L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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lunedì 26 giugno 2023

IL SIGNIFICATO DELL’AMMUTINAMENTO DEL GRUPPO WAGNER

di Michele Nobile 

 

«Non c’è dubbio che il fondatore del Gruppo Wagner Evgenji Prigožin e il suo “esercito” fossero il progetto personale di Putin. Altrimenti, Wagner non sarebbe stato coinvolto nei conflitti in Africa, nella guerra siriana o nell’invasione su vasta scala dell'Ucraina. Senza l’approvazione di Putin, Wagner non avrebbe avuto accesso alle colonie penali russe per reclutare combattenti e non sarebbe stato in grado di pubblicare i propri annunci in tutta la Russia. Non ci sarebbero immagini di politici russi che tengono mazze donate da Prigožin [riferimento alla bestiale esecuzione di un membro del gruppo, ex detenuto, che si era arreso agli ucraini], e nessuna legge che proibisce di screditare i combattenti “volontari”, che costituiscono una parte delle forze di Wagner. Tutto è cambiato la mattina del 24 giugno 2023, quando il Presidente è stato costretto ad abbandonare la sua ambivalenza strategica nei confronti di Prigožin, denunciandolo invece pubblicamente come un “traditore”». 

 

Queste considerazioni del redattore di MeduzaMaxim Trudolyubov, sito russo in Russia messo al bando, mi sembrano una buona introduzione a un ragionamento intorno all’ammutinamento di Prigožin e del gruppo mercenario Wagner. Prigožin è un farabutto, criminale di guerra a cui si può augurare la sorte peggiore. Non è altra cosa dal sistema di potere di Putin, ne incarna un aspetto in modo peculiare. Per le ragioni esposte di seguito, da molti mesi si è trovato però in una situazione sempre più difficile, a causa della peculiare posizione di capo di «esercito» ibrido tra privato e statale: qualcosa che costituisce una latente contraddizione interna a qualsiasi Stato moderno. Il fallimento politico dell’invasione dell’Ucraina ha fatto esplodere questa contraddizione. Il risultato è che Prigožin ha iniziato una campagna politica nella quale, per i suoi scopi personali, ha iniziato a dire anche alcune verità. Molto amare per Putin.  

Riporto una parte del discorso con cui Prigožin ha motivato la sua ribellione: 


«loro sparavano a noi e noi sparavamo a loro [in riferimento al conflitto nel Donbas]. E questo è continuato per lunghi otto anni, dal 2014 al 2022. A volte gli scambi a fuoco aumentavano, a volte diminuivano. Il 24 febbraio non c’era nulla di straordinario. Ora il Ministro della difesa sta cercando di ingannare il Presidente e il pubblico e gli racconta che c’era una folle aggressione da parte dell’Ucraina e che stavano per attaccare con l’intero blocco della Nato. E così la cosiddetta operazione speciale del 24 febbraio fu lanciata per ragioni completamente differenti Perché era necessaria la guerra?»1

(****1) Il discorso di Prigožin: https://www.youtube.com/watch?v=IvLiQysKPhQ&t=16s; canale telegram di Prigožin: t.me/Prigozhin_hat/3797) . I messaggi di Prigožin, il discorso di Putin e altri materiali si possono leggere in russo e in inglese sul sito https://meduza.io/en

Prigožin continua dicendo che «la guerra era necessaria perché un pugno di stronzi» potesse conquistare l’attenzione dell’opinione pubblica mostrando quanto è forte il nostro esercito» e «Sergej Šojgu potesse diventare Maresciallo». Quindi,

domenica 21 maggio 2017

ON THE ROAD/EN LA RUTA, di Roberto Massari

Pubblichiamo in versione «ampliata» lo scritto di Massari che fa da prefazione al libro fotografico - scritto e curato da Sandro Lusini e Cesare Moroni - Ernesto Che Guevara: la Ruta del Che - Argentina e Bolivia (pp. 160, € 16,00). [la Redazione]

Moroni editore, 2017
En la rutaOn the roadEn routeAuf den WegSulla strada… L’espressione è antica, è comune a molte lingue e continua ad evocare sensazioni che nell’epoca di Facebook in Rete o di Fast and Furious (8!) al cinema riescono a sopravvivere solo come creazioni mentali (perifrasi storico-concettuali), desideri immaginifici, impulsi emotivi alla rottura della routine quotidiana. Immortalata da libri come il classico di Kerouac (1957), assunta come motto dallo scoutismo degli adulti in auge nell’Italia degli anni ‘60, sussurrata dagli impavidi autostoppisti che affollavano gli Auberges de jeunesse di mezza Europa, quell’espressione ha nondimeno caratterizzato un’epoca, che si può identificare con discreta approssimazione negli anni ‘50 e ‘60, fino all’esplosione semiplanetaria del Sessantotto.
Nel ‘68 Guevara era già morto, da pochi mesi: lui che di quel grande moto giovanile aveva anticipato quasi ogni ambizione utopica, ogni movente iperattivistico, ogni urlo di sfida perentoria e radicale contro il sistema. E aveva anticipato tutto ciò… mettendosi in cammino: in cammino lungo i sentieri tortuosi, selvatici o falsamente civilizzati della sua Grande America, la Pacha Mama violentata degli antichi popoli nativi, meticcia nella sofferenza di nuove immigrazioni e tradizioni imbastardite.
Ma non si pensi che per il giovane Ernesto la formula del viaggio vada intesa in senso allegorico. No: prima imbarcato su navi di lungo corso come apprendista infermiere; poi i quasi 5.000 km andini in bicicletta; a seguire, il periplo con Granado compiuto in moto, camion, zattera, a piedi e in un aereo per il trasporto cavalli; infine il terzo viaggio cominciato in treno alla stazione di Belgrano (1953) e terminato nel groviglio di mangrovie de Las Coloradas (1956), in mezzo alla prima di una lunga serie di stragi dei compagni di lotta.
La trasformazione rivoluzionaria di Ernesto nel Che era stata preparata dall’epopea giovanile del viaggio. Ora questa è storia arcinota, grazie ai libri e al cinema. Quando, però, queste informazioni me le dava Hilda Gadea (la peruviana sua prima moglie e madre di Hildita), nei mesi in cui visse con me a Roma (1969 e 1970), nessun altro al mondo ancora le aveva scritte, teorizzate e forse neanche pensate (con l’esclusione della madre Celia, il fratello Roberto che me ne parlò quando fui suo ospite a Buenos Aires, l’amica Tita Infante e pochi altri suoi intimi). Ma Hilda era la testimone più attendibile, perché da lei Ernesto aveva ricevuto la prima formazione politica (sartriana e marxista) che doveva spingerlo a diventare un autentico ribelle nella mente oltre che nel cuore.
Se i viaggi che ho citato possono considerarsi l’anabasi di Ernesto dall’Argentina a Cuba (attraverso Bolivia, Perù, Guatemala e Messico), i luoghi della guerriglia boliviana costituiscono certamente la catabasi (da Cuba a La Higuera, passando per Congo, Tanzania, Praga). È tantissimo da raffigurare per immagini fisse e quindi ben venga questa sintesi editoriale che ci offre anabasi e catabasi guevariane con l’immediatezza del mezzo fotografico: un bel mezzo… vista la qualità cromatica di preziose inquadrature.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.