L’associazione Utopia rossa considera suo fondamento politico il principio secondo cui il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi si deve riflettere l’essenza del fine. Non ha programmi politici, come del resto non ne aveva la Prima internazionale. Nonostante le più diverse provenienze ideologiche dei suoi sostenitori, essa ritiene che l’anticapitalismo dilagato dopo l’inizio dell’Antirivoluzione russa (dicembre 1917) sia stato motivato fondamentalmente da idee precapitalistiche, cioè retrograde, e non da progetti di civiltà in grado di superare il capitalismo sviluppando ulteriormente i suoi modelli di democrazia. Ciò spiega anche il prevalere, nella storia della cosiddetta «sinistra», di simpatie per i regimi dittatoriali di ogni specie e colore. Utopia rossa si batte contro l’ulteriore diffusione di ideologie precapitalistiche vecchie e nuove (in campo politico, culturale, ecologico, religioso ecc.), come parte della sua battaglia per il superamento del capitalismo, se si vuole salvare la vita sulla Terra con la sua umanità. In questo senso la sua utopia continua ad essere rossa.

The Red Utopia association considers its political foundation to be the principle that the end does not justify the means, but that the means must reflect the essence of the end. It has no political program, just as the First International did not. Despite the diverse ideological backgrounds of its supporters, it believes that the anti-capitalism that spread after the start of the Russian Anti-Revolution (December 1917) was fundamentally motivated by pre-capitalist – that is, retrograde – ideas, and not by civilizational projects capable of overcoming capitalism and of further developing its democratic models. This also explains the prevalence, throughout the history of the so-called «left», of sympathies for dictatorial regimes of all kinds and colors. Red Utopia fights against the further spread of old and new pre-capitalist ideologies (in the political, cultural, ecological, religious, and other fields) as part of its battle to overcome capitalism, if life on Earth, including its humanity, is to be saved. In this sense, its utopia remains red.

PER SAPERNE DI PIÙ CI SONO UNA COLLANA DI LIBRI E UN BLOG IN VARIE LINGUE…

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martedì 11 luglio 2023

PIUS XI AND PIUS XII BETWEEN OPPORTUNISM AND COLLABORATION WITH HITLER AND MUSSOLINI

Antijudaismus versus Antisemitismus?


Part 2. BILINGUE: ENGLISH - DEUTSCH

 

by Peter Gorenflos(Berlin)

 

In March 2020, the Vatican secret archives on Pacelli's pontificate were opened. Pulitzer Prize winner David Kertzer, whose new work The Pope at War has just been published in Germany, made some spectacular discoveries that further deepen the insight into Pacelli's politics. Immediately after his enthronement, the Nazi prince and close confidante of the Führer, Philipp von Hessen, was asked by Hitler to enter into secret negotiations with the Holy See in order to improve the difficult relationship between the Vatican and the Reich. The Nazi prince was great-grandson of Queen Victoria, nephew of Wilhelm II and son-in-law of King Victor Emmanuel III of Italy.
The face-to-face meetings that then took place were so secret that not even the German Embassy at the Holy See found out about them, and they were suppressed in the twelve-volume documentation on Vatican activities in World War II published by Jesuits between 1965 and 1981. In short, it was what Pacelli called a truce. He complained about the closure of Catholic schools, books critical of the Church and cuts in state funds in Austria. The Nazi prince asked if the Pope was prepared to stay out of German politics. He also mentioned the sexual misconduct of priests, including child abuse. Pacelli said that if such cases were reported, "We would take immediate action." Indeed, while Cardinal Secretary of State, he ordered the destruction of archival material on cases of immorality among monks and priests in Austria to prevent prosecution.

The strictly confidential contact between Hitler and the Holy Father through the middleman showed results. The anti-clerical Foreign Minister Ribbentrop now also supported an agreement, the German press was ordered to cease its attacks and Hitler demanded information on the state of the church in order to negotiate with the Vatican about its concerns. In another secret conversation, Hitler let it be known that the “racial question”, his greatest concern, could be avoided if the new Pope did not comment on it.

sabato 4 febbraio 2017

«FIVE STARS» PEGGIO DI SCIENTOLOGY, di Piero Bernocchi

Caro Roberto [Massari],

rispondo alla tua richiesta di un giudizio sulle ultime tragicomiche vicende della sindaca Raggi nonché sul suo retroterra generale, rappresentato dal monocratico partito-azienda Casaleggio-Grillo. Con una premessa, forse superflua, ma non si sa mai: le valutazioni che seguono sono di mia esclusiva responsabilità e non coinvolgono l'organizzazione - i Cobas - di cui sono portavoce.
In linea generale, mi pare che si possa dire che gli ultimi sviluppi della tragicommedia Raggi superino i già super-inquietanti precedenti. E di certo mi convincono sempre più che la Casaleggio Associati e il terrificante satrapo Grillo sono peggio di Scientology, che perlomeno non si è mai posta l'obiettivo di fondare un partito negli Usa o altrove, e che tantomeno ha mirato al governo statunitense. Ho l'impressione che settimana dopo settimana Grillo e Casaleggio testino i cittadini italiani con "fake news" [false notizie] che rivaleggiano alla grande con quelle di Trump durante la sua campagna elettorale.
Ad esempio, qui e ora: Romeo fa un'assicurazione sulla vita a nome di quella sciagurata bugiarda seriale, quella record-woman dell'irresponsabilità cialtrona che è la Raggi, e la neo-sindaca lo ricompensa con un incarico da capo della segreteria politica a 120mila euro annui, poi "ridotti" a 95mila. E Casaleggio-Grillo ci spiegano, con la più incredibile faccia di culo, che si è trattato del frutto di "un amore non corrisposto"!! Minchia, e se era "corrisposto" quanto gli dava di stipendio al suo presunto o reale spasimante?
E anche i fratelli Marra e Frongia verremo a sapere tra un po' che sono stati "amori non corrisposti"? E che è la Raggi, una novella Cleopatra o una Mata Hari "de noantri"? È come se la holding Casaleggio volesse testare fino a dove si può arrivare con il lavaggio del cervello a milioni di italiani/e, appunto con il metodo Scientology trasferito in politica. Non a caso Casaleggio senior era immerso in un esoterismo oscuro e inquietante, mixato con un ultraliberismo alla Tea Party e ad una vera e propria passione per la manipolazione delle menti intorno a progetti fantascientifici di più generale manipolazione umana.
La cosa sempre più sbalorditiva (direte voi, dopo Trump di cosa potremmo ancora sbalordirci? eppure…) è la sudditanza schiavizzata dei loro quadri "politici" e dei loro parlamentari, anche se per molti/e di loro si può trattare di semplice paraculaggine opportunistica, visto che, da un giorno all'altro, sono stati (o sperano di esserlo nell'immediato futuro) catapultati, da assoluti incompetenti politici senza arte né parte, a ben retribuiti incarichi nelle istituzioni, in cambio dell'assoluta fedeltà ai due capi-padroni. Sorprende non poco, però, anche il consenso "ovino" e "bovino" che, malgrado ogni giorno i «Five Stars» smentiscano tutte le favole raccontate in questi anni, continuano ad avere da milioni di persone, a prescindere. Insomma, si ha l'impressione che Grillo e Casaleggio junior potrebbero rapinare in pieno giorno e a volto scoperto un supermercato e il consenso non scenderebbe, anzi, magari crescerebbe in premio all'audacia del duo luciferino.

lunedì 26 settembre 2016

CHIESA CATTOLICA E POTERE IN ITALIA DOPO IL 1870, di Federico Piccirillo

RELAZIONE PER IL CONVEGNO «IL VATICANO E IL FASCISMO» DEL 21 SETTEMBRE 2016 A ROMA

Il 20 settembre 1870 rappresenta una data epocale per la storia del nostro Paese. Con l'annessione di Roma al Regno d'Italia tramontò lo Stato Pontificio come entità storico-politica e ciò decretò, di conseguenza, la fine del potere temporale dei papi.
Tuttavia, è bene ricordare che la con "breccia di Porta Pia" comparve anche la "questione romana", inerente i rapporti tra il nuovo regno unitario e il Vaticano, sempre pronto a rivendicare un suo presunto diritto all'esercizio del potere su specifici settori ed ambiti della vita politica, socio-economica e culturale del nostro paese.
La "questione romana" troverà risposte nell'atteggiamento conciliante dei governi italiani, dapprima con i Patti Lateranensi del 1929, poi con il Concordato craxiano del 1984, tralasciando i quarant'anni di governo democristiano, a partire dagli inizi del secondo dopoguerra, durante i quali la Chiesa ha quasi sempre trovato nella Dc la propria longa manus politica nel territorio italiano.
Questo ci illumina su quanto sia stato e sia tuttora forte il connubio tra Chiesa e potere. Indubbiamente, l'evento del 20 settembre 1870 ha il merito di aver limitato in gran parte questo connubio.
Il pontefice Giovanni XXIII arrivò persino ad affermare che, a suo avviso, la presa di Roma dovesse essere interpretata come manifestazione della Provvidenza, in quanto l'evento in questione avrebbe reso possibile uno sganciarsi della religione dalla politica.
Il legame tra Chiesa cattolica e potere politico trova le sue radici nella tarda antichità romana, dal momento in cui l'imperatore Costantino con l'Editto di Milano (313 d.C.) non solo riconobbe la libertà di culto ai cristiani elargendo alle loro comunità una serie di beni materiali e di proprietà, ma iniziò anche a includere i vescovi nella burocrazia imperiale. L'operazione politica di Costantino fu molto chiara: ormai il cristianesimo stava diventando la religione più professata; tanto valeva averla come alleata.
Dal canto loro, i cristiani, ormai immemori dell'insegnamento evangelico, avevano capito che la loro opportunità era giunta. Infatti, in un periodo in cui, in seguito all'instabilità determinata dalla crisi economica e dalle invasioni barbariche, la figura carismatica dell'imperatore era indebolita, l'idea di un unico Dio onnipotente e "Signore del cielo e della terra" avrebbe ridato stabilità ai fondamenti del potere politico. Gli stessi cristiani sposavano bene l'idea di un vescovo-capo vicario di Dio con quella di un imperatore sommo detentore del potere politico.

venerdì 23 settembre 2016

PIO XII E LA GERARCHIA VATICANA SAPEVANO…, di Roberto Massari

RELAZIONE (INCOMPLETA) PER IL CONVEGNO «IL VATICANO E IL FASCISMO» DEL 21 SETTEMBRE 2016 A ROMA

1. … che Pio XI aveva deciso di denunciare l'antisemitismo e la politica dei nazisti verso gli ebrei.
2. … che si preparava il «Programma di Eutanasia» contro i disabili gravi e i malati di mente.
3. … che era in atto lo sterminio degli ebrei in Europa.
4. … che si preparava la razzia nel quartiere ebraico di Roma.
5. … che si stava compiendo il massacro delle Fosse Ardeatine.
6. … che in Slovacchia e Croazia allo sterminio collaborava in prima persona la gerarchia cattolica locale.
7. … che se avessero fatto i passi necessari, gran parte di tutto ciò si sarebbe evitato.
8. … che migliaia di criminali nazisti scappavano passando attraverso strutture della Chiesa in Italia e a Roma in particolare.

Questo voto [di pace] l'umanità lo deve alle centinaia di migliaia di
persone le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di
nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo
deperimento.
(Pio XII, messaggio natalizio del 1942, dopo che i Governi alleati
avevano condannato ufficialmente lo sterminio degli ebrei e annunciato
la punizione dei responsabili)

Giorno dopo giorno giungono a nostra conoscenza atti inumani che non
hanno nulla a che vedere con le reali necessità della guerra e che ci
riempiono di stupore e di raccapriccio.
[Lettera di Pio XII (30 aprile 1943) al vescovo di Berlino, Konrad von
Preysing, che lo aveva più volte sollecitato a denunciare apertamente i
crimini del nazismo (Adss, II, pp. 319 sg.)]
[Adss = Actes et documents du Saint Siège relatifs à la Second guerre mondiale]

Le due frasi qui riportate rappresentano la premessa e la sintesi del testo che segue. Esse sono state citate più e più volte nella letteratura a favore o contro il comportamento tenuto da Pio XII nei confronti del nazismo e della persecuzione antiebraica, perché rappresentano il livello più alto di denuncia da lui mai formulato del nazismo e della Shoah. Non esistono dichiarazioni che vadano oltre o che facciano capire più chiaramente a chi o a che cosa Pio XII alludesse. Quelle frasi passarono inosservate all'epoca, ma costituiscono oggi un bruciante atto d'accusa verso il Pontefice che con i suoi silenzi e le sue manovre diplomatiche consentì ai nazisti di togliere la vita a milioni di ebrei e a decine di migliaia di zingari senza che dal Vaticano si levasse una qualsiasi voce ufficiale e autorevole per fermare la mano degli esecutori della Shoah.
Il lettore noterà in entrambe le frasi a) che non sono nominati nemmeno indirettamente o con perifrasi il nazismo e l'antisemitismo; b) che non vengono nominati gli ebrei, le deportazioni e meno che mai i campi di sterminio; c) che il ragionamento (benché molto implicito) ha basi esclusivamente politiche, giacché nel primo caso si tratta di un tentativo di cautelarsi rispetto alle denunce ben più esplicite formulate dalle nazioni alleate che combattevano contro il nazismo; nel secondo caso si cercava di tacitare quei settori del clero europeo e soprattutto statunitense che chiedevano un maggiore impegno contro lo sterminio; d) che entrambe le frasi costituiscono un'ammissione di consapevolezza da parte del Pontefice riguardo al fatto che «centinaia di migliaia di persone» innocenti venivano uccise o deportate, ma anche che il trattamento loro inflitto era «inumano e raccapricciante».
Con queste due frasi, quindi, anche il lettore più sprovveduto ha l'immediata possibilità di stabilire se Pio XII sapesse quanto stava accadendo in Europa ad opera del nazismo e se abbia fatto qualcosa per porre termine a quel genocidio. Ci si potrebbe fermare anche a queste due citazioni, giacché le pagine che seguono servono solo a rimpolpare di dati questa esplicita ammissione di consapevolezza e quindi di tacita corresponsabilità in ciò che il nazismo stava facendo al di fuori delle «reali necessità della guerra».

venerdì 22 gennaio 2016

SUBURRA (Stefano Sollima, 2015) di Pino Bertelli

Come piedistallo avrete un letamaio e come tribuna un armamentario di tortura.
Non sarete degni che di una gloria lebbrosa e di una corona di sputi.
(E.M. Cioran)

Il cinema italiano, non è cosa nuova, è un sommario di decomposizione, una sfilata di bruttezze inconfessabili, una successione di banalità assolute, un avvilimento dello spirito dinanzi a un formulario di idiozie che passano sul "tappeto rosso" dei festival insieme a quei divetti incartonati e puttanelle leziose che finiscono in un film, sceneggiato o saga dove si celebra (anche al rovescio) il mito della politica sporca. In ogni film italiano si cela un vate, un vassallo o un demente, e quando pretende di educare il mondo nei lucernari delle lusinghe s'instaura il delitto di lesa intelligenza.
L'entusiasmo degli imbecilli (specie di sinistra) è deleterio… non hanno ancora compreso che la differenza tra intelligenza e stupidità è nella maniera di maneggiare l'arma della verità… la distruzione pura e semplice degli idoli porta con sé quella dei pregiudizi. La guerra al terrorismo dell'Isis è la messa in scena dei poteri forti che alimentano il terrore per continuare a dominare il pianeta… gli uni e gli altri fanno parte della stessa "banda" e la paura che cola dai media serve a innalzare i dividendi delle borse internazionali attraverso il mercato delle armi. Gli affari sono affari… i "potentati" dominano il petrolio, il gas, i diamanti, l'oro, la droga, l'acqua… e a New York come a Mosca, a Parigi come a Berlino, a Baghdad come a Roma… una barile di petrolio vale più di mille bambini ammazzati dalla bombe della "democrazia esportata" o del fanatismo terrorista… l'odio contro la vita è lo stesso… la rapina, il saccheggio, il massacro, sono le ultime "fatalità" di una civiltà che si spegne.
Suburra, il film di Stefano Sollima, ha messo tutti d'accordo… giornalisti eminenti, critici velinari e pubblico condiscendente con tutto quanto si presenta all'altezza dello spettacolare integrato, dove ingiustizia e ragione si confondono così tanto che i cattivi sembrano invincibili e i buoni dei coglioni che continuano a votarli e delegare loro le sorti di un intero paese. C'è anche il papa, quello che ride sempre e sembra un po' avvinazzato… s'è perfino accorto che in Vaticano rubano e i vescovi sono conniventi col malaffare… l'indecenza regna ovunque e per afferrare il potere i lebbrosi della politica, della fede, della finanza, della cultura, del terrorismo… si agitano come ratti su cumuli di spazzatura.

giovedì 19 marzo 2015

NEL 71º ANNIVERSARIO DELLE FOSSE ARDEATINE - Roma, 24 marzo 2015

Presentazione del libro:

UN EBANISTA ALLE FOSSE ARDEATINE. OTELLO DI PEPPE D'ALCIDE (1890-1944)

a Roma, via Zabaglia 27 (Testaccio, Biblioteca «Enzo Tortora»)
24 marzo 2015, ore 17

sabato 14 febbraio 2015

GIORDANO BRUNO: IL LIBERO PENSIERO VIVE ANCORA, di Roberto Massari

415° ANNIVERSARIO DI GIORDANO BRUNO

Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente
e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera,
che lo rende e lo tiene schiavo […] l'uomo non ha limiti e quando un giorno
se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.
(da Spaccio della bestia trionfante, 1584)

Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare
arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa,
improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto.
(da Oratio valedictoria, 1588)

I più cari auguri a Giordano Bruno
che, pur arso, mai è andato in fumo.
(Danilo Breschi)

Per celebrare laicamente il 415° anniversario della morte di Giordano Bruno per mano dell'Inquisizione (17 febbraio 1600), riproponiamo l'articolo che Massari scrisse per il giornale dei Cobas della scuola (Cobas, n. 6/2000, p. 12) in occasione del 400° anniversario.
Ricordiamo inoltre che il 17 febbraio alle ore 17.00, in piazza Campo de' Fiori a Roma - accanto alla statua eretta nel luogo in cui il filosofo nolano fu arso vivo - si terrà un'assemblea pubblica sul tema: «Nel nome di Giordano Bruno - je suis laïque», con interventi di Maria Mantello, Franco Ferrarotti e Carlo Bernardini. [la Redazione]

Ogni epoca storica ha avuto i propri martiri del libero pensiero. E ogni epoca storica ha visto nascere proprie forme specifiche in cui si è manifestato ciò che più o meno può intendersi ancor oggi per «libero pensiero».
Accantonando tutte le varianti del caso - molteplici e ricche così come lo è la creatività umana - tali forme espressive appaiono determinate fondamentalmente dal conflitto tra un dato materiale, oggettivo (il patrimonio di conoscenze accumulate [maturate] dallo sviluppo delle forze produttive e/o acquisite grazie all'intercambio ineguale e combinato tra diversi sistemi sociali) e un dato ideologico, soggettivo (le esigenze d'autodifesa corporativa della propria casta da parte di chi domina o aspira a dominare quello sviluppo, quell'intercambio, quel sistema sociale). Tra i sistemi di casta legati alle più spietate tradizioni oscurantistiche, particolarmente accaniti nel distruggere sul nascere qualsiasi possibilità di libera formazione delle idee, vi è stata nei secoli e continua ad esservi oggigiorno la Chiesa cattolica, intesa sia come gerarchia vaticana, sia in senso più generale, come struttura di potere teocratico sovranazionale.

giovedì 25 dicembre 2014

PASOLINI (Abel Ferrara, 2014), di Pino Bertelli

Finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui. […] La passione non ottiene mai il perdono. Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
(Pier Paolo Pasolini)

I. Sulla critica del boudoir

Merda! Porca la miseriaccia cane!… puttana!… fottuti di una critica da vassalli!… da balordi!… poveri cristi in croce per risplendere nei boudoir televisivi o sui tappeti rossi dei festival del circo massimo della macchina/cinema… ecco che ci risiamo… i saprofiti della cultura da salotto o da sottoscala, che è la medesima cosa, disquisiscono sull'ultima fatica di Abel Ferrara (Pasolini) e sembrano davvero conoscere da vicino l'umano e il tragico di un uomo vilipeso in vita e idolatrato dopo il suo assassinio.
In massima parte i velinari di professione sono una selva di iloti al servizio dei caimani della finanza, della politica, della cultura a tutto campo che continua a partorire mostri (non solo) al cinema. Uno per tutti, Walter Veltroni. Le sue recensioni sembrano uscire dalle bassure dell'ordinario… qualunque cosa dica è roba per deficienti e abatini del Pd, il partito più imbarazzante mai apparso sulla scena di questa democrazia tradita, uscita dalla Resistenza e adesso piegata alle euforie destrorse di un imbecille sostenuto da un popolo di imbecilli e primo ministro di una cloaca di nominati che andrebbero passati per le armi per indegnità morale o buttati in galera fino alla fine del mondo.

giovedì 7 novembre 2013

LA GRANDE BELLEZZA (Paolo Sorrentino, 2013), di Pino Bertelli

Lo schiavo, nell’attimo in cui respinge l’ordine umiliante del suo superiore,
respinge insieme la sua stessa condizione di schiavo.
Il moto di rivolta lo porta più in là del semplice rifiuto.
(Albert Camus)

I. L’equivoco del genio

Il cinema del mercimonio si nutre di esagerazioni che, alla minima analisi, franano nel banale d’autore o nel ridicolo. La grande bellezza di Paolo Sorrentino è una mescolanza di entrambe le cose. Sappiamo bene che negli artisti senza talento, adorati dalla critica velinara (sinistrorsa), coesistono il millantatore e il profeta incompreso. Dietro la grammatica filmica di Sorrentino si scorgono i dettati e i codici che il cinema italiano — dopo il Neorealismo e una certa commedia di costume, sovente graffiante — ha edulcorato nella ricerca del successo da “tappeto rosso”, dove zoccole dello spettacolo ed esteti della genuflessione fanno scena di sé... e pensare che nessuno ancora non sputa sulle loro splendenti miserie.
Si possono stimare soltanto gli artisti che — in ogni campo della comunicazione — superano quel minimo d’insolenza indispensabile per vivere senza padronati e volgono le spalle all’ordine dell’imbecillità. L’equivoco del genio sta tutto qui. Qualsiasi autore che aderisca al tempo dello spettacolare integrato rappresenta una perdizione del bello, del giusto, del buono, perché la santità, la confessione e il peccato rivelati sono le solite forme sulla quali la mancanza di talento si diletta... il cinema, la critica, il pubblico finiscono con l’accettare qualsiasi formula espressiva, qualsiasi futilità elogiativa, qualsiasi visione della nullità, basta che il prodotto filmico sia conforme alla visione di una vita ordinaria che si autoammira nella putrefazione. Il cinema, come ogni forma d’arte, sarebbe intollerabile senza uomini di genio che la negano. A un certo grado di bellezza, ogni verità diventa indecente.

martedì 2 luglio 2013

IN FIAMME LA SEZIONE TRIONFALE DELL'EX PCI (ora Pd e Sel), di Roberto Massari

Foto segnaletica di Otello di Peppe D'Alcide, comunista, 
martire delle Fosse Ardeatine. La foto è stata presa 
durante la prigionia a Regina Coeli, dopo le torture a via 
Tasso e prima del suo assassinio da parte dei nazifascisti.
Vorrei condividere con i compagni e le compagne cui sto mandando questa lettera, l'esperienza provata giovedì 27 a Roma, davanti alla celebre ex sezione Pci di Trionfale, ora sezione Pd e Sel.
Fin dalle origini quella sezione è stata dedicata a mio nonno materno (Otello di Peppe D'Alcide, comunista, ebanista e martire delle Fosse Ardeatine) - come ricordava anche il Corriere della Sera di mercoledì in cronaca romana, pur storpiando il nome di Otello in Oreste - e una grande lapide con il ritratto di nonno in un tondo ha sempre accolto all'ingresso chi entrava in quella sezione.
Quando da bambino (prima e durante le elementari) mi capitava di accompagnare mia madre a fare la spesa al mercato di via Andrea Doria, passavamo apposta davanti alla sezione, ci fermavamo sulla soglia ed io dicevo il mio "Ciao nonno".
Quanto la vicenda di mio nonno mi abbia condizionato nelle successive scelte politiche è sotto gli occhi di tutti. Meno noto è invece quanto io abbia fatto per conservarne e diffonderne la memoria: facendo appello (inascoltato) alle autorità di Chieti - dove nonno nacque - perché gli dedichino una strada; percorrendo tutti e tre i gradi del processo contro Priebke, compreso un quarto grado preliminare (il ricorso alla Corte costituzionale perché si accettasse per la prima volta la costituzione di parti civili in un processo militare); donando alcune memorie di nonno al Museo di via Tasso dove egli fu torturato; pubblicando il bel libro di Giuseppe (Pino) Mogavero I muri ricordano; collaborando con lo stesso Mogavero alla preparazione di un libro apposito su nonno Otello.

RED UTOPIA ROJA – Principles / Principios / Princìpi / Principes / Princípios

a) The end does not justify the means, but the means which we use must reflect the essence of the end.

b) Support for the struggle of all peoples against imperialism and/or for their self determination, independently of their political leaderships.

c) For the autonomy and total independence from the political projects of capitalism.

d) The unity of the workers of the world - intellectual and physical workers, without ideological discrimination of any kind (apart from the basics of anti-capitalism, anti-imperialism and of socialism).

e) Fight against political bureaucracies, for direct and councils democracy.

f) Save all life on the Planet, save humanity.

g) For a Red Utopist, cultural work and artistic creation in particular, represent the noblest revolutionary attempt to fight against fear and death. Each creation is an act of love for life, and at the same time a proposal for humanization.

* * *

a) El fin no justifica los medios, y en los medios que empleamos debe estar reflejada la esencia del fin.

b) Apoyo a las luchas de todos los pueblos contra el imperialismo y/o por su autodeterminación, independientemente de sus direcciones políticas.

c) Por la autonomía y la independencia total respecto a los proyectos políticos del capitalismo.

d) Unidad del mundo del trabajo intelectual y físico, sin discriminaciones ideológicas de ningún tipo, fuera de la identidad “anticapitalista, antiimperialista y por el socialismo”.

e) Lucha contra las burocracias políticas, por la democracia directa y consejista.

f) Salvar la vida sobre la Tierra, salvar a la humanidad.

g) Para un Utopista Rojo el trabajo cultural y la creación artística en particular son el más noble intento revolucionario de lucha contra los miedos y la muerte. Toda creación es un acto de amor a la vida, por lo mismo es una propuesta de humanización.

* * *

a) Il fine non giustifica i mezzi, ma nei mezzi che impieghiamo dev’essere riflessa l’essenza del fine.

b) Sostegno alle lotte di tutti i popoli contro l’imperialismo e/o per la loro autodeterminazione, indipendentemente dalle loro direzioni politiche.

c) Per l’autonomia e l’indipendenza totale dai progetti politici del capitalismo.

d) Unità del mondo del lavoro mentale e materiale, senza discriminazioni ideologiche di alcun tipo (a parte le «basi anticapitaliste, antimperialiste e per il socialismo».

e) Lotta contro le burocrazie politiche, per la democrazia diretta e consigliare.

f) Salvare la vita sulla Terra, salvare l’umanità.

g) Per un Utopista Rosso il lavoro culturale e la creazione artistica in particolare rappresentano il più nobile tentativo rivoluzionario per lottare contro le paure e la morte. Ogni creazione è un atto d’amore per la vita, e allo stesso tempo una proposta di umanizzazione.

* * *

a) La fin ne justifie pas les moyens, et dans les moyens que nous utilisons doit apparaître l'essence de la fin projetée.

b) Appui aux luttes de tous les peuples menées contre l'impérialisme et/ou pour leur autodétermination, indépendamment de leurs directions politiques.

c) Pour l'autonomie et la totale indépendance par rapport aux projets politiques du capitalisme.

d) Unité du monde du travail intellectuel et manuel, sans discriminations idéologiques d'aucun type, en dehors de l'identité "anticapitaliste, anti-impérialiste et pour le socialisme".

e) Lutte contre les bureaucraties politiques, et pour la démocratie directe et conseilliste.

f) Sauver la vie sur Terre, sauver l'Humanité.

g) Pour un Utopiste Rouge, le travail culturel, et plus particulièrement la création artistique, représentent la plus noble tentative révolutionnaire pour lutter contre la peur et contre la mort. Toute création est un acte d'amour pour la vie, et en même temps une proposition d'humanisation.

* * *

a) O fim não justifica os médios, e os médios utilizados devem reflectir a essência do fim.

b) Apoio às lutas de todos os povos contra o imperialismo e/ou pela auto-determinação, independentemente das direcções políticas deles.

c) Pela autonomia e a independência respeito total para com os projectos políticos do capitalismo.

d) Unidade do mundo do trabalho intelectual e físico, sem discriminações ideológicas de nenhum tipo, fora da identidade “anti-capitalista, anti-imperialista e pelo socialismo”.

e) Luta contra as burocracias políticas, pela democracia directa e dos conselhos.

f) Salvar a vida na Terra, salvar a humanidade.

g) Para um Utopista Vermelho o trabalho cultural e a criação artística em particular representam os mais nobres tentativos revolucionários por lutar contra os medos e a morte. Cada criação é um ato de amor para com a vida e, no mesmo tempo, uma proposta de humanização.