L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

martedì 23 febbraio 2016

REPORT ISTAT 2015: UN PAESE IN GRAVE CRISI SOCIALE STRETTO FRA DECLINO ECONOMICO, POLITICHE DI AUSTERITY E RIFORME STRUTTURALI, di Andrea Vento (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati)

Il report sulla popolazione italiana 2015 pubblicato venerdì 19 febbraio dall'Istat dipinge uno scenario a tinte fosche, ma drammaticamente fedele, delle condizioni sociali del nostro paese. La crisi economica, che dal 2008 sembra non trovare vie d'uscita concrete, e gli effetti delle riforme neoliberiste imposte dalla Commissione europea e attuate dagli ultimi governi, hanno prodotto inevitabili contraccolpi sociali che gli indicatori dell'istituto centrale di statistica fotografano in maniera impietosa.
Un Paese piegato da una crisi economica senza sbocchi che, anche a causa di una politica industriale ormai inesistente, non solo ha registrato, dal 2008, una perdita del 25% della produzione industriale e una contrazione del Pil di circa il 10%, ma non riesce nemmeno a fermare l'incontenibile emorragia di aziende nazionali verso l'estero. Negli ultimi sette anni ben 473 marchi del made in Italy sono finiti in mano straniera: Telecom, Pirelli, Italcementi, Ansaldo Breda e Ansaldo Sts sono alcuni fra gli assi portanti della nostra economia sfuggiti al controllo dello Stato e del declinante capitalismo nostrano.
All'interno di questa cornice economica, il quadro sociale che emerge dagli indicatori dell'Istat non poteva che risultare allarmante, tant'è che il 2015 passerà alla storia come l'anno dei record negativi:

1) La popolazione residente diminuisce di 139.000 unità, attestandosi al 31/12 a quota 60.569.000, registrando, dopo la rettifica censuaria del 2011, la prima effettiva contrazione dal dopoguerra (tabella 1)1.
2) Le morti, in allarmante crescita (+54.000), salgono a ben 663.000 (+9,1%), raggiungendo il massimo dalla Seconda guerra mondiale (tabella 2)2.
3) Le nascite continuano a ridursi (-15.000), crollando a 488.000, minimo storico dall'unità d'Italia.
4) La speranza di vita, dopo una lunghissima fase - interrotta solo dalle Guerre mondiali - caratterizzata da un inarrestabile allungamento che ci ha portato ad essere una fra le tre popolazioni più longeve del pianeta, ha invertito la tendenza, iniziando per la prima volta a ridursi.
5) Continua il trend negativo, iniziato nel 2008, del numero di immigrati in entrata, fermatosi a 245.000 unità, mentre 45.000 stranieri residenti hanno lasciato il nostro paese (tabella 3)3.

lunedì 22 febbraio 2016

ROZŁAM W OPERAIZMIE W ŚWIETLE DYNAMIKI WŁOSKIEGO RUCHU ROBOTNICZEGO W „CZERWONYM DZIESIĘCIOLECIU” (1969–1980), Zbigniew Marcin Kowalewski

«Split within operaismo in the context of dynamics of the Italian workers movement during the “Red Decade” (1969-1980)»

«Le divisioni nell'operaismo alla luce della dinamica del movimento operaio italiano durante il "Decennio rosso" (1969-1980)»

Abstract:
In consequence of initiative of Raniero Panzieri operaismo emerged in 1960-1961 as a stream of radical theoretical revival of Marxism in the context of widespread domination of objectivism and historicism and equally radical revival of strategy of workers movement in its struggle against its internal dominant reformist tendency. Its foundation was supposed to be a reading of Capital “from the workers point of view”. It soon become apparent that it is a fundamentally divided project, both politically and theoretically. 1963 marks a split within operaismo. Majority that sided with Mario Tronti detached, developing an anti-materialist revision of Marxism that resulted in creation of metaphysics of workers’ autonomy. In 1969-1980 an enormous wave of working class struggles brought to the fore clear conclusions in fundamental disputable issues that divided operaistas.

Keywords:
operaismo, split, Mario Tronti, Raniero Panzieri, autonomy of the political, Marxism.
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Trzy fale rewolucyjne w dwudziestowiecznych Włoszech

W XX wieku przez Włochy przetoczyły się trzy wielkie fale walk masowych, z których każda doprowadziła do sytuacji przedrewolucyjnej. Wszystkie były dziełem klasy robotniczej. W ciągu XX wieku „skład klasowy” proletariatu zmieniał się pod względem technicznym, politycznym i kulturalnym. Jednak we wszystkich zrywach robotniczych siłę napędową, uderzeniową i przewodnią stanowiły załogi turyńskich zakładów Fiata – najbardziej skoncentrowanego segmentu włoskiej klasy robotniczej – oraz w ogóle zakładów przemysłu metalowego i mechanicznego, a także innych wielkich fabryk, głównie skupionych w północnowłoskim „trójkącie przemysłowym”, obejmującym Turyn, Mediolan i Genuę.
Przypływ pierwszej fali przypadł na lata 1919–1920, zwane „czerwonym dwuleciem”. Przejawił się głównie w ruchu turyńskich rad fabrycznych, w którym, ze swoją gazetą L’Ordine nuovo, działał Antonio Gramsci, oraz w okupacji fabryk przez pół miliona metalowców. To ten przypływ doprowadził do przebudowy politycznych form ruchu robotniczego w tym kraju i powstania Komunistycznej Partii Włoch (PCd’I). W okresie odpływu, w latach 1921–1922, najważniejszym przejawem tej fali był rozwój ruchu Arditi del Popolo, Bojowników Ludowych – zbrojnej samoobrony robotniczej, stawiającej czoło bojówkom faszystowskim, które podczas tego „czarnego dwulecia” zaczęły rozprawiać się z ruchem robotniczym (Kowalewski 2006).
Druga fala przypadła na lata 1943–1948. Po długim okresie spokoju społecznego pod faszystowskim jarzmem walki masowe zaczęły się od strajku robotników turyńskiego Fiata Mirafiori, a następnie fabryk mediolańskich. Pierwsza ulotka strajkowa była prosta i jasna: o chleb i wolność, przeciwko dwunastogodzinnemu dniu roboczemu i przeklętej wojnie, o obalenie Mussoliniego, o pokój, niepodległość oraz podwyżkę zarobków – oraz o to, aby je wypłacano. „Po raz pierwszy jakimś reżimem faszystowskim trzęsą od wewnątrz robotnicy, których być może, przynajmniej częściowo, inspiruje, ale nie kontroluje partia komunistyczna” (Broué 1997, 779). Proletariat wielkoprzemysłowy zadał reżimowi faszystowskiemu śmiertelny cios, po którym wkrótce nastąpił jego upadek.

venerdì 19 febbraio 2016

THE PROGRAM (Stephen Frears, 2015), di Antonio Marchi

Lance Armstrong e l'ossessione di vincere

[…] 4. QUANDO BARTALI E COPPI CORREVANO IN BICICLETTA
La partenza è l'Aubisque.
L'arrivo è l'Izoard.
Minuti di ritardo. L'episodio cruciale. E al tramonto
sul traguardo il colpo di reni, un colpo di pedale.
La memoria non si caccia via coi sassi come un cane.
La memoria è storia non è oblio.
QUANDO COPPI E BARTALI
ero giovane anch'io.
Gino sembrava un todesco, Fausto un gatto
anzi no, una livra
e andava su storto per la fatica prima di scomparire sotto
un ponte dietro l'acqua del fiume.
Era sudato e come un lume senza più olio è andato a morire.
(Roberto Roversi, da L'Espresso, 29 luglio 1979)

Cominciò tutto dopo la morte tragica di Fabio Casartelli, caduto per sempre sulle strade del Tour del '95. Il giorno dopo, i sei compagni di squadra di Casartelli tagliarono il traguardo schierati uno di fianco all'altro: vincitori per decisione di tutti gli altri, per ricordare uno del gruppo, lasciando arrivare per primo, mezza ruota avanti, Andrea Peron, amico più amico di Fabio. Due giorni dopo, un giovanissimo e sconosciuto atleta in maglia Motorola, Lance Armstrong - che non aveva ancora conosciuto lo spettro della malattia e l'onta del doping - vinse a mani alzate e con lo sguardo rivolto al cielo per onorare e salutare il compagno di squadra scomparso. Tutti i cicloamanti non dimenticano il dito di Armstrong che indica lassù, mentre vince a Limoges.
Vita a pedali, morte sportiva e miracoli chimici di un texano che amava solo vincere. A ogni costo… come a ogni costo ha lottato per anni e vinto la battaglia contro quel male maligno che sotto forma di metastasi voleva sottrarlo alla vita, come alle gare.
Dopo anni di sollecitazioni, il texano ha ammesso in un'intervista televisiva di aver effettivamente assunto sostanze proibite durante gran parte della sua carriera. «Il piano era conservativo, - ha ripetuto - per niente rischioso e matematico», ha aggiunto descrivendo il programma di doping della squadra US Postal. Armstrong ha ammesso di capire di non avere più credibilità e si è detto dispiaciuto che le sue bugie abbiano alimentato la speranza delle vittime del cancro, malattia da lui sconfitta: «Ho dato loro speranze, ho fatto pensare che la storia era perfetta. Mi piacerebbe cambiare tutto questo, ma non posso». L'ex ciclista ha fatto anche ammenda per esser stato tanto aggressivo con i giornalisti che sospettavano di lui: «È stato un tremendo errore».

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

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a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

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a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

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a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.