L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

sabato 5 novembre 2011

L’APPELLO PATRIOTTICO DI GIORGIO CREMASCHI, di Roberto Massari

L'appello di Giorgio Cremaschi in difesa della dignità nazionale calpestata e contro il barbaro monetarista invasor non ha capo né coda, ma se l'avesse sarebbe materia del peggior nazionalismo. 
Sono vari giorni che Cremaschi e le componenti del coordinamento "1° Ottobre" ruotano intorno a questa storia della difesa nazionale contro l'aggressione finanziaria europea (delle Banche europee, ma poiché quelle fanno riferimento a determinati Stati, si arguisce dove si va a parare...). E alla fine sono arrivati a rivendicare apertamente la difesa del patrio suol (sempre in termini finanziari), l'autonomia delle scelte economiche nazionali, la difesa dei confini (finanziari) dello Stato italiano: di quello stesso Stato criminale, corrotto e antisociale che Cremaschi chiama ora "democrazia italiana" e a cui chiede di respingere gli ispettori del Fmi.
Nel giro di poche righe il comunicato tira in ballo un improvviso e pretestuoso riferimento al Fmi per essersi macchiato di crimini contro l'umanità (come se non ce ne fossimo accorti finora e anche prima, da quel 1946 in cui esso nacque); ma lo fa in un modo e in un contesto che lascia supporre che il suo adorato Paese (la “democrazia italiana”, cioè l'Italia) sia meno colpevole, se non proprio monda da crimini contro l'umanità. A Cremaschi non sovviene evidentemente di cosa il Belpaese ha fatto a partire dall'Etiopia, la Cirenaica, la Jugoslavia e ha continuato a fare con i nuovi bombardamenti di D'Alema in quella stessa Jugoslavia, la missione in Afghanistan (una guerra ripartita con l'unanimità del Parlamento italiano, incluso il voto del partito di Cremaschi, il Prc, nel 2006), le guerre in Iraq, in Libia ecc. per non parlare di cosa fanno le "nostre" guardie costiere agli immigrati che riescono a non morire durante la traversata mediterranea... E chi dovrebbe contrastare il passo agli ispettori "stranieri"? Il nostro Parlamento corrotto e mascalzone? l'ex stalinista e voltagabbana Napolitano? La casta parassita che vive alle nostre spalle in quanto "politici" di professione? la burocrazia sindacale, Cgil compresa? il fronte elettorale del Centrosinistra prossimo venturo?

Invito i compagni e le compagne a mantenere la lucidità della ragione e a non farsi contagiare da questi anacronistici appelli di sapore paleocapitalistico. Certo, nell'immediato c'è il rischio che Cremaschi, forte del prestigio di dirigente della Fiom di sinistra - ma incoraggiato se non sospinto da sciovinisti dell'ultima ora come Sinistra critica, Campo antimperialista o vecchi arnesi staliniani (Rete dei comunisti, Pdci, Prc, gruppi minori ecc.) - contribuisca a scatenare non dico un'ondata (sarebbe troppo), ma uno spruzzo di risentimenti nazionalsocialistici anche in Italia. E questi potrebbero trovare seguito nei settori meno maturi del precariato, della gioventù ribelle - di più non credo, anche se è meglio stare in guardia visto che di nazionalismo è nutrita fin dalle origini quasi per intero la ex sinistra ed ex estrema sinistra italiana.
C'è un problema, però, anche col linguaggio, quando si rivendica "la democrazia e la civiltà del nostro Paese".  Il richiamo alla "civiltà" ha notoriamente una tradizione di destra, mentre l'appello a una non meglio precisata "democrazia italiana" rientra nel linguaggio del veteroriformismo staliniano e socialdemocratico: insomma, questo appello (unito a quelli del comitato 1° ottobre) è chiaramente rivolto al popolo italiano perché faccia scudo coi propri petti al barbaro invasor e aiuti invece la borghesia nazionale nella ricerca di una via indipendente, per trovare una soluzione autoctona ai guai economici che attanagliano anche l'Italia, come la maggior parte del resto del mondo. (Temi sui quali era già intervenuto Michele Nobile prima dell'assemblea antidebito del 1° ottobre).
Temo che difficilmente si riuscirà a far ragionare i responsabili di questa ennesima follia: è la quarta in ordine di tempo e in pochi giorni (dopo il non-pagamento del debito, l'uscita dall'euro e il referendum papandreico sulle misure economiche), ma è la più grave in termini ideologici e culturali. Tuttavia, è anche la meno pericolosa in termini pratici visto che gli ispettori del Fmi in Italia li abbiamo sempre avuti, ma in forma discreta e di ordinaria routine. Qualcuno può veramente pensare che finito il Piano Marshall nel 1951 (quando già esisteva il Fmi) gli Usa non si siano più interessati a come venivano spesi i loro soldi? qualcuno pensa che da Washington non sia ininterrottamente monitorato, come si dice in linguaggio moderno al posto di "spiato", l'orientamento prevalente tra i principali responsabili economici italiani? l'elezione di un Prodi alla Commissione europea o la scelta di un Draghi, si pensa veramente che siano state frutto di alchimie politiche nazionali/europee e non soddisfino invece degli standard di compatibilità e utilità con gli interessi imperialistici più generali?
Se ora si è deciso di dare pubblicità alla cosa (costruendo ad hoc questa storia degli "ispettori") è per altre ragioni, su alcune delle quali dobbiamo riflettere, mentre alcune altre sono facilmente intuibili in termini politici: lassù, "in alto", dove l'imperialismo non ha colore né tricolore, devono aver deciso che Berlusconi deve andarsene per rendere nuovamente controllabile la crisi italiana e questa umiliazione potrebbe contribuire allo scopo. Ciò fa sì che l'appello nazionalistico a cacciare l'invasore o gli invasori finanziari e a difendere l'indipendenza del capitalismo italiano si potrebbe ben combinare con l'antiberlusconismo a destinazione elettorale.

Mi dispiace di dovermi rivolgere in questi termini a Cremaschi, che da tempo considero come una delle rare persone civili  che ancora si aggirino nella ex estrema sinistra. Continuerò ovviamente a considerarlo una persona civile e un interlocutore con cui è ancora possibile dialogare, ma sarebbe ipocrita da parte mia nascondergli che la china in cui si è avviato in pessima compagnia è incompatibile con i princìpi più elementari dell'internazionalismo e del marxismo libertario (cosa di cui può interessargli fino a un certo punto), ma anche con l'organizzazione di una difesa antiborghesia-italiana-in-primo-luogo da parte del mondo del lavoro materiale e mentale (che, invece, dovrebbe stargli a cuore).
Per concludere una sintesi schematica: tutti coloro che in questo periodo stanno indicando obiettivi o forme di lotta che distolgono l'attenzione dall'avversario numero uno dei lavoratori italiani - cioè la borghesia italiana e il suo Stato, con le sue ramificazioni politiche, militari; vaticane ed economiche - stanno ostacolando l'organizzazione della resistenza dal basso. L'esempio ridicolo della richiesta di referendum sui rapporti economici con la Bce rientra tra questi diversivi (ma di questo si occupa Michele Nobile in un articolo a parte).

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: http://utopiarossa.blogspot.com/2011/11/lappello-patriottico-di-giorgio.html

Leggere altri articoli di Roberto Massari

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)