L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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sabato 28 febbraio 2026

SU DONALD TRUMP E LA CLASSE DIRIGENTE STATUNITENSE: BONAPARTISMO IN AMERICA?

di Samuel Farber

(New York, 17 febbraio 2026)


ITALIANO-ENGLISH-ESPAÑOL


L'ascesa dell’autoritarismo di estrema destra di Donald Trump, in particolare durante il suo secondo mandato presidenziale, ha dato origine a una moltitudine di interpretazioni sulla natura sociale e politica del suo governo. Ciò è particolarmente vero tra coloro che hanno affermato che il regime di Trump rappresenti una varietà di fascismo.

Sebbene questo dibattito su Trump e il fascismo abbia, a mio avviso, in gran parte esaurito il suo corso, ci sono altre interpretazioni che potrebbero valere la pena di esaminare. Una di queste vede Trump come una versione americana del "bonapartismo" (un grado di "autonomia statale" da definire meglio in seguito).

Questa è l'interpretazione che questo articolo sottoporrà a un esame critico. Sebbene molto meno diffusa, la prospettiva del "bonapartismo" offre un'utile opportunità per analizzare diverse importanti questioni correlate, come il rapporto tra la classe dirigente statunitense e il governo federale. (Il riquadro di accompagnamento fornisce alcuni riferimenti alla discussione.)


Contesto: cos'è il bonapartismo?

Luigi Napoleone Bonaparte era il nipote del "grande" Napoleone e governò la Francia dalla sua prima elezione a Presidente della Repubblica il 10 dicembre 1848, fino al colpo di stato del dicembre 1851, che portò alla sua autoproclamazione a imperatore nel 1852. Mantenne quel titolo fino alla sua deposizione nel 1870.

Ci sono alcuni parallelismi tra lui e Trump nel loro governo chiaramente autoritario e corrotto. Soprattutto, Luigi Bonaparte e, finora in misura minore, Trump, adottarono molte misure per impegnarsi in quella che Hal Draper chiamava l'"autonomizzazione" dello Stato, collocandosi al di sopra delle principali forze e istituzioni di classe in conflitto nella società. (Vedi Karl Marx's Theory of Revolution. State and Bureaucracy, New York: Monthly Review Press, 1977, 467-8).

Nel caso di Trump, questa autonomizzazione ha incluso la sua tendenza ad assumere il controllo di quanti più processi politici e sociali possibile, fin dove può spingersi impunemente, e a subordinare tutto a se stesso. Ciò si può vedere chiaramente nel modo in cui Trump impedisce persino alla Camera dei Rappresentanti e al Senato, controllati dai repubblicani, di esercitare la loro autorità legislativa sancita dalla Costituzione, anche in materia di dazi.

Questa presa del potere esecutivo è stata vigorosamente sostenuta dallo speaker della Camera Mike Johnson, che durante lo shutdown del governo nell'autunno del 2025 si è rifiutato di condurre qualsiasi attività alla Camera, incluso il rifiuto in quel periodo di giuramentare Adelina Grijalva, una donna di origini latinoamericane dell'Arizona neoeletta.

Sulla stessa linea autoritaria, Trump ha condotto vaste offensive contro le agenzie indipendenti legalmente approvate dal Congresso, come l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (EPA) e l'Ufficio per la Protezione Finanziaria dei Consumatori; ha licenziato migliaia di dipendenti pubblici federali, ignorando le norme che di solito regolano tali azioni governative; ha tentato la censura dei media nei confronti dei critici, inclusi i comici; e ha ritirato sovvenzioni federali per coercire le istituzioni di istruzione superiore.

Inoltre, ha schierato l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) per effettuare deportazioni massive e illegali, terrorizzando le comunità in cui vivono gli immigrati; ha illegalmente e arbitrariamente bombardato imbarcazioni e ucciso i loro occupanti, presumibilmente coinvolti in traffico di droga, nei Caraibi e nell'Oceano Pacifico; ha utilizzato spudoratamente il Dipartimento di Giustizia per perseguire i nemici politici di Trump; e ha generalmente instaurato un clima di illegalità che scaturisce dalla violazione da parte di Trump delle leggi che non gli piacciono.

È importante notare in questo contesto che Trump è stato sostenuto, e in cambio ha insabbiato, gruppi di estrema destra, come manifestato nei disordini del 6 gennaio 2021 volti a impedire al Congresso di ratificare i risultati delle elezioni presidenziali del novembre 2020 che avevano visto vincitore Joe Biden.

Diverse persone furono uccise e molte ferite durante quell'attacco, ma ciò non ha impedito a Trump, dopo essere tornato in carica nel 2025, di graziare tutti coloro che erano stati giudicati colpevoli dai tribunali per le loro azioni del 6 gennaio.

Luigi Bonaparte, da parte sua, andò anche oltre Trump (finora), e tra gli altri atti di repressione distrusse la stampa rivoluzionaria, pose le riunioni pubbliche sotto sorveglianza di polizia, sciolse la Guardia Nazionale democratica, impose lo stato d'assedio, sostituì le giurie con commissioni militari e sottopose l'istruzione pubblica al clero cattolico.

Il governo di Luigi Napoleone era corrotto, come fu particolarmente evidente nel caso della ristrutturazione urbana di Parigi guidata dal barone Georges-Eugène Haussmann, piena di cattiva gestione finanziaria e speculazioni sfacciate.

Come Marx sottolineò ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, il sovrano francese contava sull'appoggio del lumpenproletariato, con il capo della Società del 10 Dicembre (la data dell'elezione di Bonaparte a presidente) a capo degli elementi lumpen. Luigi Bonaparte, insieme al suo seguito e a potenti membri del governo e del suo esercito, apparteneva a quella società e in quanto tale traeva vantaggio dal suo accesso al tesoro dello Stato.

Da parte sua Trump, specialmente nel suo secondo mandato, ha usato il suo potere per sponsorizzare ogni sorta di affari finanziari conclusi da membri della famiglia, specialmente nei paesi del Golfo, e ha anche usato la sua posizione di presidente per promuovere criptovalute altamente volatili. Ciò include la concessione della grazia al criminale condannato Chang Peng Zhao, il fondatore della società Crypto Exchange Binance.

Oltre alla demolitrice capricciosa di parte della Casa Bianca per assecondare il suo amore per le sale da ballo gigantesche, Trump l'ha anche usata come base per le sue operazioni di vendita al dettaglio senza licenza, come la vendita di merce, inclusi gli orologi Trump e persino le Bibbie Trump. Così la presidenza, così come la Casa Bianca, ha perso gran parte della sua presunta dignità poiché è stata convertita in un volgare punto vendita.

Inoltre, importanti figure della sua amministrazione hanno utilizzato illegalmente le loro posizioni per profitto personale, come il suo zar dei confini Tom Homan — che agenti dell'FBI arrestarono una volta mentre accettava 50.000 dollari in contanti in cambio della promessa di promuovere certe decisioni di politica governativa.

Come ci si aspetterebbe considerando la solita illegalità di Trump, le accuse contro Homan sono state ritirate non appena Trump è diventato presidente per la seconda volta. Più recentemente, è stato riferito che la Segretaria per la Sicurezza Nazionale Kristi Noem abbia ordinato alla Guardia Costiera di acquistare due jet privati, al costo di 172 milioni di dollari, per suo uso e per quello del suo staff.


Basi sociali e politiche

Tuttavia, nonostante queste allettanti somiglianze tra le loro azioni, le situazioni politiche e sociali che hanno giocato un ruolo decisivo nell'ascesa e nel mantenimento del potere di Donald Trump e Luigi Bonaparte non potrebbero essere state più diverse.

Luigi Bonaparte salì al potere all'indomani della sconfitta delle rivoluzioni francesi ed europee del 1848, che significarono un importante cambiamento nella posizione politica della borghesia nell'Europa occidentale e centrale.

Come spiegarono Marx ed Engels, durante gli eventi del 1848 divenne chiaro che la borghesia non stava più giocando un ruolo rivoluzionario, specialmente nel caso della Francia.

In quel paese, ciò che accadde quell'anno rafforzò notevolmente la paura della classe operaia che la borghesia francese aveva sviluppato. Questa paura ebbe un importante effetto conservatore sul loro stesso comportamento politico e sociale, diventando la ragione principale del loro incondizionato sostegno a Luigi Bonaparte.

Per quanto riguarda i contadini, la loro associazione di Luigi Bonaparte con la memoria di suo zio Napoleone — che era percepito come un difensore del diritto dei contadini alla loro parcella di terra — e la loro paura delle rivolte urbane, che avrebbero potuto potenzialmente mettere a repentaglio la loro sicurezza economica e il loro benessere, costituirono la principale fonte di sostegno contadino all'imperatore.

Si trattava di un ceto contadino conservatore di piccoli proprietari terrieri che Marx, famosamente, vedeva sia come una classe che non come una classe. Secondo Marx, erano una classe perché condividevano condizioni oggettive comuni a tutti i contadini francesi, ma non erano ancora una classe in quanto isolati gli uni dagli altri e quindi incapaci di agire di concerto.

Fu quindi la combinazione di una classe operaia sconfitta molto recentemente, una borghesia politicamente codarda e un ceto contadino atomizzato a permettere a Luigi Napoleone di governare per oltre 20 anni. Per ragioni diverse, nessuna di queste classi fu in grado di raggiungere l'egemonia politica e il potere da sola, consentendo così a Luigi Napoleone di elevarsi e manovrare politicamente al di sopra dello stallo di classe creato dalle specifiche circostanze politiche francesi degli anni Cinquanta dell'Ottocento.

Ma come sosteneva Hal Draper, l'esistenza di un equilibrio di classe non era di per sé la caratteristica distintiva del bonapartismo. Il punto cruciale del bonapartismo, piuttosto, era l'utilizzo di questa condizione per massimizzare la posizione autonoma dello Stato rispetto alle classi — un'autonomizzazione organizzata sotto un "governo personale di un solo uomo", un uomo solo che per di più non fungeva da presidente del "comitato esecutivo" di alcuna classe. (Hal Draper, op. cit, 426)


La scena statunitense

In netto contrasto con la situazione politica francese degli anni Cinquanta dell'Ottocento, gli Stati Uniti hanno avuto una borghesia economicamente molto forte e potente, forse la più potente del mondo, che ha goduto di un immenso potere economico per molto tempo negli Stati Uniti e nel mondo in generale.

Inoltre, questa borghesia ha finora avuto poca ragione di preoccuparsi per una seria minaccia al potere da parte di una classe operaia in gran parte non organizzata, sebbene lotte operaie localizzate abbiano continuato a verificarsi.

Anche crisi importanti come la Grande Recessione (successiva allo scoppio della bolla immobiliare del 2007-2009 e alla crisi finanziaria) sono state "risolte" a condizioni molto favorevoli per la classe capitalista, con solo minori concessioni strappate dal governo alle banche, che in ogni caso ora sono meno importanti poiché il private equity e altre fonti di formazione di capitale non regolamentato sono cresciute in importanza.

Infine, la classe capitalista americana non è stata parte di uno stallo di classe con la classe operaia o qualsiasi altra classe o gruppo che avrebbe permesso a un "Bonaparte" l'opportunità di elevarsi al di sopra di quello stallo e impadronirsi del potere.

La cosa più importante di tutte, del tutto diversamente dall'ascesa al potere di Luigi Napoleone nel 1848, il successo di Trump nelle elezioni generali del 2016 e del 2024 non è stato una risposta a un grave crollo sociale e crisi nella società americana. Gli Stati Uniti del primo quarto del XXI secolo non sono stati come l'Europa del 1848, né tanto meno il periodo della Repubblica di Weimar in Germania durante la fine degli anni Venti.

La maggior parte dei settori della borghesia americana non vedeva Trump come una soluzione a una situazione sociale e politica estrema. Vale anche la pena notare che in nessuna delle elezioni generali del 2016, 2020 e 2024 Trump ha ottenuto il sostegno finanziario e politico della maggior parte della classe capitalista, sebbene abbia ottenuto un sostegno sostanziale da piccoli settori del capitale che stavano spingendo per una guerra molto più aggressiva contro lo stato sociale e l'eredità di Obama/Biden.

Naturalmente, nulla di tutto ciò nega i maggiori problemi dell'economia e della società americana, con il sostanziale malcontento popolare che ne è derivato. Nel breve termine relativamente, ci sono serie preoccupazioni per il dollaro in calo, l'inflazione in aumento in gran parte provocata dai nuovi dazi di Trump, e la crescente minaccia economica e politica della Cina.

Inoltre, l'attuale boom di Wall Street è altamente squilibrato poiché si basa sul valore di sette titoli generalmente dell'alta tecnologia e dell'intelligenza artificiale. A dicembre 2025, il rapporto P/E (Prezzo/Utili) per l'ampio indice azionario S&P era piuttosto alto, suggerendo una possibile ondata speculativa fuori controllo.

Nel lungo periodo, gli Stati Uniti (così come le principali potenze economiche europee) non sono riusciti ad affrontare la prospettiva continua di stagnazione economica, e sono ben lontani dal sottrarsi alle conseguenze molto importanti della deindustrializzazione che è in atto da molti decenni.

Ciò ha avuto potenti effetti negativi sulla classe operaia americana organizzata, come mostrato da studi come quello di Lainey Newman e Theda Skocpol sul declino drammatico del sindacato United Steel Workers e della sua ex pervasiva influenza sociale e politica nell'area della grande Pittsburgh. (Vedi Rust Belt Union Blues. Why Working-Class Voters Are Turning Away from the Democratic Party, New York: Columbia University Press, 2023.)

Ma ancora una volta, questi problemi reali e seri della classe operaia e della società americana non erano ancora saliti al livello del massiccio crollo sociale che ha preceduto l'ascesa di Luigi Napoleone in Francia, o del nazismo e del fascismo — la forma più estrema di governo bonapartista — in Europa.


Dietro l'ascesa di Donald Trump

L'ascesa di Donald Trump, quindi, fu più il prodotto del sistema politico statunitense che di una grande crisi economica e sociale. Trump è stato in grado di approfittare del prevedibile fallimento del Partito Democratico nell'offrire soluzioni reali e sostanziali ai seri problemi che la classe operaia statunitense deve affrontare.

Persino le cosiddette misure economiche keynesiane non erano all'altezza del compito di risolvere fondamentalmente la crisi provocata dalla deindustrializzazione. Inoltre, il Partito Democratico ha in gran parte abbandonato la classe operaia per concentrarsi invece sugli elettori suburbani della classe media e alta più istruiti.

Come affermò il leader della minoranza democratica al Senato Charles Schumer nel luglio 2016, "per ogni democratico operaio che perderemo nella Pennsylvania occidentale, guadagneremo due, tre repubblicani moderati nei sobborghi di Filadelfia, e potete ripetere questo in Ohio, Illinois e Wisconsin."

Nello stesso anno, la candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton descrisse in modo condiscendente metà dei sostenitori di Trump come un "cestino di deplorevoli".

Trump ha anche beneficiato notevolmente del persistente gerrymandering e della sovrarappresentanza delle aree rurali e degli stati più conservatori nel sistema politico, così come dalle azioni della Corte Suprema degli Stati Uniti.

Oltre a vietare l'azione affermativa, la Corte Suprema ha stabilito che sezioni del Voting Rights Act del 1965 erano incostituzionali e attualmente minaccia di evirare, se non eliminare del tutto, ciò che rimane di quella legge storica, eliminando così la protezione che l'elettorato nero aveva contro gli attacchi razzisti ai suoi diritti di voto. La Corte ha anche eliminato molti controlli sulla spesa per le campagne elettorali.

Eppure Trump ha ancora ottenuto sostanzialmente meno voti popolari dei suoi avversari Hillary Clinton e Joe Biden nel 2016 e nel 2020. Da nuovo arrivato nella politica elettorale, Trump ha approfittato del sistema delle primarie (e continua a farlo come meccanismo per epurare i critici repubblicani) che è diventato predominante negli Stati Uniti dall'inizio degli anni Settanta.

Per la maggior parte dei candidati democratici e repubblicani questo ha significato un ancora maggiore predominio del denaro nelle campagne elettorali. Essendo una risorsa relativamente fluida rispetto alle pareti molto più spesse delle organizzazioni di partito consolidate, un forte affidamento sul denaro dei maggiori donatori può rendere un apparato di partito consolidato più vulnerabile a impennate ben finanziate provenienti dall'esterno del suo dominio.

Questo è stato il ruolo assunto da CREEP (Committee to Reelect the President) sotto Nixon negli anni Settanta e dallo speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich negli anni Novanta, imponendo quote di contribuzione ai repubblicani del Congresso, aggirando così le strutture organizzative repubblicane ufficiali.

Ma sebbene Trump sia riuscito a raccogliere somme importanti da un numero relativamente piccolo di capitalisti e da piccole donazioni per le sue campagne, è stato anche in grado di usare la sua fama e la capacità di manipolare i media, ottenendo visibilità e pubblicità gratuita senza dover spendere neanche lontanamente quanto i suoi concorrenti repubblicani e democratici — poiché in effetti ha generalmente raccolto meno soldi per le sue campagne presidenziali rispetto al Partito Democratico.

Fu così che l'ascesa delle primarie in generale significò la significativa perdita di potere e influenza delle macchine e delle strutture di partito come le macchine democratiche urbane di tipo Tammany, sebbene queste stessero già declinando per altre ragioni come l'ascesa e il consolidamento dello stato sociale.

Comunque sia, queste strutture di partito agivano come un filtro efficace contro i movimenti anti-sistemici, sia da destra che ancor più da sinistra. Basti pensare all'efficace lavoro delle macchine di Tammany per fermare o diminuire la forza del Partito Socialista a New York City all'inizio del XX secolo — anche se questa non fu la ragione principale della creazione e sopravvivenza delle macchine politiche e di altre organizzazioni di partito per molti decenni.

Se consideriamo la relativa debolezza di Trump all'interno dell'apparato organizzativo del Partito Repubblicano in passato, il sistema delle primarie fu fondamentale per il suo successo permettendogli di fare appello direttamente alla base di destra e a quei lavoratori e altri delusi da un Partito Democratico che ignorava le loro lamentele.

Così, è stato stimato che l'11-15 percento degli elettori di Trump nelle elezioni del 2016 avesse precedentemente votato per Obama, gran parte di questo voto concentrato in Pennsylvania e in diversi stati industrializzati del Midwest.


Nuovi strati di sostegno

Il successo politico di Trump fu anche in gran parte dovuto alla sua capacità di mobilitare elettoralmente nuovi strati di persone e di riunire quasi tutte le correnti politiche di destra. Generalmente riuscì in questo sforzo politico, tranne che per la tendenza politica neoconservatrice rappresentata da persone come William Kristol.

È interessante notare che, sebbene Trump fosse un ex sostenitore del diritto all'aborto e un uomo che si era sposato diverse volte, per non parlare di un evidente sessista e molestatore sessuale, riuscì ad attrarre il sostegno del movimento evangelico.

Settori sostanziali di evangelici religiosi e forze anti-aborto si erano politicizzati diversi decenni prima in reazione a quello che consideravano gli immorali anni Sessanta, aggiungendo il loro notevole peso politico alla destra americana.

Fino ad allora la Destra era stata relativamente limitata alle questioni dell'anticomunismo (ad esempio la John Birch Society) e dell'opposizione al "grande governo" e a gran parte dello stato sociale. Sebbene gli evangelici potessero non avere illusioni sulla vita personale di Trump, si resero conto che lui poteva servire la loro causa — come infatti fece, notevolmente con le sue nomine alla Corte Suprema che alla fine annullarono la decisione del 1973 Roe v. Wade che aveva stabilito un diritto nazionale all'aborto.

Sebbene personalmente un capitalista, o quello che ho chiamato un "capitalista lumpen" in un saggio pubblicato sette anni fa ("Donald Trump, Lumpen Capitalist", Jacobin, 19 ottobre 2018), Trump non era un prodotto politico della classe dirigente né aveva una storia di stretta associazione politica con essa.

Era invece un agente esterno che, come politico di estrema destra, sosteneva e metteva in atto un programma reazionario a tutto tondo. Sebbene fosse un uomo d'affari comune (con numerosi fallimenti all'attivo), iniziò la sua carriera con i soldi ricevuti dal suo ricco padre.

A differenza della maggior parte dei capitalisti, Donald Trump ha sempre amato l'esposizione pubblica e la celebrazione. E ottenne molta di quell'attenzione, denaro e successo popolare con il suo programma televisivo "The Apprentice", che condusse, a partire dal 2004, per 14 stagioni.

Prima di allora, la sua brama di attenzione popolare e il razzismo lo portarono a comprare grandi spazi pubblicitari su quattro giornali di New York City nel 1989 per condannare e chiedere la pena di morte per cinque giovani neri che erano stati accusati di aver stuprato e ferito una donna bianca che faceva jogging a Central Park.

Sebbene anni dopo i condannati furono scagionati grazie all'analisi del DNA e alla confessione del vero colpevole, Trump non si scusò e continuò a insistere sulla loro colpevolezza.

Il razzismo di Trump, manifestato nelle sue scuse presidenziali per la schiavitù, nel suo aperto sostegno ai bianchi di estrema destra sudafricani e nella sua furia contro i programmi DEI (Diversity, Equity and Inclusion), seguì anche le orme di suo padre che, con l'assistenza di Donald, discriminava potenziali inquilini neri come magnate del settore immobiliare nel Queens.


E la classe dirigente?

La classe capitalista statunitense, per la maggior parte, non ha sviluppato una coscienza di classe particolarmente focalizzata su ciò che è e non è nel migliore interesse di classe a lungo termine per il sistema capitalistico americano nel suo complesso.

Ci sono molte ragioni per questa tendenza, a cominciare dal fatto che nelle democrazie capitaliste c'è tipicamente una divisione — sebbene non un muro impermeabile — tra decisori politici ed economici.

Questa divisione presenta un problema per come la classe economicamente dominante può garantire che il governo del momento risponda efficacemente ai loro interessi a lungo termine, in particolare proteggendo la stabilità e la durevolezza necessarie per una democrazia capitalista — anche se nel caso degli Stati Uniti, un sistema comparativamente meno democratico della maggior parte delle democrazie capitaliste in Europa e altrove.

Soprattutto, la divisione tra la sfera economica e quella politica costituisce un ostacolo strutturale alla capacità della classe dirigente di percepire e pensare la realtà sociale nel suo insieme. Ciò non significa che alla classe dirigente statunitense siano mancati istinti di classe, con cui intendo una conoscenza generalmente acuta di quali misure specifiche immediate e azioni governative dovrebbero sostenere o opporsi.

La mancanza o assenza di meccanismi che assicurino l'acquiescenza governativa in risposta a richieste dell'intera classe dirigente è ulteriormente spiegata dal fatto che la classe dirigente non è un monolite, almeno in tempi di relativa pace sociale, ed è strutturalmente divisa tra diversi settori e industrie i cui interessi possono e spesso entrano in collisione o cambiano nel tempo.

Così, ad esempio, una probabile maggioranza dell'ala della Silicon Valley del capitale statunitense, tradizionalmente associata al Partito Democratico, sembra essere saltata sul carro di Trump da quando questi è entrato in carica per la seconda volta nel gennaio del 2025. Questo è notevolmente il caso del spietato e opportunistico Mark Zuckerberg, capo di Meta Platforms Inc., di cui Facebook è un elemento centrale.

Naturalmente, la condotta sottomessa verso il governo Trump da parte di settori della classe dirigente può anche essere attribuita alla paura di ritorsioni — tra, ad esempio, quei capitalisti che sono soggetti a regolamentazioni governative, come ottenere il permesso del governo federale per acquistare altre società, come nel caso della Paramount corporation, proprietaria della CBS.

Paramount non poteva fondersi con Skydance Corporation per formare la Paramount Skydance corporation senza l'approvazione del governo. Per realizzare la fusione desiderata, la CBS non solo fu costretta ad accettare di pagare un risarcimento a Donald Trump per risolvere una causa che la maggior parte degli analisti legali concordava essere infondata, ma, cosa molto più importante, accettò che la CBS per almeno due anni avrebbe nominato un Difensore Civico (Ombudsman) per ascoltare i reclami sulla sua copertura giornalistica.

Questa è, in altre parole, una censura appena velata, in particolare quando la persona nominata come Difensore Civico fu Kenneth Weinstein, capo dell'Hudson Institute, un think tank conservatore. Più recentemente, la nota esponente di destra Bari Weiss è stata anche selezionata come nuovo capo della storica divisione giornalistica della CBS. Non ci volle molto perché la signora Weiss eseguisse il suo mandato trumpiano quando censurò una storia sui venezuelani deportati dagli Stati Uniti lo scorso dicembre.

Negli Stati Uniti, come riconoscono molti marxisti e analisti influenzati dal marxismo, l'assenza di una classe dirigente politicamente unita, chiara e coerente è dialetticamente correlata all'assenza di una significativa presenza a lungo termine di un forte movimento di sinistra e socialista, specialmente nella classe operaia.

Un movimento così forte e duraturo avrebbe obbligato la classe dirigente a rispondere con una qualche forma di alternativa per contrastare l'evidente pericolo che le forze di sinistra e socialiste diventassero egemoniche politicamente e culturalmente.

Ma pochi analisti approfondiscono ulteriormente questa questione per rendersi conto di come l'immensa e spesso brutalmente energica forza del capitalismo americano, in modo rilevante, abbia contribuito a impedire che la sinistra costituisse un pericolo continuo — anche se atti aperti di repressione hanno dovuto essere compiuti per soffocare il movimento operaio e la sinistra.

Questo fu certamente il caso per i numerosi atti di repressione delle lotte operaie e della resistenza nera che sorsero nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Ma forse l'esempio più importante di tale repressione fu il Red Scare del 1919-1920 quando il procuratore generale di Woodrow Wilson, A. Mitchell Palmer, condusse le famigerate retate di Palmer che portarono all'arresto di migliaia e alla deportazione di centinaia di radicali e socialisti americani nati all'estero, specialmente quelli simpatizzanti per la Russia rivoluzionaria.

Naturalmente, dalla fine della Guerra Civile il Ku Klux Klan e altre organizzazioni razziste avevano condotto un attacco incessante agli afroamericani, contribuendo in modo rilevante alla sconfitta delle lotte per i diritti civili e dei maggiori sforzi di sindacalizzazione, non solo nel Sud ma persino in stati settentrionali come l'Indiana.

Ci fu anche, naturalmente, l'ascesa del maccartismo alla fine degli anni Quaranta e all'inizio degli anni Cinquanta. La Guerra Fredda era scoppiata non molto tempo dopo lo scoppio di militanza sindacale mentre la Seconda Guerra Mondiale volgeva al termine, e creò un clima politico ostile che influenzò negativamente il movimento operaio e la sinistra in tutte le sue varianti politiche, in particolare il Partito Comunista e le persone ad esso associate.

Gli effetti del maccartismo si possono sentire ancora oggi, come ad esempio nell'assenza di una minoranza militante consapevole nei sindacati. Durante questo periodo successivo, un rinato KKK e i Consigli dei Cittadini Bianchi, apparentemente più "rispettabili", continuarono a svolgere le loro attività terroristiche contro i neri e i loro alleati bianchi, che naturalmente includevano il prendere di mira l'organizzazione sindacale.


La classe dirigente e Trump

Pur riconoscendo che la classe imprenditoriale americana ha teso a essere meno politicizzata e meno cosciente di classe rispetto alle loro controparti in altri paesi capitalisti sviluppati, Paul Heideman (Rogue Elephant, How Republicans Went from the Party of Business to the Party of Chaos, Verso, 2025) sostiene che, poiché la classe capitalista riuscì a ottenere gran parte di ciò che voleva durante gli otto anni della presidenza Reagan negli anni Ottanta, successivamente divenne molto disorganizzata.

La scomparsa, o almeno l'indebolimento, di organizzazioni come il Business Roundtable, il Committee for Economic Development e la Camera di Commercio degli Stati Uniti indebolì a sua volta l'establishment del Partito Repubblicano, consentendo così l'ingresso e il crescente potere di gruppi e individui di destra radicale nei suoi ranghi, come i fratelli Koch.

Secondo l'analisi di Heideman, fu un Partito Repubblicano così indebolito a facilitare la senza precedenti dominazione totale di Trump su tutto il paese. Ciononostante, la reazione di elementi della classe dirigente statunitense variò alquanto durante il primo periodo presidenziale di Donald Trump.

Nell'agosto del 2017, solo pochi mesi dopo il primo insediamento di Trump, ci furono diffuse critiche dopo una manifestazione dell'estrema destra a Charlottesville, in Virginia, che incluse l'uccisione di Heather Heyer, una giovane manifestante, così come l'esibizione di un esplicito e palese antisemitismo, quando Trump commentò che c'erano "persone molto per buone — da entrambe le parti".

Ciò provocò un'intensa reazione e critiche a Trump che inclusero diversi capi di importanti società come Walmart, Under Armour e Merck. Inoltre, alti dirigenti aziendali si ritirarono dai Business Advisory Councils di Trump.

Paradossalmente, gli incidenti e la condotta oltraggiosa e antidemocratica, di gran lunga più numerosi, nei primi mesi del secondo mandato di Trump non sono riusciti a suscitare alcuna protesta paragonabile tra i membri della classe dirigente capitalista.

Questa volta, ciò che è stato molto più evidente è la tolleranza codarda, se non il sostegno, di molti grandi capitalisti a Trump, mentre il resto tace sull'allarmante ascesa dell'autoritarismo negli Stati Uniti.

Questo atteggiamento politico è stato senza dubbio alimentato dai regali fiscali di Trump ai più ricchi americani, dallo zelo deregolamentatore, dall'approccio di non interferenza nella conclusione di affari e, come ho menzionato in precedenza, dal boom di Wall Street.

The Economist (25 ottobre 2025) cita stime di analisti secondo cui gli utili netti delle grandi imprese sono cresciuti per il nono trimestre consecutivo e che l'indice S&P dei titoli blue-chip è aumentato del 14 percento da gennaio a ottobre del 2025, creando un aumento di 8 trilioni di dollari nel valore per gli azionisti.

Comunque sia, rimane difficile capire come importanti settori della classe imprenditoriale dominante, che senza dubbio sono stati molto negativamente colpiti dalle politiche di Trump su dazi e soprattutto immigrazione in settori vitali come l'agricoltura, l'ospitalità e l'edilizia, non abbiano apertamente e vigorosamente contrastato le sue politiche.

È qui che dobbiamo anche considerare la paura come un fattore importante che spiega il loro comportamento, in particolare la paura del comportamento vendicativo di Trump e dei suoi accoliti, che ricorda nel contenuto e persino nello stile verbale la mafia.

Intendo specificamente la paura di ritorsioni attraverso il possibile utilizzo dei meccanismi di imposizione fiscale dell'IRS, per non parlare delle incriminazioni giudiziarie da parte del più partigiano Dipartimento di Giustizia della storia, come rivelato in casi come il tentativo di incriminare il procuratore generale di New York Letitia James, e il ritiro di aiuti e contratti federali.

Come abbiamo visto, la disponibilità di molti giudici distrettuali e persino delle corti d'appello a respingere Trump è stata annullata dalla ripetuta protezione della Corte Suprema, o almeno dal ritardo e dall'elusione, riguardo alla discrezionalità presidenziale incontrollata di Trump.

In molti casi, la paura delle reazioni radicali trumpiane da parte delle grandi imprese è stata accompagnata dalla speranza di ottenere accesso e favori settoriali dalla sua presidenza.


Una prospettiva più ampia

Vista da una prospettiva storica ampia, la combinazione di avidità, paura e opportunismo da parte della maggior parte dei capitalisti non dovrebbe sorprendere ed è un'ulteriore prova che il capitalismo, pieno di divisioni interne e spesso preoccupato per interessi e obiettivi a breve termine, ha bisogno dello Stato come suo organizzatore politico di fatto.

Questa è una delle principali ragioni per cui i capitalisti e il capitalismo possono e vivono con o senza democrazia, sia che ciò avvenga nella Germania nazista, nel Sudafrica dell'apartheid o negli Stati Uniti. In questo paese, un sistema pienamente autoritario difficilmente prenderebbe la forma del bonapartismo per le ragioni discusse sopra, ma piuttosto quella di un regime di tipo ungherese sotto Viktor Orbán, dove il contenuto della democrazia politica è stato completamente svuotato e rimane solo la scorza esteriore o l'apparenza.

Se ciò possa accadere senza conflitti acuti e persino lotte violente negli Stati Uniti è un'altra questione vitale che merita di essere analizzata a lungo.



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ON DONALD TRUMP & THE U.S. RULING CLASS: BONAPARTISM IN AMERICA?


by Samuel Farber


The rise of Donald Trump’s extreme right-wing authoritarianism, particularly during his second presidential term, has given rise to a multitude of interpretations of the social and political nature of his rule. This is especially the case among those who have claimed that Trump’s regime represents a variety of fascism.

While this debate regarding Trump and Fascism has, in my view, largely run its course, there are other interpretations that might be worth examining. One of these sees Trump as an American version of “Bonapartism” (a degree of “state autonomy” to be further defined below).

This is the interpretation that this article will critically dissect. While much less widespread, the “Bonapartism” perspective offers a useful opportunity to analyze several important related issues such as the relationship between the U.S. ruling class and the federal government. (The accompanying box provides some references to the discussion.)


Background: What is Bonapartism?

Louis Napoleon Bonaparte was the nephew of the “great” Napoleon and ruled France from his first election as President of the Republic on December 10, 1848, and through the December 1851 Coup, which led to his self-proclamation as emperor in 1852. He retained that title until he was deposed in 1870.

There are some parallels between him and Trump in their clearly authoritarian and corrupt rule. Most of all, Louis Bonaparte and so far to a lesser extent Trump, adopted many measures to engage in what Hal Draper called the “autonomization” of the state, balancing above the main contending class forces and institutions in society. (See Karl Marx’s Theory of Revolution. State and Bureaucracy, New York: Monthly Review Press, 1977, 467-8).

In the case of Trump, this autonomization has included his tendency to take over as many political and social processes as he can get away with, and subordinate everything to himself. This can be clearly seen in Trump’s preventing even the Republican-controlled House of Representatives and the Senate from exercizing their Constitutionally mandated legislative authority, including on tariffs.

This seizure of executive power has been vigorously supported by House Speaker Mike Johnson in refusing, during the government shutdown in the fall of 2025, to conduct any House business, including his refusal at the time to swear in Adelina Grijalva, a newly elected Arizona woman of Latin American descent.

Along the same authoritarian lines, Trump has conducted widespread assaults on the independent agencies lawfully approved by Congress, such as the Environmental Protection Agency (EPA) and the Consumer Financial Protection Bureau; fired thousands of Federal public employees, ignoring the rules normally governing such government actions; attempted media censorship of critics including comedians; and withdrawn federal grants in order to coerce institutions of higher education.

Further, he has deployed Immigration and Customs Enforcement (ICE) to engage in massive and illegal deportations, terrorizing the communities in which immigrants live; illegally and arbitrarily bombed boats and killed their occupants supposedly engaged in drug trafficking in the Caribbean and in the Pacific Ocean; nakedly used the Justice Department to prosecute Trump’s political enemies; and generally instituted a climate of lawlessness emerging from Trump’s violation of laws he does not like.

It is important to note in this context that Trump has been supported by, and in return covered up, extreme rightwing groups as manifested in the January 6, 2021 rioting to prevent Congress from ratifying the results of the November 2020 presidential election of Joe Biden.

Several people were killed and many injured during that attack, but that did not stop Trump, after regaining office in 2025, from pardoning all those who had been found guilty by the courts for their January 6 actions.

Louis Bonaparte for his part went even farther than Trump (so far), and among other acts of repression destroyed the revolutionary press, placed public meetings under police supervision, disbanded the democratic National Guard, imposed a state of siege, supplanted juries by military commissions, and subjected public education to the Catholic clergy.

Louis Napoleon’s rule was corrupt as was especially the case with the urban renewal of Paris led by Baron Georges-Eugéne Haussman, which was full of financial mismanagement and bold profiteering.

As Marx pointed out in The Eighteenth Brumaire of Louis Bonaparte, the French ruler counted on the support of the lumpenproletariat, with the chief of the Society of December 10 (the date of Bonaparte’s election as president) at the head of the lumpen elements. Louis Bonaparte, along with his retinue and powerful members of the government and his army, belonged to that society and as such themselves benefitted from their access to the state treasury.

For his part Trump, especially in his second term, has used his power to sponsor all sorts of financial deals made by family members especially in the Gulf countries, and also used his position as president to promote highly volatile cryptocurrencies. This includes granting a pardon to convicted felon Chang Peng Zhao, the founder of the firm Crypto Exchange Binance.

Besides the capricious demolition of part of the White House to pursue his love of gigantic ballrooms, Trump has also used it as a base for his unlicensed retail operations such as the sale of merchandise including Trump watches and even Trump Bibles. Thus the presidency as well as the White House has lost much of its vaunted dignity as it has been converted into a vulgar retail outlet.

Moreover, major figures in his administration have illegally used their positions for private gain, such as his border czar Tom Homan — whom FBI agents once arrested as he accepted $50,000 in cash in exchange for his promise to promote certain government policy decisions.

As one would expect considering Trump’s usual lawlessness, charges against Homan were dropped once Trump became president for the second time. More recently, Secretary of Homeland Security Kristi Noem was reported to have ordered the Coast Guard to buy two private jets, costing 172 million dollars, for her use and that of her staff.


Social and Political Bases

Yet despite these tempting similarities between their actions, the political and social situations that played decisive roles in the rise and holding on to power of Donald Trump and Louis Bonaparte could not have been more different.

Louis Bonaparte rose to power on the wake of the defeat of the French and Europe-wide 1848 revolutions, which signified a major shift in the political standing of the bourgeoisie in western and central Europe.

As Marx and Engels explained, it became clear during the 1848 events that the bourgeoisie was no longer playing a revolutionary role, especially in the case of France.

In that country, what happened that year greatly reinforced the fear of the working class that the French bourgeoisie had developed. This fear had a major conservatizing effect on their own political and social behavior, becoming the principal reason for their unconditional support for Louis Bonaparte.

As far as the peasantry was concerned, their association of Louis Bonaparte with the memory of his uncle Napoleon — who was perceived as a defender of the peasants’ right to their plot of land — and their fear of urban revolts, which might potentially endanger their economic security and welfare, constituted the principal source of peasant support for the emperor.

This was a conservative small landholding peasantry that Marx famously saw as both being and not being a class. According to Marx, they were a class because they shared objective conditions common to all French peasants, but yet not a class as they were isolated from each other and thus unable to act in concert.

It was thus the combination of a very recently defeated working class, a politically cowardly bourgeoisie, and an atomized peasantry that allowed Louis Napoleon to rule for over 20 years. For different reasons none of these classes were able to achieve political hegemony and power on their own, thus allowing Louis Napoleon to rise and politically maneuver above the class deadlock created by the specific French political circumstances of the 1850s.

But as Hal Draper argued, the existence of a class equilibrium was not itself the distinguishing feature of Bonapartism. The crux of Bonapartism, rather, was the utilization of this condition to maximize the autonomous position of the state with respect to the classes — an autonomization organized under a “personal one-man rule,” a one-man who moreover was not functioning as the chairman of any class’s “executive committee.” (Hal Draper, op. cit, 426)


The U.S. Scene

Quite in contrast to the French political situation in the 1850s, the United States has had an economically very strong and powerful bourgeoisie, possibly the most powerful in the world, that has enjoyed vast economic power for a very long time in the United States and the world at large.

Moreover, this bourgeoisie has so far had little reason to worry about a serious power threat from an overwhelmingly non-organized working class, although localized working-class struggles have continued to take place.

Even major crises such as the Great Recession (following the 2007-2009 housing bubble collapse and financial crisis) were “resolved” on very favorable terms for the capitalist class with only minor concessions extracted by the government from the banks, which in any case are now less important as private equity and other sources of unregulated capital formation have grown in importance.

Finally, the American capitalist class has not been part of a class deadlock with the working class or any other class or group that would have allowed a “Bonaparte” the opportunity to rise above that deadlock and seize power.

Most important of all, quite unlike Louis Napoleon’s ascent to power in 1848, Trump’s success in the 2016 and 2024 general elections was not a response to any major social breakdown and crisis in American society. The USA of the first quarter of the twenty first century has not been like the Europe of 1848, nor for that matter the German Weimar period during the late 1920s.

Most sections of the American bourgeoisie did not see Trump as a solution to an extreme social and political situation. It is also worth noting that in none of the general elections in 2016, 2020 and 2024 did Trump obtain the financial and political support of most of the capitalist class, although he did obtain substantial support from small sections of capital that had been pushing a much more aggressive war on the welfare state and the Obama/Biden legacy.

Of course, none of this denies major problems in the American economy and society, with the substantial popular discontent that has resulted from them. In the relatively short term, there exist serious concerns about the falling dollar, rising inflation much of it provoked by Trump’s new tariffs, and the growing economic and political threat from China.

In addition, the current Wall Street boom is highly unbalanced since it is based on the value of seven generally high technology and artificial intelligence equities. As of December 2025, the P/E (Price to Earnings) ratio for the broad S&P stock index has been quite high, suggesting a possibly out of control speculative wave.

Over the longer run, the United States (as well as major European economic powers) have failed to address the ongoing prospect of economic stagnation, and have been far from escaping the very major consequences of the deindustrialization that has been taking place for many decades.

This has had powerful negative effects on the organized American working class, as shown by studies such as that of Lainey Newman and Theda Skocpol on the dramatic decline of the United Steel Workers union and its formerly pervasive social and political influence in the greater Pittsburgh area. (See Rust Belt Union Blues. Why Working-Class Voters Are Turning Away from the Democratic Party, New York: Columbia University Press, 2023.)

But again, these real and serious problems of the working class and American society had not yet risen to the level of the massive social breakdown that preceded the rise of Louis Napoleon in France, or of Nazism and Fascism — the most extreme form of Bonapartist rule — in Europe.


Behind the Rise of Donald Trump

The rise of Donald Trump, then, was more the product of the U.S. political system than of any great economic and social crisis. Trump was able to take advantage of the Democratic Party’s predictable failure to offer real, substantial solutions to the serious problems facing the U.S. working class.

Even so-called Keynesian economic measures were not up to the task to fundamentally resolve the crisis provoked by deindustrialization. In addition, the Democratic Party largely abandoned the working class to instead concentrate on the more educated middle- and upper-class suburban voters.

As Senate Democratic minority leader Charles Schumer asserted in July 2016, “for every blue-collar Democrat we will lose in western Pennsylvania, we will pick up two, three moderate Republican in the suburbs of Philadelphia, and you can repeat that in Ohio and Illinois and Wisconsin.”

In the same year, Democratic presidential candidate Hillary Clinton condescendingly described half of Trump supporters as a “basket of deplorables.”

Trump also benefited greatly by the persistent gerrymandering and overrepresentation of rural areas and of the most conservative states in the political system, as well as from U.S. Supreme Court actions.

Aside from banning affirmative action, the Supreme Court ruled that sections of the 1965 Voting Rights Act were unconstitutional and is currently threatening to emasculate if not altogether eliminate what remains of that landmark law, thereby eliminating the protection that the Black electorate has had against racist attacks on its voting rights. The Court also eliminated many controls on campaign spending.

Yet Trump still got substantially fewer popular votes than his opponents Hillary Clinton and Joe Biden did in 2016 and 2020. As a newcomer to electoral politics, Trump took advantage of the primary system (and continues to do so as a mechanism to purge Republican critics) that has become predominant in the USA since the early 1970s.

For most Democratic and Republican candidates this meant even greater domination of money in electoral campaigns. As a relatively fluid resource compared with the much thicker walls of the established party organizations, heavy reliance on major donors’ money can make an established party apparatus more vulnerable to well-financed upsurges from outside its domain.

This was the role assumed by CREEP (Committee to Reelect the President) under Nixon in the 1970s and by Republican House Speaker Newt Gingrich in the 1990s. demanding contribution quotas from congressional Republicans, thereby bypassing the official Republican organizational structures.

But although Trump managed to raise important sums from a relatively small number of capitalists and from small donations to his campaigns, he was also able to use his fame and ability to manipulate the media, getting free exposure and publicity without having to spend anywhere as much money as his Republican and Democratic competitors — since in fact he has generally tended to raise less money for his presidential campaigns than the Democratic Party.

This was how the ascendancy of primaries more generally meant the significant loss of power and influence of party machines and structures such as the Tammany-type urban Democratic machines, although these had already been declining for other reasons such as the rise and consolidation of the welfare state.

Be that as it may, these party structures acted as an effective filter against anti-systemic movements, whether from the right or even more so from the left. Witness the effective work of the Tammany machines to stop or diminish the strength of the Socialist Party in New York City at the turn of the 20th century — even though this was not the principal reason for the creation and survival of political machines and other party organizations for many decades.

If we consider Trump’s relative weakness inside the Republican Party organizational apparatus in the past, the primary system was critical to his success by allowing him to directly appeal to the rightwing base and to those workers and others disenchanted with a Democratic Party that ignored their grievances.

Thus, it has been estimated that 11-15 percent of Trump voters in the 2016 elections had previously voted for Obama, much of that vote concentrated in Pennsylvania and several industrialized midwestern states.


New Layers of Support

Trump’s political success was also in great part due to his ability to electorally mobilize new layers of people, and to bring together almost all rightwing political currents. He generally succeeded in this political effort except for the neoconservative political tendency represented by such people as William Kristol.

Interestingly, even though Trump was a former supporter of abortion rights and a man who had been married several times, let alone a blatant sexist and sexual harasser, he managed to attract the support of the evangelical movement.

Substantial sections of religious evangelicals and anti-abortion forces had several decades earlier become politicized in reaction to what they viewed as the immoral 1960s, adding their considerable political muscle to the American right.

Until then the Right had been relatively limited to the issues of anti-Communism (e.g. the John Birch Society) and opposition to “big government” and to much of the welfare state. Although evangelicals may not have had illusions about Trump’s personal life, they did realize that he could serve their cause — as indeed he did, notably in his nominations to the Supreme Court that eventually annulled the Roe v. Wade 1973 decision that had established a nationwide right to abortion.

Although personally a capitalist, or what I called a “lumpen capitalist” in an essay published seven years ago (“Donald Trump, Lumpen Capitalist,” Jacobin, October 19, 2018) Trump was not a political product of the ruling class or even had a history of close political association with it.

Instead, he was an external agent who, as an extreme right-wing politician, supported and put into effect an across-the-board reactionary program. Although a run of the mill big businessman (with numerous bankruptcies to his credit) he started his career with money he got from his wealthy father.

Donald Trump always relished, unlike most capitalists, public exposure and celebration. And he got a lot of that attention, money and popular success with his television program “The Apprentice” that he ran, starting in 2004, for 14 seasons.

Before then, his craving for popular attention and racism led him to buy big ads in four New York City newspapers in 1989 to condemn and ask for the death penalty for five young Black people who had been accused of raping and injuring a while woman jogger in Central Park.

Although years later, the convicted men were exonerated through DNA analysis and the confession of the real culprit, Trump did not apologize and continued to insist on their guilt.

Trump’s racism, manifested in his presidential apologies for slavery, his open support for extreme right wing white South Africans, and his fury against DEI (Diversity, Equity and Inclusion) programs, also followed on the steps of his father who, with Donald’s assistance, discriminated against potential Black tenants as Queens real estate magnates.


What About the Ruling Class?

The U.S. capitalist class for the most part has not developed a class consciousness particularly focused on what is and is not in the best longterm class interest for the American capitalist system as a whole.

There are many reasons for this tendency, starting with the fact that in capitalist democracies there is typically a division  — although not an impermeable wall — between political and economic decision makers.

This division presents a problem for how the economically ruling class can ensure that the government of the day responds effectively to their long-term interests, particularly protecting the stability and durability necessary for a capitalist democracy — even though in the case of the United States, a comparatively less democratic system than most of the capitalist democracies in Europe and elsewhere.

Most of all, the division between the economic and political realms constitutes a structural obstacle to the capacity of the ruling class to perceive and think of social reality as a whole. That does not mean that the U.S. ruling class has lacked class instincts, by which I mean a generally acute knowledge of what immediate specific measures and government actions they should support or oppose.

The lack or absence of mechanisms assuring governmental acquiescence in response to class-wide, ruling-class demands is further explained by the fact that the ruling class is no monolith, at least in times of relative social peace, and is structurally divided among different sectors and industries whose interests may and do often collide or change over time.

Thus, for example a likely majority of the Silicon Valley wing of U.S. capital, traditionally associated with the Democratic Party, seems to have jumped on the Trump bandwagon since he took office for a second time in January of 2025. This is notably the case of the ruthless and opportunistic Mark Zuckerberg, the head of Meta Platforms Inc., of which Facebook is a central element.

Of course, the submissive conduct towards the Trump government by sections of the ruling class can also be attributed to a fear of retribution — among for example those capitalists who are subject to government regulations, such as obtaining federal government permission to buy other companies as in the case of the Paramount corporation, the owners of CBS.

Paramount could not merge with the Skydance Corporation to form the Paramount Skydance corporation without government approval. To achieve their desired merger, CBS was not only forced to agree to pay compensation to Donald Trump to settle a lawsuit that most legal analysts agreed had no merit, but far more importantly agree that CBS will for at least two years appoint an Ombudsman to hear complaints about its news coverage.

This in other words is a thinly disguised censorship, particularly when the person appointed as Ombudsman was Kenneth Weinstein, head of the Hudson Institute, a conservative think tank. More recently, noted rightwinger Bari Weiss was also selected as the new head of the storied CBS news division. It did not take long for Ms. Weiss to carry out her Trumpian mandate when she censored a story about Venezuelans deported from the United States last December.

In the United States, as many Marxists and Marxist-influenced analysts recognize, the absence of a politically united, clear and coherent ruling class is dialectically related to the absence of the significant long-term presence of a strong left and socialist movement, especially in the working class.

Such a strong and long-lasting movement would have obliged the ruling class to respond with some kind of alternative to counteract the obvious danger of the left wing and socialist forces becoming politically and culturally hegemonic.

But fewer analysts look further into this matter to realize how the immense and often brutally forceful strength of American capitalism, in a major way, helped to prevent the left from posing a continuous danger — even if open acts of repression had to be carried out to stifle the labor movement and the left.

This was certainly the case for the numerous acts of repression of labor struggles and Black resistance that surged in the second half of the nineteenth century. But perhaps the most important example of such repression was the Red Scare of 1919-1920 when Woodrow Wilson’s attorney general A. Mitchell Palmer conducted the infamous Palmer raids that resulted in the arrest of thousands and deportation of hundreds of foreign-born American radicals and socialists, especially those sympathetic to revolutionary Russia.

Of course, since the end of the Civil War the Ku Klux Klan and other racist organizations had carried out a relentless attack on African Americans, contributing in a major way to the defeat of civil rights struggles and of major unionizing efforts, not only in the South but even in northern states such as Indiana.

There was also of course the rise in McCarthyism in the late 1940s and early ’50s. The Cold War had broken out not too long after the burst of labor militancy as World War II was coming to an end, and created a hostile political climate that negatively affected the labor movement and the left in all its political variants, particularly the Communist Party and people associated with it.

The effects of McCarthyism can still be felt today, such as for example in the absence of a conscious militant minority in the unions. During this later period, a reborn KKK and the ostensibly more “respectable” White Citizens Councils continued to carry out their terroristic activities against Black people and their white allies, which of course included targeting union organizing.


The Ruling Class and Trump

While recognizing that the American business class has tended to be less politicized and class conscious than their equivalents in other developed capitalist countries, Paul Heideman (Rogue Elephant, How Republicans Went from the Party of Business to the Party of Chaos, Verso, 2025) argues that because the capitalist class succeeded in getting much of what it wanted during the eight years of the Reagan presidency in the 1980s, it subsequently became very disorganized.

The disappearance or at least weakening of organizations such as the Business Roundtable, the Committee for Economic Development, and the U.S. Chamber of Commerce in turn weakened the Republican Party establishment, thereby allowing the entry and growing power of hard-right groups and individuals inside its ranks such as the Koch brothers.

According to Heideman’s analysis, It was such a weakened Republican Party that facilitated Trump’s unprecedented total domination throughout the whole country. Nonetheless, the reaction of elements of the U.S. ruling class varied somewhat during Donald Trump’s first presidential period.

In August 2017, only a few months after Trump was sworn the first time into office, there was widespread criticism after a rally of the extreme right in Charlottesville, Virginia, which included the killing of Heather Heyer, a young woman protestor, as well as the display of outright, explicit antisemitism, when Trump commented that there were “very good people — on both sides.”

This provoked an intense reaction and criticism of Trump that included several chiefs of major corporations such as Walmart, Under Armour and Merck. In addition, top corporate executives withdrew from Trump’s Business Advisory Councils.

Perhaps paradoxically, the far more numerous incidents and outrageous and antidemocratic conduct in the first months of Trump’s second term in office has failed to elicit any comparable protest among members of the capitalist ruling class.

This time around, what has been far more noticeable is the craven tolerance if not support of many big capitalists for Trump, while the rest keep silent about the dramatic rise of authoritarianism in the United States.

This political attitude has been undoubtedly fueled by Trump’s tax giveaway to the wealthiest Americans, deregulatory zeal, hands off approach to deal making, and as I previously mentioned, the Wall Street boom.

The Economist (October 25, 2025) cites analysts’ estimates that big business net profits grew for the ninth straight quarter, and that the S&P index of blue-chip stocks has risen by 14 percent from January to October of 2025, creating a $8 trillion increase in shareholder value.

Be that as it may, it remains difficult to understand how important sectors of the business ruling class, which without a doubt have been very negatively affected by Trump’s policies on tariffs and especially immigration in such vitally important sectors as agriculture, hospitality and construction, have not openly and vigorously opposed his policies.

It is here that we also must consider fear as an important factor explaining their behavior, particularly fear of the vengeful behavior of Trump and its acolytes, reminiscent in content and even verbal style of the Mafia.

I specifically mean fear of retribution through the possible use of the IRS tax enforcement mechanisms, let alone judicial indictments by the most partisan U.S. Justice Department in history as revealed in cases such as the attempted indictment of New York’s Attorney General Letitia James, and the withdrawal of federal aid and contracts.

As we have seen, the willingness of many districts and even appeal courts judges to overrule Trump has been negated by the Supreme Court’s repeated protection, or at least delay and evasion, regarding Trump’s out-of-control presidential discretion.

In many cases, the big business fear of Trumpian radical reactions has been accompanied by the hope of gaining access and sectoral favors from his presidency.


A Broader Perspective

Viewed from a broad historical perspective, the combination of avarice, fear and opportunism on the part of most capitalists should not be surprising and is further proof that capitalism, full of internal divisions and often concerned with short-term interests and goals, needs the state as its de facto political organizer.

That is one major reason why capitalists and capitalism can and do live with or without democracy, whether this takes place in Nazi Germany, Apartheid South Africa or in the United States. In this country, a fully authoritarian system would be unlikely to take the form of Bonapartism for the reasons discussed above, but rather that of a Hungarian type of regime under Viktor Orban, where the content of political democracy has been entirely emptied out and only the outer shell or appearance remains.

Whether that could happen without sharp conflicts and even violent struggles in the United States is another vital question that deserves to be analyzed at length.



ESPAÑOL


EEUU: TRUMP, CLASE DOMINANTE Y BONAPARETISMO


de Samuel Farber


El ascenso del autoritarismo de extrema derecha de Donald Trump, particularmente durante su segundo mandato presidencial, ha dado lugar a una multitud de interpretaciones sobre la naturaleza social y política de su gobierno. Especialmente entre aquellos que han afirmado que el régimen de Trump representa una variedad de fascismo.

Si bien este debate sobre Trump y el fascismo se ha agotado, en mi opinión, en gran medida, hay otras interpretaciones que podría valer la pena examinar. Una de ellas ve a Trump como una versión estadounidense del "bonapartismo" (un nivel de "autonomía estatal" que se definirá con más detalle a continuación).

Esta es la interpretación que este artículo diseccionará críticamente. Aunque mucho menos extendida, la perspectiva del "bonapartismo" ofrece una oportunidad útil para analizar varios temas relacionados importantes, como la relación entre la clase dominante de los Estados Unidos y el gobierno federal. (El recuadro adjunto proporciona algunas referencias para la discusión).


Antecedentes: ¿Qué es el bonapartismo?

Luis Napoleón Bonaparte fue sobrino del "gran" Napoleón y gobernó Francia desde su primera elección como presidente de la República el 10 de diciembre de 1848, hasta el golpe de diciembre de 1851, que llevó a su autoproclamación como emperador en 1852. Conservó ese título hasta que fue depuesto en 1870.

Hay algunos paralelismos entre Bonaparte y Trump en su forma de gobernar claramente autoritaria y corrupta. Sobre todo, Louis Bonaparte y hasta ahora, en menor medida, Trump, adoptaron muchas medidas conducentes a lo que Hal Draper llamó la "autonomización" del estado, arbitrando por encima de las principales fuerzas de clase e instituciones contendientes en la sociedad. (Ver Karl Marx’s Theory of Revolution. State and Bureaucracy, Nueva York: Monthly Review Press, 1977, 467-8).

En el caso de Trump, esta autonomía ha incluido su tendencia a hacerse cargo de tantos procesos políticos y sociales como pueda para salirse con la suya, y subordinar todo a sí mismo. Esto se puede ver claramente cuandoTrump impide que incluso la Cámara de Representantes y el Senado controlados por los republicanos ejerzan su autoridad legislativa mandatada constitucionalmente, incluso en relación con los aranceles.

Esta toma del poder ejecutivo ha sido apoyada enérgicamente por el presidente de la Cámara de Representantes, Mike Johnson, al negarse, durante el cierre del gobierno en el otoño de 2025, a llevar a cabo cualquier negociación de la Cámara, incluida su negativa en ese momento a jurar a Adelina Grijalva como representante, una mujer de Arizona recién elegida de ascendencia latinoamericana.

En la misma línea autoritaria, Trump ha llevado a cabo asaltos generalizados contra las agencias independientes aprobadas legalmente por el Congreso, como la Agencia de Protección Ambiental (EPA) y la Oficina de Protección Financiera del Consumidor; despidió a miles de empleados públicos federales, ignorando las reglas que normalmente rigen dichas medidas gubernamentales; intentó censurar a los críticos en los medios de comunicación, incluidos los cómicos; y retiró las subvenciones federales para coacionar a las instituciones de educación superior.

Además, ha desplegado el Servicio de Inmigración y Control de Aduanas (ICE) para participar en deportaciones masivas e ilegales, aterrorizando a las comunidades en las que viven los inmigrantes; bombardeó ilegal y arbitrariamente barcos y mató a sus ocupantes supuestamente involucrados en el tráfico de drogas en el Caribe y el Océano Pacífico; utilizó sin verguenza el Departamento de Justicia para procesar a los enemigos políticos de Trump; y generalmente ha instituido un clima de anarquía emergente, violando aquellas leyes que no le gustan.

Es importante señalar en este contexto que Trump ha sido apoyado por grupos de extrema derecha, a los que a cambio ha encubierto, como se manifestó en los disturbios del 6 de enero de 2021 para evitar que el Congreso ratifique los resultados de las elecciones presidenciales de noviembre de 2020 de Joe Biden.

Varias personas murieron y muchas resultaron heridas durante ese ataque, pero eso no impidió que Trump, después de recuperar el cargo en 2025, indultara a todos aquellos que habían sido declarados culpables por los tribunales por sus acciones del 6 de enero.

Luis Bonaparte, por su parte, fue incluso más lejos que Trump (hasta ahora), y entre otros actos de represión destruyó la prensa revolucionaria, puso las reuniones públicas bajo supervisión policial, disolvió la Guardia Nacional democrática, impuso un estado de asedio, suplantó a los jurados por comisiones militares y sometió la educación pública al clero católico.

El gobierno de Luis Napoleón fue corrupto, especialmente en la renovación urbana de París dirigida por el barón Georges-Eugéne Haussman, llena de mala gestión financiera y audaces especulaciones.

Como señaló Marx en El decimoctavo Brumario de Luis Bonaparte, el gobernante francés contó con el apoyo del lumpen proletariado, con el jefe de la Sociedad 10 de diciembre (la fecha de la elección de Bonaparte como presidente) a la cabeza de los elementos lumpen. Luis Bonaparte, junto con su séquito y poderosos miembros del gobierno y del ejército, pertenecían a esa sociedad y, como tal, se beneficiaban de su acceso al tesoro estatal.

Por su parte, Trump, especialmente en su segundo mandato, ha utilizado su poder para patrocinar todo tipo de acuerdos financieros negociados por miembros de su familia, especialmente en los países del Golfo, y también ha utilizado su posición como presidente para promover criptomonedas altamente volátiles. Esto incluye el indulto al criminal convicto Chang Peng Zhao, fundador de la firma Crypto Exchange Binance.

Además de la caprichosa demolición de parte de la Casa Blanca para satisfacer su amor por los gigantescos salones de baile, Trump también ha utilizado la presidencia como base para sus operaciones comerciales minoristas sin licencia, como la venta de mercancías, incluidos relojes Trump e incluso Biblias Trump. La presidencia, así como la Casa Blanca, han perdido gran parte de su supuesta dignidad y se han convertido en meras tiendas de recuerdos.

Además, figuras importantes de su administración han utilizado ilegalmente sus cargos para su beneficio privado, como su zar de fronteras Tom Homan, a quien agentes del FBI arrestaron en una ocasión cuando aceptó 50.000 dólares en efectivo a cambio de prometer promover ciertas decisiones de política desde el gobierno.

Como era de esperar teniendo en cuenta la ilegalidad habitual en la que se desenvuelve Trump, los cargos contra Homan fueron retirados una vez que Trump se convirtió en presidente por segunda vez. Más recientemente, se informó que la Secretaria de Seguridad Nacional, Kristi Noem, ordenó a la Guardia Costera comprar dos aviones privados, que cuestan 172 millones de dólares, para su uso directo y el de su personal.

Bases sociales y políticas

Sin embargo, a pesar de estas tentadoras similitudes de sus acciones, las situaciones políticas y sociales que tuvieron un papel decisivo en el ascenso y retención del poder de Donald Trump y Luis Bonaparte son muy diferentes.

Luis Bonaparte llegó al poder a raíz de la derrota de la revolución francesa y la de 1848 en toda Europa, que significó un gran cambio en la posición política de la burguesía en Europa occidental y central.

Como explicaron Marx y Engels, los acontecimientos de 1848 evidenciaron que la burguesía ya no desempeñaba un papel revolucionario, especialmente en el caso de Francia.

En ese país, lo que sucedió ese año reforzó en gran medida el miedo a la clase trabajadora que la burguesía francesa había desarrollado. Este miedo tuvo un gran efecto conservador en su propio comportamiento político y social, convirtiéndose en la principal razón de su apoyo incondicional a Luis Bonaparte.

En lo que respecta al campesinado, su asociación de Luis Bonaparte con la memoria de su tío Napoleón, que era percibido como un defensor del derecho de los campesinos a su parcela de tierra, y su miedo a las revueltas urbanas, que potencialmente podrían poner en peligro su seguridad económica y bienestar, constituyeron la principal fuente de apoyo campesino al emperador.

Se trataba de un pequeño campesinado conservador que Marx analizó a la vez como una clase sin clase. Según Marx, eran una clase porque compartían condiciones objetivas comunes a todos los campesinos franceses, pero no era una clase porque estaban aislados unos de otros y, por lo tanto, incapaces de actuar en concierto.

Por lo tanto, fue la combinación de la derrota reciente de la clase trabajadora, la cobardía política de la burguesía y un campesinado atomizado lo que permitió a Luis Napoleón gobernar durante más de 20 años. Por diferentes razones, ninguna de estas clases pudo lograr la hegemonía política y el poder por sí misma, lo que permitió a Luis Napoleón situarse por encima y maniobrar políticamente gracias al bloqueo entre las clases y el estancamiento creado por las circunstancias políticas francesas específicas de la década de 1850.

Pero como argumentó Hal Draper, la existencia del equilibrio de clases no era en sí misma la característica distintiva del bonapartismo. El quid del bonapartismo, más bien, era la utilización de esa situación para maximizar la posición autónoma del estado con respecto a las clases, una autonomización organizada bajo la "dominación personal de un solo hombre", un solo hombre que además no actuaba como presidente del "comité ejecutivo" de ninguna clase. (Hal Draper, op. cit., 426)


La situación política en EEUU

En contraste con la situación política francesa en la década de 1850, los Estados Unidos han tenido una burguesía económicamente muy fuerte y poderosa, posiblemente la más poderosa del mundo, que ha disfrutado de un vasto poder económico durante mucho tiempo en los Estados Unidos y en el mundo en general.

Además, esta burguesía ha tenido hasta ahora pocas razones para preocuparse por una grave amenaza a su poder de una clase trabajadora abrumadoramente no organizada, aunque han seguido teniendo lugar luchas localizadas de la clase trabajadora .

Incluso las grandes crisis como la Gran Recesión (tras el colapso de la burbuja de la vivienda de 2007-2009 y la crisis financiera) se "resolvieron" en términos muy favorables para la clase capitalista con solo concesiones menores extraídas a los bancos por el gobierno, que en cualquier caso son ahora menos importantes en la medida que el capital privado y otras fuentes de acumulación de capital no reguladas han crecido en importancia.

Finalmente, la clase capitalista estadounidense no ha sido parte de un estancamiento en el equilibrio de clase con la clase trabajadora o cualquier otra clase o grupo que hubiera permitido a un "Bonaparte" la oportunidad de superar ese estancamiento y tomar el poder.

Lo más importante de todo, a diferencia del ascenso de Louis Napoleon al poder en 1848, es el éxito de Trump en las elecciones generales de 2016 y 2024, que no fue una respuesta a ningún colapso social o crisis importante en la sociedad estadounidense. Los Estados Unidos del primer cuarto del siglo XXI no se parecen a la Europa de 1848, ni a la República de Weimar en Alemania a finales de la década de 1920.

La mayoría de las secciones de la burguesía estadounidense no veían a Trump como la solución a una situación social y política extrema. También vale la pena señalar que en ninguna de las elecciones generales de 2016, 2020 y 2024 Trump obtuvo el apoyo financiero y político de la mayor parte de la clase capitalista, aunque sí obtuvo un apoyo sustancial de pequeños sectores del capital que habían estado alentando una guerra mucho más agresiva contra el estado de bienestar y el legado de Obama/Biden.

Por supuesto, nada de esto niega problemas importantes en la economía y la sociedad estadounidenses, con el descontento popular sustancial que ha resultado de ellos. A relativamente corto plazo, existen serias preocupaciones sobre la caída del dólar, el aumento de la inflación, provocados en gran medida por los nuevos aranceles de Trump, y la creciente amenaza económica y política de China.

Además, el actual auge bursatil de Wall Street está muy desequilibrado, ya que se basa en el valor de siete compañias de inteligencia artificial y de alta tecnología. A partir de diciembre de 2025, la relación P/E (precio / retornos) para el amplio índice bursátil S&P ha sido bastante alta, lo que sugiere una ola especulativa posiblemente fuera de control.

A largo plazo, los Estados Unidos (así como las principales potencias económicas europeas) no han logrado superar la perspectiva actual de estancamiento económico, ni escapar a las principales consecuencias de la desindustrialización que ha tenido lugar durante muchas décadas.

Esto ha tenido poderosos efectos negativos en la clase trabajadora estadounidense organizada, como lo demuestran estudios como el de Lainey Newman y Theda Skocpol sobre el dramático declive del sindicato United Steel Workers y su antigua influencia social y política general en el área metropolitana de Pittsburgh. (Ver Rust Belt Union Blues. Why Working-Class Voters Are Turning Away from the Democratic Party, Nueva York: Columbia University Press, 2023.)

Pero de nuevo, estos problemas reales y graves de la clase trabajadora y la sociedad estadounidense aún no han llegado al nivel del colapso social masivo que precedió al ascenso de Luis Napoleón en Francia, o del nazismo y el fascismo, la forma más extrema de gobierno bonapartista, en Europa.


Detrás del ascenso de Donald Trump

El ascenso de Donald Trump ha sido más el producto del sistema político estadounidense que de cualquier gran crisis económica y social. Trump pudo aprovechar el predecible fracaso del Partido Demócrata para ofrecer soluciones reales y sustanciales a los graves problemas que enfrenta la clase trabajadora de los Estados Unidos.

Incluso las llamadas medidas económicas keynesianas no estaban a la altura de la tarea de resolver en lo fundamental la crisis provocada por la desindustrialización. Además, el Partido Demócrata abandonó en gran medida a la clase trabajadora para concentrarse en los votantes suburbanos de clase media y alta más educados.

Como afirmó el líder de la minoría demócrata del Senado, Charles Schumer, en julio de 2016, "por cada demócrata de cuello azul que perderemos en el oeste de Pensilvania, recogeremos a dos, tres republicanos moderados en los suburbios de Filadelfia, y lo mismo pasará en Ohio, Illinois y Wisconsin".

Ese mismo año, la candidata presidencial demócrata Hillary Clinton describió condescendientemente a la mitad de los partidarios de Trump como una "cesta de gente deplorable".

Trump también se benefició enormemente del persistente "gerrymandering" (redefinición de las circunscripciones) y la sobrerrepresentación de las zonas rurales y de los estados más conservadores en el sistema político, así como de las decisiones de la Corte Suprema de los EEUU.

Además de prohibir la acción afirmativa, la Corte Suprema dictaminó que secciones enteras de la Ley de Derechos de Voto de 1965 eran inconstitucionales y actualmente amenaza con derrogar en su conjunto lo que queda de esa ley histórica, eliminando así la protección que el electorado negro ha tenido contra los ataques racistas a sus derechos de voto. La Corte también eliminó muchos controles sobre los gastos de campaña.

Sin embargo, Trump todavía obtuvo sustancialmente menos votos populares que sus oponentes Hillary Clinton y Joe Biden en 2016 y 2020. Como recién llegado a la política electoral, Trump aprovechó el sistema primario (y continúa haciéndolo como un mecanismo para purgar a los críticos republicanos) que se ha vuelto predominante en los Estados Unidos desde principios de la década de 1970.

Para la mayoría de los candidatos demócratas y republicanos, esto significó un dominio aún mayor del dinero en las campañas electorales. Como un recurso relativamente fluido en comparación con las paredes mucho más gruesas de los aparatos de los partidos, la gran dependencia del dinero de los principales donantes puede hacer que un aparato de partidos establecido sea más vulnerable a alternativas bien financiadas que no controla.

Este fue el papel asumido por el CREEP (Comité para Reeleccionar del Presidente) bajo Nixon en la década de 1970 y por el presidente republicano de la Cámara de Representantes, Newt Gingrich, en la década de 1990, exigiendo cuotas de contribución de los republicanos del Congreso, puenteando así las estructuras organizativas oficiales republicanas.

Pero aunque Trump logró recaudar sumas importantes de un número relativamente pequeño de capitalistas y de pequeñas donaciones a sus campañas, también pudo usar su fama e influencia para manipular los medios de comunicación, obteniendo exposición y publicidad gratuitas sin tener que gastar tanto dinero como sus competidores republicanos y demócratas, ya que, de hecho, generalmente ha tendido a recaudar menos dinero para sus campañas presidenciales que el Partido Demócrata.

Así fue como la generalización de las primarias significó la pérdida significativa de poder e influencia de los aparatos y estructuras del partido como las máquinas democráticas urbanas del tipo Tammany, aunque estas ya habían perdido influencia por otras razones, como el ascenso y la consolidación del estado de bienestar.

Sea como fuere, estas estructuras partidistas actuaron como un filtro eficaz contra los movimientos antisistémicos, ya fuesen de derecha o incluso de la izquierda. Como atestigua el trabajo efectivo de los aparatos partidistas Tammany para detener o disminuir la fuerza del Partido Socialista en la ciudad de Nueva York a principios del siglo XX, a pesar de que esta no fue la razón principal de la creación y supervivencia de las máquinas políticas y otras organizaciones de partido durante muchas décadas.

Si consideramos la relativa debilidad de Trump dentro del aparato organizativo del Partido Republicano en el pasado, el sistema de primarias fue fundamental para su éxito al permitirle apelar directamente a la base de derecha y a aquellos trabajadores y otros desencantados con un Partido Demócrata que ignoró sus reivindicaciones.

Por lo tanto, se ha estimado que el 11-15 por ciento de los votantes de Trump en las elecciones de 2016 habían votado previamente a Obama, pero gran parte de ese voto se concentró en Pensilvania y varios estados industrializados del medio oeste.


Nuevas capas de apoyo

El éxito político de Trump también se debió en gran parte a su capacidad para movilizar electoralmente nuevas capas de personas y reunir a casi todas las corrientes políticas de derecha. En general, tuvo éxito en este esfuerzo político, excepto con la tendencia política neoconservadora representada por personas como William Kristol.

Curiosamente, a pesar de que Trump era un ex partidario del derecho al aborto y un hombre que se había casado varias veces, además de un descarado acosador sexual, logró atraer el apoyo del movimiento evangélico cristiano.

Secciones sustanciales de fieles evangélicos y fuerzas antiaborto se habían politizado varias décadas antes en reacción a lo que veían como la inmoral década de 1960, añadiendo su considerable músculo político a la derecha estadounidense.

Hasta entonces, la derecha había estado relativamente limitada a las cuestiones del anticomunismo (por ejemplo, la Sociedad John Birch) y la oposición al "gran gobierno" y a gran parte del estado de bienestar. Aunque los evangélicos pueden no haber tenido ilusiones sobre la vida personal de Trump, se dieron cuenta de que podía servir a su causa, como de hecho lo hizo, especialmente con sus nominaciones a la Corte Suprema que finalmente anuló la decisión Roe v. Wade de 1973 que estableció el derecho nacional al aborto.

Aunque personalmente es un capitalista, o lo que llamé un "lumpen capitalista" en un ensayo publicado hace siete años ("Donald Trump, un lumpencapitalista", Sin Permiso 4 de noviembre de 2018) Trump no era un producto político de la clase dominante ni siquiera tenía un historial de estrecha asociación política con ella.

En cambio, era un agente externo que, como político de extrema derecha, apoyó y puso en marcha un programa reaccionario transversal. Aunque era un gran hombre de negocios (con numerosas quiebras en su haber), comenzó su carrera con el dinero que recibió de su rico padre.

Donald Trump siempre disfrutó, a diferencia de la mayoría de los capitalistas, con la exposición pública y las fiestas. Y obtuvo mucha atención, dinero y éxito popular con su programa de televisión "The Apprentice" que presentó a partir de 2004, durante 14 temporadas.

Antes de eso, su ansia de atención popular y su racismo lo llevaron a comprar grandes anuncios en cuatro periódicos de la ciudad de Nueva York en 1989 para condenar y pedir la pena de muerte para cinco jóvenes negros que habían sido acusados de violar e herir a una mujer que corría en Central Park.

Aunque años después, los hombres condenados fueron exonerados a través del análisis de ADN y la confesión del verdadero culpable, Trump no se disculpó y continuó insistiendo en su culpabilidad.

El racismo de Trump, manifestado en sus disculpas presidenciales por la esclavitud, su apoyo abierto a los sudafricanos blancos de extrema derecha y su furia contra los programas DEI (Diversidad, Equidad e Inclusión), también siguió los pasos de su padre que, con la ayuda de Donald, discriminó a los posibles inquilinos negros desde su posición de magnates inmobiliarios de Queens.


¿Qué pasa con la clase dominante?

La clase capitalista estadounidense en su mayor parte no ha desarrollado una conciencia de clase particularmente centrada en lo que está y no está en juego para sus intereses de clase a largo plazo en el sistema capitalista estadounidense en su conjunto.

Hay muchas razones para esta tendencia, comenzando por el hecho de que en las democracias capitalistas normalmente hay una división, aunque no un muro impermeable, entre quienes deciden en los ámbitos políticos y económicos.

Esta división presenta un problema sobre cómo la clase económicamente dominante puede garantizar que el gobierno del día responda eficazmente a sus intereses a largo plazo, en particular protegiendo la estabilidad y la durabilidad necesarias para una democracia capitalista, aunque en el caso de los Estados Unidos es un sistema comparativamente menos democrático que la mayoría de las democracias capitalistas de Europa y otros lugares.

Sobre todo, la división entre los ámbitos económico y político constituye un obstáculo estructural para la capacidad de la clase dominante para percibir y pensar la realidad social en su conjunto. Eso no significa que la clase dominante de los Estados Unidos haya carecido de instintos de clase, con lo que me refiero a un conocimiento generalmente profundo de qué medidas específicas inmediatas y acciones gubernamentales debería apoyar u oponerse.

La falta o ausencia de mecanismos que aseguren la aquiescencia gubernamental en respuesta a las demandas de la clase dominante se explica aún más por el hecho de que la clase dominante no es monolítica, al menos en tiempos de relativa paz social, y está dividida estructuralmente entre diferentes sectores e industrias cuyos intereses pueden no solo chocar sino cambiar con el tiempo.

Así, por ejemplo, una probable mayoría del sector Silicon Valley del capital de Estados Unidos, tradicionalmente asociada con el Partido Demócrata, parece haberse subido al carro de Trump desde que asumió la presidencia por segunda vez en enero de 2025. Asi es en el notorio caso del despiadado y oportunista Mark Zuckerberg, jefe de Meta Platforms Inc., de la que Facebook es un elemento central.

Por supuesto, la conducta sumisa hacia el gobierno de Trump por parte de secciones de la clase dominante también puede atribuirse al miedo a las represalias, por ejemplo entre aquellos capitalistas que están sujetos a regulaciones gubernamentales, como obtener permiso del gobierno federal para comprar otras empresas, caso de la corporación Paramount, propietarios de CBS.

Paramount no podía fusionarse con Skydance Corporation para formar la Paramount Skydance Corporation sin la aprobación del gobierno. Para lograr la fusión, CBS no solo se vio obligada a aceptar pagar una compensación a Donald Trump para resolver una demanda que la mayoría de los analistas jurídicos creían que no se sostenía, sino que, lo que es más importante, estuvo de acuerdo en que CBS nombrará a un Defensor del Pueblo durante al menos dos años para escuchar las quejas sobre su cobertura de las noticias.

Esto, en otras palabras, es una censura apenas disimulada, particularmente cuando la persona nombrada como Defensor del Pueblo fue Kenneth Weinstein, jefe del Instituto Hudson, una fundación conservadora. Más recientemente, la destacada derechista Bari Weiss también fue seleccionada como nueva jefa del histórico departamento de noticias de CBS. La Sra. Weiss no tardó mucho en llevar a cabo su mandato trumpiano y censuró una historia sobre venezolanos deportados de los Estados Unidos en diciembre pasado.

En los Estados Unidos, como reconocen muchos marxistas y analistas influenciados por los marxistas, la ausencia de una clase dominante políticamente unida, clara y coherente está dialectalmente relacionada con la ausencia de la presencia significativa a largo plazo de un movimiento fuerte de izquierda y socialista, especialmente en la clase trabajadora.

Un movimiento fuerte y duradero habría obligado a la clase dominante a responder con algún tipo de alternativa para contrarrestar el peligro obvio de que las fuerzas de izquierda y socialistas se volvieran política y culturalmente hegemónicas.

Pero menos analistas miran más a fondo este asunto para darse cuenta de cómo la inmensa y a menudo brutalmente contundente fuerza del capitalismo estadounidense ayudó a evitar, de una manera importante, que la izquierda representara un peligro continuo, incluso si tenían que llevarse a cabo acciones abiertamente represivas para sofocar el movimiento obrero y la izquierda.

Así fue con los numerosos actos de represión de las luchas laborales y la resistencia negra que surgieron en la segunda mitad del siglo XIX. Pero quizás el ejemplo más importante de tal represión fue el "Miedo Rojo" de 1919-1920 cuando el fiscal general de Woodrow Wilson, A. Mitchell Palmer dirigió las infames redadas de Palmer que resultaron en el arresto de miles de personas y la deportación de cientos de radicales y socialistas estadounidenses nacidos en el extranjero, especialmente aquellos que simpatizaban con la Rusia revolucionaria.

Por supuesto, desde el final de la Guerra Civil, el Ku Klux Klan y otras organizaciones racistas habían llevado a cabo un ataque implacable contra los afroamericanos, contribuyendo de manera importante a la derrota de las luchas por los derechos civiles y de los principales esfuerzos de sindicalización, no solo en el sur, sino incluso en los estados del norte como Indiana.

Por supuesto, también hubo el auge del macartismo a finales de la década de 1940 y principios de la de 1950. La Guerra Fría había estallado no mucho después del ascenso de la ola de militancia laboral al final de la Segunda Guerra Mundial, y creó un clima político hostil que afectó negativamente al movimiento obrero y a la izquierda en todas sus variantes políticas, particularmente al Partido Comunista y a las personas asociadas con él.

Los efectos del macartismo todavía se pueden sentir hoy en día, como por ejemplo la ausencia de una minoría militante consciente en los sindicatos. En el último período, un KKK renacido y los Consejos de Ciudadanos Blancos, aparentemente más "respetables", continuaron llevando a cabo sus actividades terroristas contra los negros y sus aliados blancos, lo que, por supuesto, incluía la organización sindical.


La clase dominante y Trump

Si bien reconoce que la clase empresarial estadounidense ha tendido a estar menos politizada y tener menos conciencia de clase que sus equivalentes en otros países capitalistas desarrollados, Paul Heideman (Rogue Elephant, How Republicans Went from the Party of Business to the Party of Chaos, Verso, 2025) argumenta que dado que la clase capitalista logró obtener mucho de lo que quería durante los ocho años de la presidencia de Reagan en la década de 1980, posteriormente se volvió muy desorganizada.

La desaparición o al menos el debilitamiento de organizaciones como la Mesa Redonda Empresarial, el Comité para el Desarrollo Económico y la Cámara de Comercio de EEUU, a su vez, debilitó el aparato del Partido Republicano, permitiendo así la entrada y el creciente poder de grupos e individuos de extrema derecha en sus filas, como los hermanos Koch.

Según el análisis de Heideman, fue la debilidad del Partido Republicano lo que facilitó la dominación total sin precedentes de Trump en todo el país. Sin embargo, la reacción de elementos de la clase dominante de los Estados Unidos varió un poco durante el primer período presidencial de Donald Trump.

En agosto de 2017, solo unos meses después de que Trump jurara por primera vez el cargo, hubo críticas generalizadas después de un mitin de la extrema derecha en Charlottesville, Virginia, que incluyó el asesinato de Heather Heyer, una joven manifestante, así como la exhibición de un antisemitismo abierto y explícito, cuando Trump comentó que había "muy buenas personas, en ambos lados".

Esto provocó una intensa reacción y crítica a Trump que incluyó a varios jefes de grandes corporaciones como Walmart, Under Armour y Merck. Además, los altos ejecutivos corporativos se retiraron de los Consejos Asesores Empresariales de Trump.

Quizás paradójicamente, los incidentes mucho más numerosos y la conducta escandalosa y antidemocrática en los primeros meses del segundo mandato de Trump no han logrado provocar ninguna protesta comparable entre los miembros de la clase dominante capitalista.

Esta vez, lo que ha sido mucho más notable es la tolerancia cobarde, si no el apoyo de muchos grandes capitalistas a Trump, mientras que el resto guarda silencio sobre el dramático aumento del autoritarismo en los Estados Unidos.

Esta actitud política sin duda ha sido alimentada por el regalo fiscal de Trump a los estadounidenses más ricos, el celo desregulador, el enfoque "manos libres" para hacer tratos y, como mencioné anteriormente, el auge de Wall Street.

The Economist (25 de octubre de 2025) cita las estimaciones de los analistas de que las ganancias netas de las grandes empresas crecieron por noveno trimestre consecutivo, y que el índice bursatil S&P ha aumentado un 14 por ciento de enero a octubre de 2025, aumentando en 8 billones de dólares el valor para los accionistas.

Sea como fuese, sigue siendo difícil entender cómo sectores importantes de la clase dominante empresarial, que sin duda se han visto muy afectados negativamente por las políticas de Trump sobre aranceles y especialmente sobre inmigración en sectores tan vitales como la agricultura, la hostelería y la construcción, no se han opuesto abierta y enérgicamente a sus políticas.

Pero también debemos considerar el miedo como un factor importante que explica su comportamiento, particularmente el miedo a represalias y venganzas de Trump y sus acólitos, que recuerda en contenido e incluso en estilo verbal a la mafia.

Me refiero específicamente al miedo a represalias a través del posible uso de los mecanismos de inspección fiscal del IRS, para no hablar de acusaciones judiciales del Departamento de Justicia más partidista de la historia de EEUU,como se ha puesto de manifiesto en casos como el intento de acusación de la Fiscal General de Nueva York, Letitia James, y la retirada de la ayuda federal y de contratos.

Como hemos visto, la voluntad de muchos distritos e incluso de los jueces de los tribunales de apelación de anular las decisiones ejecutivas de Trump han sido rechazadas por la protección repetida de la Corte Suprema, o al menos el retraso y la evasión con respecto a la discreción presidencial fuera de control de Trump.

En muchos casos, el miedo de las grandes empresas a las reacciones radicales de Trump ha ido acompañado de la esperanza de obtener acceso y favores sectoriales de su presidencia.


Una perspectiva más amplia

Visto desde una amplia perspectiva histórica, la combinación de avaricia, miedo y oportunismo por parte de la mayoría de los capitalistas no debería sorprender y es una prueba más de que el capitalismo, lleno de divisiones internas y a menudo preocupado por intereses y objetivos a corto plazo, necesita al estado como su organizador político de facto.

Esa es una de las principales razones por las que los capitalistas y el capitalismo pueden y viven con o sin democracia, ya sea en la Alemania nazi, en el apartheid de Sudáfrica o en los Estados Unidos. En este país, sería poco probable que un sistema plenamente autoritario tomara la forma de bonapartismo por las razones discutidas anteriormente, pero si la de un régimen de tipo húngaro como el de Viktor Orban, en el que el contenido de la democracia política se ha vaciado por completo y solo queda el caparazón exterior o la apariencia de ella.

Si puede suceder sin conflictos agudos e incluso luchas violentas en los Estados Unidos es otra cuestión vital que merece ser analizada a fondo.




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RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.