L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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sabato 7 aprile 2018

RIFIUTARE L’IMMAGINARIO INDIVIDUALIZZANTE PER INVERTIRE GLI EFFETTI DEL «GLOBAL WARMING», di Maurizio Fratta

IN DUE LINGUE (Italiano, Inglese)

Neri Pozza, 2017
I dati raccolti dai climatologi parlano chiaro: quella del 2017 in Italia è stata la seconda estate più calda dal 1880 - quando sono cominciate le rilevazioni; il mese di agosto ha fatto registrare un eccesso termico medio di 2,5 °C, con il giorno 4 del mese che è stato il più caldo degli ultimi sessant’anni in molte città dell’Italia centrale.
Il fatto che il 2017 si sia poi rivelato essere il secondo anno più caldo di sempre (dopo il 2016) conferma in pieno gli scenari legati al riscaldamento globale.
L’estate italiana del 2017, la quarta più secca in assoluto, verrà ricordata pure per la gravissima crisi idrica dovuta alla drastica riduzione delle precipitazioni sull’intero territorio nazionale (-41% rispetto alle medie stagionali), con gravi ripercussioni sulla rete “colabrodo” degli acquedotti italiani.
Una stagione che passerà alla storia anche e soprattutto per gli incendi: dal 15 giugno al 14 settembre ne sono divampati circa centomila (nel 2016 erano stati cinquantamila), uno ogni 100 secondi, più di mille al giorno: da quello della pineta di Castel Fusano sul litorale romano - nei pressi della tenuta del Presidente della Repubblica sita a Castelporziano - a quello del Vesuvio e del suo parco; dal rogo di Sulmona fino a quello di Monte Morrone, la cima di Celestino V.
In certi giorni sembrava che l’intero Paese andasse a fuoco. Alle prime piogge - con l’humus andato in fumo - la cenere si è di conseguenza trasformata in fango, contribuendo ad aumentare il dissesto idrogeologico.
Gli effetti dei cambiamenti climatici sono ormai sotto gli occhi di tutti: nessun essere vivente ha contribuito ad alterare la vita del nostro pianeta tanto profondamente - e così rapidamente - quanto l’uomo.
Il surriscaldamento della Terra, determinato dall’effetto serra e correlato all’aumento delle emissioni di CO2, è soltanto uno dei fattori della crisi ambientale planetaria. Prendendo in considerazione l’acidificazione degli oceani, l’uso spropositato di acqua dolce, l’iperproduzione di rifiuti, la pesca, la deforestazione e la caduta verticale della biodiversità, dovrebbe esser chiaro che in molti processi naturali i limiti sono già stati oltrepassati.
Al di là del pur necessario mutamento degli stili di vita, la battaglia per invertire questa tendenza richiederebbe un’azione collettiva, ma la politica non è in grado di proporre alcuna alternativa credibile.
Vorrei qui ricordare, fra gli altri, il contributo del fisico Gianni Mattioli in occasione del XXIX Convegno della rivista l’altrapagina intitolato «La parabola del cibo», tenutosi a Città di Castello nel settembre 2015.
Partendo dal superamento di alcuni parametri - per esempio la CO2 - Mattioli mise in evidenza come ciò potesse causare una rottura di stabilità del sistema fisico-climatico del pianeta, alterando e sconvolgendo fenomeni periodici come stagioni, venti e correnti marine, con il rischio di dar luogo ad un caos imprevedibile.
All’incontro aveva partecipato anche l’Associazione nazionale e internazionale UPM (Un Punto Macrobiotico) - fondata da Mario Pianesi - che da oltre trent’anni opera in campo agricolo e alimentare nel pieno rispetto per l’ambiente e la promozione della salute dell’essere umano.
Riflettendo su questo lavoro comune con Chiara Giallorenzo, presidente del Centro UPM di Città di Castello, e con l’adesione del Centro Studi «Mario Pancrazi» - un’associazione che persegue «la valorizzazione della cultura delle matematiche» - è stata promossa una conferenza che affrontasse il tema dei cambiamenti climatici a partire dagli effetti riscontrati in Umbria e in Alta Valtiberina, e che lo facesse mettendo in relazione tra loro ambiente, agricoltura, alimentazione e salute.
Per arrivare ad una visione di insieme, è stata chiesta una valutazione a naturalisti, agricoltori e medici con l’intento di proporre un approccio multidisciplinare che sia capace di individuare un possibile percorso di mitigazione delle conseguenze del global warming.
In un territorio in cui l’abuso di pesticidi impiegati nell’agricoltura industriale ha gravemente contaminato le acque superficiali e di falda, dove la presenza diffusa di discariche e impianti di compostaggio ha avvelenato suolo e aria e in cui il trasporto ferroviario è stato marginalizzato in maniera irresponsabile - per essere infine soppresso a vantaggio di quello veicolare (individuale), fonte primaria, insieme a quella causata dagli allevamenti animali, di emissione di CO2 - non è più possibile continuare a far finta di niente, considerando in particolare gli alti tassi di incidenza di alcune tipologie tumorali riscontrati sia nella popolazione adulta che in quella infantile e giovanile in genere.
Se è vero - come scrive Amitav Ghosh ne La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile - che l’indifferenza nei confronti delle catastrofi attuali è figlia del nostro individualismo e della nostra adesione al modello di vita e di consumo dominante, sarà possibile affrontare questa sfida soltanto prendendo coscienza di quanto è accaduto e di quanto sta accadendo, trovando quindi «una via d’uscita dall’immaginario individualizzante in cui siamo intrappolati».

giovedì 23 marzo 2017

S.O.S. GEOTERMIA, di Maurizio Fratta

La centrale Enel di Bagnore 4 nel comune di Santa Fiora
Ci fu un tempo nel quale scavare nelle viscere della terra per cercare minerali era avvertito come una profanazione.
Mentre i minatori cercavano di propiziarsi gli dei del sottosuolo, furono i fabbri a fondere e liquefare i metalli e a credere nella possibilità di poter cambiare la materia e a confidare, così come avevano fatto gli alchimisti, in una sua possibile trasmutazione.
Un sogno, quello dell'homo faber, meno millenarista di quel che si potrebbe credere considerando quanto l'idea del progresso illimitato abbia permeato non soltanto tutto il diciannovesimo secolo, ma perduri anche nelle attuali società industriali che hanno per obiettivo la trasmutazione della stessa Natura e la sua trasformazione in energia.
Ed è stata senza dubbio l'energia geotermica, tra le risorse energetiche, quella sulla quale l'uomo, sin dalla preistoria, ha cercato di fare affidamento e di trarre il massimo vantaggio.
Un sogno che si sta trasformando in incubo proprio in quella Toscana che ha visto nascere lo sfruttamento industriale delle risorse geotermiche e dove, proprio per il fatto che il suo impatto sull'ambiente è noto da tempo, si sarebbero dovute adottare strategie e soluzioni adeguate ed efficaci.
Ci riferiamo a quel che accade in Amiata dove sono all'opera le centrali geotermiche di Enel Green Power, il cui impatto sull'ambiente circostante non può essere ulteriormente taciuto o sottovalutato.
Sabato 4 febbraio, organizzato dalla Rete nazionale NOGESI e da SOS Geotermia, si è tenuto ad Abbadia San Salvatore un convegno dove ricercatori e studiosi hanno fatto luce sulla gravità dell'inquinamento prodotto dalle centrali e che fa oggi dell'Amiata la più grande questione ambientale dell'Italia centrale.
Non ha usato mezze misure nella sua relazione il geologo Andrea Borgia dell'Università di Milano, mettendo in relazione, dati ufficiali alla mano, la proliferazione dei veleni nell'ambiente e i loro effetti sulla salute delle persone.
È noto che l'attività di estrazione geotermica comporta, insieme al vapore acqueo, la fuoriuscita di fluidi dal sottosuolo che a loro volta rilasciano sostanze tossiche nell'aria, nel suolo, nelle acque superficiali: biossido di carbonio, ammoniaca, idrogeno solforato, metano, idrogeno a concentrazioni elevate e con essi altre sostanze dannose per la salute e l'ambiente, tra le quali cloruro di sodio, boro, arsenico, mercurio.

mercoledì 17 febbraio 2016

L'ORO DEI POVERI: I CERCATORI D'ORO DEL BURKINA FASO, di Pino Bertelli

a Thomas Sankara,
per avere insegnato ai biechi governanti di tutto il mondo
che la dignità di un popolo ha più valore di qualsiasi ricchezza.

L'Africa agli africani!…
Non possiamo essere la classe dirigente ricca di un paese povero…
È inammissibile che ci siano uomini proprietari di quindici ville, quando a cinque chilometri da Ouagadougou la gente non ha i soldi nemmeno per una confezione di nivachina contro la malaria…
Non c'è salvezza per il nostro popolo se non voltiamo completamente le spalle a tutti i modelli che ciarlatani di tutti i tipi hanno cercato di venderci per anni…
Per l'imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità…
(Thomas Sankara)

In Burkina Faso è stato scoperto l'oro… in uno dei paesi più poveri del mondo esiste una delle più grandi miniere d'oro della terra… naturalmente è in mano alle multinazionali… così nella zona di Goron Goron (che significa "Sediamoci e parliamo"), in pieno deserto, a pochi chilometri dal confine con il Mali, è arrivata la strada… le pompe di benzina… le associazioni no profit, gli aiuti internazionali, anche… i pochi villaggi di pastori sono scomparsi e i padroni dell'oro hanno costruito delle casette, tutte uguali, di un paio di stanze per i burkinabé espropriati della loro misera quotidianità… ci atterrano anche gli aerei degli americani (non solo militari), dei canadesi ecc.… molti burkinabé lavorano nell'enorme miniera a cielo aperto (una buca di centinaia di metri)… e molti sono anche felici di spendere il salario nella capitale, Ouagadougou, nei centri commerciali… alcuni sembrano più felici, altri si perdono con la birra, le prostitute, le droghe, gli "affari sporchi" che accompagnano il "progresso" dei persuasori occulti della società consumerista.
Intorno alla miniera di Goron Goron c'è l'oro dei poveri… centinaia di uomini, donne e bambini scavano buche o pozzi nel terreno per raccattare poche pagliuzze d'oro, pesate poi con un piccolo bilancino… da una parte c'è un fiammifero, dall'altra l'oro raccolto… naturalmente chi tiene il bilancino fa parte della famiglia del capo del villaggio (in accordo col comune, la chiesa, il governo)… i minatori ricevono uno straccio di soldi per una pagliuzza d'oro… dietro la speranza di ricchezza si nasconde un mondo di desolazione di cui risparmierò i particolari.
I militari governativi e le guardie della miniera sorvegliano la zona… grazie al conformismo e all'illuminata stupidità del governo del Burkina Faso (e dei nuovi colonizzatori), dove si segnalano soltanto istrioni, saprofiti o criminali in formato grande, la tolleranza è applicata con abbastanza candore, tutti sanno e tutti stanno al gioco… la paura genera la stabilità… la genuflessione il delirio… le stigmate del provvisorio s'appiccicano su tutti e la mediocrità striscia davanti agli oracoli del "benessere". Nella maggior parte dei casi si dedicano al (piccolo) profitto per vendicarsi della miseria della vita.

sabato 27 giugno 2015

GLI SCHIAVI DEL BURKINA FASO, di Pino Bertelli

Un reportage fotografico in forma di appello al Tribunale dei Diritti dell'Uomo contro il governo del Burkina Faso per violazione della dignità e della bellezza di uomini, donne e bambini…

Gli schiavi del Burkina Faso sono centinaia di persone che lavorano ai limiti della sopravvivenza nella cava di pietre di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso… la cava è in mano al malaffare… e bambini, donne, uomini ricevono pochi centesimi a cesto di pietre… la corruzione passa sotto silenzio e nessuno denuncia questo crimine contro gli ultimi della terra!
Il mio amico e maestro don Gallo diceva: «Il diritto della forza va combattuto con la forza del diritto!».
P.B.

SULL'ARTE DI STRISCIARE AD USO DEI CORTIGIANI DELLA FOTOGRAFIA

Un buon cortigiano non deve mai avere un'opinione personale ma solamente quella del padrone o del ministro, e deve saperla anticipare facendo ricorso alla sagacia; ciò presuppone un'esperienza consumata, una profonda conoscenza del cuore degli uomini. Un buon cortigiano non deve mai avere ragione, non è in nessun modo autorizzato ad essere più brillante del suo padrone o di colui che gli dispensa benevolenze, deve tenere ben presente che il Sovrano [Papa, Banchiere, Generale, Primo ministro] e più in generale l'uomo che sta al comando non ha mai torto.
[Paul Heinrich Dietrich, barone d'Holbach (1723-1789)]

I filosofi dionisiaci, che sovente sono di cattivo umore per i dolori millenari che il canagliume dei privilegiati infligge agli ultimi della terra (non solo nel mare di mezzo)… considerano (non a torto) il mestiere del fotografo pari a quello del cortigiano, stupido, vigliacco e infame! I fotografi del mondano riciclato (e tutta la razza di artisti serventi), come i cortigiani, praticano la condiscendenza, l'adulazione, la benevolenza in cambio di trenta denari… basta una passata televisiva o una mezza pagina sui giornali a grande tiratura (anche on-line)… il portfolio poi impresso nelle pagine delle riviste specializzate, commentato dallo storico o dal critico che lavora per le banche, fondazioni, assessorati, università o i beni culturali… è il naturale battesimo d'ingresso del fotografo a corte.

martedì 14 aprile 2015

IN MORTE DI EDUARDO GALEANO, di Antonio Marchi

La letteratura latinoamericana e mondiale piange Eduardo Galeano. Il grande scrittore uruguaiano si è spento a Montevideo, all'età di 74 anni. Da una settimana era ricoverato in ospedale, in fase terminale di un cancro ai polmoni contro il quale lottava da anni.
Tra le sue opere più celebri ricordiamo: Memoria del fuoco (1982-1986), La conquista che non scoprì l'America (1991), Splendori e miserie del gioco del calcio (1995), Un incerto stato di grazia (con fotografie di Sebastião Salgado e testi di Fred Ritchin, 2002), Specchi (2008). Ma soprattutto Le vene aperte dell'America Latina (1971), requisitoria contro lo sfruttamento coloniale e postcoloniale del continente sudamericano, opera divenuta caposaldo della sinistra negli anni Settanta e Ottanta.
Tengo nello zainetto che mi porto sempre appresso un piccolo scritto di Galeano dal titolo «El derecho al delirio» [«Il diritto al delirio»], apparso nel 1998 in Patas arriba. La escuela del mundo al revés [trad. italiana: A testa in giù. La scuola del mondo alla rovescia, Sperling & Kupfer, Milano 1999].
Con quell'ultimo paragrafo del suo libro lo scrittore latinoamericano dava il benvenuto al Terzo millennio; similmente, proporlo su questo blog mi sembra il miglior modo di ricordarlo.
A.M.

IL DIRITTO AL DELIRIO, di Eduardo Galeano

Sta ormai per nascere il nuovo millennio. Ma non è da prendere troppo sul serio: in fin dei conti, l'anno 2001 dei cristiani è l'anno 1379 dei musulmani, il 5114 dei maya e il 5762 degli ebrei. Il nuovo millennio nasce un primo gennaio grazie a un capriccio dei senatori dell'impero romano che, un bel giorno, decisero di rompere la tradizione che ordinava di celebrare l'anno nuovo all'inizio della primavera. E il conto degli anni dell'era cristiana proviene da un altro capriccio: un bel giorno, il papa di Roma decise di metter una data alla nascita di Gesù, anche se non si sa quando nacque.
Il tempo si burla dei limiti che gli inventiamo per berci la favola secondo cui lui ci obbedisce; eppure il mondo intero celebra e teme questa frontiera.

domenica 1 marzo 2015

LIU XIA - VISITING A WOMAN UNDER HOUSE ARREST (Hu Wei Jingsheng, 2012), di Pino Bertelli

Liu Xiaobo è ancor oggi uno dei più noti attivisti cinesi per i diritti umani: scrittore e critico letterario di 57 anni, arrestato come dissidente l'8 dicembre 2008 e condannato a 11 anni di carcere a fine 2009 - con l'accusa, cara a tutti i sistemi totalitari, di «incitamento alla sovversione del potere dello Stato» -, fu promotore e firmatario, nello stesso 2008, del manifesto pubblico Charta 08, in cui si richiedeva una generale democratizzazione del sistema e il rispetto delle libertà fondamentali dell'individuo. Nell'ottobre 2010 Xiaobo fu insignito del premio Nobel per la Pace: due giorni dopo l'annuncio, sua moglie Liu Xia, artista e anch'essa attivista, venne messa agli arresti domiciliari dalle autorità cinesi; da allora la donna, che soffre di problemi cardiaci, si trova confinata nel proprio appartamento di Pechino (illegalmente, non essendo stata emessa nei suoi confronti una qualsivoglia condanna).
È da questa vicenda che nacque, negli ultimi giorni del 2012, il film di Hu Wei Jingsheng - presentato da Pino Bertelli ai Festival dei diritti umani di Napoli (2013) e di Buenos Aires (2014). Questa breve opera (visibile qui, con sottotitoli in inglese) può essere considerata un samizdat cinese del XXI secolo; ed è con questo spirito che pubblichiamo la recensione scritta dallo stesso Bertelli, nella speranza che non ci si dimentichi di Liu Xiaobo, di Liu Xia e di tutte le donne e gli uomini senza nome ingiustamente reclusi in Cina, in carcere o nei famigerati laogai. [la Redazione]

Basta ai giovani contestatori staccarsi dalla cultura, ed eccoli optare per l'azione e l'utilitarismo, rassegnarsi alla situazione in cui il sistema si ingegna ad integrarli. Questa è la radice del problema: usano contro il neocapitalismo armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio.
(Pier Paolo Pasolini)

I. LA LIBERTÀ NEGATA

Il film clandestino di Hu Wei Jingsheng (o Hu Jia), premio Sakharov per la libertà di pensiero 2008, su Liu Xia, artista, poeta, fotografa, agli arresti domiciliari perché moglie del premio Nobel per la Pace 2010, Liu Xiaobo, gettato in carcere in quanto attivista dei diritti umani in Cina - Visiting a Woman under House Arrest - è la visita o l'irruzione di Wei Jingsheng nella casa di Liu Xia; dura solo 5 minuti e 16 secondi… bastano però per toccare in profondità le coscienze ulcerate delle persone che sotto il regime comunista cinese (come sotto qualsiasi governo totalitario, compreso le democrazie consumeriste) combattono in difesa della libertà e del rispetto dei diritti umani nel mondo.

martedì 24 febbraio 2015

IL SALE DELLA TERRA (Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, 2014), di Pino Bertelli

L'uomo libero è colui agli occhi del quale i filosofi sono superstiziosi, e i rivoluzionari, conservatori. […] Vi è un diritto che prevale su tutti gli altri, è il diritto all'insurrezione.
(Emile Henry)

[…] Il cinema, quando è grande, figura lo spirito corrosivo o le speranze tradite di un'epoca… Il sale della terra. In viaggio con Sebastião Salgado (2014), di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado (figlio del fotografo), contiene il gusto della bellezza, della raffinatezza, del coraggio propri a quanti fanno dell'arte di comunicare la denuncia della barbarie. Salgado, come sappiamo, è un fotografo che incendia i tumulti dello sguardo e parla la lingua degli ultimi, degli esclusi, degli offesi… al tempo delle costruzioni delle nuove cattedrali (i centri commerciali) i talenti autentici sono rari… purtroppo i fotografi esistono… si occupano di ornamenti, minuetti e di sterilità felice richiesta dai mecenati, caimani, politici indissociabili dalle casistiche della rapina neoliberista.
In fotografia e in ogni forma d'arte, lo stile è l'espressione diretta della maestria svincolata dalle aberrazioni galleristiche o riconoscimenti prezzolati… è un'architettura dello spirito, una genialità che bene si accorda con le idee che irrompono nel razionale e lo ignudano di verità. L'entusiasmo degli ignoranti "colti" disseminato nelle cloache della cultura servente va combattuto… si tratta di amare il diverso da sé e rendere la vergogna di ogni potere ancora più vergognosa. La sovversione non sospetta della società consumerista o la pratica della verità dei libertari d'ogni dove è sempre attuale: respingere dappertutto l'infelicità1.
Child, Ecuador, 1998 © Sebastião Salgado
Il documentario di Wenders e Ribeiro Salgado è la raffigurazione commovente di uno dei più grandi fotografi dei nostri giorni, è una testimonianza radicale e una riflessione profonda sulla condizione disumana nella quale versa l'intera umanità… l'aroma della fotografia autentica trabocca da ogni immagine di Salgado e afferma, con lo sdegno salutare dei moralisti, che gli uomini non vedono le cose nel modo in cui sono, ma le vedono nel modo in cui vivono, cioè da beoti dell'illusione elettorale o schiavi dell'ideologia comunista. Il mondo mantiene il proprio delirio sul fiato morente dei bambini… le armi si sono sostituite alle parole e in questo fiorente mercato di morte gli uomini (specie i più ossequiosi a dio e allo stato) sono incapaci di comprendere che il povero fa più bene a se stesso e al proprio figlio non quando bacia la mano al ricco, ma quando lo prende a calci in culo.

lunedì 29 aprile 2013

IL CARATTERE ESSENZIALMENTE SOCIALE E COLLETTIVO DEL GIOCO, di Enzo Valls

Nel suo articolo Spettacolo sportivo e sfruttamento di massa, pubblicato su questo stesso blog, Marco Piracci, prima di parlare dello sport come mito, come spettacolo, ecc., traccia un profilo del gioco libero, infantile e adulto, che, in termini generali, è da me condiviso, sia a livello teorico sia sul piano delle esperienze pratiche avute lungo gli anni nel mio lavoro ludico-educativo. Manca però nell'articolo di Piracci il carattere essenzialmente sociale e collettivo del gioco, anche se con enorme protagonismo dell’individualità… messa in gioco.
Infatti, il gioco non soltanto non è unicamente individuale, ma lo è, secondo me, in proporzione molto inferiore rispetto alla sua componente sociale e collettiva. Nell’articolo citato si parla de “il bambino”, “il ragazzo”, “l’adulto” (singolare), ma i bambini, i ragazzi e anche gli adulti (plurale), non agiscono soltanto in quanto individui isolati assurti a paradigma (in questo caso ludico) di una categoria, bensì in quanto esseri sociali. Nel gioco, “il lavoro dei bambini”, secondo Maria Montessori, oltre a ricevere le regole e adattarvisi, loro godono anche - e questo è parte essenziale del gioco - nel crearle. E se queste regole create dai bambini sono in partenza contaminate dall’influenza su di loro del sistema sociale, ciò sta a dimostrare che lo sport c’entra poco o niente.
Sarebbe bastato questo aspetto determinante, cioè il carattere sociale e collettivo del gioco e il bisogno di regole di tali giochi e di chi li gioca, per far perdere senso alla netta divisione che Piracci stabilisce in seguito tra gioco libero e sport. L’impressione che ho avuto è che Piracci non trovi molta differenza tra sport come pratica e sport come spettacolo, mito, alienazione, commercio, ecc. (cioè lo sport come parte della “società dello spettacolo”), il che lo porta a rifiutare lo sport in toto.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.