L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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venerdì 9 dicembre 2016

CONFRONTO (SCHEMATICO) TRA FIDEL E IL CHE, di Roberto Massari

Subito dopo la morte di Fidel sono apparsi commentari di ogni genere, per lo più di persone che non si sono mai occupate seriamente di Cuba e del castrismo, e quindi non sanno di cosa stanno parlando (un fenomeno ormai molto diffuso e incoraggiato dall'uso sconsiderato di Internet). Nei casi migliori si è trattato di risposte emotive, nei casi peggiori di necrologi volutamente diffamatori o, al contrario, ingenuamente apologetici.
Personalmente seguo «da vicino» la vicenda di Fidel Castro da quando iniziai a far politica rivoluzionaria mezzo secolo fa (a novembre del 1966) e soprattutto dal mio primo lungo soggiorno a Cuba (6 mesi nel 1968). Posso considerarmi uno strenuo ammiratore di Fidel fino ad agosto del 1968, quando assistetti all'Avana al discorso di appoggio all'invasione della Cecoslovacchia che mi fece cambiare radicalmente parere. Da allora posso essere annoverato tra i critici di Fidel «da sinistra», pur restando un grande amico della Rivoluzione cubana (tra gli Italiani impegnati a difendere Cuba forse il più antico ancora vivente). Una posizione certamente non facile negli ambienti della devozione filocastrista cieca, ma che non mi ha mai creato problemi nei miei rapporti con i compagni cubani… a Cuba.
Devo però aggiungere un dettaglio importante, e cioè che per mia fortuna nella mia visione del castrismo sono stati sempre presenti l'esempio e le teorizzazioni del Che, su cui invece non ho mai cambiato fondamentalmente idea. Prova ne siano i miei libri e il film documentario a lui dedicato, il tempo e le energie che metto ancora a disposizione della Fondazione Guevara internazionale.
Il testo che segue non è certo frutto di una reazione emotiva. Fu scritto cinque anni fa, in forma di schema, come appunti personali per la relazione che tenni al 13º incontro annuale della Fondazione Guevara (Alessandria, 8 ottobre 2011), anche se poi è stato pubblicato nella forma attuale nel Quaderno della Fondazione n. 9/2014, pp. 122-3. In realtà anche la mia relazione ebbe la forma di uno schema e quindi schematica, nel senso pieno del termine, è anche la sintesi che qui presento per chi è interessato a riflettere sulle caratteristiche di questo grande personaggio storico, ma anche a guardare in faccia la realtà di cosa è diventata la Rivoluzione cubana.
Il fatto di proporlo come confronto tra Castro e Guevara mi servì (e spero serva ancora) a storicizzare la personalità di Fidel: nessuno è perfetto o malvagio in assoluto, e il confronto con Guevara serve a stabilire se all'interno della Rivoluzione cubana sia esistita o no una possibile alternativa per lo meno teorica al castrismo. [r.m.]

© Roberto Salas
Formazione giovanile

Castro
Famiglia di proprietari terrieri.
Leader studentesco fin dagli inizi.
Studi universitari in Diritto.
Letture varie, senza criteri precisi.
Cultura fondamentalmente cubana, in primo luogo Martí.
Scarsa esperienza fuori di Cuba (eccezione importante: il Bogotazo in Colombia).
Formazione politica tutta interna all'Università.
Matrimonio borghese classico.

Guevara
Famiglia mediamente agiata.
Viaggiatore instancabile.
Studi universitari in Medicina.
Tendenza allo studio sistematico di qualsiasi argomento o materia.
Passione per l'archeologia.
Lettura di molta narrativa e letteratura straniera.
Esperienze in Bolivia, Perù (lebbrosari), Colombia, Guatemala, Messico.
Prima moglie peruviana (marxista, economista e antistalinista).

Atteggiamento verso la politica

Castro
Caudillo, ambizioso, non disposto a dividere il potere con nessuno.
Disinvolto nel cambiare linee politiche.
Incurante dei programmi, ma molto attento alle alleanze e agli schieramenti.
Etica personale fondata sul principio che il fine giustifica i mezzi.

Guevara
Schivo, modesto, a disagio nel potere.
Scarsa o niente diplomazia. Rigido sugli orientamenti politici.
Incurante delle alleanze, convinto di poter fidare su se stesso: gli altri capiranno…
Forte carica etica personale e politica. Contrario al principio del fine che giustifica i mezzi.

lunedì 24 agosto 2015

COMITATI DI FABBRICA E SOVIET NELLA RIVOLUZIONE RUSSA, di Roberto Massari

Riunione del soviet di Pietrogrado, 1917
1. La nascita dei comitati di fabbrica

John Reed assistette entuasiasta agli inizi della rivoluzione russa del 1917. Morì nel 1920, in tempo per intuire qualcosa del processo degenerativo in corso, ma senza immaginare quale mostruosità politica stesse prendendo forma storica nella fase declinante di quella grande rivoluzione. Con la sua celebre cronaca egli è entrato a far parte, a sua volta, di quella vicenda; il suo nome ha assunto una rinomanza quasi leggendaria nella tradizione del «giornalismo rivoluzionario» e, grazie al giudizio favorevole che ne diede Lenin, il suo libro ha continuato a circolare nel movimento operaio internazionale anche durante i decenni bui dello stalinismo.
Ebbene, dal momento che la scarsa documentazione sul ruolo e l'importanza dei comitati di fabbrica1 [cdf] è tutta successiva agli eventi del biennio 1917-18 - e quindi inevitabilmente intrisa di deformazioni, sia per l'entusiasmo delle correnti a favore, sia per la malafede di chi contribuì a liquidare quella grande esperienza di democrazia operaia - la testimonianza di John Reed può avere un valore emblematico per iniziare la nostra riflessione.
Nel primo capitolo di Dieci giorni che sconvolsero il mondo, parlando delle premesse della rivoluzione d'Ottobre, quando - per usare le sue suggestive parole - «la grande Russia partoriva, nel dolore, un mondo nuovo», Reed tratteggia i caratteri e gli strumenti delle forze sociali in movimento: i soviet, le cooperative, i sindacati, gli zemstvo, i congressi delle nazionalità, i contadini, i partiti politici, i giornali finalmente senza bavaglio, le case editrici libere, i camerieri che rifiutavano le mance ecc.: tutto ciò mentre
«dal fronte continuavano la loro lotta contro gli ufficiali e nei comitati imparavano ad autogovernarsi. Nelle fabbriche quelle incomparabili organizzazioni russe, che sono i consigli di fabbrica, acquistavano esperienza e forza e prendevano coscienza della propria missione storica di lotta contro l'antico ordine di cose»2.
Spesso confusi con i soviet o con gli organismi sindacali, i cdf avevano invece avuto una dinamica propria, non sempre realmente distinguibile con nettezza da quella dei soviet, soprattutto nella fase più avanzata della rivoluzione. Vediamo qualcuna di queste differenze.
Si può cominciare dalla data di nascita. Il primo soviet della storia era nato a Pietroburgo, nel corso della rivoluzione del 1905, spontaneamente e come sostituto di organismi di rappresentanza politica che la repressione zarista non aveva mai permesso. Nel soviet erano poi confluite le istanze economiche dei lavoratori, esigenze di democrazia ecc., ma la sua natura era stata essenzialmente politica, così come politica era stata la sua direzione (Trotsky come presidente, il partito menscevico ampiamente presente, i bolscevichi e altre formazioni presenti a loro volta, anche se in netta minoranza). La storia di quel primo «parlamento» popolare3 affondava nel fermento antizarista (vivace sin dalla fine del secolo precedente), nella svolta verso le fabbriche di una parte del vecchio terrorismo narodniko, nei vari tentativi compiuti per costruire organismi di rappresentanza più o meno ufficiali sui luoghi di lavoro.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.