L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

giovedì 20 settembre 2012

ADDIO A ROBERTO ROVERSI, POETA, di Gualtiero Via

Venerdì 14 settembre si è spento a Bologna il poeta Roberto Roversi. Era nato nel 1923, avrebbe compiuto 90 anni il 28 gennaio prossimo. Amato quanto appartato, è stato presente nel dibattito culturale, artistico, ideologico italiano fin dagli anni Cinquanta, quando con Pier Paolo Pasolini e Francesco Leonetti fondò la rivista Officina, una sorta di tribuna laica, di laboratorio di idee e di lettere, dalla quale passarono nomi come Carlo Emilio Gadda, Franco Fortini, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Leonardo Sciascia, Italo Calvino e altri ancora. Poco dopo la chiusura di Officina, Roversi diede vita a un'altra rivista, Rendiconti, di più ampio raggio d'indagine (“bimestrale di letterature e scienze” recava scritto il primo numero, aprile-maggio 1961), di cui uscirono venti fascicoli, fino al 1977, per poi riprendere le pubblicazioni nel 1992 con altri dieci numeri, giungendo sino alla fine degli anni Novanta.

Dopo aver pubblicato sia romanzi che raccolte in versi con alcuni dei più importanti editori italiani (Mondadori, Rizzoli, Einaudi), negli anni Sessanta matura una drastica scelta che potremmo chiamare di selezione, rifiuto, autoproduzione e gestione della comunicazione: cesserà ogni rapporto con le grandi case editrici (che non smetteranno di corteggiarlo, offrendogli collane, uscite, promozione), per stampare e ciclostilare in proprio le sue raccolte (Le descrizioni in atto, di cui stampò nove tirature, dal 1970 al 1985, per un totale di alcune migliaia di copie, ognuna spedita o consegnate personalmente dall'autore al richiedente). A questa produzione militante-artigianale, assolutamente autonoma, (“Ho fatto quattro tirature per oltre tremila copie; tutte stampate confezionate impacchettate spedite con le mie mani”, precisava in un’intervista del 1976) Roversi unì una disponibilità straordinaria alla collaborazione con piccole o piccolissime case editrici, una curiosità vigile e costante per le produzioni giovanili e “underground”, nonché una funzione non conclamata, non propagandata ma reale di ascolto e disponibilità verso i giovani che si affacciavano al mondo della poesia, delle lettere, della battaglie delle idee.
E' nel corso degli anni Settanta che due fatti nuovi tornano a mettere in discussione il rapporto, che sembrava chiuso, unilateralmente, fra Roversi e l'industria culturale. Il primo è l'uscita di un intero LP di Lucio Dalla su testi di Roberto Roversi, Il giorno aveva cinque teste, Rca, 1973. L'album vende pochissimo, ma è incredibile per la carica innovativa e inventiva, sotto ogni punto di vista. La collaborazione fra Dalla e Roversi prosegue per altri quattro anni (Anidride solforosa, 1975 e Automobili, 1976) e col terzo album della serie arriva anche un discreto successo di pubblico. L'altro fatto nuovo nel rapporto di Roversi con l'industria culturale sarà la pubblicazione di un suo romanzo inedito, I diecimila cavalli, con gli Editori Riuniti, allora la casa editrice direttamente legata al Pci (“ho accettato e accetto come un atto di pratica politica, altrimenti il libro restava dov'era” - sempre dalla stessa intervista).
Anche l'attività come paroliere continuava: tornò a scrivere alcune canzoni per Lucio Dalla, nonché per il gruppo degli Stadio (Chiedi chi erano i Beatles la canzone di maggior successo), nonché per Mina e Paola Turci. La produzione poetica vedeva nascere e prendere corpo, fin dagli anni Ottanta, una sorta di poema, L'Italia sepolta sotto la neve, di cui sono uscite varie parti, sempre per editori assai piccoli, a volte in tirature limitatissime.

Molti lo hanno ricordato, com'è ovvio. Trovo molto chiare ed esatte, fra le tantissime, le parole con cui lo ha ricordato Ivano Dionigi, rettore dell'Università di Bologna:

Roberto Roversi [lo] chiamiamo ‘poeta’ solo in mancanza di termini più adeguati a circoscrivere tutto cio’ che egli era: intellettuale integrale e integro, uomo d’impegno civile e morale, che a vent’anni rischiava la vita tra i partigiani, a ottanta, a quasi novanta, la donava ai giovani con generosita’ mai esausta’’. ‘’Di lui - aggiunge - oltre all’opera, restera’ l’esempio, la coerenza: un valore di cui sentiamo troppo spesso la nostalgia’’. (...)
‘’A proposito di un poeta e intellettuale che fu suo compagno di strada, Pier Paolo Pasolini, Roversi ha scritto pagine che ci mettono in guardia contro quella ‘imbalsamazione’ che e’ la mera celebrazione’’. Roversi ‘’ci lascia anche un paradosso - conclude Dionigi - su cui meditare: essere politici al massimo grado vivendo nella solitudine e nella discrezione, senza ne’ scendere nell’agone quotidiano ne’ calcare il palcoscenico mediatico’’.


Un brano da I diecimila cavalli

(…)
[la scena si svolge in una fabbrica occupata. Alla discussione predono parte, oltre che operai della fabbrica, anche compagni, abitanti del quartiere, persone diverse che con quella lotta solidarizzano. Fra queste, il protagonista del romanzo e la sua compagna, benché qui non compaiano]

La stanza è piena di gente in piedi e seduta, altri vanno e vengono per le scale, alle finestre sono appostati alcuni uomini, nella fabbrica lavorano a ritmo pieno. Il vicino di Nello Savore, un giovane magro come un gatto, parla in piedi con una voce chiara ma non forte «badate che parliamo parliamo ma cose nuove non diciamo mi pare. Il punto da rifletterci (…) è questo: la rivoluzione non si fa più con la rivoluzione; adesso una rivoluzione è più efficace proporla e annunciarla che farla; se si trovano i canali per questa comunicazione o se si stringono in mano con tutti i dati».
Pochi capiscono. «Questi sono discorsi», si sente borbottare intorno al tavolo, molti fumano, appoggiati in modo pesante perché sono stanchi. Dalla stanza si vede l'imbocco delle scale che portano giù, dove le macchine vanno. È il sardo che continua a parlare, una sigaretta dopo l'altra mentre guarda la faccia degli amici: «e poi, ci potrà essere finalmente l'uomo dentro la rivoluzione? oppure dovrà sempre la rivoluzione, questa bestia solitaria, essere dentro l'uomo? standoci annodata e intenta, come l'edera di San Giuseppe?».
«Pochi capiscono» mormora qualcuno e si stropiccia gli occhi.
«Compagni evitiamo la monotonia».
«Scendere al concreto», dicono altri a voce alta ma senza astio.
«In questi nostri anni la vera rivoluzione è solo un’informazione, un’informazione diversa».
«Allora possiamo anche andarcene, abbandonare la fabbrica con le porte aperte come per un bel invito al ballo e lasciare la lotta di mesi e questa baracca vuota per il ritorno dei signori signori, che sono i padroni del mondo» (…).
«Qua che stiamo facendo?», chiede un vecchio che ascolta e ascolta. Adesso tutti sono attenti.
«Qua si perde, si vince sul serio soltanto sulle idee, che vanno appiccicate come una firma sulla gran tovaglia del mondo. È lì, amici, compagni, è lì, fra pane e sale, fra coltello e forchetta, che esse stanno. Le idee, dico. Se ci stanno il pasto è pieno. Altrimenti bisogna andare a funghi per boschi e per langhe, se vogliamo mettere nel piatto qualcosa da masticare. Non lasciamo, amici, compagni, più niente agli altri. Nemmeno le parole».
Soffia un vento di bufera attraverso gli squarci delle finestre sbrindellate, da sotto il rombo delle macchine fa tremare il pavimento.
«Per dio hai detto bene – dicono – Questo è giusto, parlare delle parole. È giusto anche per altre cose ancora. Sono frasi sulle quali pensare. Non sono cose da poco. Fanno faticare».

Roberto Roversi, I diecimila cavalli, Editori Riuniti, Roma, 1976 (passi dalle pp. 254-6)


Tributo e ricordo personale

Ho scritto questi versi qualche minuto dopo aver appreso, da Internet, della morte di Roversi. Come ho già anticipato a Roberto Massari, Roversi per me è stato una specie di padre, intellettualmente e anche moralmente parlando. Voglio così condividere con tutte/i voi - mi scuserete - la commozione e l'affetto con cui sempre ripenso e ripenserò a questo grandissimo, meraviglioso forte generoso poeta libero, che ci ha lasciato.
L’amore per i libri

Resta da dire, e sarebbe omissione grave tralasciarlo, che di mestiere Roversi era libraio antiquario e dalla sua Libreria Palmaverde, con l'aiuto costante della moglie Elena, ha spedito per il mondo intero, nel corso di quasi un cinquantennio, alcune centinaia di migliaia di libri (come racconta in una bella intervista a Michele Smargiassi di Repubblica), a lettori, amatori, dipartimenti universitari, biblioteche pubbliche e private di ogni angolo del globo. Chiusa, e non ceduta ad altri, non molti anni fa la libreria («una libreria è come un figlio: non si può vendere», così la moglie Elena), i libri sono stati in parte donati (tra fondi pubblici e le Librerie Coop), in parte messi all'asta a beneficio dei senzatetto della citta di Bologna.
Cenni bibliografici: nel 2001 usciva per Tullio Pironti, Napoli, La partita di calcio, parte seconda del poema L'Italia sotto la neve. Una prima parte era uscita per Il Girasole edizioni di Valverde nel 1989. Nel 2008 è uscito l'importante Tre poesie e alcune prose, a cura di Marco Giovenale, Luca Sossella editore, mentre è tuttora in corso da parte di Pendragon editore la ripubblicazione di opere in versi, in prosa, testi teatrali degli anni Sessanta e Settanta, da tempo introvabili (Unterdenlinden, Il crack. Testo per il teatro, La macchia d'inchiostro. Testo per il teatro e altri, tutti a cura di Arnaldo Picchi).

Nella diffusione e/o ripubblicazione di questo articolo si prega di citare la fonte: www.utopiarossa.blogspot.com

mercoledì 19 settembre 2012

«STALIN» DI BORIS SOUVARINE, di Andrea Furlan

Consideriamo importante la biografia di Stalin di Boris Souvarine perché è un'analisi dello stalinismo contestualizzata nella dinamica del processo rivoluzionario dell'Ottobre. Souvarine analizza ogni aspetto dello svolgimento involutivo del processo rivoluzionario, che descrive attraverso le sue grandi capacità di narratore degli eventi che visse da contemporaneo. L'analisi del processo controrivoluzionario viene svolta in uno sviluppo storico-politico di ampio respiro, che inizia dalla fondazione della socialdemocrazia russa per concludersi con il patto Hitler-Stalin e l'inizio del secondo conflitto mondiale.
Come tanti suoi contemporanei, Souvarine pagò il prezzo delle proprie idee e delle proprie scelte di oppositore allo stalinismo.
L'opera di Souvarine non è solo una biografia basata sulla personalità di Stalin e volta a far conoscere al mondo intero i crimini dello stalinismo ma, collocando le sue analisi critiche nella disamina storica del bolscevismo, fornisce gli strumenti essenziali che rafforzano un concetto fondamentale, che con il tempo è divenuto patrimonio comune tra gli storici di stampo marxista, e cioè la convinzione che lo stalinismo non nacque con l'avvento di Stalin al potere ma fu il frutto di un processo storico, politico e sociale determinatosi in Russia all'indomani dell'Ottobre.
Malgrado si tratti di un'opera monumentale di 983 pagine, pubblicata in Italia dalla casa editrice Adelphi, la lettura del testo risulta estremamente agevole e facilmente comprensibile per il lettore. Souvarine fu uno dei fondatori del Partito comunista francese e membro nel 1921 della segreteria della Terza internazionale. Venne espulso da entrambi gli organismi nel 1924 quando, dopo la morte di Lenin, si schierò con Trotsky nella battaglia contro Stalin. In Francia lavorò con Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario francese. Il suo rapporto con Trotsky si interruppe invece nel 1939 sul dibattito sulla teoria della rivoluzione permanente, che Souvarine considerava, in aperta polemica con il «Vecchio», «una nozione verbosa e astratta».
Il ricordo della rivoluzione del 1917 risulta nitido malgrado dalla rivoluzione alla redazione e pubblicazione del libro, apparso per la prima volta nel 1935, fossero trascorsi diciotto anni. Il libro di Souvarine è stato la prima opera biografica che ha rivelato le nefandezze dello stalinismo, smascherando la costruzione artefatta delle leggende e dei miti sulla figura di Stalin. Souvarine si caratterizza sul piano storico-politico come un autentico pioniere, essendo stato tra i primi a denunciare apertamente lo stalinismo in un'epoca in cui nel mondo socialista lo stalinismo aveva trionfato nella Terza internazionale e in tutti i partiti comunisti presenti nei singoli stati nazionali e nella quale chi dissentiva apertamente da Stalin rischiava la vita.
Il libro fu pubblicato prima negli Stati Uniti e successivamente nello stesso anno anche in Francia, malgrado vari tentativi di boicottaggio orditi dagli ambienti staliniani con la compiacenza della borghesia mondiale che, in virtù dell'alleanza antinazista durante la guerra con la Russia di Stalin, agì di concerto con lo stalinismo per non far conoscere al mondo l'opera antistaliniana di Souvarine. Questa vicenda getta luce sulle tremende responsabilità della borghesia mondiale nell'aver contribuito a costruire il mito di Stalin in chiave antinazista, coprendo le responsabilità dello stalinismo nei massacri compiuti sia prima che durante la guerra, da Stalin e i suoi seguaci. Eminenti personalità politiche del mondo borghese come Roosevelt, Churchill e Truman diedero credito a Stalin, lo aiutarono in tutto e per tutto e lo foraggiarono durante il conflitto, alimentando l'idea propagandistica che Stalin fosse cambiato, divenendo veramente un uomo di pace devoto alla democrazia. Accrebbero così a dismisura la sua personalità a livello mondiale, facendolo passare non come uno dei principali responsabili dello scoppio del conflitto mondiale, ma come uno degli artefici della sconfitta di Hitler e vincitore della guerra.
Souvarine pone in risalto la figura di Stalin analizzando tutti i passaggi storico-politici che contrassegnarono l'ascesa al potere del dittatore. Nell'analisi dello stalinismo Souvarine non ha tralasciato nulla. Inizia con il fornire uno spaccato del quadro storico nel quale il dittatore georgiano si formò sia caratterialmente che politicamente, dai suoi trascorsi giovanili nel seminario di Tiflis fino alla sua adesione al movimento socialista, per poi passare ad analizzare criticamente le scelte compiute dai bolscevichi avvenute prima della nomina di Stalin alla carica di Segretario generale del Partito bolscevico (Partito comunista russo).
Souvarine rimase un marxista sino alla fine dei suoi giorni. Questa sua incrollabile certezza della necessità di costruire una società fondata sul socialismo non lo limitò sul piano della critica politica nel formulare precise accuse al bolscevismo. Inoltre la sua opera ha avuto il merito di aver ispirato i saggi di Hélène Carrère d'Encausse su Lenin e i numerosi lavori di Roj Medvedev su Stalin. Insieme a Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge, con il quale ha collaborato in più occasioni durante la sua vita, l'opera di Souvarine si colloca in quell'esigua schiera di antistalinisti che non hanno accettato l'idea che la controrivoluzione burocratica sia avvenuta solo a partire dalla sconfitta di Trotsky in seno all'apparato del Partito bolscevico, bensì fosse cominciata prima, con le prime scelte del leninismo al potere.
In merito alla politica dei bolscevichi, che Souvarine analizza da cima a fondo - dalla presa del potere alla guerra civile e allo scontro tra Trotsky e Stalin all'indomani della morte di Lenin - l'autore esprime critiche al bolscevismo attribuendo a Trotsky e a Lenin la responsabilità di aver spianato la strada alla controrivoluzione burocratica che avrà in Stalin il suo principale interprete. Le scelte di trasformare la parola d'ordine «tutto il potere ai soviet» - nella quale tutte le forze politiche di opposizione allo zarismo e al kerenskismo si erano riconosciute - in «tutto il potere al Partito bolscevico» e di considerare la linea del Partito bolscevico come un dogma infallibile, fu per Souvarine l'inizio del processo degenerativo postrivoluzionario, durante il quale la democrazia tanto teorizzata da Lenin in Stato e rivoluzione non trovò mai attuazione nelle scelte compiute dai bolscevichi.

martedì 18 settembre 2012

JOEL RAFAEL. SULLA MUSICA DELLE PERIFERIE, di Pino Bertelli


Incontro tra Joel Rafael (cantautore americano)
& Pino Bertelli (fotografo di strada)

Piombino, 18 volte maggio 2012
Traduzione e redazione Myriam Aarab


Un’annotazione. Joel Rafael debutta come cantautore in piccoli club di Los Angeles, a San Diego e nella Baja California. Nel 1978 forma un duo con la folk singer di San Diego, Rosie Flores. Subito dopo i promoter locali lo notano e Rafael comincia a suonare in apertura ai concerti di Rick Danko , Emmy Lou Harris, John Lee Hooker, John Stewart, Laura Nyro e Taj Majal. Nel 1981 è in tour per tutto il sud ovest degli Stati Uniti con Jesse Colin Young e incide l’album d’esordio Dharma Bums.
Nel 1994 le radio nazionali iniziano a far girare la sua musica e Rafael partecipa a festival prestigiosi con artisti del calibro di Joan Baez e John Trudell, con cui collabora regolarmente.
In pochi anni viene riconosciuto come uno dei più interessanti e autorevoli songwriter americani e vie chiamato come ospite fisso al Woody Guthrie Folk Festival che si tiene tutti i mesi di luglio a Okemah in Oklahoma. Nel 2007 diventa membro onorario del Woodyfest .
Ne suoi cinque album Rafael ha raccontato la sua vita e ha rappresentato il mondo attorno a lui con un raffinato candore poetico. Del 2008 è Thirteen Stories High, con This is my country, a cui hanno collaborato gli amici David Crosby e Grahm Nash.
Gli altri due dischi, Woodeye e Woodyboye, sono un tributo alle canzoni di Woody Guthrie e contengono cinque pezzi inediti per i quali Rafael ha composto le musiche. Nel 2009 queste canzoni sono state pubblicate nell’album The Songs of Woody Guthrie. Un’operazione importante che ha permesso a Joel Rafael di accedere a quei tanto riservati quanto ambiti archivi della fondazioni di Woody Guthrie, come era successo in passato a Billy Bragg e ai Wilco. 

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.