L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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domenica 5 ottobre 2025

DILAGA LA PROTESTA IN PERÙ

Il governo illegittimo di Dina Boluarte risponde con la repressione violenta 

di Andrea Vento 

(Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati - Giga)

Il Perù, come la quasi totalità dei paesi latinoamericani, è stato caratterizzato da vicende politiche interne storicamente travagliate, a causa della pervicacia con la quale l’oligarchia bianca ha governato tutelando i propri privilegi economici di origine coloniale a discapito dei ceti popolari e della maggioranza della popolazione indigena di etnia Quechua, la quale ha regolarmente dato vita a moti di protesta per contrastare la privazione dei propri diritti.  

Un copione ormai consolidato che torna in scena a cadenza regolare.

Gli ultimi 35 anni di travagliate vicende politiche interne

Dopo la dittatura di Alberto Fujimori degli anni ’90, il paese era tornato ad una sorta di democrazia formale nella quale i presidenti eletti, a prescindere dall’appartenenza politica, non avevano apportato sostanziali mutamenti alle consolidate politiche neoliberiste e alla tradizionale politica estera subordinata a Washington. Infatti, sia l’economista liberista Alejandro Toledo (2001-2006), sia il centrista Hollanta Humala (2006-2011) che Alan Garcia (2011-2016), protagonista di un clamoroso ribaltone politico verso destra, erano riusciti a portare a termine i rispettivi mandati presidenziali.

Dal 2016 con l’elezione dell’economista liberista Pedro Pablo Kuczynsky inizia una fase di turbolenza politica e sociale senza soluzione di continuità. Infatti, il nuovo presidente dopo aver concesso la grazia a Fujimori nel 2017, è costretto alle dimissioni nel marzo successivo a seguito di incriminazione per voto di scambio. Gli subentra, quindi, il vicepresidente Martin Viczarra che viene, però, sfiduciato dal parlamento “per incapacità morale” nel novembre 2020, senza tuttavia portare chiare prove a suo carico. 

La carica di presidente viene quindi assunta il 10 novembre 2020 dal presidente del Congresso, Manuel Merino, che da subito vita ad un governo di estrema destra appoggiato dai militari, sotto il quale la polizia si rende protagonista della violenta repressione delle proteste popolari contro la destituzione di Viczarra provocando 3 morti. 

La condanna dell’operato delle forze dell’ordine da parte della Corte Costituzionale porta ad una crisi politica interna al governo che sfocia nelle dimissioni del neo insediato Merino il 15 novembre. Due giorni dopo, il nuovo presidente del Congresso, il centrista Francisco Sagasti assume la presidenza, stabilendo per il paese il poco invidiabile record di instabilità istituzionale con 3 presidenti succedutisi nell’arco di una sola settimana. Sagasti riesce, peraltro, a portare a termine il mandato fino al luglio 2021, quando si insedia, previa vittoria di misura al ballottaggio, il “maestro di strada” Pedro Castillo, del partito di sinistra Perù libero, espressione dei movimenti indigeni e delle classi sociali inferiori, sollevando speranze di cambiamento nelle politiche economiche e sociali.

Privo di esperienza politica, Castillo incontra sin dall’inizio del mandato una forte opposizione da parte dell’oligarchia nazionale e delle forze reazionarie che cercano di impedirne l’azione politica sfruttando la mancanza di maggioranza parlamentare coesa a sostegno del Governo. Ciò a causa del sistema elettorale presidenziale a doppio turno che impedisce sovente agli eletti alla massima carica dello stato di godere di un omogeneo appoggio politico in seno all’organo legislativo. 

Dopo un anno e mezzo di mandato istituzionale estremamente difficile a causa della strenua opposizione dei poteri forti e dopo aver commesso anche errori di inesperienza, Castillo viene pretestuosamente messo in stato d’accusa e infine deposto a seguito di voto parlamentare il 7 dicembre 2022 e addirittura incarcerato. 

A quel punto la vicepresidente esponente dello stesso partito Perù Libero, Dina Boluarte, e non il presidente del Congresso come da dettato costituzionale, gli subentra, dando tuttavia vita, come purtroppo accaduto anche in passato, ad un governo di destra, innescando oceaniche proteste popolari nel paese che vengono represse nel sangue con 60 morti e centinaia di feriti.

Le manifestazioni popolari, sostenute in primis dalle popolazioni indigene dell’altopiano, sono continuate anche negli anni successivi reclamando le dimissioni del governo illegittimo di Dina Boluarte, l’indizione di nuove elezioni politiche e la formazione di una assemblea costituente per il varo di una nuova costituzione al posto di quella neoliberista introdotta da Fujimori durante la dittatura.

L’inasprimento del conflitto sociale

Negli ultimi sei mesi, numerosi cittadini peruviani sono scesi più volte in piazza per protestare, oltre che per la corruzione dilagante, anche contro le estorsioni ai danni di tassisti e autisti di autobus e gli omicidi della criminalità organizzata che le autorità non sono mai riuscite a contrastare efficacemente.

Le manifestazioni popolari, frequenti anche in Italia da parte della comunità peruviana locale, si sono intensificate dopo che il 5 settembre scorso il Congresso ha approvato una legge che obbliga i giovani lavoratori sopra i 18 anni a versare i contributi pensionistici ai fondi privati.

Le proteste sono principalmente indirizzate verso Dina Boluarte, il cui consenso secondo l’Istituto di Studi Peruviani è ormai ridotto al solo 2,5% e della quale ne vengono vanamente invocate le dimissioni. 

Il conflitto sociale, inevitabilmente inaspritosi nelle ultime settimane, è sfociato nella brutale repressione della manifestazione tenutasi il 27 settembre a Lima, durante la quale sono state ferite 19 persone, come riferito dalle stesse autorità e da un’organizzazione per i diritti umani.    

La situazione interna al Perù è prevedibilmente destinata ad aggravarsi da qui alla scadenza del mandato presidenziale, prevista per il luglio 2026, a causa della, più volte espressa, volontà di Dina Boluarte di restare al potere e di proseguire nell’attuazione di politiche neoliberiste ed estrattiviste a danno dei ceti popolari e delle comunità indigene. Queste ultime in piena mobilitazione a causa del rifiuto da parte del Congresso di istituire la Riserva Indigena Yavari-Mirim nella regione amazzonica di Loreto sulle terre ancestrali di alcuni popoli incontattati (carta 1).


Carta 1: la regione amazzonica di Loreto la più estesa del Perù con 368.852 kmq di superficie


Le Riserve Indigene rivestono scopo primario di tutelare l’ecosistema e la sopravvivenza dei popoli originari che vi risiedono. Le richieste di questi ultimi, da molti anni, sono in contrasto con le politiche di sfruttamento delle risorse del sottosuolo implementate dai vari governi e nella contingenza attuale con le politiche implementate dal Congresso il quale sta definendo due nefasti disegni legge. Il primo, mira a limitare la creazione di nuove Riserve Indigene e di porre a revisione semestrale quelle già istituite, mentre il secondo concede la possibilità alle multinazionali di effettuare prospezioni per la ricerca di nuovi giacimenti di gas e di petrolio, a danno dell’ambiente e della sopravvivenza dei popoli amerindi che vi vivono in simbiosi.

Conclusioni

Le vicende peruviane attualmente in corso, risultano paradigmatiche delle condizioni che strutturalmente caratterizzano i paesi latinoamericani, nei quali, salvo rare eccezioni, le oligarchie post coloniali bianche al potere governano al fine di mantenere i propri privilegi, concedendo lo sfruttamento delle risorse alle multinazionali e cercando protezione da Washington in cambio di un allineamento alle sue politiche internazionali. 

Inevitabilmente tali orientamenti politici, all’interno di società dai marcati squilibri socio-economici e con le popolazioni indigene relegate ai margini delle stesse, nonché usurpate del potere le rare volte che riescono a vincere democratiche elezioni, sono destinati ad alimentare i conflitti sociali interni e l’instabilità politica.

Andrea Vento

3 ottobre 2025

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati - Giga

NOTE

1. https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2025/09/05/lima-boccia-riserva-amazzonica-per-proteggere-le-tribu-isolate_3113e066-ed77-4711-ac74-d8bfb1ea7efa.html 

2. Per approfondire il modello economico e sociale del Perù consultare il saggio Giga “Perù: epicentro dell’instabilità politica latinoamericana”



Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

martedì 7 maggio 2024

LETTERA SUL POGROM DEL 7 OTTOBRE

di Roberto Massari


ITALIANO - ENGLISH - ESPAÑOL - FRANÇAIS


Caro Andrea,

ti capisco, come capisco le esitazioni di altri compagni e compagne. Ma il testo di Saviona Mane che hai letto sul blog di Utopia Rossa non ti sembrerebbe esagerato se tu fossi stato parente (non necessariamente ebreo) di una qualsiasi delle vittime, sgozzate o violentate nel pogrom del 7 ottobre.

Ma ti brucerebbe dentro anche l’indifferenza morale e politica con cui il mondo civile ha ignorato la cosa e il rapimento degli ostaggi. Israele si è trovato costretto ad affrontare la questione degli ostaggi da solo (pazzesco, dopo tutto ciò che accadde con l’Olocausto e l’isolamento degli ebrei), nell’indifferenza del resto del mondo (parlo di Stati e governi e Nazioni Unite).  Se il mondo fosse intervenuto per liberare gli ostaggi, si sarebbero salvate migliaia di vite umane e Israele non avrebbe dovuto rispondere da sola alla dichiarazione di guerra fattale da Hamas. Su come sta rispondendo all’aggressione si possono fare tutte le critiche che vuoi e che fanno anche gli israeliani visto che da loro c’è la democrazia per farlo, nonostante il paese sia in guerra: e anche in questo che lezione stanno dando al mondo....

Quando il mondo «civile» è passato dall’indifferenza per questa nuova puntata dell’Olocausto alle manifestazioni in favore degli assassini, avresti certamente sentito crollarti il mondo addosso.

Infine, anche come arabo o palestinese o mussulmano, dovrebbe raggelarti il cinismo con cui Hamas lascia sterminare il popolo palestinese di Gaza solo per proseguire la sua linea politica di distruzione di Israele (che per fortuna non riuscirà mai a realizzare) condotta per conto dell'Iran. Non lo dice quasi nessuno nella sinistra reazionaria, ma Hamas ha preferito e continua a preferire il massacro del proprio popolo piuttosto che restituire gli ostaggi barbaramente rapiti. Avrebbe potuto scambiare la vita di quei 300 poveretti con le migliaia di palestinesi che vengono uccisi e continueranno a venire uccisi finché Hamas non renderà fino all’ultimo ostaggio. Basterebbe questo a far vedere da che parte sta la ragione e da che parte il torto. Ma l’antisemitismo lo impedisce.

Comunque la sinistra reazionaria non si sta rendendo conto che il vero aggressore, barbaro e disumano che sta dietro al massacro del popolo palestinese è l’Iran. Non sono più gli Stati arabi (che pure hanno gravissime responsabilità per il passato). E Iran significa una futura guerra atomica appena saranno riusciti a produrre la bomba. Spero che su questo terreno non spetti a Israele sempre da solo impedirglielo e quindi salvare l’umanità dall’olocausto nucleare che con la pazzia e il fanatismo degli ayatollah è minaccia sicura. Pensa che neanche Putin scherza con le sue minacce nucleari: dove stanno i nostri ecopacifisti? che dicono di quest’altro pazzo criminale e delle sue minacce nucleari?


Io sto cercando di capire le radici dell’attuale esplosione dell’antisemitismo «di sinistra», ma non sono affatto disposto a giustificarlo. Del resto nella mia formazione c’è l’assassinio di mio nonno comunista alle Fosse Ardeatine che in un certo senso mi ha sempre fatto sentire anche un po’ «ebreo romano». Sarò irriducibile nella mia lotta contro l’antisemitismo attuale, che non ha niente a che vedere con il diritto del popolo palestinese a vivere civilmente e liberamente dentro uno Stato unitario.

Con tutto il materiale che sto pubblicando sul blog nessuno avrà l’alibi di dire che non sapeva (come accadde invece con il Gulag e poi col maoismo). Tutti stanno avendo la possibilità di sapere cosa il fondamentalismo islamico sta tramando e facendo. Tutti sanno del pogrom, degli ostaggi e del rifiuto di Hamas di liberarli. E tutti sanno della violenza di Stato che  viene esercitata contro le donne in Iran e nel mondo islamistico.

Si sta scavando un abisso enorme e incolmabile tra la sinistra reazionaria e il mondo progressista.

E lasciamo da parte il mondo rivoluzionario non solo perché non esiste più da tempo, ma anche perché non va fatto lo stesso errore che alcuni rivoluzionari fecero col nazismo, sottovaluandolo e considerandolo un capitalismo come gli altri. Non si può mettere sullo stesso piano il capitalismo iraniano, quello israeliano, quello putiniano e quello degli Usa. Per lo meno non può farlo un marxista il quale sa ben distinguere i diversi gradi di civiltà all’interno di un modo di produzione apparentemente unitario ma disomogeneo. Marx sapeva farlo, mentre queste orde antisemite non sanno nemmeno di cosa io stia parlando.

Io andrò avanti e sino in fondo. Mi pento solo di non essere stato altrettanto duro e intransigente con la pazzia del maoismo dal 1969 (cioè dal mio ritorno da Cuba) in poi. Ma all’epoca entravano in ballo altri fattori e molti dirigenti di quei maoisti avevano fatto il ’68, alcuni insieme a me.

Ora no. Ora è mondezza umana, nevrosi e bisogno di protagonismo allo stato puro. Lo si vede bene in Italia, ma anche nei campus statunitensi. E quei giovani che stanno compiendo il loro rito di iniziazione inneggiando all’antisemitismo, sono tutti futuri nemici di domani, perché il morbo del protagonismo digitale non consentirà loro di pentirsi e capire dove hanno sbagliato. Sono tutti futuri nemici, a differenza di una parte dei maoisti che, in una parte minima riuscì a riprendersi. Ne ho presente qualche esempio.

Shalom  e Avanti!


Roberto 


ENGLISH

venerdì 3 maggio 2024

LETTERA AI BUONISTI PRO HAMAS

di Saviona Mane


ITALIANO - ENGLISH - ESPAÑOL


Ecco chi ha le chiavi di questa guerra


Da Tel Aviv.

Vedo sui telegiornali italiani le vostre proteste infuocate nelle piazze, le vostre bandiere bianco rosso verde nero negli atenei, vedo i vostri occhi infiammati di odio dietro le vostre kefiah, sento le vostre voci inneggiare i nostri aguzzini, le vostre accuse menzognere lanciate a squarciagola contro il mio popolo, e mi domando come sia possibile. Come è possibile che il boia sia diventato vittima e la vittima boia? Come è possibile che chi ci ha massacrati a migliaia, bruciati vivi, sventrati, mutilati, sgozzati, decapitati, stuprati, rapiti dai letti il 7 ottobre, sia diventato il vostro eroe? Come è possibile che chi ci minaccia da sempre di genocidio, sia diventato il vostro alleato? Da dove viene tutto questo astio verso di noi?

Vedo e mi domando anche dov’era tutta questa vostra foga, tutta questa vostra solidarietà buonista con gli ultimi, quando il presidente siriano Bashar el Assad massacrava più di 600 mila dei suoi cittadini? Non vi ho visti allora infuocare le piazza, gridando al genocidio. E non vi vedo oggi affollare le piazze, mentre decine di migliaia di donne, bambini, anziani, muoiono nelle guerre civili in atto in Yemen, in Sudan, Myanmar,  o mentre i droni iraniani e i missili russi bombardano  bersagli civili in Ucraina. La guerra diventa genocidio solo se sono gli ebrei a difendersi?

Accusate noi di questa infamia, ma in fondo ne siete complici voi stessi ogni volta che scandite lo slogan buonista di tendenza: “La Palestina sarà libera dal fiume al mare”, ossia, la Terra di Israele – quella  che i romani hanno ribattezzato duemila anni fa “Palestina” a seguito alla deportazione di suoi abitanti ebrei a Roma – sarà libera (dagli ebrei) dal Giordano al Mediterraneo. Questo non è forse un genocidio? Manifestando senza se e senza ma contro Israele, paese grande quanto la Toscana fondato dopo la decisione storica dell’Onu del 29 novembre 1947, per dare al popolo ebraico un rifugio da secoli di persecuzioni, state facendo il gioco di Hamas, organizzazione islamica fondamentalista e terrorista, il cui statuto fondatore rinnega l’esistenza di Israele e afferma che “non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel  jihaād”, il cui obiettivo è “ ‘sollevare la bandiera di Allah sopra ogni pollice della Palestina’, cioè eliminare e sostituire lo stato di Israele con una  Repubblica Islamica, e che “la Palestina non potrà essere ceduta, anche per un solo pezzo, poiché essa appartiene all’islam fino al giorno del giudizio” (Wikipedia). Per i terroristi di Hamas, da decenni autori di mostruosi attentati e tiri di razzi contro civili inermi in Israele, le atrocità del 7 ottobre e la guerra che ne è derivata, non fanno ovviamente parte di una lotta per due stati per due popoli che vivono in pace fianco a fianco. E’ l’anteprima di un jiahd contro “infedeli” come noi, come voi.  Per noi israeliani o ebrei nella diaspora, questa  è l’ennesima guerra esistenziale, Essere o non Essere nell’unico rifugio concessoci nel mondo.  Mentre per voi buonisti, voi che come tanti dei vostri compagni pseudo progressivi nel mondo, non ci avete concesso più di 24 ore di simpatia dopo la nostra più grande tragedia dalla Shoah, che ci additate, che raccontate barzellette su di noi ebrei, che dite non c’è fumo senza fuoco, che sotto sotto pensate che abbiamo la coda e le corna, per voi che avete scelto nel nostro caso di scambiare orrori di guerra, di tutte le guerre, con il genocidio, è un paradigma bianco e nero nel quale vi siete schierati immediatamente dalla parte di chi ha sempre minato col terrore ogni tentativo di compromesso tra i due popoli. Per ignoranza, per interesse, per trend, o ahimé, per quell’antico morbo incurabile che si chiama Antisemitismo.

Se vi stanno veramente a cuore le sorti dei palestinesi, in primis quelli della Striscia di Gaza – dove vi ricordo, fin al 7 ottobre un solo soldato israeliano non ha messo piede da quando Israele se ne ritirata di propria iniziativa, 19 anni fa – è ai terroristi di Hamas che dovreste rivolgervi. E’ contro di loro che dovreste manifestare. Sono loro gli assassini. Sono loro i responsabili di decine di migliaia di morti, feriti e sfollati palestinesi. Sono loro a tenere le chiavi di questa guerra. Basta che posino le loro armi e liberino i nostri rimanenti 133 ostaggi a cui è negata ogni visita della Croce Rossa da più di 207 giorni.  Vivi o morti. 133 bambini, donne, uomini, anziani, torturati e stuprati ogni giorno nelle tenebre dei loro tunnel, questa città sotterranea costruita coi miliardi di dollari che i loro sponsor, Qatar e Iran, hanno iniettato nella Striscia in più di 15 anni, con la cortesia dei malgoverni di Bibi Netanyahu. Miliardi con cui  Hamas, avrebbe potuto trasformare la piccola striscia di povertà, ignoranza, violenza, stenti e fondamentalismo islamico ispirato allo Stato islamico e conservata da decenni come un gran campo profughi, in una piccola Singapore, un oasi di pace, un esempio da emulare in Cisgiordania, promuovendo così la soluzione di due stati per due popoli. Invece i  padroni del jihad, hanno preferito investirli in armi, morte, fame e desolazione. E finché non ameranno i propri figli più di quanto odiano noi, come dice la frase attribuita alla nostra premier Golda Meir, ci toccherà purtroppo continuare a difendere a spade tratta la nostra propria esistenza, la nostra identità e la nostra cultura. Anche subendo le vostre accuse ipocrite, ingiuste e menzognere.   


ENGLISH

lunedì 15 maggio 2023

L’AUTOGESTION DES LUTTES

par Michel Antony

 

LA RENCONTRE LURONNE DES 12-14 MAI 2023

Comme nous avons réussi à gagner une large majorité de la population contre la réforme des retraites, gagnons la bataille de reconquête des services publics et de la sécurité sociale.


Bonjour

Vous recevez le riche bulletin hebdomadaire de la Coordination nationale. Hormis la bataille traditionnelle des chiffres, ce qu'il faut retenir ce sont les 260 organisation signataires - nous allons continuer de mettre à jour le site https://www.nesp2023.com/ car d'autres noms ont tenu à apparaître. 

Une très lourde préparation, un énorme travail d'organisation et de nettoyage et rangements que nous venons juste de terminer ce lundi à 13h, un noyau très actif du Comité de Vigilance 70 appuyé par des forces vives incroyables comme les ami.e.s de Besançon, de Belfort, de Montreuil hors de notre département... Nous sommes épuisés, la tête encore dans les débats et les étoiles utopistes et pragmatiques de nos déclarations et résolutions, les moments conviviaux, les superbes artistes qui nous ont soutenus (Princesse Békille, Ceux d'la Mouff, Le bus d'Hélène, Jean Michel Apro et Contact Evens, Le Saucisson de malfaiteurs, La Douche Froide, le Centre de Ressources Photographie et ceux que j'oublie...). Nous avons eu l'appui sans faille des employés municipaux et intercommunaux que nous saurons remercier encore plus que nous ne l'avons fait.
La manifestation festive, dansante, chantante, avec une batucada d'enfer, des Rosies déterminées et hyper impliquées, une fanfare de Battant (Besançon) d'exceptionnelle qualité, 4 voitures syndicales fortement animatrices (dont la groupe musical de Solidaires) et des slogans de lutte et d'espoir innombrables nous redonnent du tonus, d'autant que des délégations de toute la France (malgré l'épuisement de la mobilisation sur les retraites, un temps incertain, une localité éloignée, une gare de l'Est fermée et une ligne Paris Bâle peu utilisable...) ont représenté des dizaines de localités, des Pyrénées au Nord français, de la Bretagne à Toulon : le bus de Sarlat qui faisait l'aller retour en une journée témoigne de cet énorme engagement.
Comme toujours les absents ont toujours tort, mais ici plus encore vue l'ampleur inégalée des forces représentées et notre volonté humaniste, sociale et environnementale pour changer nos vies et notre société.

Avec Lure, avec toutes les localités et territoires touchés, avec tous les usagers, tous les personnels, tous les élus concernés, notre engagement sans faille pour nos services publics est un tremplin et non un aboutissement, ce que les Rosies (photo) ont su si bien traduire devant la fresque luronne qui s'est érigée en honneur de nos principes et de nos mobilisations pour une société plus solidaire, plus égalitaire et respectant plus l'environnement et la proximité, mais une étape.

Mon seul regret c'est d'avoir oublié comme je comptais le faire, et comme les camarades qui vendaient les produits des ouvriers autogérés de Gémenos (Coopérative 1336) me l'avaient rappelé, c'est de n'avoir pas salué mon ami Charles Piaget qui suit encore toutes les mobilisations depuis Besançon, qui connaît l'ampleur de nos rencontres, et qui sait nos combats permanents pour nos biens communs : c'est le 50° anniversaire de LIP 1973 !!!

Amitiés à toutes et tous, de bons retours pour toutes celles et ceux qui se sont déplacées, souvent de fort loin et qui rêvent de faire ailleurs la même chose qu'ici, car nous devons essaimer partout et pour toutes et tous. Cela rejoint le voeu d'un autre comtois célèbre (Charles Fourier) qui espérait qu'une bonne réalisation locale (phalanstère) en devenant sinon modèle mais source d'inspiration, se multiplierait rapidement pour remplacer l'ancien monde, ou en tout cas le laisser de côté.

Michel Antony au nom de tout les équipes d'organisation qui depuis 1 an sont mobilisées

 

Pour toute correspondance, merci d'utiliser l'adresse suivante : cda12550@coordination-defense-sante.org

 


Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

sabato 6 maggio 2017

OPOSICIÓN OBRERA Y POPULAR EN VENEZUELA, por Lucha Indígena (Perú)

© Carlos Garcia Rawlins
Los medios de difusión en el Perú nos muestran como si quienes están contra Maduro fuesen solo los de la derecha, quienes conforman la mayoría parlamentaria.
¡Eso es falso!
Hay un fuerte movimiento obrero y popular que exige que las industrias estén controladas por los trabajadores, que está contra los capitalistas que impulsan la lucha contra Maduro y también contra la burocracia corrupta que gobierna el país.
También, por supuesto, que hay gente chavista que protesta por la situación actual.
Publicamos integralmente una declaración del Partido Socialismo y Libertad.

PROTESTEMOS EN LA CALLE CONTRA ESTE GOBIERNO HAMBREADOR, CORRUPTO Y REPRESIVO

Rechazamos el intento de criminalizar y perseguir a los que protestan

Miles de personas han marchado en Caracas y otras ciudades en las últimas dos semanas. Protestas y saqueos se han producido en todo el país. El repudio que se expresó en San Félix contra Maduro puso en evidencia la debacle definitiva de su gobierno. Ante esto, la respuesta del gobierno de Maduro ha sido reprimir brutalmente. Ahora inventan un supuesto plan desestabilizador. Ya ni siquiera llaman a los manifestantes “guarimberos”, los tildan de terroristas, con todas las peligrosas connotaciones que esto tiene. Los medios de comunicación se unen al coro que los califica de “vándalos”. El gobierno está creando una matriz de opinión para perseguir y criminalizar a los que protestan, acusándolos de estar detrás de un supuesto golpe.
¿A quién le pueden sorprender las protestas y marchas? ¿Quién puede negar la terrible situación que vive el pueblo venezolano por culpa del gobierno venezolano y la burguesía, que saquean y ajustan? ¿Es que acaso no hay razones suficientes para protestar y salir a la calle contra este gobierno? El Partido Socialismo y Libertad reivindica el derecho del pueblo y los trabajadores a manifestar y expresar en la calle su repudio a este gobierno hambreador, corrupto y represivo, que entrega millones de dólares a Vollmer, Cisneros, Procter & Gamble, Nestlé y otras transnacionales en la Expo Feria Venezuela Potencia; paga miles de millones de dólares por concepto de deuda externa a los inversionistas y bancos imperialistas, entrega el Arco Minero del Orinoco y antes con Chávez entregó el petróleo a las transnacionales a través de las empresas mixtas. Mientras hace todo esto, reduce drásticamente las importaciones de comida y medicina, matando de hambre al pueblo trabajador.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.