto sulla collocazione nazionale e internazionale della Rivoluzione cubana, prima che il problema si ponga con drammatica immediatezza e molto prima che venga risolto nel modo che conosciamo, vale a dire con l’assorbimento di Cuba nel campo sovietico, in termini economici, politici, ideologici e militari. La corrispondenza che qui analizziamo sembra dimostrare che agli occhi delle menti più lucide e teoricamente preparate del gruppo dirigente cubano, la definizione di un atteggiamento politico di autonomia dall’Urss appariva urgente e non rinviabile già a un anno dall’inizio della lotta sulla Sierra.
Con questo nostro contributo ci proponiamo di tracciare solo un profilo sintetico della personalità del rivoluzionario Ramos Latour, proprio alla luce di quella fondamentale polemica del dicembre 1957, destinata a lasciare un solco profondo nella storia politica dell’Isola. Va detto, però, che su questo terreno lo studioso deve lottare contro la mancanza di fonti e documenti, a causa anche della precoce morte di Daniel: a tale riguardo lo scambio di lettere fra i due (e quella del Che a Fidel) fornisce uno spiraglio di luce nell’oscurità che ha sempre circondato la vicenda e che i principali biografi non hanno contribuito molto a illuminare4.

René Ramos Latour nasce il 12 maggio 1932 nel municipio di Antilla, situato nell’attuale provincia di Holguín, da genitori di umili origini. Trasferitosi con la famiglia nella vicina Santiago de Cuba, si iscrive alla Escuela Profesional de Comercio. Ottenuto il titolo di contabile, alla fine del 1953, viene assunto dapprima dalla Cuban Nickel, l’anno seguente dalla Nicaro Nickеl Processing Corp., entrambe imprese nordamericane che si dedicano alla produzione di nichel nella zona di Nicaro, nei pressi delle miniere di Ocujal. Questa esperienza, grazie al contatto diretto col mondo operaio delle multinazionali straniere - composto quasi esclusivamente da cubani - radicalizza le idee del giovane René; ciò è ben rappresentato da un passo di una lettera inviata alla madre da Ocujal, datata 27 agosto 1954:
«(…) Sí madre querida, aquí en la soledad de estas montañas he sabido qué debo hacer, de un lado tengo la tierra estéril a la que han extraído sus riquezas manos extrañas para dedicarlas a una tarea innoble, el sojuzgamiento y dominio de pueblos que ellos desprecian y consideran inferiores. Del otro lado se alzan altivas un grupo de montañas cubiertas de bosques y yerbas altas. ¿Cuál es su destino?, ¿igualar a sus hermanas en esterilidad e inferioridad? ¡No!, me resisto a creerlo, tengo la certeza de que es posible evitarlo, ¡todavía estamos a tiempo! (…)»5.
René Ramos Latour nel llano © OAH
Nel settembre 1955 un giovane santiaguero, Frank País, fonda il Movimento 26 di Luglio a Mayarí: una cellula che andrà estendendosi fino a comprendere l’intera zona nord dell’allora provincia di Oriente, includendo le cittadine di Cueto, Antilla e Nicaro. Ed è proprio in queste circostanze che inizia la militanza politica di René che, abbandonati gli studi universitari di Scienze sociali e Diritto pubblico, decide di unirsi all’organizzazione, di cui nel 1956 diviene Jefe de Accíon per l’intero territorio.
A dicembre dello stesso anno spetta a lui il compito di organizzare le azioni di appoggio allo sbarco del Granma, che proseguiranno in forma di sabotaggi nelle settimane successive. Il giovane è arrestato a Mayarí, ma viene presto rilasciato.
Nel marzo 1957 avviene il primo contatto con le forze della guerriglia: Ramos Latour è messo a capo di una delle cinque squadre di reclute armate, composte ognuna di dieci elementi, che verranno mandate come primo rinforzo sulla Sierra Maestra. È diventato ormai ii vice di Frank País nel Frente Nacional de Acción. A maggio, nominato Comandante con l’ormai celebre nome di battaglia «Daniel», viene incaricato di aprire un nuovo fronte di guerriglia sulla Sierra Cristal, il denominato Segundo Frente, con l’intento di alleggerire la pressione dell’esercito batistiano sulla Sierra Maestra. Ма il tentativo non va a buon fine a causa di una delazione, e Daniel deve tornare a Santiago de Cuba tramite la rete clandestina e riprendere le precedenti funzioni nella struttura urbana, fra le quali la principale è mantenere i contatti, in forma di direttive e materiale, con la Sierra.
Il 30 luglio il Movimento subisce il colpo più duro dall’inizio della lotta: Frank País viene ucciso in una strada di Santiago de Cuba. René è designato al suo posto come capo di Acción y Sabotaje, responsabile del Movimento nella provincia di Oriente e membro della Direzione nazionale del M-26-7. L’assembramento di popolo per i funerali di Frank si trasforma ben presto in uno sciopero semispontaneo - durato fino al 6 agosto - che Daniel cerca di estendere il più possibile ad altre città dell’Oriente cubano.
Nei mesi successivi Ramos Latour si occupa della formazione delle Milizie cittadine incaricate della guerriglia urbana. A marzo 1958 raggiunge la Sierra con altri membri della Direzione nazionale: si decide di indire, per il giorno 9 aprile, uno sciopero generale, voluto fortemente dal movimento urbano (all’epoca definito complessivamente llano, letteralmente «pianura», per distinguerlo dalla guerriglia) - che vede ormai affievolirsi il proprio ruolo politico con la crescita dell’Ejército Rebelde - e appoggiato, pur con qualche indecisione, da Fidel e i dirigenti della Sierra. Daniel s’incarica dell’appoggio armato all’azione di sciopero creando una nuova colonna, la n. 9 «José Tey», che in seguito salirà sulle montagne attorno a Santiago de Cuba in funzione di sostegno al Secondo Fronte Orientale da poco creato.
Guevara con la sua Columna 4. El Hombrito, luglio 1957 © OAH
La huelga general, cioè lo sciopero, si risolve in un tremendo fallimento, che a sua volta provocherà importanti mutamenti all’interno del Movimento. Il 3 maggio, agli Altos de Mompié, sulla Sierra Maestra, si tiene una riunione fra i dirigenti della Sierra e del llano che potremmo definire «storica». In essa vengono discusse le cause della sconfitta e Daniel ne è ritenuto uno dei maggiori responsabili. Ciò provoca la sua destituzione da capo delle Milizie cittadine e l’incarico viene assunto da Fidel Castro, come Comandante unico di tutte le forze ribelli, sulla Sierra o cittadine. Qualunque giudizio si dia di tale mutamento, non vi sono dubbi che si tratta di un passo decisivo per la storia della Rivoluzione: di qui data l’inizio dell’unificazione ideologica del gruppo dirigente castrista, che ancora continua ai giorni nostri.
Le cause della disfatta vengono individuate in primo luogo nell’improvvisazione e il soggettivismo con cui lo sciopero era stato organizzato - si parla addirittura di concezioni quasi «putschiste» - e in secondo luogo nel fatto di aver escluso dalla sua preparazione il Psp (il vecchio partito stalinista) con gli stessi metodi settari che nel passato erano stati tipici di quel partito. Anni dopo il Che, in uno dei suoi Pasajes, parlerà degli errori imputati a Ramos Latour, soprattutto per quanto riguarda la formazione delle milizie:
«Daniel, accusato di un analogo errore di valutazione [vale a dire non aver calcolato esattamente le forze della reazione nel loro bastione principale (n.d.r.)], riferito alle milizie del llano che erano state organizzate come truppe parallele alle nostre, ma prive di addestramento e spirito combattivo, e senza passare attraverso il processo di rigorosa selezione della guerra»6.
Tornato a Santiago de Cuba, Daniel organizza una nuova colonna, la n. 10 (questa volta comandata da lui stesso), da integrare nella lotta guerrigliera, salendo quindi sulla Sierra Maestra, dove l’offensiva estiva batistiana è ormai cominciata; Ramos Latour prende parte a varie battaglie, che in poche settimane porteranno al fallimento l’estremo tentativo della dittatura di accerchiare e annientare le truppe rivoluzionarie. A fine luglio Daniel - che ha ormai ai suoi ordini circa 100-120 uomini - riceve l’ordine di tagliare la ritirata a un battaglione nemico diretto a Las Mercedes, ma il giorno 30, in località Jobal - zona nord della Sierra Maestra - è ferito al ventre da un colpo di mortaio che lo conduce alla morte poche ore dopo.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.