L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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sabato 15 aprile 2017

«NICARAGUA: ARCHITETTURA QUOTIDIANA»: LA NUOVA MOSTRA FOTOGRAFICA di Alberto Sipione


Entr'acte ospita, dal 29 aprile al 21 maggio, una personale di Alberto Sipione incentrata su un ciclo di venti "architetture quotidiane", esplorate attraverso la fotografia in taluni interni domestici del paese centroamericano.
«Esiste uno strano gioco di specchi in queste immagini di quotidianità nicaraguense - scrive Giovanni Carbone nell'introduzione al volume che accompagna la mostra - un gioco di rimandi continui tra la macchina fotografica e gli oggetti che riacquistano vita oltre il tempo del click. Un gioco in cui il ruolo statutario della fotografia di cristallizzatrice del tempo, fermo per rendere permanente la narrazione di ciò che è ritratto, è già nell'immagine che immortala. Gli oggetti ritratti, da quelli propri di una tradizione sino alle esperienze di un modernariato anacronistico e apparentemente fuori contesto, si sovrappongono diacronicamente, l'uno accanto all'altro, a costruire un racconto complesso d'un vissuto oltre il tempo».
E Pino Bertelli, fotografo sans frontières, ribadisce: «L'architettura del quotidiano del Nicaragua fotografata da Sipione, le abitazioni povere, gli interni ordinati, esprimono la dignità, i segni di un vivere elementare che debordano nelle inquadrature forti, coinvolgendo il fotografo nella storia di un popolo, nella memoria di un tempo in cui è stato protagonista di una lotta in difesa dei propri diritti».

mercoledì 21 marzo 2012

PER ANDO GILARDI, AMICO E MAESTRO…, di Pino Bertelli

«Bisogna avere molto caos dentro di sé per partorire una stella danzante...
Un po’ di veleno ogni tanto: ciò rende gradevoli i sogni. E molto veleno alla fine per morire gradevolmente.
Si continua a lavorare, perché il lavoro intrattiene. Ma ci si dà cura che il trattenimento non sia troppo impegnativo.
Non si diventa più né ricchi né poveri: ambedue le cose sono troppo fastidiose.
Chi vuole ancora governare? Chi obbedire? Ambedue le cose sono troppo fastidiose.
Nessun pastore e un sol gregge! Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono eguali:
chi sente diversamente va da sé al manicomio. “Una volta erano tutti” - dicono i più raffinati e strizzano l’occhio.
Oggi si è intelligenti e si sa per filo e per segno come sono andate le cose: così la materia di scherno è senza fine.
Sì, ci si bisticcia ancora, ma si fa pace al più presto – per non guastarsi lo stomaco.
Una vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte salva restando la salute.
“Noi abbiamo inventato la felicità”- dicono gli ultimi uomini e strizzano l’occhio».
Friedrich W. Nietzsche, il dinamitardo di tutte le morali.
Ando Gilardi
Arquata Scrivia 1921 — Ponzone 2012
Fotografo, storico, critico della fotografia sociale

Meglio ladro che fotografo...
L’ho conosciuto bene Ando Gilardi... mi è stato amico e maestro... ci siamo frequentati per quasi vent’anni... scambiati lettere, opinioni, invettive sull’uso politico o poetico della fotografia... lo andavo a trovare una o due volte l’anno... lassù nei boschi dove aveva fatto il partigiano, in quella casa in fondo al paese... colorata delle sue opere sparse dappertutto... si mangiava qualcosa con Luciana, sua moglie, e poi ci si rinchiudeva nella sua stanza/studio... fascinosa... piena di cose, libri, stampe digitali delle sue fotografie surreali... accendevo il registratore e fermavo nel tempo le nostre lunghe discussioni sulla politica, la fotografia, la Shoah, la resistenza sociale... eretico dell’eresia, sosteneva, a ragione, che per chi scrive o fotografa a un certo grado di qualità è sempre aperto il reparto degli incurabili dell’utopia... quindi — “Meglio ladro che fotografo” — diceva. Le nostre conversazioni, scambi di idee, e-mail quasi giornaliere... sono poi finite in un pamphlet (ancora inedito): “Dio non esiste! La fotografia sì” (MERDE DE PHOTOGRAPHE), il titolo è di Ando. Sin da quando tiravo i sassi alla celere di Scelba che bastonava gli operai in sciopero della città-fabbrica dove vivevo (e vivo ancora), ho sempre pensato che ciò che non mi uccide, mi fortifica.

domenica 10 aprile 2011

«FOTOGRAFIA SITUAZIONISTA DELLA RIVOLTA», IL NUOVO LIBRO di Pino Bertelli

Pino Bertelli è nato in una città-fabbrica della Toscana, tra Il mio corpo ti scalderà e Roma città aperta. Dottore in niente, giornalista, fotografo di strada, film-maker, critico di cinema e fotografia. I suoi lavori sono affabulati su temi della diversità, della libertà, dell'emarginazione, dell'amore dell’uomo per l’uomo e per la difesa del Pianeta Azzurro come utopia possibile. È uno dei punti centrali della critica radicale neo-situazionista.

lunedì 7 marzo 2011

A PROPOSITO DI PINO BERTELLI FOTOGRAFO, di Ando Gilardi

È un grande fotografo, per essere esatti un grande foto ritrattista, di quanti ne conosco forse il maggiore, anche perché fotografa in bianconero [soprattutto]. Il colore a volte arricchisce la fotografia ma a volte la rovina, e questo è il caso appunto del ritratto, perché nel ritratto, intendo quello del volto soltanto, il colore spegne lo sguardo. Una volta ho scritto, oppure ho letto, ormai mi confondo, che dagli occhi si vede se un essere vivente ha un’anima, ha l’Anima maiuscola. Qualunque essere vivente, non l’uomo o la donna soltanto. I cani ad esempio ce l’hanno sempre l’anima. Addirittura a me sembra che siano un’anima con un cane intorno. Gli uomini adulti l’anima ce l’hanno di rado, le donne un po’ meno. I bambini invece hanno l’anima da piccoli che poi gli si spegne fino ad azzerarsi del tutto: dopo i dieci anni è morta del tutto.
Parlo di queste cose per parlare di Pino Bertelli: questo suo libro [Don Andrea Gallo: in direzione ostinata e contraria. La Comunità di San Benedetto al Porto di Genova] ha il nome di un prete, diciamolo subito un grande prete simpatico, ma nella sostanza è una sua autobiografia e un bella raccolta dei suoi animati ritratti. Sono quelli degli ospiti della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova: una comunità religiosa di persone che credono in Dio e che “guardano qualcuno dall’alto solo se cade e lo aiutano a rialzarsi”. Bello il dirlo ma falso purtroppo: dalla vita ho imparato che quando uno cade e uno si piega per tirarlo su, il caduto lo abbranca per tirarselo giù sotto lui. Io mi ricordo di certi ritratti di Pino Bertelli a certi caduti che fanno così, i quali avevano l’anima che si vedeva dagli occhi. Se scrivo questo è per dire che l’anima non è un privilegio dei buoni soltanto, di quelli di San Benedetto e dei loro fratelli e sorelle, ma anche degli altri, di quelli che fin dall’infanzia, secondo il mio vecchio modo di dire, hanno imparato a sparare, a non cadere, a stare in piedi. E in questo bellissimo fotoritrattistico libro di Pino Bertelli ci sono esempi eloquenti.
Ne farò due che sembrano provocazioni ma non lo sono: io di Pino Bertelli sono, siamo amici da sempre, e ci vogliamo bene e ci stimiamo. Occhi specchio dell’anima di uno di quelli che hanno imparato a sparare fino da piccolo, sono proprio quelli di don Andrea Gallo che è il fondatore della Comunità del Porto di Genova: sottili, taglienti, spietati, due occhi da tigre che stanno a quelli del cane come gli occhi del prete a quelli dei suoi protetti, ma meglio direi le sue vittime che strappava dal paradiso per riportarli all’inferno terreno. L’altro con gli occhi cattivi è proprio Pino Bertelli, però direi non cattivi ma sarcastici. Sia lui che don Gallo guardano in obiettivo col sigaro in bocca: la maschera, il trucco che serve ma non ci riesce a nascondere le colpe i rimorsi e i rimpianti, dei quali non voglio dir nulla: il sigaro non giunge allo scopo.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.