L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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mercoledì 8 marzo 2023

HEGEL: FANTAPENSIERO CON FANTAPAROLE

Per fortuna c'è chi si batte contro i filosofemi assurdi

di Diego Gabutti


Moralista e filosofo, amico di Voltaire, Luc de Clapiers de Vauvenargues è citato da Flaubert nello Sciocchezzaio. Ma certo non disse una sciocchezza quando annotò, nei suoi Pensées diverses, che «la chiarezza è la buona fede dei filosofi». 

Nato nel 1715, morto nel 1747, de Vauvenargues vedeva lontano: l’accessibilità e la nitidezza della filosofia stavano avviandosi al tramonto. Pochi anni più tardi, nel 1770, sarebbe nato a Stoccarda, in Germania, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, e con lui la filosofia sarebbe piombata nelle tenebre del gergo metafisico, dov’è tuttora immersa. Semispenta l’età dei lumi, era cominciata l’età del «parlar oscuro», come l’avrebbe battezzata Massimo Baldini – studioso di Karl Popper e delle «fantaparole» attraverso le quali s’esprime il «fantapensiero» dei moderni – in un libro del 1991, Contro il filosofese. 

Anche Roberto Massari, editore marxista libertario militante, appassionato di filosofia, è un nemico del «parlare oscuro», del «filosofese» e del «difficilese», di cui ripercorre le avventure nel suo Hegel. Una mistificazione. C’è del «filosofese», racconta, già nelle prime speculazioni filosofiche. E molti, fin dall’origine della filosofia, si sono battuti contro i filosofemi astrusi e incomprensibili, o meglio «paroliberi», come le «onomatopee astratte» dei futuristi e le esclamazioni in grassetto dei fumetti. Lucrezio tra i primi, che nel De Rerum Natura biasima Eraclito, «reso celebre dall’oscuro linguaggio più fra gli sciocchi / che fra i Greci ponderati che cercano la verità. / Gli stolti infatti ammirano e amano di più tutto ciò / che credono di scorgere nascosto sotto termini ambigui, / e prendono per vero ciò che può giungere dolcemente / all’orecchio ed è imbellettato da gradevole sonorità». Eraclito, secondo Temistio di Costantinopoli, un filosofo del IV secolo, si difese affermando che «la natura delle cose ama celarsi».

mercoledì 24 agosto 2016

RAGIONEVOLE (SI SPERA…) DIFESA DI UNA CULTURA UMANISTICA VIVA E ADEGUATA AI TEMPI, di Gualtiero Via

I pensieri che seguono sono rivolti innanzitutto a colleghe e colleghi, amici educatori, di vecchia data e del Mattei di San Lazzaro di Savena, la scuola in cui insegno. Abbiamo da poco cominciato a ragionare criticamente sul rapporto fra cultura umanistica e cultura scientifica. A questo stimolo si aggiunge ora l'occasione della imminente Scuola estiva dell'ADi, associazione di cui faccio parte, che dedicherà un suo focus proprio al tema della crisi della cultura umanistica.
Immagino e spero che quanto andrò dicendo possa interessare molti insegnanti, molti educatori, molti adulti.

Il tema

Personalmente non sono interessato, non certo in modo decisivo, né a discussioni sull'utilità o meno del liceo classico, né su quella dello studio del latino (o del latino e del greco). Non che non si siano lette anche cose sensate a questo proposito: se ne sono lette di sensate, di appassionate e di motivate. Ma la mia impressione di insegnante - e vorrei aggiungere, di adulto e di genitore - è che quando parliamo di "crisi della cultura umanistica" dobbiamo fare uno sforzo di ridefinizione.
Se restiamo a discutere avendo come termine di paragone i licei classici faremo poca strada. Dovrebbe essere chiaro a tutti (o almeno, a tutti quanti hanno condiviso il cammino e l'esperienza dell'ADi, a tutti quanti hanno cognizione della crisi di motivazione e senso di cui soffre tutta la scuola superiore), dovrebbe essere chiaro, dicevo, che il liceo classico non è affatto esente dalle tante pecche, gravi e annose, di tutto il resto delle scuole superiori. Prevengo una critica: a scanso di equivoci, non sto dicendo che tutti i licei classici di tutta Italia sono da buttare. Sarebbe una stupidaggine. Ma il fatto che possano esistere licei classici di buon livello - o anche di eccellenza - non basta per poter dire che il classico oggi può essere confermato, com'è, come modello. Volendo potremmo trovare scuole buone e anche di eccellenza pure negli altri licei, nei tecnici e perfino nei professionali. E saremmo al punto di partenza, a dividerci fra chi vede solo bicchieri pieni - o al più mezzi pieni - e relega fra le eccezioni i bicchieri vuoti, e chi fa l'opposto. Se siamo qui, siamo tutti convinti che di cose da rivedere su come facciamo scuola ce ne devono essere.
Lasciati da parte allora le troppe cautele e i preamboli, chiediamoci: è concepibile, oggi, un senso forte, riconoscibile, non di nicchia, per la cultura umanistica? È concepibile una missione per gli insegnanti dell'area umanistica nelle nostre scuole, oggi e negli anni a venire?

martedì 17 marzo 2015

IL GIOVANE FAVOLOSO (Mario Martone, 2014), di Pino Bertelli

Il mio cervello non concepisce masse felici fatte di individui infelici.
(Giacomo Leopardi)

I. LA GOBBA DI LEOPARDI E LA TENTAZIONE DI ESISTERE

Il cinema muore di cinema, lo sanno perfino i professori universitari che dicono d'insegnarlo… ma il cinema non s'insegna, come la fierezza: si trova nella strada… i cattivi registi sono sempre superiori alle loro opere… motto di spirito: il cinema non serve a nulla, come la musica di Mozart o il coltello del Caravaggio! I talenti sono sempre compresi e prezzolati, i geni mai! Il genio comincia sempre col dolore, per questo è vilipeso, relegato nella follia o suicidato dalla società.
Il cinema è parte integrante dello spettacolo consumerista e discorso ininterrotto che l'ordine presente tiene su se stesso… è il suo monologo elogiativo, è l'autoritratto del potere all'epoca della gestione totalitaria della condizioni di esistenza, diceva… il solo artista degno di nota è quello che ha fatto della propria vita dissennata un'opera d'arte sovversiva… un mondo senza cinema sarebbe noioso quanto un parlamento senza idioti.
Il giovane favoloso di Mario Martone è un'operazione furba… a cominciare dal manifesto (brutto)… l'immagine dell'attore che interpreta Leopardi (Elio Germano) è rovesciata… la trasgressione non c'entra… c'entrano gli esperti della produzione e della comunicazione del film, che viene annunciato come un prodotto commerciale di un certo rilievo… e dato che in un paese come questo - dove il popolo è felice di essere addomesticato dalla partitocrazia (carta stampata, cinema, televisione, videotelefonia…), dalla spettacolarità demenziale di chef, calciatori, cantanti, comici e primi ministri che dissertano sulla fame nel mondo vestiti da sarti quotati in borsa… confortato dalla tristezza esultante di un papa che andrebbe protetto in un manicomio per allucinati dalla fede -… un film del genere rischia davvero di essere preso sul serio.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.