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lunedì 20 febbraio 2017

INTITOLAZIONE DI UN'AULA UNIVERSITARIA A MAURO ROSTAGNO (Catanzaro, 27 gennaio 2017), di Antonio Marchi

Università degli Studi Magna Graecia, Facoltà di Sociologia

«Ora Mauro guarda lo studente che entra…»
IL PERCORSO DELLA MEMORIA: DA TRENTO A CATANZARO, PER MAURO ROSTAGNO

Tanto si è ammucchiato il tempo del mio impegno per l'intitolazione a Mauro Rostagno di un'aula alla facoltà di Sociologia di Trento che mese dopo mese, anno dopo anno, l'interesse si è affievolito fin quasi a spegnersi, con dei sussulti sempre meno appuntiti e più distanziati. Questa attesa però non ha fiaccato la mia speranza che qualche straordinario evento riaccendesse il gusto della sfida.
L'incoraggiamento maggiore mi è venuto dalla sorella, Carla Rostagno, che di volta in volta, coinvolta nelle mie iniziative, ha moltiplicato il risveglio all'impensabile, all'insuperabile:

Ciao Antonio,
ho letto i tuoi messaggi con tenerezza e gratitudine per te, e con un po' di tristezza per quel "piccolo mondo" che ha paura di sbilanciarsi. Mauro per qualcuno è ancora scomodo e ingombrante; questa è gente del profondo Nord "sprofondata" in vecchi meccanismi di pensiero, isolata dagli avvenimenti. Ma che buffa è la vita! Mauro, nato al Nord, è diventato, per sua scelta, cittadino del Sud, che a sua volta lo ha riconosciuto come figlio e che lo ama ancora e lo ricorda con gratitudine dopo più di 22 anni; e il grande Nord, che si sente come la parte nobile e produttiva del Paese, cosa fa? LO IGNORA. Ma i suoi amici (si fa per dire) di un tempo che fanno? Questo atteggiamento indifferente è molto più grave ed è imperdonabile.
Un abbraccio,
Carla

IL RACCONTO

Tutto cominciò quando Mauro, nel febbraio 1988, venne a Trento per festeggiare il ventennale della Facoltà, rimettendo in moto quella mia passione civile e politica solo fiaccata dalle delusioni del post '68.
Il 26 settembre 1988 Rostagno veniva ucciso in un efferato agguato architettato da una rete di personaggi molto influenti che collega mafia, massoneria, P2, Gladio, servizi segreti «deviati» ed esercito italiano. La sua morte violenta non poteva lasciarmi indifferente. Lavoravo all'interno dell'Università dove molti anni prima lui era stato studente e protagonista indiscusso. Sentivo che dovevo fare qualcosa per ricordarlo nella maniera più dignitosa e politica possibile. In realtà Mauro ebbe molte vite, e tutte le visse intensamente. Fu brillante studente e leader studentesco a Trento, militante di Lotta Continua, viaggiatore in India, fondatore del centro culturale Macondo a Milano, ideatore della Comunità Saman e giornalista impegnato contro la mafia in Sicilia. Un uomo eclettico dunque, sempre curioso, a volte contraddittorio ma sempre coerente nella scelta di stare dalla parte dei deboli, contro tutte le ingiustizie. Un uomo che non può essere compreso solamente nel ruolo di leader studentesco «sessantottino», quasi avesse passato il tempo soltanto a «occupare illegalmente aule», come sbraitato da quanti si sono opposti all'intitolazione.
Durante gli stessi anni trentini Rostagno si impegnò su molteplici fronti - culturali, politici e sociali - con variegati esiti, ma sempre con un prorompente spirito innovativo, l'emblema di chi, pur con mille contraddizioni e stravaganze, lotta fino in fondo per le proprie idee. Questo ruolo va riscoperto e riconsegnato alla storia di oggi, in un'università molto cambiata. Una volta l'università era la palestra per una successiva attività politica. Anzi, negli anni intorno al '68, semplicemente tutto era politica: lo studio, la ricerca, gli amori, le proteste, gli scioperi, la vita quotidiana, le discussioni pubbliche, le azioni militanti, ogni cosa era politicizzata. Era una dimensione collettiva, pur segnata anche da estremismi ed eccessi. Ora l'attività «politica» degli studenti sembra uno scimmiottamento di stilemi d'antan, nel tentativo di trovare identità perdute.
Non era certo dagli studenti che potevo aspettarmi un aiuto. Facevo da me, presenza costante con cartello, in ogni occasione celebrativa di persona politica o amministrativa che avesse avuto un ruolo sia dentro che fuori l'Università di Trento, «commesso viaggiatore» della memoria del passato, mediatore fra la realtà (spettacolare, di oggi) e l'uomo (di ieri) Mauro Rostagno, per fissare solo e semplicemente un volto e una storia: la storia di un'umanità vittima da sempre e per sempre, sospesa nei secoli tra dolore e indifferenza:

9 giugno 2006

Egregio Signor Preside,
stanno per iniziare i lavori di ristrutturazione del Palazzo di via Verdi, che fin dal suo nascere è stato sede del "sapere" scolastico, ospitando e facendo conoscere la Facoltà di Sociologia in Italia e nel mondo. Un Palazzo che spero mantenga intatte le sue fattezze - che lo hanno contraddistinto e caratterizzato dall'era asburgica in poi - e che al suo interno conserva tanta nostra storia universitaria e della Città. Le scrivo perché, quando saranno in corso i lavori, Lei tenga conto del nostro debito nei confronti di «chi» quel Palazzo lo ha abitato e fatto grande: non solo professori e personalità di rango, ma anche gente comune e studenti.
È abitudine in altre sedi universitarie (specie all'estero) intitolare un'aula di insegnamento a un suo insigne ospite, che l'abbia onorata con i suoi saperi e le sue gesta. Questa ristrutturazione è un'occasione che non si ripresenterà ed è assurdo sprecarla - magari per poco coraggio o per diatribe di parte o anche per non dispiacere ad alcuno.
Andiamo verso il ventennale dell'assassinio di Mauro Rostagno (26 settembre 2008): è inutile che Le dica quanto mi sia battuto perché la Facoltà di Sociologia gli riconosca in morte quello che la società non gli ha riconosciuto in vita. Direi che è il momento di saldare questo conto. Lei può essere protagonista di un piccolo segnale di riconoscimento ad una generazione di uomini che politicamente - chi dice «per fortuna» - hanno perso, ma non si sono piegati o venduti: Mauro Rostagno è indubbiamente uno di questi. («Anche noi lo ricordiamo»… Sì, ne sono certo, ma solo perché io ve lo faccio ricordare…).
Le sono devotamente grato per l'attenzione che vorrà darmi,
Antonio Marchi

Finalmente nel dicembre 2009, dopo tante iniziative andate a vuoto all'interno dell'Università, si fece un piccolo e significativo passo in avanti che nessuno si sognerà mai di cancellare: i proprietari del bar Duomo (vicino all'Università) - che conobbero Mauro da studente e mi avevano da sempre espresso vicinanza per tutto quello che facevo in suo nome - accettarono che una targhetta dedicata a Rostagno, riportata da Trapani nel viaggio del ventennale, fosse affissa in una parete del locale, a dispetto di chi lo vedeva come un «cattivo maestro». Invece di quest'etichetta andrebbe meglio quella di «eroe che combatte contro le forze del Nulla», come l'Atréju de La storia infinita:

Il pomeriggio del 28 dicembre, dalle ore 17, al bar Duomo di via Verdi a Trento si terrà un breve incontro con compagni e compagne che condividono il ricordo di Mauro Rostagno, nell'anno della condanna degli assassini e della riapertura del processo, nel 40° della strage di piazza Fontana e dell'assassinio di Giuseppe Pinelli, nel 40° delle lotte studentesche e operaie, nel 40° della nascita di Lotta Continua, di cui Mauro Rostagno in Italia e a Trento è stato protagonista indiscusso; nell'occasione verrà finalmente affissa UNA TARGA ALLA SUA MEMORIA.
Respinto dall'Università, ho scelto questo bar storico («dove li conteneva tutti») perché da sempre fucina di incontri e di animate discussioni del movimento studentesco, sul finire di un 2009 che simboleggia - a 40 anni di distanza - quel filo che unisce speranze di ripresa e trascorsi di lotte, di sofferenze, di morti, di stragi di Stato e di conquiste gelosamente custodite dalla memoria di chi le ha vissute; e in una data - il 28 dicembre - tramite cui la storia ci rimanda indietro di cinquant'anni, al 1959, con tanta nostalgia e affetto: un anno dopo la decisiva battaglia di Santa Clara, il Che torna sui luoghi della vittoria e in quella città viene insignito del titolo di dottore honoris causa della Facoltà di Pedagogia «per il suo impegno alla scolarizzazione del popolo cubano».
Facile e scontato, l'accostamento tra il Che e Mauro Rostagno: entrambi uomini capaci di coerenza rivoluzionaria fino alla morte, eccellenti studenti in vita, ma anche impavidi assertori che lo studio e la conoscenza rendono gli uomini liberi.

La targa al bar Duomo fu in realtà una prima mediazione, un omaggio a ogni rivoluzionario ignorato - senza voce e senza stampa - che nel tempo si è battuto per rendere più libero questo mondo dal giogo della disumanità del capitalismo e dell'imperialismo e dare un futuro migliore all'Umanità.
Stanco di restare chiuso nelle bacheche dell'egoismo, di continuare a parlare di quanto siamo bravi, diversi e in gamba, di accontentarsi di avvisare il giornalista di turno affinché si occupi delle porcherie che vediamo attorno a noi… ho regalato un'intercapedine alle voci insufficienti e confuse, alle passioni frustrate e alle illusioni spente, che non potrebbero riempire di gioia nessuno più di me.
Scrivevo allora: «Con la soddisfazione dei vent'anni, che lo spazio e il tempo ha solo allontanato, con il sentimento umano e politico della vicinanza a Mauro che non muore con chi muore ma vive finché c'è memoria e vita sociale, con l'orgoglio del militante che non ha mai deposto fatica, pazienza e impegno; finalmente Mauro Rostagno ha un luogo pubblico dove è ricordato: il bar Duomo in via Verdi di Luciano e Carla. Non è valso - fino ad ora - tutto il mio ventennale impegno per vincere le ottuse e assurde resistenze di una Facoltà di Sociologia ingrata che ha paura del suo passato, dimenticando che di quel passato vive e prospera. Non importa! Per le mie iniziative ciclistiche, solo simpatia all'interno della comunità universitaria (e per i docenti di sociologia, imbarazzo), ma un muro di incredibile indifferenza si oppone a un riconoscimento che dovrebbe essere un normale gesto di gratitudine verso Mauro Rostagno».
L'Associazione trapanese Ciao Mauro, da sempre attiva nel lavoro politico per ricostruire una memoria condivisa e nel ricordare Mauro Rostagno con iniziative culturali che coinvolgono la popolazione di Trapani e gli studenti delle scuole elementari, riuscendo a smuovere le coscienze della città e a costruire le condizioni per una ricerca della verità contro tutte le falsità e i depistaggi del potere locale e nazionale («il potere conserva, non fa certo crescere»), mi scrisse:

Carissimi tutti e carissimo Antonio,
vorremmo essere con Voi il pomeriggio del 28 prossimo, in quel bar da cui tutto è iniziato. Vorremmo esserci perché sentiamo la responsabilità di vivere nel posto dove, invece, tutto è finito. E noi non lo tolleriamo!
Da alcuni anni ci siamo assunti il compito di rappresentare la collettività scelta da Mauro per l'ultima delle sue tante vite. La collettività che lo ha tanto amato, e che in lui si è riconosciuta quando, attraverso una scatola magica, metteva in ordine le verità che a piccoli pezzi erano sulla bocca di tutti. Al suo funerale l'intera città di Trapani ha partecipato come se fosse morto un parente, un amico fraterno, una persona generosa che stava restituendo fiducia nella possibilità di un cambiamento.
La battaglia contro la mafia è sostanzialmente questo: fiducia nella possibilità di farcela, di vivere in un altro modo. Di alzare la testa tutti insieme, consapevoli che la forza della bestia mafiosa è direttamente proporzionale alla nostra paura, al nostro isolamento, alla nostra rassegnazione. Ecco perché noi ci siamo dati il compito di ricostruire un percorso di memoria e di solidarietà, attraverso il quale costruire il nostro capitale sociale.
Tutto questo Mauro lo aveva capito e, con tutto l'entusiasmo di cui era capace, aveva cominciato a svolgere un'attività di informazione che disturbava lor signori, perché li ridicolizzava e metteva a nudo il loro potere. Per questo è stato ucciso. Dal potere politico-mafioso.
E ogni trapanese conosce bene questa semplice verità. I depistaggi e le cialtronerie di questi lunghi anni non hanno scalfito questa certezza. Forse a Trento, a Milano o a Torino qualcuno, in perfetta buona fede, può avere avuto dubbi. Nel resto d'Italia molti possono avere creduto, in cattiva coscienza, al delitto tra amici. Tutti insieme possono avere preso le distanze da questa storia e magari anche dal proprio passato. Ma un siciliano sa, e ha sempre saputo, come sono andate le cose. Senza dubbi ed incertezze. Senza se e senza ma, come si dice adesso.
Poi sono venute le parole degli inquirenti, la rivolta morale dei cittadini e le nostre 10.000 lunghe firme. Poi sono arrivate le perizie balistiche e i riscontri, le parole dei pentiti e gli sfoghi del killer (che noi abbiamo ringraziato pubblicamente), seguite dai rinvii a giudizio, dalle custodie cautelari e dal processo prossimo venturo.
Così è stato restituito l'onore a Mauro, ai suoi familiari, ai suoi amici e ai trapanesi che lo hanno amato, ma che non hanno saputo difenderlo.
Noi vigileremo perché si arrivi ad una sentenza e perché il processo serva a far luce sugli scenari in cui il delitto è maturato, sulla mafia di allora e di oggi.
Per far questo abbiamo bisogno del vostro aiuto e dell'aiuto di tutti i cittadini di buona volontà. Avremo bisogno di chi racconterà il processo sui media nazionali, degli avvocati che saranno disponibili a sostenere le ragioni delle parti civili, di soldi per le fotocopie e per le spese di giudizio. Avremo bisogno di tutto, ma soprattutto avremo bisogno del vostro calore e della vostra partecipazione. Non vi chiediamo le improbabili staffette che avevate promesso il giorno del funerale di Mauro.
Insieme ai grandi giornalisti che promettevano sostegno con un occhio alle loro grandi carriere, mai compromesse da un morto generoso, ucciso in modo - allora - poco chiaro. Insieme a quelli che furono gli amici di Mauro che continuano a guardarsi l'ombellico, compiacendosi di loro stessi, senza mai riconoscere il percorso di chi ha contribuito in modo determinante a liberarli dall'infamia.
Noi abbiamo cominciato a camminare sulle nostre gambe e intendiamo percorrere il nostro cammino di liberazione, e se ci aiutate pensiamo che possiamo fare un percorso comune, che possa liberare l'Italia intera dalle mafie e dalla violenza del potere.
In ogni caso grazie di tutto. Oggi siamo con voi, in mezzo a voi, con Mauro, per Mauro e per tutti noi.
Grazie ancora e buona sorte.
Giorgio Zacco (dell'Associazione Ciao Mauro)

Sono passati ventott'anni dalla sua morte, tre dall'inizio di un complicatissimo processo e un'interminabile numero di udienze. Il 15 maggio 2014 la Corte di Trapani ha emesso una sentenza di condanna in primo grado dei mafiosi colpevoli: condanna all'ergastolo per il trapanese Vito Mazzara e il boss locale Vincenzo Virga; restano latitanti e senza volto i mandanti. Ha scritto in un comunicato al riguardo l'Associazione Ciao Mauro: «Un risultato fondamentale, perché quelle motivazioni rappresentano un libro di oltre 3 mila pagine da studiare e approfondire, pagine che danno sostanza a ciò a cui tutti abbiamo sempre pensato, ovvero all'inerzia e ai depistaggi degli inquirenti dell'epoca che per anni hanno ritardato il raggiungimento della verità, almeno quella processuale. Anche questa, per noi, è una piccola vittoria: fummo visionari e folli nel 2007 quando, raccogliendo le firme affinché s'arrivasse finalmente a un "processo", riuscimmo a smuovere le coscienze spente di tanti nostri concittadini, spingendo le istituzioni a muoversi».

Forse non si troverebbe in nessun campo un esempio di metamorfosi così radicale come quella compiuta da Mauro Rostagno nell'ultima decina d'anni della sua vita. Essere stato chiamato a dare testimonianza a Catanzaro (fuori da ogni speranza), durante la cerimonia di intitolazione di un'aula a lui dedicata, mi ha riempito di gioia e di orgoglio. Mauro è uscito «sconfitto» da Trento, ma entra vittorioso a Catanzaro. E lo fa da indomito combattente delle lotte per la libertà e la giustizia sociale, paladino dei popoli oppressi, cavaliere errante nella difesa dei diritti, celebratore di vittime degli intrighi politico-mafiosi e di eroi delle insurrezioni. La sua denuncia televisiva aveva dapprima la natura di un torrente impetuoso. Respiravo, accingendomi a parlare, un clima di battaglia, d'insurrezione, di protesta. Ora sento la pace di un rito che si compie da ventott'anni. Dalle tribolate e precise contestazioni terrestri, siamo indirizzati verso la luce diffusa di un'immagine di trascendenza. So di non ingannarmi. La mia relazione dentro quell'aula a lui dedicata è stata esemplare: nelle pause, il silenzio proprio dell'attesa.
Gli ultimi anni della sua vita mi hanno dato la chiave per capire il nucleo più intimo della sua personalità; l'irrequietezza esistenziale divenne la caratteristica più tipica del suo modo di essere: il rimettersi continuamente in discussione, il suo rischiare e porre in crisi le certezze non per crearne delle nuove - che significherebbe nuove stasi o nuovi compiacimenti vacui - ma per passare da un'esperienza all'altra, in un processo incessante che del resto non può finire con la morte di un uomo… Mauro ha impersonato nel modo più autentico quest'immagine di viandante irrequieto, di «camminante»; di colui che cammina verso l'utopia, e che dunque non la realizzerà mai, e tuttavia la pone come elemento fondante, propulsivo…
Ricordarlo in un'università della Calabria, intitolando un'aula a suo nome, significa comprendere la sua vita straordinaria e singolare… Mauro continuerà a vivere e sorridere ogniqualvolta qualcuno aprirà quella porta.
Al ritorno dalla cerimonia mi attendeva il grazie sentito della sorella, Carla Rostagno:

Grazie, Antonio! Dopo anni di lotte e molti bocconi amari, sei riuscito là dove i vecchi "amici storici" non ci hanno messo il minimo impegno, anzi i bastoni fra le ruote. Sono commossa e molto felice, non solo per questo gesto per Mauro da parte della Facoltà, ma soprattutto per te, perché ti sei sempre battuto in assoluta solitudine. Hai fatto rientrare Mauro a Sociologia e in ottima compagnia! Danilo Dolci! Un uomo straordinario di cui non si parla abbastanza, ma questo disgraziato Paese ha la memoria corta e non conosce la riconoscenza. Grazie ancora, e non solo per quest'ultima "attenzione" nei riguardi di Mauro, ma per tutto quello che hai sempre fatto per lui, per onorare la sua memoria, per ricordarlo ad ogni anniversario e non solo. Che bello Antonio, sono proprio felice e non ti ringrazierò mai abbastanza.
Carla

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RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)