L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

lunedì 26 dicembre 2016

IL DISCORSO DI MOLOTOV DEL 31 OTTOBRE 1939 CHE PROCLAMA LA VOLONTÀ DI PACE DI HITLER, di Michele Nobile

Molotov tracciò un quadro organico della politica estera sovietica il 31 ottobre 1939, durante la quinta sessione (straordinaria) del Soviet supremo1. L'analisi di questo discorso è utile per chiarire una questione di grande rilievo storiografico e teorico: e cioè se la politica estera dell'Urss dell'epoca staliniana fosse ideologicamente dettata da una prospettiva politica leniniana oppure da criteri diversi. Il primo caso rimanda all'interpretazione liberale del Patto d'agosto fra Hitler e Stalin come convergenza fra i totalitarismi, motivata dalla condivisa ostilità alla democrazia e, più in particolare, dall'intento staliniano di trar profitto dalla guerra imperialista per estendere il sistema sovietico al resto d'Europa. Un'alternativa è l'interpretazione per cui la politica estera sovietica non differiva qualitativamente dalla Realpolitik delle grandi potenze e che nel 1939-41 avrebbe avuto l'obiettivo di rimanere fuori del conflitto. Questa grande corrente interpretativa assume la sostanziale dicotomia fra politica interna ed esterna e una logica geopolitica in cui lo spazio socio-politico è una sorta di dato naturale nel quale gli attori fondamentali sono gli Stati, nelle versioni più semplici intesi come blocchi internamente omogenei. Nonostante la sua apparente naturalità e astoricità - in quanto indifferente alle peculiarità sociali e ideologiche dei paesi in questione - anche questa classe di interpretazioni è figlia della modernità westfaliana e capitalistica. Trovo entrambi gli approcci insoddisfacenti in quanto entrambi, sia pur per opposti motivi, sottovalutano la specificità sociale della dittatura burocratica staliniana e le sue implicazioni circa i metodi e gli obiettivi di politica estera. Occorre spiegare la strategia discorsiva di Molotov e i suoi argomenti nel quadro di un'interpretazione che leghi le decisioni di politica estera all'ordine sociale e politico interno dell'Unione Sovietica.

Il discorso di Molotov si presenta strutturato in tre parti: nella prima Molotov trattò i grandi cambiamenti nella politica internazionale intervenuti nei due mesi seguiti alla quarta sessione del Soviet supremo, presentò un'interpretazione della guerra in corso fra le potenze liberali e la Germania nazista e delineò l'atteggiamento internazionale dell'Unione Sovietica nel contesto della guerra europea; nella seconda motivò in modo più specifico l'intervento in Polonia; nella terza fornì un quadro dei rapporti tra l'Urss e alcuni Stati per essa di particolare rilievo strategico: gli Stati baltici, la Finlandia, la Turchia, il Giappone.
È molto significativo che il primo dei grandi cambiamenti nella scena internazionale indicati da Molotov fosse il Patto d'agosto con la Germania nazista, «che ha posto fine alle anormali relazioni fra Germania e Unione Sovietica», seguito dal trattato di amicizia firmato il 28 settembre; nei documenti sovietici e del Comintern dell'epoca scomparvero l'antifascismo e la differenziazione fra i regimi politici delle potenze capitalistiche. Questo cambiamento precedeva nell'elenco il «collasso dello Stato polacco» e la «grande guerra divampata in Europa»: forse un errore perché, per una volta, la dirigenza staliniana diceva la verità. Infatti, con questo lapsus nell'ordinamento degli eventi recenti, Molotov ammise involontariamente il Patto che aveva firmato con Ribbentrop quale necessaria condizione strategica della detonazione della guerra da parte della Germania nazista, in quanto la liberava dal pericolo di dover condurre simultaneamente una guerra su due fronti con potenze industriali e bene armate. Si può inoltre notare come Molotov presentasse come fatto normale che «la patria del socialismo» intrattenesse buoni rapporti con il più bestiale nemico del movimento operaio, del socialismo e di tutto ciò che può dirsi civile e umano. Traspare così una visione del mondo gretta, statalista e nazionalista che dava il tono a tutto il discorso. Assumere come dato positivo la normalizzazione dei rapporti con il Terzo Reich era necessario per giustificare il brusco rovesciamento della linea della sicurezza collettiva e dei fronti popolari antifascisti. Si tratta di un argomento che si colloca nella secolare tradizione, risalente alla pace di Westfalia del 1648, al termine della Guerra dei Trent'anni, secondo la quale i corretti rapporti fra gli Stati europei escludono l'ingerenza negli affari interni.

sabato 17 dicembre 2016

EL ÚNICO CAMINO: LA VIDA, por Tito Alvarado

A Todas ellas
las amigas de siempre y del alma hermanas,
a todas ella
en la porfía de hacer posible las mejores utopías.

Manifiesto

1
Es hora de decir basta. De hambre muere gente mientras unos pocos acumulan riqueza y poder en desmesura. Un tercio de la comida mundial se bota a la basura. 65 millones de personas han sido desplazadas de su lugar y modo de vida. La democracia es un asunto virtual, una minoría vota para elegir el menos malo. Las guerras, la corrupción, la manipulación, la desinformación, la colusión, la impunidad, el alto costo de la vida, el desenfreno del narcotráfico, la justicia con dos medidas, todo esto hace de la vida un drama. Seguir viviendo como vivimos es inmoral. Es hora de enfrentar, con decisión ganadora, la realidad: el capital nos conduce al muere, la solución está en nuestras manos. Lograr un cambio de modo de vida ahora, es asunto de vida o muerte.

2
Los desastres del mundo actual son producto del sistema que prioriza el lucro. Estos desastres pueden llamarse guerras, pobreza, refugiados, represión, lucha de clases, desigualdades sociales, situación de calle, cambios climáticos y mucho más. Los daños causados al ser humano, a la naturaleza, son un atentado contra la continuidad de la vida en el planeta.

3
Cuando el 1% de la población mundial posee y disfruta el 50% de los recursos mundiales, algo profundamente inmoral sucede. Y más cuando este 1%, para lograr y mantener “su poder”, recurre a guerras, manipulaciones, venta de armas, narcotráfico, corrupción, sobre explotación de los recursos naturales, salarios de miseria para varios miles de millones de personas y otros muchos atropellos. La población mundial, a mayo del 2016, es de 7.397.835.935, en cifras redondas 73,9 millones de multimillonarios son los dueños del mundo. Poco importa cuanto digan quienes creen controlar el poder, el poder real está en el norte. A ese poder, a esos poderes basados en lo inhumano, podemos y debemos oponer el poder de nuestras necesidades hechas acción por un mundo mejor, posible y necesario.

4
La civilización con su forma de relaciones productivas se ha vuelto una máquina de matar. Se muere por guerras, por hambre, por falta de recursos, por falta de oportunidades, por mala educación, por no tener un trabajo, por salarios miserables, por vivir en la calle, por falta de atención médica, por deudas impagables, en suma, por faltas, omisiones, desprecios. Hay una verdad terrible, ocultada por la ideología de los “poderosos”, los recursos del mundo alcanzan para todos. Terminar con esta situación requiere voluntad, imaginación, organización, capacidad de aunar luchas, conciencia de la gravedad de la situación. El dilema es: Nos atrevemos a un cambio que permita una distribución equitativa de recursos y genere igualdad de oportunidades o perecemos.

5
Los seres humanos, tanto en forma individual como colectiva, necesitan soluciones a sus numerosos problemas y peligros. Estas soluciones, para todas y todos, solamente es posible implementarlas estableciendo otro tipo de relaciones entre nosotros y desde nosotros hacia la naturaleza. Ninguna solución vendrá a partir de las relaciones de lucro, en cambio desde la solidaridad y una ética de respeto se puede desarrollar al máximo el potencial creador de la humanidad.

6
Necesitamos con urgencia un movimiento social de nuevo tipo, capaz de unir luchas y voluntades en pos de la construcción de un orden social solidario y de justicia social.

7
El problema fundamental de la vida hoy es el ser humano y su acción depredadora. Lo necesario a la continuidad de la vida implica producir en nosotros un cambio y desde este proyectarnos hacia el otro.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.