L'associazione Utopia Rossa lavora e lotta per l'unità dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo in una nuova internazionale: la Quinta. Al suo interno convivono felicemente - con un progetto internazionalista e princìpi di etica politica - persone di provenienza marxista e libertaria, anarcocomunista, situazionista, femminista, trotskista, guevarista, leninista, credente e atea, oltre a liberi pensatori. Non succedeva dai tempi della Prima internazionale.

mercoledì 19 gennaio 2011

LA BREVE ESTATE DEI FORCHETTONI ROSSI, di Dino Erba


LETTURE DI CLASSE

LA BREVE ESTATE DEI FORCHETTONI ROSSI

ROBERTO MASSARI (a cura di), I forchettoni rossi, Testi di Massimo Bontempelli, Michele Nobile, Marino Badiale, Antonella Marazzi, Andrea Furlan, Massari Editore, Bolsena (Viterbo), 2006.

Il Partito della Rifondazione Comunista, nato in opposizione alla svolta liberista e filoatlantica del Partito Comunista Italiano (Bolognina, 1989), in un breve volger di tempo, ne ha replicato la parabola, traendone pochi vantaggi (tutti per i dirigenti) e molti danni (tutti per i militanti).
L’approdo capitalistico del PCI fu lungo e travagliato. Fu un viaggio che, iniziato nel 1926, al congresso di Lione, raggiunse la meta nei primi anni Novanta, quando, nei frangenti di Tangentopoli, gli eredi del partito «di lotta e di governo» abbandonarono la lotta e divennero partito «di governo», sposando in toto le ragioni del ca-pitalismo: coprirono la DC, sommersa dagli scandali (in primis il grande privatizzatore Prodi), si legarono ad alcune grandi banche, sostennero le privatizzazioni, aderirono alla NATO e bombardarono i serbi.
Fu un essenziale salto di qualità, che pochi colsero in tutta la sua importanza, anche perché, da anni, il PCI aveva abbandonato ogni velleità rivoluzionaria, se mai ne ebbe; dagli anni Settanta, l’opinione pubblica considerava il PCI un partito riformista di stampo socialdemocratico; le uniche riserve riguardavano i suoi legami con Mosca, che si troncarono negli anni Ottanta. Come altri partiti operai, il PCI aveva dato vita a una solida struttura economica, basata soprattutto sulle cooperative; un «modello» che, pur non essendo antagonista, si configurava come alternativo al dominante sistema capitalistico, alimentando molte illusioni su una gestione diversa dell’economia. Ma alimentava soprattutto quel solido ceto di funzionari, decritto all’inizio del Nove-cento, da Roberto Michels, che ha impresso l’impronta riformista ai partiti socialisti.
Nel corso degli anni Novanta, avvenne il salto di qualità, che portò gli ex PCI alla piena fusione-assimilazione con il capitale, sfilacciando gli ormai tenui legami con la classe operaia e con il lavoratori in genere. In seno al ca-pitale, i PDS-PD sono divenuti un ceto politico (una «casta», secondo l’attuale lessico politologico), che si autori-produce, secondo logiche puramente amministrative, o meglio di potere, nella gestione della cosa pubblica, senza dar spazio ad alcuna prospettiva di riforme, se non a quelle volute dal capitale, che l’esperienza ci mostra essere delle contro-riforme. Non per nulla, per questo ceto politico, l’obiettivo primario è la conquista e il mantenimento del seggio in Parlamento, fonte di vantaggi, in termini di quattrini, carriera e affari.
Consequenziale all’evoluzione dei PDS-PD, è stata la rapida metamorfosi del PRC, che gli autori de I for-chettoni rossi descrivono con grande puntiglio. Essi ripercorrono le acrobazie ideologiche, e le vere e proprie menzogne, grazie alle quali, alle soglie del nuovo millennio (vedi il Comitato Politico Nazionale del 3-4 luglio 1999), il PRC ha via via accettato TUTTO il programma dell’Unione (privatizzazioni, missioni militari, concessioni alla Chiesa ecc.), ha partecipato al governo Prodi e infine ha votato i crediti per la guerra contro l’Afghanistan (19 luglio 2006). Secondo gli autori, tutte queste scelte, per lo meno contraddittorie, hanno la lo-ro spiegazione nella rete di interessi che avvolge il gruppo dirigente del PRC, o meglio il gruppo parlamentare; il bandolo della matassa sta nei vantaggi, di naura squisitamente borghese, offerti dal seggio, che ha fatto degli occupanti una «sottocasta», subalterna a quelle più stagionate, di PD e PDL, e relative appendici. «Sottocasta» anche perché, a differenza di PD e PDL (inseriti appieno nella logica del capitale), i «forchettoni rossi» dovette-ro mantenere un margine di ambiguità, che gli consentisse di ingabbiare le spinte sociali antagoniste, nelle fab-briche e nelle piazze. Tuttavia, questa operazione di contenimento avrebbe presto mostrato la corda; le prime avvisaglie si ebbero in occasione della manifestazione contro la guerra del 9 giugno 2007, che vide fallire mise-ramente l’azione diversiva del PRC, per smorzarne i toni antigovernativi.
I forchettoni rossi ci offre un quadro impietoso, che mostra tutte le miserie di un ceto politico arruffone, pronto ad abbandonare ogni ideale per il proprio tornaconto; tuttavia, ho qualche perplessità sulla tesi che gli autori sostengono, secondo la quale, sarebbe avvenuta una sorta di autonomizzazione della sfera politica, rispet-to alla base sociale. Da cui ne discende una separazione, a mio avviso, troppo netta, tra il gruppo dirigente (la «sottocasta» parlamentare) e i militanti, come se questi ultimi si fossero bevute passivamente tutte le menzogne che, per circa un decennio, hanno giustificato i salti mortali, passando dalle manifestazioni contro la guerra al voto per i crediti di guerra, e tante altre porcherie. Secondo me, se non tutta, una parte (anche consistente) degli iscritti e degli elettori del PRC è stata consenziente, magari obtorto collo. Mi riferisco in particolare a quella parte che era (e in parte lo è ancora) avviluppata nella rete di interessi delle amministrazioni pubbliche, delle varie associazioni sindacali o culturali (ARCI), ecc. C’è comunque da precisare che il libro è del 2007, quando il tracollo del PRC alle elezioni dell’aprile 2008 doveva ancora avvenire; il tracollo, e quindi lo scollamento tra base e vertice, per certi versi può confermare la tesi avanzata in merito alla «sottocasta». Di pari passo, la crisi economica sta facendo saltare le ultime illusioni su una possibile gestione riformista, dando spazio, sul versante opposte, alle logiche amministrative dell’esistente, sostenute dal governatore della Puglia, Nichi Vendola.

Dino Erba, Milano, 6 gennaio 2011

RED UTOPIA ROJA - Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

(January 2010)

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad

(Enero de 2010)

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo.

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

(Gennaio 2010)

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

(Janvier 2010)

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

(Janeiro de 2010)