L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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mercoledì 29 aprile 2026

Economia di guerra oggi. Parte XXVII

“L’economia globale all’ombra della guerra”


di Andrea Vento


Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026

Il Fondo Monetario Internazionale nei giorni scorsi ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook di aprile 2026, il primo emesso dopo l’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio che ha innescato lo shock energetico tutt’ora in corso caratterizzato da carenza di approvvigionamenti e impennata delle quotazioni di greggio e gas.

Dall’eloquente titolo “L’economia globale all’ombra della guerra”, il rapporto delinea le possibili ricadute del nuovo conflitto sul ciclo economico a livello mondiale, macroregionale e dei singoli paesi. In generale, la pubblicazione mette in evidenza come l’aumento dei prezzi delle materie prime, le aspettative di ripresa dell’inflazione e di possibile rialzo dei tassi, con conseguenti condizioni finanziare più restrittive, stiano determinando riflessi diretti sulla dinamica economica, con impatto di diversa entità a seconda della durata e della gravità del conflitto.

Lo scenario del Fmi in caso di conflitto di breve durata

In caso di durata limitata della guerra, secondo gli esperti del Fmi, le ricadute potrebbero essere tutto sommato relativamente contenute, infatti, in tale scenario la crescita mondiale viene quantificata nell’ordine del 3,1% per il 2026, un valore inferiore a quello degli ultimi anni e in flessione rispetto al 3,3% dell’Outlook di gennaio scorso. Una flessione indotta dalle Economie Emergenti che arretrano al 3,9% dal 4,2% di gennaio, mentre le Economie Avanzate restano stabili all’1,8% (tab.1-2).

Per quanto riguarda l’inflazione mondiale il Fmi indica un leggero incremento nel corso dell’anno, specificando che le pressioni inflattive interesseranno soprattutto le economie emergenti e in via di sviluppo importatrici di materie prime. 

Per l’Eurozona è prevista una riduzione della crescita dal 1,3% di gennaio all’1,1% di aprile trascinata dalle sue tre principali economie, tutte riviste al ribasso: la Germania, l’ex locomotiva europea, dall’1,1% previsto a gennaio arretra allo 0.8%, la Francia dall’1% passa allo 0,9% e l’Italia, ormai in condizione di quasi stagnazione economica strutturale, dallo 0,7% scivola allo 0,5% (tab.1-2). 

La crisi energetica starebbe invece portando benefici alla Russia la quale, a seguito dell’aumento delle quotazioni e della domanda proveniente da parte di alcuni tradizionali clienti dei paesi del Golfo Persico, riporta nell’Outlook di aprile un incremento della crescita all’1,1% dallo 0,8% di gennaio.

Mentre gli Stati Uniti, che hanno scatenato il conflitto insieme ad Israele, arretrano solo leggermente dal 2,4% al 2,3%, mantenendo un discreto tasso di crescita anche grazie all’aumento dell’export del petrolio (tab.1-2), come vedremo nel seguente paragrafo.

Dobbiamo tuttavia precisare che le previsioni in questione del Fmi basandosi sulla situazione al 31 di marzo non riflettono a pieno la gravità della situazione causata dallo shock petrolifero innescato dalla chiusura selettiva di Hormuz e delle distruzioni degli impianti. Ciò lo rileviamo soprattutto per quanto riguarda l’Arabia Saudita la cui crescita economica, anche alla luce della riduzione del 57%, del flusso complessivo dell’export petrolifero dal golfo Persico nel mese di aprile, viene rivista al solo +3,1% dal +4,5% di gennaio. 

A completezza del quadro relativo all’export dell’Arabia Saudita è opportuno specificare che le spedizioni attraverso il porto di Yambu sul Mar Rosso, collegato ai giacimenti sul Golfo Persico tramite l’oleodotto Est-Ovest, pur essendo aumentate di cinque volte rispetto al periodo prebellico arrivando a circa 4 milioni di barili al giorno nelle prime tre settimane di aprile, non riescono a compensare la diminuzione attraverso Hormuz.

Tabella 1: previsioni economiche del Fmi di aprile 2026


Tabella 2: previsioni economiche del Fmi di gennaio 2026


La ridefinizione della geografia dell’export petrolifero

Secondo Bloomberg, nella seconda settimana di aprile le esportazioni di petrolio greggio e prodotti raffinati statunitensi hanno raggiunto il record di 12,9 milioni di barili al giorno, raddoppiando da gennaio 2022 (grafico 1), vale a dire da prima delle sanzioni occidentali alla Russia e del Piano REPowerEu che hanno reindirizzato l’approvvigionamento europeo anche oltre Atlantico. E con una impennata di circa 2,5 milioni di barili al giorno fra greggio e raffinati dall’inizio della guerra all’Iran. L’aumento dell’export petrolifero complessivo risulta, nello specifico, trainato dai ben più redditizi prodotti di raffinazione che hanno raggiunto il record di 8,1 milioni di barili al giorno.

Gli Stati Uniti sono anche impegnati nella ricostituzione delle scorte di greggio le quali, al netto della Riserva Strategica di Petrolio, sono cresciute di 1,9 milioni di barili arrivando a 465,7 milioni, allo stesso livello del 2023. 

Mentre l’industria petrolifera statunitense viaggia col vento in poppa, i paesi europei e soprattutto quelli asiatici, maggiormente dipendenti dai paesi del Golfo Persico, iniziano a incontrare difficoltà di approvvigionamento a causa della chiusura selettiva di Hormuz.

Grafico 1: export Usa di greggio e prodotti di raffinazione in milioni b/g fra maggio 2025 aprile 2026


Le prospettive in caso di conflitto più duraturo

Lo scenario cambierebbe invece in modo alquanto sostanziale in caso di conflitto prolungato con persistente chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz e quotazioni elevate delle commodity energetiche nel medio periodo. Le ricadute di tale situazione potrebbero causare indebolimento della crescita e destabilizzazione dei mercati, pertanto in tale contesto, secondo il Fondo Monetario, aleggerebbe la possibilità di recessione globale, vale a dire secondo i parametri Fmi un tasso di crescita inferiore al 2%, situazione che è ricorsa solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni in corrispondenza della crisi finanziaria globale del 2009 (-0,4%) e alla pandemia del 2020 (-2,7%).

Il secondo capitolo del rapporto è dedicato all’aumento delle spese militari, a causa dell’intensificarsi delle tensioni geopolitiche e dei conflitti, che potrebbe stimolare la crescita economica nel breve periodo. Il Fondo Monetario riporta inoltre che, sebbene gli investimenti per la difesa possono determinare effetti positivi per l’attività economica nel breve periodo, tendono a generare un effetto traino sulla dinamica dell’inflazione, a creare pressioni di bilancio e a sottrarre risorse per la spesa sociale, con possibile malcontento e tensioni sociali. 

Inoltre, i moltiplicatori per le spese per la difesa, sostiene sempre il Fondo, risultano mediamente intorno ad un valore di 1 soltanto, un livello sensibilmente inferiore a quello degli investimenti nell’industria manifatturiera che, infatti, si attestano quantomeno al doppio.

Nel terzo e ultimo capitolo il Fondo Monetario riporta che i conflitti armati determinano profonde conseguenze macroeconomiche che vanno oltre il doloroso tributo di vite umane. E citando, a tal supporto, un proprio studio in merito ai conflitti successivi alla Seconda Guerra Mondiale arriva alla conclusione che le guerre causano ingenti perdite di produzione nei paesi in cui si combattono, superiori a quelle provocate dalle crisi finanziarie, e che la successiva ripresa economica risulta lenta e disomogenea. Tali perdite innescano conseguenze macroeconomiche nel settore monetario e fiscale e lasciano cicatrici durature che interessano principalmente le fasce sociali più deboli. 

Conclusioni

Mentre le guerre proliferano col loro carico di morte, crisi economiche e devastazioni sociali, nel 2024, le principali 100 aziende del settore degli armamenti a livello mondiale hanno riportato ricavi per 679 miliardi di dollari con un aumento annuo del 5,9% e del 26% su base decennale.

Anche le imprese petrolifere stanno ricavando significativi extraprofitti dalla guerra in corso, il quotidiano britannico Guardian ha, infatti, stimato che le maggiori 100 compagnie mondiali del comparto hanno guadagnato complessivamente 30 milioni di dollari all’ora dal 28 febbraio. E solo nel primo mese di conflitto hanno conseguito profitti straordinari per 23 miliardi, prevedendo che, se la quotazione si manterrà sui 100 dollari al barile, i profitti aggiuntivi saliranno a 234 miliardi di dollari a fine anno. Osservando in conclusione che “I profitti eccessivi provengono dalle tasche dei cittadini comuni, che pagano prezzi elevati per il carburante e l’energia elettrica delle loro case, nonché dalle aziende che si trovano a dover affrontare bollette energetiche più salate”.

Si conferma così la consolidata tesi in base alla quale le guerre arricchiscono pochi mentre impoveriscono il resto della società.


Andrea Vento

26 aprile 2026

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati



Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.