L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

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mercoledì 11 marzo 2026

DI FRONTE ALLA MINACCIA NUCLEARE IRANIANA

di Nathan Novik

(6 marzo 2026)


ITALIANO- ESPAÑOL


Mantengo una convinzione che ho ripetuto in diverse occasioni: il problema non è l'Iran come nazione, né il suo popolo millenario, né la sua cultura. Il problema è il regime fanatico ed estremista che lo governa dal
1979. Non siamo di fronte a una democrazia liberale, ma a un sistema dove il potere reale risiede in un clero radicale che non si sottopone allo scrutinio cittadino. Quando osservo l'attuale guerra che coinvolge gli Stati Uniti, Israele e l'Iran, la intendo come un punto di svolta.

Non si tratta solo di geopolitica. Si tratta della necessità di neutralizzare un progetto che ha fatto della violenza, del terrorismo e della destabilizzazione regionale una politica di Stato. Il regime iraniano finanzia e sostiene organizzazioni come Hezbollah, Hamas e gli Houthi in Yemen, oltre a milizie in Iraq e Siria. Dove interviene, si installa
una guerra per procura.

L'Iran è tra i paesi con il più alto numero di esecuzioni nel mondo. Si punisce la dissidenza politica, la protesta e i cosiddetti reati religiosi. Dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022, il mondo è stato testimone della repressione contro le donne che hanno messo in discussione il velo obbligatorio. Le donne non hanno piena libertà sul loro abbigliamento né sulla loro espressione pubblica.

Mentre l'economia iraniana soffre inflazione e povertà, il regime investe risorse in missili balistici e nell'arricchimento di
uranio. Il rifiuto di fermare quel processo, base per la fabbricazione di armi atomiche, ha portato la tensione al limite. Quando un regime proclama "Morte a Israele" e "Morte all'America" come slogan ufficiali, non siamo di fronte a retorica isolata. Siamo di fronte a una dottrina.

La chiusura o la minaccia sullo Stretto di Hormuz, gli attacchi a interessi sauditi ed emiratini, la censura di internet e la persecuzione ai bahá'í e ai cristiani convertiti mostrano un modello che non tollera pluralismo. Di fronte a ciò, la guerra attuale tra Stati Uniti,
Israele e Iran deve essere analizzata partendo dalla responsabilità di impedire che un regime non affidabile acceda a capacità nucleare militare.


Contrasto istituzionale

Paragono questo modello con quello di Israele. Israele ha elezioni, stampa critica, Corte Suprema e rappresentanza parlamentare araba. In Israele protestare è legale. In Iran può costare la vita. Difendere il
popolo iraniano è giusto. Difendere gli ayatollah che reprimono e finanziano il terrore non lo è.

Non parlo dalla negazione dei diritti di altri popoli. Il diritto di Israele a esistere non annulla il diritto degli arabi o musulmani a
vivere nella regione con autonomia e rispetto. La condizione è reciproca: riconoscere e lasciar vivere l'altro.

La guerra in corso non è un capriccio espansionista. È la conseguenza di decenni di finanziamento del terrorismo e di una corsa nucleare che minaccia la stabilità globale. Quando il regime iraniano rifiuta accordi e continua l'arricchimento di uranio, colloca la regione sull'orlo di una conflagrazione maggiore. Ignorare questo fatto sarebbe irresponsabile.


Un intervento da ricordare: la storia e la legittimità

A febbraio 2026, il cancelliere israeliano Gideon Sa'ar è intervenuto dinanzi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Le sue parole sono state dirette: la presenza ebraica nella Terra di Israele non è cessata nemmeno durante l'esilio. Ha ricordato che quattromila anni fa Abramo camminò per Ebron e Be'er Sheva, e che più di tremila anni fa il re Davide stabilì Gerusalemme come capitale.

Sa'ar ha evocato l'imperatore Adriano, che rinominò la regione come Siria-Palestina dopo aver distrutto Gerusalemme e costruito Aelia Capitolina, tentando di cancellare la memoria ebraica. Ha chiesto chi ricordi oggi quel nome, e chi non conosca Gerusalemme.

Oltre la retorica, il punto centrale è stata l'affermazione di diritti storici documentati e la difesa della sovranità israeliana come
garanzia di libertà di culto per ebrei, cristiani e musulmani. Più di due milioni di cittadini arabi vivono in Israele con rappresentanza parlamentare e diritti civili.


Guerra e arricchimento dell'uranio

Nello stesso contesto, il rifiuto iraniano a frenare l'arricchimento di uranio è stato indicato come una minaccia diretta. La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non sorge nel vuoto. Sorge dall'accumulo di avvertimenti disattesi, di accordi non rispettati e dall'espansione di milizie finanziate da Teheran.

Si difende il diritto degli arabi a vivere in pace. Si esige la stessa chiarezza riguardo al diritto del popolo ebraico. La diversità in Medio Oriente richiede inclusione e rispetto reciproco. Tuttavia, quando un regime dichiara l'eliminazione di un altro Stato come obiettivo strategico, la convivenza diventa impraticabile.

Israele non affronta solo un avversario militare. Affronta un progetto ideologico che esporta violenza. La stabilità regionale dipende dal fermare quel progetto. L'intervento militare, in questo contesto, mira a impedire una capacità nucleare che cambierebbe l'equilibrio di potere in tutta la regione.


Gaza e una lettera aperta per la pace

Nel maggio 2025 è stata pubblicata sul blog dell'Associazione Utopia Rossa una dichiarazione su Israele e Gaza, firmata da me, Nathan Novik, e dal mio amico, Edison Zoldan. Quel testo, precedente al piano presentato poi da Donald Trump per Gaza, ha condannato in modo categorico l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e lo ha descritto come un pogrom pianificato.

La dichiarazione ha respinto accuse di genocidio contro le Forze di Difesa di Israele, sebbene abbia riconosciuto la tragedia delle vittime civili a Gaza. Ha attribuito la responsabilità principale a Hamas, a Hezbollah e all'Iran come finanziatore del terrorismo. Ha proposto una forza globale congiunta, autonoma, che assuma il controllo di Gaza e Cisgiordania in collaborazione con palestinesi disposti a convivere in pace.

Tra le misure proposte sono incluse: resa e disarmo totale di Hamas; tavolo di dialogo per due entità autonome; aiuti umanitari controllati; disarmo e reintegrazione supervisionata di combattenti; ritiro israeliano da Gaza sotto il controllo di una forza internazionale.

Il documento sostiene anche che la leadership israeliana deve rinnovarsi e attribuisce responsabilità politica a Benjamin Netanyahu per il 7 ottobre. La proposta mira a un nuovo patto di civiltà dove il terrorismo non sia accettato come mezzo.

Condivido l'idea che il fine non giustifichi i mezzi. L'etica deve riflettersi nell'azione politica. Sostengo anche che la pace non possa costruirsi ignorando la radice del conflitto attuale: il finanziamento e la direzione strategica che l'Iran ha concesso a organizzazioni armate nella regione.


Guerra, responsabilità e futuro

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran segna un momento decisivo. Se il regime iraniano accedesse a capacità nucleare militare, l'equilibrio regionale cambierebbe in modo irreversibile. Non si tratta di una confrontazione religiosa tra popoli. Si tratta di fermare un regime che ha fatto dell'estremismo uno strumento di potere.

Difendo il diritto di Israele a esistere e proteggersi. Condanno il terrorismo di Hamas e l'utilizzo di civili come scudi umani.
Esigo trattamento umanitario per i palestinesi non coinvolti nel terrorismo. Sostengo che la comunità internazionale deve agire con coerenza e senza doppi standard.

Aspiro a un processo di rinnovamento culturale e politico dove le armi si trasformino in strumenti di sviluppo. Ma questa aspirazione richiede condizioni minime di sicurezza. La pace non si decreta; si costruisce sulla base della responsabilità.

Oggi, più che mai, è necessario distinguere tra un popolo e un regime. Tra la critica legittima e la negazione del diritto a esistere. Tra la difesa e l'aggressione.

La storia insegna che ignorare i segnali precoci ha costi alti. La guerra attuale è un segnale che il tempo degli avvertimenti è terminato ed è iniziato quello delle decisioni.



ESPAÑOL

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.