L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

sabato 11 maggio 2024

NUEVA LIMPIEZA ÉTNICA EN DARFUR

por Edison Zoldan R.


La guerra en el país africano ha adquirido una dimensión propia en esta región del oeste del país, donde los testimonios y los expertos alertan de que la violencia contra la población civil podría constituir un genocidio


Cuando en abril de 2023 estalló la guerra en Sudán entre el Ejército regular y un poderoso grupo paramilitar, inicialmente en la capital, Jartum, uno de los mayores miedos era que la contienda se extendiera a la castigada tierra de Darfur. Esta vasta región en el oeste del país es el feudo de las Fuerzas de Apoyo Rápido y está marcada por profundas tensiones étnicas, por lo que se temía que el conflicto adquiriera allí una dimensión propia.


Los presagios no tardaron en cumplirse y los avances de las Fuerzas de Apoyo Rápido en la región han ido de la mano de graves atrocidades. La violencia contra civiles en Sudán es extendida, pero en Darfur adopta un carácter marcadamente étnico contra comunidades locales no árabes, con la intención de borrarlas del mapa en campañas que cada vez más voces y grupos de derechos humanos consideran que podría constituir un genocidio.

La atrocidad de los crímenes en Darfur generan alarma por la historia reciente de la región. Se producen dos décadas después de que el expresidente Omar al Bashir lanzara allí una devastadora campaña de contrainsurgencia contra movimientos armados de comunidades no árabes alzados contra sus políticas de marginación y expolio. El régimen de Al Bashir explotó la tensión local surgida por la creciente competición entre comunidades agrícolas no árabes y comunidades pastorales árabes por recursos naturales cada vez más escasos.

Muchos consideraron que aquella campaña desembocó en un genocidio de comunidades no árabes, principalmente masalit, fur y zaghawa. Murieron cientos de miles de personas, se aplicó una política de tierra quemada contra pueblos enteros y grandes extensiones de tierra, se despoblaron amplios territorios por la fuerza y se empleó violencia sexual contra mujeres y niñas de forma sistemática. Parte de las milicias a las que el Estado delegó la engorrosa tarea se institucionalizaron años después en las Fuerzas de Apoyo Rápido.

Masacre en El Geneina

Las atrocidades de mayor magnitud hasta ahora se han perpetrado en la capital de Darfur Oeste y de la comunidad masalit, El Geneina, donde entre finales de abril y principios de noviembre de 2023 las Fuerzas de Apoyo Rápido y milicias aliadas llevaron a cabo una campaña de limpieza étnica, según un informe publicado este jueves por Human Rights Watch.


Las masacres en El Geneina fueron en cierto modo la crónica de una tragedia anunciada. El convulso período que se abrió en Sudán en 2019, con la caída de Al Bashir, los intentos de redefinir la arquitectura política y de seguridad de Darfur, y la retirada de las fuerzas de mantenimiento de la paz de la ONU y la Unión Africana provocaron gran inestabilidad y dejaron expuesta a El Geneina, que sufrió tres ataques a gran escala en apenas tres años. “Entre 2019 y ahora [se han producido] numerosos e importantes ataques contra la misma población civil masalit, y en ninguno de estos casos se han exigido responsabilidades”, constata Mohamed Osman, uno de los autores del informe de HRW. “Lo llevan a cabo los mismos grupos, las Fuerzas de Apoyo Rápido y milicias aliadas, [y] no hay rendición de cuentas, ni verdaderas investigaciones, ni se da prioridad a la protección de los civiles”.

martedì 7 maggio 2024

LETTERA SUL POGROM DEL 7 OTTOBRE

di Roberto Massari


ITALIANO - ENGLISH - ESPAÑOL - FRANÇAIS


Caro Andrea,

ti capisco, come capisco le esitazioni di altri compagni e compagne. Ma il testo di Saviona Mane che hai letto sul blog di Utopia Rossa non ti sembrerebbe esagerato se tu fossi stato parente (non necessariamente ebreo) di una qualsiasi delle vittime, sgozzate o violentate nel pogrom del 7 ottobre.

Ma ti brucerebbe dentro anche l’indifferenza morale e politica con cui il mondo civile ha ignorato la cosa e il rapimento degli ostaggi. Israele si è trovato costretto ad affrontare la questione degli ostaggi da solo (pazzesco, dopo tutto ciò che accadde con l’Olocausto e l’isolamento degli ebrei), nell’indifferenza del resto del mondo (parlo di Stati e governi e Nazioni Unite).  Se il mondo fosse intervenuto per liberare gli ostaggi, si sarebbero salvate migliaia di vite umane e Israele non avrebbe dovuto rispondere da sola alla dichiarazione di guerra fattale da Hamas. Su come sta rispondendo all’aggressione si possono fare tutte le critiche che vuoi e che fanno anche gli israeliani visto che da loro c’è la democrazia per farlo, nonostante il paese sia in guerra: e anche in questo che lezione stanno dando al mondo....

Quando il mondo «civile» è passato dall’indifferenza per questa nuova puntata dell’Olocausto alle manifestazioni in favore degli assassini, avresti certamente sentito crollarti il mondo addosso.

Infine, anche come arabo o palestinese o mussulmano, dovrebbe raggelarti il cinismo con cui Hamas lascia sterminare il popolo palestinese di Gaza solo per proseguire la sua linea politica di distruzione di Israele (che per fortuna non riuscirà mai a realizzare) condotta per conto dell'Iran. Non lo dice quasi nessuno nella sinistra reazionaria, ma Hamas ha preferito e continua a preferire il massacro del proprio popolo piuttosto che restituire gli ostaggi barbaramente rapiti. Avrebbe potuto scambiare la vita di quei 300 poveretti con le migliaia di palestinesi che vengono uccisi e continueranno a venire uccisi finché Hamas non renderà fino all’ultimo ostaggio. Basterebbe questo a far vedere da che parte sta la ragione e da che parte il torto. Ma l’antisemitismo lo impedisce.

Comunque la sinistra reazionaria non si sta rendendo conto che il vero aggressore, barbaro e disumano che sta dietro al massacro del popolo palestinese è l’Iran. Non sono più gli Stati arabi (che pure hanno gravissime responsabilità per il passato). E Iran significa una futura guerra atomica appena saranno riusciti a produrre la bomba. Spero che su questo terreno non spetti a Israele sempre da solo impedirglielo e quindi salvare l’umanità dall’olocausto nucleare che con la pazzia e il fanatismo degli ayatollah è minaccia sicura. Pensa che neanche Putin scherza con le sue minacce nucleari: dove stanno i nostri ecopacifisti? che dicono di quest’altro pazzo criminale e delle sue minacce nucleari?


Io sto cercando di capire le radici dell’attuale esplosione dell’antisemitismo «di sinistra», ma non sono affatto disposto a giustificarlo. Del resto nella mia formazione c’è l’assassinio di mio nonno comunista alle Fosse Ardeatine che in un certo senso mi ha sempre fatto sentire anche un po’ «ebreo romano». Sarò irriducibile nella mia lotta contro l’antisemitismo attuale, che non ha niente a che vedere con il diritto del popolo palestinese a vivere civilmente e liberamente dentro uno Stato unitario.

Con tutto il materiale che sto pubblicando sul blog nessuno avrà l’alibi di dire che non sapeva (come accadde invece con il Gulag e poi col maoismo). Tutti stanno avendo la possibilità di sapere cosa il fondamentalismo islamico sta tramando e facendo. Tutti sanno del pogrom, degli ostaggi e del rifiuto di Hamas di liberarli. E tutti sanno della violenza di Stato che  viene esercitata contro le donne in Iran e nel mondo islamistico.

Si sta scavando un abisso enorme e incolmabile tra la sinistra reazionaria e il mondo progressista.

E lasciamo da parte il mondo rivoluzionario non solo perché non esiste più da tempo, ma anche perché non va fatto lo stesso errore che alcuni rivoluzionari fecero col nazismo, sottovaluandolo e considerandolo un capitalismo come gli altri. Non si può mettere sullo stesso piano il capitalismo iraniano, quello israeliano, quello putiniano e quello degli Usa. Per lo meno non può farlo un marxista il quale sa ben distinguere i diversi gradi di civiltà all’interno di un modo di produzione apparentemente unitario ma disomogeneo. Marx sapeva farlo, mentre queste orde antisemite non sanno nemmeno di cosa io stia parlando.

Io andrò avanti e sino in fondo. Mi pento solo di non essere stato altrettanto duro e intransigente con la pazzia del maoismo dal 1969 (cioè dal mio ritorno da Cuba) in poi. Ma all’epoca entravano in ballo altri fattori e molti dirigenti di quei maoisti avevano fatto il ’68, alcuni insieme a me.

Ora no. Ora è mondezza umana, nevrosi e bisogno di protagonismo allo stato puro. Lo si vede bene in Italia, ma anche nei campus statunitensi. E quei giovani che stanno compiendo il loro rito di iniziazione inneggiando all’antisemitismo, sono tutti futuri nemici di domani, perché il morbo del protagonismo digitale non consentirà loro di pentirsi e capire dove hanno sbagliato. Sono tutti futuri nemici, a differenza di una parte dei maoisti che, in una parte minima riuscì a riprendersi. Ne ho presente qualche esempio.

Shalom  e Avanti!


Roberto 


ENGLISH

domenica 5 maggio 2024

UKRAINE: SOLIDARITÉ ÉDITORIALE INTERNATIONALE

FRANÇAIS - ITALIANO - ENGLISH

Les éditions Medusa, maison d’édition indépendante de Kyiv développaient depuis plusieurs années un catalogue constitué de pensée libre, critique, émancipatrice. Au lendemain de l’invasion à grande échelle de l’Ukraine, alors que les troupes russes marchaient sur Kyiv, les éditions Medusa, comme l’ensemble des autres éditeurs ukrainiens, étaient en danger. Dès le mois de mai 2022, les éditions Syllepse (Paris) nouaient un partenariat de solidarité et d’assistance avec Medusa pour assurer la pérennité du catalogue de leurs homologues ukrainiens.

Quatre ouvrages des éditions Medusa en langue ukrainienne furent alors rendus disponibles et mis en vente par les éditions Syllepse, sur leur site www. syllepse.net, mais également en librairie : Pierre Bourdieu, Sociologie réflexive; Claire Sheridan, Journal d’une motocycliste; Timothy Snyder, De la tyrannie: vingt leçons du 20siècle; Judith Butler, Ce qui fait une vie: essai sur la violence, la guerre et le deuil.

Nous le savons, ce ne sont pas les livres qui arrêteront les blindés russes qui déferlent sur l’Ukraine.

Nous le savons, ce ne sont pas les livres qui arrêteront la main de fer qui s’abat sur les Russes qui s’opposent à la guerre de Vladimir Poutine.

Nous le savons, ce ne sont pas les livres qui mettront fin à la guerre contre la liberté de l’Ukraine, pas plus qu’ils ne mettront fin à la dictature des oligarques du Kremlin.

C’est la résistance populaire ukrainienne multiforme, les grains de sable que les démocrates de Russie et du Bélarus glisseront dans la machine de guerre russe et l’opinion publique mondiale qui arrêteront les chars de Vladimir Poutine.

Mais dans cette bataille pour l’indépendance et la liberté ukrainiennes, rappelons-nous le pouvoir des samizdats et l’effet corrosif qu’ils avaient eu sur la dictature stalinienne.

Les éditions Syllepse (Paris), Spartacus (Paris), Page 2 (Lausanne), M. Éditeur (Montréal) et Massari Editore (Italie), les revues New Politics (New York), Les Utopiques (Paris) et ContreTemps (Paris) et Utopia Rossa (Rome), les sites À l’encontre (Lausanne) et Europe solidaire sans frontières, le Réseau syndical international de solidarité et de luttes, le Centre tricontinental (Louvain-la-Neuve) qui publie la revue Alternatives Sud, ainsi que le blog Entre les lignes entre les mots (Paris) s’associent pour donner la parole aux résistances populaires, aux oppositions russes et biélorusses à la guerre, au mouvement syndical et aux mouvements sociaux opposés à la guerre. Ce faisant, ce front éditorial ainsi constitué adresse un message aux soldats russes: «Crosse en l’air». 

ENGLISH

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.