L’associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l’unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente – con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica – persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

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venerdì 3 gennaio 2014

SUL DOCUMENTO CGIL ALTERNATIVO

Ne discutono Andrea Furlan e Lorenzo Mortara

Caro Lorenzo,

innanzitutto ti ringrazio per la polemica politica civile che hai rivolto alle mie considerazioni critiche da me espresse al documento congressuale della Rete 28 Aprile.
Purtroppo, è da anni che va avanti un certo andazzo nella ex estrema sinistra italiana dove o le elaborazioni critiche vengono ignorate, oppure vengono sbeffeggiate o ricoperte di veri e propri insulti, e soltanto perché ritenute non conformi ad un modo politico di pensare e analizzare.
Questo comportamento impolitico, distrugge ogni possibilità di dialogo e confronto che invece andrebbe sempre di più sviluppato con la necessaria chiarezza in un rapporto dialettico.
Per fortuna non è il tuo caso e quindi eccomi qua a confrontarmi con quanto da te addotto.
Intanto sono contento che hai colto la questione dell'errore commesso sull'Europa, e, il fatto che su questo aspetto politico ritieni importante fare autocritica rispetto a quanto sostenuto dal documento, rafforza ulteriormente i miei convincimenti teorici sul tema.
Però, allo stesso tempo, vorrei che l'errore commesso dagli estensori del documento congressuale, ti servisse per fare alcune considerazioni critiche sulle esperienze Trotskoidi che popolano la Rete 28 Aprile, le quali, hanno commesso un errore madornale nell'elaborare un analisi politica che sostiene la subalternità della borghesia italiana nei confronti delle strutture sovranazionali, sulla proposta del no pagamento del debito e sulla conseguenza inevitabile dell'uscita dall'euro, schierandosi di fatto col sostenere la propria borghesia pensando invece di combatterla.
L'errore a mio avviso diviene anche maggiore se, non condividono quanto scritto nel documento sull'Europa, e solo per opportunità politica hanno deciso di appoggiarlo lo stesso.
Su questo versante, considero i due documenti congressuali, Camusso - Cremaschi, le due facce della stessa medaglia, anche se usano un linguaggio diverso per descrivere i processi economico sociali, entrambi sono di sostegno alla propria borghesia nazionale.
Da questo punto di vista, non puoi non convenire che, simili amenità, sono quanto di più anti marxista ci possa essere.
Detto questo, ti rispondo in merito ai miei presunti errori di analisi politica che tu hai individuato sui temi della democrazia e sulla dialettica degli obbiettivi transitori.
1) Per quanto concerne la democrazia, tu sostieni che il sottoscritto pretende la perfezione non cogliendo invece gli enormi passi in avanti compiuti dalla Rete 28 Aprile sul piano della democrazia interna.
Su questo aspetto che io considero di fondamentale importanza, continuo a non vedere inversioni di tendenza che facciano compiere sostanziali passi in avanti alla Rete, poiché è sempre l'apparato ad avere in mano la gestione della Rete applicando gli stessi meccanismi che utilizza la maggioranza.
Nessun ruolo politico viene affidato ai delegati di posto di lavoro più rappresentativi, persino la gestione territoriale delle assemblee non è gestita dai delegati e le presidenze sono sempre piene zeppe di funzionari.
Ma ciò che considero grave, e che a mio modesto avviso è la cartina di tornasole dell'inefficienza dell'opposizione burocratica e della volontà politica di non voler davvero condurre una vera battaglia anti burocratica nella CGIL, è il crogiolarsi da parte dell'apparato di sinistra, dietro un regolamento burocratico che prevede che è sufficiente raccogliere 5 firme di componenti del direttivo nazionale per presentare il documento congressuale.
Questa regola, è pensata appositamente per far si che l'opposizione sia sempre e comunque controllabile da meccanismi di apparato che impediscono una vera organizzazione dell'opposizione.
Infatti, la scelta non si indirizza mai nel lavorare dal baso per raccogliere le famose cinquantamila firme di delegati necessarie secondo il regolamento interno per costruire il documento congressuale.
Questo perché, ciò implicherebbe di dover lavorare in una altra direzione politica antiburocratica che prevede l'innesco di un meccanismo di auto organizzazione dei lavoratori su base territoriale e nazionale.
Inoltre, la considerazione politica che questa volta l'apparato è presente in minima parte nel documento alternativo, è la constatazione di quanto i meccanismi burocratici agiscono per bloccare l'opposizione.
I funzionari in maggior parte, non hanno aderito perché convinti dalla proposta politica elaborata dalla Camusso e dal gruppo dirigente a lei collegato, ma perché se avessero compiuto scelte diverse, avrebbero dovuto abbandonare ogni ambizione di  carriera nella CGIL. Magari qualcuno doveva rientrare anche nel posto di lavoro.
Come puoi vedere, tutto come al solito nessuna novità rispetto al passato.
2) Sul tema degli obbiettivi transitori, continuo a sostenere che l'errore è di chi continua come ho scritto nel documento di critica, ad anquilleggiare tra programma massimo e programma minimo.
Questa totale miopia politica di non vedere che tra i due programmi vi sono degli obbiettivi transitori, e che la battaglia nel contesto sociale dato non può che essere difensiva, è la dimostrazione tangibile dell'errore marchiano commesso da chi non è capace di comprendere e analizzare i rapporti sociali tra le classi.
Difensiva oggi per divenire aggressiva domani se siamo in grado di difendere, con le unghie e con i denti, i diritti rimasti che la borghesia vuole continuare a rimuovere. Per far ciò, dobbiamo ovviamente uscire dalla logica degli scioperi dimostrativi per imboccare la strada della lotta ad oltranza per conquistare anche piccole vittorie su singoli qualificanti punti.
Il modo di lottare, anche su obbiettivi minimi ma sentiti dai lavoratori, cambierebbe la prospettiva del movimento e restituirebbe maggiore consapevolezza ai lavoratori sulla loro reale forza collettiva.
Consapevolezza  indispensabile per costruire un movimento anticapitalistico.
Nel contesto dato, abbiamo tremendamente bisogno di conseguire delle vittorie per far meglio comprendere ai lavoratori che la lotta paga.
Solo riportando vittorie minime perché i rapporti di forza volente o nolente, sono quelli che sono, possiamo rivitalizzare la classe lavoratrice per farla uscire definitivamente dallo stallo nel quale oggi versa.
Nell'ultimo anno, nel mio posto di lavoro, abbiamo lottato facendo 10 scioperi a singhiozzo per tutelare i nostri diritti salariali e le agibilità sindacali.
Attraverso la lotta, siamo riusciti a conseguire degli appezzabili risultati. Erano obbiettivi minimi, ma poiché erano sentiti dai lavoratori, non hanno avuto dubbi e non hanno indugiato ad affrontare con la lotta la protervia del padrone che voleva toglierci parti del salario e le agibilità sindacali.
Ora, nel mio posto di lavoro, stiamo già preparando la battaglia sindacale prossima, e i lavoratori mi chiedono di scioperare.
Se invece mi presento loro con gli obbiettivi di nazionalizzare le banche mettendole sotto il controllo dei lavoratori, rivendicazione ineccepibile sul piano teorico, ma sul piano concreto in assenza di un movimento di massa, i lavoratori interpreterebbero questa parola d'ordine come troppo lontana spostata nel tempo ed irraggiungibile in questa fase.
Anche a me piacerebbe fargli credere che possiamo riprenderci ciò che negli ultimi trent'anni ci hanno tolto, ma considerando lo stato dell'arte della lotta di classe arretrata nel nostro paese, la fase che viviamo non può essere che difensiva.
Per quanto riguarda il programma di transizione di Trotsky da te citato, vedo che l'approccio allo splendido postulato teorico che Trotsky ci ha lasciato, è di natura dogmatica.
Gli obbiettivi transitori non sono mai dati una volta per tutte, quindi, non è sufficiente dire applichiamo come rivendicazioni quelle enunciate da Trotsky nel programma di transizione e le masse ci seguiranno.
In più senza entrare troppo nel merito, dobbiamo considerare che ciò che possiamo rivendicare di quella splendida opera, è il metodo di analisi che ne ricaviamo perché, per quanto concerne le proposte politiche e l'analisi del capitalismo, sono assolutamente datate ad una realtà che oggi non esiste più. Dal 1938 ad oggi, troppa acqua è passata sotto i ponti.
Come già ho avuto modo di dire nel documento di critica, gli obbiettivi transitori devono essere commisurati al rapporto di forza esistente tra le classi, si ricavano dall'analisi del contesto politico, dalle necessità materiali più importanti del momento, e infine dal grado di mobilitazione dei lavoratori.
Quindi, va bene formulare la critica al gruppo dirigente di maggioranza mettendolo di fronte alle proprie responsabilità politiche sulla sconfitta epocale subita dai lavoratori, però con la stessa determinazione, dobbiamo invece rivendicare alcuni punti strategici sui quali concentrare la nostra azione politica e organizzativa per tentare di costruire seriamente un movimento politico di massa che si contrapponga veramente alle politiche di austerity, e si dimostri in grado, di raggiungere dei risultati concreti.
Per questo reputo demagogico, enunciare ben 91 punti rivendicativi che all'attuale stato delle cose, non sono raggiungibili.

Con affetto,
Andrea
(RSA Cosp Tecno Service)
    
* * *

Caro Andrea,

ho letto le tue critiche. Il pezzo sull’Europa che va a carretta degli stati nazionali e non viceversa, andrebbe preso in blocco e trapiantato nel documento alternativo al posto del pezzo errato che abbiamo messo. Quella è l’unica parte veramente debole del documento perché proprio sbagliata. Per il resto, cioè per le rivendicazioni e per la democrazia, l’errore forse lo fai tu, nel primo caso proprio marchiano, nel secondo non so nemmeno se fai un’errore, forse pretendi solo la perfezione.
L’errore marchiano è quello di dire che o partiamo dagli attuali livelli di forza o la lista della spesa è pura utopia. Perché è un errore? Perché ti perdi in massimi e minimi dando per scontato che la tua analisi parta dagli attuali rapporti di forza proponendo cose concrete, minime. Sono solo parole però, perché non dai nessuna dimostrazione reale della concretezza di cui vai parlando. Anzi, se leggi bene le tue rivendicazioni vedrai che, se consideri utopistiche quelle del documento alternativo, le tue sono altrettanto utopistiche. Prendiamo solo il tuo punto 2: lotta alla disoccupazione giovanile. Che significa? Con la disoccupazione giovanile al 50% e il precariato dilagante, spero non vorrai dir loro che la combattiamo riducendola al 49% (obbiettivo minimo?). Lotta alla disoccupazione giovanile significa abolizione del precariato e riduzione dell’orario di lavoro. Come vedi siamo tornati al documento alternativo passando per Andrea Furlan che dice nel suo linguaggio le stesse cose. Suppergiù si può dire la stessa cosa delle tue altre rivendicazioni. Come si può considerare concreta l’autorganizzazione di massa per una vertenza generale contro le politiche del Capitale? Un moto del genere non può che essere prolungato, quindi potenzialmente rivoluzionario. Come fa ad essere un obbiettivo minimo adatto all’oggi? La demagogia non c’è nel documento alternativo. Chiedi di dirti come facciamo a raggiungere i nostri obbiettivi-sogni, ma il documento lo dice chiaramente: con la mobilitazione! Perché senza mobilitazione – e anche qua il documento è chiaro nella sua coerenza di fondo – nulla si raggiungerà. Tutto il lavoro dell’opposizione che comprende benissimo il lavoro per connettere i delegati di cui parli, dovrà essere dedicato appunto a inculcare nella testa dei lavoratori la necessità di muoversi. Sarà un lavoro lungo e paziente. Se i lavoratori non vorranno mobilitarsi, bisognerà attenderli, difenderli dalle inutili uscite della burocrazia in parata negli scioperi testimoniali. Ma se i lavoratori si muoveranno dovranno farlo per forza in una direzione, il compito di un documento è indicarla, prendendo lungo il cammino anche solo qualche parte della lista della spesa. L’errore tuo consiste proprio nel non indicare la direzione con la stessa chiarezza del documento alternativo. Il compito di un documento è indicare la direzione un po’ come un cartello nel deserto. Nel documento quel cartello è in cima alla duna, nei tuoi punti sembra che sia appena spuntato dalla sabbia, quasi rasoterra, invisibile. Un documento come tutte le cose di testa, deve risolvere il problema in teoria, tocca alla prassi avvicinarsi alla teoria. Tu metti la prassi al posto della teoria. Inverti le cose insomma. Lo si vede anche dal linguaggio. D’istinto ti dico che l’errore, più che dall’analisi, per me emerge chiaramente nella parola “difesa, difesa, difesa” che ripeti continuamente. Qui si vede bene l’inversione della tua teoria. Io spero che nessun documento parli mai la lingua tutta difensiva che usi tu. Gli operai da sempre le prendono quando giocano in difesa, ottengono qualcosa solo quando vanno all’attacco. Non devono prendere spunto da Nereo Rocco, ma da Arrigo Sacchi. Solo chiedendo il massimo otterranno il minimo, chiedendo il minimo, per giunta sulla loro linea di porta, lontani dall’area del padrone, non otterranno nulla. Qua mi sembra opportuno ricordare proprio il capostipite dei programmi transitori. Nella bella riedizione del Programma di Transizione da voi pubblicata (merito enorme, storico, imperituro vi spetta per questo!) Trotsky spiegando ai compagni americani l’arretratezza del proletariato statunitense, oltre a ribadire che il programma deve tener conto della situazione oggettiva, vale a dire strutturale (le forze produttive, e oggi queste sono più che mature per la nazionalizzazione, ogni altra soluzione sì che è utopistica, proprio perché non risolverà il problema) e non sovrastrutturale (coscienza e arretratezza dei lavoratori), chiariva un po’ che cosa fossero queste rivendicazioni transitorie di cui anche tu parli. Trotsky però le vedeva in maniera molto diversa per non dire opposta da come le intendi tu, perciò, se posso permettermi un consiglio, ti invito a rileggerti quelle parti che certo non sono il vangelo, ma sono tra quanto di più significativo sia stato scritto sul rapporto tra programma minimo e massimo e obbiettivi transitori. Per quanto riguarda, ad esempio, la scala mobile dei salari e delle ore lavorative, Trotsky diceva che si trattava «del sistema di lavoro in una società socialista», il tutto espresso in una formula estremamente popolare. E alla domanda se fosse veramente possibile realizzare le rivendicazioni transitorie del suo programma, così rispondeva: «È più facile rovesciare il capitalismo che realizzare queste rivendicazioni nell’ambito del capitalismo. Nessuna delle nostre rivendicazioni si realizzerà sotto il capitalismo». Perché allora chiederle? Sono forse utopistiche? No perché saranno decisive nella lotta, perché se «rivendichiamo solo ciò che possono darci, la classe dominante ci darà solo un decimo di ciò che chiediamo, oppure nulla […] Non sono parole d’ordine sterili: sono mezzi di pressione sulla borghesia e daranno il massimo risultato materiale possibile nell’immediato». Gli stessi mezzi di pressione che usa il documento alternativo. Tutta qui la lezione di Trotsky, ed è una lezione di attacco, non di difesa. Una lezione che mi pare tutt’ora valida. Guai agli operai umili che giocano troppo in difesa, meglio che siano sfacciati, presuntuosi, addirittura superbi, perché altrimenti sono spacciati. 
Sulla democrazia dei delegati la Rete ha fatto molto, a me non sembra lontana da quel sindacato dei delegati che vorresti. Se fosse vero che non serve più sostituire un gruppo dirigente con un altro, potremmo dire che non serve più nemmeno stare in Cgil. Ma il fatto che tu alla fine voti per noi è una spia che forse nonostante tutto una differenza tra la Cgil nostra e quella della Camusso c’è, e quindi bisogna contrastarla anche all’interno. Questo comporta l’accettazione anche di alcuni funzionari che possono firmare un documento. Senza non potremmo farlo. Non bisogna aver paura della burocratizzazione che dipende anche da cause interne alle persone. Non è vero che la logica d’apparato ti risucchia. Molti vengono risucchiati ma altri no. Se vado io non mi risucchia nessuno. E non risucchierebbero nemmeno te se solo non fossi uscito dalla r28a. Ma per quanto ritieni giusta la tua decisione, più delle parole contano le azioni. E il tuo voto a favore, pesa come un macigno nel giudizio finale sulla tua analisi. Il voto segnala l’errore di fondo della tua uscita. L’alternativa di cui parli non c’è. L’alternativa per ora è la r28a. E obbiettivi minimi e concreti non sono solo questioni di massa, possono anche comprendere, tra gli altri, recuperare alla causa chi per ora ha scelto un’altra strada. In questo senso conquistare i tanti Andrea Furlan che al congresso ci appoggiano a metà, è uno dei primi obbiettivi concreti che ci poniamo. Ottenere anche solo questo al Congresso, non sarebbe una conquista da poco. Sarebbe già una piccola, transitoria, grande vittoria.

Coi migliori auguri di buon 2014
a te e ai compagni di Utopia Rossa
Lorenzo Mortara 
[Rsu fiom-cgil all'ykk di Prarolo (VC) 
Membro del direttivo provinciale 
e appartenente alla rete28aprile]

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

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a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

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a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

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a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.