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venerdì 18 settembre 2020

L’INQUISIZIONE TORNA A BOLSENA

di Roberto Massari 


Il sig. Paolo Binaco - nuovo Direttore del Museo territoriale di Bolsena e uno dei 7 membri della Commissione amministratrice della Fondazione Faina di Orvieto - ha fatto togliere dalla vendita presso la libreria del Museo il mio libro da poco pubblicato su Volsinii etrusca nelle fonti greche e latine. In piena scorrettezza, non me ne ha spiegato la ragione.

È improbabile che abbia potuto leggere il libro prima di prendere un simile provvedimento, a pochi giorni dall’assunzione della carica; ma nell’azione inquisitoriale era affiancato dal sig. Pietro Tamburini, precedente Direttore dello stesso Museo e membro dell’Assemblea dei Soci della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto. E il sig. Tamburini aveva già compiuto lo stesso gesto, alcuni anni fa, con il bel libro dell’archeologo Angelo Timperi sugli scavi di Volsinii, facendo addirittura scomparire le copie consegnate alla libreria dal distributore Annulli. (È giusto ricordare, a mo’ di presentazione per chi non lo conoscesse, che il sig. Tamburini è tra coloro che datano la costruzione dei circa 6 km di mura ciclopiche bolsenesi al III-II sec. a.C., cioè nel pieno delle guerre puniche: uno sproposito storiografico che neanche al liceo farebbero passare inosservato. E pensare che gli sarebbe bastato consultare Massimo Pallottino che datò quelle mura al VI-IV sec a.C.).

Cos’hanno in comune il libro di Timperi e il mio, tanto da spingere entrambi i Direttori del Museo bolsenese a gesti di così anacronistico oscurantismo?

Semplicemente il fatto che le due ricerche dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la Velzna storica, capitale della Dodecapoli etrusca centroitalica, era stata sempre sita sulle colline bolsenesi, in vista del lago per cui funse da eponimo, e non sulla rocca orvietana, cioè in altra area geografica a circa 23 km di distanza dal lago.

Timperi lo aveva fatto da archeologo, profondo conoscitore del sito e addetto agli scavi, analizzando i reperti architettonici e lapidei della Volsinii arcaica ancora in loco. Io l’ho fatto da storico dotato di determinate capacità filologiche (ma soprattutto libero da condizionamenti materiali o accademici), riportando ed esaminando la testimonianza di tutti e 24 gli autori greci e latini che hanno parlato di una sola Volsinii, a fronte della totale assenza di attestazioni contrarie sia da parte di autori antichi, sia in termini epigrafici, archeologici, numismatici e storico-letterari.


A differenza di Timperi, però, io ho ricostruito anche una parte delle falsificazioni che hanno consentito verso la fine dell’Ottocento di attribuire il nome di Velzna a Orvieto (fino al 264 a.C.) per giungere a una piena e definitiva conferma del falso solo durante il fascismo, apparentemente per fini in primo luogo turistici e di valorizzazione dei reperti asportati da vari siti dell’Etruria. Ma forse c’era anche dell’altro.

Il mio libro dimostra documentatamente che l’ubicazione orvietana dell’antica Velzna/Volsinii - pur essendo stata sostenuta da quasi l’intero gotha accademico dell’etruscologia (con l’eccezione di Pallottino fino al 1984) -  è fondata sul nulla teorico. Priva di attestati epigrafici o archeologici, consiste infatti di citazioni false o non verificate, di silenzi sull’opera degli storici latini, ma soprattutto di rimandi reciproci da un autore all’altro.

La verità è che questa falsa ubicazione risponde a interessi materiali e accademici ormai cristallizzatisi. Tanto cristallizzati da richiedere a ogni Direttore del Museo territoriale di Bolsena di togliere dalla vendita i libri che dimostrino il contrario, mentre nelle università si blocca sul nascere la carriera accademica di chi non si uniforma al dettato falsificatorio, ormai condensato nella formula devozionale: «Volsinii (Orvieto)».

Ma se i più solerti difensori di tale mistificazione sono ormai costretti a far scomparire i libri contrari dalle vetrine dei Musei, vuol dire che la falsità della notizia si va diffondendo e che la paura della verità è ormai così forte da spingere a compiere gesti censori come quelli dei sigg. Tamburini e Binaco per il Museo di Bolsena: devono essere veramente disperati se sono ormai costretti a togliere anche il mio libro dalla vendita al Museo di Bolsena...

 

Nei capitoli finali della mia ricerca (sulla scia di Livio, Tolomeo, Costantino I ecc.), espongo le ragioni per identificare Orvieto (pianoro e piana sottostante) col celebre Fanum Voltumnae, chiarendo che non sono il primo a farlo. Così come non sono il primo a sfatare l'invenzione del trasferimento dell’antica Velzna dopo la presunta distruzione dell'Orvieto etrusca (mai avvenuta). Infatti, oltre ai 24 autori dell’Antichità e altri di epoche successive, ho potuto citare a sostegno di una tesi così evidente anche autori moderni come, tra gli altri,  K.O. Müller (nella versione autentica e originaria, e non in quella falsificata dagli studiosi «filorvietani»), G. Dennis,  Ch. BunsenN. PalmaL. CaninaG.F. Gamurrini, l’orvietano P. Perali, il celebre M. Pallottino(dal 1939 al 1984), R. BlochA. MorandiA. Timperi già ricordato: tutti autori che i nostri due Inquisitori dovrebbero escludere dalla vendita nella libreria del Museo. Oltre a un’ampia lista di studiosi meno celebri, ma le cui indagini in loco e in letteratura contrastano da tempo la falsificazione sulla Bolsena etrusca.

 

Proibendo l’esposizione del mio libro, l’Inquisitore Binaco cerca di nasconderne l’esistenza ai turisti in visita al Museo. Ma essi possono comunque comprarlo presso il chiosco dei giornali di via Gramsci oltre che in molte librerie della Tuscia grazie alla distribuzione di Annulli. A breve andrà anche nella grande distribuzione di Messaggerie del Libro.

Ma non si sottovaluti la gravità del riprovevole gesto. Esso infatti ha anche lo scopo d’intimidire le autorità municipali bolsenesi (Sindaco Dottarelli e assessori) affinché non solo evitino di valorizzare il mio lavoro (come sarebbe invece loro dovere), ma anche si guardino bene dal rivendicare con orgoglio le origini storiche della propria città, un tempo capitale religiosa e politica della Dodecapoli etrusca. Il senso dell’intimidazione nei loro confronti è evidente e si rischia di rinviare a chissà quando la riparazione del vulnus, della ferita che è stata inflitta ai bolsenesi per oltre un secolo privandoli delle loro radici storico-letterarie. 

Questo certamente è il danno maggiore provocato nel passato dal sig. Tamburini e ora dal novello Inquisitore sig. Binaco, giacché nel silenzio o lo scarso entusiasmo delle autorità municipali, l’usufrutto del titolo di «capitale etrusca» continuerà ad andare a Orvieto, assecondando ragioni d’interesse materiale, istituzionale e accademico, ma in totale disprezzo della serietà scientifica e del buonsenso storiografico.

Siamo però nel Terzo millennio e in piena èra internatuica, e il fatto che due direttori del Museo di Bolsena (l’ex e l’attuale) pensino di esorcizzare la verità storica nascondendo i libri scomodi - come facevano i loro predecessori dell’Inquisizione che però i libri li bruciavano - fa solo sorridere. Ma in questo, come in tanti altri casi di disonestà intellettuale che ho dovuto affrontare nella mia vita, io mi conforto ripetendo il noto motto libertario:

«Sarà una risata che li seppellirà»…

Roberto Massari

 

(Fiera del libro di Tuscania, 18-20 settembre 2020)

 




Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.