L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

lunedì 22 gennaio 2018

LA MILIZIA CURDA DI TRUMP IN SIRIA, di Pier Francesco Zarcone

IN DUE LINGUE (Italiano, Inglese)

Offensiva turca nel distretto siriano di Afrin © Syria Live Map
La decisione statunitense di addestrare specificamente circa 30.000 uomini di una milizia curda alla frontiera turco-siriana era considerabile un’iniziativa avventata e dalle conseguenze catastrofiche - e tale si è subito rivelata - ma, paradossalmente, è anche comprensibile nella globale situazione siriana. Lasciamo stare i profili di violazione della sovranità dello Stato siriano, giacché gli Usa fanno e disfanno il diritto internazionale a loro piacimento e i media presentano ciò come se fosse normale.
I motivi del giudizio di avventatezza sono facilmente individuabili. Il minore di essi sta nella notoria inaffidabilità delle organizzazioni politico-militari curde, accompagnata da un opportunismo pasticcione e tuttavia di continuo strumentalizzato e tradito dai loro alleati del momento.
Dato che l’iniziativa in questione significa il rafforzamento della presenza curda nel nord siriano - cioè sotto il confine turco - era peraltro ovvio che il governo di Ankara non avrebbe mai lasciato correre un tale precedente in favore di un nucleo armato che considera affiliato al Pkk di Turchia.
Se si vuol essere davvero realisti, anche a costo di sembrare brutali, è ormai assodato che esclusivamente in presenza di particolari condizioni storiche - come è accaduto in Iraq - risulta possibile per una popolazione curda conseguire forme di autonomia all’interno dello Stato in cui risiede. Ma di indipendenza non se ne parla: lo si è visto con la misera fine del referendum indipendentista curdo-iracheno messo in non cale dall’immediata posizione di blocco attuata dai governi di Baghdad, Ankara e Teheran.
Non era quindi difficile prevedere che per i Curdi di Siria una risposta positiva alle lusinghe statunitensi li avrebbe esposti alla reazione turca. E non pare che Washington li stia aiutando, così come rimase silente quando il referendum indipendentista del Kurdistan iracheno provocò le suddette reazioni.
L’ulteriore profilo di avventatezza (e di lesionismo per i Curdi), se davvero negli Usa si pensava di rafforzare l’autonomia curda nella Siria settentrionale, riguarda il fatto che - anche a prescindere dall’inevitabile reazione turca - l’ostilità di Damasco, Ankara e Baghdad di fronte a questa iniziativa imposta da Washington avrebbe portato ancora una volta al blocco militare-economico dell’area in questione, che non avrebbe potuto sopravvivere a lungo.
Inoltre - e non meno importante - c’è da notare che ancora una volta gli Stati Uniti hanno confezionato un bel regalo per la politica estera russa. La Turchia sarà pure un alleato nella Nato, ma non da ieri cura in proprio i suoi interessi politici ed economici.
Di specifico oggi c’è il fatto che la reazione militare turca costituisce una vera e propria sfida agli Usa, che attualmente hanno cinque basi militari nella zona controllata dai Curdi siriani (alla faccia del governo di Damasco!), tanto più che Washington aveva sollecitato il governo turco a non intervenire in armi contro le milizie curde.
Forse Ankara avrebbe chiuso un occhio sul mero progetto statunitense di utilizzare le zone siriane controllate dai Curdi come punto di partenza per ulteriori azioni in Siria e Iraq, ma rafforzare militarmente questa enclave significa anche creare una base di appoggio per i separatisti curdi in Turchia - e sotto ombrello statunitense.
Nel frattempo si registra che nel corso di una telefonata col suo omologo turco, Hulusi Akar, il capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, il maggior-generale Mohammad Hossein Bagheri, ha chiesto garanzie circa l’integrità territoriale siriana e la salvaguardia dei negoziati di pace di Astana.
Che Damasco protesti per l’azione turca è più che naturale, ma è molto probabile che Assad e Putin resteranno a guardare il corso degli eventi: in fin dei conti, Erdoğan lavora anche per loro. Non solo il deterioramento dei rapporti Ankara-Washington va benissimo a Damasco e Mosca, ma soprattutto, se la Turchia schiacciasse le milizie curde siriane, la conseguenza sarebbe la necessità per gli Stati Uniti di ritirarsi fisicamente dalla Siria.
Anche Teheran gongolerebbe, poiché in quest’eventualità il piano statunitense-israeliano contro l’Iran si indebolirebbe di molto. Ancora una volta, staremo a vedere, ma se la Turchia riuscisse a sferrare colpi pesanti agli alleati curdi di Washington in Siria, Trump & Co. riceverebbero un duro colpo d’immagine. Intanto Ankara continua tranquillamente a cooperare con Mosca nella preparazione del Congresso per il Dialogo Nazionale Siriano (fra rappresentanti governativi e dell’opposizione), previsto a Sochi tra il 29 e il 30 gennaio.
Ci troviamo di fronte a un’iniziativa disperata e comprensibile allo stesso tempo. Infatti, nella situazione determinata dal deciso e decisivo intervento russo, ormai agli Stati Uniti non rimane che “attaccarsi ai Curdi” pur di mantenere una presenza física in Siria.
La scelta di privilegiare un fantomatico Esercito Libero Siriano si era rivelata fallimentare, a motivo dell’inconsistenza militare e politica di quest’opposizione - perdipiù “pseudomoderata” - rapidamente travolta dai jihadisti di varia tendenza e infine dall’Isis; e anche lo sdoganamento di al-Nusra (affiliata ad al-Qaida!) non ha portato a nulla, con le sue milizie conciate male dall’azione dell’esercito di Assad e dai colpi dell’Isis.
In astratto la convergenza verso i Curdi sarebbe potuta essere una carta utilizzabile, senza dubbio pericolosa, ma non priva di qualche utilità se giocata con accortezza, vale a dire senza strafare. Così non è stato, e ancora una volta gli Stati Uniti si sono comportati come se al mondo esistessero solo loro.

sabato 20 gennaio 2018

LA “REVOLUCIÓN” ESTÁ PERDIDA: ENTREVISTA A DOUGLAS BRAVO, por Edgardo Agüero Sánchez

Douglas Bravo en 2016
Douglas Bravo Mora (Cabudare, Falcón, 1932), legendario comandante de la guerrilla venezolana en las décadas de los sesenta y setenta del siglo pasado, siempre ha mantenido una posición crítica frente a la llamada “revolución bolivariana” iniciada a partir del año 1999, muy a pesar de que Hugo Chávez Frías y muchos de sus colaboradores militaron durante varios años en el Partido de la Revolución Venezolana (PRV-Ruptura), la organización encabezada por Bravo.

¿Cómo analiza usted la crisis venezolana?
Para comprender la crisis por la que atraviesa Venezuela tendríamos que pensar que en doscientos años ni la Guerra de Independencia, ni la Guerra Federal, ni la llegada de Gómez traicionando a Castro, ni AD y COPEI destruyeron tanto a Venezuela como el Gobierno de Chávez y su corolario que se llama Nicolás Maduro. Pero eso es historia conocida. En los actuales momentos el gobierno está en crisis. Este Gobierno dice que respeta los derechos humanos y los derechos democráticos, pero eso es mentira y todo el mundo lo sabe. El solo hecho de que José Vicente Rangel reconozca lo dramático de la situación, y el hecho de que es imposible seguir callando esa realidad, como lo declaró en días pasados, ¿por qué?, porque sabe que está en peligro la “revolución”, sabe que está perdida. Y eso que no sabe que en los próximos días nosotros vamos a lanzar una huelga general para lo cual contamos con el apoyo de gremios y sindicatos, principalmente del sector petrolero.
¿Quiénes participarán en esa huelga?
La mayoría de los sindicatos petroleros que participan en Cabimas, y allí hay gente de todas las corrientes políticas, en Falcón hay dos refinerías y en las dos han votado por la huelga general, la refinería de Morón también está completamente resteada, lo mismo ocurre en oriente. El Gobierno no quiere hacer elecciones en el sector porque sabe que José Bodas se las gana, por ese motivo es que fueron postergadas a conveniencia del oficialismo, porque saben que los trabajadores lo apoyan; porque allí hay una rebelión de las bases, y Bodas, secretario general de la Federación Unitaria de Trabajadores Petroleros, nos apoya y está respaldando la huelga general que vamos a lanzar pronto, a pesar de que el Gobierno quiere conculcar la huelga general, así como ha eliminado el derecho a la protesta legítima y ha conculcado los derechos democráticos de los venezolanos.
(…)

DICTADURA MILITAR

¿Como le parece el nombramiento del general Manuel Quevedo como ministro de Petróleo y presidente de PDVSA, de quien algunos expertos señalan como carente de credenciales para ocupar esos cargos y un ignorante del tema petrolero?
Ahí no interesa que tenga credenciales académicas ni experiencia en el área petrolera, se trata de esto: estamos frente a una dictadura militar, al aparato militar le dieron el poder absoluto para manejar todo. Cuántos militares aparecen al frente del Gobierno, eso no se había visto nunca, todos son militares, pero más aún, ahora la renta petrolera no la recibe el Banco Central directamente con autonomía –porque eso dejó de existir con Chávez–, ahora la recibe nada menos que un aparato militar político o politizado, la renta ya está confiscada por el aparato militar. Aquí hay una dictadura militar y la dictadura militar tiene todo el poder en sus manos. Es necesario decir también que hay oficiales patriotas, gente decente que acaban de declarar que ellos no son del narcotráfico, que no tienen nada que ver con eso. Pero no se trata de que ellos quieran gobernar, están de acuerdo con que gobierne una junta civil. Ahí tienes la ristra de militares que Chávez metió en el Gobierno y que Maduro se encargó de atornillar en puestos claves de instituciones del Estado: importación y control de alimentos, ministerios, energía eléctrica, finanzas, petróleo, todos son militares.
¿Quién tiene más poder, Maduro o Padrino López?
Lo que sí te puedo decir es que Maduro va a ser derrotado por el pueblo, el solo hecho que los dirigentes estén preocupados es porque está en peligro la revolución, ellos saben que aún con gorra roja o con franela roja, el pueblo va a estar en contra a la hora de votar en contra del Gobierno, como lo hizo el 6 de diciembre de 2015 para elegir mayoritariamente la Asamblea Nacional, ahora secuestrada por el Gobierno.
¿Tienen algo que ver con la represión del Gobierno?
Sí, tiene mucho que ver: hay unos ladrones en los barrios, muchachos desadaptados o que tienen problemas en fin; la sociedad tiene derecho a juzgarlos, pero qué sucede, ya todo el mundo sabe que los matan en sus camas y después dicen que era un enfrentamiento, así mataron al hijo mío, y yo acusé al responsable de la PTJ, y acusé de cómplices a Chávez y a Luis Miquilena, porque ellos sabían que eso había ocurrido, cuando mataron al hijo mío y a todos esos muchachos, a mi hijo ya lo habían hecho preso y después lo mataron.

NI JUSTICIA, NI DEMOCRACIA

¿El fiscal Tarek William ha estado muy atareado estos días; según se ve, son muestras de que está funcionando la justicia, no le parece?
Es una manera de lavarse la cara. ¿Cómo va a estar funcionando ninguna justicia, si esto es una dictadura? Están violando todo lo que significa respeto a las libertades democráticas, derechos humanos, libertad de expresión, y eso lo sabemos aquí y lo sabe también la comunidad internacional.
¿Cree que el fiscal investigue las graves denuncias en contra del presidente Maduro por haber recibido 35 millones de dólares para su campaña, según lo confesó el expresidente de Odebrecht en Venezuela, Euzenando Acevedo?
En un país serio ya se hubiera realizado una investigación, pero aquí pasa por debajo de la mesa. ¿Qué investigación se va a hacer aquí, cómo, de qué manera, quién la va a hacer?

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.