L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

martedì 27 dicembre 2011

IL TEMA DELLA VIOLENZA DOPO IL 15 OTTOBRE A ROMA, di Stefano Sbolgi («Birillo»)

Personalmente mi ci sono voluti almeno un paio di giorni per elaborare un ragionamento razionale sul 15 ottobre. Certo il turbamento ed il disagio che già si percepivano tra i compagni nel viaggio di ritorno erano palpabili. Poca era la voglia di commentare a caldo l’accaduto, grande la preoccupazione di dovere gestire nei giorni successivi la valanga di critiche che avrebbero coinvolto, in particolare i Cobas, a seguito delle tante situazioni paradossali verificatesi prima e durante l’evento.
Credo di poter dire che il mezzo disastro del 15 ottobre affonda le sue radici nelle molte, troppe ambiguità e differenze interpretative della fase storica che stiamo attraversando, solchi che segnano il movimento fin dalla sua genesi, ed in parte anche la nostra organizzazione. La giornata del 15 ottobre è stata la disfatta dell’idea stessa di organizzazione, della capacità del movimento di coordinarsi, di trovare una sintesi politica traducibile in parole d’ordine chiare ed unificanti. Sintesi, a mio avviso impossibile tra componenti la cui prospettiva strategica è “l’alternanza di governo” magari partecipandovi, e le altre, per le quali regna, con rinnovata forza e come orizzonte strategico, “l’alternativa di sistema” che qualcuno, al contrario ha liquidato da tempo e troppo presto, come stantia utopia totalitaria.
Già nelle settimane precedenti c’era un gran caos che circondava il corteo. Le assemblee a Roma si susseguivano senza sosta, ma chi ci partecipava ha deciso alla fine di lasciare la piazza a se stessa, decidendo una linea pacifica che, com’era chiaro a tutti fin da subito, non sarebbe stata l’unica presente. Ciò che era ampiamente previsto alla fine è successo. Sostanzialmente c’è stata una non-gestione, derivata da un’incapacità di leggere la situazione, vista la complessità degli elementi in campo.
L’unica sintesi individuata è stata attribuire alla manifestazione la cifra della pluralità e del pacifismo.
Un evento capace di accogliere qualsiasi orientamento purché contenesse una qualche critica dell’esistente. L’evento è stato derubricato ad una semplice conta, per dire “vediamo quanti siamo, poi decideremo che fare”. In Italia, però, c’è forte tensione, maggiore che negli altri paesi, dall’estate calda in Val di Susa, alle dure manifestazioni operaie di Fincantieri piuttosto che di Termini Imerese, fino agli scontri dei pastori sardi o degli stessi Cobas arrivati fin sotto il Parlamento. La consapevolezza che la crisi morde davvero e sta accendendo gli animi. Così era prevedibile che qualcuno pur non inquadrato nel gruppo organizzato decidesse di seguirli e passare direttamente all’azione.

domenica 25 dicembre 2011

SARKOZY E IL GENOCIDIO ARMENO, di Pier Francesco Zarcone


Quando si dice il tempismo ...
In una fase della politica internazionale in cui l’urgenza della questione turco/armena è praticamente a livello zero, l’Assemblea Nazionale francese ha approvato una legge che configura come reato il negazionismo del genocidio armeno compiuto dal governo ottomano dei Giovani Turchi durante la Prima guerra mondiale. Per chi pubblicamente sostenga che il massacro non arrivò a configurare un genocidio sono previsti un anno di prigione e 45.000 euro di multa. Si aspetta che il Senato approvi a sua volta, e sicuramente così sarà.
Poiché ciò avviene in un momento in cui le due parti in causa – Turchia e Armenia – sono impegnate in un processo, sia pure lento e faticoso, volto a instaurare rapporti reciproci definibili “normali”, è ovvio che ci si interroghi sul reale significato dell’iniziativa insieme a un minimo di chiarimento sul retroterra storico delle vicende implicate.
Ma prima ancora è utile spendere due parole sul nazionalismo e certi suoi effetti. Laddove infatti il nazionalismo ha operato all’interno di ambienti multinazionali, o multietnici che dir si voglia, il massacro del diverso ha sempre costituito la tragica “normalità”. Esempio: quando l’Impero ottomano fu espulso dai Balcani – a cominciare dalla Grecia ai primi dell’800 e per finire con la guerra balcanica all’inizio del nuovo secolo – la plaudente Europa dell’epoca omise di porsi il problema della sorte degli islamizzati locali (tutti inglobati, artificiosamente, nella categoria dei “turchi”, e quindi da esecrare) a seguito della vittoria “cristiana”: la risposta è semplice: fu l’apoteosi del massacro e del forzato esodo dalle proprie case e dai propri luoghi di origine. Tant’è che oggi – Albania e Bosnia a parte – di “turchi” lì ne è rimasta solo una sparuta rappresentanza.

venerdì 23 dicembre 2011

PIOVONO MESSAGGI DI FINE ANNO - GOVERNO LADRO!

Da Pino Bertelli:

* * * *
Michele Nobile ci chiede di riportare questa strofa tratta dal film L'armata Brancaleone:

Senza armatura
senza paura
senza calzari
senza denari
senza la brocca
senza pagnocca*
senza la mappa
senza la pappa
senza cavallo
né caciocavallo...

E ci prega di aggiungere: «Nonostante tutto l’avventura continua!».

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

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a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.