L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

mercoledì 26 aprile 2017

INTERVISTA A PINO BERTELLI SUL PENSIERO FILOSOFICO-POLITICO DELL'INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA, di Vanna Bertoncelli (giornalista de «il Tirreno», redazione di Grosseto)

Guy Debord, 1954
V.B. Come, perché e a chi deve il suo interesse per il neo-Situazionismo?

P.B. «È stato nel '68 che ho conosciuto le opere dell'Internazionale Situazionista, un gruppo di artisti e filosofi che hanno occupato l'università di Nanterre e della Sorbona e dato inizio alla rivoluzione della gioia… il '68, appunto… i loro testi erano in francese e abbiamo contribuito a tradurli e diffonderli.
Ho conosciuto uno dei fondatori dell'Internazionale Situazionista… Guy Debord, nel 1977… nei giorni in cui fu espulso dall'Italia perché "persona indesiderata"… Debord è considerato uno dei più grandi filosofi del '900… ha scritto La società dello spettacolo, uno dei libri più rubati del '68. Vorrei ricordare che nel '68 anche i vini e le marmellate vennero più buoni!».

V.B. Se potessimo definirlo come una corrente di pensiero, quale sarebbe la sua specificità?

P.B. «La filosofia sovversiva non sospetta dei situazionisti… hanno disvelato le menzogne della politica istituzionale, dell'arte mercantile e della servitù della stampa a ogni potere… lavoravano per una società più giusta e più umana. I situazionisti sostenevano che trovare un rivoluzionario autentico è difficile quanto scovare un uomo onesto in parlamento».

V.B. Quali sono le finalità di questo pensiero?

P.B. «Le finalità del pensiero situazionista sono di assaltare il cielo del conformismo e restituire dignità agli ultimi, agli esclusi, agli oppressi, e per realizzare questo tutti i mezzi sono buoni. I situazionisti passavano dalla critica radicale dell'arte all'arte radicale di ogni politica e la notte giravano intorno al fuoco della ragione, pensavano che con la caduta degli idoli sarebbero crollati anche i pregiudizi… mi pare un buon debutto».

V.B. Chi sono i maggiori esponenti, e chi i destinatari?

P.B. «I cattivi maestri dell'Internazionale Situazionista, alcuni dei quali ho ben conosciuto e frequentato, sono Debord, Vaneigem, Jorn, Sanguinetti… tanto per fare qualche nome. I destinatari del loro pensiero sovversivo sono tutti quelli che dicono a ogni forma di potere: la mia parola è NO!».

V.B. In quali zone della nostra Penisola il neo-Situazionismo è presente? E all'estero come stanno le cose?

P.B. «Il pensiero ereticale dell'Internazionale Situazionista è disperso ovunque ci siano uomini e donne che pensano con la propria testa… e lavorano principalmente alla destituzione dell'ipocrisia istituzionale. I situazionisti dicevano che tutti quelli che erano belli e intelligenti potevano entrare nell'Internazionale Situazionista… e dare inizio allo smantellamento del pensiero dominante. Va detto: l'IS si è autosciolta nel 1972, ma la seminagione libertaria di critica radicale della società mercantile dell'IS non è mai morta».

V.B. Con quali modalità viene comunicato e diffuso questo pensiero? E con quali finanziamenti?

P.B. «Modalità? Finanziamenti, MI CHIEDI? I situazionisti non hanno codici né regole da rispettare… ogni cosa va bene quando si tratta di abolire i partiti politici e fondare una società di liberi e uguali… il diritto della forza va combattuto con la forza del diritto. Grazie, e che sia lode ora a uomini di fama».


L'intervista è stata fatta - scritta al telefono - il 21 aprile 2017, dopo la presentazione del libro di Pino Bertelli La fotografia ribelle presso lo spazio espositivo Clarisse Arte di Grosseto, lo scorso 5 aprile.

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RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)