L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

giovedì 17 dicembre 2015

ARMANDO COSSUTTA: LA REALPOLITIK DELLA BANDIERA, di «Sergio»

«Cossutta o non Cossutta, l'Ulivo è alla frutta». Così suonavano le conclusioni di un vecchio articolo di Giampaolo Pansa, a commento del naufragio della prima esperienza nazionale della coalizione di centrosinistra, due decenni fa. Correva il movimentato ottobre del 1998, e la (unitarissima) Rifondazione Comunista a salda guida Bertinotti-Cossutta stava per spaccarsi in due come una mela sulla questione del rapporto con il governo Prodi, portato al successo delle urne un paio di anni prima proprio dall'allegra ammucchiata ulivista.
Armando Cossutta - allora presidente di Rifondazione - separandosi in quel momento da Bertinotti fu l'artefice, in buona compagnia di Cossiga e Mastella, del salvataggio in extremis del centrosinistra a trazione PDS. Da allora in avanti, la sua nuova creatura (il Partito dei Comunisti Italiani) continuò invariabilmente ad essere e a concepirsi come l'appendice organica sinistra dell'area politica di centrosinistra; il suo confine sinistro, responsabile e "di governo", che assicurava stabilità e affidabilità al "campo progressista", opposto alle destre.

Da quel periodo è passata molta acqua sotto i ponti, e ai soggetti politici in questione (PRC e PdCI) nulla rimane dei fasti di allora. La Rifondazione Comunista bertinottiana, che per un tratto sembrò incarnare le aspirazioni di molti ad una vera presenza comunista e antagonista, finalmente slegata dal cappio dell'alleanza con i partiti borghesi, fu ben presto risucchiata, o per meglio dire ricondotta nell'alveo del centrosinistra, e quindi dell'inumazione dei propri stessi principi di esistenza politica. Nelle intenzioni di tutti i gruppi dirigenti della sinistra riformista, di ieri e di oggi, l'Ulivo era ed è tutt'altro che alla frutta.
Dove abbia portato questa storia è, oggi, cosa fin troppo facile a vedersi. Ma i primordi di quella stagione, il suo senso politico, pur nell'archiviazione successiva più o meno definitiva dei suoi singoli momenti e delle sue figure di riferimento (lo stesso Armando Cossutta è oggi sconosciuto ai più, e certamente ai militanti più giovani), continuano a riprodursi immodificabili nelle vicende e nelle logiche di quel che resta della sinistra italiana, anche in ambiti apparentemente più distanti da quelli dei diretti eredi dei protagonisti di allora.

Da questo punto di vista, la figura di Cossutta acquista tutta l'emblematicità del caso, rappresentando l'impersonificazione di posizioni politiche i cui peculiari tratti somatici sono appartenuti e appartengono a larga parte della sinistra italiana - e non solo a quella di derivazione PCI - al di là delle sigle e dei contenitori di volta in volta coinvolti.
Cossutta è stato infatti non solo il dirigente più filosovietico del PCI, "l'uomo del Cremlino" in Italia, il custode più strenuo dell'identificazione simbolica e del legame del PCI con l'URSS burocratica brezneviana. È stato allo stesso tempo, ben prima di divenire salvatore dell'Ulivo, l'uomo delle "larghe intese" (non si oppose al compromesso storico, salvo poi concedere, nel 1997: «Quando Togliatti realizzò il suo compromesso c'erano motivazioni storiche vere. Negli anni '70 è stato chiamato compromesso, che di storico non aveva nulla, un'intesa deteriore che ha portato a sostenere il governo Andreotti»), l'uomo delle prime alleanze di governo del PCI con la DC e con gli altri partiti borghesi nei comuni e nelle regioni (da responsabile Enti locali del partito), l'uomo dell'ordine e delle maniere forti contro l'estrema sinistra.

Non può stupire, quindi, che la sua eredità e il richiamo alla sua figura vengano oggi rivendicati trasversalmente dai cattolici del PD fino a Marco Rizzo, passando per Cuperlo e Ferrero. Quello di Cossutta e del cossuttismo è stato il marchio di fabbrica del "grande equivoco" attraverso il quale quella parte della sinistra che più teneva fieramente alzata la propria bandiera "comunista" e ben in vista i propri cimeli di famiglia (contro chi voleva sbarazzarsene) accettava e introiettava le logiche del sistema liberale capitalista e si predisponeva alla sua gestione non diversamente e in misura non minore di quanto facessero i più "spregiudicati" Berlinguer, Napolitano, Occhetto (e magari per qualcuno Togliatti). Sempre tenendo ben alta la bandiera, con la quale si copre la ferrea necessità stringente della collaborazione di classe. Ieri con la DC e i DS, oggi con il PD. Sempre in nome, beninteso, dell'"autonomia", della "indipendenza", della "diversità" e via dicendo dei comunisti.
Il "non c'è alternativa" cossuttiano del 1998 veniva da lontano, molto lontano, e sarebbe risuonato ancora a lungo. Anche in assenza, ormai, di cimeli da esibire.

Infine una nota sulla sorte ingrata della parabola politica di Cossutta. Il suo destino è stato quello di essere divorato ciclicamente dai propri partiti e dalle proprie creature politiche. Così è stato nella storia grande del PCI, dove da numero due del partito dopo Berlinguer subì un progressivo declassamento e marginalizzazione per via della sua relazione diretta col Cremlino. Così è stato nella storia di Rifondazione Comunista, dove da fondatore e presidente del PRC si vide sfilare il partito dalle mani proprio dal segretario da lui prescelto (Bertinotti). Così è stato infine nella piccola storia del Partito dei Comunisti Italiani, dove da fondatore e presidente della nuova formazione subì nuovamente l'onta della propria emarginazione e umiliazione da parte dei suoi prediletti figli politici (Diliberto e Rizzo). Con l'amarezza ogni volta di vedersi tradito da partiti di cui si considerava "proprietario" in quanto custode dell'apparato. Dunque lo stesso stalinismo che lo forgiò e ne formò la cultura lo trasformò ciclicamente nella propria vittima. Lungo una parabola declinante che fu, in definitiva, la metafora personale e biografica del crollo dello stalinismo italiano e mondiale. In questo senso Cossutta è stato a suo modo un'espressione organica della storia del movimento operaio.


www.pclavoratori.it, 16 dicembre 2015.

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)